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Fonte: http://www.libreidee.org/2011/09/unica-via-duscita-bancarotta-controllata-e-addio-euro/
Pagheremo perché dobbiamo pagare, però che questo pagamento non sia un pagamento che finisce nel tasche delle banche internazionali: che sia invece un pagamento che finisce nelle tasche degli italiani, che dà la possibilità all’economia italiana di riprendersi. Perché così, altrimenti, noi nel giro di 6 mesi, 9 mesi, un anno, sicuramente andremo in bancarotta. E da allora sarà ancora più difficile riprenderci. La manovra di Tremonti in realtà serve a ben poco. Prima di tutto perché è troppo piccola, 45 miliardi di euro non bastano sicuramente a rassicurare i mercati nei confronti di un debito complessivo italiano di 1.800 miliardi di euro. Il che vuole dire che il debito pubblico dell’Italia è maggiore della somma del debito di tutti gli altri paesi Pigs, quindi parliamo del Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna.
In più questa è una manovra che avrà un impatto reale, quindi dal punto di vista proprio delle entrate dello Stato, nel 2013 e nel 2014. Sicuramente Loretta Napoleonitroppo lontano. Ricordiamoci che l’anno prossimo l’Italia si deve novamente presentare sul mercato dei capitali e deve contrarre una serie di contratti, quindi deve vendere una serie di Bot a un mercato che questa settimana le ha quasi voltato le spalle. E in più, da luglio fino alla fine dell’anno, abbiamo altri 80 miliardi di euro che dobbiamo racimolare su questo stesso mercato. Questa è una manovra che in un certo senso è stata osannata, proprio perché siamo un po’ alla fine della situazione. Penso che noi dobbiamo prenderci le responsabilità di 50 anni, perché qui non si tratta di 10 anni; qui si tratta di 50 anni di politiche sbagliate ed è giunto il momento di prendersi queste responsabilità.
Qui ci vuole una nuova politica. E quale può essere questa politica? Sicuramente non quella che sta seguendo il governo. Capisco che molti italiani sono preoccupatissimi all’idea di un default, però in realtà questa potrebbe essere la soluzione migliore. Se noi avessimo una classe politica di persone veramente esperte di queste cose, quindi di professionisti, ci avrebbe già pensato e vi spiego perché. L’Italia è molto diversa dalla Grecia. La Grecia prende soldi in prestito per poter sostenere la propria economia, noi invece prendiamo soldi in prestito regolarmente e semplicemente per pagare gli interessi sul debito. Il che vuole dire che un default non avrebbe un impatto sulla crescita economica del paese: noi non dipendiamo dai Ripudio del debito: gli islandesimercati dei capitali per crescere, noi dipendiamo dai mercati dei capitali per pagare gli interessi.
Un default ordinato, ragionato com’è stato fatto per esempio in Islanda, potrebbe garantire tutti quanti i Bot acquistati dagli italiani. Quindi dividiamo il debito in due parti, che è esattamente quello che hanno fatto gli islandesi: la parte internazionale, sottoscritta dalle banche internazionali, viene messa da parte e viene organizzato per questo un pagamento posticipato che può essere una ristrutturazione del debito. Per quanto riguarda invece la parte detenuta dai risparmiatori italiani, proprio per non penalizzare gli italiani che hanno sostenuto lo Stato in tutti questi anni, rimane costante, quindi il governo si impegna a onorare quella parte di debito. Dopodiché si torna alla lira o a qualsiasi moneta vogliamo adottare e si produce una svalutazione della moneta; chiaramente sarà una svalutazione molto, molto grande e questo ridarà automaticamente competitività alla nostra economia.
Dal punto di vista del commercio internazionale non cambierà nulla; anzi, molto probabilmente i nostri importatori, chi importa dall’Italia, sarà ben contento di pagare meno di quanto paga adesso, quindi le esportazioni italiane avranno sicuramente un effetto benefico. Diversa sarà la situazione delle importazioni. Dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici, ma tanto in Tremontiogni caso questi sacrifici li dovremo fare lo stesso. L’obiettivo però è fare dei sacrifici per poter riuscire a uscire da questa situazione, non per poter affondare ulteriormente nella situazione debitoria.
Le critiche a questo tipo di politica drastica sono tutte relazionate a un modo di far politica che è ancora tipico dell’Italia: svalutazione selvaggia, attitudini nei confronti dei mercati internazionali anche queste selvagge, etc. Una decisione di questo tipo, quindi un default ragionato, un default preparato, sicuramente porterebbe a un cambiamento della classe politica, perché questa classe politica una politica di questo tipo non la fa. In Islanda è successo esattamente questo: il governo è stato fatto fuori completamente dalla popolazione e una nuova classe politica, gente che non aveva mai fatto politica fino ad allora, è salita al potere e ha organizzato questo tipo di default.
I sacrifici: sicuramente, le conseguenze di brevissimo periodo di una politica di questo tipo saranno tremende. Noi avremo una contrazione del Pil, ci sarà un aumento della povertà, sarà sempre più difficile riuscire ad arrivare una fine del mese. Però questo sarà un periodo limitato, come abbiamo visto addirittura in Argentina dove non c’è stato un default ragionato ma un default improvviso. Nel caso dell’Argentina c’è stata una contrazione del Pil del 20% nel 2002, quindi l’anno dopo del default; dal 2003 in poi l’economia ha ripreso a crescere dal 7,5% e continua a crescere al 7,5%.
(Loretta Napoleoni, “Per un default programmato e l’uscita dall’Euro”, intervento apparso sul blog “Cado in piedi”, ripreso da “Viva Mafarka” e ribadito da “L’Unità” il 12 settembre 2011. Loretta Napoleoni vive a Londra da molti anni, è tra i massimi esperti di economia internazionale e collabora con Cnn, Bbc, Le Monde, El País, The Guardian, Internazionale e L’Unità).

Fonte: http://rt.com/news/economy-oil-gold-libya/ – Autore: Global Research

5 maggio 2011 – Traduzione N. Forcheri

C’è chi crede che sia per tutelare i civili, chi per il petrolio, ma c’è chi è anche convinto che l’intervento in Libia abbia a che vedere con il progetto di Gheddafi d’introdurre il dinaro d’oro, una moneta unica Africana aurea, un vero strumento di distribuzione della ricchezza.

¬“E’ una di quelle cose che bisogna pianificare segretamente perché appena dici che vuoi sostituire il petrodollaro con qualcos’altro, diventi automaticamente un bersaglio” afferma il fondatore del Ministero della Pace James Thring. “Ci sono state due conferenze al riguardo, nel 1986 e nel 2000, organizzate da Gheddafi. Tutti erano interessati, la maggior parte dei paesi africani erano entusiasti.”
Gheddafi non si è arreso. Nei mesi che hanno portato all’intervento militare, ha esortato le nazioni africane e musulmane a unirsi per creare la nuova moneta che avrebbe rivaleggiato con il dollaro e l’euro. Avrebbero venduto il petrolio e le altre risorse al mondo solo in dinari d’oro.
Un’idea che avrebbe spostato l’ago della bilancia economica del mondo.
La ricchezza di un paese sarebbe dipesa sulle sue riserve auree e non sulle quantità di dollari scambiati. E la Libia possiede 144 tonnellate d’oro. La Gran Bretagna, ad esempio, ne ha due volte tanto ma un numero di abitanti di dieci volte superiore.
“Se Gheddafi avesse l’intenzione di tentare di riformulare il prezzo del suo petrolio, o di qualsiasi altra risorsa che il paese vende al mercato globale, accettando un’altra valuta o forse lanciando un dinaro d’oro, ebbene una mossa di questo tipo non sarebbe certamente accettata dall’elite al potere oggigiorno, coloro che sono responsabili del controllo delle banche centrali del mondo” dice Anthony Wile, fondatore e redattore in capo del Daily Bell.
“Quindi certamente provocherebbe le sue dimissioni immediate e la necessità di andare a pescare altri pretesti da avanzare per rimuoverlo dal potere.”
Come successo precedentemente.
Nel 2000, Saddam Hussein ha annunciate che il petrolio iracheno sarebbe stato venduto in euro e non più in dollari. Alcuni dicono che le sanzioni e l’invasione che ne è seguita furono causate dalla disperazione degli americani di impedire che l’OPEC trascrivesse le operazioni commerciali del petrolio di tutti i suoi stati membri in euro.
Un dinaro d’oro avrebbe avuto gravi conseguenze sul sistema finanziario mondiale ma avrebbe anche dato il potere ai popoli d’Africa, cosa che alcuni militanti neri dicono che gli Stati Uniti vogliono evitare a tutti i costi.
“Gli Stati Uniti hanno rinnegato l’autodeterminazione agli africani negli USA, non siamo perciò affatto sorpresi da qualsiasi cosa che gli USA possano fare per ostacolare l’autodeterminazione degli africani nel loro continente” afferma Cynthia Ann McKinney, ex deputata al Congresso americano.
L’oro del Regno Unito è custodito in un qualche caveaux sicuro in qualche meandro della Bank of England. Come nella maggior parte dei paesi sviluppati, non ce n’è abbastanza per andare avanti.
Ma non è il caso di paesi come la Libia e molti dei paesi del Golfo.

Un dinaro d’oro avrebbe offerto ai paesi africani e mediorientali ricchi in petrolio la possibilità di rivolgersi ai loro clienti affamati d’energia dicendo: “Spiacenti il prezzo è salito e vogliamo oro.”
Alcuni dicono che gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avrebbero assolutamente potuto permetterselo.

 

ricattosergdi Gianni Petrosillo – conflittiestrategie.it.

Lo chiamavano mago ma era soltanto un altro illusionista che faceva sparire gli oggetti dietro il fumo dei tubi di scappamento di brutte auto. Tuttavia, la realtà, questo bolide che corre più della fantasia e della fantascienza, si è presto incaricata di lasciare sul posto l’incantatore ronzino che straparla a briglie sciolte. Era lui che tentava di estrarre dai cilindri di una utilitaria qualche prolifico coniglio industriale e finanziario al fine di risollevare un’impresa decotta sopravvissuta per anni grazie ai salassi di Stato. Effettivamente, Marchionne se l’è meritato il suo soprannome magico avendo qualcosa in comune col più famoso maghetto della saga cinematografica Harry Potter. Leggi il resto di questo articolo »

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Soliti trucchi, criminali, per i soliti perbenisti che si mascherano di buone intenzioni.
LA NATO, nel perseguire la sua opera di inganno mediatico e propaganda – non vi ricorda niente? – sta comprando le stesse armi dell’esercito dei volontari libici e paesi africani. Armi, carri armati dipinti con i colori di Jamahiriya dall’URSS per uccidere libici e screditare completamente i lealisti e i volontari e inimicare le tribu tra di loro. Il cargo aereo dalla Moldavia arriva oggi, all’aeroporto di Bengasi.

La Fonte è questa: https://www.facebook.com/pages/Libya-Liberal-Youth-to-publish-the-facts-for-Libya-tomorrow/135809009826863

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Buongiorno popoli della terra, per salvare Bani Walid, dobbiamo diffondere questo messaggio

LA NATO ha diffuso dei foglietti alla città di Bani Walid, dove ha invitato tutte le famiglie ad arrendersi e se avessero ceduto le armi (quelle che sono state distribuite per distruggere i ratti della NATO) avrebbero ricevuto un’enorme somma di denaro, 500 mila dinari per famiglia… nel retro dell’opuscolo c’è scritto che se non si arrendono saranno bombardati con il fosforo bianco.

La risposta delle tribu di Bani Walid è stata:

“Non ci arrendiamo né tradiamo la nazione e siamo pronti a servire Dio e il destino…”

Questa è stata la risposta del popolo nato coraggioso.

Vittoria o martirio, rapidamente e gloria.

Il “Giro della Padania”, come le ronde padane, come la secessione, come il rito dell’ampolla, come il film corale della Lega, “il Barbarossa” di Renzo Martinelli (regista dei kolossal flop – trenta milioni di finanziamento), che voleva essere il Te Deum della Padania libera, consegnando alla storia del cinema anche il fotogramma di Umberto Bossi in primo piano e, federalismo compreso, appartengono a quella serie di baggianate mitiche (pirlate celtiche) che hanno contraddistinto, caratterizzato e definito una delle formazioni politiche più burine, incolte e grottesche, che un parlamento abbia mai ospitato! Seconda solo al berlusconismo!!

Vorrei ricordare ai signori della Padania che, in soli cinquant’anni, hanno trasformato il loro territorio in un deserto. Pesticidi, diserbanti, antiparassitari e intrugli chimici di ogni genere, hanno, per sempre, resa sterile la terra (un tempo) più fertile e produttiva del nostro paese. L’uso e l’abuso, poi, di tonnellate di fertilizzanti, di concimi chimici, e alimenti dopati per uso animale, fanno dei prodotti di questa terra, quanto di più inquietante potremmo trovare sulle nostre tavole.

Nell’acqua usata per irrigare campi e prati, sono disperse percentuali inimmaginabili di diossina, metalli pesanti, arsenico, pcb, clorurati, e un’infinita varietà di veleni industriali che una moltitudine di fabbriche fumanti riversano nei fiumi, trasformandoli in cloache a cielo aperto. La loro flatulenza e miasmi, si mescola poi con l’aria circostante già pregna di CO2 e fumi tossici di ogni natura. Leggi il resto di questo articolo »

Questo è un titolo dei media mainstream, Milano Finanza, di oggi, 13 settembre 2011. Ma allora non era complottismo il nostro riferirci a quell’accordo sciagurato del 1992, anno coincidente con gli attentati ‘terroristici? a Falcone e  a Borsellino, mentre Di Pietro, minacciato dalla ‘mafia’ correva ai ripari in qualche paese del centro america aiutato da tanto di servizi?
Per chi ancora non sapesse che cosa è il Britannia 1, rimandiamo all’articolo: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2008/09/svendita-italia-labc-panfilo-britannia.html

ROMA (MF-DJ)–Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha annunciato
ieri che entro fine mese ci sara’ un incontro con investitori nazionali e
esteri per cedere immobili, concessioni e Spa locali; il varo, quindi, di
un vero e proprio Britannia-2. In questo incontro, secondo quanto
riportato dal Sole 24 Ore, saranno passati in rassegna gli asset pubblici
che possono essere valorizzati o alienati , partendo dal patrimonio
immobiliare fino alle quotazioni azionarie possedute dal Tesoro.

Il maxi evento raccogliera’ a Roma praticamente tutte le principali
banche, compagnie d’assicurazione, fondi di investimento, fondi sovrani e
fondi immobiliari, con un occhio particolare rivolto ai Brics. L’obiettivo
e’ quello di arrivare a decisioni concrete e quindi operative per il
processo di privatizzazione.

Gli incassi delle dismissioni, di regola, vengono destinati
all’abbattimento dello stock del debito: questa potrebbe diventare
un’azione complementare all’abbattimento del deficit e dell’avanzo
primario per velocizzare la discesa del debito/Pil verso quota 100%.
red/adm

(fine)

MF-DJ NEWS

Articolo del 17/02/2010
Nicoletta Forcheri

Crisi in Grecia: lettera aperta al Ministro di Stato Haris Pamboukis

Caro Ministro,

il signoraggio (in greco: χωροδεσποτεία) preteso sulla moneta europea da parte della Banca Centrale Europea, sta emergendo come scandalo grazie alla pubblicità data su internet del meccanismo truffaldino della creazione monetaria (fiat money) esercitato da parte di organismi privati anarchici esclusi dal controllo democratico [1].

Secondo commentatori islamici, nella crisi monetaria che sta avvenendo verranno trascinati tutti quei governi occidentali collusi con la mafia del cartello usuraio internazionale [2].

Un consulente del Gruppo Rohatyn aveva già previsto un meccanismo di difesa – adottabile da parte degli stati aderenti a Maastricht – per uscire dal ricatto dei fantasmi che infestano l’Eurotower di Francoforte [3].

Marco Saba [4] ha tradotto per l’Italia questa soluzione in due capitoli del suo libro inedito Moneta Nostra [5].

E’ ora di leggere ed adattare alla situazione peculiare della Grecia questi due capitoli, prevedendo la NeoDracma come ultimo strumento sovrano aristocratico per liberare il Paese dall’aggressione criminale del neocartello pseudo-democratico del credito.

Un politico italiano, Gianmario Ferramonti [6], arriva addirittura a prospettare una nuova moneta dei popoli del mediterraneo adottabile da una nuova Banca Centrale del Mediterraneo, sul modello dell’ALBA e del Sucre latino-americano [7].

Ida Magli spiega bene come altrimenti gli Stati dovranno arrendersi ai nuovi padroni [8].

Ministro!

Per la Grecia, è l’ora del riscatto.

Note:

1] Quasi-criminal behaviour of some financial institution

http://studimonetari.org/documenti/quasicriminal.doc

Petizione per l’audit della BCE:

http://www.petitiononline.com/auditecb/petition.html

2] The Collapse of the Terrorist Dialectic

http://www.shaykhabdalqadir.com/content/articles/Art104_07022010.html

3] Julian D. A. Wiseman, The end of EMU: How Germany might leave
Abstract: A country in the eurozone can, without being in breach of the Maastricht Treaty, create a new central bank controlling the monetary policy of a new currency. This loophole in the Maastricht Treaty is not widely known

http://www.jdawiseman.com/papers/finmkts/deutsche-zentralbank.html

4] Marco Saba è un ricercatore del Centro Studi Monetari

http://studimonetari.org

5] Moneta Nostra, capitoli B2 e B5:

6] Sito di Gianmario Ferramonti:http://www.ferramonti.it/menu.htm

7] Sistema Único de Compensación Regional

http://en.wikipedia.org/wiki/SUCRE_(currency)

8] I padroni degli Stati – di Ida Magli, Italiani Liberi, 11/01/2010

http://web.mclink.it/ME3643/Edito10/banche1701.html

Senza palle è chi: fa il lecchino, o la prende in quel posto. Spesso anche tutt’e due. E poi magari è anche impotente. Un po’  come Silvio, e la Libia del suo ‘ex’ amico Gheddafi.

Fonte: http://www.voltairenet.org/Berlusconi-says-Libyans-love

Traduzione e titolo: N. Forcheri

Il leader libico Gheddafi non è stato vittima di una rivolta popolare. E’ la convinzione del Primo ministro Berlusconi che dice di essere stato amico di Gheddafi fino a quando l’Italia è diventata uno dei paesi a guidare la guerra contro la Libia a Marzo dietro alla NATO.

“Niente a che vedere con una rivolta popolare. Il popolo libico ama Gheddafi, come ho potuto constatare quando sono stato in Libia” ha detto Berlusconi venerdì a un ricevimento a Roma.

(Protesta italiana contro il massacro della NATO a Sirte, Bani Walid, Sebha e altre città libiche.)

Ha detto che sospettGIF - 135.5 kba un piano contro Gheddafi.

“Persone potenti hanno deciso di dar vita a una nuova era tentando di silurare Gheddafi” ha detto Berlusconi secondo un dispaccio stampa dell’ANSA.

A luglio Berlusconi si era già dichiarato contro l’intervento della NATO in Libia ma “doveva farlo” denotando la fragilità dell’alleanza che tenta di uccidere Gheddafi.

Ha aggiunto: “Che scelta avevo io considerando le pressioni degli USA, la posizione del presidente Giorgio Napolitano e la decisione del Parlamentno?

Nel frattempo il popolo italiano ha protestato contro la guerra della NATO in Libia e i bombardamenti a tappeto durante lo scoipero generale per migliori condizioni lavorative a Roma il 6 settembre: “Vi è un massacro attualmente in Libia” e “Non lasciamo Sirte, Ben Walid e Sebha diventare la nuova Felluja o la nuova Guernica .

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Altra protesta di fronte al Parlamento a Roma l’8 settembre scorso

 

http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2011/09/10/visualizza_new.html_725154794.html

Settembre 2011   Fonte: http://www.dailykos.com/story/2011/08/01/1001662/-Icelands-On-going-

Trad. Stampalibera (segue articolo de il Foglio)

La grande notizia che tutti aspettavamo

Islanda: scegliere di essere Cuba o Haiti?
Islanda, un terribile esempio per il diritto e la lotta dei media per nascondere agli occhi dell’opinione pubblica: il recupero della sovranità popolare, il mancato pagamento dei debiti, i banchieri in galera! Tutto questo è inaccettabile e pericoloso, in questo momento di  ansia in Europa,  è un contagio. Quindi meglio continuare a parlare fino alla noia delle lussuose dimore in cui Gheddafi e la sua famiglia vivevano prima del crollo del regime. E una volta che questa notizia è esaurita, svuotata di interesse, si va a cercare nuovi distrattori. Qualsiasi cosa, purché non si parli dell’Islanda. Leggi il resto di questo articolo »

di Federico Dal Cortivo – 11/09/2011

Fonte: europeanphoenix

Alla fine hanno prevalso i cosiddetti “poteri  forti”, che forti lo sono davvero, come la Bce, la Ue e il Fmi, che hanno imposto all’Italia misure economiche draconiane, in nome della “stabilità dei mercati”, che non sono altro che le banche e la grande finanza speculativa e di carta. Se qualcuno pensava che la Grecia fosse lontana, dovrà a breve ricredersi perché l’attacco a cui è sottoposta l’Italia è del tutto simile a quello che ha colpito e distrutto l’economia ellenica e quello che le restava di Stato sociale, e che investe la Spagna, il Portogallo e poi a salire se non interverranno rivolgimenti non previsti dagli gnomi finanziari.

Wall  Street e la City hanno deciso di far pagare all’Europa il fallimento dell’economia statunitense e sfilare quello che resta di sovranità nazionale agli stati più deboli, chiamati con il termine dispregiativo dagli anglosassoni “pigs”. Leggi il resto di questo articolo »

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=10135

Dal nostro inviato a Damasco

A due giorni dai violenti scontri, che secondo la stampa nazionale e internazionale avrebbero coinvolto anche i sobborghi di Damasco, la capitale siriana sembra essere tornata alla normalità. Camminando per la strada, la vita sembra procedere tranquillamente. I negozi sono aperti e in molti di essi campeggia in maniera evidente l’immagine del presidente Bashar al Assad. Nelle piazze che in passato sono state teatro di manifestazioni a favore dell’esecutivo siriano sono ancora visibili gli striscioni apposti dai movimenti filo-governativi. “Noi sacrificheremmo le nostre anime per te”, recitano alcuni su quali è stampato anche il volto del presidente. Leggi il resto di questo articolo »

Di Antonio Pani

Nuoro settembre 2011

“Più la notte è buia più l’alba si avvicina” (letto “in rete”). La profonda crisi socio-economico-monetaria che ci avvolge, con il suo pesante mantello nero, fatto di incertezza e d’angoscia, sembra richiamare il concetto sopra esposto. Questo breve cenno è fatto di riflessioni che, nel loro piccolo, vogliono “raccontare” ancora una volta di ciò che accade, con un “taglio” fatto di osservazioni e suggerimenti. Potrà sembrare strano ma, esattamente come nel dopoguerra, assistiamo a un “azzeramento generazionale”.
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Il 17 agosto il Consiglio Europeo ha risposto a Borghezio 

sull’interrogazione della proprietà dell’Euro all’atto dell’emissione. 
La risposta è stata che l’EURO è della Banca Centrale Europea.
Ecco il testo :  E-006243/2011

Risposta di Olli Rehn a nome della Commissione (16.8.2011)

Sebbene da un punto di vista giuridico il diritto di emettere banconote in euro appartenga sia alla Banca centrale europea (BCE) che alle banche centrali degli Stati membri dell’area dell’euro, ad emetterle fisicamente e a ritirarle dalla circolazione sono, in pratica, solo le banche centrali nazionali. Nel caso delle monete in euro, emittenti di diritto sono gli Stati membri dell’area dell’euro e qualsiasi questione ad esse relativa è coordinata dalla Commissione a livello dell’area dell’euro. Pertanto, al momento dell’emissione le banconote in euro appartengono all’Eurosistema, mentre le monete sono di proprietà degli Stati membri. Una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono state addebitate di conseguenza1. I proventi del signoraggio sono ripartiti tra le banche centrali nazionali e la BCE in base allo schema di sottoscrizione del capitale della BCE per le banconote. I proventi del signoraggio sulle monete vanno agli Stati membri dell’area dell’euro.

1 In base a consuetudini giuridiche precedenti all’adozione dell’euro, in alcuni Stati Membri dell’area dell’euro si ritiene che il titolare possegga unicamente il valore nominale e non le banconote o le monete in sé, che rimangono di dominio pubblico.

Bella presa per i fondelli ne? Noi diamo garanzie su beni reali e loro ci concedono in affitto dei pezzi di carta. (ndr)

Gianni Lannes
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Antonella Randazzo
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