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Autore: Andrea Boni

Attaccamenti, dipendenze e condizionamenti e loro sublimazione

 

Sono molte le persone che, per vissuti personali, covano un senso di inferiorità che le porta verso amori tormentati, aventi una matrice comune e simile, che si ripetono anche con soggetti diversi. Nelle loro relazioni affettive la richiesta di attenzioni, rassicurazioni e conferme è continua e il buco della loro scarsa auto-stima alimenta pensieri denigratori che tendono a far sperimentare emozioni e desideri che mai si soddisfano. La qualità della vita che si mette in atto e che si sperimenta diventa una dolorosa conseguenza, portatrice di fallimenti e attaccamenti morbosi che portano di fatto solo sofferenza.

La Cultura Indovedica, attraverso la sua millenaria letteratura, ci fornisce innumerevoli esempi e storie che dimostrano quanto ciò sia vero ed innato nella struttura stessa dell’essere vivente, al di là di qualsiasi contesto storico o sociale. Tra le tante, possiamo citare la storia del re Dhritarashtra, contenuta all’interno del Mahabharata, del re Puranjana, contenuta all’interno del quarto Canto dello Shrimad Bhagavatam, del brahmana Ajamila, contenuta all’interno del sesto Canto o del Re Citraketu, contenuta nel sesto Canto. Qual è la connessione tra l’esperienza, l’esperienza ripetuta, la dipendenza e quindi il ricadere negli stessi schemi mentali? Perché una persona compie gli stessi errori faticando ad imparare dall’esperienza?

Di fatto, le emozioni e le sensazioni connesse sono i marcatori chimici delle esperienze precedenti ed esistono in virtù del fatto che le impressioni derivanti da un determinato vissuto hanno attivato specifiche reti neurali (ovvero le loro sinapsi). L’esperienza ripetuta ha poi rafforzato i loro collegamenti strutturando i percorsi a livello elettro-chimico. Ciò ha dato origine a modelli di comportamento (vasana) precostituiti che si sono rafforzati a tal punto che altre modalità di pensiero non vengono neanche prese in considerazione tanto più il collegamento è forte e saldo. Il “box” del nostro pensiero tenderà a creare pertanto la stessa struttura mentale dando origine ai pensieri automatici condizionanti, che portano ad evitare tutto ciò che non si conosce, ovvero che non si è sperimentato precedentemente. Ad ogni stimolo (interno od esterno) è associata una rete neurale a cui a sua volta è associata una componente emotiva. Nel corso dell’attivazione lungo il circuito formato dalla rete costituita dai singoli neuroni vengono rilasciate delle sostanze (i neurotrasmettitori) portatori di un contributo informativo, che viene comunicato a tutte le cellule del corpo, le quali svilupperanno  dei particolari recettori a quel determinato neurotrasmettitore (si pensi che al momento se ne conoscono più di 100 e sono in continua crescita). Tanto più il modello di pensiero è strutturato e quindi il circuito neurale prevalente, tanto più si svilupperanno i recettori a quel determinato neurotrasmettitore. Ciò che avviene è una sorta di assuefazione a quella determinata sostanza rilasciata, ovvero saranno le cellule stesse tramite i recettori a richiederne il rilascio. Sussiste quindi una sorta di feedback dal corpo stesso. Lo stimolo  scatenante l’emozione non arriva quindi solo dall’esterno e dall’interno (samskara), ma anche dal corpo a livello chimico.

Ecco quindi spiegata la dipendenza emozionale. Naturalmente noi non siamo solo il risultato di elettro-chimica delle cellule, poiché ciò che da vita e luce ad esse è la coscienza che è alla base di tutto. Ne consegue che lo schema di comportamento automatico può essere interrotto agendo su di essa, creando i presupposti per un cambiamento alla base mediante lo sviluppo armonico di volontà saggia e autodisciplina delle emozioni. Per fare ciò il primo vero problema da risolvere è quello della conoscenza di chi siamo realmente.

Dalla conoscenza a livello teorico (jnana), si passa poi alla messa in pratica attiva e ciò contribuisce alla modificazione delle reti neurali preesistenti ed alla formazione di nuovi circuiti. Infatti quando acquisiamo delle composizioni semantiche comunicate da qualcun altro (si veda ad esempio gli insegnamenti del Maestro Spirituale) e le interiorizziamo attraverso l’analisi, la riflessione, la contemplazione e la nostra critica personale, iniziamo a modificare e a creare nuove connessioni sinaptiche nel cervello.

Queste connessioni di recente connessione costituiranno una rete di tessuti neurologici che non aspettano altro che di essere attivati dall’esperienza di vivere con questa conoscenza nuova. Quindi dalla conoscenza all’esperienza, per passare all’emozione fornita da quell’esperienza; essa consente di maturare una comprensione e lo sviluppo della saggezza. Ne consegue l’evoluzione. Nel corso di questo processo il praticante sviluppa la consapevolezza di essere “altro” che il contenuto mentale, facilitando il processo di dis-identificazione dal contenuto psichico e maturando contestualmente il “gusto” di una nuovo sentire, più elevato e sano rispetto al precedente che in definitiva portava solo sofferenza: “L’anima incarnata può astenersi dal godimento dei sensi, sebbene il gusto per gli oggetti dei sensi rimanga. Ma se perde questo gusto sperimentando un piacere superiore, resterà fissa nella coscienza spirituale” Bhagavad Gita II.59.

Il gusto superiore a cui fa riferimento Krishna (param drshtva nivartate) è costituito dalle emozioni spirituali, ciò che realmente appartiene alla nostra essenza, la forza causale di tutto ciò che chiamiamo amore e che viene poi distorto. A quel livello l’emozione non è illusoria in quanto non durevole nel tempo, anzi è stabile, profonda, vera ed autentica e dona intensa gratitudine, amore per sé stessi e per il creato. La felicità suprema, la libertà e la compassione sono dentro di noi, sono le emozioni spirituali. Il vero cambiamento nasce solamente da una vera conoscenza di sé, la visione oltre le maschere dell’ego, comprendendo che il piacere vero e autentico che dona un stabile appagamento, può essere conseguito solo riscoprendo la propria ed altrui intrinseca natura Divina.

tratto da Scienza&Spiritualità

Autore: Giuliana Conforto

 

Crolla Einstein? Niente affatto…

….crolla la tirannia invisibile -
il tempo lineare – che induce a credere nei limiti delle risorse.

E’ stato detto e ridetto da millenni: siamo immersi in un’illusione.

Il fatto è stato dimostrato matematicamente proprio da Einstein.

Lo spaziotempo non è la realtà primaria, non è vuoto e non è separato dai corpi che si muovono dentro lo spaziotempo stesso. La separazione tra materia e vuoto è solo apparente e, fatto riconosciuto con l’era spaziale, dipendente dalle frequenze elettromagnetiche osservate. Ad esempio, vista ai raggi X, la coppia Terra-Sole è unita dal possente vento solare (Fig. 1).

Con le sue due teorie della Relatività, Speciale (1905) e Generale (1919), Einstein voleva realizzare il sogno di tutta la ricerca, l’unità, e non ha vietato le velocità superluminali. La censura è venuta dopo, resa “necessaria” dalla venerazione comune per il tempo unico e lineare. Come spiego nel mio ultimo libro, questo tempo è un concetto giudaico-cristiano promosso dalla Bibbia, un “dio” eterno, alieno e immutabile che le scienze hanno adottato.
Cos’è il tempo? Sembrerà paradossale, ma nessuno lo sa: nessuno vede il tempo. Le teoria della Relatività dimostra che le velocità superluminali travolgono la sua nota “divina”: la presunta unicità. Emergono infatti sia la relatività che lamolteplicità dei tempi, la composizione di diversi tempi che coesistono in ogni singolo organismo. Quello umano vive il tempo collettivo, “unico”, e anche quegli attimi individuali ultra celeri in cui si svolgono i suoi processi vitali. Uno è la secrezione ormonale, che influenza i nostri umori quotidiani, un altro è l’orgasmo, altri ancora sono la riproduzione cellulare, la produzione di amminoacidi, il ripiegamento delle proteine ecc.

Sin dai primi decenni del secolo scorso si sapeva che le velocità superluminali sono possibili, ma ci obbligano a rivedere da cima a fondo il concetto di realtà. Con le teorie già sviluppate da Hamilton e Jacobi e con gli sviluppi successivi (Dirac, Majorana, Wheeler, ecc.) risultava, infatti, evidente che lo spaziotempo, a velocità subluminali, è solo una metà di uno spazio generalizzato che comprende l’altra metà: il cyberspazio, a velocità superluminali.

Siamo in una realtà cibernetica tutta interconnessa all’istante: lo spaziotempo èlo schermo visibile in 4D (3 dimensioni spaziali – lunghezza, larghezza e profondità – più 1 temporale) e il cyberspazio è la Rete invisibile, ben diversa da Internet però: non trasmette immagini e parole, bensì moti, azioni e/o rotazioni, all’istante. Credere a un tempo lineare, unico e immutabile, significa assumere un principio* valido per le macchine, ma non per gli organismi. La realtà cibernetica ha una base ottuplice, come hanno suggerito tanti saggi e testi: è una matrixinterattiva, un film olografico in cui siamo immersi, da cui siamo mossi e forse… commossi. Considerando anche i moti interni del corpo umano comprendiamo sia la sua immagine che i suoi comportamenti, sia il soma che la psiche.

Queste considerazioni possono apparire idee stravaganti di una fisica eretica come me. Sono invece risultati matematici la possibilità di compiere i viaggi nel tempoe la falsità di tutti i limiti, sia di tempo che di energia. In nano secondi emerge dai nuclei delle nostre cellule materia nuova, cioè energia nuova. In tempi ancora più brevi Flash Gamma fuoriescono dalla Terra e producono anti materia (Fig. 2) nella fascia equatoriale; in pochi secondi ben tre terremoti recenti (Sumatra, Cile e Giappone) hanno accorciato il nostro giorno e sono stati annunciati da molti segnali che avrebbero potuto ridurre il numero delle vittime. Sono stati colti da organismi semplici come i rospi, i quali hanno disertato un laghetto vicino all’epicentro dal terremoto dell’Aquila una settimana prima, e non dalle menti scientifiche. Queste sono state “educate” a credere in un tempo lineare, unico e immutabile.

Se poi ricordiamo che il tempo lineare è stato legato al debito e al denaro e, l’eternità a dio, ci rendiamo conto che la rivelazione di essere immersi in una matrix sconvolge la conoscenza con cui siamo stati tutti “educati”. Non solo travolge la fede scientifica nella “realtà” dello spaziotempo apparente, ma elimina anche la paura dei limiti delle risorse, “necessaria” alle guerre per il petrolio e al massacro dei popoli e, soprattutto, dimostra che l’eternità è la natura di ogni campo con cui interagiamo, volenti o nolenti. Per conservare la fede nella vecchia “conoscenza”, visto che le teorie della relatività hanno un’infinità di prove, si dovevano censurare le velocità superluminali. La scusa era che non sono state mai osservate; era un pò ridicola dopo la scoperta che la scienza può osservare, solo il 4% della massa calcolata, e non la massa oscura pari al 96% restante.

La novità oggi è che sono stati osservati neutrini più veloci nella luce e, cosa non trascurabile, sono neutrini mu, quelli legati ai raggi cosmici, particelle che attraversano l’intero universo osservabile senza che sia mai stata individuata una sorgente da cui provengono. Secondo me i raggi cosmici sono le tracce di un universo parallelo, un’altra matrix legata a quella conosciuta non dal campo elettromagnetico, ma dai tre neutrini che, come tre fratelli gemelli, si scambiano l’identità tra loro. La fisica ortodossa ci assicura che l’interazione con i neutrini e, è debole e molto improbabile. Io, che sono un’eretica, esprimo i miei dubbi, per quel che riguarda gli organismi. Secondo me, durante i processi vitali, si ferma il tempo e s’innesca il contatto istantaneo tra le varie matrix o matrici. Esperimenti svolti su coppie di volontari hanno dimostrato che l’orgasmo è assenza di attività cerebrale, ovvero assenza di pensiero che è legato al tempo. In media l’interazione è debole, ma ci sono attimi in cui, invece, è cocente e così ardente da consentire la fusione delle matrix e il concepimento di un nuovo essere.

Guarda caso neutrini e anti neutrini sono “figli” dei bosoni Z, gli unici messaggeri che possono fermare il tempo in un attimo e modificare i ritmi della matrix in permanenza… “Siamo immersi in una realtà umbratile” scriveva Giordano Bruno. Ai suoi tempi, la parola “film” non esisteva, ma il grande eretico lo ha descritto nei più minuti particolari, annunciando i momenti che oggi stiamo vivendo.

Bene mi fermo qui, affermando che la fusione delle varie matrix è oggi in atto e che può apparire come la fine dei tempi. Non è affatto la fine del mondo, ma è l’inizio dell’eternità. Ulteriori notizie sono sui miei libri, in particolare nel mio testo di base LUH, Il Gioco Cosmico dell’Uomo. Altri spunti spunti sull’introduzione aggiornata dell’ultimo mio libro Il Parto della Vergine,
(nuova introduzione in allegato)

Chi è Giuliana Conforto
Ho studiato astrofisica e amato l’astrologia, rispettato la spinta interiore verso una ricerca che non si adegua ai canoni prestabiliti, ma vuole, anzi esige verità. Ho avuto sempre l’intima certezza che quella apparente è solo un’effimera illusione. Non è stato facile. Studiando fisica trovavo molti dati che confermano l’esistenza di infiniti mondi, ma la comune interpretazione era molto diversa dalle mie sensazioni. Ad un certo punto della mia vita ho capito che non potevo convincere nessuno, ma potevo solo cercare dentro di me. I miei sogni sono stati una guida importante… Nel ’91 un sogno mi indicò l’apertura della “porta” tra due universi, tra quello visibile, illusorio, e quello invisibile, reale… Cominciai a ricordare le mie vite passate, ero anche capace di suscitare simili ricordi negli altri. Ero diventata una sorta di “maestra”, ma sentivo che c’era ancora molto da scoprire… Un altro sogno mi indicò finalmente la “via” dell’evoluzione, “via” che poi diventò realtà: l’uso pratico della FORZA, la risorsa infinita che attiva le facoltà latenti, l’Energia necessaria per sentire, vedere e partecipare agli infiniti mondi… Ho così scoperto che non esistono veri misteri, ma solo nomi che ingannano. Oggi possiamo uscire dalla matrix, sviluppando i propri talenti e rispettando la vera Volontà, quella interiore…

Giuliana Conforto

tratto da www.giulianaconforto.it

Fonte: Tratto dal libro “Rivoluzioni e Guerre”

Negli ultimi anni di guerra, in particolare dal 1943, apparvero ovunque movimenti di Resistenza. Ciò nasceva con lo scopo principale di cooptare la rabbia e il desiderio dei popoli di cacciare gli occupanti e di porre fine ad una guerra che aveva portato molti alla disperazione. Il pericolo che gli anglo-americani volevano scongiurare era quello che i popoli, alla fine della guerra, si sentissero liberi di costruire un assetto a loro più favorevole. Occorreva istituire una Resistenza che assumesse carattere popolare, ma i cui maggiori esponenti, controllati dagli anglo-americani, potessero, dopo la guerra, diventare la nuova classe dirigente. Combattendo per la libertà, i gruppi di resistenza avrebbero suscitato molta fiducia nelle popolazioni, e dopo il conflitto sarebbero stati considerati eroi, e investiti di importanti cariche politiche. I retroscena sarebbero rimasti nascosti, e il finanziamento della Resistenza da parte degli anglo-americani sarebbe stato considerato un elemento secondario o poco rilevante. Le Resistenza nasceva anche dall’esigenza di riaffermare i valori popolari di lealtà, sacrificio ed eroismo. I gruppi di resistenza furono soprattutto social-comunisti, ma parteciparono anche partiti conservatori di ispirazione cristiana.

Era molto importante controllare capillarmente tutti i gruppi della resistenza, per potersi assicurare dopo la guerra una completa sottomissione. Il controllo dei gruppi di resistenza italiani da parte degli anglo-americani fu totale, e i gruppi che non vollero sottomettersi al controllo furono distrutti. Il 1° febbraio 1944, nella rivista Prometeo, così definiva la Resistenza italiana un gruppo di comunisti: “Nate dallo sfacelo dell’esercito, le bande armate sono, obiettivamente e nelle intenzioni dei loro animatori, degli strumenti del meccanismo della guerra inglese”.

I gruppi di lotta antifascista italiani furono riuniti nel CLNAI, che fu finanziato e comandato dagli anglo-americani. L’accordo dei gruppi di resistenza, chiamato Protocolli di Roma (un documento in inglese), fu firmato il 7 dicembre del 1944, dal generale britannico Henry Maitland Wilson e i più importanti capi antifascisti: Ferruccio Parri (”Maurizio”), Alfredo Pizzoni (”Pietro Longhi”), Giancarlo Pajetta (”Mare”) e Edgardo Sogno (”Mauri”). I partigiani, sulla base dell’accordo, avrebbero ricevuto 160 milioni di lire e sarebbero stati obbligati ad obbedire al capo militare del Corpo Volontari della Libertà, nominato dagli anglo-americani. Scrive lo storico Renzo De Felice:

“Rompere con gli Alleati, per la Resistenza, era impossibile: sarebbe stata la catastrofe economica … Gli Alleati sapevano di avere in mano le carte migliori: la forza militare e gli aiuti economici. Se per mantenere un partigiano, alla fine del 1943, servivano mille lire, agli inizi del 1945 ne costava 3 mila e anche 8 mila, nelle zone più dispendiose. Insomma, la questione economica si era fatta politica. Un esercito così grande non poteva autofinanziarsi: le requisizioni, tassazioni forzate, colpi di rifornimento e cioè rapine, grassazioni, furti stavano compromettendo, in quel lungo inverno del ‘44, l’immagine stessa del movimento sul territorio. Gli esiti sarebbero stati catastrofici. Bisognava razionalizzare il sistema di finanziamento al di là delle sovvenzioni degli industriali, che però man mano che il tempo passava avevano sempre più paura dei tedeschi, e degli aiuti dei servizi segreti inglesi e americani. Fu questo il capolavoro di Pizzoni. I soldi degli Alleati arrivavano a Milano dal Sud passando per la Svizzera.[1]

Dal 1943, fu imposto all’Italia il governo militare Amgot (Allied Military Government of Occupied Territories), che aveva fra i suoi obiettivi quello di mantenere il vecchio assetto oligarchico. A tal scopo vennero utilizzati gli ex fascisti, che entrarono a far parte delle strutture amministrative e politiche. Soltanto un piccolo gruppo di fascisti molto noti furono arrestati, gli altri cambiarono divisa e si posero a servizio degli anglo-americani, traendone parecchi vantaggi. Scrive Kolko:

“Gli ex funzionari fascisti incominciarono presto a far uso della propria autorità allo scopo di sfruttare le scorte di aiuti per guadagni privati attraverso la borsa nera e altre forme di corruzione. In sostanza, le strutture civili, militari e di polizia del dopo-Mussolini erano ancora dominate da chi aveva fedelmente servito il fascismo per decenni, compresi quelli che si erano iscritti al partito. L’effetto fu una <<perdita di fiducia nei liberatori>>, come la definì un ufficiale statunitense incaricato di affari civili, oltre a un numero crescente di proteste e persino di rivolte, durante le quali contro la popolazione venivano impiegati la polizia fascista e i carabinieri”.[2]

L’Amgot fu dunque un governo di tipo fascista, che mirava a controllare capillarmente la popolazione e a disarmare i partigiani che non si sottomettevano al loro potere. Nel 1944, molti partigiani furono disarmati e mandati nei campi di prigionia. Per meglio sottomettere e controllare gli impulsi popolari alla libertà ci si rivolse a Stalin. Nel gennaio del 1944, Badoglio ebbe diversi incontri con diplomatici russi, col benestare degli anglo-americani. Dopo questi incontri il Partito Comunista italiano iniziò a collaborare col governo Badoglio e a propagandare una possibile partecipazione al governo insieme ai partiti cattolici. Il 28 marzo del 1944, Togliatti tornò in Italia per organizzare il Partito sotto le direttive sovietiche. Nel nord Italia, gli anglo-americani non avevano la totale fiducia nei partigiani del Clnai e speravano che i nazisti limitassero il potere degli esponenti più autenticamente rivoluzionari. Ma i soldati tedeschi in Italia non ebbero come obiettivo primario la repressione degli estremisti, e negli ultimi anni di guerra erano ormai demotivati e per nulla disposti a rischiare la vita per uccidere comunisti.

L’Italia ebbe la particolarità di cambiare schieramento nel giro di un mese, rimanendo al fianco dei tedeschi fino al settembre del 1943. Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo votò l’ordine del giorno Grandi, in cui si chiedeva “l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali”. Quando la guerra stava volgendo verso la vittoria degli alleati, i banchieri e gli industriali italiani decisero di eliminare dalla scena Mussolini, e di scaricare su di lui tutte le responsabilità della dittatura e della guerra, volendo figurare accanto ai vincitori, pur essendo stati ferventi fascisti. La rivista Life del 14 dicembre 1942 scriveva: “La netta tendenza in seno al regime fascista è di liberarsi di Mussolini e dei filotedeschi, ma di conservare il sistema. Oggi questa è l’idea dei grandi industriali italiani, condotti, a quanto viene riferito, da Ciano, dal conte Volpi, dal senatore Pirelli. In altre parole, un cambiamento del fascismo protedesco in un fascismo proalleati. I gerarchi fascisti sono molto impressionati dal fortunato voltafaccia di Darlan da Vichy verso gli alleati”. Il Daily Mail del 27 novembre 1942 scrisse: “L’ultima circostanza (la designazione di Darlan) è destinata a suscitare calcoli segreti qui (a Londra) e lì (a Roma). Se le cose volgessero al peggio, non potrebbe forse essere salvata una parte del sistema fascista, gettando a mare Mussolini eventualmente col suo consenso, nonché la parte filogermanica del suo partito?”

Dichiarato decaduto Mussolini, si ammise che l’Italia era stata vittima di una dittatura, e le responsabilità di ciò vennero attribuite esclusivamente a Mussolini, che fu arrestato su mandato del re. Fu occultato il pieno appoggio che l’intera élite economico-finanziaria aveva dato al Duce, e di come quest’ultimo fosse stato utilizzato per imporre gli interessi di un ristretto gruppo di banchieri e industriali.

Da un giorno all’altro Mussolini diventò fuorilegge, e il fascismo, da governo riconosciuto e acclamato dall’élite, dalla Chiesa e dal re, diventò un regime da cui sbarazzarsi quanto più in fretta possibile. Persino il Popolo D’Italia, giornale fondato da Mussolini, il 26 luglio del 1943 cancellava dalla testata la frase “fondatore Benito Mussolini” e scriveva a chiare lettere “Nell’ora solenne che incombe sui destini della patria. Badoglio è nominato capo di governo. Dimostrazioni patriottiche in tutta l’Italia. Viva l’Italia!” Mentre prima “patriottismo” significava “fascismo”, adesso significa antifascismo.

Che la nuova situazione non fosse propriamente “democratica” lo si vide presto, dato che i massacri dei lavoratori in sciopero non cessarono, anzi aumentarono. Fra il 25 luglio e l’8 settembre rimasero uccisi 93 manifestanti, 536 furono feriti e 2.276 arrestati.

Gli anglo-americani, furono spacciati per “liberatori”, ma in realtà svolsero funzioni repressive e terroristiche ancora meglio che i tedeschi, distruggendo, uccidendo civili, violentando centinaia di migliaia di donne, e provocando una grave inflazione, che produsse ancora più miseria in tutte le zone che essi occuparono.

Il re, assunto nuovamente i suoi poteri, l’8 settembre firmò l’armistizio con gli Alleati, e il maresciallo Badoglio assunse la carica di governo. Il nuovo capo di governo inviò un telegramma a Hitler, per dargli ad intendere che nulla era cambiato, mentre in realtà il voltafaccia delle autorità italiane era già in preparazione. Il telegramma, fra le altre cose, diceva: “Come già dichiarato nel mio proclama rivolto agli italiani (…) la guerra per noi continua nello spirito dell’alleanza (…) mi è grata l’occasione, Führer, per porgerVi l’espressione dei miei cordiali saluti”. Le autorità tedesche non si convinsero affatto, e progettarono l’occupazione di Roma e l’arresto del re (che fuggirà a Brindisi).

L’élite economico-finanziaria italiana, che aveva contribuito a portare al potere il fascismo e lo aveva sostenuto fino al 1943, cambiò bandiera e prese accordi con la Resistenza in Svizzera, attraverso riunioni segrete con autorità anglo-americane e personaggi della resistenza antifascista.

In seguito a queste riunioni, dirette da ufficiali anglo-americani all’inizio del 1943, gli industriali italiani (Pirelli, Agnelli, Volpi, Falck, ecc.)  e gli antifascisti organizzarono i primi gruppi di resistenza. Gli industriali italiani si erano convinti ad abbattere il fascismo, soprattutto perché esso non serviva più a tenere sottomesse le classi popolari, come aveva fatto per oltre venti anni, e poi perché volevano stare al fianco dei vincitori.

All’inizio, aderirono alla Resistenza soltanto poche migliaia di persone, in gran parte comunisti, ma nel giro di poco tempo, grazie all’appoggio popolare, il numero dei partigiani crebbe. Nel 1944 erano oltre 80.000, mentre la Guardia Nazionale Repubblicana Fascista (GNR) era costituita da oltre 200.000 soldati. Nel 1945 i partigiani diventeranno oltre 150.000. Dopo la guerra il governo italiano stimò con abbondanza il numero di partigiani in 300.000, di cui 66.000 vennero uccisi.

Al contrario di ciò che fu propagandato dopo la guerra, la Resistenza non fu l’evento popolare più significativo degli ultimi anni di guerra. Un numero di persone di gran lunga più elevato era occupato nelle frequenti sollevazioni e negli scioperi, che riguardarono quasi tutte le città d’Italia.  Nei primi mesi del 1943 gli scioperi raggiunsero una frequenza che preoccupò l’élite dominante, a tal punto che essa si rivolse agli alleati per attuare la svolta, che avrebbe visto il paese occupato dalle forze straniere, e la popolazione repressa duramente. Durante gli scioperi i lavoratori esprimevano una rabbia enorme dovuta alla consapevolezza che anni di dittatura e poi la sanguinosa guerra non erano serviti ad altro che a fiaccare le classi popolari per piegarle all’élite. Lo storico Gabriel Kolko osservò che questi scioperi ebbero un valore assai più significativo che non le lotte partigiane: “Queste ondate di scioperi furono molto più visibili e politicamente significative, nel loro effetto sulle masse, delle attività dei partigiani. Fino all’autunno del ’44, gli scioperi fecero quanto meno altrettanto per indebolire lo sforzo bellico, e continuarono per tutto l’ultimo anno di guerra”.[3]

L’occupazione americana non fu propriamente come venne raccontata in seguito nei libri di Storia. Essa fu caratterizzata soprattutto da stragi, rappresaglie, umiliazioni e violenze di ogni genere a cui la popolazione in molti casi rispose ribellandosi. Soltanto negli ultimi anni, grazie a documenti trovati negli archivi americani e ad alcune testimonianze dei sopravvissuti, si è scoperto che mentre i cinegiornali di quei giorni mostravano soltanto americani ben accolti dalle folle, in realtà si verificarono numerosi eccidi e violenze contro la popolazione.

Se nell’Italia del nord sotto occupazione tedesca e in cui c’era la Repubblica Sociale rimase, seppur all’interno di un governo violento che collaborava con i tedeschi, una traccia di giurisdizione civile, nei luoghi occupati dagli anglo-americani trionfò il caos, la violenza, e in alcune zone anche la mafia. Nel napoletano molte persone furono cacciate dalle proprie case, e chi non obbediva all’ordine di evacuazione veniva ucciso. Fu molto elevato il numero di contadini uccisi, che erano i più restii a lasciare le proprie terre e il bestiame. Contro Napoli si abbatté un’ondata enorme di violenze da parte degli Alleati, che praticarono anche violenze sessuali, costringendo migliaia di donne a prostituirsi. Al nord Italia si ebbe, dopo l’occupazione tedesca, il governo del Comitato Nazionale di liberazione (Cln), ma al sud rimase il caos, la violenza e la fame. L’accanimento contro il sud Italia era dovuto principalmente al razzismo e al timore che dopo una lunga dittatura le classi popolari potessero acquisire forza e avanzare rivendicazioni politiche, sociali ed economiche. I numerosi episodi di resistenza civile in sud Italia furono occultati dalla storiografia ufficiale, che voleva salvaguardare l’immagine degli anglo-americani come “liberatori” e si limitò a mostrare le immagini della popolazione che li accolse come tali.

I giorni dello sbarco americano in Sicilia, nel 1943, furono giorni in cui i soldati americani massacrarono migliaia di persone. Per molti anni questi eccidi sono stati occultati, ma oggi diverse stragi americane in Sicilia sono state portate alla luce. Nel luglio del 2004, la procura militare di Padova aprì un’inchiesta sull’eccidio di civili commesso dai soldati americani nelle campagne di Piano Stella, (a sud di Caltagirone) e di 73 prigionieri italiani. L’unico sopravvissuto alla strage, raccontò:

“Verso il pomeriggio tardi sentimmo qualcuno che chiamava dall’esterno del rifugio: ‘uscite fuori, uscite fuori’, la voce gridava. Così uscimmo fuori e trovammo un soldato che parlava bene l’italiano e ci chiese di entrare a casa per vedere se vi erano soldati tedeschi. Mio padre si apprestò a fare perlustrare la casa, ma quando arrivammo davanti alla porta ci accorgemmo che già i soldati avevano sfondato la porta ed erano entrati. Dopo qualche ora arrivarono altri soldati… sentii una raffica di mitra e le urla di mio padre, del mio amico e degli altri. Li avevano uccisi. Subito dopo fui preso in consegna da questo soldato che mi portò da un suo superiore. Io nel frattempo cercai di ribellarmi gridando: ‘Là hanno sparato a mio padre’ e volevo raccontare quello che era successo. Invece il superiore mise la mano in tasca e cercò di darmi dei cioccolatini, che io rifiutai e glieli scagliai in faccia. Dopo un po’ arrivarono altri due soldati e fui dato in consegna a questi… Qualche ora più tardi mi sentii spingere con il piede da un soldato. Mi fece segno di andarmene indicandomi la strada per Acate. Io volevo andare dall’altra parte, verso santo Pietro dove c’era la mia casa e mia madre… ma il soldato mi fece capire che se avessi preso quella direzione mi avrebbe sparato”.[4]

Il giorno successivo continuarono i massacri a Biscari (Acate), dove la resistenza italo-tedesca, il 14 luglio, si scontrò con la 45° divisione americana nelle campagne circostanti l’aeroporto di Biscari, in cui 36 soldati italiani si arresero alle truppe alleate. Il capitano americano John T. Compton ordinò di uccidere i prigionieri, che furono fucilati immediatamente. Lo stesso giorno, furono catturati 45 soldati italiani e tre tedeschi, 37 dei quali vennero scortati dal sergente Horace T. West, che dopo pochi chilometri costrinse i prigionieri ad avvicinarsi ad un fosso, e gridando “figli di una cagna”  aprì il fuoco uccidendone 36. Uno dei prigionieri cercò di fuggire e fu colpito alla schiena; complessivamente quel giorno furono uccise 73 persone. Il generale Patton, venuto a conoscenza dei fatti, minimizzò l’accaduto. Secondo il sergente West era stato proprio Patton a ordinare di eliminare subito tutti i prigionieri.[5]

Il cappellano militare William E. King, che raccolse i corpi senza vita, raccontò di aver visto alcuni corpi colpiti alla schiena e altri che avevano un foro nella testa, segno che West sparò una prima raffica di mitra e poi ricaricò l’arma, facendo fuoco su quelli che ancora erano rimasti vivi, e che colpì alla testa.

L’Italia firmò un armistizio segreto con gli Alleati, il 3 settembre 1943, che fu reso noto soltanto l’8. Nei giorni in cui l’armistizio rimase segreto gli anglo-americani continuarono ad uccidere gli italiani. Ad esempio, il 6 settembre fu bombardata furiosamente Frascati, col pretesto che nella zona c’erano diversi comandi tedeschi, ma in realtà i bombardamenti uccisero soltanto centinaia di civili, soprattutto donne e bambini. Frascati aveva già subito altri bombardamenti il 19 luglio, e alla fine della guerra, degli 11.000 abitanti di Frascati, ben 6000 erano stati uccisi.

La situazione del Sud Italia “liberato” dagli americani era terribile, si soffriva la fame e nelle amministrazioni locali erano tornati i fascisti.

Per terrorizzare meglio la popolazione, gli americani utilizzavano un ricognitore battezzato dagli italiani “Pippo”. Si trattava di un piccolo aereo che volava basso, e dopo il suo passaggio avvenivano brutali bombardamenti. I bombardamenti riguardarono numerose città italiane, e Churchill aveva predisposto anche l’uso del gas venefico iprite, vietato dalla Convenzione di Ginevra del 1925. Il 2 dicembre del 1943, Bari venne bombardata dai tedeschi, che colpirono la nave americana John Harvey, carica di iprite. Il gas si diffuse nell’aria e nell’acqua, provocando dolori atroci a centinaia di persone, che morirono nei giorni successivi. Il fatto fu occultato dagli Alleati, che non volevano far sapere che erano disposti anche ad utilizzare armi chimiche.[6]

Nelle guerre non c’è mai nulla di quel romanticismo così presente nelle produzioni hollywoodiane, e mai sono come vengono raccontate dopo la loro conclusione.

 



[1] Renzo De Felice, Rosso e Nero, Baldini & Castoldi, Milano 1995, pp. 84-96.

[2] Kolko Gabriel, op. cit., pp. 329-330.

[3] Kolko Gabriel, op. cit., p. 284.

[4] Testimonianza tratta da: Ciriacono Gianfranco, Le stragi dimenticate, Edizione Provincia regionale di Catania, 2003.

 

[5] D’Este Carlo, Lo sbarco in Sicilia, Mondadori, Milano 1990.

[6] Picone Chiodo M., op. cit., p. 473.

 

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Brano tratto dal libro di Antonella Randazzo”Rivoluzioni e Guerre”

(Ediz. Espavo). Per informazioni andare al sito:

http://antonellarandazzo.blogspot.it/

Per richiedere l’autorizzazione alla riproduzione di questo brano scrivere a:

nuovaenergia(et)rocketmail.com oppure giadamd(et)libero.it

Autore: Andrea Signorelli

Le elezioni europee 2014 sono sempre più vicine, manca ormai poco più di un mese, e da qualche giorno sono state completate le candidature dei vari partiti. Tra i nomi, non mancano i soliti impresentabili: condannati, indagati, semplici sospettati che non per così poco si sono visti rifiutare un posto in lista dai leader di Forza Italia, Pd, Ncd, ecc. ecc. L’elenco è comparso stamane sul Fatto Quotidiano, e non risparmia praticamente nessuno dei principali partiti in Italia (con l’eccezione inevitabile del Movimento 5 Stelle), anche se va detto che la gravità dei reati è di calibro spesso molto differente.

Tra i candidati di Forza Italia, troviamo per primo Fabrizio Bertot, ex sindaco del comune sciolto per mafia Rivarolo Canavese (Piemonte), che secondo la Dia – come riporta il Fatto – avrebbe beneficiato del voto di scambio mafioso organizzato dai vertici nella ‘ndrangheta di Torino e da alcuni imprenditori calabresi. Troviamo poi Clemente Mastella, che da poco è stato rinviato a giudizio accusato di aver gestito il suo partito come un’associazione a delinquere, si arriva poi a Raffaele Fitto, ex presidente della Puglia condannato a 4 anni per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio, e infine Aldo Patriciello, condannato a quattro mesi per finanziamento illecito.

Non mancano gli impresentabili anche tra i candidati del Nuovo Centrodestra, che si presenta assieme all’Udc. Lorenzo Cesa, big dell’Udc, è stato arrestato nel ‘93 e condannato in primo grado – secondo quanto riporta Il Fatto – per corruzione aggravata nello scandalo Anas, condanna poi prescritta. C’è anche Giuseppe Scoppelliti, da pochissimo condannato in primo grado a sei anni per abuso d’ufficio. Paolo Romano è indagato per peculato, Guido Podestà, presidente della provincia di Milano, è a processo per firme false e Maurizio Lupi è sotto processo per abuso d’ufficio.

Anche il Pd non si fa trovare impreparato, visto che tra i suoi candidati alle europee c’èAnna Petrone, indagata per peculato, mentre Giosi Ferrandino, sindaco di Ischia, ha ricevuto una richiesta di rinvio a giudizio. E infine qualcuno c’è anche in Fratelli d’Italia:Agostino Chiglia fu condannato a nove mesi nel 1986 per un’aggressione fascista a Torino,Gianni Alemanno è indagato per finanziamento illecito, mentre Antonio Iannone è indagato per la gestione di Asl e Cosaler.

Fonte: http://www.polisblog.it/post/225905/elezioni-europee-2014-tutti-gli-indagati-e-condannati

Autore: Enrico Carotenuto

DesecretareIeri Renzi ha firmato la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904.

Bello, diranno in molti.

Perchè a molti potrebbe sembrare un passo verso la trasparenza, come annuncia contento il Presidente del Consiglio.

Grillo contesta che non verrà reso pubblico niente di nuovo, e potrebbe anche avere ragione. Probabilmente quasi tutto quello che doveva sparire, in 20 o 40 anni, è sparito da un pezzo, e soprattutto non verranno desecretate le carte dei Servizi, che sono quelle che contano maggiormente.

Comunque sia, quello che è successo in realtà, si sa da anni e anni, e ormai ne circolano veramente pochi dei responsabili. Ma circolano ancora alcune strutture che possono essere tenute a bada con carteggi vari.

La mossa di Renzi quindi, in parte, non è che l’ennesimo stunt pubblicitario. In parte. Quella minore.

Le famiglie delle vittime probabilmente non ci guadagneranno molto, e le vittime stesse assolutamente nulla.

Il significato più profondo di questa azione è un altro: è un bollettino della vittoria totale.

La vittoria di chi?

La vittoria della piramide che potremmo a grandi linee definire gesuitica.

E chi sono gli sconfitti?

Gli altri, quelli più a “destra”, quelli magari più legati all’Opus Dei ed a certi ambienti atlantici di cui la P2 è espressione. Quelli che avevano gestito le cose dagli anni ’70 e ’80, fino a qualche anno fa. Quelli che le stragi le hanno pianificate ed eseguite, e che con quelle ed altre cosucce erano diventati perno fondamentale degli avvenimenti e della politica italiana.

Quelli ora sanno che non si possono più muovere, che hanno esaurito le protezioni, che hanno le pistole scariche e le polveri bagnate. Questo è il significato della desecretazione. Tutti in riga sotto i nuovi vessilli, altrimenti sono guai: la desecretazione è un processo lungo, laborioso, e mirato. Occorre una forte dose di credulità per pensare che oggi gli armadi si aprano e che esca fuori tutto, ma proprio tutto. Una carta può saltare fuori oggi, domani, o rimanere chiusa in un cassetto per sempre, e quelli che sono legati alla vecchia piramide, ora sanno che chi ha le chiavi del cassetto, non teme rappresaglie. E’ finito il tempo dei ricatti incrociati. Ora sono monodirezionali.

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Autore: Daniel Estulin

Anteprima - L'Istituto Tavistock - Daniel Estulin La località Tavistock, situata nella contea del Sussex(Inghilterra), è il centro mondiale delle attività di lavaggio di massa dei cervelli e di ingegneria sociale. Dopo un inizio alquanto approssimativo a Wellington House [edificio sede dell'ufficio di propaganda britannico; N.d.T.], si sviluppò una sofisticata organizzazione, che doveva influenzare il destino dell’intero Pianeta e allo stesso tempo cambiare il paradigma della società moderna.
In questo lavoro rivoluzionario, che avrà senza dubbio l’effetto di un’esplosione nucleare di cinquecento chilotoni, scopriamo tanto la rete di Tavistock quanto i metodi di lavaggio del cervello e di guerra psicologica; metodi che, proprio mentre ne parliamo, vengono adattati per essere applicati a progetti di ingegneria sociale su vasta scala.
Ecco la ”Cospirazione Acquariana”, come si autodefiniscono i lava-cervelli, alludendo a uno studio supersegreto dello Stanford Research Institute, risalente al 1974 e intitolato Cambiare le immagini dell’uomo.
Il presente libro, essenzialmente, può essere considerato un manuale per combattere il lavaggio dei cervelli.
Il lavaggio dei cervelli dipende dall’ignoranza delle vittime.
È da ogni parte.
Tutti possiamo percepire la disintegrazione delle nostre nazioni nel vissuto quotidiano, nelle esperienze personali. Non si tratta di una coincidenza, né di un caso. Stiamo assistendo alla disintegrazione dell’economia mondiale messa in atto dalle persone più potenti del mondo.
Questo libro sull’Istituto Tavistock cerca di dimostrare che la cospirazione è reale, di rivelare chi ne fa parte, quali sono i suoi obiettivi a lungo termine e di indicare come si può evitare che ci spediscano tutti all’inferno.

Autore: Tonino D’Orazio

Diventa sottile il filo che separa la fantascienza, o la scienza vera, dalla realtà, quella sconosciuta. In ogni film di quel tipo il canovaccio è sempre uguale: il dittatore, megalomane dichiarato che vuole governare il mondo, e i metodi sempre più robotici e brutali per riuscirvi. Lo sviluppo delle macchine-uomo, se non degli uomini-macchine. Il falso ideologico? E’ che c’è sempre un uomo, un eroe, un individuo che riesce a vincere. Siamo quindi tranquilli e tranquillizati che il dittatore non ce la farà mai.

C’è oggi una attività scientifica frenetica in molti settori, di macro e di micro conoscenza, di nano tecnologie, di fuga in avanti, che sfugge anche ai cittadini che cercano di seguirla, pur tenendo conto dell’ignoranza complessiva sul suo sviluppo e sulla sua direzione e persino degli strumenti critici di decodificazione necessari. Dico direzione perché questa parola rappresenta regole e quindi democrazia. Libertà individuale e privacy, se si può ancora sperare, perché l’elemento chiave è che tutto si svolge “per il nostro bene” e con il nostro consenso, spesso ignaro o dolcemente estorto, se non addirittura tramite il libero mercato “della paura”, molto efficace e ridondante dopo l’11 settembre nord americano.

Questo articolo sarà un po’ lungo perché esistono molteplici strumenti di controllo e sorveglianza, e penso che molti di noi, normalmente non ne abbiano mai sentito parlare. La divulgazione scientifica avviene solo per esperti e specialisti di settore. Il controllo su di noi è già largamente “accettato” e regolamentato per legge. Carte di credito, conti bancari obbligatori, fascicoli medicali, busta paga, casellario giudiziale, estratti telefonici, fatture di luce gas e acqua, radiografia e biometria dei viaggiatori e del contenuto dei bagagli, digitalizzazione delle impronte digitali, dell’iride e del DNA, presto un microchips sanitario (solo?) sottocutaneo (“Se hai un infarto possiamo salvarti”). Tutto ed altro, in banche dati sui quali non abbiamo nessun controllo sul suo utilizzo, né su chi appartengono.

Anche politicamente non abbiamo più nessun controllo sullo Stato, se mai ne avessimo avuto, sul Parlamento e sul governo, quindi sulle leggi che ci governano. Ormai pochi possono fare tutto, anche nel e per il mondo. Si può pensare al G20, al FMI o anche a “l’anonima a delinquere” del gruppo Bildeberg. Per cui necessitano di un massimo controllo sia degli individui che delle società per imporre il loro volere.

Esiste già un “occhio vigile” che ci spia dappertutto. Telecamere e registrazioni visive e sonore ovunque. Solo a Londra ve ne sono 500.000. In Russia sono obbligatorie sulle macchine pubbliche e private, contro il “vandalismo” e certamente per eventualmente “sventare atti terroristici”. Vi sono droni destinati alla sorveglianza delle manifestazioni, che devono rimanere pacifiche malgrado le provocazioni poliziesche, o alla sorveglianza dei quartieri periferici in fermento costante di tante capitali e città nel mondo. Pensate all’occhio vigile che controlla i lavoratori sui luoghi di lavoro, spesso gabinetti compresi. Merita un discorso a parte.

L’altro occhio vigile “consenziente”, è il nostro “personal” (si fa per dire perché appartiene a tutti) computer, o anche il nostro cellulare, dove qualsiasi nostro interesse o movimento viene spiato, catalogato, controllato e utilizzato. Ovviamente per perseguire gli abietti pedofili, adescatori o terroristi, oppure per perseguire eventuali parolacce contro la Boldrini o l’Italia, ma anche per conoscere i nostri gusti in merito ad acquisti o interessi vari. Abbiamo molti amici intimi come Google, Facebook, Twitter, Amazon, E-bay , Skype, le polizie postali, tutti a nostra disposizione … Perché già tutti considerano la vita privata come un’anomalia. La loro democrazia ha un costo, il nostro. Conoscono meglio di noi i nostri interessi politici, sessuali, religiosi, le amicizie, le letture, i nostri sogni di vacanze, se fumiamo o che tipo di macchina, di birra o di grappa ci piace … Quelli che temono che si voglia controllare internet per legge devono sapere che è già tutto sotto controllo e che nemmeno si sfugge a tutte le invadenti e finalizzate pubblicità sui nostri gusti rilevati e catalogati. Vi sono programmi che “seguono” le tracce (metadati) che lasciamo nella rete.

Il “mercato della paura” è uno dei business più ricco e importante dell’ultimo decennio. Le imprese private e le istituzioni pubbliche hanno scoperto con la gestione della paura una fonte inesauribile di potere, di controllo e di profitto. In fondo un nuovo capitalismo, quello della paura e dei modelli che danno sicurezza a condizione di cedere loro democrazia. Una spinta ideologica in termini giuridici, politici, amministrativi, economici e mediatici per mantenere alta l’angoscia e far accettare un controllo preventivo e generale come se vi fosse una nuova normalità dell’esistenza umana in una nuova organizzazione socio-tecnica della società.

E’ un mercato in forte sviluppo. Alcune sigle. AFIS (Automatic Finger Imaging System) che compare le impronte con altre banche dati. CCTV (Closed Circuit Television) di classica sorveglianza video. EM (Electronic Monitoring) che controlla e ascolta gli individui a distanza. EMHA (Electronic Monitord House Arrest) braccialetti elettronici per arresti domiciliari e non solo. Tutto l’universo dei GPS (Global Positioning System) adatto a seguire lo spostamento delle persone. RFID (Radio Frequency Identification), etichette elettroniche che memorizzano informazioni e li trasferiscono via radio a un lettore. Tutti i tipi di “X-Ray System” adatti a radiografare i passeggeri. ”Palladium”, la pulce di Microsoft capace di gestire dall’esterno tutti i file di tutti i personal computer. Lo Sticky Shocker (arma di “pacificazione”) è un proiettile a elettrochoc che infligge impulsioni di 50 KW e fa perdere il controllo muscolare alla vittima. L’impresa Applied Digital propone la pulce sottocutanea Verichip che permette di seguire gli individui. Il gruppo farmaceutico Eli Lilly ha messo a punto un braccialetto per il controllo a distanza dei detenuti capace di individuare l’eventuale utilizzo di alcool o di cannabis e iniettare quindi una sostanza inibitrice o uno choc elettrico dissuasivo.

“Identificazione” sempre più complessa e precisa. E’ la richiesta di tutte le polizie nazionali con il pretesto di controllo della frode, di controllo degli stranieri e della modernizzazione dello Stato. Noi siamo già al controllo bancario dello “spesometro”. Dei poveri; gli altri hanno già fabbriche e soldi (e tanti!) altrove, mafie comprese. Insomma l’identificazione raggruppa almeno quattro dati in genere separati: il corpo fisico dei portatori, la traccia lasciata da questo corpo, la tessera che combina traccia e informazioni personali, e la banca dati generale che gestisce il tutto. Collegando dati biometrici (nuovo nome inquietante dato all’antropometria) e dati sociali l’individuo non è più nemmeno una persona. La nostra sarà quindi sempre più una “società di controllo”.

In aggiunta possiamo notare come si sia accelerata la combinazione di una civilizzazione delle armate (fino a diventare cooperazione durante le occupazioni) e militarizzazione delle polizie, sia pubbliche che private. La partecipazione di imprese private a missioni pubbliche crea un rapporto di autorità e di potere totalmente illegittimo dal punto di vista del diritto. Si crea un regime autoritario diffuso dove il centro è dappertutto e l’ambito di responsabilità, la circonferenza, in nessun luogo. Solo noi in Italia abbiamo 5 corpi armati per la sicurezza: Guardia di Finanza (non esiste in nessun altro paese europeo in questi termini), Pubblica Sicurezza, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Vigili Regionali Provinciali e Urbani. Senza contare l’Esercito Italiano e una miriade di polizie private. Le innovazioni tecnologiche sulla “sicurezza” ci indicano anche il progetto di società gestito con la collaborazione senza freni e regole tra potenti istituzioni private e le istituzioni pubbliche. Un nuovo capitalismo, che mette in insieme paura del nemico e diffidenza tra cittadini, anche tra i militari e i poliziotti … Indifferentemente sia il personale pubblico che quello privato operano nelle stesse mansioni: sorveglianza dei locali, delle prigioni, guardia del corpo … Le loro uniformi si assomigliano sempre più, anche le armi e gli strumenti di repressione. Sappiamo tutti che soprattutto gli Stati Uniti, ma anche Gran Bretagna e Canada, affittano eserciti paramilitari privati, i famosi contractors che operano sia in territorio occupato, alla luce del giorno (Iraq, Afganistan …), che in modo clandestino per destabilizzare (Egitto, Libia, Ukraina, Georgia, Venezuela, e in quasi tutti i paesi sud americani). Queste multinazionali propongono agli eserciti ufficiali “servizi di grande qualità”, operativi, formativi e con armamenti sofisticati provenienti dalle loro ricerche private, ma spesso sovvenzionate dagli Stati.

Tralascio la parte di spionaggio industriale, ma tutti sanno a cosa servono i satelliti che osservano la Terra quando reperiscono dati sui fiumi, sulle terre agricole, le foreste, e soprattutto le ricchezze naturali del sottosuolo dei vari paesi, aumentandone tra l’altro i rischi di occupazione e di esproprio da parte dei Paesi dei più forti con un motivo o l’altro mascherato da democrazia. Déjà vu ?

Introduco invece, specularmente alle responsabilità altrui, il nostro voyeurismo amorale e consenziente, se non a pagamento. Abbiamo un esempio che prefigura una futura società. E’ il cosiddetto reality televisivo Grande Fratello. Vengono filmati, 24 ore su 24 (c’è anche chi si sveglia di notte per sbirciare, sempre a pagamento) dei giovani partecipanti, tagliati dal resto del mondo, per “vivere” in un’area ristretta, quattro stanze e una doccia. La situazione riprodotta è tipica di un dispositivo di controllo poliziesco, carcerale o militare. Vi è una trasparenza e un possesso totale sulla loro vita personale, di quel che pensano e di quel che fanno, che prima apparteneva sicuramente alla sfera individuale. Si espone tra l’altro, spesso volgarmente e in termini competitivi, quello che una volta si chiamava intimità. Si entra in una arena tutti contro tutti per vincere un premio in denaro dopo aver “ucciso” gli altri. Il “proprio io” diventa possesso dell’impresa commerciale che fa soldi e del pubblico avido di no privacy che vi si specchia.

Possiamo dire che ci avviamo verso il superamento della democrazia liberal-borghese? Parlamenti che non governano ma eseguono, tecnici mai eletti che comandano, popoli con partecipazione reale scippata (il diritto di voto assomiglia sempre più ad un sondaggio d’opinione), piccoli gruppi detentori di poteri forti che piegano gli Stati democratici e se ne appropriano, costituzioni allo sbando con assuefazione incorporata, pensiero unico esportato con le armi. Fine del dissenso.

Ci avviamo verso uno Stato globale che ha bisogno di cittadini sani, ricattabili, docili e ordinati. Sorridete.

Fonte: http://doppiocieco.blogspot.it/2014/04/sorridete-siete-sorvegliati.html[/url]

Autore: Diego Fusaro

L’hotel di lusso a cinque piani sorgerà nel centro di Torino, in Piazza Carlo Emanuele: si chiamerà Hotel Gramsci. Sorgerà sulle ceneri della casa in cui Antonio Gramsci abitò dal 1919 al 1921, fondando “L’Ordine Nuovo” e gettando le basi delfuturo Pci. Non conosco, personalmente, miglior modo di descrivere la storia della sinistra italiana: il passaggio dalla nobile figura di Antonio Gramsci all’hotel di lusso a lui dedicato, con il pieno sostegno della sinistra cittadina. È l’emblema dell’involuzione indecente della sinistra, la tragicomica vicenda del “serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd” (la definizione è di Costanzo Preve): in essa è possibile leggere, in filigrana, una dialettica di progressivo abbandono dell’anticapitalismo e di graduale integrazione, oggi divenuta totale, alle logiche illogiche del mercato divinizzato da parte delle forze di sinistra.

L’Hotel Gramsci presenta una sinistra (!) analogia con il Grand Hotel Abisso di cui diceva Lukács nella “Distruzione della ragione”. Il paradosso sta nel Fassino e Chiamparinofatto che la sinistra oggi, per un verso, ha ereditato il giacimento di consensi inerziali di legittimazione proprio della valenza oppositiva dell’ormai defunto Partito Comunista e, per un altro verso, li impiega puntualmente in vista del traghettamento della generazione comunista degli anni Sessanta e Settanta verso una graduale “acculturazione” (laicista, relativista, individualista e sempre pronta a difendere la teologia interventistica dei diritti umani) funzionale alla sovranità irresponsabile dell’economia. I molteplici rinnegati, pentiti e ultimi uomini che popolano le fila della sinistra si trovano improvvisamente privi di ogni sorta di legittimazione storica e politica, ma Hotel Gramsciancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa di mobilitazione conservatrice.

Per questo, la sinistra continua inflessibilmente a coltivare forme liturgiche ereditate dalla fede ideologica precedente nell’atto stesso con cui abdica completamente rispetto al proprio originario spirito di scissione, aderendo alle logiche del capitale in forme sempre più volgari. Si tratta del tradizionale zelo dei neofiti, a cui peraltro – accanto ai riti di espiazione – si aggiunge il fatto che, sulla testa dei pentiti, pende sempre la spada di Damocle del loro passato comunista, che, ancorché rinnegato, può sempre essere riesumato all’occasione. Lungo il piano inclinato che dalla nobile figura di Antonio Gramsci porta a Massimo D’Alema, si è venuto consumando il tragicomico transito dalla passione trasformatrice di matrice marxiana al disincanto weberiano fondato sulla consapevolezza della morte di Dio, con annessa riconciliazione con l’ordo capitalistico. Con i versi di Shakespeare, “lilies that fester smell far worse than weeds”: orribile più di quello delle erbacce è l’odore dei gigli sfioriti.

“Hotel Gramsci”, da “Lo Spiffero” del 15 aprile 2014.

 

Autore: McKenzie Wark

Pubblichiamo una riflessione di McKenzie Wark, Birth of Thanaticism, apparsa su Public Seminar il 3 aprile 2014. La traduzione è di Nicola Perugini e Federico Zappino. 

 

Non so perché continuiamo a chiamarlo capitalismo.
È come se ci trovassimo di fronte a una sorta di fallimento o di blocco della funzione poetica del pensiero critico. Anche i suoi adepti non hanno problemi a non chiamarlo più capitalismo. I suoi critici, invece, sembrano essersi ridotti ad aggiungere degli aggettivi: postfordista, neoliberale, oppure il quanto mai ottimista e seducente “tardo” capitalismo. Un termine agrodolce, dal momento che il capitalismo sembra destinato a seppellirci tutti.

Mi sono svegliato da un sogno con in testa l’idea che avrebbe più senso chiamare il capitalismo “tanaticismo” – da Thanatos, figlio di Nyx (notte) e Erbos (oscurità), gemello di Hypnos (sonno), come Omero ed Esiodo sembrano più o meno concordare. Ho provato con “tanatismo” su twitter, e Jennifer Mills mi ha risposto: “Sì, ma penso che siamo di fronte a qualcosa di più entusiasticamente suicida. Tanaticismo?”.

Questa parola mi sembra pertinente. Tanaticismo, come fanati[ci]smo: una gioiosa ed entusiasta voglia di morire. L’assonanza con “thatcherismo” è di aiuto. Tanaticismo: un ordine sociale che subordina la produzione di valori d’uso ai valori di scambio, a tal punto che la produzione di valori di scambio minaccia di estinguere le condizioni di esistenza dei valori d’uso. Come definizione approssimativa potrebbe funzionare.

Bill McKibben ha suggerito che gli esperti di clima dovrebbero andare in sciopero. Il Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico ha fatto recentemente uscire il suo report per il 2013. Il documento più o meno ricalca quello del 2012, ma con maggiori prove, maggiori dettagli e con peggiori previsioni. Tuttavia non sembra accadere nulla che possa fermare il tanaticismo. Perché fare uscire un altro report? Non è la scienza che ha fallito, ma la scienza politica. O forse l’economia politica.

Nella stessa settimana, BP ha fatto presente la sua intenzione di dare fondo alle riserve di carbone di cui detiene i diritti. Gran parte del valore di questa azienda, dopotutto, consiste nel valore di quei diritti. Non estrarre, succhiare o fratturare il carbone per ottenere benzina sarebbe un suicidio per l’azienda. Tuttavia trasformare il carbone in benzina per poi bruciarla, rilasciando il carbone nell’aria, mette seriamente a rischio il clima.

Ma questo non conta nulla nella produzione di valori di scambio. Il valore di scambio srotola la sua logica intrinseca sino alla fine: l’estinzione di massa. La coda (il capitale) fa scodinzolare il cane (la terra).

Forse non è un caso che la privatizzazione dello spazio fa capolino all’orizzonte come opportunità di investimento proprio in questo momento in cui la terra è un cane sotto il controllo del capitale. I nostri governanti stanno coscientemente contribuendo all’esaurimento della terra. È per questo che stanno sognando di costruire degli hotel nello spazio. Non vogliono essere toccati dall’esaurimento della terra e vogliamo continuare a sviluppare grandi progetti.

In questo quadro è ovvio che agenzie come la NSA spiino chiunque. I governanti sono coscienti di essere i nemici dell’intera specie a cui apparteniamo. Essi sono i traditori della nostra specie. Per questo vivono nel panico e nella paranoia. Essi immaginano che siamo tutti là fuori pronti a catturarli [sarebbe davvero bello, Nota euforica dei traduttori]. Quindi lo stato diventa un agente di sorveglianza collettiva e una forza armata in difesa della proprietà. Il ruolo dello stato non è più quello di amministrare il biopotere. Lo stato è sempre meno interessato al benessere delle popolazioni. La vita è una minaccia per il capitale ed è trattata come tale.

Il ruolo dello stato non è di amministrare il biopotere ma di amministrare il tanatopotere. Chi sono i primi a cui va negato il sostegno alla vita? Quali popolazioni dovrebbero marcire e scomparire per prime? Innanzitutto quelle che non possono essere usate come forza lavoro o come consumatori, e che hanno smesso di essere fisicamente e mentalmente adatte per servire nell’esercito.

Molte di quelle popolazioni non hanno più il diritto di voto. A breve perderanno il diritto ad avere i buoni pasto e altre forme di supporto biopolitico. Solo chi vorrà e saprà difendersi dalla morte avrà il diritto alla vita.

Questo per quanto riguarda il mondo sovra-sviluppato. Mentre nel resto del mondo centinaia di milioni di persone vivono attualmente in condizioni di pericolo dovute all’innalzamento del livello dei mari, alla desertificazione e ad altre gravi fratture metaboliche fra società e ambiente. Tutti lo sappiamo: quelle popolazioni sono trattate come dispensabili.

Tutti sappiamo che le cose non possono continuare ad andare avanti così come sono. È semplicemente ovvio. A nessuno però piace pensarlo. Tutti amiamo le nostre distrazioni. Tutti ci facciamo adescare dal fascino del clic. Ma davvero: lo sappiamo tutti. E tuttavia c’è chi trae vantaggi dal mettersi a servizio della morte. Ogni accenno di scusa in favore del tanaticismo viene riempito da cascate di elogi.

Da tempo non possiamo più contare sulla figura dell’intellettuale pubblico; siamo però pieni di pubblici idioti. Chiunque abbia una storia da raccontare o un’idea su come “cambiare le cose” può avere un po’ di attenzione mediatica, nella misura in cui riesce a distogliere l’attenzione dal tanaticismo – o, meglio, a giustificarlo. Perfino il migliore dei pubblici idioti di quest’epoca, alla fine, si rivela per ciò che è, ossia un venditore di auto usate. Non è certo un gran periodo per le arti retoriche.

È chiaro che l’università, per come la conosciamo, sparirà. Le scienze naturali, le scienze sociali e le discipline umanistiche, ciascuna nei propri modi, lottavano per accrescere i nostri saperi. Ma è molto difficile, a prescindere dalla disciplina, evitare di approdare alla conclusione che il regime oggi vigente sia il tanaticismo.

Tutto ciò che le discipline tradizionali possono fare è focalizzarsi su qualche piccolo problema assai circoscritto, su qualche dettaglio, al fine di evitare il quadro generale. E questo non è più sufficiente. Tuttavia, quelle forme di produzione di conoscenza che si concentrano su questioni minori o sussidiarie sono ancora pericolose. Esse stanno iniziando a scoprire ovunque tracce di tanaticismo all’opera.

Di conseguenza, l’università deve essere distrutta. Al suo posto, un’apoteosi di ogni forma di non-conoscenza. Stanno già emergendo tante nuove discipline, come le discipline inumane o le scienze antisociali: i loro oggetti di indagine non sono i problemi dell’umanità o delle società. Il loro oggetto è il tanaticismo: la sua descrizione, la sua giustificazione. È necessario identificarsi con (e celebrare) tutto ciò che si oppone alla vita. Un insieme di credenze così poco plausibile e disfunzionale necessita, per imporsi, di cancellare qualunque rivale.

Tutto ciò è deprimente. Ma la depressione, d’altronde, è sussidiaria al tanaticismo. È previsto che tu sia depresso, ed è previsto che tu ritenga di esserlo per via di un tuo problema o di una tua carenza individuale. Il tuo brillante e illusorio mondo fantastico cade di colpo in mille pezzi, ed ecco che ti appare la nuda realtà tanatica – e tu pensi che sia per colpa tua. È colpa tua perché hai smesso di crederci. Vai da uno strizzacervelli. Prendi un po’ di psicofarmaci. Oppure fatti un po’ di shopping-terapia.

Il tanaticismo cerca anche di assimilare coloro i quali sollevano dubbi su questo modo di governare, ma lo fanno attraverso una cosmesi della loro critica. Esso li trasforma in nuove iterazioni di produzione tanatica. “Comprati una macchina ecologica!” “Fa la raccolta differenziata! No, cazzo, falla bene! Separa quella merda!” Ancora una volta, come nel caso della depressione, tutto si riduce alle tue virtù e alla tua responsabilità personale. È colpa tua se il tanaticismo vuole distruggere il mondo. È colpa tua perché sei tu che consumi, ma d’altronde non hai scelta.

“Anche le nostre civilizzazioni sanno di essere mortali”, scrisse Paul Valery nel 1919. In quegli anni, dopo la più feroce e inutile tra le guerre mai verificatesi, una considerazione del genere appariva in tutta la sua chiarezza. Ma noi abbiamo perso quella chiarezza. Quindi faccio una modesta proposta. Chiamiamo almeno le cose con il loro nome.
Questa è l’era del tanaticismo: il modo di produzione della non-vita.

Svegliatemi quando sarà finito.

Fonte originaria: http://www.publicseminar.org/2014/04/birth-of-thanaticism/#.U1dtsLmKDDB

Fonte italiana: http://www.lavoroculturale.org/nascita-del-tanaticismo/

Autore: Stefano Sansonetti

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Vincono sempre loro. Secondo il ministero del Tesoro, oggi guidato da Pier Carlo Padoan, nessuno come le banche estere sa distinguersi nella gestione del debito pubblico italiano. Al punto che il destino di quel “mostro” da 2.100 miliardi di euro sembra inevitabilmente destinato a dipendere dalle mosse di un selezionato gruppo di istituti internazionali. Alla fine di gennaio 2014, quando tecnicamente il ministro era ancora Fabrizio Saccomanni, il ministero dell’economia ha deciso che la banca americana Citigroup è stata la più brava nella gestione delle aste dei nostri titoli di Stato. Nelle quattro edizioni precedenti la speciale classifica stilata annualmente dal Tesoro era stata vinta dagli inglese di Barclays. Ancora prima, correva l’anno 2008, il primato era stato assegnato ai francesi di Société Générale. Insomma, le banche estere fanno man bassa da 6 anni. Ma cosa guadagnano, esattamente, a vincere questa particolare graduatoria? Naturalmente soldi e un’immensa pubblicità, che a cascata può portare altri soldi.

Il meccanismo
Diciamo subito che attualmente l’Italia vanta una lista che complessivamente contiene i nomi di 20 “specialisti in titoli di stato”. Si tratta dell’ultimo elenco disponibile, relativo all’8 aprile del 2013. In pratica si tratta di banche alle quali lo Stato italiano si affida per la strategica gestione delle aste dei titoli. Su 20 istituti ben 17 sono esteri. Si tratta di Barclays (inglese), Bnp Paribas (francese), Citigroup (americana), Commerzbank (tedesca), Crédit Agricole (francese), Credit Suisse (svizzera), Deutsche Bank (tedesca), Goldman Sachs (americana), Hsbc (inglese), Ing Bank (olandese), Jp Morgan (americana), Merrill Lynch (americana), Morgan Stanley (americana), Nomura (giapponese), Royal Bank of Scotland (inglese), Société Générale (francese) e Ubs (svizzera). Accanto a loro le italiane Banca Imi, Unicredit e Mps. Tutte queste banche hanno il mandato di organizzare il collocamento dei nostri Btp e Bot, ma devono anche assicurarne una percentuale minima di acquisto. Sul servizio prestato, comunque, guadagnano soldi a palate. Basti pensare che nel 2014 lo Stato italiano dovrà rifinanziare debito in scadenza con emissioni lorde per circa 450 miliardi. Per tutte le attività di organizzazione di queste emissioni le banche estere incasseranno non poco. Ad ogni modo in base a un decreto firmato il 19 dicembre 2013 da Maria Cannata, il capo della direzione del Tesoro che si occupa appunto di debito pubblico, requisito essenziale per mantenere l’iscrizione nella lista degli specialisti “è la partecipazione alle aste dei titoli di Stato e l’aggiudicazione su base annua di una quota, calcolata tenendo conto delle caratteristiche finanziarie dei titoli sottoscritti, non inferiore al 3% del volume complessivo emesso dal Tesoro”. Proprio la quantità di titoli aggiudicati è uno dei criteri ai quali il Tesoro fa riferimento per stabilire quale banca sia la migliore tra gli specialisti.

I vantaggi
Far parte dell’elenco, naturalmente, produce dei “privilegi”. E’ esattamente il termine utilizzato da un decreto dirigenziale firmato dalla stessa Cannata l’11 novembre del 2011. In effetti, leggendo l’art. 9, si apprende che agli specialisti il Tesoro innanzitutto garantisce “l’accesso esclusivo alle riaperture di aste dei titoli di Stato nonché alle aste di concambio e riacquisto”. Poi garantisce l’ “accesso esclusivo” a una triplice selezione: quella di banca capofila che coordina il consorzio di collocamento delle emissioni sindacate in euro; quella di intermediario per il programma benchmark in dollari statunitensi; quella di operatore per le operazioni di riacquisto bilaterali. Tutto questo, per le banche estere, significa entrare nei gangli del meccanismo di “funzionamento” del nostro debito pubblico, di cui di fatto diventano un po’ “padrone”, incassando lauti guadagni per il servizio prestato.

Fonte: http://dinai.weebly.com/1/post/2014/04/il-business-del-debito-pubblico-banche-estere-padrone-in-italiafanno-soldi-a-palate-gestendo-le-aste-di-bot-e-btp.html

 

Autore: Gianni Lannes

Anche nel vecchio continente gli esseri umani non hanno più alcun diritto; perfino  il corpo umano è di proprietà dello Stato (date un’occhiata alla legislazione vigente). Certo, nominalmente sono rose e fiori, ma solo sulla carta, perché è in atto l’esproprio della vita.

Prendete ad esempio la rappresentanza politica: gli elettori trattati peggio degli analfabeti, possono soltanto mettere una croce, beninteso una volta ogni tanto, quando si rinnova la farsa elettorale, sui candidati già prescelti dal sistema dominante.
In Italia va anche peggio. Quasi 5 mesi fa la Corte costituzionale ha sentenziato l’incostituzionalità della legge elettorale con cui sono nominati onorevoli abusivi, e conseguentemente i presidenti di Camera, Senato e Repubblica. Sono tutti addirittura illegittimi, già, ma ora chi ci fa più caso? Nel belpaese si sa, va di moda la memoria corta.
I popoli europei non hanno il diritto di eleggere la Commissione europea ed il suo presidente, che sono poi quelli che realmente comandano, ma per conto terzi, ovvero le Corporazioni massoniche, finanziarie, industriali, politiche. Il cosiddetto parlamento europeo (uno specchietto per le allodole) non ha alcun potere legislativo indipendente. Gran parte dei trattati europei sono antidemocratici: per esempio il Trattato di Lisbona che ha annichilito le costituzioni delle nazioni europee. Senza saperlo, o meglio comunicarlo ai rispettivi “popoli sovrani”: i Paesi che compongono la cosiddetta Europa hanno rinunciato alla sovranità.
Il braccio armato del sistema di dominio in atto è costituito dalla NATO, che attraverso Eurogendfor dal 2006 controlla direttamente i subordinati organi di polizia; in Italia soprattutto l’Arma che ha perso la sua autonomia. Eurogendfor vanta licenza di uccidere e non risponde a qualsivoglia autorità giudiziaria, per eventuali reati e crimini. Non ci credete? Date un’occhiata ai trattati di Velsen e di Prum, nonché alla legge di ratifica italiana del 2010, addirittura 4 anni dopo l’inaugurazione della sede ufficiale a Vicenza, nella caserma dei carabinieri “generale Chinotto”. Eurogendfor ha operatività su tutto il globo terrestre. Infatti, questo braccio armato del sistema di potere dominante in occidente, era ad Haiti un istante dopo il terremoto telecomandato, come sempre, dallo zio Sam.
Allora, per quale ragione dopo la fine della guerra fredda, sancita dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, gli Stati Uniti d’America detengono illegalmente in ben sei paesi europei (tra cui l’ Italia) ben 480 bombe atomiche modello b 61? Si tratta di ordigni che potrebbero disintegrare il nostro continente. E perché mai nessuno ha fiatato quando recentemente il burattino Obama ha dichiarato pubblicamente, che questi ordigni di morte – peraltro,  vietati dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) – sono in corso di potenziamento? Perché mai nessun politicante da strapazzo mette in discussione questa gravissima situazione e mette in atto subito la denuclearizzazione militare dell’Europa?
Le forze armate United States of America non solo hanno invaso la nostra terra ma la occupando per massacrare esseri umani e rapinare risorse naturali a popoli tecnologicamente indifesi. La NATO ha trasformato l’Europa in una gigantesca camera a gas: ogni giorno centinaia di velivoli irrorano l’aria dei centri abitati con le famigerate scie chimiche che contengono sostanze tossiche.
In altri termini, comandano alcune società segrete che ormai hanno acquisito potere di vita e di morte su gran parte dell’Europa. E quale migliore strumento di soggiogamento dell’euro? Sia chiaro: il debito pubblico non esiste, è il frutto di una speculazione finanziaria, alla voce signoraggio. L’unico debito è di natura ecologica, è l’abbiamo contratto con madre Natura che reclama soltanto equilibrio.
Che fare? Non abbandonarsi allo sconforto e non affidarsi ai saltimbanchi sulla scena mediatica, che servono a controllare e a portare in un vicolo cieco le sacrosante proteste ed il malcontento popolare. In Italia, per esempio, imperversa un comicante, padrone di un partito, che nel 2008 ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America, a Roma e si è messo d’accordo sul prezzo della casaloggia. E tanbti sono pure contenti e fessi di farsi turlupinare così a buon mercato. Nulla è perduto, ma attenzione alle società segrete, e rammentiamo che internet e la rete sono soltanto strumenti, non il fine, oppure un’area dove parcheggiarsi per sempre. Lo Stato di diritto è ben altra cosa dalle allucinazioni propagandate sul web.
Per sconfiggere questa tirannia dittatoriale che ha ci ha già tutti schedati con vari pretesti, occorre intelligenza, astuzia, creatività. Dunque non violenza. Seguitare a lamentarsi sul web o nella realtà materiale, non serve a niente, soprattutto alla causa di liberazione dal male che ci affligge.
Prima cosa: uno sciopero fiscale nell’intera Unione europea. Non si pagano più tasse inique che servono prevalentemente a mantenere una casta di parassiti , e soprattutto a fare la guerra per sfruttare i paesi del terzo e quarto mondo, scatenando esodi di masse bibliche, soprattutto in Europa, al fine di sconquassare definitivamente il vecchio continente. Con tale sistema chi tira le fila riesce a scardinare i sistemi sociali europei, soprattutto in Italia, il primo punto di approdo. E qui il razzismo, anche se qualche deficiente soffia sul fuoco, non c’entra niente. Il dito va puntato contro chi sfrutta l’Africa e il Medioriente, e ha trasformato anche l’Europa in una colonia a stelle e strisce.
Seconda cosa: in gran massa non si va a votare. Il 25 maggio si disertano le urne e si va a fare una gita all’aria aperta. Come detto prima, il sistema è palesemente truccato e richiede la nostra ratifica periodica per strangolarci meglio. Non ha senso inviare dei burattini subordinati a Strasburgo, e mantenerli inutilmente a sbafo.
Terza cosa: uno sciopero generale ad oltranza: consumi (in particolare il gioco d’azzardo e le lotterie), trasporti, lavoro (per chi ancora ne vanta qualcuno).
Quarta cosa: costituzione in ogni Paese europeo di un Comitato di liberazione nazionale che raccolga il meglio dell’umanità ancora pensante e non sottomessa al profitto e al dominio di pochi squilibrati.
Queste sono le premesse fondamentali da cui partire per l’autodeterminazione dei popoli, un diritto universale. Niente illusioni: la tirannia si può soltanto abbattere, non riformare. E allora, addio anche all’euro.

E’ l’ora di passare dal dire al fare, senza divisioni in tifoserie e consorterie. Gli schemi destra, centro e sinistra sono ormai logori. Basta padroni e sfruttamento. Sveglia dal letargo: la scintilla che risveglia l’Europa può partire dall’Italia, ma staccate la spina alla televisione.

 

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

  Autore: Francesco Amodeo

Da quando studio le logiche delle elites assolutiste che muovono le fila dei nostri governi, dei nostri media, che scelgono i nostri politici, che impongono i trattati e che inducono e strumentalizzano le crisi economiche sono sempre riuscito a mettere insieme tutti i pezzi del mosaico seguendo la loro ideologia che alimentata dall’arroganza del potere li porta a commettere numerosi errori a lasciare prove e tracce evidenti del loro operato spesso anche volutamente in segno di disprezzo e sottovalutazione dei popoli che intendono soggiogare.
Ma i tempi sono cambiati, hanno accelerato troppo i loro progetti e seminato distruzione e disperazione finendo per accendere un riflettore sul loro operato. I fili con i quali hanno mosso i loro burattini non passano più inosservati, i governi fantoccio che hanno instaurato hanno una precisa tracciabilità e cominciano a destare sospetti. Continuando di questo passo la gente sarebbe insorta davanti ad un evidenza che neanche la miopia di un popolo anestetizzato da decenni poteva ancora lasciar passare inosservata. Così hanno cambiato strategia ed hanno vinto. Hanno ancora maledettamente vinto loro con uno scacco matto al mondo sovranista e antisistema. L’operazione che stanno portando avanti con il Movimento Cinquestelle è un’operazione impeccabile, studiata nei minimi termini, così minuziosamente congeniata da essere invisibile persino dall’interno.
 Autore: Marco Canestrari

 

In questi anni la televisione ci bombarda con programmi che ostentano stili di vita Extra Lusso: Party Mamas, Teen Creebs, Sweet 16 Birthday Party, Abito da sposa Beverly Hills e molti altri. Perché? Uno dei motivi è quello di renderci più manipolabili. Più precisamente, avere una fascia crescente di popolazione che orienta sempre più attenzioni e desideri verso il Lusso rendono il Sistema di sfruttamento più stabile. Vi spiego il perché.

É ormai assodato che a livello mondiale va sempre più aumentando la differenza fra ricchi e poveri e sta scomparendo la fascia intermedia. In questo periodo ci sono delle persone ricche, ma cosi ricche da poter virtualmente acquistare interi stati e una marea di poveri così poveri da morire di fame e sete. Anno dopo anno questa tendenza va aumentando esponenzialmente e quelli che prima erano benestanti diventeranno di ceto medio e cosi via sempre di più verso la povertà. Abbiamo le risorse sufficienti per soddisfare tutti i nostri bisogni eppure più passa il tempo e più persone vivranno di stenti. Il Bambino che sta per morire di sete rannicchiato nel villaggio che non riesce nemmeno più a muoversi non può fare molto, qualcun altro deve agire per lui. Molti si rendono conto che stiamo arrivando a un collasso la cui responsabilità è stata generale. Ora però il mondo e i suoi abitanti sono in estremo pericolo ed è necessaria una risposta urgente e forte. Non fare niente significa essere responsabili di lasciare degenerare quest’andamento esponenziale. Chi farà quest’azione indispensabile? L’azione sociale la può fare solo chi ha più del necessario, solo quelle persone hanno margine di azione.
Prendiamo un esempio semplice: Mentre scrivo quest’articolo dei bambini stanno morendo perché non hanno acqua, mentre una persona sullo stesso pianeta si compra un’isola da milioni di euro. Quest’ultima persona avrebbe la possibilità di spostare molte risorse, creare acquedotti e salvare molti di quei bambini. É solo un esempio, ma potrebbe anche acquistare delle televisioni, informare e educare la popolazione favorendone la presa di coscienza, favorire imprese etiche e sostenibili ecc. Chi si compra una borsetta firmata da 100 mila euro ha possibilità di azione, perché potrebbe comprarsene una da 50 mila, rimanendo con tutti i suoi bisogni fondamentali soddisfatti e continuando a vivere nell’agio, e usare i restanti 50 mila per fare vivere molti bambini che in questo momento invece muoiono di sete. L’operaio che vive precariamente con 700 euro al mese, guadagnate lavorando tantissime ore al giorno e magari dovendo mantenere anche una famiglia, ce la fa a malapena a campare. Non ha tempo libero e nemmeno tempo sufficiente per il riposo. Questa persona ha poco margine di azione sociale. Il bambino denutrito sotto il sole dell’Africa, disidratato con le labbra gonfie, secche e tagliate, che sta morendo perché non ha acqua, ha margine di azione sociale quasi nullo.
Più le persone sono povere e meno possono ribellarsi in maniera consapevole e organizzata, e la povertà oggigiorno è usata dal sistema come una vera e propria forma di schiavitù. La risposta maggiore al problema della società attuale è richiesta a chi ha più margine d’azione. Il margine di azione c’è quando possiamo avere più delle nostre necessità, mentre altri muoiono perché non hanno le necessità di base. Il margine di azione c’è quando scegliamo una merce che paghiamo molto più del necessario. Il margine di azione è la distanza fra la necessità e il vezzo. C’è differenza fra necessità e vezzo, chi non può soddisfare le proprie necessità non è libero, a volte è anche morto. Ma oggi i Mass Media, per tenere gran parte della popolazione in una condizione manipolabile, cercano di farci credere che abbiamo bisogno di mille quando invece abbiamo un reale bisogno di cento. In questa maniera s’inibisce e si rimanda la risposta risolutiva da parte degli unici che potrebbero darla, e tutto ciò a favore di pochi ricchissimi.
Allora che ne dite? Vogliamo continuare a sognare quello che vediamo in televisione?L’enorme piacere di avere un matrimonio da star? Una festa di compleanno da migliaia di euro, borsette da decine di migliaia di euro, ecc.. Vogliamo insegnare ai nostri figli che il lusso è la normalità solo perché lo vediamo in TV senza sapere esattamente quante persone ogni giorno sono in condizioni malsane? Vogliamo abituarli a interessarsi di argomenti che riguardano standard di vita che spostano enormi quantità di denaro e risorse senza attenzione sociale? Vogliamo insegnargli a vivere sempre più ipnotizzati e distanti dai bisogni naturali fondamentali dell’uomo senza empatia né consapevolezza verso ciò che sta accadendo in parti diverse del mondo?

Autore: Francesco Colonna

Non finirò mai di stupirmi dell’ingenuità della gente. Nonostante le solenni fregature prese con Mario Monti e Enrico Letta, presentati come salvatori della Patria e rivelatisi poi – come noi sostenevamo – deleteri esattori per conto della finanza internazionale, oltre che agenti della distruzione del nostro sistema produttivo al fine di “uccidere la domanda interna” (come ha confessato esplicitamente Monti), vedo che non poche persone si apprestano a illudersi ora per la terza volta con Matteo Renzi.

Eppure, rispetto a Monti e Letta nulla è cambiato: anche Renzi non osa mettere in discussione nessuno dei vincoli della Ue che stanno strangolando l’economia europea, anche Renzi è alla disperata ricerca di fondi, anche Renzi, a parte misure-tampone come quelle degli 80 euro in busta paga, non ha nessuno spazio di manovra per rilanciare l’economia, anche Renzi ha costruito la sua carriera giurando fedeltà a questa Europa delle banche, anche Renzi, il giorno che si mettesse contro Bruxelles e le grandi lobby economiche (cosa che ovviamente non ha nessuna intenzione di fare, anche perché il buon Matteo di sinistra ha a malapena un braccio e una gamba) sarebbe scomunicato dai media e verrebbe da loro distrutto con la stessa velocità con la quale è stato pompato. Perché infatti, se la situazione economica e la logica politica sono esattamente le stesse, ora le cose dovrebbero evolvere diversamente da come avvenne con Monti e Letta? Solo perché Monti e Letta erano musoni e Renzi sorride ed è pop? Purtroppo, la stragrande maggioranza delle persone questa banale analisi non riesce a farla e, non paga di essere stato presa in giro ripetutamente nel recente passato, crede alle bugie ufficiali. Non accetta la possibilità che esista una classe dirigente e un sistema dell’informazione specializzati nel mentire e ancora dà credibilità a figure che pure si sono distinte per inaffidabilità, per il solo fatto che ricoprono incarichi istituzionali. Se il ministro dell’Economia o il governatore della Banca d’Italia o il numero uno di Confindustria sostengono che stiamo uscendo dalla recessione e che si vede la famosa luce in fondo al tunnel, molti tendono ancor oggi a crederci (“lo ha detto il ministro, lo ha detto Confindustria, lo ha detto la Banca d’Italia”) nonostante siano anni che le previsioni di questi soggetti si rivelano totalmente sbagliate e quindi intenzionalmente false, dal momento che funzionari di questo livello l’economia la conoscono.

Renzi e Padoan, “il bomba” e la volpe
Questa credulità dell’opinione pubblica, incapace – anche nel caso di persone sveglie e informate – di fare un minimo di analisi basata sui fatti e sui dati, fa sì che l’opera di impoverimento della maggioranza a danno dei profitti dei pochi possa proseguire indisturbata. In fondo, il potere economico, e quello politico che da esso dipende, sa che basta allentare la morsa dei sacrifici nei mesi precedenti questa o quella elezione, per essere sicuri che il popolo non si ribellerà. Ecco spiegato perché in giro si sentono tante persone fiduciose in questo governo, che pure si muove esattamente nella stessa linea dei precedenti. Persone che si lasciano impressionare dagli 80 euro in più in busta paga – che ovviamente saranno recuperati con future tasse – e dimenticano (anche perché il tema viene furbescamente ignorato dai media mainstream) che cosa ci aspetta.

Già, cosa ci aspetta dopo la tregua delle elezioni europee? La mazzata dell’Imu a giugno, intanto. Poi una sicura manovra correttiva in autunno, che già ora appare inevitabile in quanto le stime di bilancio del Def sono assolutamente irrealistiche. E poi, dall’anno prossimo, la tremenda tagliola da 30-40 miliardi all’anno per 20 anni del Fiscal Compact. Che significheranno patrimoniale di massa o addirittura prelievo forzoso dai conti correnti. Come scrive Aldo Giannulli, ci attende “una contribuzione straordinaria: prelievo o prestito forzoso, direttamente dai risparmi in banca o sulla busta paga, e tassa patrimoniale. Ebbene, sulla tassa patrimoniale potremmo anche esser d’accordo se colpisse la rendita finanziaria o le maggiori concentrazioni immobiliari, ma siamo anche convinti che non ci si proverà nemmeno e la scure (altro che le “forbicine”) si abbatterà, come sempre, sui ceti medi e bassi. Il fatto stesso che non se ne parli, per non turbare la campagna elettorale (…), conferma che è esattamente così che andranno le cose.”

Se mi sarò sbagliato, e Giannulli con me, sarò felice di fare ammenda. Ma per ora le cose – se guardiamo razionalmente ai numeri e agli orientamenti di politica economica – stanno così. Altro che fiducia in Renzi, qui ci sarebbe da cambiare completamente cammino, e in tutta fretta.

Francesco Colonna
Fonte: dammiunclue.blogspot.com
22/04/2014

 

Autore: Nicola Bizzi

È appena calato il sipario sull’ennesima carnevalata renziana alla Stazione Leopolda di Firenze, evento su cui sono stati puntati per due giorni tutti i riflettori dei media di regime, e si pone adesso la necessità di alcune riflessioni e considerazioni.

Matteo-Renzi22

Viaggio spesso per motivi di lavoro e devo ammettere che mi sono decisamente stancato, ogni volta che su un treno, su un aereo, durante una cena o una conferenza, quando mi capita di fare conversazione con qualcuno ed emerge il fatto che sono di Firenze, mi vengano sempre rivolte le stesse raccapriccianti domande o le stesse esclamazioni. Vale a dire: “Come è fortunato lei a vivere in una città amministrata da Renzi!”; “Ha avuto modo di incontrarlo?”; “Ah, Firenze, la città di Renzi!”, e così via…

Un tempo Firenze era conosciuta per altri motivi, soprattutto per l’Arte e la Cultura e per i capolavori del Rinascimento. A cavallo fra gli anni ’80 e ’90 era nota soprattutto per le vicende del “mostro” (il più gettonato argomento di conversazione di allora). Ma ho avuto modo drammaticamente di riscontrare che oggi, per la maggior parte delle persone con cui parlo, sia in Italia che all’estero, risulta inevitabile associare il nome della mia città a quello di Matteo Renzi.

Mi sono di conseguenza chiesto, tentando anche di darmi delle risposte, come sia stato possibile che un personaggio a mio avviso del tutto insignificante, palesemente inadatto a fare un ragionamento politico profondo e di senso compiuto, e con un volto che (almeno a me) non ispira alcuna simpatia, in sostanza una personificazione “del nulla che avanza”, sia diventato oggetto di un simile clamore mediatico.

Conosco Matteo Renzi, ho avuto l’occasione di parlare con lui alcune volte, e vi assicuro che, a parte le frivolezze di circostanza sui livelli di ozono in città durante l’estate e sui goal della Fiorentina (a me il calcio poi neppure interessa), ogni volta che ho provato a fargli una domanda seria sulla sua progettualità politica o sull’economia, ha abilmente glissato e divagato, pronunciando frasi di circostanza e guardando nervosamente l’orologio.

Certo, per carità, per Firenze, come Sindaco, qualcosa di buono lo ha saputo fare. La città era governata da oltre vent’anni da una disgustosa cricca di potere affaristico legato al carrozzone del vecchio PCI (poi trasformatosi gattopardescamente in PDS, in DS e in PD) che faceva il bello e il cattivo tempo, con conflitti di interesse di inaudita portata e sotto lo sguardo compiaciuto e assente di una certa magistratura politicizzata. Divenuto Sindaco, il “ragazzo” ha abilmente decapitato questo marcio sistema di potere sostituendolo con una squadra di boy-scout composta per lo più da suoi coetanei, magari animata da buona volontà, ma nella pratica, da un lato troppo inesperta per governare bene una grande città e, da un altro (fortunatamente) ancora alle prime armi per dedicarsi a tempo pieno alle ruberie della politica. Essendo quindi stato chiamato dal solito elettorato con il prosciutto sugli occhi a sostituire il peggiore e più odiato Sindaco che Firenze abbia mai avuto (quel Leonardo Domenici che, come premio per i suoi fallimenti, è stato mandato al Parlamento Europeo), era inevitabile che qualcosa di buono dovesse pur farlo. Ma, a parte aver evitato lo scempio del passaggio di un tram delle dimensioni di un Eurostar da Piazza del Duomo e aver ripavimentato alcune strade del centro, l’ex “ragazzo prodigio” ha utilizzato sapientemente Firenze come palcoscenico per proporsi alle masse come il volto nuovo, come una sorta di messia destinato a cambiare l’Italia, come un nuovo ed ennesimo “salvatore della Patria”.

In rete esistono decine di siti che hanno tentato, mediante ragionamenti di largo respiro, di interrogarsi su chi sia realmente Matteo Renzi e sui retroscena della sua folgorante carriera politica che, da giovane militante dei comitati per Prodi (buono quello!) lo ha visto divenire prima segretario provinciale del PPI e poi della Margherita di Rutelli e di Lusi, poi, a soli 28 anni,  Presidente della Provincia di Firenze, poi Sindaco e, progressivamente, il personaggio politico più presente in assoluto nei programmi televisivi. Quello che, fra cene ad Arcore con il Cavaliere e incontri con Angela Markel e Obama, attraverso il “verbo” della rottamazione e dichiarazioni pubbliche incentrate sulla pochezza e sull’ovvietà, si sta candidando alla guida sia del PD e di un’Italia che affonda. Ebbene, tutti questi siti, pur facendo giuste osservazioni e ponendosi legittimi interrogativi sui suoi rapporti con la Massoneria e con i poteri forti della finanza internazionale, non ci danno delle risposte, non vanno oltre il pettegolezzo o le illazioni.

A noi non interessa il pettegolezzo. Quello lo lasciamo volentieri a Marco Travaglio e ad altri simili servi del sistema. A noi interessa che la gente apra gli occhi sulla verità, sul grande inganno nel quale siamo immersi fino al collo. A noi interessa constatare e far capire quella che è ormai un’evidenza: Matteo Renzi è un massone figlio di massoni!

Non ci interessa il fatto che magari non si trovino le prove di un suo effettivo “tesseramento”, di una sua affiliazione a qualche loggia. Renzi è l’espressione più diretta ed immediata di quella culturalità massonica di cui si servono i grandi burattinai del potere occulto per agire indisturbati ai danni della società. Questa massonicità lo investe come individuo, come parte integrante di un contesto politico di potere e come espressione di una cultura che è e resta prettamente massonica.

Per stessa ammissione del Maestro Venerabile del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi, fra le fila degli iscritti al PD si contano oltre 4000 affiliati all’obbedienza di Palazzo Giustiniani (vale a dire quasi un quinto dei tesserati del partito), la maggior parte dei quali risultano in Toscana. E questo senza contare i tesserati che fanno capo ad altre obbedienze massoniche diverse dal G.O.I., che sono comunque molto forti e radicate sul territorio.

Il mondo è governato da circa 1000 grosse banche, quasi tutte sotto il diretto controllo di potenti famiglie come i Rotschild e i Rockfeller. La Massoneria rappresenta il loro braccio esecutivo nello scegliere e nel selezionare quei leader politici più idonei, più gestibili e maggiormente manovrabili che, insediatisi nei posti chiave del potere, favoriscono gli interessi di chi realmente comanda e decide. Matteo Renzi rientra perfettamente in questo schema, ed è il prodotto di una abile e pianificata campagna di marketing dai toni a stelle e strisce e dal sapore inconfondibilmente massonico. Una campagna di marketing senza dubbio preparata già da anni, e finalizzata a lanciare mediaticamente e politicamente un “volto nuovo” in un certo senso predestinato ad assumere le leve del potere e a fare di conseguenza, una volta Presidente del Consiglio, gli interessi di chi sta nella cabina di regia.

Questa è l’idea che mi sono fatto personalmente di Matteo Renzi, un personaggio abilmente costruito a tavolino e curato nei minimi dettagli per quanto riguarda il look, la gestualità, il tenore e il contenuto dei discorsi, tanto che, nonostante risulti agli occhi dei più attenti una squallida scopiazzatura di Barak Obama, sta trovando sempre maggiori consensi sia fra un elettorato di sinistra ormai senza bussola e senza identità, sia fra l’elettorato di un centro-destra fiaccato da vent’anni di Berlusconismo e di promesse non mantenute.

Non so voi, ma io in questa cabina di regia ci vedo chiaramente i volti del Bilderberg, dei Rotschild, della grande finanza internazionale e del Nuovo Ordine Mondiale.

Nicola Bizzi

Fonte: http://www.signoraggio.it/matteo-renzi-un-personaggio-costruito-dal-nuovo-ordine-mondiale/
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