Fonte: www.rinascita.eu - di Giuseppe Turrisi

L’euro è una truffa come lo è la comunità europea in questo stato di cose: ossia sotto la blindatura dei trattati Maastritch, Lisbona, Mes, Fiscal compact, Nato, WTO, ecc.
Non abbiamo più la sovranità di niente se non soltanto quella di decidere chi ci deve prendere per i fondelliper un altro turno (ed in parte nemmeno quella: leggasi porcellum).
Ora se uno è consapevole di essere vittima di una truffa cosa fa?
1) Aspetta perchè non è ancora convinto della truffa?
2) Denuncia il truffatore e lo insegue?
3) Si lascia truffare perchè in fondo si lasciano truffare tutti?
4) Fa di tutto per uscire dalla truffa e la fa conoscere agli altri?
Sono quattro ipotesi che potrebbero rapresentare uno scenario di gente normale. Già: ma cosa vuol dire normale, in un paese dove l’informazione è orribilmente manipolata?
Il popolo manipolato e stregato dalla politicaasservita alla finanza internazionale non si muove. Meglio: è la maggioranza che non si muove.
Se diamo per buono il movimento di Grillo, almeno il 26% di quelli che sono andati a votare sembra si siano svegliati almeno per affermare che così, non si può più andare avanti. Non siamo convinti che siano consapevoli sulle fondamentali (multinazionali, moneta-debito, NWO) ma lo sono di certo sulla cattiva gestione dello Stato (sprechi, ruberie, nepotismo, corruzione, ecc). Leggi il resto di questo articolo »
marzo 18, 2013
Il rovesciamento della Jamahiriya Libica e l’assassinio del suo leader non avevano nulla a che fare con i diritti umani e altra spazzatura ideologica. “Chi oggi cerca di far credere ciò, dovrebbe essere accusato di apologia di crimini di guerra e complicità dalla Corte penale internazionale, se questa vuole ancora avere un minimo di credibilità.”
‘Combattenti per la Libertà’ in Siria, per i quali Laura Boldrini, come ha già fatto in occasione della distruzione della Libia, invoca il ‘supporto della Comunità Internazionale’ (ovvero, l’intervento armato della NATO contro lo Stato e il Popolo siriani)
Nell’estate del 2010, montò un’aspra campagna anti-libica, volta a sabotare gli accordi strategici tra Tripoli e Roma. In vista anche dell’assalto e della distruzione della Repubblica popolare socialista delle Masse (Jamahiriya) di Libia. La campagna propagandistica, attuata dai mass media di sinistra: l’Unità, Repubblica-L’espresso, Rai3/TG-3, ecc. verteva su una storia diffusa da alcune ONG e dal CIR (Consiglio Italiani dei Rifugiati) che, basandosi sulle oramai oggi famose e fumose ‘anonime voci locali’, affermavano che il 30 giugno 2010, 247 ‘profughi’ eritrei e somali sarebbero stati “caricati a forza su tre container e, dopo un viaggio di 10 ore, portati a Saba (ma le stesse fonti poi parlano di Misurata. NdR), nel mezzo del deserto del Sahara, come punizione per una rivolta e un tentativo di fuga dal centro di ‘detenzione’ di Misurata”.
A queste ‘notizie’, il PD, la sinistra e i verdi prontamente scattavano chiedendo l’intervento del premier Silvio Berlusconi, del ministro degli Esteri Franco Frattini e di quello degli Interni Roberto Maroni, affinché “l’Italia si faccia carico di queste persone”. In tale quadro, i Verdi, oramai in via di estinzione, nel tentativo di riguadagnare i galloni da campo agli occhi della dirigenza atlantista, scattavano a loro volta pretendendo “un’inchiesta internazionale immediata e ai massimi livelli“, mentre il loro presidente Angelo Bonelli insisteva “é materia da Tribunale penale internazionale, se le notizie che arrivano dai campi libici fossero confermate, avremmo una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, con una implicita complicità dell’Italia, cosa che getterebbe vergogna e fango sulla storia della nostra democrazia“. I Verdi, come da tradizione, accorrevano ad oliare i fucili della NATO, assieme ad altri figuri, come il senatore dell’UDC Giampiero D’Alia che invitava il governo a “non mettere la testa sotto la sabbia e a dimostrare almeno una volta di non essere succube del colonnello Gheddafi“, mentre il deputato del PdL Enrico Pianetta, ex-presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, si appellava a Frattini e Maroni “Per salvare i nostri 300 fratelli eritrei che hanno diritto ad avere asilo politico e non di essere trattati come bestie dalla Libia…” concludendo che era una cosa “più grande degli interessi geopolitici internazionali”. E difatti, un anno dopo, nel 2011, Frattini accoglieva l’appello strappalacrime mettendo davanti agli interessi nazionali ben altri interessi… Pianetta se ne sarà felicitato.
Infatti, la ben istruita Amnesty International avviava la sua ben rodata prassi di disinformazione e propaganda negativa contro i prossimi bersagli della NATO; Riccardo Noury di Amnesty International Italia collegava le due ‘feroci dittature’ libica ed eritrea, da sempre invise sia alla NATO e ai suoi petro-ascari arabi: “Il destino per chi viene rispedito in Eritrea è il carcere, torture e maltrattamenti per loro e i familiari. Chiediamo alla Libia il rispetto degli obblighi umanitari”, corredandole di accuse contro Asmara: leva militare permanente, mancanza di libertà di stampa, persecuzioni religiose, ecc. Al solito, tutto l’occorrente hollywoodiano per creare il fantoccio del nemico perfetto da bombardare in modalità ‘politically correct’.
Difatti, nel dicembre 2009, le Nazioni Unite imponevano le routinarie sanzioni all’Eritrea, compreso il congelamento dei beni e il divieto di espatrio dei membri del Governo. Le solite cose viste, regolarmente applicate ai nemici della NATO e delle istituzioni finanziarie internazionali, come le agenzie finanziarie di George Soros, bandito transnazionale, uso pagare ONG e guitteria dirittumanitarista affinché svolgano i richiesti servizi mirati di disinformazione strategica. Infatti, il governo libico, davanti alle operazioni di ingerenza interna imbastita guarda caso dall’Alto Commissariato dei Rifugiati delle Nazioni Unite, la cui portavoce era proprio Laura Boldrini, decideva di espellere dalla Libia l’UNCHR, per l’opera di destabilizzazione che stava svolgendo soprattutto, sempre un caso, a Misurata, futura roccaforte della sovversione salafita-atlantista del 2011.
Fonte: http://affaritaliani.libero.it/cronache/cappellacci-sardegna-zona-franca180313.html?refresh_ce

di Lorenzo Lamperti
@LorenzoLamperti
“I sardi ci devono credere, farò qualsiasi cosa è in mio potere per attuare la zona franca”. Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna, sceglieAffaritaliani.it per parlare del suo progetto: “Vogliamo diventare come Campione e Livigno. Solo così eviteremo lo spopolamento”. Le conseguenze? “Esenzione dai dazi doganali e da imposte come l’Iva”. Rischi di paradiso fiscale? “Questa è un’opportunità non un problema”. Poi svela gli altri suoi piani: “Battaglia contro il Patto di stabilità, restituzione dell’Imu e un’agenzia delle entrate sarda”. Con il rilancio di Sardex, la moneta complementare locale: “Non vogliamo più sottostare alla ghigliottina di Roma”.
Presidente Cappellacci, com’è nato il progetto di rendere la Sardegna zona franca?
Quello della zona franca è un tema antico. D’altra parte già lo Statuto Speciale della Regione Sardegna all’articolo 12 disciplina l’istituzione dei punti franchi. Il loro riconoscimento compenserebbe gli svantaggi naturali della Sardegna, primo fra tutti l’insularità. Con un approccio di tipo estensivo alla norma dei punti franchi noi crediamo di poter realizzare una zona franca integrale che comporti l’esenzione dai dazi doganali e da imposte quali l’Iva. Cose che già accade per altri territori italiani come Livigno e Campione. I presupposti ci sono.
Che cosa state facendo concretamente per il riconoscimento della zona franca?Abbiamo chiesto all’Unione Europea di interessarsi al nostro caso. Proprio in questi giorni ci è arrivata la risposta della Commissione che ci dice che su questa partita sarà decisivo lo Stato italiano. Per questo ho scritto anche al presidente Mario Monti chiedendogli di dare la giusta attenzione al tema.
Fonte: http://www.beppegrillo.it/2013/03/gruppi_di_comun.html
Articolo pubblicato sul sito Crimini e Cospirazioni il 18 marzo 2013
Link diretto:
http://criminiecospirazioni.wordpress.com/2013/02/24/ho-lasciato-la-massoneria/#more-28
Un Massone si svela e ci scrive perché e come ha deciso di lasciare la massoneria. Qui di seguito pubblichiamo la lettera che inviò ai suoi capi per comunicare loro che se ne sarebbe andato.
Venerabili Fratelli,
non voglio affrontare o dilungarmi su faccende personali che mi hanno infastidito ma che non sono all’origine della mia decisione, e per cui non ho risentimento alcuno nei vostri confronti, anche se ogni dinamica è stata già espressa al Potentissimo Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro 33°.
Cinque anni fa ero in procinto di andarmene, in silenzio, non avendo io le motivazioni per continuare la vita massonica ma, viste le vostre esortazioni di un chiarimento, mi accingo a una breve disamina generale:
In tutti questi 23 anni e mezzo nella massoneria e nel rito scozzese non ho visto novità alcune, e frutti non ne ho raccolti. Vorrei ribadire che le motivazioni che hanno determinato questa mia scelta, non sono risentimenti contro l’operato di qualcuno che, per’altro, se abbia fatto mancanze, dovrà risponderne alla sua coscienza. Le motivazioni riguardano l’Obbedienza tutta, le modalità odierne in Massoneria, ed esprimo qui le mie idee senza nessuna convinzione che tali motivazioni, che mi hanno portato a questa irrevocabile decisione, siano da voi condivise.
In tutti questi anni ho vissuto, con paziente obbedienza e abnegazione, superiore per’altro a quelle che normalmente, profanamente, umanamente siano consone a un professionista del mio status sociale, questa associazione di uomini chiamata massoneria, in cui esiste ad oggi un gran operare e parlare di passioni tutt’altro che propizie all’instaurazione di una tanto decantata fratellanza universale.
Passioni politiche, economiche, sessuali (in netta minoranza).
Ho avuto cariche di un certo spessore, ho partecipato ad adunanze, tornate, in Italia e all’estero, ho versato migliaia di euro tra capitazioni e libere donazioni ed oggi, da 30° grado, rifiuto ogni ulteriore avanzamento di grado e di responsabilità. Leggi il resto di questo articolo »
Tratto da “Il club Bilderberg” di Daniel Estulin
Il 10 novembre 1982, in un’aula del tribunale di Roma, Corrado Guerzoni, un intimo amico della vittima, testimoniò che Aldo Moro – che è stato un leader politico per decenni «fu minacciato da un agente del “Royal Institute for International Affaire” (RTIA), mentre era ancora ministro». Coleman racconta che, durante il processo ai membri delle Brigate Rosse, «molti di loro testimoniarono di essere venuti a conoscenza dell’implicazione di un alto funzionario degli Stati Uniti nel piano per uccidere Moro».
Tra il giugno e il luglio del 1982, «la vedova di Aldo Moro testimoniò che l’omicidio di suo marito era stato il risultato dì una serie di minacce alla sua vita, mosse da qualcuno, che lei definì una figura molto importante della politica degli Stati Uniti”. Quando il giudice le chiese se poteva dichiarare alla Corte cosa aveva detto precisamente questa persona, Eleonora Moro ripeté esattamente lo stesso concetto espresso da Guerzoni: «Se non cambi la tua linea politica, la pagherai cara». In una delle pagine più emozionanti del libro, Coleman scrive: «A Guerzoni, richiamato dal giudice, venne chiesto se era in grado di identificare la persona, di cui aveva parlato la signora Moro. Guerzoni rispose che si trattava di Henry Kissinger, come aveva già detto precedentemente». Perché un importante uomo politico statunitense minaccia un leader di una nazione europea indipendente? La testimonianza sensazionale, e potenzialmente distruttiva delle relazioni tra Stati Uniti e Italia, di Guerzoni fu immediatamente diffusa da tutti i media dell’Europa occidentale, ìl 10 novembre 1982.
Curiosamente, nessun canale televisivo americano pose l’attenzione su quella notizia, anche se Kissinger venne condannato per complicità in omicidio. Ma questo silenzio non è poi tanto sorprendente, come capiremo meglio nella seconda parte del libro, quando parleremo del “Council Foreign Relatìons”.
Tratto da “Il club Bilderberg” di Daniel Estulin
Dall’articolo di Jacques Sapir, economista francese, notizie di ultima ora sui postumi del vertice dell’Eurogruppo circa la situazione del ‘salvataggio’ banche a Cipro. Fonte: http://russeurope.hypotheses.org/1038 . Trad. a cura di N. Forcheri
“In tarda serata [17/3] si apprendeva che il governo cipriota tentava di rinegoziare l’accordo con Bruxelles davanti all’ampiezza delle proteste che aveva provocato mentre alcune fonti riferivano che in Germania ma anche alla BCE stavano prevedendo di applicare lo stesso metodo di confisca dei depositi in Italia e in Spagna. La prima ipotesi è sensata a condizione che non superi il 12% per le tranche dei depositi più elevati. Vista la struttura dei depositi nelle banche cipriote, è attualmente difficile dire se una soluzione in questo senso potrà essere trovata. La seconda idea è pura follia. Cominciare a parlare della possibilità di una confisca fiscale del 15% sui depositi in Italia è esattamente quello che ci vuole per provocare sin da domani una corsa massiccia agli sportelli nella penisola. Qualsiasi siano le smentite successive, c’è da temere che il male sia già fatto poiché l’informazione circola attualmente molto rapidamente sulle reti sociali, twitter e facebook. Abbiamo la prova dell’incoscienza dei burocrati di Berlino Francoforte e Bruxelles. Il regista Audiard faceva dire a uno dei suoi personaggi nel film cult In famiglia si spara “Che stronzo, ha osato!”. Ma a questo ritmo a Bruxelles, Francoforte e altrove troveremo presto la famiglia sparata!
Fonte: Goofynomics il blog di Alberto Bagnai
Ecco le prove: l’archivio segreto degli orrori degli Stati Uniti d’America negli anni ’70. Ma che piacevole sorpresa. Quanto è striminzito il mondo affaristico: una tela del ragno. Il Presidente della Repubblica uscente,Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale in pompa magna, come se migliaia di persone notoriamente ammazzate per ordine di Kissinger fossero bruscolini.
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| Enrico Sassoon (co-fondatore di Casaleggio Associati) |
Henry Kissinger, esatto, proprio lui: il criminale mondiale su cui pende un mandato di cattura internazionale che però nessuno osa arrestare. L’ex braccio destro di Richard Nixon ha partecipato, tra l’altro ad una conferenza organizzata dall’Aspen Institute Italia (di cui è membro Enrico Sassoon, fondatore della Casaleggio Associati, società che dirige Beppe Grillo), al fianco di Napolitano, Tremonti, Lapo Elkann, eccetera. Quante interconnessioni da portare in luce.
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| Aspen Institute Italia (finanziato da David Rockefeller): Kissinger, Napolitano, Tremonti, lapo Elkann… |
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| Kissinger & Napolitano |
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| Il gionalista Rodlfo Walsh, rapito dagli squadroni della morte per ordine del generale Videla il 25 marzo 1977. |
Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.fr.lapluma.net/index.php?option=com_content&;view=article&id=1552:2013-03-10-19-32-19&catid=58:opinion&Itemid=451.
Data dell’articolo originale: 10/03/2013
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9423.
Deceduto il 5 marzo 2013 all’età di 58 anni a causa del cancro, il presidente Hugo Chavez ha segnato per sempre la storia del Venezuela e dell’America Latina.
di Salim Lamrani - lapluma.net.
Tradotto da Alba Canelli per Tlaxcala.
1. Mai nella storia dell’America Latina, un leader politico aveva raggiunto una legittimità democratica così incontestabile. Fin dal suo arrivo al potere nel 1999, sedici elezioni hanno avuto luogo in Venezuela. Hugo Chavez ne ha vinte quindici, l’ultima il 7 ottobre 2012. Ha sempre battuto gli avversari con una differenza di 10-20 punti
2. Tutte le organizzazioni internazionali, dall’Unione Europea all’Organizzazione degli Stati Americani, attraverso l’Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter unanimemente hanno riconosciuto la trasparenza delle elezioni.
3. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, dichiarò che il sistema elettorale venezuelano era il “migliore del mondo”.
4. L’accesso universale all’istruzione attuata dal 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa 1,5 milioni di venezuelani hanno imparato a leggere, scrivere e contare, grazie alla campagna di alfabetizzazione, chiamata Missione Robinson I.
5. Nel dicembre 2005, l’UNESCO ha dichiarato che l’analfabetismo era stato sradicato in Venezuela.
6. Il numero di bambini che frequentano la scuola è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011 e il tasso di scolarizzazione nella scuola primaria è ora del 93,2%. Leggi il resto di questo articolo »



































