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Israele

LA CREAZIONE DEL MITO PALESTINESE
(file .doc)

Dopo questa introduzione troverete in basso la traduzione della seconda parte del discorso di Obama ‘sul Mondo Arabo’. La prima parte è stata pubblicata qualche giorno fa e la troverte a questo link, preceduta da un riepilogo della situazione attuale nel mondo Arabo e in particolare in Palestina.

Nella prima parte del discorso, Obama si era scagliato contro quei paesi che non intendono sottostare alle condizioni di Washington e di Israele – come l’Iran e la Siria, e ovviamente la Libia. Aveva inoltre liquidato la grave situazione del Bahrein – causata dall’invasione dell’Arabia Saudita con l’assenso di Washington – commentando che «il governo del Bahrein ha il legittimo diritto a fare rispettare la legge», mentre sull’Arabia Saudita non ha proferito parola nell’intero discorso, nonostante la corte saudita sia il vero criminale nella regione insieme a Israele – entrambi causa di tanti mali, di tanta repressione nel mondo Arabo. Leggi il resto di questo articolo »

Notizie poco note.
http://eurasia.splinder.com/
martedì, 17 maggio 2011

2011-05-16

Gaza – InfoPal. Questa mattina, i cannoni della marina da guerra israeliana hanno aperto il fuoco  contro la nave di aiuti umanitari malese, mentre si stava avvicinando alla Striscia di Gaza, obbligandola a far rotta verso l’Egitto.
Hanno confermato la notizia sia gli organizzatori sia l’esercito israeliano.
La MV Finch, che trasportava tubi per gli impianti fognari di Gaza, ha ricevuto colpi di avvertimento sparati dalle forze israeliane in una zona di sicurezza palestinese, questa mattina alle 6,54“, ha dichiarato Shamsul Azhar della Perdana Global Peace Foundation.
La nave era nella zona di sicurezza palestinese, a circa 400 metri dalle coste di Gaza, quando è stata intercettata dalle forze navali israeliane“, ha dichiarato alla AFP, aggiungendo che ora si trova ancorata a 30 miglia nautiche dal territorio egiziano.
La Perdana Foundation è diretta dall’ex premier malese, Mahathir Mohamad.
Secondo i co-organizzatori in Irlanda, a bordo della nave ci sono attivisti irlandesi, canadesi, malesi e indiani.
In un comunicato stampa, gli organizzatori irlandesi fanno sapere che la barca aveva lasciato il porto del Pireo, in Grecia, mercoledì, e che stava trasportando 7,5 chilometri di tubi di PVC che avrebbero dovuto servire per ristrutturare il sistema fognario di Gaza devastato dalla guerra israeliana del 2008-2009.

Turchia, attentato a Erdogan

5 Maggio 2011

Ieri, la scorta del bus elettorale del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan è stata assaltata da un commando, provvisto di armi e bombe.
Un ufficiale è morto e un agente è rimasto ferito quando la loro auto è stata colpita sulla via del ritorno da un comizio del premier a Kastamonu, nel nord, sul Mar Nero.
Il premier non c’era, infatti, era già partito per Amasya con l’aereo. Amasya, sarà la terza tappa del suo tour elettorale, per le prossime elezioni del 12 giugno.
Questa gente non crede nella democrazia“, ha dichiarato il primo ministro turco, “conoscono solo il terrorismo per raggiungere i loro scopi“.
Adesso, è caccia agli assalitori. Erdogan davanti ai suoi sostenitori non ha escluso che l’attacco potrebbe essere la risposta dei separatisti curdi ai sondaggi che danno per certo il suo terzo mandato alle prossime elezioni parlamentari.

Cose Turche

La fusione fredda, l’esperimento italiano ed il furto di proprieta’ intellettuale

    by Margherita Caminita

La presenza costante dell’uranio impoverito nei bombardamenti  in Libia come a Belgrado, Falluja, in Afghanistan è alquanto inquietante. Le strane morti dei soldati iracheni bruciati all’interno di carrarmati perforati da proiettili passanti, fanno pensare a temperature che solo l’uranio in esplosione può produrre.

Se così è, ci troviamo di fronte ad un uso massiccio nei vari teatri di guerra, di proiettili letali e bombe che in forza della temperatura elevata all’atto dello scoppio producono danni analoghi a piccole esplosioni atomiche. Si tratta di una violazione dei trattati internazionali sull’uso delle armi.

Renderanno invivibili le città, nasceranno mostri, spariranno le civiltà che non vorranno assoggettarsi al nuovo governo mondiale. Tutto ciò, in Medio Oriente ed in nord Africa  sembra essere un destino o se preferiamo un programma di distruzione di massa portato avanti con fredda determinazione… nel silenzio assoluto dei media addomensticati.

In questo video  abbiamo conferma da autorevoli ricercatori della fattibilità dell’ipotesi sopra sostenuta. La follia criminale si è inpadronita dei governanti?

Vi consiglio di trovare il tempo per guardarlo anche nella parte finale.

LB

 

 

La “Giornata della Naqba” finisce nel sangue. La domenica in cui i palestinesi ricordano il “disastro”, ovvero la creazione dello stato di Israele nel 1948, ha registrato gravissimi scontri al confine con Libano e Siria: almeno 20 persone sono state oggi uccise dai soldati israeliani nel tentativo di respingere i manifestanti che stavano sconfinando al grido di: “Con la nostra anima e con il nostro sangue, siamo pronti al sacrificio per la Palestina”.
Link: http://www.libero-news.it

Nel frattempo il nostro Presidente della Repubblica, (un po’ cieco e sordo dev’essere) ritira il premio per il suo sostegno allo Stato Ebraico.

Link: http://www.italia-news.it/

(IAMM) Tel Aviv, 16 Mag 2011 – Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, all’Università di Tel Aviv per ricevere il Premio Dan David alla carriera per l’impegno da sempre sostenuto per l’affermazione dei valori democratici, ha parlato di democrazia e delle istituzioni il cui rafforzamento ha rappresentato per lui “‘impegno di una vita, avendo io speso 43 anni come membro del Parlamento italiano, per dieci legislature, e come membro del Parlamento europeo, in due legislature”. Leggi il resto di questo articolo »

dal sito Vocidallastrada

http://www.vocidallastrada.com/2011/05/sanzioni-europee-alla-siria-ma-non-al.html#more

I 27 varano sanzioni contro Assad per la dura repressione delle proteste in Siria ma non contro il monarca bahranita Hamad al Khalifa che pure ha spento nel sangue il movimento del suo paese per le riforme e la democrazia. Al Khalifa è un buon alleato dell’Occidente.
Nena News

Roma, 06 maggio 2011, Nena News – Potrebbero diventare operative già lunedì prossimo le prime misure restrittive dell’Unione europea (Ue) contro la Siria che verranno approvate oggi dai 27 paesi membri e dovrebbero colpire direttamente lo stesso Bashar Assad. A spingere affinchè il presidente siriano venga preso di mira subito – con divieto di concessione del visto e il congelamento dei beni personali all’estero – sono la Francia, la Gran Bretagna e la Germania. Altri paesi, preferirebbero «segnale forti» contro Damasco lasciando tuttavia una porta aperta alla diplomazia. L’Ue approverà l’embargo sulla fornitura di armi, congelerà il negoziato per l’accordo di associazione (in realtà già  bloccato dall’ottobre 2009) e procederà alla revisione della cooperazione bilaterale, un fronte sul quale la Siria avrebbe potuto beneficiare, nel periodo 2011-2013, di circa 130 milioni di euro.

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Come ho spiegato durante il mio recente giro di conferenze in Sud Africa – peraltro paese di Goldstone – dal quale sono appena rientrato, la risposta alla domanda del titolo – e cioè «perché Israele ha il veto sul processo di pace» consiste in ciò che è successo a porte chiuse nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu a New York, durante i mesi che seguirono la guerra del 1967. Ma per capire davvero è necessario prima di tutto rendersi conto che si è trattato di una guerra di aggressione da parte di Israele e non di legittima difesa come vorrebbe la fraudolenta versione sionista.
A distanza di oltre 40 anni, la maggior parte della gente è ancora convinta che Israele sia ‘entrata’ in guerra perché gli Arabi hanno attaccato per primi (la versione iniziale di Israele), oppure perché gli Arabi avessero l’intenzione di attaccare e Israele si sarebbe trovata costretta ad una guerra preventiva. La verità su quella guerra può essere riassunta in una semplice affermazione: gli Arabi non hanno attaccato, né avevano intenzione di attaccare. L’intera verità, tuttavia, documentata nel mio libro ‘Zionism: The Real Enemy of The Jews’ (non ancora uscito in Italia), evidenzia i fatti seguenti. Leggi il resto di questo articolo »

Avvenire 7 aprile 2011 pag 25

KHARTUM. Il ministro degli Esteri sudanese Ali Ahmad Karti ha accusato Israele di essere responsabile dell’attacco aereo dell’altra notte contro un auto, nei pressi di Port Sudan, nel quale hanno perso la vita i due occupanti. «Abbiamo indicazioni che l’attacco è stato portato avanti da Israele, ne siamo assolutamente sicuri», ha affermato il responsabile della politica estera sudanese, sottolineando di non conoscere la ragione dell’incursione (che appare molto come un’esecuzione mirata), ma citando le recenti accuse lanciate da Israele contro Khartum sul sostegno a gruppi islamici.
Ignota l’identità dei due occupanti dell’auto che. stando alla ricostruzione del capo dello locale assemblea Mohammed Tahir, «sono rimasti uccisi» quando l’auto su cui viaggiavano, a 15 chilometri da Port Sudan, è stata bombardata da un aereo proveniente dal Mar Rosso. La tesi della responsabilità israeliana nell’attacco ha trovato ampio spazio anche sulla stampa di Gerusalemme e non vi sono state smentite ufficiali. Già nel gennaio 2009, un convoglio di camion era stato bombardato nella regione orientale del Sudan, al confine con l’Egitto. Allora, la stampa israeliana e americana aveva sostenuto che si trattasse di una partita di armi destinata ad Hamas nella Striscia di Gaza.

http://www.cpeurasia.eu/1392/operazioni-colorate-ed-approccio-indiretto

Fabio Falchi // 1 marzo 2011
Operazioni colorate ed approccio indiretto

Solo gli ingenui potevano pensare che gli Usa avrebbero mollato la presa e si sarebbero ritirati in buon ordine dal cuore dell’Eurasia. Certo, il Warfare State è troppo grande anche per l’economia americana (le spese per la difesa – senza considerare che le spese reali, a giudizio di molti analisti, sono assai superiori a quelle ufficiali – ammontano al 22% del bilancio federale, ossia quanto lo Stato americano spende, tra mille polemiche, per la sanità), ma al tempo stesso è il vero fondamento della potenza (anche economica) degli Usa. Ed è pur vero che il modello unipolare che gli Usa volevano imporre al resto del mondo ormai è in crisi: in Irak, l’America ha fallito, in Afghanistan deve gettare la spugna contro guerriglieri armati di “archi e frecce” e la crisi economica comincia ad incidere profondamente nel “corpo vivo” della società americana. Ciononostante, si è ben lungi dall’avere dato scacco matto agli Stati Uniti.

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Russia :::: Vladislav Gulevich :::: 24 febbraio, 2011 ::::http://www.eurasia-rivista.org/8442/giochi-politici-intorno-alla-%E2%80%9Cgrande-circassia%E2%80%9D

Giochi politici, intorno alla “grande Circassia”

Fonte: Strategic-culture.org

Considerando il fatto che diversi centri di ricerca americani, stiano studiando il genocidio che si presume i circassi abbiano sofferto, è palese come stiano cercando di porre insieme, le basi per l’indipendenza della Circassia. Il “problema circassiano” compare sovente nell’agenda umanitaria di Washington. Un’analisi della storia di questo paese, dei suoi rapporti con la Russia, è stata effettuata dall’università Rutgers in New Jersey. Il centro universitario per lo Studio del Genocidio, Soluzione di Conflitti, e Diritti Umani è volto verso molteplici conflitti – il genocidio dei curdi in Iraq, il genocidio degli ucraini, che si presume attuato dai russi, durante la carestia del 1933- che l’amministrazione americana considera ascrivibili allo status di genocidi. Come la tendenza generale, Washington percepisce primariamente, il genocidio in regioni dove pianifica un punto di appoggio. I curdi entrarono nella guerra americana contro S. Hussein, e i nazionalisti ucraini furono utilizzati dagli USA nei giochi politici contro la Russia.

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http://eurasia.splinder.com

Io sono il leader di una rivoluzione, non sono un presidente

Muammar Gheddafi  “Io sono il leader di una rivoluzione, non sono un presidente. Non ho un mandato da cui dimettermi“, e perciò morirà da martire, come un combattente che resiste fino all’ultima goccia di sangue.
Per settantacinque minuti il leader libico ha urlato rabbioso contro i “ratti che hanno invaso le strade“, contro le “bande di giovani drogati e ubriachi” che assaltano le caserme e le stazioni di polizia. Il Colonnello si è rivolto ai suoi sostenitori che lo ascoltavano nella Piazza Verde di Tripoli: “Uscite dalle vostre case, scendete in strada. Cacciate i nemici, andate a prenderli fin dentro le loro tane“.
Indossate una fascia verde come riconoscimento, a partire da domani andate e combattete, ripulite la Libia casa per casa!”. “Liberate Bengasi!” È il vero punto di non ritorno, è il momento dello scontro finale e, presumibilmente, il sangue scorrerà a fiumi. “Finora non ho ordinato che si sparasse neanche una sola pallottola, ma quando lo farò, tutto andrà in fiamme“. E poi si rivolge ai famigliari dei giovani manifestanti: “Sono giovani, non hanno colpe, sono stati strumentalizzati, drogati e ubriacati dai servitori del diavolo. Riportateli a casa“. Perché da domani non ci saranno più scusanti.
Dalla sua residenza di Tripoli – poi diventata monumento nazionale – bombardata “da 170 caccia americani” nel 1986, il rais di Tripoli ha rivendicato l’orgoglio nazionale della Libia, un paese “leader mondiale che oggi temono tutti”. I suoi attacchi sono trasversali, i suoi nemici vanno dal diavolo occidentale – Usa e Gran Bretagna – agli estremisti islamici che vorrebbero trasformare la Libia in “una base di Al-Qaeda”. “Volete questo?”. “Che gli Stati Uniti occupino la Libia come hanno fatto con Afghanistan, Iraq e Somalia per sradicare l’estremismo islamico?” La telecamera della Tv di stato indugia più volte sul monumento posto all’esterno della residenza: il pugno dorato libico che stritola un caccia americano. Leggi il resto di questo articolo »

di Massimo Fini – 17/02/2011

http://2.bp.blogspot.com/_XQQlGb5GY8Y/TOY7MpugOgI/AAAAAAAAAFs/Ji0Ii22Whlo/s1600/globalizazzione.jpg
“Ho l’impressione che il “popolo di piazza Tahrir” se lo stia prendendo in tasca. Dalla rivolta egiziana che, pagando il tributo di un centinaio di morti, ha cacciato il dittatore Mubarak, non è uscito qualcuno che l’abbia capeggiata, come fu Lech Walesa nel 1988 in Polonia, o un oppositore del regime di lungo corso come lo scrittore Havel in Cecoslovacchia, ma dal cappello a cilindro è saltato fuori il coniglio delle Forze armate. Una rivoluzione popolare si è trasformata in un golpe militare. Ora, in questi trent’anni, l’esercito è stato il principale sostegno di Mubarak e lo ha abbandonato solo all’ultimo momento quando glielo hanno ordinato i suoi padroni americani. Dagli Stati Uniti il pletorico esercito egiziano (460 mila uomini) riceve 3 miliardi di dollari l’anno e i suoi generali non godono solo di un’infinità di privilegi, ma sono i veri padroni dell’economia del Paese. Il fedelmaresciallo Tantawi, che sembra essere “l’uomo forte” della Giunta militare, anche se la situazione ai vertici del potere è ancora molto confusa e si chiarirà solo col passar delle settimane, era chiamato “il barboncino di Mubarak” e nei giorni convulsi della rivolta ha telefonato cinque volte a Robert Gates, il capo del Pentagono,

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http://www.voltairenet.org/article160906.html

Malattie non diagnosticate e guerra radioattiva
di Asaf Durakovic*

La sperimentazione e l’uso della bomba atomica, poi di munizioni e blindature all’uranio impoverito, hanno irradiato i luoghi di sperimentazione e le scene delle operazioni. Nuove malattie hanno colpito sia i soldati dell’alleanza atlantica che maneggiavano le armi, che i loro nemici, come anche le popolazioni civili. Molto tempo dopo il ritorno della pace, le radiazioni continuano a contaminare coloro che ne sono stati esposti. Nonostante che i governi “occidentali” abbiano volontariamente intralciato il più possibile la ricerca medica in questo settore, una documentazione abbondante è stata accumulata nel corso degli anni. Pubblichiamo una lunga sintesi in cui Asaf Durakovic tira il bilancio delle conoscenze attuali di questa catastrofe sanitaria. Ormai, il modo in cui i Paesi della Nato fanno la guerra può anche uccidere cittadini in tempo di pace.

17 settembre 2007
Washington (Stati Uniti
Una contaminazione interna da parte degli isotopi di uranio impoverito (UI) è stata constatata tra i vecchi combattenti britannici, canadesi e statunitensi della guerra del Golfo, ancora nove anni dopo la loro esposizione alla polvere radioattiva, durante la prima guerra del Golfo. Alcuni isotopi di UI sono stati ugualmente osservati in campioni di autopsia di polmoni, di fegato, di reni e di ossa prelevate sui veterani canadesi. In alcuni campioni di terra prelevati in Kosovo, si sono trovate centinaia di particelle di diametro generalmente inferiore a 5 micron, del peso di alcuni milligrammi. La prima guerra del Golfo ha lasciato nell’ambiente 350 tonnellate di UI e nell’atmosfera da 3 a 6 milioni di grammi di gas disperso in particelle liquide di UI.

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Ringraziamo Damiano per la segnalazione. (Ndr)
Ma per capire la crisi finanziaria, il 9/11 e molto altro deve essere pronunciato costantemente. Mentre iniziamo un nuovo anno, tra la tirannia globale sempre in aumento, è vitale per tutti avere questa informazione.

DI DAVID ICKE * davidicke.com

Ho scritto e parlato esaurientemente sull’agenda dietro la crisi finanziaria globale in atto e indicherò in questa sede la forza coordinatrice, o per lo meno quella primaria, dietro tale agenda e molte altre cose, compreso il 9/11.

Quasi tutti i ricercatori sulla cospirazione non comprendono il significato fondamentale di questa rete, oppure sono troppo spaventati per parlarne. Al diavolo.
È ampiamente conosciuto come Sionismo o, come lo chiamo io, più accuratamente, suggerisco … Sionismo Rothschild. Aggiungo “Rothschild” per mettere in risalto costantemente i veri creatori del Sionismo e coloro che lo controllano ai nostri giorni (si veda Human Race Get Off Your Knees ).

Spiegherò più avanti la connessione con la crescente catastrofe economica, ma è necessario un po’ del quadro generale, per inserire tutto nel contesto che deve essere visto.
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Verso la divisione del Sudan e la conquista del Darfur? Lo schema Balcanico degli Usa- Nato si ripete?  (ndr)http://www.voltairenet.org/article167997.html
Un sito web dedicato alle osservazioni satellitari del Sudan meridionale è stato postato il 29 Dicembre 2010. Satellite Sentinel è l’ultima scoperta della politica della comunicazione della CIA: per presentare le prove della colpevolezza del presidente Omar el-Bashir, per la sua traduzione davanti al Tribunale penale internazionale per genocidio.La comunicazione sul sito è stata affidata ad una galassia di star di Hollywood riunite da George Clooney, in associazione con Not On Our Watch (non sotto i nostri occhi).
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Gianni Lannes
FreePC
Antonella Randazzo
SCIE CHIMICHE
Corso Nuova Fotografia