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28 aprile 2010 (MoviSol)

Il declassamento del debito greco operato da Standard&Poor il 27 aprile ha fatto precipitare la crisi greca, portando i tassi sui bond biennali a oltre il 20%. L’insolvenza bussa alle porte, e anche se con la richiesta ufficiale del governo greco il cosiddetto pacchetto di aiuti è operativo, tuttavia: a) ci vorrà del tempo prima che il denaro sia realmente trasferito alla Grecia; b) la crisi dell’euro è ormai irreparabile.

Anche se l’intero pacchetto di oltre 30 miliardi di dollari fosse trasferito alla Grecia nelle prossime settimane, questo non proteggerà Atene dall’insolvenza, ma servirà solo a guadagnare tempo. Intanto, il rischio di insolvenza si è allargato al Portogallo ed è solo questione di tempo prima che esploda in piena regola sull’economia del Santander in Spagna.

Gli aiuti potrebbero persino non riuscire ad abbassare il costo del debito greco come si spera; infatti, i “mercati” stanno penalizzando i titoli tedeschi, il cui rendimento è aumentato di un quarto di punto lunedì 19 aprile. Se i paesi membri dell’UE intendono aiutare la Grecia con una cosiddetta “operazione di mercato”, e cioè raccogliere fondi per prestarli alla Grecia con profitto, come insiste la Germania, potrebbe essere virtualmente impossibile farlo al di sotto della soglia del 5%, indicata dal governo greco come quella “sostenibile”.

Inoltre, se un’altra delle “tre sorelle” del rating declassa il debito greco, questo è automaticamente al di fuori della rete di protezione della BCE. Infatti, con grande rischio di sputtanamento, la BCE ha prolungato il “collateral framework” che fissa il rating minimo accettato per concedere liquidità alle banche. Questo è BBB, e cioè un gradino al disopra di quello ora stabilito da S&P per la Grecia. Se Moody’s o Fitch, come probabile, abbasseranno anch’esse il rating, le banche liquideranno i titoli di Atene a valanga.

A quel punto alla BCE non resta che monetizzare il debito, e cioè acquistare direttamente titoli sul mercato. Siamo all’iperinflazione prevista da noi come inevitabile conseguenza del tentativo di tenere in piedi il sistema.

Intanto in Germania, sostenuti dall’opinione pubblica, i “quattro professori” si apprestano a presentare l’annunciato ricorso alla Corte Costituzionale. Questa mossa potrebbe congelare l’intera azione di salvataggio, impossibilitando il governo tedesco a partecipare perlomeno finché non ci sarà una sentenza. Uno dei quattro professori, Joachim Starbatty, ha ripetuto che le condizioni imposte alla Grecia dall’UE e dal FMI sono simili alla politica del Cancelliere Brüning, che con la sua politica recessiva spianò la strada al nazismo. L’UE sta provocando una depressione in Grecia e la stessa ricetta sarà poi estesa agli altri paesi membri, ha denunciato Starbatty.

Come abbiamo scritto spesso, la “crisi greca” è in realtà una “crisi dell’euro” e non è una crisi del debito sovrano, ma una crisi bancaria. Ora anche un’autorevole giornale tedesco, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, che il 25 aprile ha scritto: “I più ardenti sostenitori del trasferimento di denaro dei contribuenti ad Atene si trovano nei mercati finanziari – cioè, tra coloro che sperano di salvarsi dalla debacle. Ma la responsabilità (…) ce l’hanno i creditori. Essi sono coloro che ora devono sostenere il peso finanziario”.

“La politica non può apparire come lo sbirro del capitale finanziario, ma deve essere la protettrice degli interessi dei contribuenti”, ha sentenziato il FAZ.

Non c’è soluzione alla crisi dell’euro all’interno del sistema dell’euro. Come ha affermato Lyndon LaRouche in una recente intervista ad un quotidiano italiano, “L’«Euro» è un figlio bastardo frutto di uno stupro. Il padre è un noto stupratore seriale residente a Londra, che spesso visita il Santander, in Spagna, diretto al Brasile dove opera attualmente il gruppo Inter-Alpha, che fu organizzato nel 1971 come complemento ad un attacco agli accordi di Bretton Woods. La specie esatta dello stupratore in questo affare non è certa, ma decisamente non è di discendenza autenticamente umana. Si raccomanda con urgenza, per la sicurezza della specie umana, che l’aborto venga eseguito prima che il feto satanico giunga a pieno sviluppo. “Il ritorno ad una partnership tra repubbliche/stati nazionali sovrani in Europa continentale dovrebbe essere l’obiettivo di questa azione urgentemente necessaria”.

Un Commento a “La crisi dell’euro: abortire il frutto dello stupro”

  • Pie:

    Il titolo di testa poteva proseguire cosi`;…..Affinche` il dollaro rimanga moneta di scambio senza rivali sui mercati internazionali….
    Il dollaro ???

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