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La domanda non è oziosa. Non è cioè una provocazione scherzosa, paradossale, divertente, da chicchera del dopocena con gli amici, sgranocchiando bagigi e frutta secca (se d’inverno) o finendo le fragole col gelato (se d’estate). La domanda è terribilmente seria, e anzi va posta correttamente così: per il bene comune, collettivo, per il bene della società, è più dannosa l’attività di un falsario o quella del sistema bancario?
- Entrambe infatti immettono liquidità nel sistema.
- Entrambe creano liquidità senza alcun corrispettivo d’oro o qualsivoglia sottostante.
- Entrambe abbassano il valore unitario del denaro, creando inflazione.
E fin qua, i punti in comune. Esistono però alcuni punti che le distinguono:
- L’attività del falsario è illegale, quella del sistema bancario no.
- Il sistema bancario crea moneta debito, cioè per ogni “X” di moneta creata, crea un “X + Y%” di debito (con Y sempre maggiore di zero, a volte anche 50, 60% nel caso dei mutui a lunga scadenza), il falsario immette la sua moneta in circolo spendendola, quindi senza alcun debito associato.
- Il falsario pertanto non ipoteca alcun bene di creditore per creare il suo denaro, e non ci saranno creditori disperati che si suicideranno, alla fine, per aver perso tutti i loro beni (e quelli dei firmatari a garanzia del prestito, tipicamente genitori, suoceri, nonni, ecc.).
E siccome con la creazione di un debito illimitato, irripagabile, stiamo tutti (individui, famiglie, imprese, stati) perdendo la nostra libertà, gravando e ipotecando le future generazioni, decisamente l’attività del falsario è meno dannosa alla società di quella del sistema bancario.
- Che il cervello fosse diviso in due parti con compiti, attitudini, predisposizioni diverse, lo sapevamo già.
- Che le due parti devono collaborare fra di loro perchè una persona sia in equilibrio, anche.
- Che è in fondo lo stesso equilibrio di una persona matura che ha, al suo interno, assimilato la parte paterna e materna dell’educazione (vedi E.Fromm: “L’arte di amare“), anche.
- Che la parte destra fosse quella che percepisce le cose nel loro insieme, che sente il tutto, mentre la sinistra è quella della analisi, della parola, della scrittura, anche (avevo un libro di arte, da giovane, “Disegnare con la parte destra del cervello“, cioè in maniera percettiva, olistica, sintetica, non analitica).
Insomma, tutta la Realtà che ci circonda sembra vivere di questa dualità di opposti che si attirano e complementano (alla faccia di chi vuol farci credere che due poli magnetici della stessa carica si attirano, e che questo sia naturale e normale: semplicente la Natura NON funziona così, inutile arrampicarsi sugli specchi a cercare di giustificare l’ingiustificabile.) Ma non è questo il punto.
Il punto è che quando senti queste cose dalla viva voce di chi le ha vissute, è tutta un’altra cosa. Vi propongo un video della serie “TED: ideas worth spreading” (idee che vale la pena di far circolare). Quello che impressiona, in questo video (20 minuti scarsi) è che a raccontare tutto questo sia una neurologa che, 8 anni prima, aveva vissuto un ictus alla parte sinistra del cervello, e quindi, da una posizione “privilegiata”, può raccontare la sua esperienza, conclusasi felicemente (ma all’inizio non si sapeva se sarebbe sopravvissuta, ed dovette ricominciare a parlare, come una bambina appena nata). Un’esperienza tutta da ascoltare.
Nel libro scritto a 4 mani con Monia Benini (“Risvegliàti: e adesso cosa facciamo?“) abbiamo inserito alcune conseguenze negative del meccanismo di produzione della moneta così come è oggi. Di fatto, l’esistenza di una ristretta minoranza di individui, che con la creazione del denaro acquisisce un potere enorme, fa sì che, proprio per mantenere lo status quo, questa minoranza cerchi di influenzare (e ci riesce benissimo) altri settori della società,dalla medicina all’informazione, dalla scienza all’istruzione, dagli studi di economia politica alla promozione (o cancellazione) di tecnologie per la produzione di energie, ecc.
E tutto sommato sono convinto che il mercato sia così “drogato” dall’esistenza di questi interessi forti (che non hanno alcun limite nella disponibilità di liquidità) al punto che i loro effetti si riverberano su ogni aspetto della nostra società. Come ben spiegato in questa lunga intervista a Nando Ioppolo, esiste una sotrta di “sistema unico di pensiero” che promuove una serie di falsità auto-sorreggentesi una con l’altra, e per impedire che il sistema corrente di pensiero sia messo in discussione deve stare attento ad ogni dettaglio, in ogni settore della società, finanche alla cultura, al costume, lo sport.
Con il cantante del gruppo padovano Piccola Bottega Baltazar (già scritti alcuni post, qui, qui e qui) Giorgio Gobbo,
scherzavo sul fatto che lui avesse imitato Alan Sorrenti (il famoso “figlio delle stelle“) e lui mi faceva notare che questo cantante, prima di diventare famoso con un pezzo tutto sommato molto “leggero“, aveva prodotto musica impegnata, cosiddetta underground, in lavori precedenti (ovviamente senza alcun successo!). In particolare Giorgio mi segnalava questo articolo che si conclude con queste – almeno per me – illuminanti parole:
Fallito il sogno della rivoluzione e dell’uguaglianza sociale, non rimaneva che cercare di sovvertire le proprie vite nelle discoteche, in cui l’identità quotidiana di ognuno poteva eclissarsi. “Avvolti dalle ombre”, l’operaio e la figlia dell’avvocato potevano incontrarsi, stare “silenziosamente insieme” e amarsi: annullate magicamente le differenze di classe nella notte disco, ognuno può credersi figlio delle stelle, anche nel senso delle star, per un incontro fuggevole in cui però “io non cerco di cambiarti”, dato che “so che non potrò fermarti” e al termine del quale “tu per la tua strada vai”. L’essenza della disco è tutta qui: sogno di benessere materiale, disinvoltura sessuale, edonismo almeno per una notte per fuggire dal grigio immutabile della vita di giorno. Forse non a caso, Figli delle stelle sarebbe uscito dalla Top ten solo dopo l’approvazione della legge sull’aborto:serendipità?
Quindi la promozione o l’occultamento di alcuni brani, alcuni autori sarebbe sottomessa ad una valutazione di opportunità, di potenziale pericolosità per i poteri forti? Lo sostiene anche David Icke, quando dice che il potere immenso che deriva dalla proprietà del denaro e dalla possibilità di finanziare questo o quel progetto, estende i suoi tentacoli anche in aspetti apparentemente secondari, come le canzonette,decidendo chi far trionfare e chi tenere nell’ombra, chi avrà successo e venderà milioni di copie e chi invece non avrà neanche la possibilità di farsi notare. Anche Sandy Marton, il biondo dai capelli lunghi con la tastiera a tracolla, aveva raccontato in un’intervista che aveva provato per anni a sfondare con musica impegnata… poi, d’improvviso, il successo inaspettato, enorme, travolgente, con un brano orecchiabile, sì, ma assolutamente scialbo come “People from Ibiza“.
Ecco perchè le regole del gioco vanno cambiate. E noi, pionieri in questa battaglia, dobbiamo avere pazienza con i nostri vicini e spiegare, senza fretta, ma con insistenza, quali sono i motivi (innumerevoli ormai) per cui questa è una buona battaglia ed è bene che anche loro si uniscano a noi. Perchè nessuno può chiamarsi fuori e dirsi non interessato. Ci siamo tutti dentro, che lo vogliamo o no.
Con una manovra di “spinta” all’economia il governatore della BCE, Mario draghi, ha abbassato il tasso ufficiale allo 0,5%. Quindi “il denaro costa meno” come ci hanno ripetuto i gironali e le tv, e questo dovrebbe incentivare chi ha un’idea imprenditoriale, chi vuiole fare investimenti, chi ha necessità di denaro.
Solo brevi osservazioni, peraltro già note a chi frequenta queste pagine.
- Se io presto soldi ad un amico, è giusto, normale, corretto che questo amico a) me li restituisca dopo un po’ di tempo, e b) me li restituisca con un po’ di interesse. L’interesse è dovuto per coprire la mia indisponibilità (finchè ce li aveva lui io non potevo usarli) e ilmio rischio (ho corso il rischio che non me li restituisse). Ma se i soldi li presta una banca, questi due pilastri vengono a cadere: a) la banca non si è privata di alcunchè (se non di una parziale indizponibilità, nel senso che non può prestare ad libitum ma solo secondo certi parametri Basilea2 e 3 le regole del fractional reserve banking, e b) la banca non ha rischiato alcunchè in quanto per prestare “100″ chiede di norma ipoteche su beni reali per almeno “150″;
- Perchè allora il tasso non può essere ridotto a zero? Ma perchè la banca, in questo caso la BCE, non può svelare il meccanismo di creazione del denaro: quindi deve far finta di aver bisogno dell’interesse, altrimenti sarebbe fin troppo chiaro che crea dal nulla, presta promesse di pagamento di denaro che non ha;
- Questo servirà a rilanciare l’economia? No, perchè tutta la nostra economia è affogata nel debito (diretto o indiretto, rate del mutuo o tasse, che altro non sono che restituzione del debito pubblico spalmato sui cittadini, e inflazione, cioè l’effetto diretto della creazione sconsiderata di denaro da parte delle banche) e finchè non cambia il sistema stiamo solo decidendo il colore dei tappetini dell’auto che ci sta portando verso il burrone: non cambia nulla.
Ascoltando i TG in questi gioni sono preso da un misto di sconforto e di rabbia a sentire come si parli del nulla facendo credere che quelle siano cose importanti: IVA, IMU, austerity, riforma del lavoro, ecc., ben sapendo che la partita vera, quella se perpetrare il nostro stato di schiavi dei banchieri per il tramite dell’Unione Europea è già stata giocata, dietro le quinte.
E indovinate chi ha vinto.
Domanda: è possibile collegare tutti e 9 i puntini sopra, con solo 4 segmenti retti (senza curve), collegati fra di loro (senza cioè staccare la penna dal foglio)?
In questo come in molti altri gochi del genere, esiste di solito una difficoltà che deriva dai limiti che il partecipante si auto-impone: limiti, si badi bene, che non sono contenuti nell’enunciato del gioco, ma che, per convenzione, per abitudine, per tradizione, sono in qualche misura “dati per scontati“.
Per questo si usa il modo di dire: “to think out of the box“: per risolvere un problema apparentemente insolubile bisogna avere la capacità di abbandonare schemi consolidati, affrontare nuovi percorsi, strade mai battute prima. A pensarci bene, è il cosiddetto “uovo di Colombo“: nessuno dei partecipanti avrebbe mai pensato che si potesse rompere, schiacciandolo alla base: eppure, nelle ipotesi iniziali non si era detto “… senza romperlo“. Leggi il resto di questo articolo »
Riporto questo simpatico racconto perchè mi sembra utile per introdurre ai diversi approcci alla malattia secondo la medicina tradizionale e quella hameriana.
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Testimonianza: mordere, seni frontali, gastrite, costipazione, eruzione cutanea
13.02.2013
Un saluto solare alla famiglia Pilhar e a tutti quelli che conoscono la Medicina Germanica!
I 10 giorni appena trascorsi sono stati molto conflittuali ed estremamente istruttivi. Affinchè anche altri possano trarre profitto da queste esperienze scrivo questa testimonianza – che, ammetto, è un po’ lunga. Premessa: mia moglie (25) e io (41) viviamo da quasi 2 anni su una barca a vela, attualmente ai Caraibi, e conosciamo la Medicina Germanica da molti anni sia in teoria che in pratica.
Il 17 di agosto 2012 è nato nostro figlio Marius a Maiorca (cioè al largo di Maiorca, nel nostro caso). Il 1 febbraio di quest’anno, a Santa Lucia, abbiamo preso a bordo come ospite pagante una pediatra 26-enne fresca di laurea (destrimane) che stava facendo una breve vacanza ai Caraibi prima di venir lanciata sui piccoli pazienti in un ospedale tedesco. I suoi ultimi giorni di vacanza quindi, in mare, con noi. Noi eravamo coscienti fin dall’inizio che sarebbe stato difficile (molto conflittuale) se avessimo parlato di MG di fronte a lei, perchè saremmo stati per 10 giorni letteralmente sulla stessa barca, e per questo decidemmo che questo tema sarebbe stato per noi tabù. Leggi il resto di questo articolo »
di Alberto Medici
(In particolare al presidente del consiglio, e ai ministri del tesoro, finanze e dello sviluppo.)
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Egr. Presidente del Consiglio, egr. ministri;
L’attuale crisi economica non è congiunturale, è strutturale. E affrontarla senza affrontare il meccanismo di creazione del denaro è come voler dare una mano di intonaco ad una casa che sta crollando: vanno rifatte le fondamenta, non serve ritoccare la facciata (anzi, peggio, ritinteggiare la facciata impedisce a chi lo abita di rendersi conto del reale stato delle cose).
Il settore finanziario, da settore di servizi all’economia e alla società, è diventato il vero padrone di questo mondo. E come ha fatto? impadronendosi del diritto di creare moneta.
Tutto il denaro esistente al mondo è creato da banche commerciali (private) e centrali (apparentemente pubbliche, di fatto anch’esse private) che lo creano a debito. Cosa significa a debito? Significa che le banche non hanno la stampante per creare denaro (sarebbero falsari) nè si auto-accreditano somme sui propri conti correnti (anche questo sarebbe molto simile all’opera di falsari). Leggi il resto di questo articolo »
Lo confesso: i miti del liberismo, della capacità di autoregolamentazione dei mercati, il mito della cosiddetta “mano invisibile del mercato” che regola i prezzi, sposta i mercati del lavoro, delle merci, dei capitali laddove si trovano sbocchi migliori, ripianando le differenze e allineando i livelli, come in un sistema di vasi comunicanti, mi aveva preso, da giovane. Al punto che ero convinto che valesse la regola del “meno regole ci sono e meglio è” (anche perchè, di fondo, io sono un anarchico: insofferente ad ogni tipo di autorità, anche quella che io stesso ero tenuto ad avere col mio gruppo, infastidito al pensiero che ci sia qualcuno che abbia bisogno di un altro che gli dica cosa fare, anche se quell’altro ero io).
Ciononostante riconosco che un minimo di regole ci deve essere, quantomeno per evitare i soprusi da parte dei più forti, dei più arroganti, dei più violenti nei confronti dei più deboli, degli indifesi, degli ultimi. E fra questi soprusi vanno sicuramente annoverati anche quelli non rivolti direttamente a qualcuno in particolare, ma anche quelli contro la collettività: se una azienda inquina l’aria, che è un bene di tutti, giusto multarla, fermarla, impedirle insomma di danneggiare un bene comune.
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A seguito segnalazione, sono entrato in contatto con i ragazzi di Racale (Lecce) che hanno fondato l’associazione “LapianTiamo” (www.lapiantiamo.it) per la coltivazione in Italia della Cannabis ad uso terapeutico. Lucia e Andrea, i fondatori, soffrono infatti di Sclerosi Multipla e solo con l’uso della cannabis, attualmente importata dall’Olanda, riescono a condurre una vita normale; ma non è semplice (pochi medici disposti ad effettuare le prescrizioni) nè economico (certo più economico dell’Interferone, ma pur sempre 18-20 € a grammo); a questo punto, anche sostenuti da un sindaco illuminato hanno deciso di partire a coltivare alcune piante per essere autonomi (in tutti i sensi).
Che dire? Io auguro loro di tutto cuore di avere successo, di essere gli apripista di una rivoluzione che riabiliti questa pianta dalla millenaria tradizione e dai molteplici usi, messa al bando, come ben spiega Massimo Mazzucco nel suo documentario, per lasciare spazio a prodotti industriali e brevettabili. Leggi il resto di questo articolo »
Dall’amico Andrea Cavalleri ricevo e più che volentieri pubblico. Nonostante sia un po’ lungo, ho ritenuto opportuno lasciare il pezzo come un unicum, anche per non vanificare lo sforzo di sintesi che Andrea ha operato. Mi sono permesso di aggiungere qualche grassetto qua e là (potevo, Andrea?)
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Nel 1916 a Berna, usciva la prima edizione de “Il sistema economico a misura d’uomo”, opus magnum di un grande uomo che dopo una vita d’azione e di successi (familiari, commerciali e imprenditoriali) esprimeva organicamente il suo pensiero sulla società economica. Uso il termine “società economica” per riassumere lo sguardo onnicomprensivo che Silvio Gesell getta sulle attività che l’uomo intraprende per soddisfare i suoi bisogni vitali. Questo modo di vedere l’economia, ben lontano dagli “ozi accademici”, non si limita a compiacersi di qualche “scoperta” che non serve a nulla (tipo l’autoregolamentazione del mercato) ma va al cuore dei problemi, avendo come presupposto il fatto che l’economia deve servire la persona umana (tutte le persone di questa terra) e non se stessa o un ristretto gruppo di fortunati. In una conferenza sulla pace, tenuta a Berna nel 1917, l’autore diceva: “… la crescita culturale e mentale avviene se non si è schiacciati dalle necessità quotidiane e in una società ben organizzata ricchezza e povertà non devono esistere [come forma congenita ndA] e dovrebbero suscitare in ogni uomo libero orrore sorpresa e rivolta. Pace e libertà sono sinonimi ed è veramente libero solo l’uomo che possa modificare la sua posizione economica col suo lavoro e in funzione delle sue necessità”. Leggi il resto di questo articolo »
Agli appassionati di finanza, economia, flussi monetari, multinazionali, ecc. consiglio vivamente la visione del documentario che allego sotto: “The tax-free tour” (il giro senza tasse). Con una serie di interviste, condotte in giro per il mondo, viene fatto vedere come le maggiori corporations del mondo (91 fra le prime 100 hanno società nei paradisi fiscali!) riescano ad eludere le tassazioni dei paesi in cui operano e a spostare i profitti dove non vengono tassati per nulla o con percentuali irrisorie.
In Olanda, ad esempio, i profitti da proprietà intellettuale non sono tassati che ad un misero 1-2% (la cifra esatta non è nota, si fanno trattative riservate con l’amministrazione fiscale), per cui esistono interi palazzi di “email-company“, compagnie fantasma che hanno una email, un indirizzo fisico, magari anche un numero di telefono (a cui risponderà una segreteria o magari anche una persona in carne ed ossa, con l’inoltro delle chiamate si può far rispondere in qualunque parte del mondo una chiamata “apparentemente terminata” in Olanda), ma di fatto sono assolutamente scatole vuote. Scatole vuote che però fanno enormi profitti, drenandoli da quelli delle compagnie a cui appartengono, dove sarebbero tassate molto di più. Ma la cosa più divertente è che si può far passare per proprietà intellettuale qualsiasi cosa. Uno pensa: la tipica proprietà intellettuale è il software; ma se io faccio scarpe oppure ho una catena di ristoranti, che c’azzecca (per dirla alla Di Pietro) con la proprietà intellettuale?
Errore! Si vede che non lavorate in una delle quattro grandi società di consulenza, le big four (McKinsey, Ernst&Young, Deloitte e KPMG) dove l’unico limite è la fantasia. Sì perchè ad esempio la Starbucks, la famosa catena di coffee-bar, come potrebbe dirottare i suoi utili in Olanda, se non con la proprietà intellettuale? Il caffè/cappuccino sono
- prodotti nel paese dove si trova il bar;
- pagati nel paese dove si trova il bar;
- consumati nel paese dove si trova il bar.
Se esiste un principio di località della fiscalità, questo dovrebbe essere il caso meno “eludibile“. E invece… invece la Starbucks si è inventata un prodotto: un “Frappuccino“, misto fra frappè e cappuccino, e i diritti derivanti da questa “invenzione” li ha passati ad una società (ovviamente controllata al 100%) che, guarda caso, sta in Olanda. E la catena Starbucks in UK sono 15 anni di fila che in quel paese è in perdita.
Divertentissima la scenetta della commissione parlamentare inglese che, chiamati all’esame i rappresentanti delle multinazionali, li maltratta (e loro, buoni, si lasciano maltrattare, ovvio) per i loro comportamenti antisociali (=che eludono le tasse). Con Google, Amazon e Starbucks in prima fila, la “maestrina” che li riprende, e irride i loro maldestri tentativi di giustificare i loro comportamenti. Addirittura alla fine, di fronte alla specifica domanda: “Siete d’accordo che rientra fra i doveri verso la comunità di una società quello di pagare le tasse?” e tutti rispondono: “Sì, certo“, e continuando: “… e che queste tasse vanno pagate nei paesi dove si opera?“, mentre i rappresentanti di Amazon e Starbucks rispondono a testa bassa “Sì, certo“, quello di Google ci prova: “I profitti vanno tassati nei paesi dove l’attività che ha generato quei profitti si è tenuta…” e la commissaria, senza lasciarlo finire, lo interrompe ridendo: “Sì, alle Bermuda!!!!” (la sede di Google) con la risata generale della sala e l’omino Google che si zittisce e se potesse si sotterrerebbe.
Insomma, un documentario illuminante, per noi che siamo costretti a pagare tutto, anche di più del necessario, se il fatturato e il porfitto della nostra attività, in questi momenti di crisi, non rientra nei parametri degli studi di settore (caso unico al mondo: per dimostrare che NON evadi, che sei innocente, l’onere della prova sta a te: ma che discorsi sono? Come faccio a provare che NON ho evaso, se il mercato è in calo e il giro d’affari è diminuito?)
PS: per i più bravi, c’è anche un gioco online per vedere se avete la stoffa del consulente: scegliete una multinazionale, e spostate, in base ai diversi tipi di utili e di tassazioni, le operations e le attività in giro per il mondo. Impegnatevi però: in tempo di crisi lavorativa, se siete bravi non è detto che non vi assumano in una società di consulenza d’alto bordo. Il gioco si trova qui.
Nel film “Fair game“, storia vera di una spia della CIA, la protagonista, che aveva convinto alcuni scienziati irakeni a collaborare con gli USA in cambio dell’espatrio per loro e le loro famiglie, si trova ad un certo punto abbandonata dai suoi stessi superiori una volta iniziata la guerra, impossibilitata a garantire loro quella sicurezza che gli aveva promesso. Nel disperato tentativo di mantener fede alla parola data, una sera tardi va addirittura a casa del suo capo, e, di fronte alla sua indifferenza, gli urla: “ma come fai a dormire, la notte?!?” e questo, con la massima serenità, le risponde: “io dormo benissimo, la notte“.
Mi è tornata in mente questa scena mentre assistevo ad una presentazione sui derivati, o meglio di quei contratti che le banche facevano (lo fanno ancora? spero di no) firmare ai clienti malcapitati che chiedevano finanziamenti, spacciandoglieli come assicurazioni sul rischio. Il relatore che ci presentava questi meccanismi diabolici ci raccontava che alcuni ex compagni di studi erano proprio finiti a lavorare nelle banche come “progettisti” di questi prodotti finanziari, che hanno mandato sul lastrico tanti imprenditori. E gli chiedeva: “ma come fate a dormire la notte?” e la risposta, invaraibilmente, era sempre la stessa, più o meno questa: “noi facciamo quello che ci chiedono, poi le strategie della banca non le facciamo noi; la vendita al cliente finale non la facciamo noi; la valutazione del profilo di rischio del cliente non la facciamo noi“, e via dicendo. Leggi il resto di questo articolo »
Mi sto apprestando a tradurre in italiano il bellissimo articolo di Michael Rivero “All wars are bankers’ wars” (Tutte le guerre sono guerre di banchieri) dove viene esposta la stessa tesi di Bill Still nel suo “The money Masters“, solo che in una forma molto più concisa, meno prolissa, accattivante. Vedendo che nell’articolo viene ripresa una clip del film The International, che avevo già visto, sono tornato a vederlo incuriosito.
Guardandolo in effetti con occhio un po’ più critico, si scoprono alcune cose interessanti. Di cosa tratta il film? Un classico poliziesco, dove una coppia di agenti dell’Interpol, lui Clive Owen (Inside man, Elizabeth) lei Naomi Watts (Fair Game, The impossible, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, ecc.) impegnati in una indagine contro una grande banca internazionale, la IBBC (International Bank for Business and Credit, difficile non notare la somiglianza del nome con la tristemente famosa BCCI, la Bank of Credit and Commerce International, centrale di sostegno e finanziamento di una vastissima rete di traffici illegali). Una quasi omonimia certamente non per caso.
Ma fin qui, nulla di strano. Sparare sulle banche è un po’ come sparare sulla croce rossa, in un periodo di crisi: sono un mostro assetato di denaro, non concedono finanziamenti, chiedono tassi altissimi, ai limiti dell’usura, e poi, guarda guarda, sono utilizzate anche come sistema di riciclaggio di denaro sporco, per finanziare attività terroristiche. Se la cosa finisse qui, non ci sarebbe nulla di “scandaloso“ Leggi il resto di questo articolo »
L’amico Andrea Cavalleri ha scritto una interessante critica alla MMT qui su stampalibera: Non è moderna, non è americana e non funziona: la MMT. In particolare mi ha colpito un suo passaggio in cui mette in evidenza le due funzioni contrapposte della moneta:
“Lo Stato, nota Gesell, controllerebbe sì la totale massa monetaria, ma non avrebbe nessuno strumento per regolare la velocità di circolazione, perciò il sistema economico risentirebbe della contraddizione insita nella natura del denaro (il denaro usato abitualmente): di essere al tempo stesso mezzo di scambio e mezzo di risparmio. Il che significa che se circola (come mezzo di scambio) non viene risparmiato, ma se viene accumulato non circola, cosicché le sue due funzioni si fanno guerra, penalizzando inevitabilmente la vitale funzione di scambio, che è quella che sostiene ogni economia evoluta (che vive della divisione e specializzazione del lavoro).”
Interessante questa distinzione dei due ruoli per analizzare l’attuale situazione economica e prospettare qualche soluzione. Leggi il resto di questo articolo »
Chi frequenta queste pagine sa che siamo per una ristrutturazione del sistema creditizio in quanto il sistema attuale concede a delle società private l’immenso potere di erogare, creare dal nulla, “stampare” denaro (anche se sappiamo che non avviene fisicamente così), e assieme a tale potere viene inevitabilmente il potere di condizionare la politica, le politiche fiscali, del lavoro, sanitarie, ecc.: in una parola, il vero potere è sottratto al popolo (che invece diventa schiavo, vittima di un debito eterno) e resta concentrato nelle mani di pochissimi, potentissimi che non sono mai stati eletti in nessuna democratica votazione.
Ma tutto questo, come detto più volte, non ha nulla di illegale: il sistema prevede e anzi regola con delle norme precise questo tipo di economia. Pertanto l’unico tipo di cambiamento che si può auspicare è quello a livello politico. Che morale e legale non siano sempre coincidenti non è una novità: abbiamo molti esempi di comportamenti e situazioni che evidenziano come la legalità si una cosa diversa dalla moralità. Se uccidete un bambino nel grembo della sua mamma, prima dei 90 giorni dal concepimento, pur facendo qualcosa di altamente immorale non commettete nulla di illegale. Se vi rifiutate di andare in una guerra di aggressione a disobbedite agli ordini di uccidere un “nemico”, siete altamente morali ma commettete qualcosa di illegale per la quale, in tempo di guerra dichiarata, si è anche passibili di pena di morte, come disertori. Leggi il resto di questo articolo »









































