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Libertà e rispetto
Questo sito sostiene i diritti dell'uomo, dei popoli, degli animali e tutti gli organismi viventi.

Fonte: www.rinascita.eu  - di Giuseppe Turrisi

eurosporco

L’euro è una truffa come lo è la comunità europea in questo stato di cose: ossia sotto la blindatura dei trattati Maastritch, Lisbona, Mes, Fiscal compact, Nato, WTO, ecc.
Non abbiamo più la sovranità di niente se non soltanto quella di decidere chi ci deve prendere per i fondelliper un altro turno (ed in parte nemmeno quella: leggasi porcellum).

Ora se uno è consapevole di essere vittima di una truffa cosa fa?
1) Aspetta perchè non è ancora convinto della truffa?
2) Denuncia il truffatore e lo insegue?
3) Si lascia truffare perchè in fondo si lasciano truffare tutti?
4) Fa di tutto per uscire dalla truffa e la fa conoscere agli altri?
Sono quattro ipotesi che potrebbero rapresentare uno scenario di gente normale. Già: ma cosa vuol dire normale, in un paese dove l’informazione è orribilmente manipolata?

Il popolo manipolato e stregato dalla politicaasservita alla finanza internazionale non si muove. Meglio: è la maggioranza che non si muove.
Se diamo per buono il movimento di Grillo, almeno il 26% di quelli che sono andati a votare sembra si siano svegliati almeno per affermare che così, non si può più andare avanti. Non siamo convinti che siano consapevoli sulle fondamentali (multinazionali, moneta-debito, NWO) ma lo sono di certo sulla cattiva gestione dello Stato (sprechi, ruberie, nepotismo, corruzione, ecc). Leggi il resto di questo articolo »

Uccidere la speranza: Laura Boldrini, Eritrea e Libia

marzo 18, 2013

Il rovesciamento della Jamahiriya Libica e l’assassinio del suo leader non avevano nulla a che fare con i diritti umani e altra spazzatura ideologica. “Chi oggi cerca di far credere ciò, dovrebbe essere accusato di apologia di crimini di guerra e complicità dalla Corte penale internazionale, se questa vuole ancora avere un minimo di credibilità.”

'Combattenti per la Libertà' in Siria, per i quali Laura Boldrini, come ha già fatto in occasione della distruzione della Libia, invoca il supporto della Comunità Internazionale (ovvero, l'intervento armato della NATO contro lo Stato e il Popolo siriani)

‘Combattenti per la Libertà’ in Siria, per i quali Laura Boldrini, come ha già fatto in occasione della distruzione della Libia, invoca il ‘supporto della Comunità Internazionale’ (ovvero, l’intervento armato della NATO contro lo Stato e il Popolo siriani)

Nell’estate del 2010, montò un’aspra campagna anti-libica, volta a sabotare gli accordi strategici tra Tripoli e Roma. In vista anche dell’assalto e della distruzione della Repubblica popolare socialista delle Masse (Jamahiriya) di Libia. La campagna propagandistica, attuata dai mass media di sinistra: l’Unità, Repubblica-L’espresso, Rai3/TG-3, ecc. verteva su una storia diffusa da alcune ONG e dal CIR (Consiglio Italiani  dei Rifugiati) che, basandosi sulle oramai oggi famose e fumose ‘anonime voci locali’, affermavano che il 30 giugno 2010, 247 ‘profughi’ eritrei e somali sarebbero stati “caricati a forza su tre container e, dopo un viaggio di 10 ore, portati a Saba (ma le stesse fonti poi parlano di  Misurata. NdR), nel mezzo del deserto del Sahara, come punizione per una rivolta e un tentativo di fuga dal centro di ‘detenzione’ di Misurata”.
A queste ‘notizie’, il PD, la sinistra e i verdi prontamente scattavano chiedendo l’intervento del premier Silvio Berlusconi, del ministro degli Esteri Franco Frattini e di quello degli Interni Roberto Maroni, affinché “l’Italia si faccia carico di queste persone”. In tale quadro, i Verdi, oramai in via di estinzione, nel tentativo di riguadagnare i galloni da campo agli occhi della dirigenza atlantista, scattavano a loro volta pretendendo “un’inchiesta internazionale immediata e ai massimi livelli“, mentre il loro presidente Angelo Bonelli insisteva “é materia da Tribunale penale internazionale, se le notizie che arrivano dai campi libici fossero confermate, avremmo una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, con una implicita complicità dell’Italia, cosa che getterebbe vergogna e fango sulla storia della nostra democrazia“. I Verdi, come da tradizione, accorrevano ad oliare i fucili della NATO, assieme ad altri figuri, come il senatore dell’UDC Giampiero D’Alia che invitava il governo a “non mettere la testa sotto la sabbia e a dimostrare almeno una volta di non essere succube del colonnello Gheddafi“, mentre il deputato del PdL Enrico Pianetta, ex-presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, si appellava a Frattini e Maroni “Per salvare i nostri 300 fratelli eritrei che hanno diritto ad avere asilo politico e non di essere trattati come bestie dalla Libia…” concludendo che era una cosa “più grande degli interessi geopolitici internazionali”. E difatti, un anno dopo, nel 2011, Frattini accoglieva l’appello strappalacrime mettendo davanti agli interessi nazionali ben altri interessi… Pianetta se ne sarà felicitato.
Infatti, la ben istruita Amnesty International avviava la sua ben rodata prassi di disinformazione e propaganda negativa contro i prossimi bersagli della NATO; Riccardo Noury di Amnesty International Italia collegava le due ‘feroci dittature’ libica ed eritrea, da sempre invise sia alla NATO e ai suoi petro-ascari arabi: “Il destino per chi viene rispedito in Eritrea è il carcere, torture e maltrattamenti per loro e i familiari. Chiediamo alla Libia il rispetto degli obblighi umanitari”, corredandole di accuse contro Asmara: leva militare permanente, mancanza di libertà di stampa, persecuzioni religiose, ecc. Al solito, tutto l’occorrente hollywoodiano per creare il fantoccio del nemico perfetto da bombardare in modalità ‘politically correct’.
Difatti, nel dicembre 2009, le Nazioni Unite imponevano le routinarie sanzioni all’Eritrea, compreso il congelamento dei beni e il divieto di espatrio dei membri del Governo. Le solite cose viste, regolarmente applicate ai nemici della NATO e delle istituzioni finanziarie internazionali, come le agenzie finanziarie di George Soros, bandito transnazionale, uso pagare ONG e guitteria dirittumanitarista affinché svolgano i   richiesti servizi mirati di disinformazione strategica. Infatti, il governo libico, davanti alle operazioni di ingerenza interna imbastita guarda caso dall’Alto Commissariato dei Rifugiati delle Nazioni Unite, la cui portavoce era proprio Laura Boldrini, decideva di espellere dalla Libia l’UNCHR, per l’opera di destabilizzazione che stava svolgendo soprattutto, sempre un caso, a Misurata, futura roccaforte della sovversione salafita-atlantista del 2011.

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rotschildsassoon

Tratto da http://seigneuriage.blogspot.it/2013/03/video-irak-tareq-aziz-laltra-verita.html

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/cronache/cappellacci-sardegna-zona-franca180313.html?refresh_ce

Lunedì, 18 marzo 2013 – 09:50:00
ugo cappellacci

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

“I sardi ci devono credere, farò qualsiasi cosa è in mio potere per attuare la zona franca”. Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna, sceglieAffaritaliani.it per parlare del suo progetto: “Vogliamo diventare come Campione e Livigno. Solo così eviteremo lo spopolamento”. Le conseguenze? “Esenzione dai dazi doganali e da imposte come l’Iva”. Rischi di paradiso fiscale? “Questa è un’opportunità non un problema”. Poi svela gli altri suoi piani: “Battaglia contro il Patto di stabilità, restituzione dell’Imu e un’agenzia delle entrate sarda”. Con il rilancio di Sardex, la moneta complementare locale: “Non vogliamo più sottostare alla ghigliottina di Roma”.

Presidente Cappellacci, com’è nato il progetto di rendere la Sardegna zona franca?

Quello della zona franca è un tema antico. D’altra parte già lo Statuto Speciale della Regione Sardegna all’articolo 12 disciplina l’istituzione dei punti franchi. Il loro riconoscimento compenserebbe gli svantaggi naturali della Sardegna, primo fra tutti l’insularità. Con un approccio di tipo estensivo alla norma dei punti franchi noi crediamo di poter realizzare una zona franca integrale che comporti l’esenzione dai dazi doganali e da imposte quali l’Iva. Cose che già accade per altri territori italiani come Livigno e Campione. I presupposti ci sono.

Che cosa state facendo concretamente per il riconoscimento della zona franca?Abbiamo chiesto all’Unione Europea di interessarsi al nostro caso. Proprio in questi giorni ci è arrivata la risposta della Commissione che ci dice che su questa partita sarà decisivo lo Stato italiano. Per questo ho scritto anche al presidente Mario Monti chiedendogli di dare la giusta attenzione al tema.

Monti le ha risposto?Non ho avuto un riscontro di nessun tipo. A breve gli invierò un ulteriore sollecito.
Quali sono le prossime tappe?Intanto bisogna chiarire un equivoco. Il 24 giugno 2013 è il termine nel quale entra in vigore il codice doganale europeo. Questo non significa che se non viene istituita la zona franca entro tale data non si possa farlo successivamente. Non esiste un percorso precostituito.
Ma le sembra che l’Europa sia ben disposta?A livello europeo abbiamo ricevuto una risposta prettamente tecnica che non mi soddisfa per niente. Ho chiesto un incontro al commissario europeo competente, Semeta. Insisterò perché questo diventi un tema politico.
Quali sarebbero le conseguenze dell’entrata in vigore della zona franca?Prima di tutto la possibilità per le imprese di poter operare in un regime franco doganale. Un aspetto che compenserebbe la nostra insularità, che impone alle imprese maggiori costi di trasporto e di energia. Le imprese sarde soffrono per una serie di divari che penalizzano il nostro sistema. Speravamo nella riforma in chiave federale dello Stato per avere una perequazione almeno in termini infrastrutturali. Una riforma che purtroppo non è arrivata. A questo punto lo strumento che ci è rimasto è quello dell’istituzione della zona franca.
In questo quadro che ruolo gioca la moneta sarda, la Sardex?Sardex è una moneta complementare che opera in un circuito già testato. Avvierò un percorso per riconoscere ai giovani disoccupati un reddito di comunità di 500 euro al mese che sarà pagato appunto con la Sardex. I giovani disoccupati riceveranno una carta di credito e potranno accedere a servizi previsti sul circuito Sardex.
In questi giorni lei ha presentato la nuova giunta dopo il rimpasto e ha parlato di battaglia contro il Patto di stabilità. Ci spiega meglio?Condividiamo le preoccupazioni manifestate dal collega del Veneto Zaia e invitiamo anche le altre Regioni, sia quelle speciali che le ordinarie, a fare come noi e ad adottare una legge regionale che alzi il livello del conflitto nei confronti di uno Stato ancora sordo alle istanze provenienti dai territori. Roma sta ingessando le amministrazioni pubbliche e non consente il pagamento alle imprese. Non possiamo più sottostare a questa ghigliottina.
Lei ha parlato anche di restituzione dell’Imu…Restituiremo l’Imu attraverso un contributo alle famiglie più bisognose, cioè quelle che non hanno un reddito superiore a 20mila euro. Ma non è tutto: con l’agenzia delle entrate sarda diremo addio ai metodi di Equitalia.
Torniamo alla zona franca. La Sardegna non rischia di diventare un paradiso fiscale?Al contrario, può diventare una straordinaria opportunità per noi ma anche per l’Europa. La Sardegna può diventare un ponte naturale tra l’Africa e il continente europeo. In una prospettiva futura la nostra economia può svolgere un ruolo di primo piano.
C’è chi sostiene che il progetto della zona franca sia motivato solo da motivi elettorali. Tra un anno in Sardegna si torna a votare per le regionali?Qualunque iniziativa di tipo politico destinata a trovare soluzioni concrete e positive per il futuro dei cittadini comporta un ritorno in consensi elettorali. È un gioco naturale. Ma sarebbe il colmo se per evitare di raggiungere il consenso stessi fermo non facendo quello di cui la Sardegna ha bisogno.
La possibilità della zona franca ha scatenato molto interesse tra i cittadini sardi. Lei si sente di promettere che il progetto sarà davvero realizzato?Non dipende solo da noi. Siamo consapevoli che si tratta di una battaglia dura e difficile ma ci stiamo mettendo tutta la determinazione necessaria e con una testardaggine tipicamente sarda siamo convinti di farcela.

Fonte: http://www.beppegrillo.it/2013/03/gruppi_di_comun.html

I due gruppi di comunicazione per la Camera e il Senato del MoVimento 5 Stelle hanno da oggi, in qualità di consulenti, due coordinatori che si interfacceranno con i rispettivi capigruppo. Per la Camera, Daniele Martinelli, e per il Senato, Claudio Messora.

napolitano-obama-USA-258x258   Marco Cedolin

Mentre Giorgio Napolitano vola negli USA, per rassicurare il presidente Obama, come già fatto in precedenza con la UE e la BCE, sul fatto che l’esito delle elezioni è sotto controllo e dalle urne emergerà comunque vada solamente un governo di camerieri preposto a continuare sulla strada dell’annientamento del paese e della riduzione in miseria della popolazione, il circo equestre della campagna elettorale, ormai in completa confusione, inizia a sperimentare esperienze tragicomiche di un lirismo impressionante.
Beppe Grillo si appropria delle piazze d’Italia e riesce a riempirle ben oltre quanto potesse essere immaginabile, raccogliendo una marea di consensi, intorno a slogan (alcuni condivisibili altri meno) in fondo molto elementari ma sempre ben calati all’interno della realtà di un paese in via di disgregazione e vittima della disperazione diffusa che sta montando sempre più. E dovrebbe bastare un’occhiata a quelle piazze ed alla composizione dei cittadini che le riempono, per comprendere come il suo sarà probabilmente un successo che travalicherà anche le più ardite previsioni. Successo determinato dalle sue grandi capacità di comunicatore, dall’ottima struttura organizzativa messa in campo, dal malcontento generalizzato della popolazione, ma anche e soprattutto dall’assoluta mancanza di alternative credibili fra coloro (partiti che possano aspirare a superare il 4%) che si propongono alla guida del paese. Il nulla assoluto presente intorno a Grillo stupisce infatti innanzitutto per la totale mancanza di qualsiasi elemento di novità o interesse che prescinda dalla volontà di continuare sulla strada intrapresa, se è il caso fino alla morte, pronti a tutto per la UE e per l’euro, come a suo tempo ebbe modo di dire il leader maximo Mario Draghi…..

Legacoop Bersani si è ormai ridotto ad interpretare la macchietta di sè stesso e dopo avere girato il mondo in lungo e in largo dal giorno seguente all’investitura alle primarie, nel tentativo di vendere la pelle di un orso ancora vivo, si è ritrovato impantanato nello scandalo della banca di partito, nei rapporti promiscui con Vendola e Monti, impegnato giorno dopo giorno nel mendicare il ruolo di maitre, presso una BCE sempre più scettica nei suoi confronti. Nel goffo tentativo di esperire un qualche pensiero autonomo che potesse risultare accattivante per l’elettorato ormai fidelizzato (quello che non lo era l’ha lasciato da tempo) è arrivato perfino ad imbastire filippiche contro la corruzione, tanto più grottesche se pronunciate dal leader di un partito che della corruzione ha fatto la propria bandiera, come dimostra appieno proprio lo scandalo MPS, e da un uomo noto per essersi fatto “regalare” un centinaio di migliaia di euro proprio da quel Riva attualmente sotto accusa per avere sterminato le famiglie di Taranto attraverso l’inquinamento generato dall’azienda di famiglia.
Ma siccome sia il lato buonista, con tanto di parlata emiliana, sia quello “grintoso” preposto a sbranare gli avversari, sembrano continuare a sortire scarsi effetti in termini di popolarità, l’ultima carta giocata sul filo della disperazione è la riesumazione della salma politica di Romano Prodi, proposto sul palco a Milano e destinato a ritorcersi come un boomerang proprio sulle spalle di Bersani, se solo gli italiani si ricorderanno chi fu l’uomo che più di ogni altro si prodigò per trascinare l’Italia nell’incubo dell’euro e della UE.
Se il nulla abbacinante di Bersani è di quelli che danno fastidio agli occhi, certo non sta riuscendo a fare di meglio Berlusconi. Il salapuzio di Arcore, svestiti i panni del presidente dimissionario che per 13 mesi ha votato pedissequamente ogni legge lacrime e sangue di Mario Monti, ha indossato i panni del rivoluzionario, dividendosi fra una certosina opera di contestazione di tutti i provvedimenti da lui stesso votati ed il ruolo d’imbonitore da mercato rionale. Una vera parodia del voto di scambio ad personam: “Se mi voti ti rimborso l’IMU, ti abbasso l’Irpef, ti togo l’irap e per i primi 10mila offro anche un tablet in regalo o una termocoperta per chi si trova già ad albergare sotto i ponti”. Un Ponte ai siciliani, un TAV ai piemontesi, un Mose ai veneziani, un rigassificatore ai livornesi e via così fino al termine delle scorte.
Dopo avere lodato Monti, fino al punto di proporlo al ruolo di leader della propria coalizione (facendo il paio con i tentativi di Bersani), nella veste di nemico del banchiere di Goldman Sachs Berlusconi appare davvero scarsamente credibile e pure un poco grottesco. Le promesse, i regali ed i contratti appaiono sempre più come merce stantia, garantiranno forse il recupero di qualche punto percentuale, ma la mancanza d’aria si percspisce chiaramente.
Il banchiere golpista di Goldman Sachs Mario Monti, che ancora governa il paese dopo essere riuscito a mandarlo a picco in soli 13 mesi non sta certo meglio. La sua discesa in politica, fra un salottino TV, un cane in affitto ed i comizi tenuti dentro a bugigattoli riservati a pochi intimi, tratteggia la figura patetica di un personaggio che se solo si affacciasse su una piazza riceverebbe in dono quintali di pomodori ed arance, oltre ad epiteti impronunciabili.
Il suo compito non è certamente quello di raccogliere un esteso consenso popolare, ma semplicemente quello di marcare il territorio, consapevole del fatto che chiunque vorrà proprorsi per governare dovrà passare da lui per chiedere il permesso della UE, della BCE, dell’FMI, di Obama e del resto del mondo.
La campagna elettorale, se possibile, patetica lo è ancora di più, fra la promessa di diminuzione delle tasse (da lui stesso varate) portata con la mano destra, mentre quella sinistra (ancora al governo) continua a metterne sempre di nuove. E la pretesa di avere salvato un paese dove dopo il salvataggio solo più una persona su due ha ancora un lavoro, il pil è in caduta libera (ma non si tratta di decrescita, bensì di recessione) le imprese chiudono a ritmo forsennato e sta sparendo perfino la speranza.
A fare da corollario a questo campionario di miserie umane non poteva mancare il giudice Antonio Ingroia, vero e proprio re della questua, che da quando è entrato in politica ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare e forse anche qualcosa di più. Ha mendicato i voti dei movimenti che si battono sui territori e dopo avere ricevuto un netto rifiuto ha cercato di appropiarsene lo stesso maldestramente. Ha mendicato l’appoggio del PD ma gli hanno chiuso la porta in faccia senza neppure premurarsi di spingerlo fuori. Ha mendicato l’appoggio di Grillo provocando più di una risata. Ha mendicato il sostegno di Nichi Vendola che ormai alberga in casa PD e certo non ha intenzione di camminare fuori, dove fa freddo e per andare in parlamento occorre il 4%.
Poi dopo avere collezionato un serie di brutte figure da fare impallidire perfino i politici consumati ed essersi proclamato mentore di una società civile che alberga solamente nel suo immaginario, con tanti compagni di viaggio come Ferrero, Diliberto e Bonelli che preferiscono restare nell’ombra nella speranza che la gente si scordi chi sono e un nutrito manipolo di poliziotti, giudici ed avvocati che non guastano mai, ha fatto pure la pessima scelta di andare a parlare in TV. Dove il telespettatore ha compreso fin da subito che la sua “rivoluzione” è un po’ troppo vicina a Befera e ad Equitalia per rivestire un qualche carattere popolare, così come il suo concetto di “evasore” molto omnicomprensivo, fino a comprendere nella massa dei cittadini da perseguitare anche i pensionati ed i disoccupati che non arrivano a fine mese.
Già un partito i cui voti sono quotidianamente in vendita al borsino del miglior offerente non rappresentava qualcosa di molto accattivante, ma la sensazione inizia a diventare quella che se Ingroia continuerà a parlare, perfino il 4% inizierà a diventare un miraggio quasi come l’alleanza con il PD.
Insomma Napolitano, imitando Bersani, ha già venduto la pelle dell’orso ai propri padroni, ma potrebbe anche non riuscire a prenderlo e vedersi costretto a riportare gli italiani alle urne una seconda volta, magari in primavera, nella speranza che in quell’occasione abbiano capito bene quali sono gli ordini e cosa devono fare.

Articolo pubblicato sul sito Crimini e Cospirazioni il 18 marzo 2013

Link diretto:
http://criminiecospirazioni.wordpress.com/2013/02/24/ho-lasciato-la-massoneria/#more-28

 

Un Massone si svela e ci scrive perché e come ha deciso di lasciare la massoneria. Qui di seguito pubblichiamo la lettera che inviò ai suoi capi per comunicare loro che se ne sarebbe andato.

vani4-oVenerabili Fratelli,
non voglio affrontare o dilungarmi su faccende personali che mi hanno infastidito ma che non sono all’origine della mia decisione, e per cui non ho risentimento alcuno nei vostri confronti, anche se ogni dinamica è stata già espressa al Potentissimo Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro 33°.
Cinque anni fa ero in procinto di andarmene, in silenzio, non avendo io le motivazioni per continuare la vita massonica ma, viste le vostre esortazioni di un chiarimento, mi accingo a una breve disamina generale:

In tutti questi 23 anni e mezzo nella massoneria e nel rito scozzese non ho visto novità alcune, e frutti non ne ho raccolti. Vorrei ribadire che le motivazioni che hanno determinato questa mia scelta, non sono risentimenti contro l’operato di qualcuno che, per’altro, se abbia fatto mancanze, dovrà risponderne alla sua coscienza. Le motivazioni riguardano l’Obbedienza tutta, le modalità odierne in Massoneria, ed esprimo qui le mie idee senza nessuna convinzione che tali motivazioni, che mi hanno portato a questa irrevocabile decisione, siano da voi condivise.
In tutti questi anni ho vissuto, con paziente obbedienza e abnegazione, superiore per’altro a quelle che normalmente, profanamente, umanamente siano consone a un professionista del mio status sociale, questa associazione di uomini chiamata massoneria, in cui esiste ad oggi un gran operare e parlare di passioni tutt’altro che propizie all’instaurazione di una tanto decantata fratellanza universale.
Passioni politiche, economiche, sessuali (in netta minoranza).
Ho avuto cariche di un certo spessore, ho partecipato ad adunanze, tornate, in Italia e all’estero, ho versato migliaia di euro tra capitazioni e libere donazioni ed oggi, da 30° grado, rifiuto ogni ulteriore avanzamento di grado e di responsabilità. Leggi il resto di questo articolo »

Tratto da “Il club Bilderberg” di Daniel Estulin

Il 10 novembre 1982, in un’aula del tribunale di Roma, Corrado Guerzoni, un intimo amico della vittima, testimoniò che Aldo Moro – che è stato un leader politico per decenni «fu minacciato da un agente del “Royal Institute for In­ternational Affaire” (RTIA), mentre era ancora ministro». Coleman racconta che, durante il processo ai membri delle Briga­te Rosse, «molti di loro testimoniarono di essere venuti a conoscenza dell’implicazione di un alto funzionario degli Stati Uniti nel piano per uccidere Moro».

Tra il giugno e il luglio del 1982, «la vedova di Aldo Moro testimoniò che l’omicidio di suo marito era stato il risultato dì una serie di minacce alla sua vita, mosse da qualcuno, che lei definì una figura molto importante della politica degli Stati Uniti”. Quando il giudice le chiese se poteva dichiarare alla Corte cosa aveva detto precisamente questa persona, Eleonora Moro ripeté esat­tamente lo stesso concetto espresso da Guerzoni: «Se non cambi la tua linea politica, la pagherai cara». In una delle pagine più emozionanti del libro, Coleman scrive: «A Guerzoni, richiamato dal giudice, venne chiesto se era in grado di identifi­care la persona, di cui aveva parlato la signora Moro. Guerzoni rispose che si trattava di Henry Kissinger, come aveva già detto precedentemente». Perché un importante uomo politico statunitense minaccia un lea­der di una nazione europea indipendente? La testimonianza sensazio­nale, e potenzialmente distruttiva delle relazioni tra Stati Uniti e Italia, di Guerzoni fu immediatamente diffusa da tutti i media dell’Europa occidentale, ìl 10 novembre 1982.

Curiosamente, nessun canale televi­sivo americano pose l’attenzione su quella notizia, anche se Kissinger venne condannato per complicità in omicidio. Ma questo silenzio non è poi tanto sorprendente, come capiremo meglio nella seconda parte del libro, quando parleremo del “Council Foreign Relatìons”.

Tratto da “Il club Bilderberg” di Daniel Estulin

Dall’articolo di Jacques Sapir, economista francese, notizie di ultima ora sui postumi del vertice dell’Eurogruppo circa la situazione del ‘salvataggio’ banche a Cipro. Fonte: http://russeurope.hypotheses.org/1038 . Trad. a cura di N. Forcheri

 

“In tarda serata [17/3] si apprendeva  che il governo cipriota tentava di rinegoziare l’accordo con Bruxelles davanti all’ampiezza delle proteste che aveva provocato mentre alcune fonti riferivano che in Germania ma anche alla BCE stavano prevedendo di applicare lo stesso metodo di confisca dei depositi in Italia e in Spagna. La prima ipotesi è sensata a condizione che non superi il 12% per le tranche dei depositi più elevati. Vista la struttura dei depositi nelle banche cipriote, è attualmente difficile dire se una soluzione in questo senso potrà essere trovata. La seconda idea è pura follia. Cominciare a parlare della possibilità di una confisca fiscale del 15% sui depositi in Italia è esattamente quello che ci vuole per provocare sin da domani una corsa massiccia agli sportelli nella penisola. Qualsiasi siano le smentite successive, c’è da temere che il male sia già fatto poiché l’informazione circola attualmente molto rapidamente sulle reti sociali, twitter e facebook. Abbiamo la prova dell’incoscienza dei burocrati di Berlino Francoforte e Bruxelles. Il regista Audiard faceva dire a uno dei suoi personaggi nel film cult In famiglia si spara “Che stronzo, ha osato!”.  Ma a questo ritmo a Bruxelles, Francoforte e altrove troveremo presto la famiglia sparata!

 

 

Fonte: Goofynomics il blog di Alberto Bagnai

(da Alessandro Guerani ricevo e volentieri pubblicoScusate, ho gente a cena, vado per uno, più tardi vorrei aggiungere qualche figurina. Mi scuso anche con me e con istwine: i nostri due post rimangono indietro, ma l’attualità ahimè va seguitasoprattutto quando, come Alessandro ci insegna, contiene alcune morali interessanti, che confermano del resto quanto avete imparato qui e ne “Il tramonto dell’euro”. Guardate il bicchiere mezzo pieno: adesso incontrare i colleghi “de sinistra” che difendono le magnifiche sorti e progressive dell’euro diventerà ‘na passeggiata… Pori fessi!)
« Una donna non con uman volto
Da’ Zefiri lascivi spinta a proda
Gir sopra un nicchio; e par che ‘l ciel ne goda
Vera la schiuma e vero il mar diresti,
E vero il nicchio e ver soffiar di venti:
La dea negli occhi folgorar vedresti,
E ‘l ciel ridergli a torno e gli elementi
L’Ore premer l’arena in bianche vesti,
L’aura incresparle e’crin distesi e lenti:
Non una, non diversa esser lor faccia,
Come pare che a sorelle ben confaccia »
(Poliziano, Le Stanze per la Giostra)
Spinto da lascivi Zefiri è sbarcato sabato sull’amena isola di Cipro, non la Dea Venere, bensì l’ultimo atto di quella commedia degli equivoci (sia con accezione sostantiva che attributiva) che è la crisi della Zona Euro.
Come voi sicuramente saprete, avendolo letto in qualche trafiletto nascosto nelle pagine dei nostri quotidiani, mentre campeggiava sulla prima di quei fogliacci della disinformatia mondiale quali il Financial Times, The Times, The Guardian, El Pais, Le Monde, eccetera, i Ministri delle Finanze dell’Eurogruppo hanno trovato la soluzione per risolvere il problema di liquidità delle banche cipriote, gravemente colpite dalla crisi della Grecia, paese dove avevano investito parecchi soldi.
In cambio dell’assenso da parte della BCE di finanziare con nuova liquidità le banche, salvandole da sicuro fallimento, il governo cipriota si è visto costretto ad adottare, oltre alle oramai “normali misure di austerità” (aumento tasse sulle aziende, taglio dipendenti pubblici, ecc), anche un inedito bail-in dei depositanti delle banche stesse, nella misura del 6,75% per i depositi sotto i 100k euro e del 9,9% oltre. Ai depositanti residenti verrà dato in cambio un controvalore (dal valore odierno praticamente nullo) di azioni delle banche stesse. Leggi il resto di questo articolo »

di Marco Saba - http://seigneuriage.blogspot.it/2013/03/moro-e-kennedy-due-destini-paralleli.html

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/
di Gianni Lannes

Ecco le prove: l’archivio segreto degli orrori degli Stati Uniti d’America negli anni ’70. Ma che piacevole sorpresa. Quanto è striminzito il mondo affaristico: una tela del ragno. Il Presidente della Repubblica uscente,Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale in pompa magna, come se migliaia di persone notoriamente ammazzate per ordine di Kissinger fossero bruscolini.

Enrico Sassoon (co-fondatore di Casaleggio Associati)

Henry Kissinger, esatto, proprio lui: il criminale mondiale su cui pende un mandato di cattura internazionale che però nessuno osa arrestare. L’ex braccio destro di Richard Nixon ha partecipato, tra l’altro ad una conferenza organizzata dall’Aspen Institute Italia (di cui è membro Enrico Sassoon, fondatore della Casaleggio Associati, società che dirige Beppe Grillo), al fianco di Napolitano, Tremonti, Lapo Elkann, eccetera. Quante interconnessioni da portare in luce.

Aspen Institute Italia (finanziato da David Rockefeller): Kissinger, Napolitano, Tremonti, lapo Elkann…
Mister Kissinger è il mandante dell’omicidio dello statista italiano Aldo Moro, barbaramente assassinato il 9 maggio 1978, alle ore 10 circa, in un palazzo di via Caetani a Roma (nel cuore della capitale tricolore).
Kissinger & Napolitano
Dopo la premessa, ora che parliamo? Semplice: di un intreccio particolare alla luce di numerosi documenti top secret, recentemente declassificati che ci portano diversi personaggi di rilievo, tra cui il nuovo Papa Bergoglio
Il gionalista Rodlfo Walsh, rapito dagli squadroni della morte per ordine del generale Videla il 25 marzo 1977.
Il marchio è inconfondibilmente nordamericano. Tra i più grandi promotori dell’Operazione Condor vi furono il segretario di Stato Henry Kissinger e il presidente Richard Nixon. Mente pratica della strategia era Kissinger(membro del potente Club mondiale dei 300 e del Bilderberg Group). Si trattava di una massiccia operazione di annullamento di  libertà e democrazia in Sudamerica negli anni Sessanta e Settanta.
Questo vasto piano criminale coinvolse in primo luogo la Central Intelligence Agency, il servizio segreto statunitense, oltre che apparati militari, organizzazioni di estrema destra, partiti politici e movimenti di guerriglia anticomunisti. Tutte queste organizzazioni furono utilizzate come strumento, in numerosi Stati, per rovesciare governi eletti democraticamente come quello di Salvador Allende in Cile. 

Per concessione di Tlaxcala

Deceduto il 5 marzo 2013 all’età di 58 anni a causa del cancro, il presidente Hugo Chavez ha segnato per sempre la storia del Venezuela e dell’America Latina.

CHAVEZ-50di Salim Lamrani - lapluma.net.
Tradotto da Alba Canelli per Tlaxcala.

1. Mai nella storia dell’America Latina, un leader politico aveva raggiunto una legittimità democratica così incontestabile. Fin dal suo arrivo al potere nel 1999, sedici elezioni hanno avuto luogo in Venezuela. Hugo Chavez ne ha vinte quindici, l’ultima il 7 ottobre 2012. Ha sempre battuto gli avversari con una differenza di 10-20 punti

2. Tutte le organizzazioni internazionali, dall’Unione Europea all’Organizzazione degli Stati Americani, attraverso l’Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter unanimemente hanno riconosciuto la trasparenza delle elezioni.

3. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, dichiarò che il sistema elettorale  venezuelano era il “migliore del mondo”.

4. L’accesso universale all’istruzione attuata dal 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa 1,5 milioni di venezuelani hanno imparato a leggere, scrivere e contare, grazie alla campagna di alfabetizzazione, chiamata Missione Robinson I.

5. Nel dicembre 2005, l’UNESCO ha dichiarato che l’analfabetismo era stato sradicato in Venezuela.

6. Il numero di bambini che frequentano la scuola è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011 e il tasso di scolarizzazione nella scuola primaria è ora del 93,2%. Leggi il resto di questo articolo »

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