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Fonte: http://domenicolosurdo.blogspot.com/2011/08/sette-punti-sulla-guerra-contro-la_27.html

27 agosto 2011 - Fonte: http://domenicolosurdo.blogspot.com/2011/08/sette-punti-sulla-guerra-contro-la_27.html

Ormai persino i ciechi possono essere in grado di vedere e di capire quello che sta avvenendo in Libia:

1. E’ in atto una guerra promossa e scatenata dalla Nato. Tale verità finisce col filtrare sugli stessi organi di «informazione» borghesi. Su «La Stampa» del 25 agosto Lucia Annunziata scrive: è una guerra «tutta “esterna”, cioè fatta dalle forze Nato»; è il «sistema occidentale, che ha promosso la guerra contro Gheddafi». Una vignetta dell’«International Herald Tribune» del 24 agosto ci fa vedere «ribelli» che esultano, ma stando comodamente a cavallo di un aereo che porta impresso lo stemma della Nato.

2. Si tratta di una guerra preparata da lungo tempo. Il «Sunday Mirror» del 20 marzo ha rivelato che già «tre settimane» prima della risoluzione dell’Onu erano all’opera in Libia «centinaia» di soldati britannici, inquadrati in uno dei corpi militari più sofisticati e più temuti del mondo (SAS). Rivelazioni o ammissioni analoghe si possono leggere sull’«International Herald Tribune» del 31 marzo, a proposito della presenza di «piccoli gruppi della Cia» e di «un’ampia forza occidentale in azione nell’ombra», sempre «prima dello scoppio delle ostilità il 19 marzo».

3. Questa guerra non ha nulla a che fare con la protezione dei diritti umani. Nell’articolo già citato, Lucia Annunziata osserva angosciata: «La Nato che ha raggiunto la vittoria non è la stessa entità che ha avviato la guerra». Nel frattempo, l’Occidente è gravemente indebolito dalla crisi economica; riuscirà a mantenere il controllo su un continente che sempre più avverte il richiamo delle «nazioni non occidentali» e in particolare della Cina? D’altro canto, lo stesso quotidiano che ospita l’articolo di Annunziata, «La Stampa», si apre il 26 agosto con un titolo a tutta pagina: «Nuova Libia, sfida Italia-Francia». Per chi ancora non avesse compreso di che tipo di sfida si tratta, l’editoriale di Paolo Baroni (Duello all’ultimo affare) chiarisce: dall’inizio delle operazioni belliche, caratterizzate dal frenetico attivismo di Sarkozy, «si è subito capito che la guerra contro il Colonnello si sarebbe trasformata in un conflitto di tutt’altro tipo: Guerra economica, con un nuovo avversario, l’Italia ovviamente». Leggi il resto di questo articolo »

Nuovi studi sostengono che il fallito colpo di Stato del 19 agosto 1991 sarebbe stato parte di un piano segreto degli Usa per accelerare il collasso dell’Urss e saccheggiare le sue risorse energetiche

Vent’anni fa, il 19 agosto 1991, i carri armati occupavano il centro di Mosca e circondavano la ‘Casa Bianca’, il grande palazzo del Parlamento, mentre il presidente dell’Unione Sovietica Michail Gorbacev veniva costretto nella sua dacia in Crimea dov’era in vacanza. Il vicepresidente Gennadij Janaev annunciava alla televisione lo stato d’emergenza e il passaggio dei poteri a una giunta militare guidata dal capo del Kgb, il generale Vladimir Kryuchkov.

I mass media presentarono il colpo di Stato come il tentativo dei ‘conservatori’ sovietici di bloccare in extremis il processo di dissoluzione istituzionale dell’Urss che Gorbacev si apprestava a formalizzare concedendo l’indipendenza alle repubbliche dell’Unione. Questa è rimasta la ‘versione ufficiale’ fino a oggi.
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http://www.byoblu.com/post/2011/08/19/Non-ce-nessuna-crisi.aspx#continue
Non c'è nessuna crisi - La parabola del contadino e dello speculatore - Byoblu Claudio Messora Finanza Economia Politica monetaria

Un contadino ha un campo di grano e produce pasta e pane. Un secondo contadino ha un frutteto. Un allevatore ha un gregge di pecore e produce latte e formaggi. Un artigiano realizza mobili in legno, un altro fila la lana e tesse indumenti.

Quello che ha il pane ne scambia una parte con il formaggio dell’allevatore e con i maglioni del secondo artigiano. Quello che ha la frutta ne scambia un po’ con un tavolo e quattro sedie, e con qualche chilo di pasta. Ognuno produce qualcosa e tutti insieme hanno le cose essenziali per vivere. La natura, del resto, nel medio termine si può considerare prevedibile: se un anno c’è meno frutta, l’anno dopo ce ne sarà di più.

Arriva uno speculatore che, promettendo di scambiare nuovi beni, si prende un po’ di pane, un po’ di frutta, un po’ di latte e un po’ di formaggio. Non restandone più a sufficienza per tutti, scambia quello che ha preso con chi ne ha bisogno ma, data la scarsità di beni che ne deriva, pretende da ciascuno un corrispettivo maggiore di indumenti, di sedie, di pane, di formaggio… Se l’allevatore, mettiamo, non riesce a far fronte alle richieste, perché non dispone di risorse sufficienti a coprire l’aumento artificiale del fabbisogno, lo speculatore gli concede lo stesso il pane e tutto il resto, ma lo impegna a versare l’ammanco ipotecando il formaggio che non è ancora stato prodotto. Lo indebita.

Arriva un secondo speculatore e si prende la restante parte della produzione locale. I contadini, gli artigiani e l’allevatore accettano, perché hanno bisogno di compensare la carestia indotta, cercando di produrre di più e di entrare subito in possesso di ciò che viene improvvisamente loro a mancare.

A questo punto, tutti i beni disponibili sono nelle mani dei due speculatori, i quali sono liberi di decidere come, a chi e per quanto scambiarli. Fanno i prezzi, esigono sempre di più e indebitano progressivamente i contadini, gli artigiani e l’allevatore che ora non producono più per vivere, ma vivono per produrre una quantità sufficiente, sempre maggiore, di cibo e di beni, che possa soddisfare le richieste degli speculatori.

Con l’arrivo di un terzo speculatore, proveniente da terre lontane, che a sua volta ha indebitato altri artigiani, altri allevatori e altri contadini, i tre iniziano a riunirsi periodicamente per scambiarsi i debiti dei produttori, scommettendo sulla loro capacità di ripagarli con perseveranza, senza morire di inedia. Senza fallire.

Quando gli speculatori, tra di loro, esagerano con le speculazioni, scommettendo sulla capacità di ripianare il debito di un allevatore che muore di infarto, per esempio a causa dell’eccessivo lavoro, perdono parte dei loro crediti, che poi sono i debiti di chi produce i beni reali. Così dichiarano ufficialmente l’apertura della crisi. Lo stato di crisi, dicono, richiede ai contadini di produrre più grano e più frutta, agli allevatori di produrre più latte, agli artigiani di fabbricare più tavoli e più indumenti e così via. Altrimenti verrà loro richiesto di saldare i loro debiti immediatamente, e poiché è chiaro che non possono farlo, le loro fattorie verranno espropriate, i loro allevamenti confiscati e moriranno di fame.

Ma la crisi non è dei contadini, che continuano a produrre il grano e la frutta che producevano all’inizio. Non è degli allevatori, che hanno sempre lo stesso numero di pecore, anzi di più, e dunque producono la stessa quantità di formaggi e di latte. Non è di chi fabbrica i mobili sempre alla stessa maniera, né di chi tesse indumenti esattamente come faceva una volta. No: sono gli speculatori ad essere in crisi, non i produttori. E’ il loro meccanismo di inflazione programmata dei prezzi per i beni di prima necessità ad essersi gonfiato fino ad esplodere. La loro ingordigia, il loro universo artificiale, il mondo parallelo e immaginario che hanno costruito accanto a quello reale: è tutto e solo questo ad essere andato in crisi.

Finì che i contadini, gli allevatori e gli artigiani mandarono affanculo gli speculatori e ricominciarono a scambiarsi il pane, il latte, il formaggio, i mobili e i vestiti tra di loro, lasciando gli speculatori al loro meritato destino.

Qui informiamoci su quello che ci stanno facendo a livello di salute, ma non allarmatevi, non abbiate paura di cio’ che andrete a leggere. A breve posterò un articolo che spiega com’é possibile disintossicarsi da questi veleni.

Ale D.

Fanno marcire la società con cibi, bevande e medicinali (parte 1)

Fonte: http://neovitruvian.wordpress.com

Chi ci comanda sta facendo di tutto per avvelenarci? La dichiarazione è difficile da dimostrare, ma esiste una grande quantità di dati atti a dimostrare che la classe dirigente non solo tollera, ma introduce efficacemente politiche che hanno un effetto negativo sulla salute fisica e mentale della popolazione. Questa serie di articoli analizza i tanti modi in cui queste politiche vengono applicate. La parte I esamina il veleno nei cibi di tutti i giorni, nelle bevande e nei farmaci.

I dati scientifici dimostrano che i governi di tutto il mondo stanno tollerando la vendita di molti prodotti che hanno un effetto diretto e negativo sulla salute cognitiva e fisica. Come vedremo in questo articolo molti prodotti di uso quotidiano causano danni al cervello, alla capacità di giudizio e abbassano anche il quoziente intelletivo.

L’elite desidera una popolazione “stupida”? Hitler una volta disse: “E’ una fortuna per i leader che gli uomini non pensino.” Una popolazione istruita conosce i propri diritti, capisce i problemi e interviene quando non approva ciò che sta accadendo. A giudicare dalla quantità incredibile di dati disponibili in materia, sembra che l’elite voglia esattemente il contrario: una popolazione malsana, confusa e sedata. Prenderemo in esame gli effetti dei farmaci, dei pesticidi, del fluoro e  dell’aspartame sul corpo umano e di come questi prodotti vengono approvati dai potenti. Leggi il resto di questo articolo »

http://etleboro.blogspot.com/

Tripoli in mano ai ribelli ma nessuno sa dove sia Gheddafi. La caccia all’uomo è aperta, e i mercenari della NATO, da settimane del Paese, lo stanno cercando disperatamente. Sarà meglio trovarlo subito, altrimenti le borse cadranno in un abisso ancora più pericoloso. Gheddafi non è Mubarak né Ben Ali, è un militare votato alla lotta continua e al massacro, con un profilo perfetto per divenire una cellula terroristica fuori controllo. L’Occidente vuole Gheddafi adesso, vivo o morto, e il pericolo più grande delle intelligence è che Gheddafi possa prendere il postodi Bin Laden, ma stavolta da vero leader della resistenza araba, perchè non è mai stato un personaggio allineato agli schemi delle intelligence. D’altro canto, non dobbiamo dimenticare che è stato il Rais ad emettere il primo mandato di cattura contro Osama Bin Laden, quello strano sceicco terrorista, morto povero con un vecchio televisore. Leggi il resto di questo articolo »

forzeinvasioneIntervista di Fabio Chiusi a Giulietto Chiesa – espresso.repubblica.it.

«Non c’è stata alcuna insurrezione di popolo: è stato tutto studiato a tavolino in Occidente per modificare gli assetti strategici del Nord Africa e contrapporsi all’avanzata della Cina nel continente. Un dualismo che può portare a un nuovo conflitto mondiale». L’analisi controcorrente di Giulietto Chiesa.

Tutto quello che vi dicono sulla guerra in Libia è falso. Parola di Giulietto Chiesa. Ex inviato dell’Unità e della Stampa a Mosca, autore di svariati libri di geopolitica che confutano, tra l’altro, le versioni ufficiali dell’11 settembre e della morte di Osama Bin Laden («ma chi può crederci seriamente?»), Chiesa racconta all’Espresso la sua versione della fine del regime libico.

Che è a suo avviso il risultato di un conflitto lungamente premeditato in cui Silvio Berlusconi «non conta niente» e che apre per il Paese un futuro iracheno. E prelude addirittura a un terzo conflitto mondiale.

Chiesa, come finirà in Libia? Leggi il resto di questo articolo »

 

25 agosto 2011 (MoviSol) – Il giorno dopo il vertice tra la Cancelliera Angela Merkel e il Presidente Nicolas Sarkozy, tenutosi a Parigi il 16 agosto, Helga Zepp-LaRouche, presidente di Movisol tedesco, ha commentato l’annuncio del “governo economico” dell’UE fatto dai due leader, dicendo: “È scandaloso, non è più democrazia!”. Secondo la signora LaRouche, questa decisione va contro la Costituzione tedesca e perfino contro il Trattato di Lisbona. Qualsiasi iniziativa verso un governo europeo, come lo è quest’ultima, richiederebbe un cambiamento della Costituzione tedesca che, a sua volta, richiederebbe un referendum.

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26 agosto 2011

Dal Réseau Voltaire apprendo che i quattro giornalisti che sembravano scampati al pericolo l’altro ieri, in realtà rischiano come minimo l’arresto dai ribelli, poiché la Croce Rossa, che li ha salvati dall’arresto all’uscita dall’hotel Rixos a Tripoli, adesso non è più presente all’hotel Corinthios dove si sono riuniti i giornalisti.

Si apprende anche che nella notte tra giovedì 25 e venerdì 26 agosto, i ribelli hanno attaccato il quartiere di Abou Slim a Tripoli, braccando i funzionari lealisti e le loro famiglie.

Fonte: http://www.voltairenet.org/Les-rebelles-epurent-le-quartier-d -

La testimonianza di Matthoeu Mabin, inviato speciale di France 24 a Tripoli è particolarmente preoccupante:

“Si tratta non tanto di combattimenti quanto di un braccaggio degli ultimi fedeli del colonnello Gheddafi o piuttosto degli artigiani del sistema Gheddafi, piccoli funzionari che servivano direttamente lo Stato, che si sono riuniti in questo quartiere di Abou Slim, negli edifici, e che non hanno avuto la risorsa per fuggire e per scampare alla salla sanzione dei ribelli. Ciò a cui assistiamo oggigiorno è certamente la fase più cupa della guera in Libia con le sue colonne di ribelli che si accaniscono su questo quartiere, su queste persone, queste famiglie che si sono rifugiate in questi edifici.
I nostri colleghi arrivano or ora dall’ospedale principale di Tripoli dove hanno visto tutta la notte e stamane arrivare numerosissimi feriti da armi da fuoco, e tra queste persone, anziani, donne e persino bambini. Il CNT ha taciuto completamente il fatto. Non vi è nessuna richiesta alla resa. Ci avviciniamo sicuramente alla fase più triste del conflitto ed è probabile che il CNT e la ribellione dovranno rendere conto di questi fatti [...]

Questa è una fase di epurazione che sembra del tutto incontrollata, in particolare questa banda di Misurata, la città martire della Libia, che è risalita fino a Tripoli per esercitare la sua vendetta ».

Trad. NF

Se dovessi controbattere alle argomentazioni del fisico Corrado Penna, di cui ho già elogiato l’interessante sito, che accusa le associazioni animaliste, per il solo fatto di non denunciare le scie chimiche, di essere in combutta con i fautori del NWO, finirei per produrre una partita a scacchi, o a tennis, o qualche altro genere di diatriba agonistica, che obbligherebbe una parte di lettori a schierarsi e un’altra ad annoiarsi mortalmente.

Ciò moltiplicherebbe il numero delle fazioni in lotta e contribuirebbe al gioco dei nostri comuni avversari, conosciuto con l’espressione latina “Divide et impera”.

Pertanto, ferma restando la non colpevolezza degli animalisti, singoli o associati, nel contribuire alla realizzazione del nuovo ordine mondiale, e senza voler avere ragione a tutti i costi, mi limiterò a descrivere aspetti poco conosciuti della prassi animalista, al di là dei siti ufficiali, dei depliants, delle notizie e dei luoghi comuni che circolano su di essi. Parlerò per esperienza personale, ovviamente.

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“Coloro che si sentono irritati dalla nostra amicizia con il Presidente Gheddafi possono andare a fare un tuffo in piscina.“ (Nelson Mandela)

Sbagliare è umano, perseverare diabolico. E la Nato diabolica lo è assolutamente, visto che non soddisfatta di avere bombardato il 22 luglio scorso, le tubature del sistema di irrigazione artificiale che attraversa il deserto ed eroga l’acqua al 70% delle famiglie, il giorno dopo si accanisce sull’unica fabbrica di produzione di tubature che avrebbe potuto ripararle, a Brega. 

Rassicuro comunque tutti che lungi dall’essere come allude l’articolo di Pravda, un mero atto di vendetta perché la NATO stava perdendo, si tratta di spianare la strada ai privatizzatori Gaz de France-Suez e Veolia, che  si faranno un onore di fare bella figura “aggiudicandosi” gli appalti per ricostruire l’aquedotto – imponendone per inciso LA PRIVATIZZAZIONE a essa stessa e compari – dell’infrastruttura e di un’acqua che in Libia – abbondante – era GRATUITA PER TUTTI. Barbaramente eliminata la concorrenza, con tanto di campagna stampa sulle virtù del “libero mercato”.

Sulla stessa linea, tre giorni fa, nella serie ininterrotta di raid aerei della NATO, è stata colpita appositamente la ZECCA, fulcro della sovranità di ogni popolo che si autodetermini – la quale stampava moneta per conto di Gheddafi e del popolo, a tassi d’interesse zero e sovranamente. Un po’ come i biglietti di Stato di Moro, le 500 lire del mercurio alato, prima che finisse  come è finito.

Non è un segreto per nessuno che le royalties che Gheddafi chiedeva alle multinazionali di idrocarburi viaggiavano sui livelli di Norvegia e Canada, aggirandosi sull’80% – ma l’ENI godeva di privilegi al riguardo? – e che con l’occupazione atlantista scenderanno ai livelli italiani (7-10%, con prove di produzione gratuite per due anni) post mortem Mattei. Se fanno i bravi. Leggi il resto di questo articolo »

 di Pepe Escobar – 26/08/2011

Fonte: http://www.atimes.com/ trovato su Come Don Chisciotte

 

Il Grande Gheddafi ce l’ha fatta a malapena a lasciare l’edificio, la fortezza di Bab-al-Aziziyah, e gli avvoltoi occidentali stanno già vorticando nel cielo; la lotta è per arraffare il “gran premio”, le ricchezze di petrolio e gas della Libia [1].

La Libia non è altro che una pedina in una problematica scacchiera ideologica, geopolitica e geostrategica in una recita di moralità pedestre fatta passare per un reality show; i “ribelli” idealisti vincono contro il Nemico Pubblico Numero Uno. Una volta il nemico pubblico era Saddam Hussein, poi è diventato Osama bin Laden, oggi è Muammar Gheddafi, domani sarà il Presidente Bashar al-Assad in Siria, poi sarà la volta del Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Il nemico non è mai l’ultra reazionaria Casa di Saud.

 

Come la NATO ha vinto la guerra

Malgrado la spettacolare riapparizione del figlio Saif al-Gheddafi, la North Atlantic Treaty Organization (NATO) ha praticamente vinto la guerra civile libica (o “attività militare cinetica”, secondo la Casa Bianca). Le masse di “gente libica” erano al massimo degli spettatori, o comparse sotto forma di alcune migliaia di “ribelli” armati di kalashnikov.

L’ordine del giorno era R2P (“Responsabilità di Proteggere “). Dall’inizio dell’R2P, gestito dalla Francia e dalla Gran Bretagna e appoggiato dagli Stati Uniti, è riuscito magicamente a rovesciare il regime. E questo ci porta a parlare delle stelle nascoste di questa produzione, gli occidentali e i “consiglieri” delle monarchie arabe”, oltre ai “contractors” e ai “mercenari”.

La NATO ha iniziato a vincere la guerra lanciando l’Operazione Sirena nell’Iftar – l’interruzione del digiuno del Ramadan – lo scorso sabato sera, ora libica. “Sirena” era il nome in codice per un’invasione di Tripoli. E si è trattata della mossa di forza finale – e disperata – della NATO, dopo che i confusi “ribelli” non era riuscito ad andare da nessuna parte dopo cinque mesi di combattimenti con le forze di Gheddafi. Leggi il resto di questo articolo »

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Premessa: al suo funerale erano presenti moltissime persone di fede ebraica, ciò porterebbe a pensare che anche Amy lo fosse. Questo può significare qualcosa? Ricordo inoltre che la cantante fu l’unica a interrompere un vaniloquio del luciferino Bono degli U2 alla premiazione di un evento canoro. Ndr

La prematura morte di Amy Winehouse è stata un triste evento che ha fatto provare a molti una sensazione di déjà-vu. E’ infatti una dei numerosi artisti morti all’età di 27 anni e una delle molte celebrità che hanno perso la vita in circostanze strane.

 

Famosa per la sua caratteristica voce e stile soul, famigerata per le sue polemiche di abuso di sostanze, Amy Winehouse incarna la dicotomia classica di una rock star: genialità artistica accoppiata ad una tendenza per l’auto-distruzione. La sua morte precoce, all’età di 27 anni, è stato l’ultimo ingrediente necessario per diventare una rockstar memorabile: l’eterna giovinezza. Andando oltre la sua musica, la Winehouse verrà ora ricordata tra il gruppo di coloro che “vissero intensamente e morirono giovani” e per sempre sarà avvolta da questa aurea magica/mistica che attornia le star che muoiono appena sbocciate. Non potremo mai vedere Amy Winehouse invecchiare e perdere il suo talento. Non sarà costretta ad apparire sulle pubblicità di serie C per pagare le bollette. Morendo all’età di 27 anni, Amy Winehouse sarà ricordata per sempre come fiera diva che ha ispirato, scioccato, attratto e respinto moltissime persone. Di grande importanza un altro fatto, morendo all’età di 27 anni, Amy Winehouse è diventata il membro più giovane del Club 27.

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Per chi vuole comunicare con le immagini. ndr

di Gaetano Farina

Nell’epoca dei reality costruiti a tavolino, di effetti speciali vertiginosi che confondono le menti, d’insofferenza per il resoconto in forma testuale teso a descrivere ed analizzare i problemi del nostro tempo, urge riconsiderare il peso ed il valore delle differenti forme e tecniche del racconto del reale. Se l’immagine ha preso il sopravvento sulla parola, assume una centralità assoluta, in primis, il pieno sfruttamento delle potenzialità della comunicazione audiovisiva a fini conoscitivi, educativi, culturali.

 

Il cinema, in particolare, non necessariamente documentarista, è investito di un ruolo decisivo nella trasmissione di sapere, nella descrizione e spiegazione del reale.

Ancor più nel nostro Paese, dove la programmazione televisiva e cinematografica viaggia su livelli colpevolmente bassi di qualità contenutistica, mentre una buona parte della documentaristica sociale cosiddetta “alternativa” paga ancora il retaggio della contestazione “militante” difettando in imparzialità e limitandosi a “colpire” solo alcuni centri di potere.

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http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?cl=1239876066&v=10059

600 km di muro imprigionano la Palestina

La nostra campagna per lo stato palestinese sta montando, con quasi 700.000 persone tra noi che hanno risposto alla chiamata nel giro di pochi giorni! La campagna è stata sulle prime pagine dei principali giornali, citata all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e diffusa via Twitter dal Presidente palestinese in persona. Il Consiglio di Sicurezza discuterà nuovamente la questione questa settimana, ma alcuni governi chiave non hanno ancora preso posizione.

Alti diplomatici hanno dichiarato ad Avaaz che l’opinione pubblica gioca un ruolo chiave per incanalare il sostegno all’indipendenza. Molte persone però hanno la sensazione di non comprendere a fondo la situazione tanto da attivarsi. Avaaz ha prodotto un nuovo breve video, che racconta la vera storia del conflitto. Se saremo in tanti a vedere il video e a firmare la petizione, potremo creare un’ondata di pressione enorme e influenzare così il voto.

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http://www.wallstreetitalia.com/article/1197838/conflitti-di-interesse/tutto-vero-agenzie-rating-aggiustano-giudizi-analisti.aspx

di: WSI-ANSA Pubblicato il 23 agosto 2011
L'agenzia di rating Moody's.

L’agenzia di rating Moody’s.

Roma – Agenzie di rating in oggettivo conflitto di interesse, responsabili di marketing che ‘aggiustano’ i giudizi degli analisti per “far felice il cliente” ed evitare che si rivolgano alla concorrenza, analisti visti come “piantagrane” e quindi “minacciati” o licenziati se non si adeguano.Questo, in sintesi, tutto il marcio delle agenzie di rating svelato dall’ex vicepresidente di Moody’s William J. Harrington, analista per 11 anni.Harrington – riferisce Finanza e Mercati – ha reso pubblica la sua storia attraverso un commento di 78 pagine alla riforma delle agenzie di rating proposta dalla Sec (l’autorità regolatrice di borsa americana). Le confessioni del top manager sono state pubblicate da Business Insider e confermano le accuse che vengono rivolte anche alle rivali S&P e Fitch.

Secondo Harrington però, la riforma che sta elaborando la Sec renderà l’integrità dei rating ancora peggiore e la campagna di trasparenza interna adottata da Moody’s sarebbe solo “un abbellimento a uso e consumo delle pubbliche relazioni”.
Ad oggi – riferisce Finanza e Mercati – Moody’s non ha denunciato Harrington per calunnia o diffamazione e si è rifiutata di commentare.

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