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Di Martin Wolf
Pubblicato il 9 Marzo 2010 su FinancialTimes.com

Fin da quando la Repubblica federale è stata fondata, la Germania ha avuto due obiettivi strategici di primaria importanza: la stabilità della moneta e l’integrazione europea. Questi erano gli imperativi gemelli, appresi dalle calamità del 20esimo secolo. L’euro incarna questi obiettivi. Ma ora essi si trovano in conflitto l’uno con l’altro.
La risposta giusta alla crisi è quella di salvare i peccatori, rafforzando così la coesione della zona euro, ma a scapito della stabilità monetaria? O bisognerebbe lasciare i peccatori in default, in modo da rafforzare la credibilità monetaria, ma indebolendo la coesione?

La Germania in realtà avrebbe potuto evitare di trovarsi davanti a questa scelta prima di introdurre la moneta unica: i paesi non competitivi semplicemente dovevano essere sottovalutati nel cambio.

Sfortunatamente, il dibattito interno tedesco assume, a torto, che ogni paese europeo dovrebbe diventare come la Germania. Ma la Germania è la Germania – un’economia con un rigore di bilancio, una debole domanda interna e una forte eccedenza nelle esportazioni – solo perché gli altri paesi non sono così. Il suo attuale modello economico viola il principio di universalità del più grande filosofo tedesco, Immanuel Kant.

L’idea che i paesi si trovano in difficoltà a causa della loro stessa trascuratezza viene facile, nel caso della Grecia. Secondo l’ultimo Economic Outlook della OCSE, il debito pubblico l’anno scorso era al 115 per cento del PIL, il disavanzo pubblico era del 12,7 per cento del PIL e il disavanzo delle partite correnti era dell’ 11,1 per cento.

Questo, dunque, sarebbe un classico caso di intervento da parte del Fondo monetario internazionale. Normalmente, quest’ultimo avrebbe offerto un sostegno temporaneo di liquidità in cambio di una svalutazione e di rigore fiscale. Tuttavia il governo tedesco respinge l’idea che un organismo esterno debba dettare la politica in un paese che condivide la moneta con la Germania. Si suggerisce, invece, la creazione di un Fondo Monetario Europeo che fornisca un sostegno di liquidità. Sotto la direzione degli altri membri della zona euro, il FME dovrebbe dettare una politica fiscale per il trasgressore.

Membri del governo tedesco vogliono anche che siano comminate sanzioni. Le idee sono: la sospensione delle sovvenzioni europee, come i fondi di coesione, ai paesi che non rispettano la disciplina di bilancio, la sospensione del diritto di voto nelle riunioni ministeriali, e persino la sospensione dalla zona euro. Un’idea meno controversa è quella di applicare le sanzioni già previste dal Patto di stabilità e di crescita.

In realtà, l’istituzione di un FME richiederebbe un nuovo trattato, così come l’esclusione da parte delle istituzioni della zona euro (a un paese non potrebbe essere impedito di continuare a usare l’euro).

In passato, multare i paesi in difficoltà di bilancio si è rivelato impraticabile. Oggi, la maggior parte dei membri dovrebbero essere multati. Stiamo sognando!

Ma dobbiamo notare una difficoltà ancora maggiore. L’idea che il problema stia nei vincoli di tipo fiscale è falsa.

La Grecia è un caso speciale. I problemi di bilancio di oggi non sono il risultato di sregolatezze nel settore pubblico, ma nell’economia privata. Questo, oltretutto, è un elemento insito nello stesso funzionamento della zona euro. Si tratta di come è stato trovato l’ equilibrio nella zona euro, a un ragionevole livello di domanda globale, nel periodo pre-crisi.

Il punto può essere compreso meglio guardando ai saldi finanziari dei membri della zona euro nel 2006, prima della crisi, e nel 2009, al suo culmine (vedi grafici). L’equilibrio tra entrate e uscite nell’economia privata, nel settore pubblico, e nei rapporti con l’estero, deve essere a somma zero. Nel 2006, la Germania, i Paesi Bassi e l’Austria avevano enormi surplus nell’offerta, in rapporto al PIL, mentre Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna registravano un eccesso di domanda. I bilanci pubblici sembravano sotto controllo ovunque: l’Irlanda e la Spagna avevano addirittura sostanziali (anche se illusori) avanzi di bilancio. Nel frattempo, le eccedenze nell’offerta della Germania e dei Paesi Bassi erano compensate da enormi deflussi verso l’estero. Dappertutto, vediamo squilibri nel settore privato, ma un’illusione di stabilità fiscale, con i paesi più o meno in linea con i criteri del Trattato per i disavanzi di bilancio.

Poi è arrivata la crisi. Nel 2009 quasi tutti i paesi membri hanno avuto un surplus di offerta: sono diventati tutti i tedeschi! Quali sono state dunque le compensazioni? La risposta è: il disavanzo fiscale. Il quadro per Irlanda e Spagna è drammatico. Nel breve periodo, non è possibile aggiustare rapidamente i conti con l’estero, in particolare quando la domanda interna nei paesi in avanzo è così debole.

Ora la Germania insiste sul fatto che ogni paese dovrebbe eliminare il suo eccesso di deficit di bilancio il più rapidamente possibile. Ma questo può avvenire solo se i saldi dei conti con l’estero migliorano, o se peggiorano i saldi dell’economia privata. Nella seconda ipotesi, parliamo di una ripresa nella domanda privata, presumibilmente finanziata col debito. Nel primo caso, ci sono due scelte: in primo luogo, i saldi dei conti con l’estero dovrebbero deteriorarsi in tutto il resto della zona euro, con un movimento verso minori eccedenze di offerta in paesi come la Germania. Oppure, in secondo luogo, l’equilibrio complessivo di tutta la zona euro deve spostarsi verso un avanzo – attuando una politica da “rubamazzetto” con i vicini extraeuropei.

In pratica, il risultato più probabile di un tale risanamento di bilancio sarebbe un crollo nei paesi con grandi deficit esteri e di bilancio. Data la mancanza di competitività di tali paesi in disavanzo con l’estero e la debolezza della domanda nel resto della zona euro, tali recessioni potrebbero durare anche molto a lungo. La questione è se le popolazioni potrebbero sopportare tutto questo. In caso contrario, emergeranno crisi politiche, con conseguenze intrinsecamente incerte.

Lasciatemi fare il punto in maniera cruda: i surplus strutturali della Germania nel settore privato e nei conti con l’estero rendono praticamente impossibile ai paesi vicini di eliminare i loro deficit di bilancio, a meno che questi ultimi non siano disposti a convivere con lunghe recessioni. Il problema potrebbe essere risolto con una mossa di tutta la zona euro nel suo complesso verso un avanzo nei conti con l’estero. Ma mi chiedo come la zona euro potrebbe spiegare una tale politica ai suoi partners globali. Il problema potrebbe anche essere risolto con una politica monetaria espansiva da parte della Banca centrale europea, per stimolare la spesa privata nei paesi in surplus, aumentando però così l’inflazione tedesca ben al di sopra della media della zona euro.

La Germania si trova nella trappola da lei stessa creata. Vuole che i suoi vicini siano il più possibile simili a sé stessa. Ma essi non possono esserlo, perché la loro debole domanda interna non può essere universalizzata. Come un altro grande filosofo tedesco, Hegel, avrebbe detto, la tesi tedesca richiede un’antitesi spagnola. Ora che la bolla del settore privato è esplosa, la sintesi è un disastro di bilancio della zona euro. Ironia della sorte, la Germania deve diventare meno tedesca se la zona euro deve diventarlo di più.

http://www.ft.com/cms/s/0/d23c785e-2bb3-11df-a5c7-00144feabdc0.html

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Un Commento a “L’incubo tedesco sulla crisi dell’euro”

  • lucianidivaia scrive:

    sono daccordo sull’analisi. La soluzione sta nel bloccare le importazioni dai paesi come la cina , la cui manodopera hA UN COSTO TROPPO BASSO. Non per tutti i prodotti ma solo per quelli che stanno facendo chiudere le nostre fabbriche . Specialmente quelle piccole.(la globalizzazione va bene se si combatte ad armi pari.Bisognerebbe far capire ai :grossi gruppi bancari ,industriali,petroliferi e non ultimi gli speculetori internazionali;che essere meno egoisti è più degno.

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