Archivi per la categoria ‘Agricoltura’

2 Settembre 2010 – Yahoo
La crisi del fast food con la messa in vendita del colosso statunitense Burger King è la conferma di un cambiamento in atto nelle abitudini alimentari anche negli Usa dove negli ultimi dieci anni sono piu’ che raddoppiati i mercati degli agricoltori dove comprare prodotti locali di grande qualità alternativi ai menù globalizzati. E’ quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare le difficoltà che sta incontrando la catena di Fast Food, sottolinea che negli Stati uniti sono aperti 6132 mercati degli agricoltori in aumento del 16 per cento rispetto allo scorso anno.
Una tendenza sostenuta dalla stessa amministrazione Obama che ha avviato numerose iniziative contro il cibo spazzatura e a favore di stili di vita sani che vanno dall’obbligo ad indicare il conto delle calorie nei menu’ offerti da oltre 200mila catene di fast food, ristoranti e take away previsto dalla riforma sanitaria alla coltivazione di un orto alla Casa Bianca nelle cui prossimità è stato aperto anche un farmers market per favorire l’offerta di cibi freschi e genuini provenienti dalla campagna.
Anche in Italia si registra il successo di esperienze di vendita di prodotti locali rispetto ai quello delle multinazionali come McDonald’s con il 54 per cento degli italiani preferisce acquistare prodotti alimentari locali e artigianali che battono nettamente le grandi marche Leggi il resto di questo articolo »
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di Helena Norberg-Hodge – 11/08/2010 – Fonte: ariannaeditrice
Con il crollo del comunismo è opinione comune che al mondo rimanga un’unica opzione: un mercato globale non regolamentato e dominato dalle grandi corporation.
Molti ritengono che la liberalizzazione consenta alle grandi corporation transnazionali di fornire ai consumatori una gamma di prodotti provenienti da ogni parte del globo che non ha precedenti. Grazie all’economia globale possiamo riempire il carrello del supermercato con mele del Kenya, burro a basso prezzo della Nuova Zelanda, e con tutti i cibi esotici che desideriamo. Se questi prodotti sono più a buon prezzo dei loro corrispettivi locali, è perché i fornitori operano su scala più larga ed efficiente. Abili PR e sofisticate campagne pubblicitarie ci convincono che più grande è l’impresa, più sicuri sono i suoi prodotti alimentari.
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Come mai la Monsanto ha sviluppato un gene resistente all’alluminio? La Monsanto sta attualmente introducendo sul mercato un gene resistente all’alluminio. Ecco la storia: “I piccoli agricoltori poveri di risorse dei paesi in via di sviluppo devono fronteggiare difficoltà quotidiane che includono terreni poco fertili, siccità e scarsità di contributi. Le attuali tendenze globali relative ai “cambiamenti climatici” ed alla crescita della popolazione sono destinate ad esacerbare tali ristrettezze. Una ricerca di nuova generazione su coltivazioni geneticamente manipolate (GE) si pone l’obiettivo di alleviare queste pressioni attraverso il miglioramento di varietà colturali di sussistenza – come la manioca, il sorgo e il miglio – che incorporino caratteristiche come la tolleranza alla siccità, all’acqua ed all’alluminio nei terreni, oltre alla creazione di piante con una più efficiente sintesi dell’azoto e del fosforo.” (fonte: http://www.ifpri.org/) Leggi il resto di questo articolo »
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di Luciano Gianazza – tratto da http://www.medicinenon.it/soia.htm
Ogni anno, sembra che la ricerca sugli effetti della soia e dei suoi componenti sulla salute aumenti notevolmente. La ricerca non è così in espansione solo nelle aree del cancro, delle malattie di cuore e dell’osteoporosi. L’industria della soia sostiene che la soia abbia vantaggi potenziali che possono essere più estesi di quanto si pensava precedentemente. L’industria della soia multi-miliardaria in dollari insiste che i vantaggi per la salute che la soia offre superano di gran lunga qualsiasi pericolo potenziale. Quello che una volta non era che un raccolto secondario elencato nel manuale del Dipartimento degli Stati Uniti del 1913 (USDA), da utilizzare non come un cibo ma come prodotto industriale, ora copre 72 milioni di acri di terreno coltivato. Buona parte di questo raccolto sarà utilizzato per alimentare polli, tacchini, maiali, mucche e salmoni. Un’altra grossa percentuale verrà spremuta per produrre olio per margarina, grasso per pasticceria e condimenti per insalate.
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Dottor Giuseppe Altieri, agro ecologo
Tratto da www.vicenzapiu.com
Accademia Mediterranea per l’Agroecologia e la Vita (AMA la Vita)
Intervengano Carabinieri e Sindaci con ordinanze Sanitarie e si distruggano i campi illegittimi di OGM, in Friuli come in tutta Italia
La Coldiretti fa un blitz sui campi illegali di OGM, Greenpeace intende spiantarli direttamente gli OGM … tutti protestano…
Mentre l’Associazione Maiscoltori fa un’affermazione gravissima quando dice che i semi di Mais venduti in Italia sono contaminati da OGM.
Si ricorda che per le sementi in Italia per legge è prevista l’Assenza di OGM, senza nessuna tolleranza nè soglia di presenza accettabile. La sceneggiata continua… così come il tentativo di Contaminazione da OGM, il vero obiettivo delle Multinazionali che vogliono distruggere le tradizioni Agroalimentari locali, in particolare Italiane.
Intervengano i Carabinieri e, se necessario, anche i Sindaci con ordinanze sanitarie e si distruggano immediatamente i campi OGM illegittimi e quelli con sementi contaminate. Ci devono andare i Carabinieri e/o le Guardie Comunali a spiantare gli OGM, come hanno fatto qualche anno fa su iniziativa del Procuratore Guariniello, quando vennero rilevate contaminazioni sui lotti di sementi corrispondenti. Non basta certo l’intervento della Coldiretti e degli Ambientalisti. Leggi il resto di questo articolo »
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Già da due anni coltivare i campi significa perdere del denaro inquinando e lavorando gratis, questo sarà il terzo. Si perchè il prezzo dei cereali deciso alla borsa unificata di Chicago, da pochi soggetti, non riesce minimamente a coprire i costi complessivi di produzione. Solo degli aiuti statali o meglio comunitari permettono ai grossi coltivatori di portar a casa qualcosa. Ai piccoli produttori, quelli che si servono dei contoterzisti per i lavori della terra, non restano nemmeno lacrime per piangere. I coltivatori europei sono mandati allo sbaraglio contro un’agricoltura dei veleni e del trangenico super incentivata americana, ed una povera agricoltura argentina, brasiliana e sopratutto cinese.
Come abbiamo avuto modo di evidenziare da un articolo del Giornale, risulta che il principale fruitore degli aiuti comunitari è la regina Elisabetta essendo la poverina, la più grande possidente terriera del nostro continente. Quelli che ci guadagnano infatti da questo trucco sono i grandi latifondisti, specie francesi, belgi, olandesi. Si tutti quelli che coltivano in condizioni agiate. Ai contadini dell’Appennino il contributo appare come una presa in giro.
Detto questo, oltre ad essere ripugnante il sistema dei contributi statali per produrre in passivo avvelenando l’ambiente, terra e falda acquifera, è anche una attività delittuosa. I danni che si producono con questa agricoltura dei veleni e dei semi avvelenati, perchè di questo si tratta, comportano costi sociali immani, ignorati ad arte dai nostri politici. A cosa è servito che gli scienziati russi rivelassero al mondo che i criceti alimentati a OGM da loro studiati, alla terza generazione, cioè dopo due anni morivano? A nulla, e ciò conferma una volta in più l’infimo livello morale dei nostri politici e il livello cognitivo di noi loro sudditi.
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Sempre più spesso il controllo dell’intera produzione alimentare passa per le mani delle multinazionali biotech. Dopo i brevetti sulle sementi Ogm, adesso la Monsanto è arrivata a rivendicare addirittura pancette e bistecche come proprie invenzioni. Ma c’è chi si oppone a questo scenario inquietante, e parte l’appello contro la “monsantizzazione” del cibo.
di Andrea Bertaglio fonte: terranauta

Il controllo dell’intera produzione alimentare passa nelle mani delle multinazionali biotech con una elaborata strategia globale, focalizzata sull’inclusione nel mercato della materia vivente
Si sa, il controllo dell’intera produzione alimentare passa nelle mani delle multinazionali biotech con una elaborata strategia globale, focalizzata sull’inclusione nel mercato della materia vivente. Ma fino a che punto sarà permesso a colossi come Monsanto, Syngenta, Dupont e pochi altri, di richiedere brevetti sui vegetali geneticamente modificati (rilasciati a partire dagli anni ‘80 dopo l’approvazione di leggi brevettuali che avevano consentito di privatizzare la materia vivente) e brevetti sui vegetali prodotti in modo tradizionale, ossia senza modifiche genetiche? Leggi il resto di questo articolo »
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DI SILVIA RIBEIRO * jornada.unam.mx
Tutti i semi transgenici esistenti sono controllati da sei imprese: Monsanto, Syngenta, DuPont, Dow, Bayer e Basf. Sono multinazionali del settore chimico che si impadroniscono delle compagnie di grani per controllare il mercato agricolo, vendendo semi che si legano agli agrotossici che esse producono ( erbicidi, insetticidi, ecc.).
Oltre a Monsanto, oramai indicata come il “villano” globale, tutte hanno una storia criminale che include, tra gli altri reati, gravi disastri ambientali e contro la vita umana. Tutte, una volta scoperte, hanno cercato di rifuggire le proprie colpe, tentando di deformare la realtà con menzogne e/o con la corruzione. Il fatto che tutti gli OGM siano omologati e che la contaminazione è un delitto per le vittime significa che qualunque paese autorizzi gli OGM di fatto consegna la propria sovranità alle decisioni di alcune multinazionali che agiscono secondo loro esigenza di lucrare. Inoltre, trattandosi di queste imprese, autorizzare la semina di OGM vuol dire consegnare i semi, i contadini e la sovranità alimentare a un pugno di criminali in grande scala. Crimine organizzato, legale.
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I baroni dei semi di F. William Engdahl – 08/07/2010
Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]
Come le grandi multinazionali chimiche, petrolifere e i governisi stanno accaparrando le risorse alimentari
D: Quale è la sua formazione, e come è arrivato al punto in cui si trova ora?
R: Ho lavoratore come ricercatore economico, storico e giornalista freelance, per circa 35 anni, prima a New York, poi in Europa, dove ho trascorso buona parte degli ultimi 5 anni. Tornando agli anni ’70, quando gli Stati Uniti stavano attraversando la cosiddetta crisi energetica, con il primo shock petrolifero, nel 1973-74, e poi il secondo alla fine del decennio, ho cominciato a interessarmi alle grandi multinazionali petrolifere e ho cominciato a fare ricerca sulla rete di influenze attorno alle Sette Sorelle
…
Ho tracciato un filo rosso che collega i principali fatti storici, accaduti negli ultimi cento anni circa, fino ai giorni nostri, compreso il conflitto tra Stati Uniti e Iraq, la questione dell’Iran, e le tensioni con la Cina, riguardo il Sudan, il Darfur, ecc. Il controllo delle risorse petrolifere è diventato un tema centrale del progetto imperialista mondiale degli Stati Uniti, specialmente dopo la II Guerra Mondiale. Voglio riportare una citazione di Henry Kissinger risalente alla metà degli anni ’70: se controllate il petrolio, sarete in grado di controllare intere nazioni; ma, se controllate il cibo, allora controllerete le popolazioni. Leggi il resto di questo articolo »
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di Jeremy Rifkin – Carlo Petrini – 14/06/2010
fonte: Slowfood

Petrini: Caro Jeremy, trovo ci siano straordinarie similitudini e parallelismi tra la nuova politica energetica che tu promuovi e la nuova politica alimentare che cerchiamo di portare avanti con Slow Food. La politica alimentare, infatti, si deve basare sul concetto che l’energia primaria della vita è il cibo. Se il cibo è energia allora dobbiamo prendere atto che l’attuale sistema di produzione alimentare è fallimentare. Le prime due idee che secondo me condividiamo sono il rifiuto di sistemi troppo centralizzati e il ritorno a una concezione olistica della nostra esistenza su questo pianeta. Il vero problema è che da un lato c’è una visione centralizzata dell’agricoltura, fatta di monoculture e allevamenti intensivi altamente insostenibili, e dall’altro è stata completamente rifiutata la logica olistica, che dovrebbe essere innata in agricoltura, per sposare logiche meccaniciste e riduzioniste. Una visione meccanicista finisce con il ridurre il valore del cibo a una mera commodity, una semplice merce. È per questo che per quanto riguarda il cibo abbiamo ormai perso la percezione della differenza tra valore e prezzo: facciamo tutti molta attenzione a quanto costa, ma non più al suo profondo significato. Inoltre, con questo sistema, abbiamo ridotto i contadini in ogni angolo del mondo alla disperazione. Non si può più andare avanti in questo modo, bisogna cambiare paradigma.
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EnergEtica Onlus – Distretto Agroenergetico Italia Nord Ovest, organizza insieme alla Provincia di Padova, un seminario dal titolo « Le Energie Rinnovabili e il Territorio».
Il seminario si terrà giovedì 24 giugno 2010, presso:
Aula Magna Pentagono di Agripolis,
Viale dell’Università, 16
35020 Legnaro (Padova)
L’incontro si svolgerà dalle 09:00 alle 13:00 circa. Nel pomeriggio sarà organizzata una visita all’impianto di biogas dell’Azienda Agricola Andretta, San Liberale di Marcon (VE). Il seminario è gratuito e aperto al pubblico. E’ però gradita, per motivi organizzativi, una preiscrizione, che può essere effettuata on line all’indirizzo:
http://www.agroenergia.eu/index.php/seminario-di-padova.html
Al centro dell’attenzione saranno i temi della produzione energetica, in particolare in della cogenerazione, da fonti rinnovabili, non soltanto attraverso il biogas, ma anche attraverso altre tecnologie per la valorizzazione delle biomasse legnose.
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di F. William Engdahl – 07/06/2010
Alla conquista del Mondo
Fonte: Arianna Editrice

Le ricerche sui semi OGM sono state finanziate dal governo degli Stati Uniti fin dal 1983, quando, tramite il Dipartimento dell’Agricoltura (USDA), ha iniziato a collaborare con l’azienda Delta & Pine Land (DP&L), in seguito divenuta parte del gruppo Monsanto. Lo scopo di Washington è stato quello di instaurare il proprio controllo sul mercato delle sementi in intere aree del mondo; infatti, quello che è emerso nel corso degli anni è che la cosiddetta “Rivoluzione Genetica” non ha nulla a che fare col tentativo di risolvere i problemi di denutrizione delle popolazioni più povere; bensì, il suo scopo è quello di assumere il controllo delle fonti di approvvigionamento alimentare – le colture di riso, grano, soia, frumento, frutta, verdura e cotone – dell’intera umanità. Tale progetto è stato portato avanti grazie all’imposizione dei brevetti, e dei conseguenti diritti sulla proprietà intellettuale, prima sui semi, e poi via via sulle forme di vita, controllati dalle grandi multinazionali dell’agribusiness.
Tale strategia è facilmente rintracciabile nella filosofia commerciale di queste aziende (Monsanto, DuPont o Dow Chemicals) , le quali, nel corso degli anni ’90, hanno cominciato a diffondere massicciamente gli erbicidi chimici, come il Roundup, in modo che i contadini di tutto il mondo fossero costretti ad acquistare i loro semi geneticamente modificati, unici in grado di resistere a tali prodotti, come i semi di soia Roundup Ready. A questo punto, però, nasceva l’esigenza di accertarsi che i coltivatori che utilizzassero le loro sementi, pagassero loro anche i diritti. Spesso questo significava assumere costose agenzie investigative, come la famigerata Pinkerton. Per ovviare a tale situazione, le multinazionali dell’agribusiness chiesero aiuto a Washington. Tale collaborazione sfociò nei progetti scientifici di creazione di semi che non potessero essere riutilizzabili la stagione di semina successiva, in pratica di “semi suicidi”. Il risultato furono le GURTs (Tecnologie per un Uso Ristretto dei Geni), conosciute anche col nome di semi Terminator.
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Com’è noto, in cima alla lista dei beneficiari della Pac ci sono la regina Elisabetta d’Inghilterra e...
Non condividiamo del tutto l’articolo perché pensiamo che il bene pubblico debba essere perseguito ed orientato in maniera saggia dallo Stato e tuttavia pubblichiamo questo articolo per contribuire a far chiarezza sull’argomento. (ndr)
fonte: iI Giornale
Il mix di fondi, divieti e “quote” che ha accompagnato la Pac ha messo fuori gioco gli imprenditori e moltiplicato l’influenza dei politici e delle associazioni di Carlo Lottieri.
L’ultima iniziativa è stata clamorosa. Ieri, nel Bresciano, i Cobas hanno versato nei campi circa 200 mila litri di latte, lamentando il fatto che oggi produrre un litro di latte costa 48 centesimi e ne rende solo 27. Ma nei prossimi giorni continueremo a vedere tensioni, perché ormai la crisi è profonda ed esige cambi strutturali.
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di Alison Benjamin – 28/05/2010
Fonte: www.nexusedizioni.it
Week-in-wildlife–A-honey-001
Le api sono insetti impollinatori indispensabili, responsabili per lo sviluppo
sano di molte delle principali colture alimentari nel mondo.
Fotografia: David Silverman/Getty Image
Inquietanti prove che le api sono in forte declino sono emerse dagli Stati Uniti dove, per il quarto anno consecutivo, più di un terzo delle colonie non sono riuscite a sopravvivere all’inverno.
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COMUNICATO EQUIVITA 18/05/10
Una manifestazione del gruppo “Round Up Monsanto” svoltasi ieri in Olanda davanti allo stabilimento di Bergeschenhoek (Rotterdam), a partire dalle 6 del mattino, è riuscita a far chiudere, temporaneamente, la principale sede olandese della nota multinazionale, fino al 2008 sede dell’azienda sementiera De Ruiter Seeds. Thierry Boyer, capo della divisione europea per l’agricoltura della Monsanto, ha cercato di evitare, non adottando un’opposizione forte, altra pubblicità negativa per la sua azienda, da tempo oggetto di contestazione nel mondo intero.
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“Un grande viaggio nei comportamenti alimentari degli italiani” che spiega cosa è cambiato nelle abitudini degli Italiani. Un “politeismo alimentare”, privo di tabù, che mescola fastfood, biologico ed equo e solidale. Il 28,6% acquista regolarmente frutta e verdura prodotta da agricoltura biologica. Il 37% degli italiani (quasi 4 italiani su 10), quota che sale al 40,5% tra i 30-44enni, ad oltre il 40% tra le donne e sopra il 43% tra le casalinghe, vorrebbe mangiare più sano, senza esserne in grado. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani dal quale si evidenzia che i ”frustrati” sono in numero superiore al quasi 33% degli italiani che dichiara di seguire una dieta sana perche’ l’alimentazione e’ tra i fattori importanti per la salute, e sono soprattutto gli anziani (40,3%) e i laureati (37,6%) a praticare questa tendenza salutista. Informarsi sul cibo per gli italiani e’ sempre piu’ importante; infatti, quasi il 62% degli intervistati si dichiara ”molto informato sui valori nutrizionali, le calorie e i grassi riguardanti i vari alimenti”.Popularity: 14%
Un momento importante per la conversione di una agricoltura ridotta ai minimi termini con gli agricoltori costretti a lavorare in perdita, dipendenti dalle multinazionali dei concimi dei veleni e delle sementi.
L’energia da legno permette una sovranità energetica, favorisce il rimboschimento delle aree poco produtive e sostiene le famiglie degli agricoltori. Oggi con la possibilità di entrare nel mercato dell’energia con i certificati verdi, il mondo contadino può finalmente riconsiderare le opportunità offerte dalla pratica della forestazione a scopo di biomassa legnosa per l’ottenimento di energia termica ed elettrica pagata a prezzi incentivanti. E’ una opportunità storica che ogni agricoltore capo famiglia dovrebbe seriamente valutare.
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Fonte: www.terranauta.it
Alcuni contadini friulani, in queste ore, potrebbero aver piantato sementi Ogm nei propri terreni. Un gesto che contraddice il decreto ministeriale che ha sancito il divieto di coltivazioni Ogm in Italia. Una scelta irreversibile che potrebbe essere punita penalmente da parte dell’assessore alle risorse agricole del Friuli.
di Daniela Sciarra.
Si torna a parlare della coltivazione di Ogm in Italia. Proprio oggi, mentre scriviamo, alcuni contadini potrebbero già aver piantato sementi Ogm nel territorio del Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un gesto dimostrativo che evidenzia la piena contrarietà al decreto interministeriale che, nelle scorse settimane, ha sancito il divieto di coltivazione di ogm in Italia. Il vice presidente di Futuragra, l’associazione favorevole all’introduzione di ogm nell’ambiente, ha fatto ricorso a questo decreto, sottolineando che in precedenza il consiglio di Stato aveva avviato l’iter di autorizzazione della coltivazione del mais Ogm.
Se parte della battaglia si svolge sul fronte legale e normativo, un’altra avviene proprio sul campo. La difesa del territorio ha investito la maggior parte degli agricoltori che di Ogm non vogliono sentire parlare, mentre dall’altra si trova un gruppo meno numeroso di contadini che sostengono l’introduzione di Ogm. Leggi il resto di questo articolo »
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