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Autore: Diego Fusaro

L’hotel di lusso a cinque piani sorgerà nel centro di Torino, in Piazza Carlo Emanuele: si chiamerà Hotel Gramsci. Sorgerà sulle ceneri della casa in cui Antonio Gramsci abitò dal 1919 al 1921, fondando “L’Ordine Nuovo” e gettando le basi delfuturo Pci. Non conosco, personalmente, miglior modo di descrivere la storia della sinistra italiana: il passaggio dalla nobile figura di Antonio Gramsci all’hotel di lusso a lui dedicato, con il pieno sostegno della sinistra cittadina. È l’emblema dell’involuzione indecente della sinistra, la tragicomica vicenda del “serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd” (la definizione è di Costanzo Preve): in essa è possibile leggere, in filigrana, una dialettica di progressivo abbandono dell’anticapitalismo e di graduale integrazione, oggi divenuta totale, alle logiche illogiche del mercato divinizzato da parte delle forze di sinistra.

L’Hotel Gramsci presenta una sinistra (!) analogia con il Grand Hotel Abisso di cui diceva Lukács nella “Distruzione della ragione”. Il paradosso sta nel Fassino e Chiamparinofatto che la sinistra oggi, per un verso, ha ereditato il giacimento di consensi inerziali di legittimazione proprio della valenza oppositiva dell’ormai defunto Partito Comunista e, per un altro verso, li impiega puntualmente in vista del traghettamento della generazione comunista degli anni Sessanta e Settanta verso una graduale “acculturazione” (laicista, relativista, individualista e sempre pronta a difendere la teologia interventistica dei diritti umani) funzionale alla sovranità irresponsabile dell’economia. I molteplici rinnegati, pentiti e ultimi uomini che popolano le fila della sinistra si trovano improvvisamente privi di ogni sorta di legittimazione storica e politica, ma Hotel Gramsciancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa di mobilitazione conservatrice.

Per questo, la sinistra continua inflessibilmente a coltivare forme liturgiche ereditate dalla fede ideologica precedente nell’atto stesso con cui abdica completamente rispetto al proprio originario spirito di scissione, aderendo alle logiche del capitale in forme sempre più volgari. Si tratta del tradizionale zelo dei neofiti, a cui peraltro – accanto ai riti di espiazione – si aggiunge il fatto che, sulla testa dei pentiti, pende sempre la spada di Damocle del loro passato comunista, che, ancorché rinnegato, può sempre essere riesumato all’occasione. Lungo il piano inclinato che dalla nobile figura di Antonio Gramsci porta a Massimo D’Alema, si è venuto consumando il tragicomico transito dalla passione trasformatrice di matrice marxiana al disincanto weberiano fondato sulla consapevolezza della morte di Dio, con annessa riconciliazione con l’ordo capitalistico. Con i versi di Shakespeare, “lilies that fester smell far worse than weeds”: orribile più di quello delle erbacce è l’odore dei gigli sfioriti.

“Hotel Gramsci”, da “Lo Spiffero” del 15 aprile 2014.

 

Autore: McKenzie Wark

Pubblichiamo una riflessione di McKenzie Wark, Birth of Thanaticism, apparsa su Public Seminar il 3 aprile 2014. La traduzione è di Nicola Perugini e Federico Zappino. 

 

Non so perché continuiamo a chiamarlo capitalismo.
È come se ci trovassimo di fronte a una sorta di fallimento o di blocco della funzione poetica del pensiero critico. Anche i suoi adepti non hanno problemi a non chiamarlo più capitalismo. I suoi critici, invece, sembrano essersi ridotti ad aggiungere degli aggettivi: postfordista, neoliberale, oppure il quanto mai ottimista e seducente “tardo” capitalismo. Un termine agrodolce, dal momento che il capitalismo sembra destinato a seppellirci tutti.

Mi sono svegliato da un sogno con in testa l’idea che avrebbe più senso chiamare il capitalismo “tanaticismo” – da Thanatos, figlio di Nyx (notte) e Erbos (oscurità), gemello di Hypnos (sonno), come Omero ed Esiodo sembrano più o meno concordare. Ho provato con “tanatismo” su twitter, e Jennifer Mills mi ha risposto: “Sì, ma penso che siamo di fronte a qualcosa di più entusiasticamente suicida. Tanaticismo?”.

Questa parola mi sembra pertinente. Tanaticismo, come fanati[ci]smo: una gioiosa ed entusiasta voglia di morire. L’assonanza con “thatcherismo” è di aiuto. Tanaticismo: un ordine sociale che subordina la produzione di valori d’uso ai valori di scambio, a tal punto che la produzione di valori di scambio minaccia di estinguere le condizioni di esistenza dei valori d’uso. Come definizione approssimativa potrebbe funzionare.

Bill McKibben ha suggerito che gli esperti di clima dovrebbero andare in sciopero. Il Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico ha fatto recentemente uscire il suo report per il 2013. Il documento più o meno ricalca quello del 2012, ma con maggiori prove, maggiori dettagli e con peggiori previsioni. Tuttavia non sembra accadere nulla che possa fermare il tanaticismo. Perché fare uscire un altro report? Non è la scienza che ha fallito, ma la scienza politica. O forse l’economia politica.

Nella stessa settimana, BP ha fatto presente la sua intenzione di dare fondo alle riserve di carbone di cui detiene i diritti. Gran parte del valore di questa azienda, dopotutto, consiste nel valore di quei diritti. Non estrarre, succhiare o fratturare il carbone per ottenere benzina sarebbe un suicidio per l’azienda. Tuttavia trasformare il carbone in benzina per poi bruciarla, rilasciando il carbone nell’aria, mette seriamente a rischio il clima.

Ma questo non conta nulla nella produzione di valori di scambio. Il valore di scambio srotola la sua logica intrinseca sino alla fine: l’estinzione di massa. La coda (il capitale) fa scodinzolare il cane (la terra).

Forse non è un caso che la privatizzazione dello spazio fa capolino all’orizzonte come opportunità di investimento proprio in questo momento in cui la terra è un cane sotto il controllo del capitale. I nostri governanti stanno coscientemente contribuendo all’esaurimento della terra. È per questo che stanno sognando di costruire degli hotel nello spazio. Non vogliono essere toccati dall’esaurimento della terra e vogliamo continuare a sviluppare grandi progetti.

In questo quadro è ovvio che agenzie come la NSA spiino chiunque. I governanti sono coscienti di essere i nemici dell’intera specie a cui apparteniamo. Essi sono i traditori della nostra specie. Per questo vivono nel panico e nella paranoia. Essi immaginano che siamo tutti là fuori pronti a catturarli [sarebbe davvero bello, Nota euforica dei traduttori]. Quindi lo stato diventa un agente di sorveglianza collettiva e una forza armata in difesa della proprietà. Il ruolo dello stato non è più quello di amministrare il biopotere. Lo stato è sempre meno interessato al benessere delle popolazioni. La vita è una minaccia per il capitale ed è trattata come tale.

Il ruolo dello stato non è di amministrare il biopotere ma di amministrare il tanatopotere. Chi sono i primi a cui va negato il sostegno alla vita? Quali popolazioni dovrebbero marcire e scomparire per prime? Innanzitutto quelle che non possono essere usate come forza lavoro o come consumatori, e che hanno smesso di essere fisicamente e mentalmente adatte per servire nell’esercito.

Molte di quelle popolazioni non hanno più il diritto di voto. A breve perderanno il diritto ad avere i buoni pasto e altre forme di supporto biopolitico. Solo chi vorrà e saprà difendersi dalla morte avrà il diritto alla vita.

Questo per quanto riguarda il mondo sovra-sviluppato. Mentre nel resto del mondo centinaia di milioni di persone vivono attualmente in condizioni di pericolo dovute all’innalzamento del livello dei mari, alla desertificazione e ad altre gravi fratture metaboliche fra società e ambiente. Tutti lo sappiamo: quelle popolazioni sono trattate come dispensabili.

Tutti sappiamo che le cose non possono continuare ad andare avanti così come sono. È semplicemente ovvio. A nessuno però piace pensarlo. Tutti amiamo le nostre distrazioni. Tutti ci facciamo adescare dal fascino del clic. Ma davvero: lo sappiamo tutti. E tuttavia c’è chi trae vantaggi dal mettersi a servizio della morte. Ogni accenno di scusa in favore del tanaticismo viene riempito da cascate di elogi.

Da tempo non possiamo più contare sulla figura dell’intellettuale pubblico; siamo però pieni di pubblici idioti. Chiunque abbia una storia da raccontare o un’idea su come “cambiare le cose” può avere un po’ di attenzione mediatica, nella misura in cui riesce a distogliere l’attenzione dal tanaticismo – o, meglio, a giustificarlo. Perfino il migliore dei pubblici idioti di quest’epoca, alla fine, si rivela per ciò che è, ossia un venditore di auto usate. Non è certo un gran periodo per le arti retoriche.

È chiaro che l’università, per come la conosciamo, sparirà. Le scienze naturali, le scienze sociali e le discipline umanistiche, ciascuna nei propri modi, lottavano per accrescere i nostri saperi. Ma è molto difficile, a prescindere dalla disciplina, evitare di approdare alla conclusione che il regime oggi vigente sia il tanaticismo.

Tutto ciò che le discipline tradizionali possono fare è focalizzarsi su qualche piccolo problema assai circoscritto, su qualche dettaglio, al fine di evitare il quadro generale. E questo non è più sufficiente. Tuttavia, quelle forme di produzione di conoscenza che si concentrano su questioni minori o sussidiarie sono ancora pericolose. Esse stanno iniziando a scoprire ovunque tracce di tanaticismo all’opera.

Di conseguenza, l’università deve essere distrutta. Al suo posto, un’apoteosi di ogni forma di non-conoscenza. Stanno già emergendo tante nuove discipline, come le discipline inumane o le scienze antisociali: i loro oggetti di indagine non sono i problemi dell’umanità o delle società. Il loro oggetto è il tanaticismo: la sua descrizione, la sua giustificazione. È necessario identificarsi con (e celebrare) tutto ciò che si oppone alla vita. Un insieme di credenze così poco plausibile e disfunzionale necessita, per imporsi, di cancellare qualunque rivale.

Tutto ciò è deprimente. Ma la depressione, d’altronde, è sussidiaria al tanaticismo. È previsto che tu sia depresso, ed è previsto che tu ritenga di esserlo per via di un tuo problema o di una tua carenza individuale. Il tuo brillante e illusorio mondo fantastico cade di colpo in mille pezzi, ed ecco che ti appare la nuda realtà tanatica – e tu pensi che sia per colpa tua. È colpa tua perché hai smesso di crederci. Vai da uno strizzacervelli. Prendi un po’ di psicofarmaci. Oppure fatti un po’ di shopping-terapia.

Il tanaticismo cerca anche di assimilare coloro i quali sollevano dubbi su questo modo di governare, ma lo fanno attraverso una cosmesi della loro critica. Esso li trasforma in nuove iterazioni di produzione tanatica. “Comprati una macchina ecologica!” “Fa la raccolta differenziata! No, cazzo, falla bene! Separa quella merda!” Ancora una volta, come nel caso della depressione, tutto si riduce alle tue virtù e alla tua responsabilità personale. È colpa tua se il tanaticismo vuole distruggere il mondo. È colpa tua perché sei tu che consumi, ma d’altronde non hai scelta.

“Anche le nostre civilizzazioni sanno di essere mortali”, scrisse Paul Valery nel 1919. In quegli anni, dopo la più feroce e inutile tra le guerre mai verificatesi, una considerazione del genere appariva in tutta la sua chiarezza. Ma noi abbiamo perso quella chiarezza. Quindi faccio una modesta proposta. Chiamiamo almeno le cose con il loro nome.
Questa è l’era del tanaticismo: il modo di produzione della non-vita.

Svegliatemi quando sarà finito.

Fonte originaria: http://www.publicseminar.org/2014/04/birth-of-thanaticism/#.U1dtsLmKDDB

Fonte italiana: http://www.lavoroculturale.org/nascita-del-tanaticismo/

Autore: Stefano Sansonetti

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Vincono sempre loro. Secondo il ministero del Tesoro, oggi guidato da Pier Carlo Padoan, nessuno come le banche estere sa distinguersi nella gestione del debito pubblico italiano. Al punto che il destino di quel “mostro” da 2.100 miliardi di euro sembra inevitabilmente destinato a dipendere dalle mosse di un selezionato gruppo di istituti internazionali. Alla fine di gennaio 2014, quando tecnicamente il ministro era ancora Fabrizio Saccomanni, il ministero dell’economia ha deciso che la banca americana Citigroup è stata la più brava nella gestione delle aste dei nostri titoli di Stato. Nelle quattro edizioni precedenti la speciale classifica stilata annualmente dal Tesoro era stata vinta dagli inglese di Barclays. Ancora prima, correva l’anno 2008, il primato era stato assegnato ai francesi di Société Générale. Insomma, le banche estere fanno man bassa da 6 anni. Ma cosa guadagnano, esattamente, a vincere questa particolare graduatoria? Naturalmente soldi e un’immensa pubblicità, che a cascata può portare altri soldi.

Il meccanismo
Diciamo subito che attualmente l’Italia vanta una lista che complessivamente contiene i nomi di 20 “specialisti in titoli di stato”. Si tratta dell’ultimo elenco disponibile, relativo all’8 aprile del 2013. In pratica si tratta di banche alle quali lo Stato italiano si affida per la strategica gestione delle aste dei titoli. Su 20 istituti ben 17 sono esteri. Si tratta di Barclays (inglese), Bnp Paribas (francese), Citigroup (americana), Commerzbank (tedesca), Crédit Agricole (francese), Credit Suisse (svizzera), Deutsche Bank (tedesca), Goldman Sachs (americana), Hsbc (inglese), Ing Bank (olandese), Jp Morgan (americana), Merrill Lynch (americana), Morgan Stanley (americana), Nomura (giapponese), Royal Bank of Scotland (inglese), Société Générale (francese) e Ubs (svizzera). Accanto a loro le italiane Banca Imi, Unicredit e Mps. Tutte queste banche hanno il mandato di organizzare il collocamento dei nostri Btp e Bot, ma devono anche assicurarne una percentuale minima di acquisto. Sul servizio prestato, comunque, guadagnano soldi a palate. Basti pensare che nel 2014 lo Stato italiano dovrà rifinanziare debito in scadenza con emissioni lorde per circa 450 miliardi. Per tutte le attività di organizzazione di queste emissioni le banche estere incasseranno non poco. Ad ogni modo in base a un decreto firmato il 19 dicembre 2013 da Maria Cannata, il capo della direzione del Tesoro che si occupa appunto di debito pubblico, requisito essenziale per mantenere l’iscrizione nella lista degli specialisti “è la partecipazione alle aste dei titoli di Stato e l’aggiudicazione su base annua di una quota, calcolata tenendo conto delle caratteristiche finanziarie dei titoli sottoscritti, non inferiore al 3% del volume complessivo emesso dal Tesoro”. Proprio la quantità di titoli aggiudicati è uno dei criteri ai quali il Tesoro fa riferimento per stabilire quale banca sia la migliore tra gli specialisti.

I vantaggi
Far parte dell’elenco, naturalmente, produce dei “privilegi”. E’ esattamente il termine utilizzato da un decreto dirigenziale firmato dalla stessa Cannata l’11 novembre del 2011. In effetti, leggendo l’art. 9, si apprende che agli specialisti il Tesoro innanzitutto garantisce “l’accesso esclusivo alle riaperture di aste dei titoli di Stato nonché alle aste di concambio e riacquisto”. Poi garantisce l’ “accesso esclusivo” a una triplice selezione: quella di banca capofila che coordina il consorzio di collocamento delle emissioni sindacate in euro; quella di intermediario per il programma benchmark in dollari statunitensi; quella di operatore per le operazioni di riacquisto bilaterali. Tutto questo, per le banche estere, significa entrare nei gangli del meccanismo di “funzionamento” del nostro debito pubblico, di cui di fatto diventano un po’ “padrone”, incassando lauti guadagni per il servizio prestato.

Fonte: http://dinai.weebly.com/1/post/2014/04/il-business-del-debito-pubblico-banche-estere-padrone-in-italiafanno-soldi-a-palate-gestendo-le-aste-di-bot-e-btp.html

 

Autore: Gianni Lannes

Anche nel vecchio continente gli esseri umani non hanno più alcun diritto; perfino  il corpo umano è di proprietà dello Stato (date un’occhiata alla legislazione vigente). Certo, nominalmente sono rose e fiori, ma solo sulla carta, perché è in atto l’esproprio della vita.

Prendete ad esempio la rappresentanza politica: gli elettori trattati peggio degli analfabeti, possono soltanto mettere una croce, beninteso una volta ogni tanto, quando si rinnova la farsa elettorale, sui candidati già prescelti dal sistema dominante.
In Italia va anche peggio. Quasi 5 mesi fa la Corte costituzionale ha sentenziato l’incostituzionalità della legge elettorale con cui sono nominati onorevoli abusivi, e conseguentemente i presidenti di Camera, Senato e Repubblica. Sono tutti addirittura illegittimi, già, ma ora chi ci fa più caso? Nel belpaese si sa, va di moda la memoria corta.
I popoli europei non hanno il diritto di eleggere la Commissione europea ed il suo presidente, che sono poi quelli che realmente comandano, ma per conto terzi, ovvero le Corporazioni massoniche, finanziarie, industriali, politiche. Il cosiddetto parlamento europeo (uno specchietto per le allodole) non ha alcun potere legislativo indipendente. Gran parte dei trattati europei sono antidemocratici: per esempio il Trattato di Lisbona che ha annichilito le costituzioni delle nazioni europee. Senza saperlo, o meglio comunicarlo ai rispettivi “popoli sovrani”: i Paesi che compongono la cosiddetta Europa hanno rinunciato alla sovranità.
Il braccio armato del sistema di dominio in atto è costituito dalla NATO, che attraverso Eurogendfor dal 2006 controlla direttamente i subordinati organi di polizia; in Italia soprattutto l’Arma che ha perso la sua autonomia. Eurogendfor vanta licenza di uccidere e non risponde a qualsivoglia autorità giudiziaria, per eventuali reati e crimini. Non ci credete? Date un’occhiata ai trattati di Velsen e di Prum, nonché alla legge di ratifica italiana del 2010, addirittura 4 anni dopo l’inaugurazione della sede ufficiale a Vicenza, nella caserma dei carabinieri “generale Chinotto”. Eurogendfor ha operatività su tutto il globo terrestre. Infatti, questo braccio armato del sistema di potere dominante in occidente, era ad Haiti un istante dopo il terremoto telecomandato, come sempre, dallo zio Sam.
Allora, per quale ragione dopo la fine della guerra fredda, sancita dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, gli Stati Uniti d’America detengono illegalmente in ben sei paesi europei (tra cui l’ Italia) ben 480 bombe atomiche modello b 61? Si tratta di ordigni che potrebbero disintegrare il nostro continente. E perché mai nessuno ha fiatato quando recentemente il burattino Obama ha dichiarato pubblicamente, che questi ordigni di morte – peraltro,  vietati dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) – sono in corso di potenziamento? Perché mai nessun politicante da strapazzo mette in discussione questa gravissima situazione e mette in atto subito la denuclearizzazione militare dell’Europa?
Le forze armate United States of America non solo hanno invaso la nostra terra ma la occupando per massacrare esseri umani e rapinare risorse naturali a popoli tecnologicamente indifesi. La NATO ha trasformato l’Europa in una gigantesca camera a gas: ogni giorno centinaia di velivoli irrorano l’aria dei centri abitati con le famigerate scie chimiche che contengono sostanze tossiche.
In altri termini, comandano alcune società segrete che ormai hanno acquisito potere di vita e di morte su gran parte dell’Europa. E quale migliore strumento di soggiogamento dell’euro? Sia chiaro: il debito pubblico non esiste, è il frutto di una speculazione finanziaria, alla voce signoraggio. L’unico debito è di natura ecologica, è l’abbiamo contratto con madre Natura che reclama soltanto equilibrio.
Che fare? Non abbandonarsi allo sconforto e non affidarsi ai saltimbanchi sulla scena mediatica, che servono a controllare e a portare in un vicolo cieco le sacrosante proteste ed il malcontento popolare. In Italia, per esempio, imperversa un comicante, padrone di un partito, che nel 2008 ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America, a Roma e si è messo d’accordo sul prezzo della casaloggia. E tanbti sono pure contenti e fessi di farsi turlupinare così a buon mercato. Nulla è perduto, ma attenzione alle società segrete, e rammentiamo che internet e la rete sono soltanto strumenti, non il fine, oppure un’area dove parcheggiarsi per sempre. Lo Stato di diritto è ben altra cosa dalle allucinazioni propagandate sul web.
Per sconfiggere questa tirannia dittatoriale che ha ci ha già tutti schedati con vari pretesti, occorre intelligenza, astuzia, creatività. Dunque non violenza. Seguitare a lamentarsi sul web o nella realtà materiale, non serve a niente, soprattutto alla causa di liberazione dal male che ci affligge.
Prima cosa: uno sciopero fiscale nell’intera Unione europea. Non si pagano più tasse inique che servono prevalentemente a mantenere una casta di parassiti , e soprattutto a fare la guerra per sfruttare i paesi del terzo e quarto mondo, scatenando esodi di masse bibliche, soprattutto in Europa, al fine di sconquassare definitivamente il vecchio continente. Con tale sistema chi tira le fila riesce a scardinare i sistemi sociali europei, soprattutto in Italia, il primo punto di approdo. E qui il razzismo, anche se qualche deficiente soffia sul fuoco, non c’entra niente. Il dito va puntato contro chi sfrutta l’Africa e il Medioriente, e ha trasformato anche l’Europa in una colonia a stelle e strisce.
Seconda cosa: in gran massa non si va a votare. Il 25 maggio si disertano le urne e si va a fare una gita all’aria aperta. Come detto prima, il sistema è palesemente truccato e richiede la nostra ratifica periodica per strangolarci meglio. Non ha senso inviare dei burattini subordinati a Strasburgo, e mantenerli inutilmente a sbafo.
Terza cosa: uno sciopero generale ad oltranza: consumi (in particolare il gioco d’azzardo e le lotterie), trasporti, lavoro (per chi ancora ne vanta qualcuno).
Quarta cosa: costituzione in ogni Paese europeo di un Comitato di liberazione nazionale che raccolga il meglio dell’umanità ancora pensante e non sottomessa al profitto e al dominio di pochi squilibrati.
Queste sono le premesse fondamentali da cui partire per l’autodeterminazione dei popoli, un diritto universale. Niente illusioni: la tirannia si può soltanto abbattere, non riformare. E allora, addio anche all’euro.

E’ l’ora di passare dal dire al fare, senza divisioni in tifoserie e consorterie. Gli schemi destra, centro e sinistra sono ormai logori. Basta padroni e sfruttamento. Sveglia dal letargo: la scintilla che risveglia l’Europa può partire dall’Italia, ma staccate la spina alla televisione.

 

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

  Autore: Francesco Amodeo

Da quando studio le logiche delle elites assolutiste che muovono le fila dei nostri governi, dei nostri media, che scelgono i nostri politici, che impongono i trattati e che inducono e strumentalizzano le crisi economiche sono sempre riuscito a mettere insieme tutti i pezzi del mosaico seguendo la loro ideologia che alimentata dall’arroganza del potere li porta a commettere numerosi errori a lasciare prove e tracce evidenti del loro operato spesso anche volutamente in segno di disprezzo e sottovalutazione dei popoli che intendono soggiogare.
Ma i tempi sono cambiati, hanno accelerato troppo i loro progetti e seminato distruzione e disperazione finendo per accendere un riflettore sul loro operato. I fili con i quali hanno mosso i loro burattini non passano più inosservati, i governi fantoccio che hanno instaurato hanno una precisa tracciabilità e cominciano a destare sospetti. Continuando di questo passo la gente sarebbe insorta davanti ad un evidenza che neanche la miopia di un popolo anestetizzato da decenni poteva ancora lasciar passare inosservata. Così hanno cambiato strategia ed hanno vinto. Hanno ancora maledettamente vinto loro con uno scacco matto al mondo sovranista e antisistema. L’operazione che stanno portando avanti con il Movimento Cinquestelle è un’operazione impeccabile, studiata nei minimi termini, così minuziosamente congeniata da essere invisibile persino dall’interno.
 Autore: Marco Canestrari

 

In questi anni la televisione ci bombarda con programmi che ostentano stili di vita Extra Lusso: Party Mamas, Teen Creebs, Sweet 16 Birthday Party, Abito da sposa Beverly Hills e molti altri. Perché? Uno dei motivi è quello di renderci più manipolabili. Più precisamente, avere una fascia crescente di popolazione che orienta sempre più attenzioni e desideri verso il Lusso rendono il Sistema di sfruttamento più stabile. Vi spiego il perché.

É ormai assodato che a livello mondiale va sempre più aumentando la differenza fra ricchi e poveri e sta scomparendo la fascia intermedia. In questo periodo ci sono delle persone ricche, ma cosi ricche da poter virtualmente acquistare interi stati e una marea di poveri così poveri da morire di fame e sete. Anno dopo anno questa tendenza va aumentando esponenzialmente e quelli che prima erano benestanti diventeranno di ceto medio e cosi via sempre di più verso la povertà. Abbiamo le risorse sufficienti per soddisfare tutti i nostri bisogni eppure più passa il tempo e più persone vivranno di stenti. Il Bambino che sta per morire di sete rannicchiato nel villaggio che non riesce nemmeno più a muoversi non può fare molto, qualcun altro deve agire per lui. Molti si rendono conto che stiamo arrivando a un collasso la cui responsabilità è stata generale. Ora però il mondo e i suoi abitanti sono in estremo pericolo ed è necessaria una risposta urgente e forte. Non fare niente significa essere responsabili di lasciare degenerare quest’andamento esponenziale. Chi farà quest’azione indispensabile? L’azione sociale la può fare solo chi ha più del necessario, solo quelle persone hanno margine di azione.
Prendiamo un esempio semplice: Mentre scrivo quest’articolo dei bambini stanno morendo perché non hanno acqua, mentre una persona sullo stesso pianeta si compra un’isola da milioni di euro. Quest’ultima persona avrebbe la possibilità di spostare molte risorse, creare acquedotti e salvare molti di quei bambini. É solo un esempio, ma potrebbe anche acquistare delle televisioni, informare e educare la popolazione favorendone la presa di coscienza, favorire imprese etiche e sostenibili ecc. Chi si compra una borsetta firmata da 100 mila euro ha possibilità di azione, perché potrebbe comprarsene una da 50 mila, rimanendo con tutti i suoi bisogni fondamentali soddisfatti e continuando a vivere nell’agio, e usare i restanti 50 mila per fare vivere molti bambini che in questo momento invece muoiono di sete. L’operaio che vive precariamente con 700 euro al mese, guadagnate lavorando tantissime ore al giorno e magari dovendo mantenere anche una famiglia, ce la fa a malapena a campare. Non ha tempo libero e nemmeno tempo sufficiente per il riposo. Questa persona ha poco margine di azione sociale. Il bambino denutrito sotto il sole dell’Africa, disidratato con le labbra gonfie, secche e tagliate, che sta morendo perché non ha acqua, ha margine di azione sociale quasi nullo.
Più le persone sono povere e meno possono ribellarsi in maniera consapevole e organizzata, e la povertà oggigiorno è usata dal sistema come una vera e propria forma di schiavitù. La risposta maggiore al problema della società attuale è richiesta a chi ha più margine d’azione. Il margine di azione c’è quando possiamo avere più delle nostre necessità, mentre altri muoiono perché non hanno le necessità di base. Il margine di azione c’è quando scegliamo una merce che paghiamo molto più del necessario. Il margine di azione è la distanza fra la necessità e il vezzo. C’è differenza fra necessità e vezzo, chi non può soddisfare le proprie necessità non è libero, a volte è anche morto. Ma oggi i Mass Media, per tenere gran parte della popolazione in una condizione manipolabile, cercano di farci credere che abbiamo bisogno di mille quando invece abbiamo un reale bisogno di cento. In questa maniera s’inibisce e si rimanda la risposta risolutiva da parte degli unici che potrebbero darla, e tutto ciò a favore di pochi ricchissimi.
Allora che ne dite? Vogliamo continuare a sognare quello che vediamo in televisione?L’enorme piacere di avere un matrimonio da star? Una festa di compleanno da migliaia di euro, borsette da decine di migliaia di euro, ecc.. Vogliamo insegnare ai nostri figli che il lusso è la normalità solo perché lo vediamo in TV senza sapere esattamente quante persone ogni giorno sono in condizioni malsane? Vogliamo abituarli a interessarsi di argomenti che riguardano standard di vita che spostano enormi quantità di denaro e risorse senza attenzione sociale? Vogliamo insegnargli a vivere sempre più ipnotizzati e distanti dai bisogni naturali fondamentali dell’uomo senza empatia né consapevolezza verso ciò che sta accadendo in parti diverse del mondo?

Autore: Francesco Colonna

Non finirò mai di stupirmi dell’ingenuità della gente. Nonostante le solenni fregature prese con Mario Monti e Enrico Letta, presentati come salvatori della Patria e rivelatisi poi – come noi sostenevamo – deleteri esattori per conto della finanza internazionale, oltre che agenti della distruzione del nostro sistema produttivo al fine di “uccidere la domanda interna” (come ha confessato esplicitamente Monti), vedo che non poche persone si apprestano a illudersi ora per la terza volta con Matteo Renzi.

Eppure, rispetto a Monti e Letta nulla è cambiato: anche Renzi non osa mettere in discussione nessuno dei vincoli della Ue che stanno strangolando l’economia europea, anche Renzi è alla disperata ricerca di fondi, anche Renzi, a parte misure-tampone come quelle degli 80 euro in busta paga, non ha nessuno spazio di manovra per rilanciare l’economia, anche Renzi ha costruito la sua carriera giurando fedeltà a questa Europa delle banche, anche Renzi, il giorno che si mettesse contro Bruxelles e le grandi lobby economiche (cosa che ovviamente non ha nessuna intenzione di fare, anche perché il buon Matteo di sinistra ha a malapena un braccio e una gamba) sarebbe scomunicato dai media e verrebbe da loro distrutto con la stessa velocità con la quale è stato pompato. Perché infatti, se la situazione economica e la logica politica sono esattamente le stesse, ora le cose dovrebbero evolvere diversamente da come avvenne con Monti e Letta? Solo perché Monti e Letta erano musoni e Renzi sorride ed è pop? Purtroppo, la stragrande maggioranza delle persone questa banale analisi non riesce a farla e, non paga di essere stato presa in giro ripetutamente nel recente passato, crede alle bugie ufficiali. Non accetta la possibilità che esista una classe dirigente e un sistema dell’informazione specializzati nel mentire e ancora dà credibilità a figure che pure si sono distinte per inaffidabilità, per il solo fatto che ricoprono incarichi istituzionali. Se il ministro dell’Economia o il governatore della Banca d’Italia o il numero uno di Confindustria sostengono che stiamo uscendo dalla recessione e che si vede la famosa luce in fondo al tunnel, molti tendono ancor oggi a crederci (“lo ha detto il ministro, lo ha detto Confindustria, lo ha detto la Banca d’Italia”) nonostante siano anni che le previsioni di questi soggetti si rivelano totalmente sbagliate e quindi intenzionalmente false, dal momento che funzionari di questo livello l’economia la conoscono.

Renzi e Padoan, “il bomba” e la volpe
Questa credulità dell’opinione pubblica, incapace – anche nel caso di persone sveglie e informate – di fare un minimo di analisi basata sui fatti e sui dati, fa sì che l’opera di impoverimento della maggioranza a danno dei profitti dei pochi possa proseguire indisturbata. In fondo, il potere economico, e quello politico che da esso dipende, sa che basta allentare la morsa dei sacrifici nei mesi precedenti questa o quella elezione, per essere sicuri che il popolo non si ribellerà. Ecco spiegato perché in giro si sentono tante persone fiduciose in questo governo, che pure si muove esattamente nella stessa linea dei precedenti. Persone che si lasciano impressionare dagli 80 euro in più in busta paga – che ovviamente saranno recuperati con future tasse – e dimenticano (anche perché il tema viene furbescamente ignorato dai media mainstream) che cosa ci aspetta.

Già, cosa ci aspetta dopo la tregua delle elezioni europee? La mazzata dell’Imu a giugno, intanto. Poi una sicura manovra correttiva in autunno, che già ora appare inevitabile in quanto le stime di bilancio del Def sono assolutamente irrealistiche. E poi, dall’anno prossimo, la tremenda tagliola da 30-40 miliardi all’anno per 20 anni del Fiscal Compact. Che significheranno patrimoniale di massa o addirittura prelievo forzoso dai conti correnti. Come scrive Aldo Giannulli, ci attende “una contribuzione straordinaria: prelievo o prestito forzoso, direttamente dai risparmi in banca o sulla busta paga, e tassa patrimoniale. Ebbene, sulla tassa patrimoniale potremmo anche esser d’accordo se colpisse la rendita finanziaria o le maggiori concentrazioni immobiliari, ma siamo anche convinti che non ci si proverà nemmeno e la scure (altro che le “forbicine”) si abbatterà, come sempre, sui ceti medi e bassi. Il fatto stesso che non se ne parli, per non turbare la campagna elettorale (…), conferma che è esattamente così che andranno le cose.”

Se mi sarò sbagliato, e Giannulli con me, sarò felice di fare ammenda. Ma per ora le cose – se guardiamo razionalmente ai numeri e agli orientamenti di politica economica – stanno così. Altro che fiducia in Renzi, qui ci sarebbe da cambiare completamente cammino, e in tutta fretta.

Francesco Colonna
Fonte: dammiunclue.blogspot.com
22/04/2014

 

Autore: Nicola Bizzi

È appena calato il sipario sull’ennesima carnevalata renziana alla Stazione Leopolda di Firenze, evento su cui sono stati puntati per due giorni tutti i riflettori dei media di regime, e si pone adesso la necessità di alcune riflessioni e considerazioni.

Matteo-Renzi22

Viaggio spesso per motivi di lavoro e devo ammettere che mi sono decisamente stancato, ogni volta che su un treno, su un aereo, durante una cena o una conferenza, quando mi capita di fare conversazione con qualcuno ed emerge il fatto che sono di Firenze, mi vengano sempre rivolte le stesse raccapriccianti domande o le stesse esclamazioni. Vale a dire: “Come è fortunato lei a vivere in una città amministrata da Renzi!”; “Ha avuto modo di incontrarlo?”; “Ah, Firenze, la città di Renzi!”, e così via…

Un tempo Firenze era conosciuta per altri motivi, soprattutto per l’Arte e la Cultura e per i capolavori del Rinascimento. A cavallo fra gli anni ’80 e ’90 era nota soprattutto per le vicende del “mostro” (il più gettonato argomento di conversazione di allora). Ma ho avuto modo drammaticamente di riscontrare che oggi, per la maggior parte delle persone con cui parlo, sia in Italia che all’estero, risulta inevitabile associare il nome della mia città a quello di Matteo Renzi.

Mi sono di conseguenza chiesto, tentando anche di darmi delle risposte, come sia stato possibile che un personaggio a mio avviso del tutto insignificante, palesemente inadatto a fare un ragionamento politico profondo e di senso compiuto, e con un volto che (almeno a me) non ispira alcuna simpatia, in sostanza una personificazione “del nulla che avanza”, sia diventato oggetto di un simile clamore mediatico.

Conosco Matteo Renzi, ho avuto l’occasione di parlare con lui alcune volte, e vi assicuro che, a parte le frivolezze di circostanza sui livelli di ozono in città durante l’estate e sui goal della Fiorentina (a me il calcio poi neppure interessa), ogni volta che ho provato a fargli una domanda seria sulla sua progettualità politica o sull’economia, ha abilmente glissato e divagato, pronunciando frasi di circostanza e guardando nervosamente l’orologio.

Certo, per carità, per Firenze, come Sindaco, qualcosa di buono lo ha saputo fare. La città era governata da oltre vent’anni da una disgustosa cricca di potere affaristico legato al carrozzone del vecchio PCI (poi trasformatosi gattopardescamente in PDS, in DS e in PD) che faceva il bello e il cattivo tempo, con conflitti di interesse di inaudita portata e sotto lo sguardo compiaciuto e assente di una certa magistratura politicizzata. Divenuto Sindaco, il “ragazzo” ha abilmente decapitato questo marcio sistema di potere sostituendolo con una squadra di boy-scout composta per lo più da suoi coetanei, magari animata da buona volontà, ma nella pratica, da un lato troppo inesperta per governare bene una grande città e, da un altro (fortunatamente) ancora alle prime armi per dedicarsi a tempo pieno alle ruberie della politica. Essendo quindi stato chiamato dal solito elettorato con il prosciutto sugli occhi a sostituire il peggiore e più odiato Sindaco che Firenze abbia mai avuto (quel Leonardo Domenici che, come premio per i suoi fallimenti, è stato mandato al Parlamento Europeo), era inevitabile che qualcosa di buono dovesse pur farlo. Ma, a parte aver evitato lo scempio del passaggio di un tram delle dimensioni di un Eurostar da Piazza del Duomo e aver ripavimentato alcune strade del centro, l’ex “ragazzo prodigio” ha utilizzato sapientemente Firenze come palcoscenico per proporsi alle masse come il volto nuovo, come una sorta di messia destinato a cambiare l’Italia, come un nuovo ed ennesimo “salvatore della Patria”.

In rete esistono decine di siti che hanno tentato, mediante ragionamenti di largo respiro, di interrogarsi su chi sia realmente Matteo Renzi e sui retroscena della sua folgorante carriera politica che, da giovane militante dei comitati per Prodi (buono quello!) lo ha visto divenire prima segretario provinciale del PPI e poi della Margherita di Rutelli e di Lusi, poi, a soli 28 anni,  Presidente della Provincia di Firenze, poi Sindaco e, progressivamente, il personaggio politico più presente in assoluto nei programmi televisivi. Quello che, fra cene ad Arcore con il Cavaliere e incontri con Angela Markel e Obama, attraverso il “verbo” della rottamazione e dichiarazioni pubbliche incentrate sulla pochezza e sull’ovvietà, si sta candidando alla guida sia del PD e di un’Italia che affonda. Ebbene, tutti questi siti, pur facendo giuste osservazioni e ponendosi legittimi interrogativi sui suoi rapporti con la Massoneria e con i poteri forti della finanza internazionale, non ci danno delle risposte, non vanno oltre il pettegolezzo o le illazioni.

A noi non interessa il pettegolezzo. Quello lo lasciamo volentieri a Marco Travaglio e ad altri simili servi del sistema. A noi interessa che la gente apra gli occhi sulla verità, sul grande inganno nel quale siamo immersi fino al collo. A noi interessa constatare e far capire quella che è ormai un’evidenza: Matteo Renzi è un massone figlio di massoni!

Non ci interessa il fatto che magari non si trovino le prove di un suo effettivo “tesseramento”, di una sua affiliazione a qualche loggia. Renzi è l’espressione più diretta ed immediata di quella culturalità massonica di cui si servono i grandi burattinai del potere occulto per agire indisturbati ai danni della società. Questa massonicità lo investe come individuo, come parte integrante di un contesto politico di potere e come espressione di una cultura che è e resta prettamente massonica.

Per stessa ammissione del Maestro Venerabile del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi, fra le fila degli iscritti al PD si contano oltre 4000 affiliati all’obbedienza di Palazzo Giustiniani (vale a dire quasi un quinto dei tesserati del partito), la maggior parte dei quali risultano in Toscana. E questo senza contare i tesserati che fanno capo ad altre obbedienze massoniche diverse dal G.O.I., che sono comunque molto forti e radicate sul territorio.

Il mondo è governato da circa 1000 grosse banche, quasi tutte sotto il diretto controllo di potenti famiglie come i Rotschild e i Rockfeller. La Massoneria rappresenta il loro braccio esecutivo nello scegliere e nel selezionare quei leader politici più idonei, più gestibili e maggiormente manovrabili che, insediatisi nei posti chiave del potere, favoriscono gli interessi di chi realmente comanda e decide. Matteo Renzi rientra perfettamente in questo schema, ed è il prodotto di una abile e pianificata campagna di marketing dai toni a stelle e strisce e dal sapore inconfondibilmente massonico. Una campagna di marketing senza dubbio preparata già da anni, e finalizzata a lanciare mediaticamente e politicamente un “volto nuovo” in un certo senso predestinato ad assumere le leve del potere e a fare di conseguenza, una volta Presidente del Consiglio, gli interessi di chi sta nella cabina di regia.

Questa è l’idea che mi sono fatto personalmente di Matteo Renzi, un personaggio abilmente costruito a tavolino e curato nei minimi dettagli per quanto riguarda il look, la gestualità, il tenore e il contenuto dei discorsi, tanto che, nonostante risulti agli occhi dei più attenti una squallida scopiazzatura di Barak Obama, sta trovando sempre maggiori consensi sia fra un elettorato di sinistra ormai senza bussola e senza identità, sia fra l’elettorato di un centro-destra fiaccato da vent’anni di Berlusconismo e di promesse non mantenute.

Non so voi, ma io in questa cabina di regia ci vedo chiaramente i volti del Bilderberg, dei Rotschild, della grande finanza internazionale e del Nuovo Ordine Mondiale.

Nicola Bizzi

Fonte: http://www.signoraggio.it/matteo-renzi-un-personaggio-costruito-dal-nuovo-ordine-mondiale/

Autore: Enrico Galoppini

Ci risiamo col “mostro islamico”.

Questa volta è un uomo in procinto di diventare padre, che si sarebbe opposto alla pratica di un parto cesareo a sua moglie.

Il condizionale è d’obbligo, perché dal breve articolo non si capisce se vi fosse un’emergenza o meno. Ossia, se si trattasse di un’urgenza o se il personale dell’ospedale stesse proponendo alla coppia, programmandolo in anticipo, un parto cesareo.

Viene da pensare alla seconda ipotesi, dato che marito e moglie hanno lasciato l’ospedale senza che la donna partorisse.

Fatto sta che sono intervenuti i Carabinieri per “calmare” l’uomo, e già questo basta a montare un “caso”, tanto più che si tratta di un “maschio” che dice la sua al riguardo del parto di sua moglie e, orrore degli orrori, è di “religione islamica”!

Già, uno strano personaggio un “maschio” che si preoccupa (condividendo e sostenendo le vedute della moglie? Non è dato saperlo…) di quel che concerne un parto, della nascita di suo figlio. Ed ancor più strano perché “islamico” (che metterà al mondo un altro “islamico”!).

Ma al di là della vicenda particolare, sulla quale potrebbero emergere altri dettagli, ci sono da fare alcune considerazioni di carattere generale.

Per prima cosa, un figlio – Islam o non Islam – nasce da un uomo e da una donna, quindi significa che anche l’uomo può dire la sua. O no? Oppure, in questo clima neofemminista che impone cretinate come le “quote rosa” e il “femminicidio”, il maschio è considerato alla stregua di un mero “riproduttore” e/o fornitore di sperma?

Sembrerebbe di sì, perché dopo le “banche del seme” è stato tutto un crescendo di delirio di onnipotenza, con conseguenze come quella di una gravidanza gemellare che, per un errore di qualche addetto dell’ospedale, una coppia si trova a dover portare avanti, mentre i genitori biologici potrebbero pretendere la “restituzione” dei bambini cresciuti per sbaglio nell’utero di una mamma che non è la loro, ma che, comprensibilmente, tenendoseli in grembo per nove mesi non potrà non considerare anche “suoi”.

Insomma, un bel pasticcio del “progresso occidentale”, un caso che non si era mai presentato – almeno in Italia – e di fronte al quale la legge non sa assolutamente che cosa dire: http://www.corriere.it/cronache/14_aprile_16/scambio-embrioni-contesa-le-mammeli-voglio-no-sono-miei-770dc1d6-c529-11e3-ab93-8b453f4397d6.shtml.

Poi va detto che sui cesarei molti ospedali ci marciano. Appena s’individua una minima “complicazione” vi è chi lo propone per evitare rogne, e tanti saluti se il bambino, qualora non si fosse messo a testa in giù a partire dalla trentasettesima settimana, avrebbe ancora tutto il tempo per farlo fino alla quarantunesima (più tre o quattro giorni, dipende dall’ospedale).

Conosco casi di bambini che si sono posizionati correttamente il giorno prima dell’ultimo “utile”, oltre il quale sarebbero stati praticati o l’induzione o il cesareo: è opportuno ricordare che al bambino poi nato naturalmente, con un cesareo “preventivo” si sarebbero negati tutti i doni previsti e forniti dalla natura, che oltre ad essere più rispettosa per la madre garantisce tutta una serie di benefici al bambino, che altrimenti, non pronto, viene letteralmente fatto nascere “di sorpresa”…

A ciò si aggiunga che molti si sono abituati a concepire “l’immigrato” come carne da macello, come mansueto utente di “servizi” inderogabilmente presentati come una manna da cielo, dai parti cesarei alle vaccinazioni “obbligatorie”. Insomma, queste persone – vuoi perché sono disinformate, vuoi perché sperano nel “progresso”, vuoi ancora perché temono di “creare problemi” – si prestano ottimamente a fungere da massa di manovra per vari interessi che ovviamente fanno girare tanti quattrini.

Così, se l’immigrato, per giunta musulmano, forse argomentando in maniera non appropriata anche per le difficoltà della lingua ed esasperato da chi non lo vuol stare a sentire, esprime un dissenso verso l’opportunità di un parto cesareo, ecco che gli si scatena la canea contro, compresa quella dei commentatori (in calce all’articolo), veramente degni dell’oscar dell’“islamofobo del giorno”.

A tutto ciò si aggiunga che anche parecchi italiani oramai del cesareo – se non necessarissimo – non ne vogliono più sapere, eppure ciò non scatena le rimostranze di chicchessia.

Quanto alla religione (e l’Islam nello specifico) che “proibisce” il cesareo, è presto detto.

Nell’Islam, come in tutte le religioni, si considera che la natura, che promana da Dio, abbia una sua “intelligenza” e che perciò ogni cosa, se svolta per l’appunto in maniera “naturale” è la migliore per l’essere umano. Ogni intervento “correttivo”, se non è giustificato da un imminente e grave pericolo, non ha ragione di essere, anche per il fatto che – ad un livello per così dire “filosofico” – pretendere di “migliorare”, “perfezionare” ciò che Dio ha già predisposto come “perfetto” è pura e semplice blasfemia e, soprattutto, ingratitudine.

Ma per un musulmano, o un qualsiasi altro credente che non intenda ridurre la religione ad ideologia e a bandiera “identitaria”, oggi son tempi duri, perché tutto rema contro.

Ogni cosa deve essere controllata, manipolata ed artefatta con la scusa del “nostro bene”. Tra le altre delizie, si annoverano i semi transgenici, i fabbricanti di opinioni dei media, la mania del “benessere” e della “vita comoda”, la medicalizzazione dell’esistenza. Il tutto mirante all’espropriazione  di quei saperi e quelle risorse che ciascuno ha dentro di sé e a cui saprebbe attingere se solo lo si educasse a riconoscerli. Il che, applicato alla salute, vuol dire che potenzialmente ciascuno è in grado di essere il medico di se stesso, a patto che venga guidato gradualmente, come in un “cammino spirituale”, a questa basilare consapevolezza.

Per questo, l’aver associato automaticamente il parto agli ospedali è pura e semplice follia, che non a caso uno stuolo di novelli missionari laici delle Ong s’ingegna di diffondere anche tra popolazioni per le quali è sempre stato normale partorire a casa assistiti da persone di fiducia. Ma questo è un sistema che ha un estremo bisogno di persone eterodirette, bisognose di essere “aiutate”. Quindi, di “malati”.

In un simile clima di alienazione nel quale ogni affermazione di “autarchia” desta immediate grida d’allarme da parte del gregge belante ben ammaestrato da chi ha tutto l’interesse a tenerlo in condizione di dipendenza, non stupisce perciò che vi sia anche chi è fermamente convinto che il futuro dell’uomo è quello di un essere che va oltre l’uomo stesso, fino a trasformarlo in un cyborg!

Ecco così che chi rifiuta un cesareo in nome delle sue convinzioni religiose diventa un “pazzo furioso” da internare e, possibilmente, espropriare della paternità una volta nato il bambino, tanto per ribadire che se elevano sempre più il livello delle pretese d’intromissione nelle nostre vite è anche perché esiste una massa di conformisti immediatamente pronta alla condanna sulla base dei più vieti stereotipi inculcatigli.

Tra questi, uno dei più potenti oggi è quello nei confronti della religione, non solo dell’Islam, tant’è che i media – strettamente controllati dalle medesime elite di “Big Pharma” che, guarda caso, detengono l’emissione e la circolazione della moneta, quindi di tutto quanto – si sono specializzati nella messa in guardia da qualsiasi pretesa d’indirizzare le proprie scelte di vita, per non parlare della “cosa pubblica”, in base ad una visione del mondo che al centro mette Dio e non l’uomo del “laicismo” e dei pretesi “diritti umani”. Il quale, povero illuso, potrà ingegnarsi quanto vuole ma non riuscirà mai creare alcunché, né a riprodurre con le sue sole forze quel mistero che è a tutti gli effetti la vita.

Questo spiega inoltre perché gli stessi che attaccano volentieri “l’islamico” perché non rispetta “i nostri valori” non sopportano l’idea che vi sia ancora qualcheduno che non considera l’aborto come un “diritto” ma come un crimine orrendo e odioso. Ebbene sì, ammazzare una creatura praticamente bell’e formata nel ventre della madre per la sola soddisfazione dell’ego è considerato un “valore” e un “diritto”!

Questo, signori e signore, è l’Occidente: la pretesa di controllare tutto il ciclo della vita, intervenendo in ogni modo con mille scuse, illudendosi di essere addirittura in grado di dare la vita e dare la morte. Il che è manifestamente assurdo, poiché, come sanno i musulmani e, con loro, tutti i credenti di questo mondo, solo Iddio è al-Muhyî e al-Mumît, “Colui che dà la vita” e “Colui che dà la morte”, perché solo Lui ‘alâ kulli shay’in Qadîr, “Onnipotente su ogni cosa”.

Non l’uomo moderno, che dall’alto della sua prosopopea, si erge a giudice di tutto e tutti, Dio compreso, di Cui si permette addirittura di pensare che in qualche cosa deve pure aver “sbagliato”.

Stando così le cose, non sorprende dunque che un padre, guidato anche dalla sua religione, dalle sue intime credenze, pensando probabilmente di fare il meglio per sua moglie e il suo bambino, venga additato come un esempio negativo per il semplice fatto che, anziché affidarsi ai moderni “dispensatori della salute”, ritiene più adeguato alla natura profonda dell’essere umano abbandonarsi fiduciosamente al suo Signore e a quel che ha stabilito per le Sue creature.

Fonte: http://www.paroladiugo.it/2013/11/16/scienziato-dimostra-che-la-morte-non-esiste/

 

Il Professor Lanza spiega perché la morte non esiste

Per la maggior parte degli scienziati, probabilmente, il concetto di una vita ultraterrena o è una sciocchezza, o per lo meno non è dimostrabile. Eppure un esperto sostiene che ha le prove per confermare che l’esistenza dopo la morte c’è e si trova nella fisica quantistica. Il Professor Robert Lanza afferma che la teoria del biocentrismo insegna che la morte come noi la conosciamo è un’illusione creata dalla nostra coscienza.

Il Professor Robert Lanza sostiene che la teoria del biocentrismo insegna che la morte come noi la conosciamo è un’illusione. Egli ritiene che la nostra coscienza crea l’universo, e non il contrario, e una volta che accettiamo che spazio e tempo sono “strumenti della nostra mente”, la morte non può esistere in ‘alcun senso reale’

“Pensiamo che la vita è solo l’attività degli acidi nucleici e delle proteine. Viviamo un po’ per poi marcire nel terreno“, ha detto lo scienziato sul suo sito web. Lanza, è attualmente direttore scientifico presso l’Advanced Cell Technology ed è professore aggiunto alla  Wake Forest University School of Medicine nel North Carolina, ha proseguito spiegando, che come esseri umani noi crediamo nella morte, perché ‘ci è stato insegnato si muore‘, o più precisamente, la nostra coscienza associa la vita con i corpi e sappiamo che i corpi muoiono.
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Il Professor Robert Lanza, nella foto, spiega la sua teoria nel suo libro biocentrismo:

come la vita e la coscienza sono le chiavi per comprendere la vera natura dell’Universo

La sua teoria del biocentrismo, però, spiega che la morte non può essere terminale come pensiamo che sia. Il biocentrismo è inteso come la teoria del tutto e deriva dal greco ‘centro della vita’. E’ il credere che la vita e la biologia sono centrali per la realtà e che la vita crea l’universo, non il contrario. Questo suggerisce che la coscienza di una persona determina la forma e le dimensioni degli oggetti nell’universo. Lanza usa l’esempio del modo in cui percepiamo il mondo intorno a noi. Una persona vede un cielo blu, e gli viene detto che il colore che sta vedendo è blu, ma le cellule nel cervello di una persona potrebbero essere modificate per vedere il cielo verde o rosso.

Autore: Thierry Meyssan
Fonte: http://megachip.globalist.it
Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=101983&typeb=0&Verso-la-fine-della-propaganda-statunitense-

Ci dicono che gli USA sono “il Paese della libertà”, e fanno guerra solo per difendere i loro ideali. Ma dopo la crisi ucraina non sono più gli unici a parlare [T. Meyssan]

L’impero anglosassone si basa su un secolo di propaganda. È riuscito a convincerci che gli Stati Uniti sono “il Paese della libertà”, e che si dedicano alle guerre solo per difendere i loro ideali. Ma la crisi attuale in Ucraina ha appena cambiato le regole del gioco: ormai Washington e i suoi alleati non sono più gli unici a parlare. Le loro menzogne sono apertamente contestate dal governo e dai mezzi di comunicazione di un altro grande Stato, la Russia. Nell’era dei satelliti e di internet, la propaganda anglosassone non funziona più.
Barack Obama parla bene. In realtà, il presidente Obama non scrive i suoi testi e passa le sue giornate a leggere sui suggeritori elettronici i discorsi scritti per lui. Nel frattempo, altri governano al suo posto.
Da sempre i governanti tentano di persuaderci circa la correttezza delle loro azioni, perché le folle non seguono gli uomini di cui si conosca appieno la cattiveria. Il XX secolo ha visto comparire nuove modalità di diffusione delle idee che non si fanno intralciare dalla verità. Gli Occidentali fanno risalire la propaganda moderna al ministro nazista Joseph Goebbels. È un modo per far dimenticare che l’arte di distorcere la percezione delle cose è stata precedentemente sviluppata dagli Anglosassoni.
Nel 1916, il Regno Unito creò la Wellington House a Londra, seguita da Crewe House. Contemporaneamente, gli Stati Uniti crearono ilCommittee on Public Information (CPI). Considerando che la Prima Guerra Mondiale contrapponeva le masse e non più solo le forze armate, queste organizzazioni hanno tentato di intossicare la propria popolazione altrettanto quanto quelle dei loro alleati e dei loro nemici.
La propaganda moderna inizia con la pubblicazione a Londra del Rapporto Bryce sui crimini di guerra tedeschi, che fu tradotto in trenta lingue. Secondo questo documento, l’esercito tedesco aveva violentato migliaia di donne in Belgio, e pertanto l’ armata britannica lottava contro la barbarie. È stato scoperto alla fine della prima guerra mondiale che l’intera relazione era una bufala, composta di false testimonianze con l’aiuto di giornalisti.
Da parte sua, negli Stati Uniti, George Creel inventò un mito secondo il quale la seconda guerra mondiale era una crociata delle democrazie per una pace volta a realizzare i diritti dell’umanità.
Gli storici hanno dimostrato che la guerra mondiale rispondeva sia a cause immediate sia a cause profonde, delle quali la più importante era la competizione tra le grandi potenze per espandere i loro imperi coloniali.
Gli uffici britannici e statunitensi erano organizzazioni segrete che lavoravano per conto dei loro Stati. A differenza della propaganda leninista, che aspirava a “rivelare la verità” alle masse ignoranti, gli anglosassoni cercavano di ingannarle per manipolarle. E per questo le agenzie statali anglosassoni dovevano nascondersi e usurpare delle false identità.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno trascurato la propaganda e le hanno preferito le Pubbliche Relazioni. Non si trattava più di mentire, ma accompagnare per mano i giornalisti affinché vedessero solo ciò che gli veniva mostrato. Durante la guerra del Kosovo, la NATO ricorse a Alastair Campbell, consigliere del primo ministro britannico, affinché raccontasse alla stampa una storia edificante al giorno. Mentre i giornalisti la riproducevano, l’Alleanza poteva bombardare “in pace”. Lo story telling puntava meno a mentire quanto semmai a distrarre.
Tuttavia, lo story telling è tornato in forze con i fatti dell’11 settembre 2001: si trattava di focalizzare l’attenzione del pubblico sugli attentati contro New York e Washington affinché non percepisse il colpo di Stato militare organizzato in quel giorno: il trasferimento dei poteri esecutivi del presidente Bush a un’unità militare segreta e gli arresti domiciliari di tutti i parlamentari. Questo avvelenamento avveniva particolarmente ad opera di Benjamin Rhodes, oggi consigliere di Barack Obama.
Nel corso degli anni successivi, la Casa Bianca ha installato un sistema di intossicazione con i suoi alleati chiave (Regno Unito, Canada, Australia e naturalmente Israele). Ogni giorno questi quattro governi hanno ricevuto istruzioni o discorsi pre-scritti dall’Ufficio dei media globali per giustificare la guerra in Iraq o diffamare l’Iran. [1]
Per la rapida diffusione delle sue bugie, Washington si è appoggiata, sin dal dal 1989, alla CNN. Nel corso del tempo, gli Stati Uniti hanno creato un cartello di catene d’informazione satellitari (Al-Arabiya, Al-Jazeera, BBC, CNN, France 24, Sky). Nel 2011, durante il bombardamento di Tripoli, la NATO giunse a sorpresa a convincere i libici che avevano perso la guerra e che era inutile resistere ancora. Ma nel 2012, la NATO non è riuscita a replicare questo modello e a convincere i siriani che il loro governo sarebbe inevitabilmente caduto. Questa tattica è fallita perché i siriani erano a conoscenza della manipolazione effettuata dalle televisioni internazionali in Libia e hanno potuto prepararsi [2]. E questo fallimento segna la fine dell’egemonia di questo cartello dell’«informazione».
L’attuale crisi tra Washington e Mosca sull’Ucraina ha costretto l’amministrazione Obama a rivedere il proprio sistema. Infatti, Washington ora non è più la sola a parlare, deve contraddire il governo e i media russi, accessibili ovunque nel mondo via satellite e via internet. Il Segretario di Stato John Kerry ha perciò nominato un nuovo vice per la propaganda, nella persona dell’ex direttore di Time Magazine, Richard Stengel [3]. Ancor prima di prestare giuramento, il 15 aprile, stava già occupando il suo ufficio e, dal 5 marzo, ha inviato ai principali mezzi di comunicazione atlantisti una “Scheda documentata” sulle «10 contro verità» che Putin avrebbe enunciato sull’Ucraina [4]. Si ripeteva il 13 aprile con una seconda scheda che presentava «10 altre contro-verità» [5].
Ciò che colpisce nel leggere questa prosa è la sua inettitudine. Punta a convalidare la storia ufficiale di una rivoluzione a Kiev e screditare il discorso russo sulla presenza di nazisti nel nuovo governo. Tuttavia, ora sappiamo che in realtà più che di una rivoluzione, si trattava casomai di un colpo di Stato organizzato dalla NATO e attuato dalla Polonia e da Israele mescolando le ricette delle “rivoluzioni colorate” e delle “primavere arabe”. [6].
I giornalisti che hanno ricevuto queste schede e le hanno ritrasmesse conoscevano perfettamente le registrazioni delle conversazioni telefoniche dell’Assistente del Segretario di Stato Victoria Nuland, sulla maniera in cui Washington avrebbe cambiato il regime a spese dell’Unione europea, e il ministro affari esteri estone Urmas Paets sulla vera identità dei cecchini di Maidan.
Inoltre, hanno poi appreso le rivelazioni del settimanale polacco Niesulla formazione – due mesi prima degli eventi – dei rivoltosi nazisti presso l’Accademia di polizia polacca. Quanto a negare la presenza di nazisti nel nuovo governo ucraino, equivale ad affermare che la notte è luminosa. Non è nemmeno necessario andare a Kiev, basta leggere gli scritti degli attuali ministri o ascoltare i loro propositi per constatarlo [7].
In definitiva, se questi argomenti contribuiscono a dare l’illusione di un ampio consenso dei media atlantisti, non hanno alcuna possibilità di convincere i cittadini curiosi. Al contrario, è così facile con internet scoprire l’inganno che questo tipo di manipolazione non potrà che intaccare ancora un po’ di più la credibilità di Washington.
L’unanimità dei media atlantisti in occasione dell’11 settembre ha consentito di convincere l’opinione pubblica internazionale, ma il lavoro svolto da molti giornalisti e cittadini, di cui sono stato il precursore, ha dimostrato l’impossibilità materiale della versione ufficiale. Tredici anni dopo, centinaia di milioni di persone sono diventate consapevoli di queste menzogne. Questo processo potrà solo crescere dato il nuovo dispositivo di propaganda statunitense. In definitiva, tutti coloro che riamplificano gli argomenti della Casa Bianca, specie i governi e i media della NATO, distruggono da soli la propria credibilità.
Barack Obama e Benjamin Rhodes, John Kerry e Richard Stengel hanno effetto solo a breve termine. La loro propaganda convince le masse solo per poche settimane e fa sì che si ribellino quando capiscono la manipolazione. Involontariamente, minano la credibilità delle istituzioni degli Stati della NATO che le ritrasmettono consapevolmente. Hanno dimenticato che la propaganda del XX secolo poteva avere successo solo perché il mondo era diviso in blocchi che non comunicavano tra loro, e che il suo principio monolitico è incompatibile con i nuovi mezzi di comunicazione.
La crisi ucraina non è finita, ma ha già profondamente cambiato il mondo: nel contraddire in pubblico il Presidente degli Stati Uniti, Vladimir Putin ha compiuto un passo che ormai impedisce il successo della propaganda statunitense.
NOTE:
[1] «Un réseau militaire d’intoxication», Réseau Voltaire, 8 dicembre 2003.
[2] «La NATO sta preparando una grande operazione di disinformazione», di Thierry Meyssan, Komsomolskaija Pravda, Rete Voltaire, 10 giugno 2012.
[6] «Ucraina: la Polonia ha addestrato i golpisti due mesi prima» di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 17 aprile 2014.
[7] «Chi sono i nazisti nel governo ucraino?», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 2 marzo 2014.

Alcalinizzare il corpo è fondamentale. L’acidità del corpo condiziona le malattie, l’eccesso di peso e molti altri problemi di salute.
Fortunatamente, rendere il corpo più alcalino (l’opposto di acido) è facile.
1 - Bevi acqua con limone al risveglio. Inizia la giornata con un grande bicchiere di acqua e versaci dentro il succo di un intero limone appena spremuto. Il limone ha il gusto acido ma ha l’effetto opposto sul corpo e sul metabolismo.
2 - Consuma abbondanti insalate verdi con succo di limone e olio d’oliva. Le insalate verdi sono tra le migliori fonti di minerali alcalini, come il calcio.
3 - Mangia un paio di mandorle non salate al giorno. Le mandorle sono ricche di minerali alcalini naturali come calcio e magnesio, che aiutano a bilanciare l’acidità e il bilanciamento di zucchero nel sangue.
Scopri come alcalinizzare il tuo corpo per combattere le malattie.
4 – Bevi un frullato di latte di mandorle e frutti di bosco con aggiunta di integratori come la spirulina o la clorella. Preferisci il latte di mandorle a quello vaccino, poiché quest’ultimo è acidificante e fa male agli adulti.
5 – Svolgi esercizio fisico più che puoi o almeno un paio di volte alla settimana. Se non ti senti sportivo, buttati sulle camminate veloci che fanno bruciare molte calorie e velocizzano il metabolismo. Per di più sono adatte anche alle persone sovrappeso in quanto non comportano rischi per le articolazioni come la corsa stessa.
6 - Impara a respirare nella maniera corretta. Respira profondamente, è fondamentale per la tua salute. Scopri i benefici del respiro consapevole, di sentire l’aria che entra e fuoriesce dal tuo corpo. Scegli un posto non inquinato se riesci.
7 - Evita assolutamente la carne perché è la maggiore fonte di acidificazione del corpo.
8 - Evita i dolci carichi di zucchero e le bevande altamente dolcificate come la soda. Lo zucchero (in particolare quello bianco) è un vero e proprio veleno per il nostro corpo ed inoltre facilita la proliferazione di alcune malattie. È un forte acidificante del corpo.
Lo sai che hai bisogno di più di 30 di bicchieri di acqua solo per neutralizzare l’acidità di una lattina di cola?
9 - Consuma più verdure nella tua dieta. E non sto parlando delle patate ;-) a parte quelle dolci che sono una buona scelta. Asparagi, zucca, peperoni e altre verdure sono ottime scelte.
10 - Aggiungi germogli ed alghe nella tua dieta quotidiana. Sono estremamente alcalinizzanti e contengono molte sostanze nutrienti ed enzimi che doneranno al tuo corpo molta energia.

 

il magliaro

Su Libero di venerdì 18 aprile,compare un articolo diFrancesco De Dominicisintitolato “Molto,peggio dell’Imu,la Tasi si mangia gli 80 euro”.
E’ quanto da tempo sosteniamo (vedere in giugno,il pagamento prima rata….guarda caso,dopo le europeee..) e che ci fa piacere altri abbiano rilevato.

Qui di seguito,le altre frottole del DEF


I numeri falsi del DEF

Tutti sanno che il valore del DEF è assai relativo. Cifre che vengono proiettate a cinque anni, ma che vengono poi riviste – in genere assai pesantemente – ogni sei mesi. Del resto è ben noto come le previsioni economiche siano normalmente assai meno attendibili di quelle meteorologiche.

Tuttavia quei numerini, benché così volatili, qualcosa ci dicono. Ma quelli dell’edizione aprile 2014, targata Renzi-Padoan, sembrano davvero scritti sulla sabbia. Vediamo il perché, procedendo per punti.

1. La crescita

Nel comunicato diffuso dal governo si legge che: «Si proietta una crescita del PIL dello 0,8 per cento per l’anno in corso, con un graduale avvicinamento al 2,0 per cento nei prossimi anni».
A parte il fatto che un +0,8%, dopo una caduta del Pil di 9 punti dall’inizio della crisi, è solo un modesto rimbalzino fisiologico che nulla fa sperare per il futuro, è realistica la previsione del governo? Lo vedremo, ma intanto Fmi ed Ue prevedono un +0,6%. Siamo agli zerovirgola, d’accordo, ma visto che in ogni caso di zerovirgola si tratta anche questa differenza va segnalata.

Il comunicato parla poi, per gli anni a venire, di «avvicinamento al 2,0%», ma in realtà la tabella del DEF immagina la seguente progressione: +1,3% nel 2015, +1,6% nel 2016, +1,8% nel 2017, +1,9% nel 2018. Un’evoluzione lenta quanto inarrestabile. Già, ma quanto credibile? Se noi andiamo a leggere i DEF del passato scopriamo che il trucco è sempre il solito, e consiste nell’ammettere (ma mai fino in fondo) la defaillance del presente, abbellendo sistematicamente i dati attesi per gli anni futuri, in base alla nota legge che «prima o poi tutto finirà per il meglio».
Giusto per fare un esempio, è in base a questo criterio che il DEF 2011 prevedeva un +1,3% per il 2012 ed un +1,5% per il 2013, anni poi rivelatisi invece di profonda recessione.

Al di là del fisiologico rimbalzino, cosa autorizza a pensare ad un’inversione di tendenza riguardo alla crescita? Niente. O, peggio, delle ipotesi meramente ideologiche, senza alcun riscontro scientifico. Che le cose stiano così ci viene confermato da alcune proiezioni contenute nel DEF e messe in evidenza dal Sole 24 Ore del 9 aprile.
Secondo queste proiezioni, la «Riforma del mercato del lavoro» (alias precarizzazione estrema) varrebbe un incremento di Pil dello 0,8% al 2018; mentre un analogo incremento verrebbe determinato dalle «Liberalizzazioni e semplificazioni», e si potrebbe continuare con simili amenità. Qui, per brevità, mi sono limitato a citare il dato al 2018, ma valori in crescita progressiva sono indicati già a partire dal 2014.

Ora, è ormai un quarto di secolo che si liberalizza e si precarizza, ed in questo periodo la tendenza alla crisi non ha fatto altro che accentuarsi, fino ad esplodere violentemente nel 2008. Perché mai questa volta, invece, liberalizzazioni e precarizzazione – al di là della loro negatività sociale, che non ha bisogno di troppi commenti – dovrebbero compiere il miracolo?

Non solo, così come si sovrastimano gli effetti di queste misure, si sottostima invece l’effetto negativo della politica dei tagli alla spesa pubblica sul Pil. Un impatto che si vorrebbe contenuto tra -0,2 e -0,3%. E’ credibile tutto ciò quando si dichiara di voler arrivare a tagli di spesa di 32 miliardi di euro (pari al 2% del Pil) nel 2016?
Ovviamente no, ma chissenefrega, che l’importante è portare a casa la pelle alle europee.

2. La piena accettazione dei vincoli europei 

Com’era prevedibile, Padoan non ha fallito la sua missione, ed – almeno sulla carta – a Bruxelles arriveranno numeri perfettamente allineati con la tabella di marcia imposta dal Fiscal compact. Così, giusto per ribadire che da parte europea non c’è nessun allentamento dei vincoli, e che da parte italiana c’è il solito «obbedisco» di sempre.

Quanto sia credibile questo percorso di rientro del debito è un altro discorso, che vedremo più avanti. Sta di fatto, però, che il percorso rigorista viene accettato in pieno, come ci dicono i numeri che seguono.
Il rapporto debito/Pil, al 132,6% nel 2013, viene previsto ancora in aumento (134,9%) nel 2014, ma dal prossimo anno dovrebbe iniziare a scendere con velocità supersonica fino al 120,5% annunciato per il 2018. Una picchiata in linea con la tempistica di rientro del Fiscal Compact.

Idem per quel che concerne il famoso 3% nel rapporto deficit/Pil. Era questo il vincolo che Renzi faceva intendere di voler sfidare, ma le visite a Bruxelles, Berlino, e perfino nella Parigi dell’inadempiente ma politicamente decotto Hollande, hanno vivamente sconsigliato al berluschino fiorentino di insistere su quel tasto.
Evidentemente, l’annuncio di quello strappo altro non era che una delle tante sparate del bomba, ma di questo eravamo già certi.
Ecco allora il suo piano, che anziché essere di sfondamento è invece di mesto rientro.
Secondo il DEF al -3,0% del 2013, dovrebbe seguire un – 2,6% nel 2014, fino ad arrivare progressivamente addirittura al segno più (+0,3%) nel 2018.

3. Come verrà rispettato il Fiscal compact?

Eccoci allora arrivati al punto più interessante. Tanto più che il bomba ha già dichiarato che non vi saranno altre manovre. Ah no? E come li fa tornare i conti, con la bacchetta magica?
In realtà Renzi, probabilmente per la fretta che lo contraddistingue, non ha avuto modo di completare la frase, perché altrimenti avrebbe certamente detto che non vi saranno altre manovre… fino al 25 maggio, naturalmente.

Tra tutte le leggende, quella sul “Fiscal compact? No problem” è una delle più assurde.
A rilanciarla ci ha pensato Padoan, che ha affermato che basterà «ottenere una crescita nominale del 3%, di cui un 1% di aumento del Pil e un 2% di aumento dell’inflazione, e la ghigliottina ci sarebbe risparmiata, perché il debito si ridurrebbe in automatico per il solo effetto della crescita del Prodotto lordo».
(M. Giannini, La Repubblica del 9 aprile)

Semplice no? Peccato che la crescita sia sotto l’1% e l’inflazione vada dirigendosi verso lo zero.
E già solo per questo i conti non tornano. Ma non è questo il peggio. Il peggio, che è anche naturalmente il non detto, è che questo simpatico meccanismo di «rientro automatico» (a proposito, ma come mai il fior fiore dei bocconiani al governo non ci ha mai pensato prima?) si basa su un altro punto fermo, un numerino apparentemente innocente quanto foriero di nuovi pesantissimi sacrifici.

Abbiamo già visto il “virtuoso” rientro (sulla carta, beninteso) del deficit dal -3,0% del 2013 al +0,3% del Pil nel 2018. Si tratta di un recupero di 3,3 punti percentuali di Pil, pari all’incirca a 54 miliardi. Una massa di denaro che, se calcolata sull’avanzo primario, si ridurrebbe a circa 45 miliardi, in virtù della minor spesa prevista per gli interessi.

E qui dobbiamo aprire una parentesi. Siccome – soprattutto per gli effetti del Quantitative easing americano - il peso degli interessi è diminuito negli ultimi tempi, il governo si spinge a prevederne un ulteriore calo nei prossimi anni (dal 5,3% sul Pil del 2013 al 4,7% nel 2018). Calcolo abbastanza azzardato, non solo perché nuove crisi finanziarie sono assai probabili, non solo perché il Quantitative easing europeo (ammesso che si faccia) andrà probabilmente a dirigersi verso titoli del sistema bancario piuttosto che verso i bond del debito pubblico, ma soprattutto perché se si auspica una ripresa dell’inflazione essa andrà sì ad incrementare il Pil nominale, ma giocoforza aumenterà nella stessa misura i tassi sui titoli pubblici di nuova emissione.

Dunque, abbiamo visto che anche nella migliore delle ipotesiserviranno almeno 45 miliardi all’anno di tagli e/o nuove tasse. Ne serviranno certamente di più, perché la crescita sarà più bassa ed i tassi di interesse prevedibilmente più alti, ma anche volendo accettare la stima dei 45 miliardi – ovviamente non esplicitata nel DEF, ma facilmente ricavabile dai numeri lì esposti -, la domanda è: dove li prenderanno?

4. Da dove verrà questa montagna di denaro?

Come ognuno avrà ben capito entrano qui in gioco i tagli di spesa: addirittura 32 miliardi al 2016. Ma i tagli alla spesa non sono affatto una piacevolezza come si vorrebbe far credere mettendo all’asta le auto blu su e-bay. Essi andranno a colpire in primo luogo la sanità (comparto dove si concentra il grosso dell’acquisto di beni), il welfare (pensioni di invalidità), nonché il pubblico impiego, non solo tagliando i salari, ma diminuendo drasticamente il numero degli occupati. Che è poi un modo assai singolare di ridurre la disoccupazione sotto il 10%, come da un’altra recente sparata del bomba.

Ma anche prescindendo da queste considerazioni sociali – per noi ovviamente del tutto imprescindibili – resta il fatto che non solol’obiettivo di 32 miliardi è assolutamente irrealistico, ma che il governo (sempre nel DEF) dichiara di volerlo destinare alla riduzione del «cuneo fiscale», dunque con un effetto sui conti pubblici pari a zero. 
Naturalmente, solo il tempo ci dirà come andranno le cose, ma se i tagli verranno destinati all’aggiustamento dei conti salterebbe quella riduzione fiscale che, nelle dichiarazioni del duo Renzi-Padoan, dovrebbe essere uno dei fattori della mitica crescita. Dunque, ancora una volta, i conti non tornano.

Conclusioni (quando i nodi verranno al pettine)

La conclusione di questa breve disamina del DEF è assai semplice: il bomba mente sapendo di mentire.
I suoi sono numeri scritti sulla sabbia. Ma questa, ammettiamolo, non è una notizia. La notizia è che i suoi spazi di manovra sono gli stessi di chi l’ha preceduto. Lui è solo un venditore più bravo. Qualità non secondaria, come riconosce Fabrizio Forquet nel suo editoriale di commento sul Sole 24 Ore, laddove dice assai esplicitamente che Renzi è sì un populista alla ricerca di un facile consenso, ma che il blocco dominante non può farne a meno, perché senza consenso (vedi Monti e Letta) non sarebbe possibile portare in porto le (contro)riforme che interessano a lorsignori.

I quali gridano evviva per un DEF truffaldino, che mette i numeri che piacciono all’Europasenza dire con quali misure raggiungerli per non dispiacere gli elettori. Un trucco che verrà ben presto svelato.

E quando, tra qualche mese, i nodi verranno al pettine, quando insomma si dovrà discutere della prossima Legge di stabilità, il renzismo mostrerà appieno il suo straordinario vuoto strategico. Nel frattempo però, con uno straordinario sostegno mediatico, il bomba proverà ad incassare un buon risultato alle europee.
Che il boccone elettorale gli vada di traverso!

PS - A proposito di populismo (quello vero). L’organo degli “anti-populisti”, cioè La Repubblica, così titolava ieri a proposito del DEF:«Stangata su banche e manager».
Attendiamo un’ondata di suicidi di banchieri e manager di Stato, in caso opposto le scuse del direttore del giornale Ezio Mauro o, meglio ancora, del sig. De Benedetti, tessera n° 1 del Pd.
I disoccupati, che stanno veramente pagando la crisi, anche per le politiche sostenute da quel giornale e da quel partito, gradirebbero almeno di non essere presi in giro.

http://sollevazione.blogspot.it/2014/04/ecco-svelato-limbroglio-del-def-di.html

Scritto da Aurora Lagravinese

 

pino

Per tantissimi anni non si è mai saputo se la mafia nella nostra Italia esistesse, o fosse una semplice voce di corridoio. Secondo alcuni era un’invenzione dei giornalisti, secondo altri un’enfatizzazione della delinquenza comune. I vari pentiti hanno chiaramente affermato che la mafia esiste e non era un’invenzione dei giornalisti, né tantomeno una voce di corridoio. Ne hanno spiegato l’organizzazione interna, hanno svelato i segreti più profondi, hanno parlato delle connessioni con la politica e le imprese, delle estorsioni, della divisone del territorio, dei traffici.  A questo punto risulta impossibile accettare come legittima ogni sorta di disconoscimento del fenomeno mafioso, e delle varie connessioni ad esso legate. Chi voleva sapere ha avuto la possibilità di farlo.

Però, da questo momento in poi, pochi hanno contribuito alla lotta alla mafia attraverso la loro testimonianza, piuttosto hanno accettato passivamente la realtà criminale. Anche il silenzio di chi sa e non parla, di chi aiuta, di chi favorisce la mafie e i suoi componenti è un reato. La criminalità, attraverso la violenza, la strategia del terrore, si assicura un’incolumità inimmaginabile.

Ci sono alcuni uomini però, che hanno abbandonato il silenzio, l’omertà e hanno rivelato alle autorità competenti tutto ciò che sapevano. È inutile affermare che hanno letteralmente messo in gioco la loro vita e quella della loro famiglia. La mafia non ha l’abitudine di lasciare in vita le persone che la affrontano, che possono contribuire a farne condannare i componenti. Dunque, per la loro scelta di legalità, hanno accettato di lasciare la loro terra, la loro famiglia, partendo senza certezze e con molti interrogativi, <come se i criminali fossero loro> [Organizzare il coraggio di Pino Masciari]. Insomma uomini che si sono affidati e si affidano allo Stato, <che mettono la loro vita e quella dei loro familiari nelle mani del magistrato> [dott. Franco Roberti – Confessioni di un killer]. Lo stato, con la legge n°45 del 13 febbraio 2001, ha introdotto la figura del testimone di giustizia, e con questa ha esteso a loro, come aveva già fatto con i collaboratori di giustizia in precedenza, vari provvedimenti. Si parla di protezione fino alla effettiva cessazione del pericolo per sé e i familiari, alla capitalizzazione del costo di assistenza, ad una somma mensile a titolo di mancato guadagno. Insomma, almeno sulla carta, lo Stato mette il cittadino nella situazione ideale per la testimonianza.

Parliamo però della cruda realtà di questa scelta di lotta alla mafia. Assegni non corrisposti, scorta fantasma, documenti con nuova identità mai ricevuti. E ancora, case di copertura sporche, inadatte, assenza di ogni rappresentante delle istituzioni nei momenti cruciali del Programma di protezione. E se vogliamo che questa sia una condanna allo Stato, perché non parlare dei carabinieri, dei poliziotti, e anche dei giudici, che invece di incoraggiare la scelta di testimoniare contro la mafia, cercano di metterla in discussione?

I testimoni sono solo incoraggiati da quel senso dello Stato, da quel senso di giustizia che li ha portati fin lì. Dunque, vite in balia della loro scelta e dei sicari mafiosi pronti ad ammazzarli senza pietà alcuna. Sembra quasi si stia parlando di un altro stato e non di quello che ha approvato la legge 45\2001. Uno stato che incentiva l’omertà più che la testimonianza. Come si pretende che un cittadino svolga il suo dovere se le istituzioni non sono al suo fianco? Infatti la mafia è ancora lì, proprietaria del territorio, che controlla e gestisce ogni cosa. Se si vuole cambiare questa situazione in meglio, bisogna per prima cosa che lo Stato sia presente fisicamente, attraverso i suoi rappresentanti, e dove possibile anche umanamente. È questa consapevolezza di non essere abbandonati che permette di alzare la testa, di non sottostare più alle pretese assurde delle ‘ndrine calabresi, dei clan della Camorra, delle famiglie siciliane.

I testimoni di giustizia comunque hanno saputo far fronte alle disorganizzazione, alle mancanze e hanno continuato sulla loro via. Scorta, o meno, hanno testimoniato in aula, e con l’introduzione della prova orale, hanno fatto condannare uomini dei clan, così come gli uomini delle istituzioni. Nel momento in cui lo Stato era assente hanno contato sulle loro forze, sugli amici, sui sostenitori che danno una pragmatica impressione di aver fatto la scelta giusta. È questo il risultato di una sorta di rifiuto per principio di < quel puzzo del compromesso morale> di cui, a suo tempo, parlava Paolo Borsellino.

Anche se implicitamente raccontata, questa è la storia di Pino Masciari, il maggiore testimone di giustizia italiano, ma anche di molti altri che si conoscono meno, che hanno guardato allo Stato per tanti anni, chi più, chi meno, come un nemico corrotto, contro cui combattere quotidianamente, piuttosto che potersi affidare.

Sarebbe auspicabile per tutto il Paese, e non solo per le regioni meridionali, che per troppo tempo sono state ritenute le uniche interessate dal fenomeno mafioso, che lo Stato incentivi ogni testimonianza. È necessario che metta realmente in pratica ciò che l’ordinamento giuridico italiano prevede, che indaghi sulla parte losca, corrotta delle istituzioni. Infine è urgente che la situazione cambi, che si trovi un modo concreto per proseguire efficacemente nella lotta alla mafia.

Articolo scritto da Aurora Lagravinese

Tratto integralmente da: http://teenreporters.cogitoetvolo.it/qui-la-mafia-ha-perso/

Autore: Marcello Foa

Fonte: http://www.enzopennetta.it/2014/04/puo-andare-peggio-di-cosi/

Vorrei scrivere non uno ma una decina di post. E mostrarvi il bellissimo, commovente, sconvolgente reportage “Il più grande successo dell’euro”, realizzato  in crowdfunding da i 101 Dalmata, di cui al convegno é stata mostrata un’anteprima. E, ovviamente, dar conto, come richiesto da molti di voi, del mio intervento sui sui media e la crisi. Manterrò la parola. Per ora devo limitarmi  a riportare tre concetti che mi hanno colpito. Anzi, due idee e una sconcertante eppur illuminante rievocazione.

I concetti:

1) Non è vero che bisogna stare nell’euro per fare le riforme. E’ vero esattamente il contrario: oggi i criteri di Maastricht, il Fiscal Compact, le imposizioni della Troika impediscono ai singoli Paesi di adottare le misure che sarebbero necessarie per rilanciare davvero l’economia.

Oggi invece siamo in una situazione in cui la Troika invita i Paesi a far di più per la crescita ma al contempo impone misure di austerità così dure, draconiane, insensate da rendere impossibile un rilancio dell’economia.Anzi, quelle misure finiscono per peggiorare la situazione. E poi, considerato che nessun Paese riesce  a rilanciare – perché é impossibile, a meno di violare le leggi della natura – la stessa Troika incolpa gli stessi Paesi, che in realtà sono incolpevoli perché da anni stanno seguendo – inutilmente! –  la volontà di Bruxelles (come l’Italia, le cui entrate correnti sono da tempo superiori alle uscite correnti. A proposito: lo sapevate?). Ecco perché la situazione è molto diversa da quella descritta dall’establishment e dalla maggior parte dei media.

Se resti non puoi crescere e verrai continuamente rimproverato, punito. Non hai speranza.

Se esci torni ad essere libero di riformare l’economia, di liberare la forza dell’imprenditoria oggi avvilita, di riprendere il controllo della propria moneta.  E, non appena ridato forze a un’economia oggi anemica, di tagliare gli sprechi, di tenere sotto controllo il deficit, di ridurre davvero e in modo duraturo il debito pubblico. Insomma, puoi giocartela.

2) Oggi il fronte europeista terrorizza gli elettori sostenendo che lasciando l’euro la gente perderà il lavoro, le case perderanno valore, l’economia morirà. Ma, pensateci bene, come ha rilevato lo stesso Bagnai: tutti questi catastrofici effetti si sono già manifestati, in misura drammatica in Grecia, in modo sempre più evidente in un’Italia dove la disoccupazione ha raggiunto punte mai viste e dove il mercato immobiliare è in caduta libera.

Dunque di cosa bisogna avere paura? L’euro vi ha già rovinato la vita…

3) La rivelazione. Giorgio La Malfa ha evocato un  incontro con Tommaso Padoa Schioppa, scomparso alcuni anni fa, e considerato uno dei padri dell’euro e di questa Europa. Un giorno La Malfa gli disse: “Tommaso, guarda che l’euro non può funzionare”. Risposta di Padoa Schioppa: “E cosa credi che non lo sappiamo?”

Capito?

Serve altro?

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