Archivi per la categoria ‘Palestina Israele’
Articolo tratto da Comedonchisciotte
DI MIKE WHITNEY
counterpunch.org
Vivere nella dignità con i benefici della cittadinanza
25 000 Ebrei vivono in Iran. È la più grande popolazione ebraica nel Medio Oriente fuori da Israele. Gli Ebrei iraniani non sono perseguitati, né subiscono abusi da parte dello stato, anzi, sono protetti dalla Costituzione iraniana. Sono liberi di praticare la loro religione e di votare alle elezioni. Non vengono fermati e perquisiti ai posti di blocco, non vengono brutalizzati da un esercito di occupazione, e non vengono ammassati in una colonia penale densamente popolata (Gaza) dove vengono privati dei loro mezzi di sussistenza di base. Gli Ebrei iraniani vivono nella dignità e godono dei diritti della cittadinanza.
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato demonizzato dai media occidentali. Viene definito un antisemita e il “nuovo Hitler”. Ma se queste teorie sono vere, perché la maggioranza degli Ebrei iraniani ha votato per Ahmadinejad alle recenti elezioni presidenziali? Potrebbe essere che la gran parte di quello che sappiamo su Ahmadinejad altro non sia che voci senza fondamento e propaganda? Leggi il resto di questo articolo »
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fonte:infopal.it
Nella calda estate, mentre la gente si rosola sulle spiagge in Palestina si continua ad ammazzare fra l’indifferenza dell’occidente complice e ipocrita.
Gaza – Infopal e agenzie. Gli aerei militari israeliani hanno eseguito nelle primissime ore di oggi una serie d’incursioni aeree, bombardando diversi punti della Striscia di Gaza e causando un morto e diversi feriti tra i palestinesi.
Secondo le fonti locali, gli F-16 israeliani hanno sparato due missili su una delle sedi della sicurezza di Gaza, uccidendo ‘Isa ‘Abd al-Hadi al-Batran (40 anni), uno dei comandanti delle brigate ‘Izz ed-Din al-Qassam, ala militare di Hamas. Il corpo del combattente palestinese è stato rinvenuto da alcune squadre mediche nelle vicinanze dell’edificio, che si trova nel campo profughi di al-Bureij.
La moglie e i cinque figli di al-Batran avevano già perso la vita durante l’aggressione israeliana a Gaza del 2008-2009, quando la loro casa, anch’essa nel campo di al-Bureij, venne colpita da un altro attacco aereo.
Il direttore generale dei servizi di pronto soccorso dell’ospedale ash-Shifa, Mu’awiya Hassanein, ha comunicato al nostro inviato l’arrivo nel suo ospedale di otto feriti, in parte civili e in parte uomini della polizia.
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Gli Abu Said sono beduini, e da quarant’anni vivono dei frutti della loro terra in una fattoria isolata nei pressi di Johr el-Diek, davanti al confine a Est di Gaza City, e per quarant’anni dichiarano di non avere avuto grossi problemi con il bellicoso vicinato israeliano. In realtà, approfondendo il discorso con il capofamiglia, dopo la prima intifada, la seconda intifada e l’inizio dell’assedio, sotto la minaccia delle armi hanno dovuto progressivamente arretrare di molto le loro coltivazioni, se vent’anni aravano a ridosso al confine ora sono retrocessi di 400 metri, con perdite rilevanti: dei bei frutteti che una volta prosperavano carichi di frutta non sono rimaste neanche le radici.
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Francesca Borri per peacereporter.net
“Nell’instabile realtà del Medio Oriente, siamo in prima linea per mantenere la superiorità tecnologica e militare di Israele”. Sembra una pubblicità dell’esercito: è il biglietto da visita dell’università di Tel Aviv. In cui chi si arruola in giurisprudenza impara il diritto internazionale dal colonnello Sharvit-Baruch, consigliere giuridico delle forze armate durante l’Operazione Piombo Fuso – l’acrobata dell’interpretazione che ha autorizzato la decisione di mirare ai civili.
Mi astengo, dunque partecipo. Svezzati ormai all’inazione internazionale, cinque anni fa, nel primo anniversario del parere della Corte di Giustizia delle Nazioni Unite sull’illegalità del Muro, i palestinesi hanno raccolto le raccomandazioni conclusive dei giudici, e lanciato autonomi una campagna per il boicottaggio di Israele – nella convinzione che come per il Sudafrica dell’apartheid, l’unico freno sia imporre un costo economico e politico all’occupazione. L’ambizione del boicottaggio accademico, in particolare, l’astensione cioè dalla cooperazione con università israeliane, è incrinare la normalizzazione di un’occupazione che sempre più sbiadisce in abitudine e paesaggio.
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Link: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7134
DI MJ ROSEMBERG
The Huffington Post
Sta succedendo di nuovo.
Le stesse forze – con alcune nuove aggiunte e meno alcuni disertori intelligenti – che hanno spinto gli Stati Uniti in una guerra inutile e mortale con l’Iraq, ora si stanno organizzando per la prossima guerra.
Questa volta l’obiettivo è l’Iran, che, proprio come l’Iraq, si dice sia in procinto di creare armi di distruzione di massa.
Inoltre, proprio come l’Iraq, il suo presidente è un probabile pazzo determinato a distruggere Israele.
Nel caso dell’Iraq, il presidente, Saddam Hussein, non solo minacciò di bruciare “la metà di Israele”, ma effettivamente lanciò 39 missili SCUD contro Israele durante la guerra del Golfo del 1991.
Quella guerra determinò la fine del potere di Saddam.
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Link: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3554
Articolo di Massimo Mazzucco
Divampa sui media mondiali la discussione sull’incidente della flotilla di attivisti attaccata da Israele. Che cosa trasportavano davvero? Erano attivisti o pacifisti? Si trovavano in acque internazionali, o hanno violato quelle israeliane? Chi ha spinto per primo gli altri in acqua? Perchè i pacifisti indossavano i giubbotti di salvataggio? Ecc. Ecc.
Ricordate la faccenda di Pio XII? Tutti a discutere su quanti ebrei abbia aiutato il Papa durante la guerra, mentre il problema da nascondere era tutt’altro: si chiama Jasenovac. Ebbene, il trucco è sempre lo stesso: qui non si tratta di domandarsi “che cosa” sia successo l’altra notte nelle acque di Gaza, ma “perchè” si sia arrivati al punto in cui una flotilla di attivisti è stata costretta a sfidare un blocco navale per portare aiuti a della povera gente?
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Fonte: href=”http://www.paolobarnard.info/”>
E’ politica di Stato in Israele dal 1948 (e prima col Sionismo) ammazzare i civili. Non sono “tragici errori”, non “danni collaterali”, non c’è alcun “rammarico per l’accaduto”. Ammazzare civili è ciò su cui Israele è nata con la pulizia etnica della Palestina, ed è ciò su cui sopravvive.
A questo si aggiunge l’impunità totale di cui Israele gode grazie al fatto di essere la base militare americana più grande del pianeta, e solo marginalmente al fatto di essere Stato ebraico discendente dall’Olocausto.
Unendo la politica congenita di Israele di ammazzare i civili con la sua assoluta impunità si ottiene precisamente ciò che è accaduto sulla Gaza Freedom Flotilla.
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di Angela Lano – 25/05/2010 Fonte: infopalestina
In partenza da Atene la nave “8000”, della Campagna EuropeaLa Marina turca scorterà la Freedom Flotilla 23 maggio. I porti ateniesi sono in fermento: le navi della Freedom Flotilla in partenza per Gaza sono in allestimento. Ieri, dalla Turchia ne sono partite tre, cargo e passeggeri. Tra lunedì e martedì salperanno le due dalla Grecia, mentre altre sono già in viaggio verso Larnaca, nelle cui acque si ritroverà tutta la flottiglia, che, insieme, si dirigerà verso la Striscia assediata. Molte sono le persone coinvolte, provenienti da Europa, Usa e mondo arabo e islamico. L’atmosfera è di grande entusiasmo e determinazione, nonostante la guerra psicologica avviata ormai da settimane da Israele. Lo stato sionista, infatti, sta facendo del terrorismo emotivo nel tentativo, vano, di indurre le centinaia e centinaia di persone (si parla di oltre 800 cittadini di 50 diversi Paesi che si sono uniti alla spedizione, e di migliaia in lista d’attesa) a desistere dall’impresa umanitaria. |
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| Per istintiva simpatia siamo a proporvi alcuni articoli di Infopal per dare spazio ad una informazione libera e rompere l’assedio della stampa serva. Vista la sproporzione della forza mediatica volentieri diamo voce a Guerrilla Radio. Dovrebbe essere un dovere morale per chiunque voglia definirsi uomo! LB fonte: guerrilla radio Vile e reiterato attacco di Rainews 24 a Infopal anche ieri Guardando la maschera della Nirenstein interpretare il ruolo di perenne vittima di rigurgiti anti-semiti mi è immediatamente venuta alla mente questa vignetta di Latuff:
(traduzione: in caso di incremento nel mondo del supporto alla Palestina rompere il vetro e gridare “anti-semitismo”) Per quanto mi riguarda non ho dubbi: se c’è uno stato al mondo anti-semita è Israele. Basta vedere quante stragi di palestinesi (e quindi semiti) compie ogni anno. Restiamo Umani Via da Gaza city ps. la risposta di Infopal a Rainews 24: Stimati colleghi di Rainews24, perché continuate ad attaccare la nostra redazione e non vi occupate invece della Freedom Flotilla, la flotta umanitaria internazionale diretta a Gaza? |
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Troveranno una kippah un giorno, a Gerusalemme, tra le macerie di una casa in rovina. L’ha persa un americano alto, il passo leggero ma il sogno deciso, laurea a Harvard e inconsapevole, impeccabile bellezza. Dirige di carisma Rabbis for Human Rights, e come i nostri preti di frontiera, “per un’interpretazione altra dell’ebraismo che è ugualmente autentica, ugualmente basata sulle Scritture rispetto all’interpretazione nazionalistica e particolaristica oggi dominante”.
Arik Ascherman ha lo sguardo di don Tonino Bello, e tutta quella libertà, quando raccomandava di tenere un grembiule in sacrestia, oltre alle stole e alle pianete – perché la fede è servizio reso al prossimo, spiegava, e non solo a Dio. Perché quella casa è a Silwan – era palestinese, sarà israeliana: la ruspa non si è lasciata fermare. Si dice togliersi la kippah, distintivo dell’ebreo praticante, per dire allontanarsi dalla Torah. Troveranno una metafora un giorno, a Gerusalemme, tra le macerie di una morale in rovina.
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fonte: Silvia Cattori
http://www.silviacattori.net/article1156.html
Le ingiustizie subite da Youssef Nada : Un caso da manuale
Il dovere di un giornalista è fornire al pubblico degli elementi di informazione e analisi che gli permettano di comprendere ciò che succede. Da quando gli Stati « occidentali » si sono impegnati in devastanti guerre unilaterali e in campagne di odio razzista contro l’Islam, quel che i giornalisti dicono – o tacciono – può contribuire al fatto che alcuni paesi e popoli siano ingiustamente schiacciati e umiliati, e che persone – in particolare di confessione musulmana – siano illegalmente arrestate, torturate, iscritte arbitrariamente nelle liste di “terroristi”, distrutte per sempre.
23 marzo 2010 | Temi : Guerra globale al “terrorismo” “Strategia della tensione” Ruolo della stampa Menzogne di Stato Manipolazione dell’opinione Diritti democratici Leggi il resto di questo articolo »
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Spento anche l’ultimo dei quattro generatori a causa della forzata mancanza di carburante Gaza: la centrale elettrica della Striscia chiude i battenti
di: Matteo Bernabei fonte: rinascita.eu
La centrale elettrica della Striscia di Gaza ha spento ieri anche l’ultimo dei suoi quattro generatori. Si tratta della tragica fine, dopo una lunga agonia, dell’unica fonte energetica indipendente dell’enclave palestinese, che otteneva dal sito interno circa il 40 per cento dell’elettricità necessaria al suo sostentamento mentre il restante 60 le veniva e le viene tuttora fornito da Israele ed Egitto. Il lento percorso che ha portato alla chiusura dei battenti della centrale è iniziato circa due mesi fa, quando l’autorità nazionale palestinese ha dirottato sugli stipendi dei propri dipendenti pubblici i fondi necessari ad acquistare la corretta quantità di carburante utile ad alimentare i quattro generatori della centrale.
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Un giorno dopo l’annunciata disponibilita’ dell’Autorita’ nazionale palestinese ad iniziare colloqui indiretti con la mediazione americana, e a poche ore dall’arrivo della delegazione Usa a Gerusalemme, il ministero della Difesa israeliano ha approvato un progetto per la costruzione di 112 nuove abitazioni in Cisgiordania.
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La quiete prima della tempesta
di: Enea Baldi fonte: rinascita.eu
Da poco si sono conclusi i cerimoniali annuali della “giornata della memoria”. Un’istituzione ormai anche per la nostra Nazione, da quando il Parlamento italiano, 10 anni fa, ne ha sancito la commemorazione annuale. Per l’edizione 2010, si è battuto un record mondiale di partecipazioni “d’élite”: tre premi Nobel per la pace, quasi all’unisono, hanno condannato il nazismo per le “stragi” perpetrate durante la II Guerra Mondiale, includendo nella lista dei “cattivi” anche il “famigerato” Iran, compresi i suoi fantomatici ordigni nucleari.
Prodromi forse, di quello che si spera non diventi l’ennesimo “germe” da combattere da parte del Nuovo Ordine Mondiale, come si evince dalle ultime dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamijn Netaniahu. Un “signore”, l’attuale premier in forza al governo dell’entità sionista, cresciuto fra Boston e Tel Aviv, discendente da una famiglia impiantatasi a inizio secolo nella Palestina britannica, mai sfiorato dalla tragedia del nazismo, che da Auschwitz si è autonominato rappresentante di tutti gli ebrei del mondo invocando l’intervento militare in Iran “prima di un secondo olocausto”.
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Non c’ero e se c’ero dormivo, si dice così.
Lui non dormiva mica, però il Muro gli è sfuggito lo stesso. Non l’ha fatto apposta, è che non l’ha proprio visto, impegnato com’era a buttare giù idee e a mettere in ordine gli appunti con le proposte ad Abu Mazen. Avesse messo in ordine pure quelli sul discorso alla Knesset, forse ci avrebbe risparmiato perle come “Il nostro è un legame di fratellanza” o “Grazie di esistere”. Neanche fosse stato Ghedini. Invece era Benjamin Netanyahu, il quale ha dimostrato di gradire parecchio il rinnovamento delle promesse di sudditanza.
Silvio Berlusconi vede oltre il Muro. Immagina un Eretz Israel, e lo sogna addirittura membro dell’Unione Europea. In questa evocativa visione il Muro simbolo della segregazione del popolo palestinese è una specie di illusione ottica che tuttavia, una volta portata a termine, misurerà 709 chilometri di cui l’85% realizzati all’interno dei territori palestinesi, privati di preziose risorse agricole e idriche, e solo il 15% nel rispetto della Green Line, la linea di demarcazione tra Cisgiordania e Stato ebraico stabilita nel 1949.
Dopotutto siamo nell’era della lotta al terrorismo e per questo piccolo Stato indifeso, forte di sole due o trecento testate atomiche stoccate in totale segretezza e nella sovrana indifferenza dei trattati di non proliferazione nucleare, la sicurezza è una priorità. Vuoi mettere i micidiali razzi Qassam dei guerriglieri di Hamas? Ecco che il muro diventa una dolorosa necessità. Anzi – un legittimo impedimento.
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Alla fine nella notte tra giovedì e venerdì le bombe israeliane sono cadute anche sul centro di Gaza. Nella mattinata di giovedì gli aerei di Tel Aviv avevano paracadutato sulla Striscia dei volantini con l’avviso di tenersi lontani dal confine, per non rischiare di rimanere coinvolti nei bombardamenti che in precedenza avevano colpito le aree lungo il perimetro interno. L’aviazione sionista per colpire le città ha però aspettato che la notte fosse calata sull’occidente, in modo che nessuno potesse diffondere la notizia dandole la dovuta rilevanza e impedendo che questa fosse riportata anche come un semplice trafiletto sui quotidiani del giorno. Poco dopo la mezzanotte (ora italiana) sono iniziati i raid che hanno coinvolto anche le zone abitate. In particolare le bombe sono cadute sulle zone di ad Dahadih, a sud del quartiere al Sabra, e al Qarara, a nord di Khan Yunes, nel sud della Striscia, e su un’altra vasta area centrale. Successivamente poi l’aviazione israeliana ha attaccato la zona dei tunnel nei pressi di Yebna, a Rafah, facendo crollare una galleria, al cui interno si trovavano ancora gli operai che la stavano realizzando.
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In partenza da Atene la nave “8000”, della Campagna Europea




