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Elezioni

Colgo l’occasione del dibattito in corso sul web e sui media tradizionali circa la formazione di un governo, per proporvi un articolo dell’amico Giovanni Birindelli, di cui abbiamo già pubblicato “il denaro e la legge” il 31 gennaio scorso. Invito alla riflessione tutti i lettori, senza pregiudizio e senza le lenti dei luoghi comuni e dei miti metropolitani.

Dopo aver letto il post, invito a non commentare per dire se si è d’accordo o meno, o per catalogare le mie parole o quelle di Birindelli con etichette o schemi ideologici. Non serve a nessuno di noi, autori e lettori. Serve invece che poniamo domande che magari non ci siamo mai posti, e che troviamo risposte nuove, fossero anche in contrasto con quanto abbiamo creduto fino a un momento fa, per tutta una vita.

Per parte mia, considero il sistema in cui viviamo, quello comunemente denominato democrazia, basato sul consenso, la spesa pubblica e le tasse, la tirannia perfetta & invulnerabile.

Perfetta : perchè fondata sul consenso dei sudditi mediante l’esercizio del voto, pia illusione di massa che la libertà coincida con l’inserimento a comando e secondo frequenza prestabilita, di una cartuscella colorata dentro a una cassetta di compensato. Leggi il resto di questo articolo »

431188_10152007636623912_962521096_nQuale olezzo, quale fetore sale, dalle bocche degli attuali questuanti.
Falsi tutti, oltre che ipocriti, vigliacchi e omuncoli.
Vogliono, mendicano voti, obrobriosi sempiterni dei programmi serali e notturni di mamma-mainstream, grande meretrice di vecchie puttane note e meno note.
Hey! Guardate, ci sono novità rispetto all’ultima tornata: sono Rigor Montis e il Grillo parlante. Quindi inseriamoci pure la canna della pistola in gola e facciamo ‘click’.
Accidenti! Manco più proiettili in tempi di crisi…
La crisi, appunto. Ma quale crisi? La crisi economica? La crisi monetaria? La crisi delle valute, delle borse, degli spred e dei debiti pubblici? Palle!
La vera crisi è la crisi delle anime e dei “cervelli” buoi. E’ la crisi dell’imbambolimento generale di chi vive come un sogno l’attuale. La crisi dello shock dovuto all’incredibile farsa a cui stiamo assistendo, chiamata globalizzazione e internazionalizzazione, e FMI e WTO, ed €uropa madre antropofoga.
Belle parole vuote e false, che mascherano altro.
Stiamo assistendo ad un vero e radicale darvinismo sociale. E’ in atto una mattanza vera e propria.
Questa in atto è eugenetica, in più, nichilista.

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Sono stato alla presentazione di Oscar Giannino (“fermare il declino“) al cinema Marconi di Piove di Sacco, Padova. Un mucchio di gente, sala inferiore e superiore piene, gente in piedi. L’uomo si presenta bene, scarpe lunghe il doppio, vestiti colorati, piglio sportivo e più giovanile di come lo ricordavo in televisione. Sicuramente accattivante, (peccato per il ritardo di quasi un’ora, giustificato con il fatto che stava scrivendo un pezzo sulla chiusura dell’Ilva di Taranto e doveva mandarlo via prima che il giornale andasse in stampa).
Esordio, appunto, a  parlare dell’Ilva di Taranto. Critiche implicite alla magistratura che fa chiudere uno stabilimento che dà vita (e i morti per inquinamento? Mah!) alla città, e che, una volta chiuso, causerà la chiusura a catena di altri stabilimenti del gruppo Riva, facendoci ripiombare (Italia) indietro indietro nella classifica della nazioni industrializzate. Perchè, scusi, secondo lei la classifica fra le nazioni è più importante del figlio che muore di tumore? Andiamo avanti.
Si procede con l’analisi delle primarie del PD. Una (giusta) osservazione sul fatto che il programma di Bersani non contenga neanche un numero. E allora lui, forte della sua preparazione, tira fuori una serie di numeri, statistiche, percentuali per la seguente ora o giù di lì, e punta il dito sul declino italiano, sulla perdita di competitività, sugli sprechi della politica (applausi). Bene. Speriamo si passi alle soluzioni, prima o poi, penso io. Leggi il resto di questo articolo »
Articolo di Antonio Satta * Link

La banca d’affari aspetta che una maggioranza di centrosinistra segua la linea Monti.Tra gli scenari del report anche il ricorso del premier al fondo Efsm-Esm prima del voto per legare le mani al suo successore

Le polemiche saranno inevitabili. Per le prossime elezioni Goldman Sachs scommette sul Pd. Il colosso finanziario americano, a sette mesi dalle elezioni politiche italiane, ha pubblicato un report che farà rumore, nel quale si sostengono le chance di una maggioranza di centro sinistra incentrata sul Pd. E questa maggioranza molto probabilmente manterrebbe la linea Monti, anche se non è chiaro se riconfermerebbe Mario Monti a capo del governo. In ogni caso, secondo il report, difficilmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, porterà il Paese alle elezioni prima di aver risolto la questione della riforma elettorale. Goldman Sachs ritiene «probabile che vengano introdotte modifiche alla legge con l’idea di garantire una coalizione centrista a favore di una conferma di Monti».
Ora non si può dire che a Goldman Sachs non conoscano la politica e gli effetti che una dichiarazione del genere può scatenare. Se c’è una banca d’affari che con la politica e i governi, in patria e all’estero, ha avuto relazioni strettissime è proprio GS. In America hanno tirato in ballo le revolving doors (le porte girevoli) per definire il fenomeno tipico in Goldman di un dirigente di primo piano che lascia a Lloyd Blankfein il suo incarico per passare al governo, e magari, finito il mandato, torna tranquillamente alla casa madre. Per limitarci all’Italia, Mario Draghi è stato vicepresidente di Goldman Sachs per l’Europa dal 2002 al 2005, ma tra i consulenti della banca d’affari ci sono stati anche Gianni Letta, Romano Prodi e Mario Monti. Leggi il resto di questo articolo »

http://www.nexusedizioni.it

Romney

Se c’è ancora qualcuno che pensa che in democrazia le elezioni siano davvero libere e che tutti i candidati abbiano pari possibilità di essere eletti, forse riformulerà le proprie convinzioni leggendo l’articolo che segue. Forse, infatti, è passata di sfuggita una notizia non poco importante in merito alla convention repubblicana di Tampa che, nei giorni scorsi, ha ufficializzato la nomina di Mitt Romney a competitor di Obama. Infatti, come si legge su un quotidiano , “fanno notizia i voti che Ron Paul è riuscito a ottenere. Voti di protesta, che dimostrano le divisioni interne al partito repubblicano. I fan del deputato del Texas hanno rumorosamente sostenuto il loro candidato, accogliendo con urla entusiastiche l’appoggio di Iowa, Nevada e Minnesota. “Let him speak”, fatelo parlare, ha urlato qualcuno, facendo riferimento al fatto che Paul non è stato incluso nella lista degli speaker”. Già, perché Paul, unico ad aver fronteggiato Romney fino alla fine, non ha parlato alla convention, a differenza degli altri candidati ‘sconfitti’? Perché tanto attrito contro l’elezione di Romney da parte dei suoi sostenitori? In passato, avevamo già parlato di Ron Paul e del suo programma ‘anticonformista’ in quest’articolo , ma con le righe che seguono avrete modo di capire cosa sia veramente il modello di ‘democrazia’ che si vuole espandere nel mondo attraverso le bombe, la propaganda e le ‘rivoluzioni colorate’. Leggi il resto di questo articolo »

Fa parte del sentire comune la consapevolezza che se un idealista si mette in testa di candidarsi alle elezioni, ben presto viene allontanato a forza di sgomitate da aspiranti candidati meno idealisti e più pragmatici di lui.

Con la scusa della real politik, e basandosi su una visione competitiva del modus operandi, gli aspiranti candidati intenzionati a fare carriera politica si accaparrano i posti migliori in cima alla lista, come le macchine da corsa che partono in pole position.

In definitiva, i volponi smaliziati riescono facilmente a mettere fuori gioco le pecore ingenue.

Incredibile a dirsi, anch’io sono passato attraverso esperienze del genere. Durante i cinque anni in cui sono stato candidato con i Verdi, dal 1983 al 1989, non sono mai stato messo a capo lista e non sono mai stato eletto, nemmeno nelle votazioni di qualche riunione di condominio.

Non è di me che voglio parlare, ma siccome vedo analogie tra la mia defenestrazione dai Verdi, avvenuta nel 1989, e ciò che è successo nel giugno scorso a un esponente del Movimento 5 Stelle, quello che mi preme evidenziare sono i meccanismi che animano la cosiddetta democrazia partecipativa e, se quanto sto per raccontare ha qualche significato profondo, mettere in chiaro il fallimento della democrazia stessa come metodo di gestione della società.

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Di Michele Mendolicchio – Rinascita

Sulla volontà dei partiti di bypassare il Porcellum abbiamo molte perplessità. Da mesi assistiamo alle solite promesse di voler fare una nuova legge elettorale ma senza poi fare nulla di concreto. E’ soprattutto il Pd a voler mantenere l’odiato sistema elettorale perché ne trarrebbe il massimo vantaggio. Infatti andando al voto con il Porcellum la strada per Palazzo Chigi sarebbe in discesa. Invece con la proposta del Pdl di un premio di maggioranza non più alla coalizione ma al partito vincente e con il ritorno alle preferenze le certezze di vittoria potrebbero non essere più così certe. Non per niente il nervosismo della dirigenza piddina dimostra quanto temano l’archiviazione del Porcellum.

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Poi, rileggendo gli appunti, mi sono accorto che durante la chiacchierata con Fabrizio Belloni, collaboratore di Maurizio Zamparini, sono saltati fuori ben quattro Movimenti: 1) il Movimento 5 Stelle, attualmente alla ribalta della cronaca; 2) il Movimento per la gente, di cui ci vogliamo occupare qui; 3) il Movimento per le autonomie, il cui esponente più famoso è Raffaele Lombardo e 4) il Movimento per la Sicilia Territoriale.

Se poi ci aggiungiamo il Movimento per la vita, nato con lo scopo di combattere l’aborto e il Movimento Verde, con il quale mi sono presentato la prima volta alle elezioni regionali FVG del 1982, arriviamo a sei movimenti che hanno avuto più o meno incisività nella vita sociale degli italiani e si possono classificare come formazioni politiche solo un gradino più in basso dei partiti.

Tutti questi movimenti, tranne forse quello di Raffaele Lombardo, quando nascono hanno in comune la volontà di non diventare mai partito, cosa che nel caso dei Verdi e dei Grillini è stata disattesa.

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Fino ad oggi mi ero fatto l’idea che il Movimento 5 Stelle andasse a colmare quel vuoto fisiologico che ogni democrazia lascia dietro di sé, comunemente conosciuto come voto di protesta, analogamente a ciò che succede in natura quando una specie animale lascia libera la sua nicchia ecologica, che viene successivamente colmata da un’altra specie simile o da altri individui della stessa specie.

Cioè pensavo che il Movimento di Beppe Grillo svolgesse lo stesso ruolo che negli ultimi vent’anni era stato ricoperto dalla Lega Nord, per quanto riguarda gli sprechi e le istanze di autonomia, e dai Verdi, per quanto concerne l’esigenza di salvaguardare l’ambiente. Prima ancora, a raccattare il voto di protesta erano stati i Radicali, con tematiche che andavano per la maggiore a quell’epoca, in base a quello che si potrebbe definire lo zeigeist, lo spirito del tempo.

Oggi lo spirito del tempo va nella direzione di una diffusa nausea verso una classe politica inetta, fomentata non solo dal basso, ma sembrerebbe anche dall’intellighenzia mainstream se pensiamo a Rizzo e Stella e che pubblicarono “La casta” ancora nel 2007.

Grillo raccoglie consensi in quanti trovano disgustoso il comportamento palesemente parassitario della classe politica, comportamento che è sempre stato parassitario ma che solo oggi viene portato all’attenzione delle masse. In questo senso, lo zeitgeist va nella direzione anarcoide di un bisogno di repulisti sociale, quale non si era mai sentito prima d’ora.

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Impossibile trovare in Rete un’analisi obiettiva del fenomeno “Movimento 5 Stelle”. Ci proviamo qui, con una lista di pro e contro. A voi la decisione.

Articolo di Debora Billi * Link

Non conterei troppo sul fatto che il prossimo anno si tengano elezioni politiche nel nostro Paese. D’altra parte, il governo Monti potrebbe cadere all’improvviso su qualche callo di Berlusconi e quindi ritrovarci alle urne nel giro di settimane. Si sta come d’autunno eccetera.

Nel frattempo, l’ultimo terremoto politico sono i sondaggi che danno il Movimento 5 Stelle al 7%, mentre si susseguono scandali per corruzioni che travolgono l’ormai decotta Casta italiana. Perché tutto ciò mi ricorda tanto il ’93?

In Rete e nell’informazione tutta sono irreperibili analisi obiettive del fenomeno 5 Stelle. Si passa dalla solita demagogia ad uso del popolino “Antipolitica! E’ un comico! Gente ignorante!” all’esaltazione contraria, che vede Grillo come la soluzione a tutto e guai a parlarne male.

Così, provo a cimentarmi in una listina il più possibile obiettiva di pro e contro, come si fa quando si deve prendere una decisione. Se vi pare manchi qualcosa, segnalatelo. Spero aiuti anche voi. Leggi il resto di questo articolo »

Come ogni autunno, anche quest’anno sul Colle San Zeno, in provincia di Brescia, e sugli altri principali valichi montani, attraversati dagli uccelli sulla rotta delle migrazioni, si sta consumando la mattanza.

Questo allucinante video ha fatto indignare gli internauti:

http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/11_novembre_24/lipu-1902297568320.shtml

Era ora che qualcuno lo mettesse in rete, giacché altrimenti la carneficina di volatili sarebbe passata sotto silenzio, come ogni anno. La responsabilità di tale obbrobrio si spalma su vari livelli: i vertici politici regionali di Lombardia e Veneto, e le masse di cittadini inconsapevoli e disinformate.

I partiti che presero la decisione di approvare la caccia in deroga, che prima del golpe Monti erano sia di governo che d’opposizione, furono tutti concordi nell’accontentare quell’odiosa ed elettoralmente insignificante minoranza di poche migliaia di cacciatori e, soprattutto, quelle fabbriche di armi e munizioni che hanno sede principalmente in Val Trompia.

Un partito come la Lega Nord, che dovrebbe occuparsi del recupero delle culture e delle lingue minoritarie, preferisce fungere da collettore dei più retrivi valori agro-venatori, senza i quali perderebbe consensi e poltrone.

Il Partito Democratico, per contro, preferisce salvaguardare i posti di lavoro in fabbriche come la Beretta e la Benelli, piuttosto che schierarsi dalla parte della civiltà e dei cittadini che disapprovano la violenza sulla natura e sulla fauna.

Il Partito delle Libertà, d’altra parte, preferisce non ostacolare i consolidati meccanismi clientelari che permettono anche a loro di spartirsi una parte della torta, ed essendo schierato in parlamento con la Lega Nord, non può scontentare i propri alleati politici.

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fonte: http://icebergfinanza.splinder.com/

Studiando e passeggiando tra i libri di storia in questi anni, ho imparato e notevolmente rafforzato la mia consapevolezza che i tragici errori del passato si stanno inevitabilmente ripetendo.

Ho scritto più volte che la soluzione migliore per attenuare questa crisi, e badate bene dico attenuare e non risolvere, dicevo la soluzione migliore era e sarebbe tuttora quella di nazionalizzare alcuni istituti bancari insolventi, facendo si che azionisti ed obbligazionisti si assumano le loro responsabilità, ma proteggendo i depositanti i risparmiatori.

Ora io non ho idea di quanti miliardi siano necessari per ricapitalizzare il sistema finanziario, 1000 come sostiene Goldman, 500 come sussurra JPMorgan, 200 come urlava la Lagarde non importa, ma se i dati hanno una valenza oggi in questa tempesta perfetta il sistema finanziario italiano risulta per l’ennesima volta il meno peggio. Leggi il resto di questo articolo »

Non so per quale misteriosa forza d’attrazione andai anch’io a Genova. Forse perché mi si erano presentate le condizioni giuste. Avevo infatti una ragazza, all’epoca, disposta ad accompagnarmi; avevo una macchina e dei soldi da parte; c’era anche una mia conoscente tedesca che mi prestava la sua casa delle vacanze, in provincia di Savona. E poi ci andavano tutte le associazioni animaliste. Adriano Sofri dal carcere scrisse che per un giovane, non andare a Genova, sarebbe stato come tradire i propri ideali. Io giovane non lo ero già più, ma conoscevo quel ritornello che dice: “….e se non partissi anch’io, sarebbe una viltà!”.

A quell’epoca non sapevo niente di scie chimiche, di armi climatiche e di Nuovo Ordine Mondiale. Sapevo, però, che lo stesso potere che affamava l’Africa, che deforestava l’Amazzonia e sfruttava l’ambiente con fabbriche inquinanti era lo stesso potere che teneva in piedi quell’anacronismo chiamato caccia e faceva torturare le cavie nei laboratori. Non avevo mai sentito parlare di Rothschild e Rockefeller e pensavo che i politici si lasciassero convincere dalla forza del denaro, offerto loro rispettivamente dalle industrie armiere e da quelle farmaceutiche. Ai miei tempi, avevamo già chiaro il concetto di politici burattini, manovrati dal potere economico, ma non immaginavo quanta forza avessero i burattinai e pensavo che con l’azione politica dei Verdi e con le nostre spinte democratiche dal basso, espresse mediante manifestazioni di piazza, avremmo potuto ottenere risultati, anche se molto lentamente.

Quando qualche anno dopo ho scoperto il Complottismo, non mi sono meravigliato del fatto che a comandare ci sia un governo ombra composto da ricchissime famiglie ebraiche, di banchieri e petrolieri, perché ero già in possesso di quella data nozione. Il quadro che mi si è offerto negli anni seguenti era però più desolante di come me lo sarei aspettato e non lasciava – non lascia – alcuno spazio alla speranza.

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Mi cimento anch’io sul tema dei 150 anni dell’unità d’Italia. Non sono uno storico, ma mi sento legittimato a parlare dell’argomento perché da anni frequento amici friulani che mi parlano di “nazion furlane” e considerano l’Italia come l’ultimo straniero in ordine di tempo che abbia invaso questa mia terra. Alla quale sono legato sentimentalmente per diritto di nascita, ma non allo stesso livello dei miei amici perché, essendo stato espropriato del linguaggio, penso di rappresentare l’esempio vivente di come la cultura e la lingua dei miei avi siano stati snaturati. La Cina sta facendo la stessa cosa con il Tibet, ma lo fa da soli cinquant’anni, mentre con noi friulani lo stato italiano ha avuto tre volte tanto, di tempo, per operare l’annichilimento della nostra lingua e cultura.

In altre parole, mi sento friulano per affinità di indole, carattere e mentalità, ma penso e parlo nella lingua dei dominatori. E non riesco proprio a farne a meno. La mia è solo una testimonianza fra le tante e i napoletani potrebbero raccontare storie simili, così come anche i siciliani e i sardi. Ogni etnia ha le sue idee in merito alla costituzione del regno d’Italia, prima, e della repubblica italiana successivamente. Io, ovviamente, parlo di ciò che è successo nella mia zona.

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In linea di principio bisognerebbe votare SI’ al referendum sull’acqua, se non fosse che si tratta di una pura perdita di tempo e dell’ennesimo spreco di denaro dei contribuenti. I referendum rientrano nell’illusione di contare qualcosa e ci fanno dimenticare, insieme alle votazioni periodiche, che le decisioni importanti vengono prese durante le riunioni del Club Bilderberg e in altri ristretti consessi a cui partecipano solo Very Important Person. Della serie: “Io sono io e voi non siete un c….”, come disse Alberto Sordi nel “Marchese del Grillo”. I referendum abrogativi mi ricordano i Decreti Delegati che, volendo democratizzare la scuola, istituirono i rappresentanti dei genitori degli alunni a cui fu data la gravosa responsabilità di decidere dove portare i bambini in gita o quanti rotoli di carta igienica comprare. Negli anni Settanta si parlava anche di caserme democratiche, con tanto di soldati di leva attivisti, salvo poi accorgersi che certe istituzioni, per loro natura, non sono suscettibili di democratizzazione, in quanto intrinsecamente piramidali e gerarchiche. Ma perché dovrebbe essere diverso nella società in cui viviamo? Non è il mondo un immenso carcere o un’immensa caserma? Non ci sono quelli che comandano e quelli che ubbidiscono, oltre a quelli che cercano di fare i furbi destreggiandosi?

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Gianni Lannes
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