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Ho esitato a pubblicare questa risposta dell’avvocato Marra a Luciano capobranco del gruppo Lo Sai, che lo ha tradito pubblicamente durante la conferenza stampa di martedì scorso, ma ho deciso di metterlo perché considero che l’infido Luciano rappresenta un condensato dei mali che affliggono la nostra società: ingratitudine, appropriazione dei meriti altrui, (in)opportunismo, voltagabbanismo – l’evento era stato creato da anni di lavoro di Marra – egocentrismo, e sabotaggio. Oramai si direbbe che sia diventato praticamente impossibile formare un fronte unito davanti a quella che tutti dovrebbero percepire come una emergenza nazionale, la manus longa del club dei globalisti banchieri della trilaterale/bilderberg direttamente al governo delle nostre cose. Ammessa la gravità della situazione, qualsiasi dissidio inter nos andrebbe appianato e messo temporaneamente in sospeso, giacché qua ne va del nostro futuro, della nostra terra, della pace e  del nostro pane quotidiano.

Ho esitato perchè non volevo mettere olio sul fuoco, ma a questo punto mi sono formata l’opinione che questo personaggio vada marginalizzato e messo fuori stato di nuocere. Egli continua a non rendersi conto che ha sabotato un esposto a Monti/Bilderberg, un inedito MONDIALE, dopo la Svizzera – eppure dovrebbe essere una delle priorità di Lo Sai. Leggi il resto di questo articolo »

Ce la vogliamo ancora raccontare? Vogliamo ancora girarci intorno? Vogliamo ancora fare i buoni ed i pacati? Vogliamo ancora prenderci in giro (guardando in uno specchio)? Si ha da agire a tutti i livelli, si ha da fare FRONTE COMUNE
“Loro non scherzano” Questi quattro gatti criminali, i cucuzzari, sono solo qualche centinaio, migliaio forse. Stanno tenendo in scacco l’umanità! E’ non scherzano. Vogliono decimarci ad uno/due miliardi, e vestiti di cenci.
LA SVOLTA E’ EPICA E C’E’ DA ACCELLERARE, non per scherzo o per gioco, sul serio!
VINCERE O MORIRE NEL TENTATVO, niente di meno
Paura? Si, tanta, ma…:
SE SI VOLESSE rivoluzionare lo stato attuale delle cose, una qualsiasi mente pensante non potrebbe che arrivare alle seguenti conclusioni; se qualcuno volesse davvero cambiare le cose non avrebbe che da fare fino in fondo quanto segue e senza MEZZE MISURE. Leggi il resto di questo articolo »

Volevo segnalare e ringraziare il lettore di stampa libera con il nickname archimede per la segnalazione fatta sul suo commento a “VIETATO AI MINORI”. Qui di seguito posto in 3 parti una serie di articoli esaustivi su cio’ che e’ accaduto e sembra accada ancora in Canada

Fonte:http://paginecorsare.myblog.it/archive/2010/04/14/genocidio-cattolico-dei-nativi-americani-in-canada-3.html

Genocidio cattolico dei nativi americani in Canada

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I misfatti della Chiesa sui bambini – 50 mila bambini indigeni morti  nelle scuole gestite dalla Chiesa cattolica canadese. Gli omicidi e gli abusi sono stati nascosti e insabbiati dal governo canadese e dalla Santa Sede

Un ringraziamento a Giorgio Di Costanzo
che mi ha fatto conoscere questa terribile pagina e mi ha
autorizzato a riproporla

Dal blog di GDC “In sonno e in veglia“, 9 aprile 2010

Abusi sessuali, sterilizzazioni di massa, decine di migliaia di bambini morti nelle scuole cattoliche del Canada dal 1922 al 1984. Un caso che sta per arrivare a Roma
di Marco Cinque
il manifesto“, 4 aprile 2010

IL MENÙ DELLE TORTURE
Dai capelli strappati alle bastonature, dall’isolamento all’acqua ghiacciata

Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali degli stati canadesi della British Columbia e dell’Ontario hanno descritto, tutti sotto giuramento, le seguenti torture, inflitte fra il 1922 ed il 1994, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo cinque anni di età:

• stringere fili e lenze da pesca attorno al pene dei bambini;
• inserire aghi nelle loro mani, guance, lingue, orecchie e pene;
• tenerli sospesi sopra tombe aperte minacciando di seppellirli vivi;
• costringerli a mangiare cibo pieno di vermi o rigurgitato;
• dire loro che i genitori erano morti o che stavano per essere uccisi;
• denudarli di fronte alla scolaresca riunita e umiliarli verbalmente o sessualmente;
• costringerli a stare eretti per oltre 12 ore di seguito sino a quando non crollavano;
• immergerli nell’acqua ghiacciata;
• costringerli a dormire all’aperto durante l’inverno;
• strappare loro i capelli dalla testa;
• sbattere ripetutamente le loro teste contro superfici in muratura o in legno;
• colpirli quotidianamente senza preavviso tramite fruste, bastoni, finimenti da cavallo, cinghie metalliche decorate, stecche da biliardo e tubi di ferro;
• estrarre loro i denti senza analgesici;
• rinchiuderli per giorni in stanzini non ventilati senza acqua né cibo;
• somministrare loro regolarmente scosse elettriche alla testa, ai genitali e agli arti.

IL CASO CANADESE
Dal consiglio delle tribù sette domande al Vaticano

Le richieste rivolte al Papa Ratzinger e ai vertici vaticani da dodici anziani del Consiglio
che rappresentano le nazioni Cree, Squamish, Halda e Metis

1. Identificare il posto dove sono sepolti i bambini morti in queste scuole cattoliche, e ordinare che i loro resti vengano restituiti ai loro familiari per una degna sepoltura.

2. Identificare e consegnare le persone responsabili per queste morti.

3. Divulgare tutte le prove riguardanti questi decessi e i crimini commessi nelle scuole residenziali, consentendo il pubblico accesso agli archivi del Vaticano ed altri registri delle altre Chiese coinvolte.

4. Revocare le bolle pontificie “Romanus Pontifex” (1455) e “Inter Catera” (1943), e tutte le altre leggi che sanzionarono la conquista e la distruzione dei popoli indigeni non-cristiani nel Nuovo Mondo.

5. Revocare la politica del Vaticano, in parte formulata dall’attuale Papa, che richiede che vescovi e preti tengano segrete le prove degli abusi subiti da bambini indigeni nelle loro chiese invitando le vittime al silenzio.

6. Venire in Canada di persona per visitare i quartieri più poveri, dove abitano i sopravvissuti
delle scuole residenziali, e chiedere perdono a queste persone per il genocidio e per la politica
messa in atto dalla sua Chiesa nei loro confronti, e giurare pubblicamente che tali azioni e politiche non si ripeteranno mai più.

7. Presentarsi davanti al Tribunale Internazionale sui Crimini di Guerra e sul Genocidio in Canada per rispondere alle accuse che lui e la sua chiesa siano responsabili per la distruzione
e la morte di milioni di Nativi Americani.

Hidden from History:
The Canadian Holocaust
The Untold Story of the Genocide of Aboriginal Peoples by Church and State in Canada

Dal sito nativiamericani.it

Domenica, 4 aprile 2010, in Piazza S. Pietro a Roma, Kevin Annett e la delegazione di Nativi Americani, dovevano tenere un servizio commemorativo fuori dal Vaticano, come previsto nel tour italiano organizzato da varie persone e associazioni italiane. Il ritrovo per tutti era davanti all’hotel Columbus, lato sinistro di Via della Conciliazione andando verso San Pietro ore 10.30. All’appuntamento, è mancata la presenza di Clarita Vargas, mentre c’era Charles Cook, e naturalmente Kevin Annett, sua moglie, Vittorio Delle Fratte dell’Associazione “Il Cerchio” e altre persone giunte da varie zone dell’Italia per unirsi alla delegazione in questo momento di preghiera. Ma più che la pioggia, comunque insistente, è stata la polizia a presentarsi al gruppo, prima due agenti, poi altri, bene informati poiché hanno chiesto chi era Kevin Annett e chi il responsabile accompagnatore della delegazione; la loro “preoccupazione” era l’aver saputo che dovevano essere esibiti dei cartelli o degli striscioni, quindi hanno proceduto, nonostante le ovvie rimostranze pacifiche, a prendere i nomi a tutti, intimando di spostarsi da una parte per fare una cosa “tranquilla”, e che al primo striscione o cartello che usciva fuori sarebbero stati tutti quanti denunciati. Così è stato fatto, ma Kevin ha deciso, nonostante il “beneplacito” della polizia a procedere, di non fare più niente. Il servizio commemorativo è stato fatto l’indomani mattina, stavolta senza impedimenti, in un proseguimento ideale di quello compiuto l’anno scorso nel medesimo luogo, l’11 ottobre 2009.

Più tardi, sempre in piazza San Pietro, si è svolto un particolare servizio in memoria dell’amico di Kevin Annett, e compagno attivista, in prima linea nella lunga lotta per la giustizia per i bambini scomparsi e uccisi nelle scuole residenziali indiane in Canada, Dawson Johnny, per gli amici Bingo, sopravvissuto alle violenze subite nella scuola residenziale di Alert Bay della Chiesa Anglicana, deceduto il 14 dicembre 2009 per lesioni interne in seguito a gravi percosse di alcuni ufficiali VPD. L’invito che rivolgiamo a chi era presente è quello di scrivere qui le proprie impressioni, anche sulla poco simpatica intrusione delle forze di polizia, il cui timore e la cui preoccupazione francamente ci pare esagerata e fuori da un lecito contesto di puro mantenimento dell’ordine pubblico.

IN QUESTO POST DI NATIVIAMERICANI.IT HA COMMENTATO MARZIA:

Buonasera a tutti. Io sono stata presente a tutti e TRE gli incontri. Si, TRE e non DUE. Ora vi spiego: Domenica mattina siamo stati identificati dalla polizia, anche Charles Cook, e dopo lungo peregrinare ci siamo trovati un po’ dispersi e un po’ bagnati e Kevin ha deciso di rimandare. Potrei dire molto (e dirò) su questa domenica pasquale un po’ surreale e molto triste, ma ora mi preme fare un quadro generale.

Lunedì mattina, tutta altra aria. Niente polizia, niente controlli, siamo di meno e già mi dispiace, ma mi dispiace ancora di più che non ci siano Charles e Clarita, per vari motivi. Anche qui lunga attesa, ma alla fine questo servizio commemorativo è stato fatto. In cerchio, Kevin ricorda le vittime di queste scuole così simili ad enormi buchi neri che sembrano voler inghiottire innocenti a manciate. Lascia la parola a tutti noi (siamo in sette, in totale, contro una quindicina del giorno prima) ed ognuno dice la sua, esprime la propria preghiera. Un bel momento, intenso, però mi sembra assurdo che manchino proprio coloro che più di tutti avrebbero diritto e ragione di parlare.

Mercoledì mattina: incontro Charles e Clarita di mattina presto, parliamo a lungo, vengono spiegate molte cose e poste molte domande e dopo tanto parlare sono io a fare una domanda a loro: ma voi – chiedo – avreste voluto farla quella preghiera per i bambini, i vostri bambini, i nostri bambini, perduti? Mi rispondono di siì Detto fatto. Insieme anche a Vittorio torniamo in Vaticano. Sono sereni, tranquilli, è una limpida e calda giornata di sole. Charles legge dal suo libro di preghiere, ha con sè le sue piume d’aquila e la sua sweetgrass. Poi, mentre siamo in cerchio (siamo in quattro, ma Charles dice che il numero non ha la minima importanza), tocca a Clarita. Si commuove, ma è una donna forte, dice quello che sente, parla dei bambini ma anche dei suoi figli e nipoti. Poi Charles ci dice di prenderci per mano e ci abbraccia. Ci abbracciamo tutti.
Questo è quello che è accaduto in Vaticano.

Genocidio cattolico dei nativi americani in Canada
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Speciale tratto da NEXUS Italia. Riassunto di Alessandro Profeti

Il rapporto è pubblicato da The Truth Commission into Genocide in Canada, un ente investigativo pubblico che prosegue l’opera dei precedenti tribunali riguardo alle scuole residenziali per i nativi, ovvero: The Justice in the Valley Coalition’s Inquiry into Crimes Against Aboriginal People, riunitasi il 9 dicembre 1994 a Port Alberni, British Columbia, e The International Human Rigths Association of American Minorities Tribunal into Canadian Residential Schools, tenutasi a Vancouver, BC, dal 12 al 14 giungo 1998. Il Direttore

Marco Cinque per “il manifesto

Un ringraziamento a Giorgio Di Costanzo
che mi ha fatto conoscere questa terribile pagina e mi ha
autorizzato a riproporla

Dal blog di GDC “In sonno e in veglia“, 9 aprile 2010

PREFAZIONE

Jasper Jospeh è un nativo sessantaquattrenne di Port Hardy, British Columbia. Gli occhi gli si riempirono ancora di lacrime quando ricorda i suoi cugini, uccisi nel 1944 con iniezioni letali dal personale del Nanaimo Indian Hospital.
Avevo soltanto otto anni, e ci avevano mandato dalla scuola residenziale anglicana di Alert Bay al Nanaimo Indian Hospital, quello gestito dalla Chiesa Unitaria. Li mi hanno tenuto in isolamento in una piccola stanza per più di tre anni, come se fossi un topo da laboratorio, somministrandomi pillole e facendomi iniezioni che mi facevano star male. Due miei cugini fecero un gran chiasso, urlando e ribellandosi ogni volta. Così le infermiere fecero loro delle iniezioni, ed entrambi morirono subito. Lo fecero per farli stare zitti. (10 novembre 2000)
A differenza del popolo tedesco dopo la seconda guerra mondiale, noi canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza, per non parlare di fare ammenda, del genocidio che abbiamo perpetrato nei confronti di milioni di individui conquistati: uomini, donne e bambini indigeni deliberatamente sterminati dal nostro stato e dalla nostra chiesa, convinti della loro supremazia razziale.
Già dal novembre del 1907 la stampa canadese attestava che il tasso dei decessi all’interno delle scuole residenziali indiane superava il 50% (vedere Appendice, articoli giornalistici chiave).Tuttavia negli ultimi decenni la realtà di un tale massacro è stata rimossa dalla storia e dalla coscienza pubblica del Canada. Non c’è da stupirsene, perché quella storia occultata rivela un sistema il cui scopo era quello di distruggere la maggior parte della popolazione nativa tramite malattie, trasferimenti e omicidi belli e buoni, “assimilando” nel contempo una minoranza di collaborazionisti che venivano addestrati a servire quel sistema genocidi.
Questa storia di genocidio deliberato coinvolge ogni livello governativo del Canada, la Royal Canadian Mounted Police (RCMP), ogni chiesa principale, grandi corporazioni e polizia, medici e giudici locali. La rete di complicità di questa macchina assassina era, e rimane così estesa che il suo occultamento ha richiesto un altrettanto elaborata compagna di copertura, organizzata nelle più alte sfere di potere del nostro paese; una copertura che continua tuttora, in particolare adesso che i testimoni oculari degli omicidi e delle atrocità, perpetrati presso le “scuole” residenziali per nativi gestite dalla chiesa, si sono fatti avanti per la prima volta.
Perché erano le “scuole” residenziali a costituire i campi di sterminio dell’olocausto canadese e all’interno delle cui mura, secondo statistiche governative, circa la metà dei bambini lì spediti per legge morirono o scomparvero.
Secondo un sopravvissuto queste 50.000 vittime svanirono, così come i loro cadaveri – “come se non fossero mai esistiti”. Ma esistevano eccome. Erano bambini innocenti, uccisi da percosse e torture e dopo essere stati deliberatamente esposti a tubercolosi e ad altre malattie da dipendenti salariati delle chiese e del governo, in base ad un progetto generale di “Soluzione Finale” concepito dal Dipartimento Affari Indiani e dalle chiese cattolica e protestante.
Con tale approvazione ufficiale del massacro, emanata da Ottawa, le chiese responsabili dell’annientamento dei nativi in loco si sentirono incoraggiate e protette a sufficienza da dichiarare per tutto il 20mo secolo una guerra totale alle popolazioni indigene non cristiane.
Le vittime di tale guerra non furono soltanto i 50.000 bambini morti delle scuole residenziali, ma anche i sopravvissuti, la cui attuale condizione sociale è stata descritta dai gruppi per i diritti umani delle Nazioni Unite come quella di “una popolazione colonizzata al limite della sopravvivenza, con tutte le caratteristiche di una società dal terzo mondo”. (12 novembre 1999)
L’olocausto continua. Il presente rapporto è frutto di un’indagine indipendente, durata sei anni, sulla storia nascosta del genocidio perpetrato ai danni delle popolazioni indigene del Canada; riassume le testimonianze, i documenti ed altri riscontri a riprova che il governo, le chiese e le corporazioni canadesi sono colpevoli di genocidio intenzionale, che il Canada ratificò nel 1952 e alla quale è vincolata dal diritto internazionale.
Tale rapporto deriva dall’impegno e dalla collaborazione di circa 30 individui e tuttavia alcuni dei suoi autori devono restare nell’anonimato, in particolare i collaboratori indigeni i quali, a causa del loro coinvolgimento in questa indagine, sono stati minacciati di morte, attaccati, privati del lavoro e sradicati dalle loro abitazioni nelle riserve indiane.
A causa dei miei tentativi di svelare la vicenda delle morti dei bambini presso la scuola residenziale della chiesa di Alberni io, in qualità di ministro di una delle istituzioni citate nell’indagine, la Chiesa Unitaria del Canada – sono stato licenziato, inserito nella lista nera, minacciato e diffamato pubblicamente dai suoi funzionari.
Molti hanno fatto dei sacrifici per stilare questo rapporto, in modo che il mondo possa venire a conoscenza dell’olocausto canadese e per assicurarsi che i responsabili vengano giudicati dal Tribunale per i Crimini Internazionali. La presente indagine su crimini contro l’umanità, iniziata nell’autunno del 1994 fra i nativi e gli attivisti a basso reddito a Port Alberni, nella British Columbia, è continuata nonostante le minacce di morte, gli attacchi e le risorse della chiesa e dello stato canadesi.
Il lettore ha facoltà di onorare il nostro sacrificio raccontando ad altri questa storia e rifiutandosi di collaborare con istituzioni che hanno deliberatamente ucciso migliaia di bambini.
Questa storia di appoggio ufficiale e di collusioni, relativa ad un secolo o più di crimini contro i primi abitanti del Canada, non deve dissuaderci dallo scoprire la verità e dal portare davanti alla giustizia coloro che hanno commesso tali crimini. È per questo motivo che vi invitiamo a ricordare non solo i 50.000 bambini deceduti nei campi di sterminio delle scuole residenziali, ma anche tutte quelle vittime silenziose che oggi patiscono in mezzo a noi in cerca di pane e giustizia.
(Rev.) Kevin D. Annett, segretario The Truth Commission into Genocide in Canada, Vancouver, British Columbia, 1 febbraio 2001

PARTE 1
Riassunto delle prove di Genocidio intenzionale nelle scuole residenziali canadesi

Articolo II: L’intenzione di distruggere, integralmente o parzialmente, un gruppo nazionale etnico, razziale o religioso; vale a dire le popolazioni indigene non-cristiane del Canada.

Lo scopo fondante a monte delle oltre cento scuole residenziali indiane, edificate in Canada in base a leggi governative ed amministrate dalle chiese cattolica e protestante, era il deliberato e costante sradicamento delle popolazioni indigene e della loro cultura, nonché la conversione forzata al cristianesimo di tutti i nativi sopravvissuti. L’intento fu enunciato nel Gradual Civilization Act del 1857 nel Canada superiore e, precedentemente, la legislazione ispirata dalla chiesa che definiva la cultura indigena inferiore, privò la popolazione nativa della cittadinanza e la subordinò in una categoria legale separata dai non-indiani. Questa legge servì come base per il Federal Indian Act del 1874, che ribadì l’inferiorità legale e morale degli indigeni ed istituì il sistema delle scuole residenziali. La definizione legale di un indiano in quanto “individuo selvaggio, privo della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso” (Revised Statutes della British Columbia, 1960) fu coniata da queste leggi e persiste fino ai giorni nostri.
Allora come adesso, gli indigeni erano considerati legalmente e concretamente come non-entità nella loro terre, di conseguenza, intrinsecamente sacrificabili.
Queste intenzioni genocide furono riaffermate di frequente nella legislazione governativa, nelle dichiarazioni della chiesa nonché nella corrispondenza e nei documenti dei missionari, agenti indiani e funzionari delle scuole residenziali (vedere la sezione documenti). Naturalmente si trattava esattamente della ragione d’essere dell’invasione cristiana nei territori tradizionali dei nativi, sanzionata dallo stato e dal sistema delle scuole residenziali, che venne istituito all’apice dell’espansionismo europeo negli anni ‘80 dell’ottocento e proseguito fino al 1984.
Lo scopo era per definizione il genocidio, in quanto pianificò e portò avanti la distruzione di un gruppo etnico e religioso: tutti quegli indigeni che non si fossero convertiti al cristianesimo ed estinti culturalmente. I nativi non cristiani erano il bersaglio dichiarato delle scuole residenziali che, sotto la maschera dell’istruzione, praticavano una pulizia etnica di massa.
Inoltre questi “pagani” erano oggetto dei programmi di sterilizzazione finanziati dal governo, eseguiti in ospedali gestiti dalla chiesa e sanatori per la tubercolosi della costa occidentale (vedere articolo IId).
Secondo un testimone oculare, Ethel Wilson di Bella Bella, BC, un certo George Darby, medico missionario della Chiesa Unitaria, fra il 1928 ed il 1962 sterilizzò intenzionalmente indiani non-cristiani presso l’R.W. Large Memorial Hospital. Nel 1998 la signora Wilson, ora deceduta, dichiarò: “Nel 1952 il dottor Darby mi riferì che l’Ufficio Affari Indiani di Ottawa lo pagava per ogni indiano/a che sterilizzava, in particolare se costoro non frequentavano le chiese. Centinaia delle nostre donne furono sterilizzate dal dottor Darby solatanto perché non andavano in chiesa”.(Testimonianza di Ethel Wilson di fronte al Tribunale dell’Associazione Internazionale per i Diritti Umani delle Minoranze Americane [IHRAAM], Vancouver, BC, 13 giugno 1998).
Secondo Christy White, cittadina di Bella Bella, la documentazione relativa a queste sterilizzazioni, finanziate dal governo ed eseguite presso l’R.W. Large Memorial Hospital, venne intenzionalmente distrutta nel 1995, subito dopo il pubblicizzato avvio di un indagine della polizia relativa alle atrocità commesse nelle scuole residenziali della British Columbia. Nel 1998 la signora White affermò: “Ho lavorato presso l’ospedale di Bella Bella e so che Barb Brown, uno degli amministratori, in due occasioni gettò in mare i documenti relativi alle sterilizzazioni, alcuni dei quali furono ritrovati sulla spiaggia a sud della città. Questo avvenne nella primavera del 1995, subito dopo che i poliziotti avevano avviato la loro indagine sulle scuole. Stavano coprendo le tracce. Tutti sapevamo che Ottawa finanziava le sterilizzazioni, ma ci fu detto di tacere sulla questione”.(Testimonianza di Christy White resa a Kevin Annett, 12 agosto 1998)
Nella British Columbia la legge che consentiva la sterilizzazione di qualsiasi ospite delle scuole residenziali fu approvata nel 1933 mentre in Alberta nel 1928 (vedere “Sterilization Victims Urged to Come Forward” di Sabrina Whyatt, Windspeaker, agosto 1998). Il Sexual Sterilization Act della British Columbia autorizzava il preside di una scuola a consentire la sterilizzazione di qualsiasi nativo si trovasse sotto la sua responsabilità ed egli, in quanto tutore legale, poteva far sterilizzare qualsiasi bambino nativo. Tali sterilizzazioni venivano di frequente attuate nei confronti di interi gruppi di bambini indigeni quando questi avevano raggiunto la pubertà, in istituti quali la Provincial Training School di Red Deer, in Alberta, ed il Ponoka Mental Hospital (dal colloquio della ex infermiera Pat Taylor con Kevin Annett, 13 gennaio 2000).
Di analoga rilevanza storica è il fatto che il governo federale canadese approvò la legislazione nel 1920, rendendo obbligatorio che tutti i bambini indigeni della British Columbia – la cui costa occidentale era l’area meno cristianizzata del Canada – frequentassero le scuole residenziali, nonostante il fatto che lo stesso governo avesse già riconosciuto che il tasso di mortalità dovuto a malattie trasmissibili fosse più elevato proprio in queste scuole e che, durante la permanenza in quei luoghi, i bambini indigeni presentavano una “costituzione così indebolita da non avere alcuna vitalità atta a contrastare le malattie” (Comunicazione di A. W. Neill, agente indiano della costa occidentale, al ministro per gli affari indiani, 25 aprile 1910).
Vale a dire che il governo canadese rese obbligatoria alle popolazioni indigene maggiormente “pagane” e meno integrate la frequenza delle scuole residenziali proprio nel periodo in cui, secondo funzionari degli Affari Indiani come il Dr. Peter Bryce, il tasso di mortalità in quelle stesse scuole aveva raggiunto il proprio apice – attorno al 40%. Questo aspetto di per se stesso indica le intenzioni genocidi nei confronti degli indigeni non-cristiani.

Articolo II (a): Uccisione di membri del gruppo da eliminare

Testimoni oculari, documenti governativi, dichiarazioni di agenti indiani e di anziani delle tribù confermano il fatto che nelle scuole residenziali gli indigeni venivano uccisi intenzionalmente, aspetto d’altronde fortemente indicato dalla semplice questione che il tasso di mortalità nelle scuole residenziali raggiunse il 40%, con il decesso in Canada di oltre 50.000 bambini indigeni (vedere bibliografia, compreso il rapporto del Dr. Peter Bryce dell’aprile del 1909, destinato a Duncan Campbell Scott, sovrintendente agli Affari Indiani).
Inoltre il fatto che tale tasso di mortalità rimase costante nel corso degli anni,nonché all0interno delle scuole e degli istituti quali che fossero le chiese confessionali che li gestivano – cattolica romana, unitaria, presbiteriana o anglicana – indica che a monte di questi decessi vi erano politiche e condizioni comuni, questo perché ogni secondo bambino morto nel sistema delle scuole residenziali elimina la possibilità che tali decessi fossero puramente accidentali oppure frutto di iniziative di pochi individui depravati che agivano da soli e senza protezione.
Tuttavia tale sistema non solo era intrinsecamente omicida, ma operava nell’ambito di condizioni legali e strutturali che incoraggiavano, favorivano e istigavano l’omicidio che erano organizzare per occultare questi crimini.
Le scuole residenziali erano strutturate come campi di concentramento, secondo uno schema gerarchico di tipo militare sotto il controllo totale di un preside nominato congiuntamente dallo stato e dalla chiesa e che, generalmente, era un ecclesiastico. Nei primi anni ’30 del ‘900 il governo federale conferì al preside persino diritti di tutela legale su tutti gli studenti, almeno nelle scuole residenziali della costa occidentale. Tenendo presente che le popolazioni indigene erano per legge sotto la tutela legale dello stato e che così era stato sin dall’entrata in vigore dell’Indian Act, tale iniziativa del governo fu assai insolita; tuttavia tale potere assoluto del direttore della scuola sulla vita degli studenti indigeni fu uno dei requisiti di qualsiasi sistema i cui assassini di indigeni dovevano essere mascherati ed in seguito negati.
Le scuole residenziali erano costruite con questo inganno, in modo tale che i decessi e le atrocità tipiche del genocidio potessero essere occultate ed infine spiegate. Nel contesto del Canada, questo significava una politica di graduale ma deliberato sterminio sotto un paravento protettivo legale, fornito da istituzioni “legittime e fidate”: le chiese principali.
Andrebbe chiarito fin dall’inizio che le decisioni relative alle scuole residenziali, comprese quelle che provocavano la morte dei bambini ed i relativi occultamenti, erano ufficialmente autorizzate ad ogni livello dalle chiese che le gestivano e dal governo che le istituiva; solo un’autorizzazione di questo tipo avrebbe permesso che i decessi continuassero così come è avvenuto – e che coloro che commisero tali crimini si sentissero sufficientemente protetti da agire impunemente per molti anni all’interno del sistema, così come fecero dappertutto.

Esposizione alle malattie

Nel 1909 il Dr. Peter Bryce, del Ministero della Sanità dell’Ontario, fu assunto dal Dipartimento Affari Indiani di Ottawa per visitare le scuole residenziali indiane del Canada occidentale e della British Columbia e fare rapporto sulle loro condizioni sanitarie. Il rapporto di Bryce scandalizzò a tal punto governo e chiesa che venne ufficialmente insabbiato, per tornare alla luce solo nel 1922 quando Bryce – che a causa della sincerità del suo rapporto fu estromesso dall’amministrazione statale – scrisse un libro al proposito, dal titolo The Story of a National Crime (Ottawa, 1922).
Nel rapporto in questione il Dr. Bryce affermava che nelle scuole residenziali i bambini indiani venivano sistematicamente e deliberatamente uccisi, citava un tasso medio di mortalità fra il 35% e il 60% e asseriva che il personale ed i funzionari della chiesa nascondevano, rifiutavano di consegnare o falsificavano regolarmente la documentazione ed altre prove relative alla morte dei bambini.
Il Dr. Bryce inoltre dichiarò che uno dei metodi principali utilizzati per uccidere bambini indigeni era quello di esporli intenzionalmente al contagio di malattie trasmissibili come la tubercolosi per poi negare loro qualsiasi assistenza o cura medica – una prassi effettivamente riportata da alcuni fra i massimi rappresentanti anglicani sul Globe and Mail del 29 maggio 1953.
Nel Marzo del 1998 William e Mabel Sport di Nanaimo, BC, due testimoni indigeni che frequentarono le scuole residenziali della costa occidentale, confermarono le affermazioni del Dr. Bryce: entrambi sostengono di essere stati intenzionalmente esposti, negli anni ’40, alla tubercolosi dal personale di due scuole residenziali, una cattolica e l’altra della Chiesa Unitaria.
“Mi costringevano a dormire nello stesso letto con bambini che stavano morendo a causa della tubercolosi; ciò accadeva intorno al 1942 nella scuola residenziale cattolica cristiana. Cercavano di ucciderci e quasi ci riuscirono. Fecero altrettanto presso le scuole indiane protestanti, tre bambini per letto, quelli sani con quelli morenti”.(Testimonianza di Mabel Sport resa ai funzionari della IHRAAM, Port Alberni, BC, 31 marzo 1998).
“Il reverendo Pitts, preside della scuola di Alberni, costrinse me ed altri otto bambini a mangiare del cibo speciale da un tipo di scatoletta diverso dal solito. Aveva un gusto davvero strano. In seguito ci ammalammo tutti di tubercolosi. Io fui l’unico a sopravvivere, perché mio padre una notte irruppe nella scuola e mi portò via di lì. Tutti gli altri morirono di tubercolosi e non vennero mai curati, bensì lasciati lì a morire, e a tutte le loro famiglie venne detto che erano morti di polmonite. Il piano era quello di ucciderci tutti in segreto. Dopo aver mangiato quel cibo, iniziammo tutti a morire. Nel gruppo di coloro che furono avvelenati, vi erano due dei miei migliori amici. Non ci fu mai permesso di parlarne né di recarci nel seminterrato, dove venivano commessi altri omicidi; essere mandati alla scuola di Alberni corrispondeva ad una condanna a morte”. (Testimonianza di William Sport resa ai funzionari della IHRAAM, Port Alberni, BC, 31 marzo 1998)

Omicidi

Secondo i testimoni oculari, nelle scuole residenziali erano prassi comune omicidi anche più palesi. Tali testimoni hanno descritto bambini che venivano picchiati e lasciati morire di fame, scaraventati fuori dalle finestre, strangolati e buttati giù per le scale a spintoni o a calci sino a morirne. Questi omicidi avvenivano in almeno otto scuole residenziali, gestite dalle tre principali chiese confessionali, nella sola British Columbia.
Il sottotenente Bill Steward di Nanaimo, BC, afferma: “Mia sorella Maggie fu scaraventata da una suora dalla finestra al terzo piano della scuola di Kuper Island, e morì. Tutto venne insabbiato, né venne svolta alcuna indagine. All’epoca, essendo indiani, non potevamo assumere un avvocato e così non venne mai fatto alcunché”. (Testimonianza di Bill Steward, Duncan, BC, 13 agosto 1998)
Diane Harris, assistente sanitaria del Consiglio della Tribù Chemainus della Vancouver Island, conferma i resoconti degli omicidi. “Sentiamo in continuazione racconti sui bambini che furono uccisi a Kuper Island. Appena a sud della scuola vi era un cimitero, destinato ai bambini nati dai rapporti fra i preti e le ragazze, sino a quando nel 1973, alla chiusura della scuola, non fu portato alla luce. Le suore facevano abortire le ragazze madri e a volte finivano con l’ucciderle. Vi erano molte sparizioni. Mia madre che ora ha 83 anni, vide un prete trascinare una ragazza giù per le scale tirandola per i capelli e, di conseguenza, ella perì. Le ragazze venivano stuprate ed uccise, e poi sepolte sotto i tavolati dei pavimenti. Chiedemmo ai funzionari della RCMP locale di esumare quel luogo in cerca di resti ma loro si sono sempre rifiutati di farlo, anche in anni recenti come il 1996; il caporale Sampson ci ha persino minacciati. Questo genere di insabbiamento è la regola. I bambini sani venivano messi in infermeria assieme a quelli malati di tubercolosi, era la procedura standard; nell’arco di sette anni abbiamo documentato 35 omicidi palesi”. (Testimonianza di Diane Harris resa di fronte al tribunale della IHRAAM, 13 giugno 1998)
Esistono riscontri a indicare che l’attiva collusione fra polizia, funzionari dell’ospedale, medici legali, agenti indiani e perfino capi indigeni ha contribuito ad occultare tali omicidi. Gli ospedali locali, in particolare i sanatori per la tubercolosi collegati alla chiesa unitaria e a quella cattolica romana, hanno svolto la funzione di “discariche” per i cadaveri dei bambini ed hanno regolarmente fornito certificati di morte falsi per gli studenti uccisi.
Nel caso della scuola residenziale della Chiesa Unitaria di Alberni, gli studenti che scoprivano i cadaveri di altri bambini subivano gravi punizioni. Uno di questi testimoni, Harry Wilson di Bella Bella, BC, afferma di essere stato espulso dalla scuola, quindi ricoverato in ospedale e drogato contro la sua volontà dopo aver scoperto il corpo di una ragazza deceduta nel maggio del 1967.
Cosa triste, il sistema a doppio livello di collaborazionisti e vittime creato nelle scuole fra gli studenti nativi continua a tutt’oggi, poiché alcuni dei rappresentanti del consiglio della tribù finanziati dallo stato – essi stessi ex collaborazionisti – sembrano avere un particolare interesse nel contribuire a sopprimere le prove e a mettere a tacere testimoni che incriminerebbero non solo gli assassini ma anche loro stessi, in quanto agenti dell’amministrazione bianca.
La maggior parte dei testimoni che hanno raccontato la loro storia agli autori e di fronte ai tribunali pubblici della costa occidentale hanno descritto o di aver visto casi di omicidio o di aver scoperto un cadavere presso la scuola residenziale che frequentavano. Il numero delle vittime, anche secondo le cifre fornite dal governo, fu enormemente elevato; ma allora dove sono tutti i cadaveri? I decessi di migliaia di studenti non sono riportati in nessuno dei registri delle scuole, degli archivi degli Affari Indiani né su altra documentazione finora presentata in tribunale o su pubblicazioni di ricerca relative alle scuole residenziali. Circa 50.000 cadaveri sono letteralmente ed ufficialmente andati perduti.
Il sistema delle scuole residenziali ha dovuto occultare non solo le prove degli omicidi ma anche i cadaveri. La presenza di fosse comuni segrete per i bambini uccisi presso le suole cattoliche e protestanti di Sardis, Port Alberni, Kuper Island ed Alert Bay è stata attestata da numerosi testimoni, secondo i quali queste aree segrete di sepoltura contenevano anche i feti abortiti e persino i bimbi molto piccoli frutto dei rapporti fra preti e ragazze del personale delle scuole. Una delle testimoni, Ethel Wilson di Bella Bella, afferma di aver visto “file e file di piccoli scheletri nelle fondamenta della ex scuola residenziale anglicana di St Michael’s ad Alert Bay quando al suo posto, negli anni ’60, venne edificata una nuova scuola.
Vi erano svariate file di scheletri, tutti allineati ordinatamente, come se fosse un gran cimitero. Gli scheletri erano stati ritrovati all’interno di una delle vecchie mura della scuola di St Mike. A giudicare dalle dimensioni, nessuno di essi poteva essere molto vecchio. Ora, per quale motivo così tanti bambini sono stati sepolti in quel modo all’interno di un muro, a meno che qualcuno non stesse cercando di nascondere qualcosa?” (Testimonianza di Ethel Wilson resa a Kevin Annett, Vancouver, BC, 8 agosto 1998)
Arnold Sylvester, il quale, come Tennis Charlie, fra il 1939 ed il 1945 frequentò la scuola di Kuper Island, conferma questo resoconto.
“I preti scavarono in quel cimitero in tutta fretta nel 1972, quando la scuola chiuse. Nessuno era autorizzato a guardarli riesumare quei resti. Penso che ciò fosse dovuto al fatto che si trattava di un cimitero particolarmente segreto, dove venivano sepolti i cadaveri delle ragazze incinte. Alcune delle ragazze ingravidate dai preti furono effettivamente uccise perché minacciavano di spifferare tutto; a volte venivano spedite via e a volte scomparivano. Non ci era consentito parlare di questo argomento”. (Testimonianza di Arnold Sylvester resa a Kevin Annett, Duncan, BC, 13 agosto 1998)
Anche gli ospedali locali venivano utilizzati come discariche per i cadaveri dei bambini, come nel caso del ragazzo di Edmonds e del suo “trattamento” presso il St Paul’s Hospital, seguito al suo omicidio avvenuto presso la scuola cattolica di North Vancouver. Alcuni ospedali, comunque, sembrano essere stati luoghi particolarmente prediletti per l’accumulo dei cadaveri.
Il Nanaimo Tubercolosis Hospital (chiamato The Indian Hospital) era uno di questi. Secondo alcune donne che hanno subito questo genere di torture presso tale ospedale (vedere Articolo IId), sotto la guisa di cure per la tubercolosi generazioni di bambini e adulti indigeni furono oggetto di esperimenti medici e di sterilizzazione; lo stabile tuttavia era anche una sorta di magazzino-obitorio per i cadaveri dei nativi.
Secondo testimoni come Amy Tallio, che frequentò la scuola di Alberni nei primi anni ’50, il West Coast General Hospital di Port Alberni non solo accoglieva i corpi dei bambini provenienti dalla locale scuola residenziale della Chiesa Unitaria; era anche il luogo dove venivano eseguiti gli aborti sulle ragazze indigene ingravidate dai preti e dal personale e dove si sbarazzavano dei neonati che, forse, venivano uccisi.
Irene Starr, della nazione Hesquait, la quale frequentò la scuola di Alberni fra il 1952 e il 1961, conferma tutto questo.
“Alla scuola di Alberni molte ragazze rimanevano incinte. I padri dei bambini, quelli che le violentavano, erano i membri del personale, gli insegnanti. Non abbiamo mai saputo cosa accadeva ai neonati, ma essi scomparivano regolarmente. Le ragazze gravide venivano portate all’ospedale di Alberni e quindi ritornavano, senza i loro bambini. Sempre. Il personale uccideva quei bambini per eliminare le loro tracce; venivano pagati dalla chiesa e dallo stato per fare gli stupratori e gli assassini”. (Testimonianza di Irene Starr resa a Kevin Annett, Vancouver, BC, 23 agosto 1998)

Articolo II (b): Provocare gravi danni fisici o mentali

Agli esordi dell’era delle scuole residenziali Duncan Campbell Scott, sovrintendente agli Affari Indiani, delineò così le finalità delle suddette scuole: “Uccidere l’indiano che è dentro gli indiani”.
Chiaramente l’attacco genocida contro gli indigeni non era soltanto fisico. Ma anche spirituale. La cultura europea ambiva a possedere le menti e le anime delle nazioni native, per trasformare gli indigeni che non era riuscita a sterminare in copie di terza classe dei bianchi. Alfred Caldwell, direttore della scuola della Chiesa Unitaria di Ahousat, sulla costa occidentale di Vancouver Island, nel 1938 scriveva: “Il problema rappresentato dagli indiani è di natura morale e religiosa. Essi mancano dei fondamenti di base del pensiero e dello spirito civile, il che spiega la loro natura ed il loro comportamento infantile. Presso la nostra scuola ci sforziamo di trasformarli in cristiani maturi che imparino a comportarsi bene nel mondo ed abbandonino il loro selvaggio stile di vita ed i loro diritti, acquisiti col trattato, che li tengono inchiodati alla loro terra e ad una primitiva esistenza. Soltanto allora il problema indiano nel nostro paese verrà risolto”. (Lettera del Rev. A.E. Caldwell all’agente indiano P.D. Ashbridge, Ahousat, BC, 12 novembre 1938)
Il fatto che questo stesso preside venga citato dai testimoni in quanto assassino di almeno due bambini – uno dei quali ucciso lo stesso mese in cui scrisse la sopraccitata lettera – non è casuale, poiché il genocidio culturale trabocca senza sforzo nell’assassino, come i nazisti hanno dimostrato in modo così lampante al mondo.
Nondimeno la lettera di Caldwell chiarisce due punti nodali della discussione relativa alle atrocità fisiche e mentali inflitte agli studenti indigeni: (a) le scuole residenziali costituivano un vasto programma di controllo mentale, e (b) lo scopo sotteso di questa “riprogrammazione”dei bambini indigeni era quello di scacciare i nativi via dalle loro terre onde permettere ai bianchi l’accesso ad esse.
Citando la sopravvissuta di Alberni, Harriett Nahanee: “Ci mettevano sempre gli uni contro gli altri, costringendoci a combatterci e a molestarci a vicenda. Il tutto aveva lo scopo di dividerci e di farci il lavaggio del cervello in modo che dimenticassimo che noi eravamo i Custodi del Territorio. Il Creatore diede al nostro popolo il compito di proteggere le terre, i pesci, le foreste, questo era lo scopo delle nostre essenze. I bianchi però volevano tutto per sé stessi, e le scuole residenziali erano il metodo a loro disposizione; metodo che funzionò.
Abbiamo dimenticato il nostro sacro compito ed ora i bianchi possiedono la maggior parte delle terre e si sono impossessati di tutto il pesce e di tutti gli alberi. Noi siamo per la maggior parte poveri, dediti a vizi, violenti in famiglia; e tutto questo iniziò nelle scuole, dove ci manipolarono la mente affinché odiassimo la nostra cultura e noi stessi, cosicché avremmo perso tutto quanto. Questo è il motivo per cui affermo che il genocidio è tuttora in corso”. (Testimonianza di Harriett Nahanee resa a Kevin Annett, North Vancouver, BC, 11 dicembre 1995)
Fu solo con l’assunzione dei poteri di tutela da parte dei presidi della costa occidentale, avvenuta fra il 1933 ed il 1941, che emergono i primi riscontri di reti pedofile organizzate in quelle scuole residenziali; perché quel sistema era legalmente e moralmente libero di fare ai suoi allievi coatti tutto quello che voleva.
Le scuole residenziali divennero un rifugio sicuro – un sopravvissuto le definisce una “zona franca” – per pedofili, assassini e medici perversi che avevano bisogno di cavie umane vive per collaudi di farmaci o ricerche genetiche e sul cancro.
Scuole specifiche, come quella cattolica di Kuper Island e quella della Chiesa Unitaria di Alberni, divennero centri speciali in cui, unitamente all’abituale sequela di pestaggi, stupri e noleggio di bambini a influenti pedofili, venivano praticate impunemente tecniche di sterminio su bambini indigeni provenienti da tutta la provincia.
Gran parte del male fisico e mentale recato agli studenti indigeni aveva lo scopo di spezzare lealtà tribale tradizionale per linee di parentela, mettendo i bambini gli uni contro gli altri e privandoli dei loro legami naturali; maschi e femmine erano rigidamente segregati in dormitori separati e non potevano mai incontrarsi.
Una sopravvissuta racconta di non avere mai visto il fratellino per anni, anche se lui si trovava nel medesimo edificio della scuola anglicana di Alert Bay. Quando poi i bambini sconfinavano nei corrispettivi dormitori e le ragazze ed i ragazzi più grandicelli venivano colti a scambiarsi effusioni, venivano applicate a tutti quanti punizioni più severe. Secondo le parole di una sopravvissuta che frequentò la scuola di Alberni nel 1959: “Un ragazzo ed una ragazza, sorpresi a baciarsi, subirono la pena delle verghe. I due vennero costretti a strisciare nudi lungo una fila di altri studenti, e noi li colpimmo con bastoni e fruste forniteci dal direttore; la ragazza fu picchiata così duramente che morì a causa di un’insufficienza renale. Ci diedero davvero una bella lezione: se cercavi di provare dei normali sentimenti per qualcuno, venivi ucciso per questo. Così imparammo ben presto a non voler bene né a fidarci di nessuno, e a fare soltanto quanto ci veniva ordinato”. (Testimonianza di una donna non identificata della Nazione Pacheedat, Port Renfrew, BC, 12 ottobre 1996)
Secondo Harriett Nahanee: “ Le scuole residenziali creavano due tipi di indiani: schiavi e traditori, e questi ultimi sono ancora in carica. Il resto di noi fa ciò che gli viene ordinato. I capi dei consigli delle tribù hanno detto a tutti quelli della nostra riserva di non parlare in tribunale ed hanno minacciato di tagliare le nostre indennità nel caso lo facciamo”. (Harriet Nahanee a Kevin Annett, 12 giugno 1996).
La natura di quel sistema di tortura non era casuale. Ad esempio, nelle scuole residenziali canadesi di qualsiasi confessione, l’uso regolare di scosse elettriche su bambini che parlavano la loro lingua o che erano “disobbedienti” era un fenomeno diffuso, e ciò non veniva a casaccio ma era una prassi istituzionalizzata.
Secondo testimoni oculari, nelle scuole di Alberni e Kuper Island della British Columbia, nella scuola cattolica spagnola dell’Ontario ed in strutture ospedaliere isolate, gestite dalle chiese e dal Dipartimento Affari Indiani nel Quebec settentrionale, a Vancouver Island e nell’Alberta rurale, esistevano stanze di tortura, allestite appositamente con sedie elettriche fisse e spesso fatte funzionare da personale medico.
Mary Anne Nakogee-Davis di Thunder Bay, Ontario, nel 1963 all’età di otto anni, fu torturata su una sedia elettrica dalle suore della scuola residenziale cattolica spagnola. Ella racconta: “Le suore la usavano come un’arma, e vi fui sottoposta in più di un’occasione. Ti legavano le braccia ai braccioli metallici e le scosse ti facevano sobbalzare tutto il corpo. Non so che male avessi fatto per meritare una tale punizione”. (Tratto da The London Free Press, London, Ontario, 22 ottobre 1996)
Torture di questo genere, analoghe ai programmi di sterilizzazione individuati presso il W.R. Large Memorial Hospital di Bella Bella ed il Nanaimo Indian Hospital, venivano eseguite anche presso istituti gestiti dalle chiese con i fondi del Ministero Affari Indiani.
Frank Martin, postino indigeno della British Columbia settentrionale, descrive la sua reclusione coatta e l’impiego della sua persona per esperimenti, avvenuta nel 1963 e nel 1964 presso la Bbrannen Lake Reform School, vicino a Nanaimo: “All’età di nove anni fui rapito dal mio villaggio e mandato alla scuola Brannen Lake di Nanaimo. Un medico locale mi fece un’iniezione e io mi risveglia in una piccola cella, forse di tre metri per quattro; mi tennero rinchiuso li come un animale per 14 mesi. Mi tiravano fuori ogni mattina e mi somministravano scosse elettriche alla testa sino a quando non svenivo e poi, nel pomeriggio, mi sottoponevano a raggi x per diversi minuti di seguito. Non mi dissero mai perché lo facessero, ma all’età di diciotto anni mi ammalai di cancro ai polmoni pur senza aver mai fumato”. (Testimonianza videoregistrata di Frank Martin resa a Eva Lyman e Kevin Annett, Vancouver, 16 luglio 1998)
Questi esperimenti empirici combinati ad un sadismo brutale caratterizzarono questi istituti finanziati pubblicamente, in particolare il famigerato Nanaimo Indian Hospital. David Martin di Powell River,BC, nel 1958, all’età di cinque anni, fu condotto in questo ospedale e sottoposto ad esperimenti comprovati da Joan Morris, Harry Wilson ed altri testimoni citati nel presente rapporto. Secondo David: “Mi fu detto che avevo la tubercolosi, ma io ero del tutto sano; non presentavo alcun sintomo di quella malattia. Quindi mi mandarono al Nanaimo Indian Hospital e li mi tennero legato in un letto per più di sei mesi. Ogni giorno i medici mi praticavano delle iniezioni che mi facevano stare davvero male e provocavano sulla mia pelle arrossamenti e prurito. Sentivo le urla di altri bambini indiani rinchiusi in celle di isolamento; non ci fu mai consentito di vederli e nessuno mi disse mai che cosa stessero facendo a tutti noi in quel luogo”. (David Martin a Kevin Annett, Vancouver, 12 novembre 2000).
Presso le stesse scuole residenziali una tortura ordinaria e ricorrente erano gli interventi sui denti dei bambini senza l’utilizzo di qualsiasi forma di anestesia o di analgesici. Due diverse vittime di queste torture presso la scuola di Alberni descrivono di esservi state sottoposte da differenti dentisti a distanza di decenni. Harriett Nahanee fu brutalizzata in quel modo nel 1946, mentre Dennis Tallio fu “sottoposto all’opera di un vecchio infermo che non mi somministrò mai degli analgesici” in quella stessa scuola nel 1965.
I sopravvissuti agli esperimenti del Dr. Josef Mengele ritengono che costui li abbia elaborati alla Cornell University di New York, i Bristol Labs di Syracuse, New York, e Upjohn Corporation e laboratori Bayer dell’Ontario. Mengele ed i suoi ricercatori canadesi, come il famigerato psichiatra di Montreal Ewen Cameron, utilizzavano prigionieri, malati mentali e bambini indigeni provenienti dalle riserve e dalle scuole residenziali nella loro attività volte a cancellare e rimodellare la memoria, e la personalità umana, usando farmaci, scosse elettriche e metodi per indurre traumi identici a quelli impiegati per anni nelle scuole residenziali.
Ex dipendenti del governo federale hanno confermato che l’uso dei “reclusi” delle scuole residenziali per esperimenti medici governativi era autorizzato tramite un accordo congiunto con le chiese che gestivano le scuole stesse.
Secondo un ex funzionari degli Affari Indiani: “Una sorta di accordo sulla parola fu in vigore per molti anni: le chiese ci fornivano i bambini dalle scuole residenziali e noi incaricavamo l’RCMP di consegnarli a chiunque avesse bisogno di un’infornata di soggetti da esperimento: in genere medici, a volte elementi del Dipartimento della Difesa. I cattolici lo fecero ad alto livello nel Quebec, quando trasferirono in larga scala ragazzi dagli orfanotrofi ai manicomi. Lo scopo era il medesimo: sperimentazione. A quei tempi i settori militari e dell’intelligence davano molte sovvenzioni: tutto quello che si doveva fare era fornire i soggetti.
I funzionari ecclesiastici erano più che contenti di soddisfare quelle richieste. Non erano solo i presidi delle scuole residenziali a prendere tangenti da questo traffico: tutti ne approfittavano, e questo è il motivo per cui la cosa è andata avanti così a lungo; essa coinvolge proprio una sacco di alti papaveri. ( Dai fascicoli riservati del tribunale dell’IHRAAM, contenenti le dichiarazioni di fonti confidenziali, 12-14 giugno 1998)
Gli esperimenti in questione e la cruda brutalità delle sevizie inflitte ai bambini nelle scuole attesta la considerazione che le istituzioni avevano degli indigeni in quanto esseri “sacrificabili” e “malati”. Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali della British Columbia e dell’Ontario hanno descritto sotto giuramento le seguenti torture, inflitte fra il 1922 ed il 1984, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo cinque anni di età:

• Stringere fili e lenze da pesca attorno al pene del bambini;
• Inserire aghi nelle loro mani, guance, lingue, orecchie e pene;
• Tenerli sospesi sopra tombe aperte minacciando di seppellirli vivi;
• Costringerli a mangiare cibo pieni di vermi o rigurgitato;
• Dire loro che erano morti e che stavano per essere uccisi;
• Denudarli di fronte alla scolaresca riunita e umiliarli verbalmente e sessualmente;
• Costringerli a stare eretti per oltre 12 ore di seguito sino a quando non crollavano;
• Immergerli nell’acqua ghiacciata;
• Costringerli a dormire all’aperto durante l’inverno;
• Strappare loro i capelli dalla testa;
• Sbattere ripetutamente le loro teste contro superfici muratura o in legno;
• Colpirli quotidianamente senza preavviso tramite fruste, bastoni, finimenti da cavallo, cinghie metalliche decorate, stecche da biliardo e tubi di ferro;
• Estrarre loro i denti d’oro senza analgesici;
• Rinchiuderli per giorni in stanzini non ventilati senza acqua né cibo;
• Somministrare loro regolarmente scosse elettriche alla testa, ai genitali e agli arti.

Forse il riassunto più chiaro della natura e degli scopi di tale sadismo è costituito dalle parole di Bill Steward di Nanaimo, sopravvissuto alla scuola Kuper Island: “Era la gente della chiesa ad adorare il diavolo, non noi. Volevano l’oro, il carbone, la terra che abitavamo, così ci terrorizzavano affinché consegnassimo tutto a loro. Come fa un uomo che all’età di sette anni veniva violentato quotidianamente a combinare qualcosa nella vita? Le scuole residenziali furono istituite per distruggere le nostre vite, e riuscirono nell’intento. I bianchi erano dei terroristi, puri e semplici. (Testimonianza di Bill Steward resa a Kevin Annett e ad osservatori della IHRAAM, Duncan, BC, 13 agosto 1998)

Genocidio cattolico dei nativi americani in Canada
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Abusi sessuali, sterilizzazioni di massa e decine di migliaia di bambini morti nelle scuole cattoliche residenziali
del Canada dal 1922 al 1984.
Marco Cinque del “manifesto” intervista Kevin Annet

Dal blog di GDC “In sonno e in veglia“, 9 aprile 2010

Intervista a Kevin Annet, ex sacerdote della Chiesa Unita del Canada, che mercoledì 7 aprile 2010 è stato a Roma, in Parlamento, con due testimoni aborigeni delle Residential Schools
di Marco Cinque
“il manifesto”, 4 aprile 2010

Sono ormai diversi anni che Kevin Annet denuncia gli abusi e le stragi dei nativi canadesi nelle cosiddette “scuole residenziali” cattoliche. Prima col libro The Canadian Holocaust, poi col film documentarioUnrepentant, diretto da Louie Lawless, Annet sta cercando di scuotere l’opinione pubblica internazionale sulle sistematiche violenze fisiche, sugli abusi sessuali, gli elettroshock, le sterilizzazioni di massa e gli omicidi perpetrati ai danni delle popolazioni native nella seconda metà del XX secolo.

«È necessario che il mondo sappia quello che è successo», recitava una donna nativa in lacrime all’inizio di Unrepentant, ma bisogna vedere se il mondo a cui viene rivolto questo drammatico appello abbia davvero voglia di sapere.

Sia il governo canadese che il capo della Chiesa Cattolica hanno ammesso i crimini commessi nelle scuole residenziali. Infatti, l’11 giugno 2008 il Presidente del Consiglio dei Ministri canadese, Stephen Harper, ha chiesto ufficialmente scusa per il genocidio e per gli abusi inflitti agli aborigeni.
Dal canto suo papa Ratzinger, durante un’udienza con Phil Fontaine, leader discusso e non riconosciuto dalle First Nation, ha espresso «il proprio dolore per l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa», che ha causato sofferenza ad «alcuni bimbi indigeni, nell’ambito del sistema scolastico residenziale canadese». Queste scuse però, oltre a sminuire il senso delle proporzioni, somigliano a una sorta di confessione che in un sol colpo pretenderebbe di cancellare le responsabilità dei peccatori e di redimerne automaticamente i peccati. Se dei crimini sono stati commessi ed ammessi, si presume che debbano esistere anche i criminali che li hanno compiuti e risulta strano che gli stessi non vengano né identificati né perseguiti a norma di legge.

Ammontano almeno a 50 mila i bambini morti nelle scuole residenziali cattoliche, senza contare tutti coloro che resteranno segnati per sempre, fisicamente e psicologicamente, dalle torture e dalle violenze subite. Ma la situazione attuale nelle riserve indiane canadesi continua ad essere tragica e i nativi sono ancora vittime di deprivazioni, violenze razziste, discriminazioni e misteriose sparizioni. Negli ultimi 20 anni, circa 500 donne native americane sono svanite nel nulla in tutto il Canada. Annet ha denunciato la scomparsa di molte ospiti aborigene del centro di Vancouver Eastside e il coinvolgimento di agenti della Royal Canadian Mounted Police (RCMP), della Chiesa e dello stesso governo. Tale coinvolgimento, supportato da prove documentali e da dichiarazioni di testimoni oculari, farebbe capo a una rete di pedofili e a un traffico di film porno e di pedopornografia.

Più volte Annet, attraverso il suo programma radiofonico Hidden from History, trasmesso dalla Vancouver Co-op Radio, ha rivelato l’esistenza di luoghi di sepoltura di massa per occultare i resti delle donne assassinate nell’area intorno a Vancouver. Un esame necroscopico sui resti di ossa riesumate, rinvenute nella riserva degli Indiani Musqueam, vicino all’Università della British Columbia nel 2004, ha rivelato infatti che queste appartengono a giovani donne mischiate ad ossa di maiale.

L’11 ottobre 2009, Annet si è recato a Roma per consegnare le richieste dei parenti delle vittime native ai vertici vaticani. A tutt’oggi, nessuna risposta è arrivata dalla Santa Sede. Annet ha ufficialmente richiesto che il 15 aprile venga celebrato come giorno della memoria per l’olocausto dei nativi in Canada. L’autore di Unrepentant sarà di nuovo a Roma per presentare il suo documentario presso la Camera dei deputati, mercoledì 7 aprile, alle ore 14,30. Lo accompagneranno anche due anziani che hanno frequentato le Boarding School, in rappresentanza delle vittime native.

In attesa della sua visita gli abbiamo rivolto alcune domande:

Signor Annet, dall’inizio della sua denuncia pubblica, che sviluppi ci sono stati e quali le reazioni del governo canadese e del Vaticano?

La mia campagna è cominciata nel 1996, ma solo dal 2008 la Chiesa e il Governo canadese hanno cominciato a rispondere all’evidenza delle morti avvenute nelle scuole residenziali. I cattolici e le altre chiese ancora si rifiutano di restituire i resti dei bambini che morirono sotto la loro responsabilità o di indicare i nomi dei responsabili. Le chiese si nascondono dietro i loro avvocati e alle cosiddette «scuse» fatte dal Governo a nome di tutti. Nessuno è stato ancora processato o arrestato per quelle morti, anche se noi abbiamo dimostrato che più di 50.000 bambini indiani morirono lì.

Che risalto è stato dato a questa tragedia dai media canadesi, internazionali ed anche italiani?

I media hanno generalmente ignorato questa storia, specialmente in Canada, dove questi crimini e le prove di questo genocidio sono deliberatamente censurati. In altri paesi, i media ancora non si stanno occupando di questa storia, forse perché il Canada dal punto di vista dei diritti umani ha la reputazione di paese attento ed evoluto, cosa che non è. Ho inviato prove documentate e testimonianze dei crimini accaduti ai media per più di 10 anni, ma raramente le hanno pubblicate e tantomeno trasmesse su radio o televisioni.

Ha mai ricevuto intimidazioni o minacce?

Ricevo regolarmente minacce di morte e di attentati. Ho perso il mio lavoro come pastore, la mia famiglia, il sostentamento. Sono stato aggredito fisicamente, picchiato, minacciato di azioni legali, sottoposto a campagne diffamatorie, censurato e molestato ad ogni livello. In Europa e in Italia c’è una visione edulcorata, turistica e un po’ new-age dei nativi canadesi.

Qual è la situazione reale nelle riserve e tra le comunità native?

Lavoro con diversi aborigeni a Vancouver e altre città canadesi, e nelle riserve indiane di tutto l’ovest canadese. La situazione è da terzo mondo: continue morti per malattia, malnutrizione, violenza, suicidi, e gli effetti delle scuole residenziali. C’è gente che muore e scompare tutti i mesi. È un piano per sterminare più indiani possibile e costringerli fuori dalle loro terre per arricchire le multinazionali.

In un documento, dodici anziani del Consiglio, in rappresentanza delle nazioni Cree, Haida, Metis, Squamish e Anishinabe hanno fatto una serie di richieste al Papa Ratzinger ed ai vertici vaticani, tra cui quella di presentarsi davanti al Tribunale Internazionale sui Crimini di Guerra e sul Genocidio in Canada. Che ne pensa?

Io sostengo le richieste di questi capi tribali al Papa e credo che Joseph Ratzinger debba presentarsi davanti al Tribunale per i crimini di Guerra per rispondere alle accuse di genocidio rivolte alla sua chiesa. Il Papa è direttamente implicato nella copertura dei crimini contro quei bambini, sin da quando scrisse la lettera al Vescovo del Nordamerica ordinando di celare le aggressioni sessuali da parte di preti sui fedeli delle loro diocesi. Questo insabbiamento è lo stesso motivo per cui il mondo ancora conosce poco gli omicidi, le torture e le sterilizzazioni perpetrate per decenni nelle scuole residenziali indiane cattoliche in Canada.

VEDI:
canadiangenocide.nativeweb.org
hiddenfromhistory.org
nativiamericani.it
hunkapi.com
associazioneilcerchio.it
video su Arcoiris TV -
 «Unrepentant»
["Unrepentant" è sottotitolato in italiano]
il manifesto

Una fugace notizia su alcuni quotidiani italiani; cito il corriere della sera, titolo: “ Caterina, la prima santa pellerossa è la patrona dell’ecologia”.Tra le altre cose viene detto: “…Un’epidemia di vaiolo decimò il villaggio e tra le vittime ci furono i genitori ed il fratello minore di Tekakwitha.” Fu convertita da missionari Gesuiti francesi, battezzata da Jacques de Lamberville, un gesuita. Adesso sarà fatta santa. Le parole chiave, per chi ha visto il documentario sul genocidio dei nativi canadesi sono: vaiolo, chiesa cattolica presbiteriana, missionari, conversione, Canada. Che tempismo! Food for thought.
L’articolo del Corriere e’ su questo link:www.corriere.it/cronache/11_dicembre_19/caterina-tekakwitha-santa- pellerossa_d0c1f932-2a52-11e1-88bd-433b1e8e4c01.shtml.

Servizio andato in onda nel VideoGiornale di TeleToscanaNord del 15-12-2011

Qualche secolo fa, in Sicilia, una compagnia di guitti ebbe la sfortuna di transitare nelle vicinanze di un paese dove era appena successa una moria di persone uccise dalla peste o da qualche altra malattia infettiva. Non ricordo dove l’ho letto, né sono riuscito a trovarne traccia su internet, ma l’epilogo di questa storia è esattamente quello che avete pensato: gli artisti girovaghi furono fermati e massacrati sul posto, in quanto riconosciuti colpevoli di aver portato la sventura in quelle contrade. Ovviamente, ancora non si conosceva l’esistenza dei microbi e tale episodio, del tutto verosimile, è uno dei tanti esempi dell’atteggiamento ostile di una particolare comunità o tribù nei confronti di un’altra comunità, di un altro gruppo o etnia o comunque del cosiddetto diverso. Leggi il resto di questo articolo »

IGOR MARKEVITCH

Posto questa prefazione all’articolo di un giornalista americano dal nome italiano, per portare l’attenzione sulla grande importanza storica e per molti versi attuale dell’argomento trattato.

Se qualcuno di voi è riuscito a leggere quell’appassionante e terribile resoconto della storia italiana degli ultimi anni che è il libro “1969, Piazza Fontana e Oltre”  http://www.stampalibera.com/?p=37098 (postato la settimana scorsa e che vi ripropongo perchè di rara arte giornalistico investigativa), troverà altrettanto interessante e per certi versi inquietante questo articolo.  Lo scritto documenta con disincanto e sufficente distacco, il mondo dei protagonisti vincitori e perdenti al tempo delle Brigate Rosse. Quelle Brigate Rosse partite forse con buoni propositi, alle quali fu suggerito e fu proposto da un infiltrato il rapimento Moro, che poi un altro infiltrato, Mario Moretti, ammazzò in obbedienza alla decisione presa in casa di Igor Markevitch israelita e mondialista, uomo dei servizi d’oltre oceano (governati da chi?) che a ragione può essere definito il Grande Vecchio, la regia occulta degli anni più bui della democrazia italiana. Leggi il resto di questo articolo »

Qualche giorno fa, sotto pressione del governo olandese una Commissione d’inchiesta indipendente creata «ad hoc» per fare luce sugli episodi di abusi del clero e presieduta dall’ex ministro Wim Deetman e’ giunta alla conclusione, per altro attesa, che dal dopoguerra in poi la Chiesa Cattolica Olandese si era ed e’ macchiata di abusi, violenze sessuali e non, contro la popolazione scolastica della nazione. Se si vedono i numeri e si fa un ragionamento per difetto, su una popolazione poco più numerosa della Great London, si comprende che le proporzioni sono spaventose. La giustificazione Cattolica ufficiale sta nel fallimento del Concilio Vaticano Secondo, del Progressismo nella Chiesa Cattolica, specialmente Olandese. Questo non spiega comunque gli stessi problemi in Irlanda, Portogallo, Francia, Belgio, Italia , USA, Spagna, Germania etc. Nemmeno come sia possibile che, almeno da documenti ufficiali, questo accadesse ben prima del Vaticano II.
Ma che dire del civile avanzato e decantato Canada? 
Ritagliatevi un’ora e mezza circa libera, staccate il telefono, mandate i bambini a letto (personalmente non credo adatto a minori quello che state per vedere) e… meditate su quello che vedrete ora. Leggi il resto di questo articolo »

Se il sesso, non fosse oggetto di speculazione morale, economica e relazionale, sia dall’uno che dall’altro fronte, Chiesa e Liberismo, farebbero la fame, o non sarebbero mai divenute

Attraverso una massiccia campagna di smantellamento e conseguente azzeramento dei valori e dei principi connaturati nell’uomo, oggi anche il potere (come l’aria, l’acqua e la morale), ha subito un’opera di contaminazione che ha modificato la sua natura originaria, le aspirazioni e le finalità.
L’impianto etico che come una sentinella vigilava sui comportamenti umani, evitandone le degenerazioni, è stato rimosso per sempre e, con lui, il pungente disagio indotto e prodotto dal senso di colpa. Leggi il resto di questo articolo »

Paolo Ferrero

Paolo Ferrero la chiama speculazione, io la chiamo truffa da signoraggio. Questione di prospettiva? O di moderare i toni nei confronti del padrone? Si noti che Ferrero ci spiega come la banca centrale tedesca compra i titoli del debito tedesco, dovrebbe essere uno scoop eppure nessuno ne parla. Dovrebbe anche essere vietato dalle norme UE del sistema eurobancario. Altrimenti non si spiega come mai le altre banche centrali non lo facciano anch’esse, tranne la Bank of England che lo fa. A meno che non lo facciano ma non ce lo dicano. (N. F.)

questo video, tratto dalla trasmissione “la voce del mattino” del 16 dicembre 2011 il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, desta lo stupore del giornalista Fabio Fioravanzi quando spiega a tutti i telespettatori in ascolto che non è necessario fare la manovra Monti. Leggi il resto di questo articolo »

Postiamo una buona copia di El Cocursante. Merita di essere  visto, mai fatto passare in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=_dZ6odX61Kw&feature=related

luglio 22, 2011 di byebyeunclesam

E’ un duello maleodorante fra mostri

È Obama il vero nemico di Murdoch.
Solo mettendo a tacere la tv statunitense Fox può sperare di vincere le prossime elezioni.
Intercettazioni-pretesto per una battaglia transatlantica

di Piero Laporta per ItaliaOggi

Sean Hoare, il reporter di News of the World che svelò le intercettazioni illegali del tabloid di Rupert Murdoch, è morto in circostanze sospette. Hoare accusò Andy Coulson, ex direttore di News of the World, di avere ordinato le intercettazioni. In una vicenda densa di singolarità, è rilevante che Coulson sia divenuto direttore della comunicazione del primo ministro britannico David Cameron.

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Dopo la COLLANA n° 8 molto impegnativa “spiritualmente” penso gradirete la n° 9 che è veramente spiritosa, so per certo che in molti di voi pur in un momento veramente “difficile” per TUTTI o quasi; spunterà un gran sorriso e come per incanto la VITA vi sembrerà più bella ed anche leggera, quindi godetevi fino in fondo questa simpatica parentesi “virtuale” che vi garantisco NON rimarrà unica !!!

NAMASTE’ & ALOHA
SDEI

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Articolo di Marco Saba * Link

Nel maggio 2010, Mario Draghi, allora governatore della Banca d’Italia, indisse una regolare gara europea per affidare la dismissione di parte del patrimonio immobiliare. Una pratica che, sia detto per inciso, non avviene quando invece ogni venti anni la stessa Banca d’Italia ottiene il rinnovo automatico del mandato ad esercitare la funzione di Tesoreria dello Stato, senza alcuna gara né italiana né europea.
Ho quindi provveduto ad informare sia la ditta che ha vinto la gara come intermediaria, Colliers e Exitone, sia Mario Monti come ministro dell’economia, del fatto che l’incasso derivante dalla dismissione degli immobili dovrebbe essere ritornato alla comunità. Ho anche informato il sindaco effettivo revisore dei conti dell’INPS, Antonino Galloni, poiché l’INPS partecipa a Bankitalia per il 5% e quindi avrebbe titolo a reclamare 15,8 milioni di euro dall’esito della vendita, una cifra comunque interessante proprio mentre si tagliano le pensioni…

Chissà che lassù qualcuno ci ascolti ? Leggi il resto di questo articolo »

Articolo di Marco Della Luna * 17 novembre 2011

Tagli e tasse sono o non sono uno strumento di tipo idoneo a risolvere la situazione italiana, rilanciando l’economia e riducendo il debito pubblico? I mercati di cui dobbiamo curarci sono soltanto quelli finanziari, o anche quelli della produzione, del lavoro e del consumo, ossia della ricchezza reale?
Tagli e tasse di Monti (e dei suoi predecessori) considerano solo i mercati finanziari, non quelli dell’economia reale. Infatti, aiutano a far quadrare i conti nell’anno riducono il deficit di bilancio, ma riducono automaticamente anche il pil, quindi il gettito fiscale, negli anni successivi (la manovra Monti lo riduce dell’1,5% nel 2012), generando così il bisogno di aumento della pressione fiscale per compensare che rimangia il valore della manovra, lasciando un peggioramento netto. Leggi il resto di questo articolo »

Gianni Lannes
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