Articolo concesso gentilmente da Nexus Edizioni.
Il serpente al termine della precessione
di Michael W. Weir
© settembre 2008
Post Office Box 55
Quilcene, WA 98376, USA
Email: endofprecession@aol.com – Sito web: http://www.endofprecession.com
DA NEXUS NEW TIMES NR. 79, APRILE – MAGGIO 2009
Studi scientifici protrattisi per decenni indicano che la Terra è in procinto di affrontare un’inversione di polarità e rotazione, una modifica dell’obliquità rispetto alla Luna nonché l’inizio della prossima era glaciale.
Quando, nel 1997, il Summit delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici stilò il Protocollo di Kyoto e lo presentò ai governi di tutto il mondo come metodo volto alla riduzione delle emissioni di gas serra nell’ottica di contenere il riscaldamento globale, si decise consensualmente di tralasciare antecedenti preoccupanti prospettive di un’imminente era glaciale.
Secondo Al Gore, il riscaldamento globale è una partita di responsabilità: “Stiamo causando il discioglimento della calotta del Polo Nord… Stiamo destabilizzando l’imponente cumulo di ghiaccio in Groenlandia… Stiamo scaricando nell’ambiente terrestre una massa di anidride carbonica di entità tale da aver letteralmente modificato il rapporto fra la Terra e il Sole.”1
Tuttavia la nozione di riscaldamento globale contrasta con le antecedenti prospettive in auge da almeno 35 anni. Corroborato dai riscontri di una tendenza al raffreddamento negli schemi atmosferici, un rapporto della CIA risalente al 1973 traeva la conclusione che “si sta verificando un cambiamento climatico globale e che non ritorneremo tanto presto ai parametri climatici del recente passato”.2 Di lì a poco, nel 1975, si tenne la First Miami Conference on Isotope Climatology and Paleoclimatology, dove il premio Nobel Willard R. Libby ammonì: “Nel corso degli ultimi svariati milioni di anni le ere glaciali hanno rappresentato la condizione normale, laddove i climi temperati perduravano solo nella misura del cinque per cento del tempo… Dato che la disponibilità di derrate alimentari a livello globale dipende in prima istanza dal clima, l’attuale comprensione del clima deve essere ampiamente perfezionata…”3
Nel corso dell’ultimo trentennio, stando a un rapporto divulgato nel 2004, il Pentagono ha continuato a esprimere serie preoccupazioni sui timori di un imminente raffreddamento. Optando per uno scenario simile a quello del cambiamento climatico verificatosi 8.200 anni fa, allorquando il clima mutò per soli cento anni, oppure per uno scenario analogo allo Younger Dryas, evento che, fra 12.800 e 11.500 anni prima di Cristo, determinò un raffreddamento della Terra protrattosi per oltre un millennio, il rapporto rilevava nel futuro preconizzato “una significativa diminuzione della capacità umana di far fronte all’ambiente terrestre”.4
Comunque sia, nel mezzo del crescendo dei recenti ‘divinatori’ del riscaldamento globale e il parapiglia per elaborare proposte per lo scambio delle quote di carbonio, rivolte alle industrie che immettono CO2 in atmosfera, almeno un geologo, vale a dire il Professor Richard A. Muller della University of California, Berkeley, ha appoggiato il Pentagono affermando, “Il nostro tempo sembra quasi esaurito” prima che questo periodo interglaciale caldo giunga a un repentino termine.5
Secondo una tabella indicante, in base ai profili dell’isotopo dell’ossigeno, fluttuazioni di temperatura per un periodo di tre milioni di anni, il Professor Muller evidenzia problematiche incongruenze rispetto alla teoria di Milankovitch. La figura 1 mostra che negli ultimi 650.000 anni l’era glaciale era dominata dal solo ciclo glaciale di 100.000 anni, che i due precedenti milioni di anni presentavano uno schema ciclico predominante di 41.000 anni, e che all’incirca tre milioni di anni fa non vi furono affatto intensi cicli di ere glaciali.
Quella che secondo la determinazione degli storici è la durata complessiva necessaria allo sviluppo della civiltà moderna rientra interamente nel nostro periodo interglaciale. I ripidi picchi del grafico non solo illustrano quanto rapidamente possano concludersi le ere glaciali, ma anche quanto rapidamente possano iniziare. Il Professor Muller avverte: “Questi dati dovrebbero mettervi in apprensione…la prossima era glaciale è in procinto di piombarci addosso.”6
La Luna controlla l’obliquità della Terra
La mancanza di una migliore spiegazione delle ere glaciali da parte dei climatologi è dovuta in gran parte all’applicazione alla Terra del modello trottola (il quale prevede che la Terra stia ancora ruotando in virtù del momento acquisito nel corso della sua formazione) nel modello standard di universo basato sulla gravitazione, invece del più pratico modello trottola (in cui la rotazione della Terra viene stimolata e perpetuata dalla forza dominante dell’elettromagnetismo) inserito nel contesto del modello dell’universo elettrico. Una trottola implica un singolo momento dato e una resistenza o momento torcente contrario all’asse di rotazione. Si tratta di una concezione fuorviante del rapporto rotatorio della Terra rispetto al proprio piano orbitale. La convinzione che la Terra non modificherebbe la direzione di rotazione in concomitanza con un’inversione di polarità è indice di confusione, se non della negazione delle proprietà della fisica di base.
Un modello a effetto giroscopico è più vicino al modello reale, quantunque possa anch’esso fornire un’immagine erronea della stabilità della Terra. In virtù della presenza della Luna, l’obliquità della Terra non ha la possibilità di oltrepassare i 23 gradi dell’orbita lunare. La migliore funzione di un modello giroscopico è quella di illustrare il rapporto fra la Luna e il rigonfiamento equatoriale terrestre, un’indicazione del trascinamento lunare di marea contrario alla velocità di rotazione della Terra nonché i ciclici cambiamenti del piano orbitale della Luna, che a sua volta controlla il grado di obliquità della Terra.
Tuttavia anche in questo caso, diversamente da una trottola, l’inclinazione della Terra dipende dal piano solare che interseca l’equatore terrestre, non dal suo asse inferiore. Il momento torcente contrario all’asse che subisce una trottola non costituisce una rappresentazione appropriata di quanto sta accadendo alla Terra. L’unico momento torcente sul moto rotatorio della Terra è determinato dall’influsso della Luna sull’equatore terrestre, influsso che assorbe e modifica gli influssi supplementari tanto del Sole quanto di Giove.7
Pur con le note variazioni cicliche che esercitano il proprio effetto sul nostro pianeta, la Terra è assai stabile, e il suo moto rotatorio viene mantenuto da un nucleo solido, magneticamente caricato, circondato da un considerevole mantello allo stato fuso. Tale interno liquido crea un’intensa e stabile forza centrifuga contro l’equatore, la quale viene mantenuta costante dalla presenza della Luna, che di conseguenza funge da regolatore climatico per la Terra.8
Con il perno dell’asse centrato nel mezzo del pianeta, risulta possibile qualche grado di deviazione polare (inclinazione dell’asse dovuta a squilibri di superficie), che tuttavia sarebbe limitata all’interno dell’obliquità della Terra imposta al pianeta dalla Luna. Qualsiasi indicazione che la Terra potrebbe essersi ribaltata su un fianco evidenzierebbe un’epoca in cui la Terra non aveva una Luna.
La Luna ‘catturata’ e il sistema solare
La nozione di un arrivo della Luna in tempi relativamente recenti è illustrata da uno dei problemi attinenti alla teoria della “Terra Palla di Neve”. Sepolti nel passato Precambriano esistono riscontri di dorsali di sabbia negli strati di roccia delle miniere di rame presso Mount Gunson, nelle Flinders Ranges, Australia Meridionale. I cunei di sabbia evidenziano fluttuazioni stagionali di temperatura in un luogo in cui nel periodo Palla di Neve queste non dovrebbero essersi affatto verificate. Per il geologo australiano George Williams la migliore spiegazione dell’avvicendarsi di ghiaccio/disgelo che avrebbe determinato le dorsali di sabbia all’equatore è un’obliquità del nostro pianeta pari a circa un quarto di cerchio.9
Questo implicherebbe una Terra Precambriana priva di Luna. Invece di essere messa in discussione dalle scoperte di Williams, la teoria della Terra Palla di Neve risulterebbe sostenuta dai riscontri di dorsali di sabbia equatoriali – dal momento che l’assenza della Luna in era Precambriana avrebbe probabilmente convogliato la Terra in periodi di orbita estremamente ellittica attorno al Sole, raffreddandola in modo incredibile e al contempo consentendo al potenziale di obliquità di raggiungere un massimo di 90 gradi, creando le migliori condizioni a sostegno di periodiche situazioni ‘palla di neve’.
Il migliore riscontro della geologicamente recente ‘cattura’ della Luna è costituito dall’esplosione Precambriana verificatasi all’incirca 542 milioni di anni fa. Accadde qualcosa che non solo pose fine in modo permanente al ciclo di condizioni climatiche gelide presenti all’epoca sulla superficie terrestre ma, inoltre, collocò simultaneamente la Terra in un’orbita stabile più vicina al Sole, riassestò la crosta e fece terminare le devastanti fluttuazioni di intensa inclinazione od obliquità.
L’estinzione di massa della fauna Precambriana avviene in corrispondenza del margine del Cambriano e, secondo quanto stabilito, venne determinata da un repentino mutamento ambientale.10
Sarebbe il passaggio del Sole attraverso il piano galattico – qualcosa che il nostro sistema solare compie ripetutamente – e il conseguente per quanto temporaneo collasso dei campi magnetici planetari a dare origine agli effetti gravitazionali che potrebbero influire sullo spostamento di corpi astronomici e come minimo determinare la minaccia di un distacco di comete dalla Nube di Oort.11
Nel 1994 alcuni astronomi scoprirono una nuova galassia, assai vicina alla Via Lattea. Analisi successive evidenziarono che quest’ultima stava divorando la galassia più piccola, attualmente nota come la Galassia Ellittica Nana del Sagittario (Sag DEG). Aspetto significativo, questa interseca la Via Lattea secondo l’esatto angolo e spazio del nostro sistema solare.12
Tale coincidenza risulterebbe meno rilevante qualora il nostro sistema solare non si stesse spostando anch’esso attraverso la galassia secondo il medesimo angolo. Si conviene che il nostro sistema solare transita attraverso il piano galattico, fenomeno solitamente descritto come un moto a sobbalzi che per il proprio completamento richiede un periodo variabile fra i 33 e i 55 milioni di anni. Per questo presunto arco temporale o moto a sobbalzi non esiste alcuna ragione specifica, se non un tutt’altro che impeccabile tentativo di far collimare il movimento del sistema solare con periodi conosciuti di formazione di crateri sulla superficie o con eventi di estinzione.13
Considerando il suo angolo e il suo momento dato, risulta improbabile che il sistema solare sobbalzi in qualsivoglia modo rispetto al piano galattico. Se il sistema solare fosse di fatto orientato in modo relativo rispetto al piano galattico, sarebbe più facile accettare la nozione di un sobbalzamento del sistema solare attraverso il piano galattico analogo ai saltelli di un ciottolo sulla superficie di uno stagno, tuttavia non è questo il momento angolare che, a quanto se ne sa, ha il Sole. Che il nostro sistema solare provenga o meno da Sag DEG, per quanto sia assai plausibile, il Sole sarebbe passato attraverso la Via Lattea molto tempo fa e starebbe tuttora procedendo se il viaggio del nostro sistema solare non fosse stato in qualche modo catturato, avendo come esito un’orbita galattica che a quanto pare conduce il sistema solare attraverso ambedue gli emisferi galattici nel proprio ciclo orbitale completo.
Cicli di ere glaciali e periodi interglaciali
La determinazione della lunghezza di quest’orbita galattico-solare riconduce al ciclo dell’era glaciale. Anche se ciascun periodo di riscaldamento fra eventi glaciali viene denominato periodo interglaciale, tecnicamente non lo è affatto – dato che un ciclo di era glaciale richiede 650.000 anni per il proprio completamento. Esistono eventi di flusso di riscaldamento nel mezzo di avanzamento glaciale (non i brevi interstadiali, i periodi più caldi durante una glaciazione che si protrae per meno di 10.000 anni), ma non sono i reali periodi interglaciali.
Attualmente non ci troviamo al termine di un evento di flusso glaciale, bensì in un vero e proprio periodo interglaciale che cade nel mezzo di un ciclo di era glaciale totale e dura solo 13.000 anni, ovvero la metà di un ciclo di precessione. Quando, nel 1975, Libby affermò che i climi temperati si protraggono solo per il cinque per cento di un’era glaciale, era quasi nel giusto. Un reale periodo interglaciale – non l’arco di tempo intercorrente fra cicli di flusso di ghiaccio, bensì quello fra un’era glaciale totale e quella successiva – occupa all’incirca il tre per cento del ciclo totale, laddove un flusso di riscaldamento – il periodo di riscaldamento fra eventi glaciali di massimo rilievo – può corrispondere al dieci per cento o più della durata di quel ciclo.
Il grafico di Muller relativo al clima degli ultimi tre milioni di anni (fig. 1) mostra peraltro che ciascun periodo glaciale associato a ragguardevoli cambiamenti derivanti dall’era precedente ha una durata approssimativa di 650.000 anni. Al Gore ha fatto risalire a 650.000 anni fa il suo grafico sulle concentrazioni di CO2 solo per una ragione. Il periodo interglaciale che si verificò oltre tale soglia era talmente caldo che in Inghilterra vi erano iene e ippopotami.14
Fra ciascun ciclo di era glaciale di 650.000 anni le inversioni di polarità determinano uno spostamento dei continenti che costringe la Groenlandia a spostarsi ulteriormente verso nord, mentre l’Europa si estende verso est; ciascuno spostamento aumenta la quantità di acque calde che raggiungono l’Oceano polare Artico nel corso del seguente ciclo glaciale.
L’evento caratteristico che si verifica come un orologio in corrispondenza dello stesso periodo di tempo di 650.000 anni è l’eruzione del supervulcano di Yellowstone. Il ciclo delle più violente eruzioni di Yellowstone non si verifica a caso e ha contrassegnato il punto di inizio di almeno tutte le ultime cinque ere glaciali. L’evidente mancanza di sufficienti gas e particolati nei campioni delle carote di ghiaccio indica solo che esso è associato all’inizio di ciascun periodo glaciale, ma non ne è la causa.
Le eruzioni di Yellowstone sono assai di frequente associate a un rilevante scossone del continente Nord Americano. La caldera in sé non si muove, ma la placca sopra di essa lo fa. Questo spostamento continentale avviene all’improvviso e rivela una ripetizione della direzione in cui l’interno continentale si sta muovendo da almeno 13 milioni di anni (fig. 2).
La deformazione della crosta terrestre prima di un’inversione di polarità costituisce la ragione per cui Yellowstone è in grado di contrassegnare ciascun ciclo di era glaciale. Quando il sistema solare si avvicina al piano galattico, dove i campi magnetici collassano prima di invertirsi, il campo magnetico terrestre deve analogamente fare altrettanto, ovvero collassare prima di invertirsi.
Nel 2002 alcuni scienziati hanno osservato un ragguardevole appiattimento dei poli ma non sono riusciti a giungere a una spiegazione plausibile, citando come possibili cause un contraccolpo post-glaciale, alterazioni del clima indotte dal riscaldamento globale e cambiamenti gravitazionali (!).15
Fluttuazioni di intensità del campo magnetico del nucleo consentono alle forze centrifughe del magma fuso di gonfiarlo in misura maggiore all’equatore, determinando un appiattimento del pianeta in corrispondenza dei poli e creando tremende sollecitazioni alle latitudini medio-basse, le quali sostengono il peso maggiore della deformazione della crosta. Yellowstone, a 45 gradi di latitudine circa, essenzialmente si trova sulla piega della deformità della crosta.
A partire dal 2004 il magma sottostante a Yellowstone sale costantemente da una camera a 30 miglia al di sotto della superficie sino a un’altra camera a sole 6 miglia, a una velocità tre volte superiore di quanto registrato in precedenza.16
Anche se l’idea di inquadrare una data specifica – come il famigerato 2012 – per un’inversione della polarità sembra difficile da accettare, il fatto che la Terra stia subendo il collasso del proprio campo magnetico è innegabile. Alcune ricerche indicano che l’intensità del campo magnetico terrestre va indebolendosi da almeno 4.000 anni, mentre la misurazione del campo magnetico terrestre effettuata durante gli ultimi 30 anni indica che il declino di intensità del campo sta acquisendo momento.17 Nel frangente in cui il polo magnetico in degradazione cadrà in sincrono con il polo rotante dell’asse, il modello giroscopico collasserà in un modello a trottola e ne conseguirà un’inversione di polarità.
In un reale periodo interglaciale, del tipo che dura solo 13.000 anni e in cui ci troviamo attualmente, le coltri glaciali continentali si disciolgono, la Terra si inclina secondo l’obliquità determinata dall’angolo dell’orbita lunare, si inaugurano le stagioni e il pianeta ruota in senso antiorario, sotto il predominio della polarità negativa. La precessione, essendo un esito dell’obliquità della Terra, perdura soltanto per tale periodo; avrà termine all’inizio della prossima era glaciale. Il Grande Anno di Voltaire (Platone non aveva alcuna conoscenza della precessione) finisce per essere una semplice vacanza estiva.
Quando la Terra avrà invertito la polarità attuale e ruoterà in senso orario rispetto all’orbita lunare, non subirà più l’influsso lunare dell’obliquità e il suo asse diventerà perpendicolare. Altra conseguenza, la rotazione in senso orario attirerà la Luna in un’orbita più prossima, invertendo la propria lenta deriva in allontanamento dalla Terra.18
La perpendicolarità determinerebbe per la Terra uno stato costante di equinozio, in cui le ore diurne e quelle notturne sono pari dai poli all’equatore. I valori di insolazione stagionale registrati indicano in che modo tale stato perpetuo di insolazione primaverile/autunnale, come evidenziato dai dati registrati a marzo e a settembre, potrebbe supportare la formazione glaciale alle latitudini medio-alte e più elevate senza l’allungamento dell’ellissi stile Milankovitch (fig. 3).
Una rotazione terrestre in senso orario inoltre invertirebbe le correnti oceaniche, in modo maggiormente rilevante quelle dell’Oceano Atlantico, che a tal punto risalirebbero direttamente lungo la costa africana sino a confluire nell’Oceano Artico. Questo cambiamento nelle correnti oceaniche saturerebbe di umidità la cella polare di Hadley, creando nel contempo un clima temperato nell’Artico. La cella di Hadley quindi trasporterebbe e rilascerebbe la propria umidità a latitudini medie, sotto la corrente a getto settentrionale.
In un mondo che non ruota, l’aria calda all’equatore si innalzerebbe e fluirebbe verso le regioni polari più fredde, dove scenderebbe e fluirebbe lungo il terreno sino a raggiungere l’equatore, dove il ciclo riprenderebbe. Dal momento che il nostro mondo ruota, tale ciclo di aria che sale e scende viene trascinato lungo le irregolarità della superficie e suddiviso in tre celle di aria in ascesa e in discesa, come le fasce di Giove.
Le celle che hanno origine all’equatore e si estendono di 30 gradi da ambo i lati sono denominate le celle tropicali di Hadley, scoperte e così chiamate nel 1753 da George Hadley. Fra i 30 e i 60 gradi vi sono le celle di Ferrel, che hanno preso il nome da William Ferrel, che le scoprì nel 1856; sono definite dalle correnti a getto che fluiscono presso ambedue i confini settentrionale e meridionale. Sopra la cella di Ferrel vi è la cella polare di Hadley. Direttamente sopra la regione polare si trova un vento costante denominato il “vortice polare”, che rimane fisso sopra ciascun polo.
Aspetto alquanto interessante, i lastroni glaciali del Pleistocene in America terminano appena al di sotto della corrente a getto settentrionale, quasi seguendo una linea che taglia il Nord America con un’ammissibile depressione a occidente dei Grandi Laghi, in virtù della neve effetto-lago. Questo è indicativo di due cose: una corrente a getto satura e la mancanza di variazione stagionale nel clima.
Per la formazione di coltri di ghiaccio altrettanto estese di quelle riscontrate all’epoca del Pleistocene (circa 1.2 milioni-10.000 anni fa), deve aver luogo un’imponente evaporazione. Questo è il trascurato rompicapo del ciclo delle ere glaciali. Se le coltri glaciali sono calate lentamente dalle regioni polari ghiacciate, in che modo l’umidità è giunta alle celle polari di Hadley che hanno alimentato i ghiacciai settentrionali e di media latitudine?
In base a un particolareggiato studio degli schemi dei venti, il Professor Xiahong Feng del Dartmouth College, UK, principale autore di un rapporto pubblicato nel 2007, ipotizza che i venti dominanti in Nord America durante il Pleistocene provenissero da est. L’analisi di antica cellulosa indica che i livelli degli isotopi di ossigeno e idrogeno erano massimi in corrispondenza della Costa Orientale e diminuivano dirigendosi verso la Costa Occidentale – l’esatto contrario di come soffiano i venti al giorno d’oggi, ma il modo esatto in cui ci si aspetterebbe avvenisse in concomitanza con una rotazione del pianeta in senso orario e un’inversione dell’attuale corrente a getto e delle correnti oceaniche.19
Ruotando in senso orario e perpendicolare, la Terra si comporta come una vera e propria trottola e, data tale situazione, l’accumulo di coltri glaciali nell’emisfero settentrionale unitamente al declino dei livelli dei mari nell’emisfero meridionale indurrebbe il pianeta a reagire a tale squilibrio nello stesso modo in cui reagirebbe una trottola.
Con un massiccio momento torcente o di trascinamento contrario alla velocità di rotazione, il peso delle coltri glaciali nell’emisfero settentrionale potrebbe indurre una rotazione della Terra facente perno sul proprio asse meridionale o polo sud, facendo reagire il pianeta con una leggera inclinazione verso il centro della propria orbita, il Sole. Questo non comporterebbe un ritorno alla precessione, in quanto la deviazione dell’asse inferiore lascerebbe la Terra inclinata verso il Sole secondo una continuità annuale, e non a livello stagionale. Le imponenti masse di terra settentrionali si piegherebbero verso il Sole soltanto di alcuni gradi, immerse in una luce perpetua per migliaia di anni sino a quando i ghiacciai non recedessero a sufficienza da riempire nuovamente gli oceani e riavviare da capo il processo.
Antiche conoscenze sulle inversioni di polarità
Illustrazioni originarie dell’antico Egitto, indicanti i punti cardinali della Terra invertiti, forse suggeriscono la conoscenza di un’inversione di polarità e non necessariamente il capovolgimento del pianeta. Le carte astronomiche presenti nella camera dell’architetto di Hatshepsut, Senmut, esprimono proprio questo, così come i documenti ricavati dai papiri di Harris, Ipuwer e dell’Hermitage.20
In tale posizione perpendicolare dell’asse terrestre, la stella polare si trova nella costellazione del Drago. Tutte le popolazioni preistoriche stanziate al di sopra dell’equatore erano ‘sorvegliate’ dalla costante presenza di questo Serpente.
Una rotazione in senso orario modificherà la lunghezza dell’anno, dei mesi e dei giorni. Inoltre l’eliminazione dell’oscillazione del baricentro, provocata dalla Luna, livellerà e distribuirà meglio il trascinamento della marea, determinando una leggera accelerazione della Terra.
Tale cambiamento nella lunghezza del calendario è confermato dagli schemi di marea fossilizzati presso Pichi Richi, nelle Flinders Ranges meridionali, Australia del Sud, dove il geologo George Williams ha rilevato che in corrispondenza del confine Precambriano-Cambriano l’anno solare durava 13 mesi e una giornata poco meno di 22 ore.21
Un riflesso di questo antico calendario e della sua stretta vicinanza a questo periodo interglaciale è reperibile nell’antico sistema dei Tarocchi, in cui l’arcano maggiore (Sole) rappresenta le 22 ore del giorno dell’era glaciale e l’arcano minore (Luna) esprime le 56 settimane lunari di un anno. Anche la prematura caduta in disuso dei 56 fori di Aubrey a Stonehenge potrebbe indicare la riorganizzazione di antichi saperi.
L’eliminazione di una carta da ciascun seme del gruppo degli arcani minori (sino a diventare le comuni carte da gioco che conosciamo oggi) rispecchiava una riorganizzazione del numero di mesi lunari e settimane totali nell’anno del nuovo calendario. Comunque sia, la totale riformulazione del simbolismo per i cambiamenti nelle ore del giorno risultò più arduo con gli arcani maggiori e non si presentò prima della creazione delle 24 rune di Elder Futhark.
La ricercatrice del settore Audrey Fletcher sostiene che l’Elder Futhark vanta antiche origini egizie e documenta la scoperta della precessione. Onde interpretare in modo appropriato il loro reale significato, le 24 rune devono essere sistemate e consultate, diversamente dagli arcani maggiori dei Tarocchi, secondo una direzione antioraria.22
Discesa della mesosfera
Al termine dell’ultima era glaciale le coltri ghiacciate erano ancora al massimo dell’estensione sino ad allora raggiunta. Il dominio dei periodi di 100.000 anni di accumulo dei ghiacciai prelevò dagli oceani una tale massa d’acqua che i livelli di questi ultimi calarono di circa 300 piedi all’equatore e di circa 400 nell’Artico.
Mentre, 13.000 anni fa, la Terra attraversava il piano galattico, nell’Artico si verificò un tremendo evento che modificò la topografia e spazzò via la maggior parte dei consistenti branchi di mammiferi delle pianure artiche.
Sotto gran parte del territorio artico è sepolta un’accozzaglia congelata zeppa di resti di vari mammiferi, piccoli insetti e piante del Pleistocene. In concomitanza con lo spostamento dei poli si produsse un catastrofico e misconosciuto evento climatico, che nell’arco di una giornata sovvertì le condizioni ambientali temperate dell’Artico del Pleistocene in quelle gelide che conosciamo oggi.
Nel suo libro dal titolo The Coming Global Superstorm, scritto in collaborazione con Art Bell, Whitley Strieber ha coniato la locuzione “supertempesta globale”.23 Si tratta di una definizione che egli ha utilizzato per descrivere lo scenario immaginario del collasso della corrente oceanica nordatlantica, risultante in un flusso di aria estremamente gelida proveniente dall’Artico che ha come esito terribili tempeste ovunque nel mondo.
La sua idea si basa su un’anomalia che si presentò al termine del Pleistocene, nel contesto di un evento noto ai geologi come Younger Dryas, allorquando il convogliatore atlantico collassò. Questa interruzione della circolazione termoalina, unitamente a un cambiamento dei venti tropicali, fece piombare l’Europa e il Nord America in un prolungato periodo di raffreddamento, invertendo essenzialmente gli effetti di riscaldamento presentatisi al termine dell’era glaciale.24
Ad ogni modo, diversamente dallo scenario immaginato da Strieber, questo episodio non determinò un inverno globale, in quanto si limitò a ritardare il discioglimento dei ghiacci di un migliaio d’anni ed esercitò il proprio influsso principalmente sull’Europa Settentrionale e su parti del Nord America.25
Una vera supertempesta globale come quella immaginata da Strieber implicherebbe un raro evento misconosciuto dalla scienza moderna e che non ha precedenti nella storia della moderna meteorologia.
Al di sopra di ciascun polo, nord e sud, molto più in alto dei venti turbinanti del vortice polare, nello strato dell’atmosfera noto come mesosfera, si trova una sacca di aria estremamente gelida; qui, variazioni stagionali permettendo, le temperature possono variare da -90 a -125 °C.26
Si stima che nell’arco dell’ultimo trentennio la mesosfera si sia raffreddata di un grado all’anno; inoltre il suo margine superiore si è abbassato di otto chilometri e si prevede che entro il prossimo secolo calerà di altri venti chilometri. Alquanto stranamente, si rileva che l’accresciuto congelamento della mesosfera è correlato alle accresciute emissioni di gas serra.27
Un calo di questa gelida temperatura della mesosfera sino alla superficie si verifica quando le celle di Hadley e di Ferrel collassano, nel momento in cui la Terra si ferma e inverte la rotazione – una vera e propria supertempesta globale infine compiuta. Pur modificata dalle temperature della superficie polare, la mesosfera discendente porterà sulla superficie della Terra temperature oltre i -73 °C. L’iniziale discesa della mesosfera concomitante con il termine dell’ultima era glaciale avrebbe inoltre determinato estreme differenze nei gradienti di pressione e creato venti al di fuori dei nostri attuali parametri concernenti gli uragani, con una forza che avrebbe smembrato – e invero successe proprio così – gran parte di quello che spazzò via, come riscontrato in alcune zone dei territori di Alaska e Siberia.28, 29
Al giorno d’oggi una supertempesta non sarà limitata da ghiacciai alti uno e due miglia che cingono la latitudine settentrionale. Il passaggio attraverso il piano galattico al termine di questo tipo di periodo interglaciale risulta assai più distruttivo di quello al termine di un periodo glaciale. Dati i loro elevati livelli, quando la Terra invertirà la rotazione gli oceani irromperanno per molte miglia nella terraferma e l’eruzione dello Yellowstone annullerà qualsivoglia contromisura gli Stati Uniti potrebbero prevedibilmente intraprendere sul piano interno o a livello internazionale.
Se l’arrivo della prossima era glaciale sarà in qualche misura simile al termine dell’ultima, allora la specie umana dei tempi moderni, impreparata com’è a un tale evento, con tutta probabilità seguirà il destino del mammut. ∞
L’autore:
Michael W. Weir è ricercatore ed erborista da oltre 21 anni e al contempo ha provveduto all’istruzione domestica di quattro bambini. Ora che i suoi figli sono cresciuti, ha dedicato i propri sforzi alla conferma scientifica delle storie dei suoi antenati e sta attualmente lavorando a due libri, Saving Your Bees: Natural Remedies for Your Hives e Elven Handbook – Volume 1: The Lost History of Earth. Per contatti: Post Office Box 55, Quilcene, WA 98376, USA, e via email presso endofprecession@aol.com. I lettori possono richiedere la versione integrale del presente articolo direttamente all’autore oppure consultarla presso il suo sito web, http://www.endofprecession.com.
Note:
1. Gore, A., An Inconvenient Truth, Rodale Books, New York, 2006, p. 10
2. Tompkins, P. e Bird, C., Secrets of the Soil, Earthpulse Press, 1998, p. 179
3. ibid.
4. Schwartz, P. e Randall, D., “An Abrupt Climate Change Scenario and its Implications for the United States National Security”, Global Business Network, ottobre 2003, disponibile presso http://docbug.com/blog/supplemental/ 90/climate-change.pdf
5. Muller, R.A., “Brief Introduction to the History of Climate”, capitolo 1 di R.A. Muller e G.J. MacDonald, Ice Ages and Astronomical Causes, Praxis Publishing Ltd, Chichester, UK, 2000; disponibile presso http://www.muller.lbl.gov/pages/IceAgeBook/history_of_climate.html
6. ibid.
7. “The Earth’s Orbit”, Life in the Universe, http://www.lifeinuniverse.org/noflash/Earthorbit05-03-02.html
8. Laskar, J., Joutel, F., Robutel, P., “Stabilization of the Earth’s obliquity by the Moon”, Nature, 18 febbraio 1993; 361
9. Walker, G., Snowball Earth, Three Rivers Press, New York, 2003, p. 165; vedere inoltre G. Williams e P. Schmidt, “Proterozoic equatorial glaciation: Has ‘Snowball Earth’ a snowball’s chance?”, The Australian Geologist, 31 dicembre 2000; 117
10. Ward, P.D., Brownlee, D., Rare Earth: Why Complex Life is Uncommon in the Universe, Copernicus Books, New York, 2000, p. 178
11. Rampino, M.R., Stothers, R.B., “Terrestrial mass extinctions, cometary impacts and the Sun’s motion perpendicular to the galactic plane”, Nature, 19 aprile 1984; 308:709-712
12. Eden, D., “Scientists Now Know: We’re Not From Here!”, Viewzone, http://www.viewzone.com/milkyway.html
Si tratta di un argomento che scotta e invito i lettori a svolgere ulteriori ricerche. Vedere la trattazione presso http://www.virginia.edu/topnews/releases2003/ milky-sept-24-2003.html e http://www.space.com/scienceastronomy/galaxy_gobble_030924.html. La disperata confutazione, “Is the Sun From Another Galaxy?”, è consultabile presso http://blogs.discovermagazine. com/badastronomy/2007/06/27/is-the-sun-fromanother-galaxy/. Quindi osservate alcune splendide foto e animazioni della Via Lattea che cannibalizza Sag DEG presso http://www.solstation.com/ x-objects/sag-deg.htm, dove l’astrofisica Rosemary Wyse della Johns Hopkins University stima che qualcosa come il 10 per cento delle stelle presenti nell’alone della Via Lattea proviene da altre galassie nane.
13. Bahcall, J. e Bahcall, S., “The Sun’s Motion Perpendicular to the Galactic Plane”, Nature, 22 agosto 1985; 316:706-08
14. “When giant hippos roamed Britain”, CNN.com, 1° luglio 2004, http://edition.cnn.com/2004/WORLD/europe/07/ 01/uk.gainthippos/index.html
15. Britt, R.R., “Mysterious Shift in Earth’s Gravity Suggests Equator is Bulging”, Space.com, 1° agosto 2002, http://space.com/scienceastronomy/equator_bulge_020801.html
16. Thompson, A., “Yellowstone Volcano Rises at Unprecedented Rate”, Live Science, 8 novembre 2007, http://livescience.com/environment/ 071108-yellowstone-volcano.html
17. Vedere, ad esempio: http://www.geolab.nrcan.gc.ca/geomag/ reversals_e.shtml; http://www.phy6.org/earthmag/gauss.htm; http://www.space.com/scienceastronomy/earth_poles_040407.html
18. Ward e Brownlee, op. cit.
19. Feng, X. et al., “The changes in North America atmospheric circulation patterns indicated by wood cellulose”, Geology, febbraio 2007; 35:163
20. Bushby, T., Secrets in the Bible, Joshua Books, Australia, 2003, pp. 48-49 Per ulteriori informazioni su questa affermazione, vedere “The Earth Turned Upside Down” presso http://sunnyokanagan.com/joshua/upsidedown.html; o vedere il capitolo cinque di Worlds in Collision di Immanuel Velikovsky (Macmillan, Londra, 1950). Graham Hancock, nei capitoli 24-31 di Fingerprints in Collision (Three Rivers Press, New York, 1995), fa anch’egli riferimento ad antichi testi e mitologia concernenti la Terra che viene capovolta o ha una rotazione in senso orario.
21. Walker, op. cit.
22. Fletcher, A., “Ancient Egyptians and the Futhark Alphabet”, http://geocities.com/futhark_runes/Ancient_Egyptians_and_the_Futhark_Alphabet.html
23. Bell, A. e Strieber, W., The Coming Global Superstorm, Pocket Books, New York, 2000
24. Broecker, W.S., “Was the Younger Dryas Triggered by a Flood?”, Science, 26 maggio 2006, 312:1146-47
25. Christiane, S. et. al., “Evidence Against a Significant Younger Dryas Cooling Event in New Zealand”, Science, agosto 1998; 281
26. Kloeppel, J., “Frigid South Pole atmosphere reveals flaw in global circulation models”, 4 settembre 2002, via LightScience.com, http://www.lightscience.com/globalmodel.html
27. Pearce, F., “Chill in the Air”, New Scientist, 1° maggio 1999; 162
28. Leonard, R.C., “Paleontological Testimony: The Pleistocene Extinction”, http://www.atlantisquest.com/Paleontology.html
Si tratta di una fonte relativamente valida per una lista di riferimenti utili su tale argomento. La scienza non è in grado di spiegarlo, quindi la questione viene ampiamente trascurata. Una ricerca condurrà i lettori alle più antiche opere scritte di popolazioni che o registrarono resoconti di prima mano oppure furono testimoni in prima persona.
29. Badger, T.A., “Tunnels Bare Ancient Past”, Associated Press, 5 aprile 2000, disponibile presso http://arcticcouncil.npolar.no/Meetings/sao/2000%20Fa/Arctic%20Council%C2%A0_%C2%A0P ermafrost%20Tunnel.htm
Nessuno di fatto si domanda come mai tutte queste ossa, resti di carne, insetti e piante siano mischiati e concentrati assieme in un punto. Alcuni di questi sembrano esemplari integri e articolati.
Nexus Edizioni si occupa dell’edizione italiana della prestigiosa rivista australiana NEXUS New Times, il bimestrale che dal 1995 ha introdotto o approfondito nel nostro paese tematiche come la free-energy, l’archeologia proibita, le tecnologie soppresse, la salute, i grandi misteri relativi alle autentiche origini dell’umanità e ai possibili contatti con civiltà extraterrestri, il signoraggio bancario, le grandi cospirazioni internazionali e molto, molto altro, proponendo un genere di notizie che difficilmente si possono trovare altrove. Da qualche anno pubblica anche ottimi libri sulle medesime tematiche.
sito web: www.nexusedizioni.it





























per me che sono un cubo di ghiaccio vorrà dire tornare alle origini, ma il piacere più grande sarà sapere che la terra si è liberata dai suoi più grandi nemici, l’uomo e la sua arroganza.
Purtroppo ICE temo che i Rockfeller – Rotschild – ed affini siano preparati al peggio e quindi sopravivveranno
Purtroppo ICE temo che i Rockfeller – Rotschild – ed affini siano preparati al peggio e quindi sopravviveranno
lasciali pure vivere! sono padroni fintanto che c’è qualcuno a cui rivendere, ma al momento che mancano tutti, sono solo che poveri in vita, condizione questa, in cui c’è poco da essere felici, non trovi?