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Archivi per la categoria ‘Filosofia’

di Francesco Lamendola * www.ariannaeditrice.it

Il liberalismo è una ideologia politica dignitosa, una delle più dignitose fra quante emerse nel corso della modernità; ma non potrà mai essere la nostra: perché non ha nulla da dire a chi prova la sete dell’assoluto, a chi non si appaga del presente così com’è.

Il liberalismo codifica il conflitto di classe, lo inquadra in un sistema di regole, ma non fa assolutamente per nulla per limitarlo o per risolverlo. Gli manca totalmente la dimensione utopistica: realista al cento per cento, dà per scontato che il conflitto sia inevitabile, che sia parte della società umana.

Forse ha ragione. Leggi il resto di questo articolo »

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                                                                                  Foto: www.finanzaeconomia.it

Ricordate la favola?                          Un Comune volle sacrificare i suoi bambini piuttosto che pagare al Pifferaio il prezzo per aver disinfestato dai topi la città                                                 Li portò via quell’uomo, a copertura del suo credito,incantandoli con la melodia magica del suo flauto. Verso dove? Leggi il resto di questo articolo »

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(Mi scuso con i lettori per eventuali refusi contenuti nel testo originale)
Tutto quello che importa sul caso Sarrazin è giudicare se pone sul tappeto problemi reali o no

di Francesco Lamendola – 30/08/2010

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

Ad essere sinceri, ci sembra strano che la tempesta sia scoppiata così tardi; che la caccia alle streghe di chi sostiene delle posizioni in contrasto con l’attuale Pensiero Unico – globalizzato, multietnico, multiculturale, multireligioso – sia incominciata solo ora; perché le condizioni esistevano da almeno vent’anni, a dire poco.
Il membro del direttivo della Bundesbank ed ex ministro regionale delle Finanze di Berlino, Thilo Sarrazin (antenati francesi e anche italiani) ha gettato il sasso nello stagno e ora si è scatenato il pandemonio, con mezzo governo tedesco che reclama la sua testa e le associazioni di immigrati che gridano al razzismo, mentre l’ineffabili Consiglio centrale delle comunità ebraiche tedesche lo accusa di antisemitismo per aver sostenuto che ogni popolo, Ebrei compresi, è portatore di un particolare gene, che lo distingue da tutti gi altri (e ha citato, come esempio analogo,  quello dei Baschi). Leggi il resto di questo articolo »

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Articolo di Giacomo Gabellini, tratto dal blog Conflitti e Strategie

In un suo breve saggio lasciato colpevolmente cadere nel dimenticatoio, George Orwell ha lasciato alcune lucidissime riflessioni in merito alla corruzione dilagante nel panorama intellettuale e giornalistico. Tale saggio fu scritto agli inizi degli anni Quaranta e inserito in appendice all’edizione del capolavoro “La fattoria degli animali“, in cui il grande scrittore inglese fece di Stalin e del regime che stava tenendo in pugno l’Unione Sovietica l’oggetto di una figurata e sarcastica critica. Nel saggio, Orwell esprime la propria meraviglia di fronte alla tolleranza riservata dalla censura inglese nei confronti di quei giornalisti “eretici“, che anziché propagandare l’eroismo delle milizie di sua maestà durante la Seconda Guerra Mondiale, auspicavano talvolta una pace di compromesso con Hitler. Malgrado sull’Inghilterra aleggiasse lo spettro dell’annientamento, il governo britannico non passò infatti la scure sulle opinioni di costoro, a differenza, ad esempio, da quanto fece il regime nazionalsocialista tedesco, che mise in atto una gigantesca e rigidissima campagna propagandistica volta a galvanizzare la popolazione.

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Shitao, "Bambous"

La Natura in tutte le sue manifestazioni, compreso l’uomo, cambia di continuo, attraverso piccole e graduali trasformazioni silenziose. Le nostre cellule si rigenerano costantemente, senza clamore o spot pubblicitari che annuncino l’evento. Al contrario, la maggior parte delle persone è troppo distratta per notare i cambiamenti che avvengono dentro e fuori di sè: nel nostro corpo, nella nostra coscienza, nella natura che ci circonda.. Ma anche il sistema economico e sociale in cui viviamo cambia di continuo nello stesso modo, e ci si ritrova in un mondo in cui le decisioni sono centralizzate senza aver avuto il tempo di rendersene conto. Ognuno di noi viene spinto sin da piccolo (spesso inconsapevolmente) ad alienarsi in una realtà illusoria, artificiale, lontanissima dalla nostra natura originaria… al punto che il mondo illusorio creatoci intorno diventa reale e perdiamo il contatto con la realtà vera. Dimentichiamo chi siamo, vivendo come degli avatar in un videogioco in cui si perde sempe. Fino al giorno in cui, nauseati dall’impostura e dalla simulazione quotidiana, non ci rivolgiamo a noi stessi… e ci accorgiamo così che proprio riacquistando la sensibilità, il silenzio e la capacità di agire in modo disinteressato, senza attaccamento al risultato delle nostre azioni, ci liberiamo da quella maschera che indossavamo sin dalla nascita: il nostro ego, un’eggregora che si alimenta sottraendoci energia. Scopriamo così che la Natura silenziosa che percepivamo separata da noi, in realtà coincide con la parte più autentica di noi stessi, solo che ce ne eravamo dimenticati. Solo percorrendo la via della mitezza, quindi, potremo cambiare noi stessi e il mondo, perchè  i miti erediteranno la terra. La guerra migliore – come insegnava il generale cinese Sun Tzu, che non perse mai una battaglia- è quella vinta senza combattere.

Chissà che proprio dal Celeste Impero, antica patria di Lao Tzu e di Confucio, non possano venirci insegnamenti utili in questa direzione…

Di seguito, intervista rilasciata a La Repubblica dal filosofo e sinologo francese François Jullien. Leggi il resto di questo articolo »

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di Helena Norberg-Hodge – 11/08/2010 – Fonte: ariannaeditrice

Con il crollo del comunismo è opinione comune che al mondo rimanga un’unica opzione: un mercato globale non regolamentato e dominato dalle grandi corporation.

Molti ritengono che la liberalizzazione consenta alle grandi corporation transnazionali di fornire ai consumatori una gamma di prodotti provenienti da ogni parte del globo che non ha precedenti. Grazie all’economia globale possiamo riempire il carrello del supermercato con mele del Kenya, burro a basso prezzo della Nuova Zelanda, e con tutti i cibi esotici che desideriamo. Se questi prodotti sono più a buon prezzo dei loro corrispettivi locali, è perché i fornitori operano su scala più larga ed efficiente. Abili PR e sofisticate campagne pubblicitarie ci convincono che più grande è l’impresa, più sicuri sono i suoi prodotti alimentari.
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Intervista di Luisa Bonesio  a Luigi Iannone – 06/08/2010

Fonte: geofilosofia

Di fronte all’irreversibilità del fenomeno della globalizzazione ha ancora un senso oggi adoperare termini come comunità, archetipi, simbolo, tradizione?

Vettriano, Amateur Philosophers, 1945

Anche prima che la globalizzazione diventasse un tema di massa, le questioni dell’identità, della comunità e della memoria (oltre a quello del luogo-paesaggio) si erano venute riaffermando nella consapevolezza della necessità di una riscoperta degli orizzonti di senso, tanto della vita del singolo, quanto di quella delle culture: sia nella versione “debole” del postmodernismo nordamericano, propiziata dalla sensibilità ambientalista, dalla lotta per i diritti e dagli studi di genere e postcoloniali, sia nelle versioni europee di riscoperta delle radici e del significato dei luoghi, delle tradizioni. È stata proprio la globalizzazione, con l’evidenza dei suoi effetti omologanti ad ogni livello, ad accelerare un’inversione di tendenza, rispetto alla deriva modernista della seconda metà del secolo XX, che ha portato nell’ultimo decennio in particolare a molte espressioni di riscoperta e ridefinizione dei significati e delle pratiche relative alla comunità, alla memoria, ai caratteri dei luoghi come paesaggi: in una parola – tutta da definire – al tema delle identità e delle differenze culturali. Leggi il resto di questo articolo »

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Leggete e rimbambite!  ( Nostro commento a fine articolo. ndr)

di Mario Grossi – 02/08/2010 – fonte: mirorenzaglia

È un dato di fatto, non è una dichiarazione carica di presunzione da chi pensa, a torto, di essere un intelligentone. Che sia innata oppure indotta dalla società, dalla cultura o dalle consuetudini, la stupidità è una presenza ingombrante, tanto che molti si sono presi la briga di investigarne le cause e gli effetti, l’origine e gli eventuali approdi.

Tra gli ultimi, Pino Aprile con un breve saggio edito da Piemme nel luglio scorso che porta l’abusatissimo titolo Elogio dell’imbecille. Peccato per il titolo privo di fantasia e ultimo di una serie infinita di stucchevoli “elogi” perché il libro è curioso e divertente, costruito con argomentazioni lineari nella loro ovvietà. L’autore, famoso per aver scritto di recente Terroni, ci riprova e credo avrà successo.

Tutte le argomentazioni, che messe insieme configurano una teoria generale, partono da una semplice constatazione. La stupidità, presente da sempre nel mondo tende a crescere costantemente. Leggi il resto di questo articolo »

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In pochi minuti una analisi corretta, pacata dei miti del nostro tempo. Quelli per i quali in gregge gioiamo e ci intristiamo.  Assolutamente da ascoltare.

Galimberti nella presentazione di questo suo libro evidenzia come sia pericoloso coltivare dei miti che per sopravvivere rifiutano la conoscenza critica. E’ molto facile evitare accuratamente di sapere e vivere nei miti del tempo corrente.  (Già  Gesù però consigliava di non conformarsi alla mentalità ddi quel tempo, alle mode. E’ un segno di quanto pericoloso sia stato anche nei tempi passati abdicare al nostro senso critico.) L’accettare la responsabilità di essere critico o giudice delle cose che ci succedono e degli eventi che ci accadono tutt’intorno e la ricerca della verità, sono un dovere morale per ogni uomo che voglia definirsi tale.

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di Massimiliano Viviani  Fonte: movimentozero

La cancellazione da parte della modernità della dimensione trascendente e religiosa dell’uomo gli ha concesso una libertà di azione e di pensiero senza precedenti nella storia, ma nel contempo lo ha condannato a vivere in un’unica realtà, quella materiale, finita la quale, è finita la vita. A differenza dell’uomo del passato che non sapeva che era la terra a girare intorno al sole -ma di cui probabilmente non gliene importava più di tanto- ma sapeva, colto o analfabeta che fosse, dare una risposta certa alle domande fondamentali dell’uomo (Dio, anima e mondo) l’uomo moderno a tali domande non sa più rispondere.
Ridottasi a poco più che una “scienza sociale” come tante altre, la religione non è più in grado di svolgere la funzione di fornire una risposta a tali domande e soprattutto a quella più importante in assoluto, ossia quale sia il destino umano dopo la morte. La scienza, rimasta l’unica forma di conoscenza valida nella modernità, ha preso il suo posto. Ma poichè la scienza per sua natura, al contrario delle religioni tradizionali, non è assoluta ed eterna ma parziale e relativa, le sue risposte non potranno che essere parziali e provvisorie. Quindi poco soddisfacenti.
Di fatto, la risposta della scienza al mistero della morte non potrà che essere la più semplice possibile: prolungare oltre ogni limite la vita. Poichè la scienza non riconosce altre realtà oltre a quella materiale, non le resta che rimandare il più lontano possibile il momento della morte, che nel frattempo da momento di trapasso, è diventato momento di cessazione: con la morte l’uomo moderno non va da nessuna parte ma cessa semplicemente di esistere. Finisce la commedia. Cala il sipario. Leggi il resto di questo articolo »

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di Tiberio Graziani fonte: eurasia-rivista.org
La terra…madre del diritto.
Il diritto è terraneo e riferito alla terra.

Carl Schmitt

Diritto internazionale e geopolitica

Il diritto internazionale è strettamente correlato alle dottrine geopolitiche. Ne costituisce, anzi, per molti aspetti uno dei fondamenti. Una potenza egemone, persino quando esercita il proprio dominio con brutalità e con il più assoluto degli arbitri, avverte sempre la necessità di appellarsi al diritto, quale fonte ultima del proprio agire.

Carl Schmitt, uno dei principali Rechtsphilosophen dello scorso secolo, rintraccia il legame esistente tra terra e diritto fin nel linguaggio mitico. Inizia, infatti, il primo dei cinque corollari introduttivi al suo Der Nomos der Erde, quello significativamente intitolato Il diritto come unità di ordinamento e di localizzazione, con la seguente affermazione: “La terra è detta nel linguaggio mitico la madre del diritto” [1].

Per l’area delle cosiddette civiltà indoeuropee, il nesso tra sovranità, diritto e territorio è filologicamente comprovato dalla parentela semantica che sussiste tra il rex, il detentore dell’autorità necessaria per delimitare i confini (colui che può cioè regere fines), e regio, lo spazio regionale. Secondo il linguista Émile Benveniste, “l’accostamento del latino rego al greco orégō ‘stendere in linea retta’ […] fa pensare che il rex, più simile in questo al sacerdote che al re in senso moderno, fosse colui che aveva autorità per tracciare i limiti delle città e per determinare le regole del diritto” [2]. Lo stesso rapporto tra sovranità, diritto e territorio è riscontrabile anche in altri ambiti culturali eurasiatici. Nell’antica Cina, ad esempio, ove lo spazio per principio è concepito come quadrato, cioè delimitato, “la determinazione degli orienti come quella dei siti (la parola fang, oriente, sito, ha anche il senso di quadrato e di squadra) spetta al Capo in quanto egli presiede alle assemblee religiose”[3].

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di Francesco Lamendola – 28/04/2010

Fonte: Arianna Editrice

Il filosofo austriaco Rudolf Steiner (1861-1925), fondatore del movimento antroposofico, è – ed è sempre stato – un personaggio decisamente controverso.
Alcuni lo videro subito, e lo vedono tuttora, come un fumoso e improbabile visionario, come una specie di mistico un tantino allucinato, se non, addirittura, come un vero e proprio impostore; altri, all’opposto, lo considerano come uno dei personaggi più grandi vissuti a cavallo fra XIX e XX secolo, una mente prodigiosa, un autentico maestro spirituale, portatore di una proposta di pensiero e di vita di estrema attualità per il mondo moderno.
La prodigiosa diffusione delle scuole steineriane testimonia che i secondi non sono diminuiti di numero, nel corso degli ultimi decenni; ma che, al contrario, il numero dei suoi estimatori è cresciuto costantemente; anche, è vero, per il diffondersi di una più vasta moda di marca New Age, insieme al vegetarianismo, all’agricoltura biodinamica, alla terapia dei colori e a cento e cento altre cose; ma, se si vuole essere onesti, non solo per tali ragioni estrinseche.
Ciarlatano o profeta? Leggi il resto di questo articolo »

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Autore: Marco Della Luna

Questo articolo dà una prima risposta alle molte voci che mi hanno invitato a lasciare il piano dell’analisi teorica e a formulare proposte operative per un cambiamento, per un’azione dal basso, per una sensibilizzazione popolare attiva o attivante.

Voglio qui gettar luce sulle condizioni e sulle difficoltà dell’attivazione delle forze che potrebbero imprimere svolte nel divenire della società globalizzata.   Le singole persone, perlopiù, si interessano a ciò che è semplice e di immediato loro personale, e non sono interessate ad apprendere e capire le cose di interesse collettivo – cose di legge, di tecnica, di economia – soprattutto quando per apprenderle e capirle c’è da impegnarsi con metodo e durar fatica. Ma anche quando apprendono e capiscono, non ritengono. E posto che ritengano, non mettono in pratica. Leggi il resto di questo articolo »

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Fonte: www.rinascita.eu

di: Matteo Mascia

All’eta di ottantanove anni si è spento a Roma il professor Pio Filippani Ronconi, orientalista di fama internazionale. Nato da una famiglia della classe patrizia romana fu inghiottito dagli avvenimenti della guerra civile spagnola dopo la fucilazione della madre ad opera delle milizie repubblicane. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò tra gli “Arditi” e dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana come volontario nel battaglione “Degli Oddi” della “Legione SS Italiana”, meritandosi una Croce di Ferro di II classe germanica per le sue gesta durante i combattimenti nella battaglia per la difesa di Nettuno. Occasione nella quale gli italiani arruolati tra le fila delle formazioni tedesche dimostrarono il loro valore ritardando l’avanza degli eserciti alleati, sforzo che non passò inosservato e consentì ai legionari di fregiarsi delle rune SS sul classico sfondo nero, una concessione del Comando tedesco che li integrò ufficialmente nelle Waffen SS, le armate internazionali che prestarono servizio al fianco della Wehrmacht. Un apporto per nulla marginale che si rivelò fondamentale su molti teatri, specie sul finire della guerra. Furono infatti gli “stranieri” a difendere una Berlino stretta nella morsa dell’Armata rossa. Leggi il resto di questo articolo »

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Fonte: http://www.fabiomarchesi.com/home.html

Non pretendiamo che qualcosa cambi se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi può essere una benedizione per chiunque, per qualsiasi nazione.
Tutte le crisi portano progressi.
La creatività nasce dall’angoscia.
Proprio come il giorno è nato dalla notte scura.
E’ nelle crisi che nasce l’inventiva, così come le scoperte, e le grandi strategie.
Chi supera la crisi, supera se stesso, senza essere superato.
Chi biasima la sua incapacità di fronte ad una crisi trascura il proprio talento, ed è più attento ai problemi che alle soluzioni.
L’incompetenza è la crisi vera.
Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia con la quale cercano di trovare le soluzioni ai loro problemi.
Non c’è sfida senza una crisi.

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L’OPERA DELL’UOMO CONTRO LA VITA!

Amore e Compassione del Dalai Lama
Per chi pratica l’amore e la compassione, un nemico è uno dei maestri più importanti.
Senza un nemico non puoi praticare la tolleranza, senza la tolleranza non puoi costruire una base solida per la compassione.

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