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Archivi per la categoria ‘Finanza & Mercati’

Come gli istituti di credito rinforzano i derivati del capitalismo illegale e la corruzione

di: Thierry Brugvin

fonte: Rinascita.eu
La crisi economica che è scoppiata nel 2008 era già stata prevista da parecchio tempo da numerosi economisti soprattutto in seguito alla bolla finanziaria dovuta alla speculazione.
Ma relativamente ai derivati dell’economia capitalistica, la responsabilità bancaria del debito e dei paradisi fiscali è al tempo stesso più profonda e più vecchia di quel che si è sempre pensato .
Nel cuore dello Stato e del governo dell’economica e della politica, domina il potere finanziario in maniera legale, ma a volte anche sotto forme illegali e spesso poco democratiche.
Nel quadro di questo articolo andremo ad esporre differenti meccanismi del potere dei banchieri nel mondo. Le banche e i paradisi fiscali, sono degli acceleratori di questa autorità (governance) neoliberale.
La deregulation viene allora a rafforzare i delitti politico-finanziari di fatto per la carenza e la dissoluzione delle regole nel controllo.
Il debito, in particolare quello dei Ped (Paesi in via di sviluppo ndt) è uno strumento di dominio dei paesi ricchi verso i più poveri. Mentre la privatizzazione del potere di produzione monetaria attraverso le banche private, porta ad un furto uguale a quello di un bene pubblico.

Le banche e i proprietari delle grandi banche (Rockefeller, Rothschild, Morgan, City Group, Goldman Sachs…) rappresentano uno dei perni del potere mondiale. Va precisato prima di tutto che questi proprietari dispongono di enormi somme. Il periodico Forbes calcola 1125 miliardari nel 2008 (Kroll, 2008).Nella classifica Forbes del 2005, Bill Gate era l’uomo più ricco al mondo con 46,5 miliardi di dollari e Warren Buffet con 44 miliardi di dollari.
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di Felice Capretta, Fonte: Informazione Scorretta.
L’estate è sempre prodiga di notizie interessanti, si sa, e così alcuni media mainstream allineati fanno a gara a chi trova la notizia più interessante.
Riveste particolare interesse, evidentemente, la pratica del “balcooning”, che ha raggiunto recentemente le pagine di alcuni quotidiani.
Si tratta, in sostanza, di lanciarsi dal balcone dell’albergo.
Solitamente in piscina, ma evidentemente non c’e’ sempre acqua ad attenderli, visto che il quotidiano parla di 4 morti.
Quattro tra le migliori menti del mondo.
Già.
Forse sarebbe stato più utile dedicare qualche riga ad una serie di notizie che ieri ed oggi hanno iniziato a comparire su alcuni quotidiani economici sullo stato di salute dell’economia USA, inglese e mondiale.
E non stiamo parlando di ripresa, ma piuttosto di segnali di crisi a W, dove la mezza ripresa non è che un movimento artificiale ed illusorio nel bel mezzo del disastro economico, prima che la portata effettiva della crisi sia evidente ed accettata globalmente. Leggi il resto di questo articolo »

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di Helena Norberg-Hodge – 11/08/2010 – Fonte: ariannaeditrice

Con il crollo del comunismo è opinione comune che al mondo rimanga un’unica opzione: un mercato globale non regolamentato e dominato dalle grandi corporation.

Molti ritengono che la liberalizzazione consenta alle grandi corporation transnazionali di fornire ai consumatori una gamma di prodotti provenienti da ogni parte del globo che non ha precedenti. Grazie all’economia globale possiamo riempire il carrello del supermercato con mele del Kenya, burro a basso prezzo della Nuova Zelanda, e con tutti i cibi esotici che desideriamo. Se questi prodotti sono più a buon prezzo dei loro corrispettivi locali, è perché i fornitori operano su scala più larga ed efficiente. Abili PR e sofisticate campagne pubblicitarie ci convincono che più grande è l’impresa, più sicuri sono i suoi prodotti alimentari.
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…è possibile ridefinire l’assetto proprietario della Banca centrale,
> senza trasferire alcuna quota: basterebbe procedere ad un aumento di
> capitale della Banca d’Italia interamente sottoscritto dallo Stato o
> da un ente pubblico. Le quote possedute dagli azionisti privati
> sarebbero diluite e la proprietà sarebbe, di fatto trasferita allo
> Stato.

> segnalato dell’amico Claudio Toppano
> http://www.camera.it/409?idSeduta=114&Resoconto=allegato_a.197200
>
>
> La Camera, premesso che:
> l’integrazione della Banca d’Italia nell’ambito del Sistema europeo di
> banche centrali rende la stessa partecipe delle scelte relative alla
> determinazione ed all’attuazione della politica monetaria dell’Europa
> che, come obiettivo principale, persegue il mantenimento della
> stabilità dei prezzi;
> a questo si aggiunga che, in considerazione della consolidata
> organizzazione e presenza territoriale, tutte le banche centrali
> nazionali saranno chiamate a svolgere importanti compiti di natura
> operativa al fine di realizzare l’obiettivo della stabilità dei prezzi
> e di esercitare la vigilanza sul sistema bancario;
> nonostante l’evidente interesse pubblico e nazionale del ruolo della
> Banca d’Italia, essa ha conservato per molti aspetti l’originaria
> struttura societaria privatistica, specie con riferimento al proprio
> capitale;

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fonte: movisol.org

Editoriale di Jacques Cheminade
21 luglio 2010

Alla società francese manca ormai il morale. Il denaro regna sovrano, dappertutto. Le più alte autorità dello Stato dànno l’esempio, tra favoritismi e conflitti d’interesse. È il momento che François Fillon ha scelto per rompere il “tabu semantico” del governo e pronunciare la parola ‘rigore’. “Rigore, rigore, rigore, se volete ve lo ripeto”, ha cinicamente irriso il Primo Ministro [francese], a distanza di migliaia di chilometri dal suo Paese. S’è impegnato a ridurre il deficit dell’8% del PIL previsto per questo anno, del 3% di quello previsto per il 2013, cioè di circa 100 miliardi d’euro in tre anni, cosa che presuppone il saccheggio dello stato sociale (previdenza sociale, aiuti per l’occupazione, ecc.) e delle dotazioni in favore delle regioni e dei dipartimenti, e la soppressione delle assunzioni negli ospedali, dei rimborsi delle nuove medicine e delle possibilità di ammissione ai ricoveri di lunga degenza, e l’aumento delle tariffe per le analisi mediche e per le operazioni, come quelle per curare le cataratte. Si tratta dello smantellamento del programma del Consiglio Nazionale della Resistenza, voluto dai vari Danis Kessler e dai vari Michel Pébereau.

Questo rigore risparmia la finanza. Così il primo luglio, la Banca Centrale Europea, alla scadenza di un prestito massiccio di 442 miliardi di euro alle banche, ha rinnovato gli “stanziamenti di liquidità” a tutti gli istituti che ne avevano bisogno. Leggi il resto di questo articolo »

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15/07/2010 – gab
Finanza etica a rischio a causa di una nuova normativa che vuole limitare la proliferazione di più soggetti finanziari
In Parlamento si sta discutendo su una nuova normativa che porterebbe di fatto a cancellare
uno strumento di finanza realmente autogestita dai soci finanziati e
finanziatori.
La Banca d’Italia ha lavorato in quest’ultimo anno nell’elaborazione di una nuova normativa avente l’obiettivo di limitare l’indiscriminato proliferare di intermediari finanziari, i cosiddetti 106 del Testo Unico Bancario. Ma l’esito rischia di essere funesto per la finanza etica.
Si può firmare on-line l’appello per il riconoscimento
delle MAG nella riforma del nuovo Testo Unico in materia bancaria
attualmente in discussione al Parlamento.
Riportiamo il testo dell’appello:

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fonte:blogghete * postato da Gianluca Freda (24/07/2010)

“Le istituzioni finanziarie devono fare la loro parte nella distribuzione più equa degli oneri fiscali, almeno temporaneamente, per il periodo necessario a far riprendere quota all’economia e a stabilizzare la situazione finanziaria. La tassa imposta alle banche è necessaria, giusta ed efficace ed è utile agli interessi del paese e delle persone in condizioni particolarmente difficili”.

A pronunciare queste eretiche parole è il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, leader del partito Fidesz, il “rinnegato” che giovedì scorso ha osato far approvare dal Parlamento magiaro una legge che impone alle banche ungheresi, alle compagnie assicurative e ad altri istituti finanziari una folle tassa sugli attivi (dello 0,45% per le banche e del 5,2% per le compagnie assicurative), destinata a durare per almeno tre anni a partire dalla fine del 2009. Il provvedimento, stando alle dichiarazioni di Orban, dovrebbe servire a contenere il deficit ungherese entro il 3,8% del PIL. Tristemente, la legislazione è stata pure approvata con una maggioranza che, se non stessimo parlando dell’Ungheria, potremmo definire bulgara: 301 voti favorevoli contro 12 contrari. Pressoché unanime, com’è comprensibile, lo sdegno che l’iniziativa ha suscitato presso i creditori internazionali dell’Ungheria, le istituzioni europee e il Fondo Monetario Internazionale. “Questo è populismo!”, si sono lagnati all’unisono i tapini defraudati. “Così si blocca la crescita del paese! Si mina la fiducia degli investitori! E poi, sul lungo periodo, è una misura che si rivelerà poco utile al contenimento del deficit”. Sante parole. Un paese, come è noto, non è composto dai suoi cittadini, dalle loro esigenze, dalle loro iniziative commerciali e culturali, ma solo ed esclusivamente dai suoi operatori finanziari, astro sfolgorante intorno al quale deve ruotare e di fronte al quale deve essere pronta ad annullarsi ogni residua velleità nazionale. Leggi il resto di questo articolo »

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24 luglio 2010 (MoviSol)

Il ricorso costituzionale dei “4+1″ professori contro la rete di salvataggio finanziario dell’UE (cfr. Strategic Alert n. 28) turba i sogni dei vertici della BCE. Al seminario annuale degli “ECB watchers” tenutosi a Francoforte il 9 luglio, successivamente alle dichiarazioni ottimistiche di Trichet e dell’economista capo della BCE Stark sulla situazione dell’euro, è scoppiata un’accesa discussione col ristretto pubblico, ovviamente non proprio convinto. Manfred Neumann, docente all’università di Bonn, ha sostenuto in particolare che l’attuale meccanismo di giganteschi trasferimenti finanziari dalle nazioni “ricche” a quelle “povere” non può durare. “Se facciamo questo per altri dieci anni, l’euro si disintegrerà”, ha affermato, proponendo che sia concesso a determinati paesi di uscire dalla moneta comune e riadottare una moneta nazionale.

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Link: http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=4457&reply_id=240573

E’ venuto il momento di dichiarare il Si-Salvi-Chi-Può cioè di non tenere più niente in mano che non siano obbligazioni in dollari (o alcune valute particolari) e auriferi (oro, argento e società che li producono). E per il resto di essere 100% short. Quale investimento è adatto a navigare questi tempi incerti bla bla…. dicono nei media finanziari… ? LO SHORT! Non c’è praticamente nessuno che vada su Class-CNBC, Repubblica o Corriere finanza, Borsa & Finanza o Milano Finanza che lo dica, ma dovrebbe essere chiaro come il sole. L’unico argomento serio di discussione dovrebbe essere: quali titoli sono meglio da vendere short ?
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Link: http://crisis.blogosfere.it/

Disclaimer: il post seguente ha ricevuto un tag 5/5, nella apposita scala Cassandra. Si sconsiglia la lettura a crescentisti ad oltranza e a quelli che “la crisi è finita e ci sono chiari segni di una ripresa.”In ogni caso, si dicono cose banali, ovvie, dette e ridette. Almeno qui, ovviamente. Prendetelo come un riassunto.

Lo so, lo so. L’avrò scritto venti volte che, mentre ci trastulliamo con un .5 % in più o meno di deficit (che pure vuol dire lacrime e sangue per essenzali servizi, indispensabili presidi e storiche fondazioni, non essendo vero che tutto quel che DOVRA’ essere tagliato sia superfluo e/o inutile) mentre ci trastulliamo con queste cose, passando poi all’ultimo grido di tinture canine o al calamaro gigante spiaggiato in Sicilia, ci sono argomenti di un certo qual interesse su cui discutere.

Vediamo di fare un piccolo riassunto:

L’economia mondiale è finita.

L’economia USA sta risorgendo dalle sue ceneri non come una fenice ma come uno Zombi.

Il thriller chiamato La Grande Crisi è solo alla fine del primo tempo.

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di Pete North – Rob Hopkins – 24/06/2010
Fonte: Come Don Chisciotte

Il nuovo libro di Pete North “Local Money: how to make it happen in your community” [“Valuta Locale: come farlo nella vostra comunità”, ndt] sarà ufficialmente presentato all’edizione 2010 della conferenza del “Transition Network” e sarà possibile ordinarlo qui dalla prossima settimana [energybulletin.net, ndt]. L’ultimo libro della serie dei “Transition Books”, “Local Money” è una panoramica complessiva sulle valute locali e sul come organizzare ed implementare un tale progetto. È stato scritto sulla base di alcune iniziative di transizione, tracciando un linea da esperienze come quelle del pound di brixton o di Lewes, fino alle affascinanti storie di latre valute alternative, compresa quella di come il modello monetario locale è stato un elemento fondamentale per le comunità argentine per sopravvivere al crollo finanziario. Per festeggiare l’uscita del suo lavoro, ho intervistato Pete sul libro e sulle valute locali…
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fonte movisol.org

19 giugno 2010 (MoviSol) – Tre elezioni recenti nell’eurozona – nei Paesi Bassi, Belgio (elezioni politiche anticipate) e nello stato più popoloso della Germania, il Nord Reno Westfalia (NRW) – confermano la perdita drammatica di fiducia da parte degli elettori nei partiti affermati – in particolare per quanto riguarda i cristiano democratici, in quei paesi. La situazione politica è diventata così complicata che la formazione di nuovi governi sta diventando praticamente impossibile.

Un segno dei tempi? Cinque settimane dopo le elezioni per il parlamento regionale nel NRW, tutte le opzioni per un governo di coalizione sono crollate, e la coalizione precedente tra il CDU e l’FDP (liberali) rimarrà al potere per ora anche senza maggioranza nel parlamento regionale.

È un brutto auspicio per gli scenari che vengono ventilati sulla stampa in questi giorni, che parlano per esempio di una divisione dell’eurozona tra una parte settentrionale guidata dalla Germania ed una parte meridionale guidata dalla Francia. La parte settentrionale, che viene dipinta come quella più “stabile” rispetto al vicino del sud, in realtà non lo sarebbe affatto, basandosi su Germania, Belgio e i Paesi Bassi.

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fonte: bloggo blogghino

GEAB N°46 ” Speciale estate 2010″ è disponibile! Crisi sistemica globale: i quattro singoli punti di debolezza del sistema mondiale nel secondo semestre 2010

L’ attualità conferma ogni giorno quanto la crisi sistemica globale sia ormai entrata nella sua fase di smembramento geopolitico mondiale, anche se i mass media iniziano soltanto timidamente ad interpretare i bouleversements storici che si svolgono sotto i nostri occhi.
Secondo LEAP/E2020, la seconda metà del 2010 corrisponderà ad una nuova modulazione in tema di smembramento geopolitico mondiale, caratterizzato da un’accelerazione dei processi di decomposizione strategica, finanziaria, economica e sociale attorno a quattro singoli punti di debolezza (1) del sistema internazionale analizzati in questa GEAB N°46. Il contesto generale rimane quello descritto nelle GEAB precedenti vale a dire quello di una ripresa… della recessione economica mondiale dopo un congelamento provvisorio dovuto alle misure d’incentivazione. Ma prima di entrare nel dettaglio di questi anticipi sullo sviluppo della crisi economica e finanziaria nel secondo semestre 2010, constatiamo che l’inizio del mese di giugno 2010 offre due esempi chiari di crollo accelerato del sistema globale di quest’ultimi decenni: uno in materia di governance economica globale, l’ altro attinente alla capacità degli Stati Uniti di controllare i suoi alleati (vedere GEAB N°46). Secondo la messa in prospettiva degli eventi recenti, sintomatici dello stato di accelerazione dello smembramento geopolitico mondiale in corso, i quattro punti singoli di debolezza del secondo semestre 2010 (2) per LEAP/E2020, sono i seguenti:
1. Il debito pubblico occidentale: quando l’ insolvibilità diventa insopportabile
2. Austerità europea: quando la crescita congiunturale è abbandonata a profitto della stabilità strutturale
3. L’ inflazione cinese: quando la Cina inizierà ad esportare la sua inflazione
4. La decrescita US: “dall’austerità generale nascosta all’austerità federale imposta”
Ciascuno tra questi sarà interessato da uno choc maggiore nel corso del secondo semestre 2010 che comporterà una crisi settoriale, regionale o globale.

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di Lyndon H. LaRouche, Jr.
10 maggio 2010 – Leesburg (Virginia, USA)

Alla fine della scorsa settimana, quei PIGS dei britannici sono riusciti ad imporre alla Germania, per una seconda volta, come nel 1923, una dinamica iperinflattiva di collasso economico, grazie allo schema trilionario di “salvataggio” imposto alla zona dell’euro. Soltanto l’adozione immediata di una legge simile alla Glass-Steagall potrà impedire agli Stati Uniti d’America di condividere lo stesso destino della Repubblica Federale della Germania, che è il principale tra gli obiettivi – le vittime designate dell’Europa continentale – di distruzione totale.

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I lettori di Stampa Libera  lo sapevano già ma é comunque degno di rilievo il fatto che se ne inizi a parlare anche nei giornali.

di Marcello Foa – 18/05/2010

Fonte: il giornale

http://politiche.files.wordpress.com/2008/09/the-fed.jpg

Ma chi possiede davvero la Federal reserve ovvero la Banca centrale americana? La risposta sembra ovvia: dovrebbe essere un’istituzione pubblica, indipendente dal governo. E invece no: è privata e i suoi azionisti sono le principali banche americane. Sì, proprio quelle banche che la stessa Federal Reserve ha salvato un anno e mezzo fa, d’intesa con il Tesoro Usa, stampando vagonate di dollari e di Buoni del Tesoro, trascinando governi e Istituti centrali del mondo occidentale nella stessa direzione, con le conseguenze che oggi ben conosciamo ovvero l’esplosione dei debiti pubblici nei Paesi più progrediti. E’ come se a controllare la Federazione degli arbitri fossero le squadre di calcio. Sorpresi?

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di: Ugo Gaudenzi  fonte: rinascita.eu

L’offensiva contro l’euro (in quattro giorni, la scorsa settimana le Borse avevano bruciato ben 440 miliardi di euro) è stata originata dall’inserimento di un preciso comando negli ordinatori di Chicago: “Forte vendita al ribasso”. Che ha provocato un immediato ed automatico effetto domino prima a Wall Street e quindi su tutti i mercati del mondo.  Una grande manovra speculativa, insomma,  corroborata da un’altrettanto grave e concomitante dichiarazione. Quella della Moody’s contro l’Italia che sosteneva come le nostre banche fossero esposte al debito greco.
Ma sono state poi attivate grosso modo tre mosse di contrattacco.
La prima, tutta italiana, è stata un vero pugno allo stomaco della finanza internazionale: il contrattacco di Berlusconi che ha definito “inaffidabili” le agenzie di rating (peraltro di proprietà dalle stesse banche d’affari promotrici degli indebitamenti a catena degli Stati della zona euro).

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C’è una guerra in corso e non è combattuta con armi convenzionali, ma finanziarie

di Uriel – 07/05/2010 – Fonte: Wolfstep

http://www.progressonline.it/allegati_articoli/1642_fotogrande1_paradisi_fiscali.jpg

Non so se lo avete notato, ma c’e’ una guerra in corso. Essa non e’ combattuta con armi convenzionali, ma con armi finanziarie. Nonostante ufficialmente USA e UK siano “alleati” militari, dal loro territorio stanno partendo attacchi devastanti a diverse nazioni europee, assalti che, se andiamo a misurare il danno che producono, sono ostili e distruttivi quanto un’azione militare. L’impatto del piano attuale , sul piano economico e’ perfettamente equivalente alla nuclearizzazione di Atene.

Si’, avete capito bene: se al posto di questa speculazione si fosse lanciata un’atomica su Atene , il danno economico sarebbe stato lo stesso. (1)Poiche’ l’attacco parte da USA e UK, ancora non capisco per quale ragione i greci insistano nel rimanere nella NATO, per dire. Per quale motivo si dovrebbe considerare “alleata” o “amica” una nazione dalla quale partono attacchi distruttivi quanto un bombardamento nucleare?

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di Tito Pulsinelli – 07/05/2010

Come il Brasile ed Argentina 20 anni fa – La speculazione usuraia dei croupiers dell’azzardo globale – Partita truccata tra il dollaro e l’euro

Fa un certo effetto osservare gli accadimenti europei dall’angolo visuale sudamericano: sembra di sbobinare immagini di un passato molto prossimo, però a parte invertite. “Default” è una parolaccia inquietante tra i bellimbusti delle cosche finanziarie che erano di manica larga quando la scagliavano contro i “tropicali” e l’America non anglosasassone.

Oggi, il monopolio mediatico d’Oltreatlantico spara a zero contro l’Unione Europea, attacca i suoi anelli più deboli così come ieri crocifisse il Messico, l’Argentina e il Brasile. Aggredisce con l’arma di distruzione di massa delle “agenzie di rating”, quelle stesse che aggiungendo (o togliendo) una A, segnano il destino delle nazioni.

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