Archivi per la categoria ‘Architettura’
fonte: ilsole24
Marc Augé, etnologo francese, nei suoi percorsi di antropologia del quotidiano definisce nonluoghi, quegli spazi anonimi (supermercati, aeroporti) dove ogni individuo è un «codice sostituibile».
Se la tecnologia oggi costruisce iperluoghi virtuali e avatar-utenti, lei come analizza questi nuovi ambienti?
«Nell’estensione degli spazi virtuali c’è il segno di un rapido progresso della «surmodernità», intesa come la combinazione di tre fenomeni: il restringimento dello spazio, l’accelerazione del tempo e l’individualizzazione dei destini.
Davanti al computer ho l’impressione di essere padrone della mia comunicazione, soprattutto se firmo con un nome inventato e comunico in modo quasi istantaneo con individui che vivono dall’altra parte del mondo.
Rimane da capire quale tipo di relazione si stabilisce in questo modo e qual è la natura della libertà che mi trovo a esercitare in quanto soggetto «comunicante»: il passaggio su Internet può essere preliminare alla costruzione di una relazione nel senso comune del termine, come accade con gli annunci economici sui giornali. In questo caso il «virtuale» è una promessa di «attuale», un mezzo, un mediatore. Ma non si tratta di questo nelle pratiche del «social networking», finalizzate alla costruzione di relazioni che ambiscono alla creazione di un’altra realtà.
Questa finalità e questa ambizione sono proprie del mondo contemporaneo, nel quale la parte dedicata alla fiction e all’immagine aumenta senza sosta. È necessario studiarle senza prenderle alla lettera non come se il mondo che vanno abbozzando si fosse effettivamente sostituito al mondo reale, ma come uno dei fattori che oggi modificano la nostra relazione con la storia e con l’attualità.
Uno degli aspetti più sottili della società dei consumi, che in questo senso è un successo ideologico completo, è il fatto di rendere desiderabili e acquistabili le istruzioni per l’uso che fabbrica ad hoc».
Come si collegano i nonluoghi alla società mediatizzata, e quale sarà il futuro di questi spazi?
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Intervista realizzata nel corso della conferenza “Kengo Kuma. Selected work 1994-2004” tenutasi alla Casa del Fascio di Como il 9 marzo 2007, a cura di Mirko Pizzato
KENGO KUMA: SAPER CANCELARE L’ARCHITETTURA
Ricordate “Gli Intoccabili”? E ricordate quando Robert De Niro, nei panni di Al Capone se la prende con l’agente che lo sta arrestando << Tu non sei niente, solo chiacchere e distintivo >>?
Questo verrebbe da dire all’architetto Kengo Kuma quando dichiara “Il mio obiettivo ultimo è cancellare l’architettura”.
Ma come? Questo giapponese, considerato uno dei Maestri dell’architettura contemporanea la vuole cancellare? Presa testualmente tale affermazione equivale al più assurdo dei paradossi per un architetto; in realtà, “cancellare” si riferisce ad un’importante riconfigurazione di quell’architettura in cui gli edifici vengono concepiti come oggetti maestosi e monumenti solidi.
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Articolo inviato da Mirko Pizzato via mail.
Peter Zumthor, Pensare architettura, ed. Electa 2009.
La bellezza ha una forma?
1998
Il mio compito come progettista è, per definizione, difficile. Ha anche a che fare con l’arte e una buona riuscita, l’intuizione e l’artigianato. Ma, anche con l’impegno e l’accuratezza, l’oggettività e l’autenticità.
Per conseguire la bellezza, devo starmene per conto mio, devo fare le mie cose e non altre, perché la particolare sostanza che riconosce la bellezza e può, se la fortuna assiste, crearla, si trova in me. D’altro lato, alle cose che voglio creare, una tavolo, una casa, un ponte, devo cercare di rendere giustizia. Credo che ogni cosa ben fatta abbia un ordine proprio che appartiene alla sua natura, che ne determina la forma. Questa essenza è ciò che voglio scoprire ed è per questo che mi attengo strettamente al problema specifico, che ciascun progetto prospetta. Credo nell’accuratezza della concezione e al vero contenuto delle esperienze reali e sensuali, che sono al di là delle opinioni astratte e delle idee.
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