Archivi per la categoria ‘Truffa’
di Helena Norberg-Hodge – 11/08/2010 – Fonte: ariannaeditrice
Con il crollo del comunismo è opinione comune che al mondo rimanga un’unica opzione: un mercato globale non regolamentato e dominato dalle grandi corporation.
Molti ritengono che la liberalizzazione consenta alle grandi corporation transnazionali di fornire ai consumatori una gamma di prodotti provenienti da ogni parte del globo che non ha precedenti. Grazie all’economia globale possiamo riempire il carrello del supermercato con mele del Kenya, burro a basso prezzo della Nuova Zelanda, e con tutti i cibi esotici che desideriamo. Se questi prodotti sono più a buon prezzo dei loro corrispettivi locali, è perché i fornitori operano su scala più larga ed efficiente. Abili PR e sofisticate campagne pubblicitarie ci convincono che più grande è l’impresa, più sicuri sono i suoi prodotti alimentari.
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Articolo di Gianluca Freda
La capsula che perse la strada
Secondo la leggenda che la NASA ci ha raccontato tramite i suoi filmati e le sue immagini, dopo ogni missione sulla Luna le “capsule Apollo” con gli astronauti a bordo rientravano sulla Terra ammarando nell’Oceano Pacifico. Una delle cose che consentivano alle capsule di non bruciare al rientro nell’atmosfera terrestre erano gli strati di “protezione termica” di cui ogni capsula era dotata.
Non molti conoscono però la storia che qui si va a raccontare: nel 1970, una capsula priva di astronauti e senza la minima protezione termica fu recuperata da marinai sovietici nelle acque atlantiche del Golfo di Biscaglia. La vicenda – rimasta sconosciuta per quasi 40 anni al pubblico occidentale – è stata raccontata e documentata in questo articolo da Mark Wade, direttore e fondatore della Encyclopedia Astronautica.
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Già da due anni coltivare i campi significa perdere del denaro inquinando e lavorando gratis, questo sarà il terzo. Si perchè il prezzo dei cereali deciso alla borsa unificata di Chicago, da pochi soggetti, non riesce minimamente a coprire i costi complessivi di produzione. Solo degli aiuti statali o meglio comunitari permettono ai grossi coltivatori di portar a casa qualcosa. Ai piccoli produttori, quelli che si servono dei contoterzisti per i lavori della terra, non restano nemmeno lacrime per piangere. I coltivatori europei sono mandati allo sbaraglio contro un’agricoltura dei veleni e del trangenico super incentivata americana, ed una povera agricoltura argentina, brasiliana e sopratutto cinese.
Come abbiamo avuto modo di evidenziare da un articolo del Giornale, risulta che il principale fruitore degli aiuti comunitari è la regina Elisabetta essendo la poverina, la più grande possidente terriera del nostro continente. Quelli che ci guadagnano infatti da questo trucco sono i grandi latifondisti, specie francesi, belgi, olandesi. Si tutti quelli che coltivano in condizioni agiate. Ai contadini dell’Appennino il contributo appare come una presa in giro.
Detto questo, oltre ad essere ripugnante il sistema dei contributi statali per produrre in passivo avvelenando l’ambiente, terra e falda acquifera, è anche una attività delittuosa. I danni che si producono con questa agricoltura dei veleni e dei semi avvelenati, perchè di questo si tratta, comportano costi sociali immani, ignorati ad arte dai nostri politici. A cosa è servito che gli scienziati russi rivelassero al mondo che i criceti alimentati a OGM da loro studiati, alla terza generazione, cioè dopo due anni morivano? A nulla, e ciò conferma una volta in più l’infimo livello morale dei nostri politici e il livello cognitivo di noi loro sudditi.
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Sempre più spesso il controllo dell’intera produzione alimentare passa per le mani delle multinazionali biotech. Dopo i brevetti sulle sementi Ogm, adesso la Monsanto è arrivata a rivendicare addirittura pancette e bistecche come proprie invenzioni. Ma c’è chi si oppone a questo scenario inquietante, e parte l’appello contro la “monsantizzazione” del cibo.
di Andrea Bertaglio fonte: terranauta

Il controllo dell’intera produzione alimentare passa nelle mani delle multinazionali biotech con una elaborata strategia globale, focalizzata sull’inclusione nel mercato della materia vivente
Si sa, il controllo dell’intera produzione alimentare passa nelle mani delle multinazionali biotech con una elaborata strategia globale, focalizzata sull’inclusione nel mercato della materia vivente. Ma fino a che punto sarà permesso a colossi come Monsanto, Syngenta, Dupont e pochi altri, di richiedere brevetti sui vegetali geneticamente modificati (rilasciati a partire dagli anni ‘80 dopo l’approvazione di leggi brevettuali che avevano consentito di privatizzare la materia vivente) e brevetti sui vegetali prodotti in modo tradizionale, ossia senza modifiche genetiche? Leggi il resto di questo articolo »
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Se siete costretti sotto un ombrellone e volete qualcosa di non scontato da leggere in ferie, quì avete qualcosa… Da leggere comunque la si pensi.
I MESSAGGI SUBLIMINALI NELLA MUSICA LEGGERA
PROLOGO
La musica, come del resto l’arte in generale, è sempre stata al servizio del potere. Rarissime le eccezioni.
(Sono state volutamente omesse, nei testi sottostanti, le maiuscole per le iniziali dei nomi dei satanisti dichiarati e, comunque, degli adelfi della Dissoluzione).
1. PREMESSA
Parlando in termini generali, il regime dispone di diversi mezzi di propaganda per cercare di condizionare il modo di pensare delle masse ad esso sottoposte. Oltre ai metodi ben intuibili da tutti: stampa, cinematografia, televisione, eccetera; chi detiene il potere dispone, di forme di condizionamento dette “subliminali”.
Un tentativo di condizionamento si dice subliminale nel momento in cui non è avvertibile in maniera cosciente; bensì solo al livello del nostro subcosciente. In altri termini capita che, senza sapere per quale motivo, si finisca col desiderare ciò che viene propagandato. Capita infatti che non si abbia la possibilità di filtrare con il raziocinio ciò che ci viene comunicato; perché quello che viene dettato al nostro subcosciente, tende ad essere catalogato come “vero” e “desiderato” dal nostro cervello.
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7^ COMUNICATO 23^ settimana del 2010
A tutte le vittime di usura, estorsione, truffe e vessazioni bancarie. Agli amici e sostenitori. Alle Associazioni, agli organi di informazione ed ai rappresentanti politici. Agli avvocati ed ai consigli degli ordini italiani .
In Italia c’è un Prefetto che ostenta doti di PREVEGGENZA .
Si chiama PASQUALE MINUNNI(clicca qui) e da pochi mesi è titolare dell’Ufficio del Governo della Provincia di Ascoli Piceno, proveniente da Vercelli. Se volete conoscere le preveggenze di Sua Eccellenza, cliccate qui.
In attesa di sapere se le profezie del Prefetto si avvereranno, proponiamo di leggere una interessante sentenza conseguita dall’Avv. Emanuele Argento presso il Tribunale di Ravenna: condannata la Banca di Romagna S.p.A.(clicca qui) .
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Non c’è stato giornale, emittente televisiva o social network che abbia parlato della crescente ondata di violenza che si sta abbattendo, negli ultimi mesi, sui popoli indigeni dello Stato di Odisha, in India. È stata Survival International, l’organizzazione che dal 1969 si batte per i diritti dei popoli indigeni, a lanciare l’allarme, chiedendo un’indagine internazionale sulle misure repressive della polizia indiana ai danni della popolazione di Odisha, la cui unica colpa è non volere nelle loro terre le grandi multinazionali. Si tratta del gruppo Tata – proprietario di Jaguar, Land Rover, Corus e Tetley – della compagnia britannica Vedenta Resources e di quella sudcoreana Posco, che hanno ottenuto il permesso dalle autorità governative di realizzare miniere di bauxite e di acciaio. Un progetto industriale che avrebbe un impatto devastante sull’ambiente e che implicherebbe l’abbandono delle terre da parte dei contadini. Sono quindi motivate le proteste dei popoli indigeni, che però, secondo il governo, dovrebbero accettare lo sfratto in silenzio. Pochi giorni fa la polizia ha interrotto una pacifica manifestazione di protesta con lacrimogeni e manganelli nel villaggio di Jagatsingpur, dove i contadini protestano da cinque anni contro un progetto metallurgico della Posco, il colosso dell’acciaio.
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Nella puntata di mercoledì del Diario della crisi finanziaria ho dedicato ampio spazio all’analisi dei risultati relativi al secondo trimestre della potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs, così come ho cercato in numerose altre puntate di offrire ai miei lettori qualche informazione su questa entità che è davvero difficile inquadrare sia nel contesto delle oramai ex Investment Banks, sia nell’ampio e variegato panorama creditizio più o meno globale, anche perché, anche dopo la forzata trasformazione in holding bancaria soggetta alla vigilanza della Federal Reserve avvenuta nell’autunno dell’anno scorso, tutto si può dire meno che Goldman abbia cercato di mutare pelle trasformandosi, come qualcuno aveva molto ingenuamente previsto, di diventare un’entità più ‘normale’.
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“Sulla storia del Senatore di Girolamo si aggira una trama di un film bianco e nero. Per inorridire il pubblico vengono pubblicati stralci di intercettazioni, foto, speculazioni – afferma Michele Altamura in un’intervista per l’Osservatorio Italiano – E’ chiaro che in questa storia c’è dell’altro, ma tutti agiscono come nessuno sapesse nulla su quanto avvenuto in questi anni. Il nostro sistema economico ha delle falle, ve ne sono altre e altre ancora, che permettono alle società e alle banche di produrre enormi quantità di denaro mediante schermi societari”. Dopo aver pubblicato l’articolo-dossier “La mafia e il gossip”, Michele Altamura spiega nella sua intervista come il caso di Di Girolamo diventa un cavallo di troia per il voto degli italiani all’estero, e così la protezione del Made in Italy nel mondo.
Questo caso, secondo la mia esperienza, è già stato chiuso tecnicamente. E’ un fatto ormai archiviato. Mentre resta il fatto che ci sono moltissime società italiane, comuni e regioni che hanno nei loro bilanci titoli e collaterali basati su operazioni fittizie. Il senatore Di Girolamo ha certamente delle colpe, come del resto tutti quelli che vanno nelle segreterie di partito a chiedere favori.
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Massimo Mazzucco fonte: luogocomune.net
Uno dei temi ricorrenti, nelle discussioni sull’11 settembre, è che fine abbiano fatto i quattro aerei che sarebbero stati utilizzati per gli attentati. Abbiamo infatti un caso più unico che raro nella storia, in cui di quattro aerei da 100 tonnellate ciascuno ci restano sì e no i rottami per mettere insieme una FIAT 500.
Se poi si ascoltano i no-planers, ci si sente periodicamente domandare ”come è possibile che un aereo, che è fatto di alluminio e altri materiali leggeri, possa penetrare una struttura d’acciaio come quella delle Torri Gemelle come se fosse burro?”
In realtà il problema è l’opposto, poiché se è vero che gli aerei entrano nella struttura come il burro (e qui la spiegazione è data dalla semplice velocità), dalla parete opposta delle Torri non esce praticamente nulla di solido. Se si fa eccezione per quello che sembra essere un motore, che fuoriesce dal retro della Torre Sud, i due aerei vengono letteralmente inghiottiti dagli edifici nello spazio di poche decine di metri.
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http://www.byoblu.com/post/2010/02/15/Il-vergognoso-grafico-della-disinformazione.aspx
Se qualcuno avesse ancora dubbi, fategli vedere questo grafico. I dati sono stati resi noti dall’Osservatorio di Pavia, e riguardano il conteggio delle notizie di eventi criminosi apparse sui nostri telegiornali nel quinquennio 2005 – 2009.
La linea rossa mostra il numero di notizie relative agli atti criminosi, la linea blu descrive l’andamento reale dei crimini, mentre la linea gialla mostra la percezione degli stessi da parte degli italiani. Potremmo ribattezzarla: linea della paura.
La fascia evidenziata in verticale, invece, è mia. Per la precisione, identifica gli anni della XV legislatura, più comunemente nota come Governo Prodi II, in carica dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008.
Ed ecco il sortilegio: durante l’ultimo governo di centro-sinistra il numero di reati ha subito una flessione, ma la percezione di insicurezza è aumentata di una quindicina di punti, fino a superare il 53%. Lo spettacolo di illusionismo è stato magistralmente messo in scena dai media televisivi, che hanno trasformato il normale tran-tran dell’ordinaria delinquenza in un film horror degno delle migliori sceneggiature.
Poi, come per magia, con l’apparizione del Governo Berlusconi IV - tolto un lieve, marginale incremento dovuto alla necessità di approvare il pacchetto sicurezza - le notizie relative ai piccoli reati sono state sostanzialmente dimenticate da Riotta, Minzolini e soci.
Ecco dunque in soldoni – espresso in grafici e tabelle per i più duri di comprendonio - come ti strumentalizzo l’opinione pubblica per influenzare il consenso politico e legittimare o delegittimare questo o quello.
Del resto, qui da noi i delinquenti sono un facile spauracchio, disponibile alla bisogna, con il quale tenere per le palle nonni, impiegati e casalinghe di Voghera. L’equivalente mediatico del bau-bau, insomma. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, rispetto ai maggiori telegiornali dei nostri cugini europei, dedichiamo oltre il doppio del tempo a furti, rapine, risse ed altre simpatiche bazzecole, quisquilie e pinzellacchere.
I nostri giornalisti dipendenti di RaiUno sprecano il 64% del canone Rai a informarci circa gli sviluppi del giallo di Via Poma e circa i pedali della bicicletta di Alberto Stasi, contro il 28% del principale telegiornale della televisione spagnola, il 18% di quello francese, il 14% di quello inglese e l’infinitesimale 3% del telegiornale tedesco. Evidentemente al di là delle Alpi l’informazione ha altro a cui pensare.
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Cari lettori voi ben sapete che StampaLibera si batte da sempre contro le frodi mediatiche ed è per questo che non possiamo restare indifferenti all’ennesima maialata (con rispetto per i maiali).
Riporto qui di seguito parte di un articolo apparso nei giornali stranieri ma non in Italia ovviamente. Solo effedieffe.com che io sappia ha avuto l’ardire di rivelare che forse, con molte probabilità il re è nudo anzi è un impostore. Pubblichiamo di seguito una parte dell’articolo e la relativa fotografia in quanto fa parte del teatrino mediatico nazionale.
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di Paolo Barnard
C’era una volta un Pifferaio magico…
E’ tutta una questione di proporzioni. Combattere le Mafie è giusto, a patto che le si combatta in ordine di pericolo. Combattere i conflitti d’interesse è giusto, a patto che si combattano per primi quelli che ci danneggiano di più. Ma se accade l’inverso, se cioè si combatte il nemico minore e si ignora quello maggiore, che succede? Risposta: succede l’Italia, purtroppo. Si ottiene cioè quel Paese miserabile e miserabilmente smarrito in cui viviamo, e si ottengono i Pifferai magici che ci fanno danzare come topi istupiditi ai loro comandi, dall’altra parte del Sistema.
Lotta alla Mafia? Sì, ma la peggiore per prima.
Date un’occhiata qui: c’è 1 miliardo di euro da una parte, e ci sono 118 miliardi di euro dall’altra.
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Fonte: http://www.cpeurasia.org/?read=35881
Una sola cosa dovrebbero fare certi paladini della “libertà d’informazione”: intervistare i familiari del “terrorista libico”.
Al Quirinale e al Ministero della Difesa si sente la mancanza di un “attentatore afgano”, dal momento che sul mercato non ce n’è nemmeno l’ombra.
Ne andrebbe bene uno, magari libico, indigente e fuori di testa, per trovare una pista che surroghi il “mujahidin” o il “talebano”.
Per alzare, ancora una volta, il livello di attenzione sul “terrorismo” di matrice islamica, sul pericolo di cellule “in sonno”, e quindi incontrollabili, di al-Qa‘ida provenienti dal Paese delle Montagne.
Gli anni di galera – anni chiesti dalla Procura di Milano – evidentemente non sono bastati a scoraggiare mandanti, sequestratori e collaboratori.
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Fonte: http://miaeconomia.leonardo.it/economia/lavoro_e_pensioni/speciale_salari_2009/una_assurdit_italiana_il_fiscal_drag_108650
Una assurdità italiana: il fiscal drag

Il fiscal drag tra il 2008 e il 2009
Provate a immaginare: siete un dipendente assunto a tempo indeterminato (fortunati), riuscite dopo tante fatiche, scioperi e capacità personali, ad avere degli adeguamenti salariali che coprono giusto giusto l’inflazione reale. Pensate, tutto bene. Invece no. Perché quei soldi in più per lo Stato non fanno pari e patta con l’aumento del costo della vita ma sono aumenti del vostro reddito.
E quindi cresce la pressione fiscale e pagate più tasse, anche se di fatto non avete avuto un vero aumento di stipendio ma solo un adeguamento. Insomma, lo Stato vi considera più ricchi anche se non lo siete.
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Fonte it.peacereporter.net
Autore: Gianluca Ursini
L’intreccio di interessi pubblici e privati, la longa manus delle mafie locali, la devastazione del paesaggio: a migliaia in piazza per dire no a un mostro che fagociterà miliardi della comunità
Messina, 8 agosto 2009
Il popolo del ‘No al Ponte’ sullo Stretto si ritrova dopo i due anni di tregua concessi dal refrain di R. Prodi: ‘’Bamboli non c’è una lira!” Una italia più tristana rispetto a quella burlesque di Papi Silvio, ma con i piedi per terra.
Ottomila persone (per gli organizzatori) tra siciliani, calabresi e altre realtà solidali alla lotta, come le comunità del No Tav o Wwf Legambiente e altre associazioni ecologiste, hanno invaso i viali dell’Araba fenice rinata dopo lo tsunami del 1908; immancabilmente, per la Questura hanno sfilato in tremila. Quel che conta è che sia ripartita, oltre alle minacce berlusconiane (“useremo l’esercito” ha promesso cupo il ministro Claudio Scajola,) la rete di chi non chiede più investimenti pubblici-monstre ma “investimenti locali di prossimità: compatibili e immediati, come la metropolitana del mare qui sullo Stretto e la messa in sicurezza delle due sponde dal rischio antisismico; costerebbero più del ponte”, spiega Antonello Mangano, autore con Gigi Sturniolo e Peppe Marra del libro ‘’Ponte sullo Stretto e mucche da mungere”.
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