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Archivi per la categoria ‘Recessione’

25 Agosto 2010 – Fonte: larouchepac

Un’alta fonte di intelligence di Washington ha riferito questa mattina che una seria battaglia è scoppiata all’interno della Federal Reserve a proposito dell’ iperinflazione, e che delle persone vicine alla Fed ne stanno rivelando i dettagli, il che significa che la lotta si intensificherà e diventerà più pubblica. Tale lotta è scoppiata all’interno dell’annuale summit economico della Federal Reserve tenutosi questa settimana a Jackson Hole, il cui ospite, Thomas Hoenig della Fed di Kansas City, ha pubblicamente dissentito dalle decisioni iperinflazioniste di Bernanke in ciascuna delle ultime otto riunioni del Federal Open Market Comittee. E in effetti, le stesse fonti riportano di una discussione estremamente interessante, in particolare quella svoltasi dietro le quinte.

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Bloomberg

di Simone Meier e Doyle Dara – 24 Agosto 2010

Il Premio Nobel per l’economia  Joseph Stiglitz ha detto che l’economia europea è a rischio di scivolare di nuovo in recessione a causa dei tagli di spesa dei governi volti a ridurre i deficit di bilancio.

“Volenti o nolenti, il taglio di investimenti ad alto rendimento solo per migliorare l’”immagine” del deficit, è davvero sciocco”, ha detto Stiglitz, professore della Columbia University, in un’intervista trasmessa oggi su RTE Radio a Dublino.

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fonte: movisol.org

Editoriale di Jacques Cheminade
21 luglio 2010

Alla società francese manca ormai il morale. Il denaro regna sovrano, dappertutto. Le più alte autorità dello Stato dànno l’esempio, tra favoritismi e conflitti d’interesse. È il momento che François Fillon ha scelto per rompere il “tabu semantico” del governo e pronunciare la parola ‘rigore’. “Rigore, rigore, rigore, se volete ve lo ripeto”, ha cinicamente irriso il Primo Ministro [francese], a distanza di migliaia di chilometri dal suo Paese. S’è impegnato a ridurre il deficit dell’8% del PIL previsto per questo anno, del 3% di quello previsto per il 2013, cioè di circa 100 miliardi d’euro in tre anni, cosa che presuppone il saccheggio dello stato sociale (previdenza sociale, aiuti per l’occupazione, ecc.) e delle dotazioni in favore delle regioni e dei dipartimenti, e la soppressione delle assunzioni negli ospedali, dei rimborsi delle nuove medicine e delle possibilità di ammissione ai ricoveri di lunga degenza, e l’aumento delle tariffe per le analisi mediche e per le operazioni, come quelle per curare le cataratte. Si tratta dello smantellamento del programma del Consiglio Nazionale della Resistenza, voluto dai vari Danis Kessler e dai vari Michel Pébereau.

Questo rigore risparmia la finanza. Così il primo luglio, la Banca Centrale Europea, alla scadenza di un prestito massiccio di 442 miliardi di euro alle banche, ha rinnovato gli “stanziamenti di liquidità” a tutti gli istituti che ne avevano bisogno. Leggi il resto di questo articolo »

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24 luglio 2010 (MoviSol)

Il ricorso costituzionale dei “4+1″ professori contro la rete di salvataggio finanziario dell’UE (cfr. Strategic Alert n. 28) turba i sogni dei vertici della BCE. Al seminario annuale degli “ECB watchers” tenutosi a Francoforte il 9 luglio, successivamente alle dichiarazioni ottimistiche di Trichet e dell’economista capo della BCE Stark sulla situazione dell’euro, è scoppiata un’accesa discussione col ristretto pubblico, ovviamente non proprio convinto. Manfred Neumann, docente all’università di Bonn, ha sostenuto in particolare che l’attuale meccanismo di giganteschi trasferimenti finanziari dalle nazioni “ricche” a quelle “povere” non può durare. “Se facciamo questo per altri dieci anni, l’euro si disintegrerà”, ha affermato, proponendo che sia concesso a determinati paesi di uscire dalla moneta comune e riadottare una moneta nazionale.

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DI MARCO DELLA LUNA
Fonte: http://marcodellaluna.info

Il dibattito stimolato sia dal recente libro di Luca Ricolfi Il Sacco del Nord che dalle lotte sui tagli della spesa delle regioni, ha imposto all’attenzione il fatto oggettivo e brutale che Roma toglie al Nord annualmente circa 110 miliardi di euro per sostenere un Sud il quale, invece di svilupparsi grazie a questi donativi, sprofonda sempre più nell’inefficienza, nell’improduttività e nell’illegalità, e ha quindi sempre più bisogno di ricevere soldi dal Nord. Questo salasso toglie però al Nord i soldi per gli investimenti, le infrastrutture, l’innovazione, condannandolo a perdere competitività sul mercato internazionale, quindi, in prospettiva, anche la capacità di mantenere il Sud.

In cambio di questo massiccio salasso di risorse, il Nord riceve dal Sud un’altrettanto massiccio apporto di metodi di potere e gestione meridionali. Metodi estremamente inefficienti in termini di performance per la popolazione, ma estremamente efficienti in quanto alla loro presa su risorse e istituzioni. Il Nord, cioè, in cambio del frutto del suo lavoro, riceve dal Sud proprio ciò che rende il Sud arretrato e inefficiente.
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Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete sussurrare il loro monito. Avanti, avvicinatevi. Ascoltate, lo sentite? – Carpe – sentito? – Carpe, carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita. (Prof. Keating – L’attimo fuggente)

Da “Il Giornale di Vicenza”

Sabato 01 Maggio 2010
PRIMAPAGINA

Questa non l’avevamo ancora vista: uno sciopero il 1° maggio, giorno in cui si celebra la festa dei lavoratori. Non se ne sentiva la mancanza, ma è innegabile che sia il perfetto segno dei tempi. Alcuni lavoratori scioperano perché c’è chi li vorrebbe far lavorare, mentre altri lavoratori scioperano perché non c’è chi li faccia lavorare: a chi troppo, e a chi niente.
La situazione è grave, ma non seria anche se la Grecia sta lì a ricordarci che non si scherza con il fuoco. Prima che entrasse nell’Euro, il Pil del Paese ellenico era pari a quello della provincia di Vicenza: adesso è alle soglie della bancarotta. Il motivo è semplice: qui si è continuato a lavorare sempre di più e sempre meglio mantenendo i costi in ordine, là si è continuato a mandare in pensione i lavoratori a 55 anni.

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di Pino Cabras – 29/04/2010

Fonte: megachip

debitisucks

Con il precipitare della crisi greca si confermano le analisi di chi non era compromesso con la propaganda o con i pii desideri. La crisi si colloca nel solco di una crisi molto più vasta, una crisi sistemica. Si poteva comprendere da subito. Chi ha causato la crisi, ossia il sistema bancario ombra, punta ancora ai soliti suoi superprofitti, soverchiando i poteri collocati più alla luce del sole.

I giganti della speculazione di Wall Street sanno che il dollaro, l’architrave della finanza mondiale, dovrà cedere, perché allo stato è impossibile rifinanziare la valanga di titoli del debito pubblico statunitense che verrà a scadere fra pochi mesi. Perciò va fatta crollare l’alternativa monetaria disponibile, l’euro, e creare un bisogno forzoso ed estremo di dollari.

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Autore Mirko Pizzato

L’Italia non è ancora come in Francia. Dove il mondo del lavoro è sconvolto dall’incredibile catena di suicidi che ha come epicentro France Telecom: in due anni sono 43 i dipendenti dell’ex monopolista delle tlc che ci sono tolti la vita. Chi per stress, chi per paura di perdere il posto di lavoro, chi per depressione. Paure che si stanno propagando, visto che è di oggi la notizia di un suicidio anche nel paradiso della felità a tutti i costi: si è tolto la vita un dipendente di Eurodisney, lavorava come cuoco in uno dei ristoranti del parco di divertimenti.
L’Italia non è come la Francia, abbiamo detto. Ma il connubbio tra crisi economica e crisi dell’anima riguarda da vicino anche noi. E, forse, non è un caso che i suicidi “da lavoro” riguardino in particolare il nord-est, le operose province tutte casa e capannone. Gli ultimi due episodi martedì. Il primo, a Pordenone, riguarda un padre di tre figli, 46 anni, che non ha retto alla notizia che il suo contratto in scadenza non sarebbe stato rinnovato. Il secondo, a Padova, racconta di un piccolo imprenditore che ha messo fine alla sua depressione durata tre anni, da quando la sua società era fallita.

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di Felice Capretta      fonte: informazione scorretta

La crisi segna la fine della preminenza della sfera finanziaria ed il declino della City e di Wall Street.

E’ con un approccio geopolitico, tanto quanto economico, finanziario e monetario, che il LEAP nel Febbraio 2006 annunciava l’imminente arrivo di quella che abbiamo chiamato “la crisi sistemica globale”. Questo medesimo approccio ora tende a confermare che, nel “mondo post-crisi”, l’economia reale sarà ancora una volta protagonista, mentre queste ultime decadi sono state sengate da una economia virtuale nel settore finanziario che era al centro degli affati.

Nel considerare, nel 2006, che la crisi attuale stava per diventare una “crisi sistemica globale”, abbiamo voluto mostrare che l’evento ha rispecchiato il crollo del mondo così come lo conosciamo dal 1945, nella sua forma centrata sull’Ovet, ereditata dalla Seconda Guerra Mondiale e rinforzata dalla caduta della cortina di ferro nel 1989.

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Link: http://libertadipensiero.info/2009/11/10/piccole-imprese-muoiono/

artigiano_02_bigLa crisi è finita? A giudicare da cosa dicono i piccoli imprenditori italiani no. Viaggio dentro una parte d’Italia che sta pagando il conto più salato. E a cui serve fortuna, talento, ma anche la Politica con la P maiuscola per ripartire

“La ripresa è iniziata? Mah… di sicuro non per me!”Alberto P. è il titolare di una micro impresa tessile che lavora in subfornitura e liquida così, davanti al caffè del nostro bar la notizia del balzo positivo del superindice Ocse. “Io non voterò mai per la sinistra, ma quando sento Berlusconi dire certe cazzate mentre sono mesi che lavoro a singhiozzo mi arrabbio” dice Serenella F., socia di una snc che produce componentistica per auto, 9 dipendenti ci cui 6 a casa in cassa integrazione.

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Link: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6382
FONTE: SEEKINGALPHA.COM

recession-hitting-usaPer coloro che non conoscono la capacità previsionale di Gerald Celente, vi proponiamo un flashback dal Trends Journal del 2004

La Grande Recessione, quale si diffonderà dal 2007, manterrà la sua presa per almeno una generazione. I default dei consumatori, circa 1,55 milioni nel 2003, più che raddoppieranno, i pignoramenti di case andranno alle stelle, imprese di ogni dimensione falliranno e il debito pubblico esploderà, in quanto si ridurrà il gettito fiscale.
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di Romina Arena – http://www.terranauta.it

Il concetto di sviluppo è sempre stato legato a quello di crescita

Il concetto di sviluppo è sempre stato legato a quello di crescita

Il concetto di sviluppo si è sempre intrinsecamente allacciato a quello di crescita.

“Sviluppo”, nella sua etimologia, racchiude, o vorrebbe racchiudere, il seme del miglioramento. Eppure, rispetto a quando il concetto di sviluppo è nato, i poveri verso i quali esso dovrebbe dirigersi sono aumentati ed in molti casi la loro povertà deriva proprio dalla confusione che lo sviluppo ha portato nelle loro esistenze.

Infatti, mentre un tempo le popolazioni erano autosufficienti e producevano quanto bastava per il loro sostentamento, oggi, invece, si assiste a quella che è da più parti considerata una epurazione da sviluppo: veri e propri pogrom che assumono le sfumature di una pulizia etnica che spazza via intere popolazioni, per la maggior parte minoranze etniche, fuori dalle terre dei loro padri, violando i loro luoghi sacri, alterando e compromettendo per sempre l’ecosistema.

Per cosa? Costruire strade, innalzare dighe, deviare fiumi. Addirittura, per costruire riserve naturali, si scacciano le popolazioni che vivono su quelle aree perché non disturbino i turisti o i cacciatori durante i safari!

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di Pierluigi Paoletti su centrofondigooglegroups

Chi vuole sapere come andrà basta che legga il documento di CONFINDUSTRIA in cui si lascia poco spazio all’immaginazione. In corsivo le parti del documento con sotto le mie osservazioni.

Economy_by_muratsuyur

La crisi mondiale è ben lontana da essere conclusa

La ripresa dell’economia italiana si conferma lenta e lunga e perciò insidiosa. Si profilano anni per recuperare i livelli di produzione toccati nel 2007; in alcuni settori ciò potrebbe non avvenire mai.

Interi settori scompariranno o sono già scomparsi…qui poche illusioni. I cambiamenti saranno molto consistenti e profondi.

L’autunno e l’inverno prossimi saranno decisivi per molte imprese, incluse alcune tra le più innovative e dinamiche.

L’Italia sconta un ritardo notevole dovuto alle amorevoli cure del post Britannia e dei vari governi per entrare nell’euro, e dopo il cambio con l’euro  che ha favorito solo la germania e la francia http://www.centrofondi.it/report/report_07_03_07.pdf http://www.centrofondi.it/report/report_07_04_07.pdf e questo sul debito pubblico http://www.centrofondi.it/report/report_08_01_07.pdf

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Fonte  it.peacereporter.net
Autore:  Gianluca Ursini

L’intreccio di interessi pubblici e privati, la longa manus delle mafie locali, la devastazione del paesaggio: a migliaia in piazza per dire no a un mostro che fagociterà miliardi della comunità

Messina, 8 agosto 2009

Il popolo del ‘No al Ponte’ sullo Stretto si ritrova dopo i due anni di tregua concessi dal refrain di R. Prodi: ‘’Bamboli non c’è una lira!” Una italia più tristana rispetto a quella burlesque di Papi Silvio, ma con i piedi per terra.

Ottomila persone (per gli organizzatori) tra siciliani, calabresi e altre realtà solidali alla lotta, come le comunità del No Tav o Wwf Legambiente e altre associazioni ecologiste, hanno invaso i viali dell’Araba fenice rinata dopo lo tsunami del 1908; immancabilmente, per la Questura hanno sfilato in tremila. Quel che conta è che sia ripartita, oltre alle minacce berlusconiane (“useremo l’esercito” ha promesso cupo il ministro Claudio Scajola,) la rete di chi non chiede più investimenti pubblici-monstre ma “investimenti locali di prossimità: compatibili e immediati, come la metropolitana del mare qui sullo Stretto e la messa in sicurezza delle due sponde dal rischio antisismico; costerebbero più del ponte”, spiega Antonello Mangano, autore con Gigi Sturniolo e Peppe Marra del libro ‘’Ponte sullo Stretto e mucche da mungere”.
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Articolo di Gianni Credit – Osservatorio Nazionale

tremonti_draghi01g1Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti non ha rinunciato a “benedire” personalmente – nella sua Milano – l’Avviso comune tra Confindustria e Abi sulla moratoria dei crediti alle imprese. Al quarto mandato in Via XX Settembre, per l’ennesima volta non gli pesano le accuse di “colbertismo” per un accordo “nazionale” tra due fronti “corporativi” (banche e imprenditori) chiamati dall’autorità governativa a disciplinare con regole “non di mercato” flussi finanziari decisivi per l’economia.

Ed è simbolica, in questo senso, l’assenza del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi: che sulla carta è a capo di un’authority molto pesante, fino a un passato recente, anzi, cabina di regia di un sistema bancario a controllo pubblico, a dimensione domestica, a natura dirigistca. Oggi invece, il banchiere centrale italiano è – come questa nota ha spesso sottolineato – uno dei capifila dell’establishment creditizio globalista.

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Conoscere la situazione serve non per entrare nel panico totale, ma per entrare nell’ottica di quel che può accadere e ricorrere ai ripari in qualche maniera.

“Alla luce dell’incerta situazione gas in Ucraina, la commissione Europea sollecita gli Stati membri a prepararsi per l’inverno prossimo e a riempire le riserve di gas da tutte le fonti possibili”

gasdottoA corto di gas

Articolo di Cristiano Bottone – http://ioelatransizione.wordpress.com/

Sono alcuni mesi che vado dicendo ad amici e conoscenti che il prossimo inverno potremmo avere sorprese con le forniture di metano e che forse bisognerebbe pensare in fretta a soluzioni alternative (ecco perché ho fretta di installare il solare termico). So che qualcuno leggendo queste righe sta già ridendo e mandandomi dei benevoli accidenti… (ne ho già ricevuti anche via Skype).

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In occasione delle elezioni in Libano la stampa serva si è prodigata come sempre a far sentire tutta la sua miseria ed anche in questo articolo ve ne è la prova. Passi per l’atteggiamento astioso e razzista verso Gheddafi e Ahlmadinejad rei di non piegarsi alla nostra richiesta di karakiri culturale ed economica, ma il Libano? Non è forse un caso che là dove si spingono gli interessi di Israele tutti gli Stati diventano canaglia e i loro leader dittatori da rovesciare?

Libano prima e Iran dopo: l’invasione delle balle giganti

di Gianluca Freda – 15/06/2009 – Fonte: blogghete!

Iran, è scontro tra l'onda verde e la polizia


Ora che gli artigli economici e militari del drago americano si sono spezzati sulla crisi del dollaro e sulle guerre senza via d’uscita in Medio Oriente, tocca ai valletti adibiti alle pubbliche relazioni fare le veci del grande mostro indisposto, sciorinando il meglio delle proprie baggianate in sua difesa e attendendo con fiducia l’esito della convalescenza.Prendiamo ad esempio le elezioni in Libano. I media occidentali hanno fatto un ottimo lavoro nel presentarle come “un chiaro rifiuto del programma di coalizione di Hezbollah” (come scrive Thomas Friedman sul New York Times). La realtà è un po’ diversa.
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di Felice Capretta – http://informazionescorretta.blogspot.com/

+1,1 Italia, deficit record in USA

deficit-713751Italia: +1,1% produzione industriale intitolano oggi molti quotidiani.

Tutti a festeggiare: la crisi è finita. Per la serie “crisi del 29 – crisi attuale, le pompose dichiarazioni” anche il solito Trichet dichiara che l’economia ripartirà nel 2010.

Al di là della propaganda economica, i lascia rapidamente spazio a dati ben diversi.

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