Archivi per la categoria ‘politica estera’
di Francesco Lamendola – 30/08/2010
Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

Ad essere sinceri, ci sembra strano che la tempesta sia scoppiata così tardi; che la caccia alle streghe di chi sostiene delle posizioni in contrasto con l’attuale Pensiero Unico – globalizzato, multietnico, multiculturale, multireligioso – sia incominciata solo ora; perché le condizioni esistevano da almeno vent’anni, a dire poco.
Il membro del direttivo della Bundesbank ed ex ministro regionale delle Finanze di Berlino, Thilo Sarrazin (antenati francesi e anche italiani) ha gettato il sasso nello stagno e ora si è scatenato il pandemonio, con mezzo governo tedesco che reclama la sua testa e le associazioni di immigrati che gridano al razzismo, mentre l’ineffabili Consiglio centrale delle comunità ebraiche tedesche lo accusa di antisemitismo per aver sostenuto che ogni popolo, Ebrei compresi, è portatore di un particolare gene, che lo distingue da tutti gi altri (e ha citato, come esempio analogo, quello dei Baschi). Leggi il resto di questo articolo »
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Nell’articolo che segue si forniscono ulteriori elementi a quanto scritto da Lino Bottaro in merito all’accordo italo-libico e alla visita di Gheddafi, criticata dall’opposizione, dalla minoranza finiana, dai giornali vicini al Vaticano e dalla stampa estera. A seguire, l’editoriale critico di FareFuturo Web Magazine (l’organo informativo della fondazione legata a Gianfranco Fini, ovvero i neocon de’ noantri ) molto emblematico, a saper leggere tra le righe.
La battaglia di Tripoli. Ecco perchè inglesi e francesi ci criticano per la visita del Rais
Articolo di Mario Sechi pubblicato dal quotidiano Il Tempo in data 31 Agosto 2010
In “Tutti gli uomini del Presidente“, il film sullo scandalo Watergate, il reporter del Washington Post Bob Woodward, impersonato da Robert Redford, incontra la sua fonte, “Gola Profonda”, e chiede notizie più dettagliate sul ruolo svolto dalla Casa Bianca. Gola Profonda risponde: “Follow the money“. Segui i soldi. È una buona regola del giornalismo e nel nostro piccolo cercheremo di seguirla per raccontarvi come e perché non solo in Italia ma anche all’estero stiano sperando nella caduta del governo Berlusconi e come in una certa maniera si cerchi di alimentarla, la crisi. Partiamo da notizie sparse qua e là, apparentemente slegate, e vediamo di ricomporle in un mosaico che ha un senso. Leggi il resto di questo articolo »
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La Bielorussia di Lukashenko, al pari di Russia, Iran, Venezuela, Libia, Cina,
Birmania, Siria ecc (l’elenco sarebbe troppo lungo e comprenderebbe anche l’Italia) viene costantemente descritta come un regime dittatoriale spietato dai media anglofoni, di cui i nostri media sono emanazioni dirette e acritiche, sia di carta (Repubblica in primis) sia televisivi (Rai 3 e La 7 incluse). La propaganda usata contro la cosiddetta Russia Bianca è dello stesso tipo di quella dei paesi sopra citati: accuse di anti-democraticità, brogli elettorali, censura dell’informazione, utilizzo della forza e della violenza contro i propri cittadini, politica militare pericolosa per l’Occidente “libero”, oltre all’eterna arma dell’ antisemitismo. Spesso si assiste anche alla manipolazione delle dichiarazioni dei leader politici di tali paesi, le cui frasi vengono appositamente tradotte male oppure manipolate per farli apparire dei piccoli Hitler (arma usata spesso contro Chavez). Sempre identiche inoltre (che mancanza di fantasia!) le modalità adoperate dagli anglo-americani per risolvere a loro favore la situazione: costruzione artificiosa di un dissenso interno tra i ceti medio-alti affinché sfoci in rivoluzioni colorate (verdi, arancioni, viola, dei jeans, dei tulipani…), finanziamento ai candidati di opposizione (puntualmente filo-occidentali e liberisti) e, in ultima istanza, guerra preventiva. Alla luce di ciò, l’articolo che segue vuole proporre uno voce diversa, affinchè i lettori dispongano di un numero maggiore di elementi per cercare umilmente la verità e trarne le loro conclusioni. Leggi il resto di questo articolo »
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Mentre si svolgono i preparativi per la visita di Gheddafi a Roma, da ampi settori dell’opposizione filo-Usa (da Di Pietro ai finiani) si chiede chiarezza sui rapporti di Berlusconi con il leader libico e con Putin. Il video che segue può essere uno spunto…
Video di Markus Heinrich Krank
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Propongo quest’articolo come spunto di riflessione a quanto già scritto riguardo “gli intellettuali di servizio“. Inoltre, qui si accenna alla possibilità che dietro gli incendi in Russia vi sia il famoso progetto statunitense HAARP sul controllo climatico, tema già proposto nel web (vedi qui) che personalmente non ritengo molto lontano dalla realtà. Siano i lettori a trarne le loro conclusioni.
Articolo di Giacomo Gabellini tratto da Conflitti e Strategie e commenti degli utenti del blog
Sull’orlo del baratro
“La Repubblica” del 12 agosto riportava un commento in cui la giornalista del “New York Times” Evgenia Albats affermava che
“L’estate di incendi in Russia è la dimostrazione di qualcosa che tutti i politologi sanno bene. I regimi autoritari, non rispondendo ai cittadini, sono disastrosi quando si tratta di fronteggiare situazioni anomale. Avendo il controllo dei mezzi d’informazione (in primis la tv), i leader di questi Paesi non hanno le capacità di ponderare e calcolare possibili rischi. I cittadini russi, purtroppo, non hanno ancora fatto il collegamento: l’apatia politica che caratterizza oggi la Russia costituisce una seria sfida per la sopravvivenza del Paese”. Leggi il resto di questo articolo »
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di Helena Norberg-Hodge – 11/08/2010 – Fonte: ariannaeditrice
Con il crollo del comunismo è opinione comune che al mondo rimanga un’unica opzione: un mercato globale non regolamentato e dominato dalle grandi corporation.
Molti ritengono che la liberalizzazione consenta alle grandi corporation transnazionali di fornire ai consumatori una gamma di prodotti provenienti da ogni parte del globo che non ha precedenti. Grazie all’economia globale possiamo riempire il carrello del supermercato con mele del Kenya, burro a basso prezzo della Nuova Zelanda, e con tutti i cibi esotici che desideriamo. Se questi prodotti sono più a buon prezzo dei loro corrispettivi locali, è perché i fornitori operano su scala più larga ed efficiente. Abili PR e sofisticate campagne pubblicitarie ci convincono che più grande è l’impresa, più sicuri sono i suoi prodotti alimentari.
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di Giacomo Gabellini – 28/07/2010
Fonte: Conflitti e strategie

La recente affermazione di Putin, secondo cui il collasso dell’Unione Sovietica sarebbe stato “Una delle maggiori tragedie del Ventesimo Secolo” fu accolta, nel migliore dei casi, come un’esagerazione partigiana, laddove si trattò di una valutazione precisa su quello che fu l’evento cruciale che ridisegnò i granitici equilibri geopolitici sui quali si era retta, per i cinquant’anni precedenti, la cosiddetta “Guerra Fredda”.
Già Mikhail Gorbaciov, con la campagna di ristrutturazione denominata “Perestroijka”, aveva dato il via a un inarrestabile e irreversibile processo di conversione dell’economia sui dettami neoliberisti, resi necessari, secondo questo sopravvalutatissimo uomo politico, dalla “trasparenza” (“Glasnost”) che richiedeva lo zeitgeist dell’epoca. Boris El’cin raccolse l’eredità di Gorbaciov e radicalizzò le sue riforme, convinto che la neonata nazione russa avrebbe tratto enormi benefici dall’apertura delle proprie frontiere al libero mercato e all’afflusso di investimenti stranieri, per lo più americani. Ebbe così inizio la drastica campagna di privatizzazione del tessuto industriale di stato, depredato da infimi individui in odore di mafia che nell’arco di pochi mesi diventarono oscenamente ricchi, a fronte del drammatico impoverimento della popolazione russa. I critici di questa sconsiderata politica economica furono immediatamente zittiti dai tanti “analisti” prezzolati che consideravano questa fase di trasferimento di reddito dal basso all’alto una normale ed inevitabile tappa in vista dell’instaurazione di una economia di mercato affine a quelle occidentali. Peccato che la Russia cadde inevitabilmente in una forte recessione economica, e vide il proprio PIL precipitare a livelli disastrosi (-19% nel 1992).
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di Andrea Perrone
Link: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=651

Alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco il ministro della Esteri tedesco, Guido Westerwelle, propone la nascita di una forza armata congiunta
La Germania sostiene apertamente la creazione di un esercito europeo, ma al servizio della Nato.
Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle (nella foto), ha dichiarato che Berlino è pronta a sostenere un progetto a lungo termine per la nascita di un’armata europea, che aiuterà l’Ue nel suo ruolo ormai di rilevanza mondiale. Il piano sarà messo in atto in stretto rapporto e agli ordini dell’Alleanza Atlantica come voluto da Washington. Una strategia prospettata già nei giorni scorsi da due segretari di Stato americano, l’attuale Hillary Rodham Clinton, e l’ormai ex, ma ora a capo del gruppo di saggi della Nato, Madeleine Albright.
L’annuncio del titolare degli Esteri è stato dato alla Conferenza per la Sicurezza che si è tenuta sabato scorso a Monaco, durante l’incontro il ministro ha voluto sottolineare che con le nuove regole istituzionali, sancite dal Trattato di Lisbona, non siamo “alla fine ma, piuttosto all’inizio, di una politica di sicurezza e di difesa comune”. “Lo scopo del lungo termine è quello di stabilire un esercito europeo sotto il pieno controllo parlamentare”, ha proseguito il ministro tedesco, osservando che il suo governo “vuole proseguire lungo questo sentiero”.
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Non c’ero e se c’ero dormivo, si dice così.
Lui non dormiva mica, però il Muro gli è sfuggito lo stesso. Non l’ha fatto apposta, è che non l’ha proprio visto, impegnato com’era a buttare giù idee e a mettere in ordine gli appunti con le proposte ad Abu Mazen. Avesse messo in ordine pure quelli sul discorso alla Knesset, forse ci avrebbe risparmiato perle come “Il nostro è un legame di fratellanza” o “Grazie di esistere”. Neanche fosse stato Ghedini. Invece era Benjamin Netanyahu, il quale ha dimostrato di gradire parecchio il rinnovamento delle promesse di sudditanza.
Silvio Berlusconi vede oltre il Muro. Immagina un Eretz Israel, e lo sogna addirittura membro dell’Unione Europea. In questa evocativa visione il Muro simbolo della segregazione del popolo palestinese è una specie di illusione ottica che tuttavia, una volta portata a termine, misurerà 709 chilometri di cui l’85% realizzati all’interno dei territori palestinesi, privati di preziose risorse agricole e idriche, e solo il 15% nel rispetto della Green Line, la linea di demarcazione tra Cisgiordania e Stato ebraico stabilita nel 1949.
Dopotutto siamo nell’era della lotta al terrorismo e per questo piccolo Stato indifeso, forte di sole due o trecento testate atomiche stoccate in totale segretezza e nella sovrana indifferenza dei trattati di non proliferazione nucleare, la sicurezza è una priorità. Vuoi mettere i micidiali razzi Qassam dei guerriglieri di Hamas? Ecco che il muro diventa una dolorosa necessità. Anzi – un legittimo impedimento.
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Paolo Franceschetti – http://paolofranceschetti.blogspot.com/
1. Il tassello che manca. 2. I conti che non tornano nel presunto conflitto tra Oriente e Occidente. 3. Il tassello mancante: il problema della finanza islamica.
Il tassello.
Qualche giorno fa parlavo con Simone, un ragazzo di un liceo che mi ha invitato a parlare in un istituto di Sondrio.
Confrontandoci su alcuni temi di carattere generale, mi dice che lui ed alcuni coetanei hanno capito che il sistema è marcio e la cultura ufficiale è un’immensa presa in giro, ma… gli manca sempre qualche tassello. Non capiscono dove è il problema reale spesso.
In altre parole, spesso si percepisce che alcuni eventi sono una presa per il culo (ad esempio l’11 settembre, la finta dialettica tra destra e sinistra, alcuni fatti di cronaca), ma non si riesce a individuare la ragione di queste operazioni di depistaggio.
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Da leggere assolutamente per comprendere come gira il mondo! Anticipo qui sotto il finale per permettere ai lettori di Stampa Libera di capire meglio di cosa si tratta. Si può leggere anche a puntate.
LB
25 gennaio 2010
fonte: etleboro italia (associazione senza scopo di lucro)
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche!
…. Il piano di Hitler era molto ambizioso perché la sua intenzione non era solo sterminare gli ebrei, ma combattere le democrazie occidentali per fondare un nuovo ordine, che avesse il suo fulcro nella Grande Germania. Il pensiero di Hitler, il suo Mein Kampf, circolava come opuscolo nella cultura islamica, e oggi trova i suoi più illustri eredi nelle Banche: ciò che Hitler non è riuscito a fare, è stato invece realizzato delle Banche. Il sistema usuraio uccide i popoli, le etnie con le sue tradizioni, e le strutture che dietro di lui di nascondono attuano strategie di controllo mentale che uccide le democrazie, il pensiero e manipola le coscienze. Oggi dobbiamo almeno far capire a questi politici da quattro soldi, che non dobbiamo fare lo stesso errore commesso nella Rep Srpska, terra dei serbi di Bosnia che da sempre vivono lì mentre altri si sono lì rifugiati scappando dalla Croazia per sfuggire alle persecuzioni degli ustascia , dai musulmani e prima ancora dai tedeschi. Oggi in Croazia si festeggia cantando in tedesco la cacciata dei serbi, mentre i serbi nello stesso giorno piangono i loro morti. Questa è l ‘Europa! Questo è ciò che i nostri politici hanno fatto ai nostri popoli, servendosi di Carla del Ponte, che non è altro che una pedina nelle mani del FMI, è una criminale perché ha ucciso chi cercava di difendere il suo Paese e non l’ha tradito come invece hanno fatto Ciampi, Pannella il guerrafondaio, forse perché l’ha chiamato la regina Elizabetta per fargli fare l’ennesima pagliacciata, indossa una divisa croata e con un solo gesto uccide la memoria di migliaia di serbi. Emma Bonino, invece tramite Soros, (lo speculatore internazionale, ebreo, legato ai Rothschild e sostenitore della Associazione per la promozione della droga nel mondo, promotore dei colpi di stato soft chiamati rivoluzioni colorate ndr) che intanto era stato cacciato dalla Bielorussia perché condannato da un tribunale italiano, perché voleva fare la stessa speculazione fatta in Italia, sosteneva la pulizia etnica del Kosovo, adducendo tante di quelle falsità, come i treni blindati e tutte le fantasie che le hanno imbeccato ricoprendola di denari.
Se qualcuno vuole capire perché abbiamo ddistrutto la Serbia qui trova qualche risposta.
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Fino ai primi anni del 1800 la produzione industriale della Cina era superiore a quella di tutti i Paesi europei messi insieme e rappresentava un terzo della produzione globale. Nel 1830 l’Europa sorpassò di poco la produzione industriale cinese, i cui prodotti erano più cari e di qualità inferiore a quelli europei.
Con l’attuale crisi economica dell’Occidente, la Cina, con un tasso di crescita dell’ 8,9, riprende la sua antica forza economica. Il 16 dicembre 2009, secondo fonti internazionali: “il titolo di capitale globale per i collocamenti sul mercato azionario spetta ad Hong Kong, dove, da inizio 2009, sono state realizzare Ipo per 27 miliardi di dollari, contro i 26,5 di New York”.
Alla fine del 2009 viene costatato il sorpasso del Giappone da parte della Cina, che è diventata la seconda economia mondiale: con un prodotto interno lordo di 7.043 miliardi di dollari supera il Giappone con 4.262 miliardi di dollari, l’India con 2.816, la Germania con 2.816, l’Inghilterra con 2.154, la Francia con 2.074, la Russia con 1.985 e l’Italia con 1.814.
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Scritto da Fabrizio Lorusso peace reporter
Dopo sei anni di crescita significativa si calcola una caduta del PIL dei paesi latino americani considerati nel loro insieme dell’1,7 percento e del PIL pro capite del 2,8 percento per l’impatto della crisi internazionale. Ciononostante si considera che dalla metà dell’anno è iniziato un recupero lieve che dovrebbe continuare nel 2010. La caduta del tasso d’occupazione e anche della qualità delle fonti d’impiego è il corollario della crisi in tutti i paesi anche se il Messico, i paesi Caraibici e l’America Centrale stanno risentendo maggiormente della diminuzione del turismo (anche per l’effetto “influenza suina o A H1N1?), delleminori rimesse inviate dai loro migranti negli Stati Uniti e dalla caduta degli investimenti stranieri stimata in un 37 percento.
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