Costa Concordia. L’altro volto della verità

concordia“L’accanimento mediatico contro la figura del comandante che sembrava incarnare, agli occhi dell’opinione pubblica, i peggiori vizi dell’uomo e del marinaio (fedifrago, bugiardo, esibizionista, incapace e, soprattutto, vigliacco), dopo il 13 Gennaio 2012 era diventato una specie di sport nazionale al quale non si erano sottratti i giornali e le televisioni e che continuava ad imperversare sulla rete. La Società di Gestione, Costa Crociere, di proprietà del colosso americano Carnival con sede a Miami, aveva subito sposato la causa con grande entusiasmo e si era unita al coro. L’obiettivo non dichiarato sembrava quello di spostare i riflettori dalle responsabilità della Società scaricando tutto sulla testa di un personaggio che, per molti versi, presentava da subito le caratteristiche del colpevole ideale che la piazza aveva già condannato senza possibilità di appello.
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Sembrava opportuno, quindi, aggiungere al coro un controcanto che raccontasse anche un’altra verità: non perché quella raccontata dai media fosse falsa, ma perché, certamente era incompleta e della Verità mostrava solo uno dei suoi tanti volti. Ma, soprattutto, quello che non poteva essere accettato da chi aveva trascorso, in quei mesi, buona parte del suo tempo, nell’interesse dei naufraghi, a “leggere le carte” (un mare di carte: quasi 20.000 pagine il faldone principale, per non parlare degli oltre 2000 Gigabyte di dati memorizzati su hard disk e memorie allo stato solido) era il fatto che, di giorno in giorno, risultava sempre più evidente che anche le indagini sembravano orientarsi nella stessa direzione. Le dichiarazioni pubbliche del Procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, suonavano come una condanna annunciata e ormai ineluttabile nei confronti del comandante Schettino la cui colpevolezza appariva così evidente e le responsabilità cosi schiaccianti da rendere superflua l’esplorazione di ogni altra linea di indagine. Nemmeno da prendere in considerazione sembravano essere altre ipotesi di reato che richiamassero, ad esempio, alle sue responsabilità anche la Società di Gestione. Nessuna indagine specifica sui malfunzionamenti degli impianti di emergenza verificatisi a bordo subito dopo l’impatto, sui possibili cedimenti di alcune strutture di sicurezza (porte stagne, portelloni di murata, oblò) che potrebbero aver accelerato l’affondamento e causato il ribaltamento della nave. Poco o nulla, sulla procedura adottata dalle navi Costa, in violazione alle norme di sicurezza, che indicava la possibilità di navigare con alcune porte stagne aperte. Nulla, infine, sul traffico telematico tra la nave ed il resto del Mondo nei giorni immediatamente precedenti e nelle ore successive all’incidente.
Di tutte queste circostanze non si trova quasi traccia, per lungo tempo, nemmeno sui mezzi di comunicazione, mentre la conduzione delle indagini sembra volerne minimizzare oltre misura le conseguenze e le implicazioni in termini di allargamento delle responsabilità. Eppure, alcuni fatti già noti agli inquirenti, ma rivelati solo dopo la chiusura delle indagini, avrebbero potuto indicare fin dall’inizio che il cerchio delle responsabilità non poteva chiudersi su un solo uomo e su alcuni suoi stretti collaboratori. Singolare, per altro, il fatto che, all’inizio dell’incidente probatorio, due dirigenti di Costa Crociere siedano sul banco degli indagati, mentre la Società siede su quello delle parti offese assieme ai naufraghi! Ancora più singolare se si pensa che, a indagini ormai chiuse (perché aspettare tanto visto che i fatti erano noti anche prima) la Procura di Grosseto decide di indagare Costa Crociere ai sensi della L. 231/2001 (la stessa utilizzata dai magistrati nel caso della tragedia della Tyssen Krupp) e, pochi giorni dopo, si sparge la notizia che è partito da Grosseto per la Procura di Genova, competente per territorio, un fascicolo per violazione della L. 271 sulla «sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle navi mercantili».”

Dall’introduzione a Costa Concordia. L’altro volto della verità, di Bruno Neri, Iacopo Cavallini, Alessandro Gaeta, Alfonso M. Iacono.
Edizioni ETS, pp. 104, ill., 2013.