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Libertà e rispetto
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La Grecia è sempre più vicina

 

Di Fernando Rossi – da facebook

 

Due notizie che “segnano” ulteriormente la crisi delle imprese e delle famiglie italiane.

Aumenta dello 0,50% il tasso per il pagamento delle cartelle esattoriali e conseguenzialmente sugli importi rateizzati con Equitalia. Il tasso annuale a questo punto arriva a oltre il 5,50%.

Ma la notizia piu’ grave arriva dal Consiglio di Stato che con una sentenza la n. 6389 del 5.3.2013, che definiamo “schizofrenica”, ritiene che le imprese che rateizzano il debito con Equitalia non possono più partecipare alle gare d’appalto perché come recita la sentenza “chi vuole lavorare con la pubblica amministrazione deve rispettare gli obblighi di correttezza e lealtà”.

Insomma, chi paga le rate regolarmente per estinguere dei debiti tributari è condannato a chiudere.

Le imprese che hanno rateizzano i debiti con Equitalia sono quasi un milione.

Con questa sentenza, se applicata dalla Pubblica Amministrazione appaltante, dice il presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro, si mette fine al lavoro di centinaia di migliaia di imprese con il conseguente licenziamento di un numero e norme di lavoratori.

Il presidente Finocchiaro chiede provocatoriamente, cosa pensa il Consiglio di Stato, degli oltre 100 miliardi che la Pubblica Amministrazione deve invece alle imprese?

Insomma, questa mattina un risveglio amaro per imprese e famiglie, che arriva direttamente da due organi dello Stato italiano. E’ necessario mettere il punto su queste questioni perché il rischio ormai prossimo è quello della “morte” del nostro Paese, conclude amaramente Finocchiaro.

di Paolo FERRANTE – Fonte: http://www.storialibera.it/epoca_moderna/assolutismo/articolo.php?id=2634
La soppressione dei Gesuiti

L’ antefatto

“Le plus grand crime qu’on puisse commettre, c’est la composition d’un mauvais livre, puisqu’on ne peut cesser de le commettre” (de Bonald).

Si dice che Pascal sul letto di morte, richiesto dal suo confessore se fosse pentito di aver scritto “Le Provinciali”, abbia risposto “Avrei voluto scriverle ancora più forti!” o qualcosa di molto simile. Lungi da noi il voler imitare il Padre Dante e mettere all’Inferno un genio del calibro di Pascal, ma certo non è difficile convincersi, che, fosse solo per quella risposta, qualche secoletto in Purgatorio lo autore dei “Pensèe” lo debba star trascorrendo.

Madame de Sevignè, donna di mondo, donna di spirito, vicina agli ambienti di corte, era tutta un fremito dall’emozione, mentre descriveva le prodezze di Louis de Montalte nell’ennesima lettera diretta alla figliola; ma quest’ultima, Madame de Grignan, carattere più posato, rispondeva semplicemenente: “C’est toujour la même chose”. E in effetti é sempre la stessa solfa, perchè in fin dei conti di che si tratta? Di un Gesuita sciocco che ha letto e conosce a memoria tutte le opere degli autori, noti e, soprattutto, meno noti della Compagnia e che azzarda le ipotesi più assurde e obsolete, meno ortodosse e condivise, per essere poi messo a tacere da un “provincialotto”.

Il nostro Pascal non era teologo, naturalmente e, con tutto il rispetto per quel grand’uomo, questioni quali quelle trattate, predestinazione gratuita e predestinazione consequente, grazia efficace e grazia sufficente, erano piuttosto al di lá della sua competenza. Ma il Pascal aveva anche lui i suoi amici, cattivi teologi, ma teologi, a cui era assai affezionato e di cui si era fatto portavoce, primi fra tutti gli Arnauld e gli Arnauld volevano dire Port-Royal, cioè Giansenismo.

“Figlie mie”, scriveva il grande Bossuet a quelle buone madri, “Voi avrete pure la purezza degli angeli, ma siete pervase dall’orgoglio di Satana”. E tanto basti per descrivere l’ambiente dove ogni giorno, col capo sparso di cenere, si commetteva un peccato di superbia, tanto vero é che ogni eresia comincia dal rigorismo. Fu lo stesso per il Giansenismo, Calvinismo travestito che attaccava la Chiesa dall’interno.

E i Gesuiti intanto? Alcuni ricevevano la palma del martirio in Giappone, altri evangelizzavano l’India, e l’America, altri erano ricevuti alla corte di Pechino, altri difendevano Roma e l’ortodossia contro i Giansenisti, altri ancora rispondevano agli ingiusti e velenosi attacchi contro di loro con opere erudite, equanimi e sensate e quindi noiose e pesanti e che pochi leggevano. Altri infine, ed ecco ciò che più bruciava ai nostri degni epigoni dell’”Augustinus” e ai loro sostenitori, avevano in mano l’educazione della piú bella gioventú di Francia, i futuri prelati, generali, ministri, amministratori e magistrati, insomma tutto il futuro stato maggiore della nazione, anzi della «prima» nazione. Non solo, ma erano chiamati a consigliare e ammonire un re, e un Re di Francia, anzi «il» Re di Francia, Luigi il Grande in persona, perchè se era il Padre La Chaise a confessare il Sovrano, era il Padre Bourdalue, per la Quaresima, a cantarle chiare tanto a Luigi quanto alla sua corte.

Allora fu uno scandalo: “Che orrore!” Gridarono i “benpensanti” e non ci fu crimine di cui non furono accusati i Reverendissimi: duplicità, morale rilassata, ultramontanismo, apologia del tirannicidio, attentato alle libertà della chiesa gallicana… Titus Oates stesso, date le circostanze, non avrebbe potuto far di più e… non avrebbe potuto far meglio. Luigi XIV, a cui non piaceva la confusione, in veritá impose a tutti il silenzio e, fino a che fu in vita lui, non si poté far molto di piú che ridere alle battute del Tartufo di Moliere. Ma, morto il padrone, ricominció la tiritera: appellanti, devoti, convulsionari, il Papa e l’Enciclica “Unigenitus”, i Parlamenti e le favorite reali, il Delfino e Mesdames le Figlie di Francia… insomma una babilonia. I cosiddetti Filosofi, o Enciclopedisti, ne approfittarono per prendere coraggio e uscire allo scoperto e, ipocriti e infidi tanto per natura quanto per programma, calunniavano, calunniavano, sicuri che qualche cosa ne sarebbe restato.

É regola fissa e provata che piú una chiesa nazionale, con la scusa delle proprie libertá tradizionali, si distacca da Roma, madre comune, piú cade sotto il giogo dello Stato; ed é giusto che sia cosí, poiché quella indipendenza, quelle libertá tanto vantate é solo Roma a garantirle. Ció era stato poco compreso dall’Assemblea del Clero di Francia, persino Bossuet aveva preso una cantonata, ma l’avevano ben capito i Filosofi. Costoro non miravano a qualche riformuccia da poco, ma addirittura a distruggere «a fundamentis» l’antico edificio europeo. Ma l’antico edificio europeo era stato bastito dalla Chiesa allorché aveva battezzato i barbari non piu contenuti alle frontiere dalle armate romane. Benone! Perchè era proprio alla Chiesa, in fondo, che se ne voleva, a questa organizazione soprannazionale che era tutto, dappertutto e si ingeriva di tutto, che prescriveva astinenze e ammende, che regolava il calendario e i corsi delle universitá, che imponeva l’acqua santa al povero per battezzarlo e l’olio santo al re per incoronarlo. Questa organizzazione che, avendo civilizzato l’Europa, proclamava il suo diritto a parlare sempre a voce alta e a insegnare all’uomo come raggiungere la felicitá futura e, a ben comprenderla, pure quella presente terrena.

Il padre di tutte le menzogne aveva trovato, o si era creato, gli strumenti adatti: una filosofia di una deprimente povertà concettuale e pertanto facilmente accessibile a una serie di animi presuntuosi e mediocri; uno spirito di antistoricismo che rifiutava programmaticamente di comprendere la ragion d’essere di qualunque aspetto della societá che lo circondava; una rilassatezza di costumi a cui tutto ció faceva buon gioco; la naturale cupiditá dei governi che vedevano giunto il momento favorevole per riprendersi ció che non era mai stato loro.

Il Filosofismo decise allora di sfruttare gli appetiti del trono per attaccare l’altare e creó la finzione del dispotismo illuminato. Ma per poter avere la via completamente libera, doveva prima disfarsi di coloro che avrebbero ben compreso le sue trame e che erano di Roma i piú agguerriti difensori, i Gesuiti appunto.

Nella Francia del ‘700 i fallimenti pedagogici alla Voltaire nei collegi della Compagnia per fortuna non erano numerosi, ma evidentemente ce n’erano abbastanza per riempire i ranghi del Parlamento di Parigi, una di quelle alte corti di magistratura che, sotto l’antico regime, erano considerate custodi delle leggi fondamentali dello stato. Tuttavia forse anche cosí non si sarebbe venuti a capo di nulla, se i Filosofi non avessero avuto la fortuna di avere dalla loro due gran personaggi. L’uno era il primo ministro, il signor duca di Choiseul, brutto e ambizioso, brillante e donnaiolo, che li proteggeva, corrispondeva con Voltaire e riceveva a casa propria tutti i nemici della religione. L’altra era la sua stessa protettrice, quella donna affascinante e garbata, raffinata e colta che fu Madama la Marchesa di Pompadour, nata Poisson, favorita del Re Luigi XV e che aveva anche lei una vera “passione” per gli Enciclopedisti.

Ecco quindi che, finalmente, la madre Angelique, che per più di un anno, si badi bene, rifiutò di ricevere la Comunione non ritenendosene degna; l’austero Arnauld, il solitario di Port Royal; nonché il geniale e ancor piú austero Pascal-Montalto godettero il loro trionfo postumo sui loro inveterati nemici grazie ad una favorita reale; a colui che la «vox populi» additava come il suo paraninfo e che era probabilmente anche un ateo; nonchè ai Parlamenti in cui la fazione che muoveva le fila era a dir poco scismatica e, pur facendosi chiamare “Giansenista” e “Gallicana”, si rifaceva in realtà alle massime apertamente eretiche di Edmond Richer. Quando si dice l’ironia della “sorte” -giacchè sarebbe impertinente dire “l’ironia della Provvidenza”…

Avendola presa un poco alla lunga, cosa che sembrava necessaria per dare almeno un’idea di un contesto storico estremamente complesso, si puó ora proseguire esponendo i fatti in ordine cronologico. Leggi il resto di questo articolo »

Il PCV propone misure per creare una nuova base materiale verso la transizione socialista
 
Tribuna Popular | tribuna-popular.org
Caracas, 25/02/2013
Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha proposto questa mattina che lo Stato venezuelano assuma il monopolio sulle importazioni per porre fine alla speculazione e la fuga di dollari dal paese fatta da uomini d’affari senza scrupoli. Tutto questo nel quadro di una serie di misure economiche dirette a passare dallo Stato capitalista dipendente, rentier e improduttivo che ancora esiste, per creare una base sociale produttiva in Venezuela.
Oscar Figuera nel precisare alcune delle misure economiche avanzate, ha chiarito che il PCV non sta proponendo misure di carattere socialista, ma misure transitorie per creare la base materiale di sviluppo che permetta la costruzione futura del socialismo.
“Non stiamo proponendo, né proporremo misure che possono considerarsi socialiste, perché se non abbiamo creato la base materiale, né abbiamo trasformato la base materiale di carattere capitalistico, è molto difficile oggi proporre misure socialiste”, ha affermato. Leggi il resto di questo articolo »

Fonte: Losai.eu 

Espulso dalla magistratura per aver “inventato” la presenza in Italia di sette e poteri occulti

C’è una storia di ordinaria ingiustizia, che rimbalza sulla rete ma non ottiene visibilità negli “autorevoli media” nazionali e che riguarda il dottor Paolo Ferraro, un giudice già attivo in battaglie esemplari quali la riconquista della nostra sovranità monetaria e della nostra indipendenza nazionale, oggetto delle attenzioni della casta e al quale si vuole, praticamente, togliere la dignità di cittadino ed essere umano.
Contro Paolo Ferraro, espulso di recente dalla Magistratura con provvedimento del CSM perché accusato di essersi “inventato” la presenza e l’attività in Italia di massonerie e sette sataniche, sta andando avanti a tappe forzate una “damnatio” . Il Csm ha proposto innanzi al Tribunale di Roma un’istanza per porre Ferraro, addirittura, sotto ad “amministrazione di sostegno e cure farmacologiche”. In sostanza una richiesta di revoca di capacità giuridica di agire.
Secondo Paolo Ferraro si tratta in sostanza di un accerchiamento da più lati (ci sono di mezzo le iniziative legali della coniuge separata) per bloccare la sua attività di denuncia e politica.
“Per il 14 marzo 2013 – scrive Paolo Ferraro – sono stato convocato in udienza dinanzi al giudice tutelare di Roma (presidente della sezione Tribunale) per la “nomina di amministratore di sostegno” non alla mia anziana madre o alla signora terminale in ospedale… ma a me… Leggi il resto di questo articolo »

di Maurizio Elia Spezia – Fonte: http://www.losai.eu/le-femen-sono-assoldate-dalla-massoneria/

 

In più di un’occasione abbiamo parlato delle Femen (cliccare per gli articoli passati).

Oggi vi voglio proporre questa foto tratta dal sito Repubblica.it rivisitata da noi:

Quello che vedete nell’ingrandimento è la famosa G all’interno della squadra e compasso, simbolo della Massoneria.

Ecco una descrizione:

Il significato della lettera G collocata all’interno dei due strumenti sovrapposti non sarebbe altro che l’iniziale del Grande Architetto, Hiram Abif e per estensione l’aspetto divino legato alla costruzione. Un’altra interpretazione attribuisce a questi simboli una valenza prettamente architettonica: infatti Squadra e Compasso sono strumenti indispensabili per costruire edifici dalle forme regolari e dall’impianto stabile. Per analogia quindi, si ergono a simboli dei mezzi ordinatori delle virtù e delle conoscenze che inducono alla perfezione dello spirito. Se vista in quest’ottica la Squadra simboleggia la morale, la rettitudine e la determinazione d’intenti, in altre parole rappresenta una regola immutabile e un obbligo; il Compasso simboleggia la spiritualità, la volontà, la capacità e il genio. Trasponendo questo significato possiamo affermare che la Squadra e il Compasso sono simbolo dell’ordine degli elementi e delle leggi naturali che governano l’Universo. Secondo una terza interpretazione Squadra e Compasso sarebbero legati invece al mare e alla navigazione. La Squadra corrisponderebbe al sestante e il Compasso all’arco di cielo di riferimento. Una sorta quindi di mappa stellare dell’emisfero boreale con indicata, nel punto della G, la costellazione dei Gemelli (Gemini in latino). Per estensione potremmo dire quindi che si tratta di una mappa del tesoro per raggiungere la via dell’iniziazione.

 

Come potete vedere la massoneria quando agisce mette sempre una firma.

 

di Gianni Tirelli

LE FABBRICHE: UNO STRUMENTO DI SCHIAVITU’ INDOTTA DAL BISOGNO PRIMARIO
Un uomo, costretto a lavorare otto ore ogni santo giorno (che piova o tiri vento), per quarant’anni della sua vita dentro una fabbrica malsana, caotica e assordante, per miserabili 1000 euro al mese, non solo è un irresponsabile ma (senza il dubbio di essere smentito), uno psicopatico. Questo, vale anche per le otto ore svendute di fronte ad un computer, o alla guida di un Tir, o alla cassa di un supermercato. Questa non è la vita o estrema condizione di sopravvivenza, ma stato vegetativo. E mai nella storia del mondo si era raggiunto un tale livello di SCHIAVITU’ e di FOLLIA!! L’uomo ragionevole, muore per un calcio sferrato dal suo cavallo, per essere caduto ubriaco dal fienile o colpito da un fulmine in una notte di tempesta, mentre cerca di radunare il suo gregge di pecore. L’uomo ragionevole, muore annegato, dopo essere caduto con la sua bicicletta in un fossato, di notte, tornando dall’osteria verso casa.
L’uomo ragionevole, muore soffocato dall’ultimo boccone della sua cena o avvelenato dalla puntura di una vipera – muore per un colpo di pugnale al cuore, sferratogli dal suo acerrimo nemico, per una parola di troppo – muore di fatica, dopo avere dissodato, con la sola forza delle sue braccia, un campo di patate. L’uomo ragionevole, muore da uomo, sereno, fra le quatro mura della sua casa di pietra, circondato dall’affetto dei suoi cari, perché la memoria delle sue azioni, sia da conforto per tutti quelli che lo hanno amato. L’uomo ragionevole cerca l’autonomia e la libertà, in una condizione d’autenticità, e di qualità della vita. Diversamente, meglio sarebbe per lui, vivere di espedienti e trovare ristoro, nel freddo di una baracca di lamiera e cartone, e che fosse la carità, a soddisfare i suoi bisogni, e le notti stellate, i suoi sogni.
Il mito dell’alfabetizzazione poi, e della scolarizzazione obbligatoria, sdoganato dal Sistema come riscatto ad una condizione di ignoranza, accesso alla società civile e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così, il lavoro della terra, vera conoscenza, tradizioni, principi e valori), è miseramente defunto.
La perdita di autonomia e autosufficienza (un tempo valore fondamentale dell’illuminata società contadina), ci ha relegato dentro una schiavitù senza catene, omologando gli individui e privandoli dei personalismi, immaginazione e slanci rivoluzionari. Per il Sistema una vera pacchia!!
Quella che oggi, impropriamente, viene definita “la cultura”, si è rivelato arido apprendimento, improduttivo e inconcludente.
Quanti giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui banchi di scuola, dentro atenei caotici, fra master e improbabili specializzazioni? Quanti hanno rinunciato a vivere, per rincorrere, il mito di una laurea, svuotata di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione dei loro padri? Quante energie e sudati risparmi, è costato tutto questo?
Meglio sarebbe stato per loro zappare un campo, coltivare patate – raccogliere i frutti della fatica, dando alla propria esistenza, un senso, una dignità e una vera libertà.
Che futuro avranno mai questi ragazzi, quando oggi, il Sistema, li ha derubati dalla capacità di volare, da soli e liberi, incatenandoli all’illusione e alla paura?
Meglio sarebbe stato per loro impastare cemento, costruire una casa di pietra, sulla collina, fra i sugheri le querce – poi al tramonto, rincasare, e perdersi nella magia dei sorrisi e garriti di gioia, di marmocchi analfabeti, gonfi d’amore e di sincera meraviglia.
L’uomo di quest’epoca insensata si deve dunque ribellare, e riappropriare dell’unica cosa che è capace di produrre miracoli, e in grado di riesumare autentiche passioni e vere motivazioni: la Terra. La Terra, è il vero potere! Il solo potere al quale possiamo serenamente sottometterci sapendo che, domani, per noi sarà un altro giorno. Un giorno nuovo, pieno di aspettative e di speranze, di sana fatica, sereno riposo e di felicità.
La tanto rivoluzione industriale, ci ha regalato due guerre mondiali (70 milioni di morti) con annesso, bomba atomica, nazi-fascismo e liberismo relativista. Quest’ultimo (il peggiore di tutti i mali), decreterà la fine del mondo occidentale.
Oggi, la parola é diventata numero e quindi calcolo e bieco opportunismo, quando, fino a ieri (prima dell’infausta rivoluzione industriale), era sinonimo di evasione e di cultura.
La capacità di sapersi adattare alle circostanze, rende gli uomini autonomi e per questo liberi. Questa prerogativa, è resistita nel tempo per tutto il corso della storia umana, per poi impantanarsi e soccombere nelle società post-industriali consumiste e idolatre.

Articolo di    Andrea Cavalleri

Grazie all’infaticabile lavoro divulgativo di Paolo Barnard, in Italia abbiamo conosciuto la Modern Money Theory, elaborata da un gruppo di economisti americani, fra cui il più rinomato è Warren Mosler. La nuova scuola dichiara di aver elaborato un metodo per assicurare il benessere finanziario della popolazione, gestendo una moneta sovrana.

Il tutto parte dall’osservazione che:

G – T = S – I

Spesa pubblica meno tasse (Bilancio pubblico) è uguale al risparmio meno gli investimenti

(Bilancio privato). Il che, secondo i fautori della MMT significa che più è ricco lo Stato e più sono poveri i cittadini e, viceversa, più lo Stato va in disavanzo e più i cittadini ne beneficiano.

A parte il fatto che l’equazione è ricavata algebricamente dalla definizione del PIL generalmente contenuta nei manuali di economia e che la realtà probabilmente è tutto un altro paio di maniche, comunque, accettando che sia verosimile, Mosler e soci ne traggono una sorprendente conclusione: la spesa a deficit, da parte dello Stato è cosa buona e positiva perché arricchisce le famiglie, le quali risparmiano e investono, promuovendo la piena occupazione.

Replicando all’infinito una politica keynesiana, si manterrebbe sul mercato la massa monetaria occorrente (il cosiddetto “money supply”) che, da quanto racconta Barnard, potrebbe essere emessa con gli stessi identici esiti sia che lo facesse direttamente lo Stato, sia che lo facesse una Banca Centrale (magari privata) contro titoli di debito. Leggi il resto di questo articolo »

Fonte: http://tuttouno.blogspot.it/2013/03/gregorio-xvii-il-papa-in-rosso_10.html

Il Cardinal Siri il 18 settembre 1988 nell’ultima intervista che concesse a Benny Lai, il più anziano dei Vaticanisti, riguardo la Sua presunta elezione a Pontefice: 
Chiedendo perdono a Dio per non avere accettato la candidatura nei conclavi cui aveva partecipato, Siri lasciò intendere di provare una profonda amarezza per i cambiamenti che avevano interessato la Chiesa dopo il pontificato di Pio XII:
Ho fatto male, perché avrei evitato di compiere certe azioni… Vorrei dire, ma ho timore a dirlo, certi errori. Quindi ho avuto un grande rimorso e ho chiesto perdono a Dio. Ho commesso un errore, e oggi lo capisco. Spero che Dio mi perdoni. »
(Sergio Romano, Giuseppe Siri, principe vescovo di Genova, Il Corriere della Sera, 1 giugno 2006)…” Leggi il resto di questo articolo »

Fonte: http://www.rischiocalcolato.it/2013/03/capitano-ce-molta-nebbia-chi-e-al-timone-nessuno.html

13 marzo 2013Di 

 

Capitano, c’è molta nebbia… chi è al timone?. … Nessuno.

costa nebbia Capitano, cè molta nebbia... chi è al timone?. ... Nessuno.

Nebbia.

Fitta.

Un elettorato sospeso tra la passione politica del giorno prima e la fitta foschia del giorno dopo

5STELLEOUNASTAR 339x300 Capitano, cè molta nebbia... chi è al timone?. ... Nessuno.

La nave procede a forte andatura. Molti rumori, un certo caos di sottofondo, voci senza senso si rincorrono.  Nessun fatto nuovo.  Qualche sparo attutito. Marò?

Il transatlantico ITAGLIA naviga a vista. I Motori (gli apparati) girano a palla. Massima velocità. Forse vinceremo il nastro azzurro… categoria corse nella nebbia…

Girano al massimo. Ieri un mio cliente che ha cessato l’attività si è visto notificare 67.000.000 euro di Inps arretrata. Leggendo meglio vede che 24.000 sono more, aggi e spese.  il 57% in più. Leggi il resto di questo articolo »

Font: http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/122401-chavez-stato-e-potenza-intervista-direttore-di-radio-italia-irib,-nel-mondo-di-oggi-o-fai-il-chavez-o-il-maggiordomo-dei-potenti-  Chavez: Stato e Potenza intervista direttore di Radio Italia IRIB, ‘nel mondo di oggi o fai il Chavez o il maggiordomo dei potenti’

Chavez: Stato e Potenza intervista direttore di Radio Italia IRIB, 'nel mondo di oggi o fai il Chavez o il maggiordomo dei potenti'

TEHERAN (RADIO ITALIA IRIB) – Il sito di Stato e Potenza ha richiesto di potere intervistare il direttore di Radio Italia IRIB per quanto riguarda le relazioni tra Iran e Venezuela durante la vita di Chavez, richiesta alla quale abbiamo risposto con piacere ed onore. E’ disponibile al link sottostante l’intervista integrale realizzata dal giornalista Filippo Bovo con Davood Abbasi.

(http://www.statopotenza.eu/6332/intervista-al-direttore-di-irib-su-chavez-visto-dalliran)

1) Prima di tutto vi ringrazio per aver accettato di farvi intervistare da noi. Come avete accolto, quattordici anni fa, la notizia dell’elezione di Chavez in Venezuela? Quali aspettative ha suscitato in Iran?
Che sia lodato Dio, il Migliore dei Creatori.
All’inizio di questa intervista sento il dovere di soffermarmi su questo verso di Rumi, poeta persiano classico, che diceva che se si cerca di mettere il mare in una brocca, si potrà prendere solo ciò che basta per qualche giorno. Parleremo di Chavez ma ricordiamoci che la nostra parola è solo una brocca mentre stiamo cercando di parlare del mare. Leggi il resto di questo articolo »

TEHERAN (RADIO ITALIA IRIB) – “Anche senza Chavez il mondo è comunque pieno di dittatori”. E’intitolato cosi’ un articolo dell’8 Marzo firmato da Anna Mazzone su Panorama (http://news.panorama.it/esteri/Anche-senza-Chavez-il-mondo-e-comunque-pieno-di-dittatori) che scrive un “incredibile” articolo.

E’ davvero difficile credere che una persona arrivi ad un livello tale da poter scrivere certe cose ed e’ veramente impensabile che un periodico, anche se caduto molto in basso, possa pubblicare simili farneticazioni. Leggi il resto di questo articolo »

Fonte: http://www.rischiocalcolato.it/2013/03/perche-i-mercati-ci-stanno-massacrando-leconomia-e-irrilevante-e-cosa-vogliono-le-banche.html 

13 marzo 2013Di 

Schermata 2013 03 13 alle 13.50.25 Perché i Mercati ci Stanno Massacrando, lEconomia è Irrilevante. E cosa Vogliono le Banche.(solo 6 piccoli punti base fra Spagna e Italia….)

 

Esattamente cosa sarebbe cambiato nell’economia reale italiana dalle ore 17 del 25 Febbraio ad oggi? (cioè da quando sono usciti i primi dati reali sulle elezioni e si è visto lo stallo)

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E allora perché la borsa italiana è stata, da quel preciso momento la peggiore del mondo (propio tutto) e lo spread fra Bund e BTP sta tornando sopra quello Spagnolo?

La risposta è in questa sigla: OMT.

Vi ricordate a fine luglio 2012? Mario Draghi  (con il consenso della Germania) annunciò un piano straordinario di sostegno condizionale della BCE sui debiti pubblici delle nazioni in difficoltà. In altre parole, su richiesta dello Stato interessato, la BCE si impegna a fare “tutto ciò che è necessario” cioè “comprare tutti i bond necessari stampando Euro” a patto che lo Stato beneficiato accetti “certe condizioni”, la Troika per sintetizzare .

Il meccanismo si chiama OMT (Outright Monetary Transactions, wiki) e presuppone una precisa condizione politica:

Che esista un governo e un parlamento con una maggioranza che legittimi la richiesta di aiuto e ne accetti le condizioni.

Il mercato è attentissimo alla politica italiana, sugli schermi dei trader nelle sale operative del mondo appaiono tradotte le dichiarazioni di Bersani, di Berlusconi e di Grillo (Monti ormai è irrilevante), non era mai successo. (e immaginatevi lo sconcerto per certi sproloqui tradotti in tedesco… per dire)

La partita sul mercato si gioca su un singolo interrogativo: L’Italia avrà o no un governo che “in caso di emergenza” abbia la forza di mettere sotto tutela i cittadini italiani espropiandone la sovranità in cambio di aiuti finanziari?

Pare che la Spagna questo governo, nella percezione del mercato, lo abbia. L’Italia forse no, ed eccovi spiegato lo spread quasi azzerato fra Italia e Spagna ela borsa più debole del globo.

Ricapitolando: nei recenti scivoloni di borsa e dello spread l’economia reale non c’entra una mazza*, si tratta di politica, si tratta di vedere se il prossimo governo è quello giusto per i detentori di bond italiani.

Punto e basta.

* fa schifo adesso come lo faceva 20 giorni fa.

Cosa vogliono le banche

Beh leggetevi i recenti commenti del Corriere della Sera, già definito (da altro blogger) il Blog ufficiale delle Banche e della Finanza. Noterete appelli accorati alla responsabilità e al governo di salvezza nazionale (per le banche).

(link all’azionariato di RCS società che possiede il Corriere della Sera)

Noterete anche che nel governo di salvezza nazionale del Corriere della Sera non è compreso il M5S: chi rimane?

Bunga, bunga, bunga…….B.

Mercoledì 13 Marzo 2013 02:49


In foto: David Rossi, dirigente MPS che si è suicidato 
lanciandosi dalla
finestra del proprio ufficio. Era molto vicino a Mussari

Una banca non può gestire in proprio i fondi pensione dei suoi dipendenti, ma MPS e Intesa San Paolo, recentemente, la prima con ampio preannuncio, ma senza consultare i sindacati, la seconda con la loro approvazione, hanno affidato in deposito i fondi della previdenza integrativa dei loro dipendenti (la prima in toto, la seconda – se ben capisco – in parte) a “State Street Bank” – nome stranamente adottato da molte banchette, tra cui una milanese controllata da una srl con un capitale sociale di 11.112 Euro, a sua volta posseduta da una srl tedesca. A quella banchetta MPS aveva però già concesso, con modalità strane, due mutui decennali chirografari per ben 1,750 miliardi, poi rimborsati con 9 anni di anticipo… Bankitalia e Consob sapevano? Possono stare tranquilli sulle loro pensioni integrative  decine di migliaia di bancari?

David Rossi, capo dell’area comunicazioni di MPS e amico di Mussari, alle 20:30 del 6 marzo 2013 si è suicidato buttandosi a spalle indietro dalla finestra del suo ufficio poco dopo aver telefonato alla moglie che stava per tornare a casa e poco dopo un’altra, lunga telefonata (un confidente mi dice con superiore). Fossi il PM, disporrei esami per accertare a) se era stato narcotizzato; b) chi era in sede al momento (ore 20:30). Soprattutto mi interesserei a chi era presente tra i dipendenti recentemente assunti dalla direzione senza concorso, in un rinnovo del personale avvenuto durante l’attuale crisi, quindi sospetto. Questo tanto per cominciare. Leggi il resto di questo articolo »

 MPS: PUBBLICATO SUL SITO WWW.ADUSBEF.IT MODULO CITAZIONE MPS,BANKITALIA E CONSOB.

COMUNICATO STAMPA

MPS: PUBBLICATO SUL SITO WWW.ADUSBEF.IT MODULO CITAZIONE MPS,BANKITALIA E CONSOB.

Negli ultimi anni, migliaia di risparmiatori hanno perso i loro soldi: l’unica difesa è quella dell’immediato attacco! Su iniziativa dell’ADUSBEF, ora sullo scandalo Monte dei Paschi di Siena indaga anche la procura di Trani: il fascicolo è stato aperto sulla base di un esposto presentato dall’Associazione. Si profilano le accuse di truffa agli azionisti e manipolazione del mercato, ma si delinea anche e soprattutto un’indagine volta a scandagliare gli omessi controlli di Bankitalia e Consob, sulle operazioni Mps, sia per lo scandalo derivati, sia per il nulla osta per l’acquisizione di Banca Antonveneta.
“L’Adusbef – scrivevamo nell’esposto– chiede alla Procura della Repubblica (anche a quella di Roma, Milano,ecc.) di aprire un’indagine tesa ad accertare le ragioni che hanno indotto Bankitalia e Consob a non vedere, né verificare nei bilanci Mps, ricoperture rischiose in prodotti derivati, e se tali poste contabili fossero state segnalate nei bilanci, da parte del collegio sindacale e società di revisione contabile”. Negli ultimi due anni, la piccola procura guidata da Nicola Maria Capristo, ha indagato su colossi mondiali del rating come Moody’s (per il quale è stata chiesta l’archiviazione), Fitch e Standard & Poor (per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio per gli artifici informativi che hanno danneggiato il mercato azionario italiano). Ora s’appresta a scavare su Mps, Consob e Bankitalia. L’esposto dell’Adusbef si concentra soprattutto sul ruolo della vigilanza. L’Adusbef chiede, infatti, di verificare “le ragioni del nulla osta di Bankitalia all’acquisizione di Banca Antonveneta, per un valore superiore a quanto non fosse stato pagato qualche mese prima da Banco Santander“. Altro punto da chiarire: “Perché, nel pacchetto, Mps non pretese anche il controllo di Interbanca, il corporate dell’istituto del Nord Est che da solo valeva 1,6 miliardi di euro”. L’istituto, segnala l’Adusbef, “rimase nelle mani degli iberici”. La procura di Trani è chiamata a verificare “l’enorme plusvalenza per entrare in possesso di una banca, l’Antonveneta, il cui valore patrimoniale, il presidente del collegio sindacale di Monte Paschi, Tommaso Di Tanno, aveva stimato in appena 2,3 miliardi”. Ma queste sono soltanto le premesse, per il lungo elenco d’ipotesi di reato denunciate dall’Adusbef, che spaziano dalla truffa al falso, dalla manipolazione dei mercati alle false comunicazioni sociali, per giungere all’omessa comunicazione del conflitto d’interessi tra controllati e controllori. Il nocciolo della questione, per il fascicolo appena aperto dalla procura di Trani, sta nella richiesta di estendere “le indagini agli esponenti aziendali della Banca Mps nonché alla Banca d’Italia ed alla Consob, potendosi configurare, a carico degli stessi, gravi ipotesi delittuose”. Leggi il resto di questo articolo »

Fonte: http://seigneuriage.blogspot.it/2013/03/alain-de-benoist-reddito-di-cittadinanza.html

«Voi volete soccorrere i poveri, io, invece,
voglio sopprimere la miseria»
(Victor Hugo, Novantatré)

La società globale non è mai stata tanto ricca quanto oggi. Non sarebbe quindi ragionevole che le società ricche distribuissero una parte della loro ricchezza ai loro  cittadini, anche solo in una prospettiva di «investimento sociale», per assicurare una coesione sociale più che mai minacciata? Dopo la creazione dello Smic (salario minimo garantito) nel 1950, quella del RMI (reddito minimo di inserimento) nel 1988, quella del RSA (reddito di solidarietà attiva) nel 2009, è forse tempo, in un momento in cui le disuguaglianze continuano a crescere, di passare dal semplice aiuto sociale a una concezione radicalmente nuova della solidarietà economica? A queste domande rispondono in senso affermativo i sostenitori di un reddito sociale garantito, cui si attribuiscono numerosi nomi: «reddito di cittadinanza», «reddito sociale», «reddito universale», «reddito di esistenza», «reddito garantito», «reddito d’autonomia», «sussidio universale», «credito sociale», «reddito di dignità», «dividendo universale», «dotazione incondizionata di autonomia», ecc. Il termine di «reddito di cittadinanza» ci sembra quello migliore, perché ha il merito di inscrivere il progetto nel quadro di una politia, cioè di una comunità politica data. Come il diritto di voto, il diritto al reddito di cittadinanza deriverebbe dal solo fatto di essere cittadino.
Il principio è semplicissimo: si tratta di versare a ogni cittadino, dalla sua nascita alla sua morte, un reddito minimo che sia incondizionato, inalienabile, uguale per ciascuno, e cumulabile con qualunque altro reddito o attività senza altra degressività che quella del sistema fiscale in vigore. Contrariamente alle forme classiche del reddito minimo (come il RMI, poi il RSA), è un reddito versato a tutti, poveri e ricchi, su una base strettamente individuale e senza alcuna esigenza di contropartita (diversa dall’appartenenza alla comunità nazionale). Il reddito di cittadinanza manifesta così il riconoscimento politico di un diritto incondizionato alla sopravvivenza materiale di ogni cittadino. Rappresenta un atto di solidarietà che si esercita in permanenza, a priori, e non più su richiesta e a posteriori. «Questo reddito è accordato perché si esiste e non per esistere», dice Yoland Bresson; è «una sorta di “buono di partecipazione”, che ratifica un’appartenenza e impegna il cittadino nella comunità»[1]. Jean-Marc Ferry lo definisce anche come un «reddito sociale primario distribuito egualitariamente in modo incondizionato ai cittadini maggiorenni della comunità politica di riferimento». Non si tratta dunque affatto di «monetizzare» la cittadinanza – per definizione, la cittadinanza non ha prezzo – ma di aggiungere un attributo supplementare a quelli di cui i cittadini hanno già la prerogativa (alcuni di questi attributi avendo già un contenuto economico o finanziario). Non essendo soggetto ad alcuna condizione, il reddito di cittadinanza si distingue dai sussidi sociali che esigono come contropartita la ricerca di un’occupazione. Non può essere pignorato ai più poveri, ma rientra nel reddito imponibile dei più facoltosi. È un reddito di base che ciascuno integra o no in funzione dei suoi bisogni. Leggi il resto di questo articolo »

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