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Articolo di Nil Nikandrov * Strategic Culture Foundation

La rielezione di Chavez nelle elezioni presidenziali in Venezuela, incombeva in tutte le previsioni più serie. Il 7 ottobre ha ottenuto il 54,4% dei voti, il messaggio inviato dal collegio elettorale dice che i venezuelani non hanno perso la fiducia nel loro leader, nel corso di 14 anni di governo. Chavez rimane un campione senza sfidanti diretti in vista, e il mandato ribadito gli permette di proseguire le radicali riforme strutturali, comprese le missioni dal carattere sociale che gli sono valse l’eccezionale popolarità nel paese. La presidenza attuale è destinata a durare fino al 2019, ma la costituzione venezuelana non limita il numero delle rielezioni, il che significa che Chavez, come ha spiegato in più occasioni, ha bisogno di essere al timone fino al 2025 per poter attuare il suo programma socialista per il Venezuela, che probabilmente ripresenterà nuovamente in futuro. Leggi il resto di questo articolo »

Economisti

Da Serenitalia * Link

Gli astrologi potrebbero fare tranquillamente gli economisti, gli economisti non potrebbero invece fare gli astrologi. Questione di reputazione. Infatti, maghi, fattucchiere, indovini e negromanti sono più attendibili di qualunque economista italico. Loro, ogni tanto, ci prendono. Parmalat, Seat, Telecom, derivati, junk bond, esplosione del debito pubblico, bolle speculative sono stati eventi imprevedibili per l’economista. Conosciuti, ma imprevedibili. Se un comune cittadino, con il buon senso del padre di famiglia, avverte di una bancarotta in arrivo è un allarmista che non capisce i fondamentali. Con l’economista ti rimane sempre un dubbio, un tarlo, un rovello: se ci fa o se ci è. Se, pur a piena conoscenza di come si svolgeranno i fatti, tace per ordini superiori, per la pagnotta, o se non capisce mai una beata fava. Leggi il resto di questo articolo »

DeDefensa, Bloc-Notes 10/09/2012

La Turchia continua a sprofondare nel caos generato dalla sua politica verso la Siria, aggravatosi nei giorni scorsi dagli scontri a fuoco tra la Siria e la Turchia. I turchi alternano dichiarazioni incendiarie e tranquillizzanti su questi episodi, che sembrano piuttosto una serie di circostanze, accompagnate da provocazioni, ma soprattutto illustrano la situazione di stallo completo che caratterizza la posizione turca: tenere un’intransigente politica anti-Assad, continuando ad apparire  aggressivi negli scontri di confine, e al tempo stesso allarmati per le possibilità della trasformazione di questi incidenti di frontiera in un conflitto generalizzato, dove la Turchia si troverebbe in una posizione pericolosa. D’altra parte, non è escluso che la Siria possa vedere vantaggiosi, in termini di tattica militare e soprattutto da un punto di vista politico, il perseguimento di questi incidenti di confine. L’attuale dinamica mette la Turchia sotto tensione, con la possibilità di una serie di eventi concatenati che porterebbero ad un intervento, mentre i turchi realizzano sempre più che sarebbe catastrofico, per loro, sprofondare nel conflitto siriano. Leggi il resto di questo articolo »

Articolo di Gianfranco Della Valle * Link

“Il sole rosso della stagione delle piogge scende lentamente dietro le palme del complesso detto “l’Intese” a Ouagadougou. Dietro le barriere, un pugno di case bianche, un salone delle conferenze di cemento armato e vetro…… Giovedì 15 ottobre 1987,ore 16 e trenta: una colonna di piccole auto – Renault 6 nere – lascia la strada asfaltata, svolta sulla pista di terra rossa, entra nel recinto. Nella sala deve iniziare la sezione straordinaria del Consiglio Nazionale delle rivoluzione del Burkina. I sicari sono appostati nelle prime case, vicino alla barriera d’entrata e nei cespugli che costeggiano il sentiero. Una granata dilania l’auto di testa. Paulin Bamoumi, addetto stampa della presidenza, Frederic Ziembie, consigliere giuridico, sono uccisi sul colpo. Sankara e nove guardie riescono a rifuguarsi nel padiglione più vicino. Appiattiti a terra nel corridoio reagiscono. Ma il padiglione è accerchiato. Una granata viene buttata all’interno. Sankara, ferito dice: “E’ inutile. Vogliono me”. Si alza. E’ sereno. Si dirige verso la porta. Una raffica di Kalashnikov crivella il suo corpo. I sicari assassaltano il padiglione e sparano su tutto ciò che vive. Leggi il resto di questo articolo »

NobelUE 20121014

di Giorgio CattaneoMegachip

Di fronte a una notizia come quella che proviene da Oslo si resta sgomenti: servirebbe una mobilitazione internazionale per rifiutare il Nobel per la Pace incredibilmente assegnato alla tecnocrazia-fantasma che, abusando dei diritti dei popoli europei, governa il continente senz’ombra di democrazia e ormai lo affama in modo spietato, a colpi di diktat scellerati e sordi a ogni voce di protesta.

Per come è attualmente costituita, l’Unione Europea – dominata da un direttorio di non-eletti, la famigerata Commissione – si configura come una struttura di potere arcaica, di natura imperiale e pre-moderna, nemica del diritto e delle libere Costituzioni degli Stati democratici sorti dall’immane lotta contro il nazifascismo tra le macerie del vecchio continente alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Grecia, Spagna, Italia: lo stillicidio quotidiano dei tagli alla spesa sociale viene imposto da un potere anonimo e remoto, che nessun cittadino europeo ha mai legittimato né tantomeno autorizzato a demolire dalle fondamenta l’economia reale, il welfare, la sicurezza sociale dei lavoratori e degli anziani, il futuro dei giovani.

La clamorosa confisca delle sovranità nazionali sancita dal Trattato di Maastricht si è consumata in modo quasi clandestino, sotto la protezione mediatica del trionfalismo europeistico: l’inizio della fine delle libertà democratiche conquistate con il sangue è stato contrabbandato come un orizzonte di pace e prosperità, mentre – dietro la cortina delle mistificazioni ufficiali – prendeva vita il disegno economicida dell’euro, concepito per privare gli Stati democratici della loro stessa ragion d’essere, la libertà costituzionale di disporre della propria spesa pubblica in base al patto elettorale sancito coi cittadini.

Proprio mentre da più parti si levano voci che chiedono una revisione integrale dell’Unione Europea in senso democratico, per metter fine ad un arbitrio inaudito che fa dell’attuale Europa una sorta di mostro giuridico unico al mondo, il comitato di Oslo decide di attribuire il Nobel per la Pace a Bruxelles, la capitale-ombra che sta promuovendo una guerra civile catastrofica, senza precedenti, destinata a precipitare i popoli europei sull’orlo della catastrofe, in ossequio ai voleri dell’onnipotente élite mondiale messa alle corde dal fallimento della globalizzazione, dal tramonto dello sviluppo, dall’eclissi della crescita infinita come motore inesauribile del sistema capitalistico industriale.

Giordano Bruno fu bruciato vivo perché aveva osato sostenere che l’universo è infinito. Almeno, a nessuno venne in mente di dare un premio al boia.

Articolo di Paolo Franceschetti * Link

La notizia è recentissima: Nobel per la Pace all’UE, un riconoscimento delle attuali politiche adottate dall’istituzione europea.

Le parole di Thorbjorn Jagland, il presidente del comitato, sono state:

“E’ un messaggio all’Europa perché si faccia di tutto per mantenere quanto ottenuto e si vada avanti.”
E sottolinea che anche nei paesi europei in crisi: “una grande, grande maggioranza sia a favore di rimanere nell’Ue“.

Molti si scandalizzano di questo Nobel per la Pace, ma in realtà non c’è niente da scandalizzarsi e si tratta di un premio ampiamente meritato. Tutto sta intendersi sul significato del termine “pace“. Leggi il resto di questo articolo »

Un articolo che spiega molto bene cosa siano e a cosa servano le tasse, che potrebbero essere eliminate (senza alcun danno per lo Stato) se si applicassero le proposte di riforma di Giacinto Auriti e Nicolò Bellia [grassetti redazionali].

Articolo di Salvatore Brizzi * Link

Questa mattina mi sono svegliato e, poiché l’Universo si espande, ho impiegato più tempo rispetto a ieri per trovare le pantofole. Mentre facevo colazione, al tg del mattino, tanto per cambiare, si parlava di evasori. L’azienda di famiglia dove due dipendenti lavoravano in nero, il commerciante che non fa lo scontrino, il falso cieco, il falso zoppo, il falso impotente… e riflettendo su questi esempi mi chiedevo: ma davvero queste cose c’entrano con la crisi? Davvero i soldi presi dalle tasche dei falsi ciechi risaneranno la nostra economia? Questo giro di vite viene dato al momento giusto o è totalmente asincrono rispetto a ciò che sta accadendo?
E soprattutto: perché si parla di evasione tutti i giorni, in tutti i tg, con una frequenza che definirei mantrica?

Un mio conoscente –amico di un amico di un amico– che qui chiameremo col nome fittizio di Mr. Goodkat, sicuramente più esperto di me in termini di macroeconomia e geostrategie, mi ha spiegato alcune cosette interessanti. Innanzitutto mi ha fatto notare che l’euro è una moneta non sovrana, ossia non più appartenente a un popolo, ma emessa dalla BCE (Banca Centrale Europea), una banca a tutti gli effetti privata il cui capitale è detenuto –in quote proporzionali al “peso” del singolo Paese– dalle banche centrali, anch’esse private, dei Paesi che hanno adottato l’euro; ma anche da semplici membri UE, come nel bizzarro caso della Gran Bretagna, la quale ha furbamente evitato di adottare l’euro ma detiene una partecipazione per il 16% (più alta di quella dell’Italia) nella BCE. Il che significa che può dire la sua –e anche in maniera importante, perché la sua è la terza partecipazione in ordine di grandezza dopo Germania e Francia– ma non corre gli stessi rischi di chi vola sulle montagne russe di eurolandia come sta accadendo a noi.

Come fa un Paese che ha adottato l’euro a procurarsi la massa monetaria di cui ha bisogno? Leggi il resto di questo articolo »

Arieccolo il criminale guerrafondaio, non si da pace, non ne ha ancora abbastanza di guerre dopo quella scatenata contro la Libia che ha catapultato quella nazione almeno 500 anni indietro, non sà parlare d’altro l’opportunista assassino e traditore, è ritornato alla ribalta dopo la sconfitta che lo ha fatto scendere dal trono dell’Eliseo nella quale voleva piantare le radici di un altro Napoleone.

Durante un convegno tenutesi a New York nella sede della Banca Brasiliana Investiment Bank BTG, puntuale ha preso parola portando a conoscenza la situazione che si è creata in Europa per causa della crisi, precisando la difficile situazione in caso ci fosse una divisione tra i paesi facenti parte a essa, “Se non si arriverà a una Europa unita, ci saranno guerre”, puntualizzando che le due nazioni che fanno da motore trainante in Europa, la Germania e la Francia non hanno altra possibilità al di fuori di rimanere legate in amicizia, se ciò non sarà possibile potrebbe esserci la possibilità di combattersi tra di loro come in passato. Leggi il resto di questo articolo »

Articolo di Orchidea De Santis * Link

Il cuore della traversata che ci sta davanti è probabilmente il passaggio da una civiltà del “di più” ad una del “può bastare” o del “forse è già troppo” (Alexander Langer). In questo mio post voglio informare chi ci legge che un altro mondo è in costruzione.

GAS, economie alimentari solidali Origine dei GAS (Gruppi di acquisto solidali). 1994 Italia, Fidenza, Reggio Emilia, parte una felice iniziativa destinata a crescere poi negli anni, con alla base una riflessione sulla necessità di un profondo cambiamento  del nostro stile di vita sul consumo critico. Si inizia a chiedere eticità nel mercato e cerca di indirizzarlo verso un’economia che metta al centro le persone e le relazioni. In questo stesso periodo si diffonde in Italia l’operazione “Bilanci di Giustizia” lanciata a fine ’93, che chiede alle famiglie di verificare sul bilancio famigliare l’incidenza delle loro modifiche allo stile di vita.

Le famiglie  si ritrovano in gruppo e affrontano temi  di interesse comune e si organizzano per praticare comportamenti equi nella loro zona.

Spesso i gruppi dei Bilanci di Giustizia praticano gli acquisti collettivi tra le loro attività. Due anni dopo viene pubblicata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo la “Guida al Consumo Critico“, con informazioni sul comportamento delle imprese più grandi, utili per guidare la scelta del consumatore; l’ampio elenco di informazioni documentate sulle multinazionali accelera il senso di disagio verso il sistema economico e spinge verso la ricerca di alternative.

Nascono così nel 1997 i primi “Gruppi di Acquisto Solidali” i ”GAS”, con l’obbiettivo di collegare tra loro diversi gruppi e scambiare informazioni sui prodotti e sui produttori e per promuovere l’idea.

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TELAVIV – Il quotidiano israeliano Haaretz sostiene che il premier sionista Netanyahu avrebbe fatto pervenire alla Siria un messaggio nella quale veniva proposta la restituzione delle terre siriane occupate del Golan ma a condizione dell’interruzione delle relazioni con l’Iran.

Secondo Haaretz, che rivela un retroscena importante, qualora sia vero, conferma che il principale motivo di accanimento di Israele e delle potenze occidentali contro la Siria sono le politiche indipendenti che questo paese ha voluto portare avanti negli anni, senza piegarsi alla pari degli altri paesi arabi al volere altrui. Secondo Haaretz la “proposta” di Netanyahu comprendeva anche l’interruzione dei rapporti con l’Hezbollah libanese. Recentemente persino il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha riconosciuto che l’accanimento politico e mediatico occidentale ai danni della Siria è dovuto in minor parte a questo stesso paese ed ha come obbiettivo principale quello di indebolire la posizione dell’Iran in Medioriente.

Segue: Terzi minaccia nuovi interventi per assediare L’Iran
Articolo di Davood Abbasi * Fonte http://italian.irib.ir
Iran: scacco tecnologico ad Israele con un "piccolo-grande drone" Dopo mesi di minacce, linee rosse, disegni di bombe a palla, e tanto chiasso, l’Iran ha apparentemente deciso di rispondere con il suo stile: in silenzio, con saggezza.

Anche questa volta l’Iran ha solo mostrato al mondo di cosa sono capaci i suoi giovani, quei ragazzi, quegli studenti, quegli accademici giovanissimi che giorno dopo giorno stupiscono sempre più il mondo.

Se si pensa che la prima facoltà di ingegneria aerospaziale in Iran è nata al politecnico di Teheran (oggi detto Amir Kabir) solo nel tardo 1987, allora si può comprendere quanta strada abbiano fatto in due decenni gli iraniani per poter avere oggi un drone, che non solo ha grandi capacità di manovra e controllo, ma che riesce ad ingannare i radars più sofisticati del mondo e soprattutto il tanto decantato e costosissimo sistema di difesa aerea israeliano Iron Dome. La cupola di ferro che Israele ha messo su mangiandosi miliardi e miliardi di soldi di contribuenti occidentali, non ha infatti captato nulla per 30 minuti, quando il drone “Made in Iran” in dotazione agli Hezbollah libanesi scorrazzava per i cieli della Palestina Occupata, sorvolando indisturbato basi militari, punti nevralgici ed ecc…; alla fine dopo mezz’ora il drone e’ stato intercettato ed abbattuto, mentre si trovava vicino alla centrale nucleare militare di Dimona!

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Il nobel per la letteratura tedesco critica di nuovo Gerusalemme. Non poter criticare il Paese è “una nuova forma di antisemitismo”

Articolo di Luca Romano * Link

“Una potenza nucleare incontrollata”, una “forza di occupazione”.

Il Nobel per la letteratura tedesco, Gunter Grass, torna a scagliarsi contro Israele e lancia accuse molto precise contro Gerusalemme, in un’intervista alla radio pubblica Ndr.

Non è la prima volta che il romanziere si scaglia contro Israele. Lo aveva già fatto la primavera scorsa. E come risultato era stato dichiarato persona non gradita. Ma ancora una volta torna a sottolineare il furto di terre di un Paese che “ha sfrattato i residenti e li ha trattati come cittadini di seconda classe”.

Lo scrittore, che comunque si ritiene “amico di Israele”, ritiene che si “dovrebbe poterlo dire ad alta voce” e che doversi astenere dal criticare un Paese è “una nuova forma di antisemitismo”.

Ormai è una crociata. Il Governo fa il bis contro l’agricoltura a chilometri zero.

La notizia è di fine settembre e ne abbiamo già parlato. Forse però è il caso di soppesarla meglio per la gravità del comportamento anti italiano del Presidente del Consiglio. Questa azione di distruzione della nostra filiera locale del cibo  lo colloca inequivocabilmente fra i servi delle multinazionali, costantemente all’attacco di quel che resta della nostra indipendenza alimentare.

Il Journal Blog

Cattura35Ormai sembra proprio una crociata. I prodotti agricoli “a chilometri zero” sono ecologici ed economici, ma contro di essi il Governo di Mario Monti si è prodotto in un clamoroso bis.

Dopo quella della Regione Calabria, il Governo ha deferito alla Corte Costituzionale anche la legge con cui la Regione Basilicata ha promosso la valorizzazione dei prodotti agricoli locali.

Il motivo, come recita il comunicato uscito da Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri svoltosi il 5 settembre, è che “varie disposizioni, volte a favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, sono suscettibili, per un verso, di ostacolare gli scambi intracomunitari, ponendosi in contrasto con le disposizioni del TFUE (Trattato di funzionamento dell’Unione Europea, altrimenti detto Trattato di Lisbona, ndr), e, per altro verso, di falsare la concorrenza, risultando discriminatorie nel privilegiare alcuni prodotti solo in base alla loro provenienza territoriale”. Il neretto è mio.

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Di Philip GiraldiWhy I Dislike Israel

Fonte: TLAXCALA

Il governo israeliano è un regime ‘canaglia’ secondo i principi e le norme internazionali, impegnato com’è nell’esercitare la tortura, la detenzione arbitraria, e la continua occupazione dei territori sequestrati dalle sue forze armate. Peggio ancora, ha manipolato con successo il mio paese, gli Stati Uniti, e ha recato danni terribili sia al nostro sistema politico sia al popolo degli Stati Uniti, un crimine che non riesco proprio a perdonare, tollerare, o giustificare.”

Anche questi sapientoni, che sembrano voler prendere le distanze dalla politica estera degli Stati Uniti rispetto alle esigenze di Tel Aviv, e iniziano a trattare Israele come un qualsiasi altro paese, a volte si sentono in dovere di cercare tutte le giustificazioni possibili prima di arrivare al nocciolo della questione.
I prologhi auto-laceranti generalmente partono con la dichiarazione di come questi scrittori abbiano davvero un sacco di amici ebrei e come ritengano che gli Israeliani siano grandi persone e Israele un paese meraviglioso, prima di lanciarsi in quella che di solito è una critica abbastanza mite.
Beh, io non mi sento così. Israele, non mi piace proprio! Che io abbia o no amici ebrei, non influisce sul mio modo di considerare Israele, ed è irrilevante per la questione. Leggi il resto di questo articolo »
Gianni Lannes
FreePC
Antonella Randazzo
SCIE CHIMICHE
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