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Riceviamo e anche se  con un pò di ritardo  volentieri pubblichiamo questo articolodi Beppe Dalla Massara di inalterata attualità.

QUALE ITALIA UNITA CI ASPETTIAMO

Giuseppe Garibaldi  portrait2.jpg Vicenza,  (di Beppe Dalla Massara).

Quali i festeggiamenti da farsi per i 150 anni dell’unità d’Italia, si chiede Ernesto Galli della Loggia “se gli Ialiani sono senza memoria”, ma gli Italiani non hanno bisogno di ricordare di essere Italiani perché lo sono da oltre 2000 anni, lo vogliano o no. Lo sono da quando Roma pronunciava Italia per indicare la bella penisola, divisa in  ‘Regio’.
Così fu per i vari conquistatori: da Carlo il Magno (re d’Italia) a Federico II (re d’Italia) allo stesso Napoleone (re d’Italia). Quest’ultimo, oltre a dare la moderna bandiera, nello Statuto firmato nel 1805 definì i limiti geografici del paese (che a modo suo amava), ponendoli dal Brennero alle isole del Mediterraneo (tutte), dalle coste veneziane (dalmate ) alla  garibaldina città di Nizza.

Nessuno escluso e per nessun pur breve momento storico, tutti  riconobbero il paese Italia con l’unità culturale, artistica e linguistica: dai mosaici della siciliana Monreale a quelli di S. Marco a Venezia. Un’Italia ambita e amata dai potenti, buoni e cattivi, visitata e amata nei secoli dai moltissimi viaggiatori del Grand Tour e non solo da Goethe, nonostante signorie, comuni, repubbliche, ducati, oggi regioni o provincie che, pur sempre in lotta tra loro, davano e danno corpo ad un unico Paese Italia, come auspicato già dal Macchiavelli.
Paese carico della sua grande cultura, del diritto romano, dell’arte cristiana che ha dato  vita al maggior museo al mondo, del genio del Rinascimento, delle stravaganze più moderne e che nel secolo del ’48 (l’ Ottocento) seppe e volle darsi una unità amministrativa simile a pochi stati europei come Francia ed Inghilterra. Non dimentichiamo che l’unità dello stato tedesco fu raggiunta nel 1871.
La lingua poi è il patrimonio fondante dell’intero paese Italia con una lingua scritta che trovò in Dante il suo padre fondatore che, come Petrarca, venne a studiare e vivere anche nel Veneto per affinare soprattutto lo scritto. (Senza dimenticare che Dante vede la sua Donna–Patria Beatrice vestita in bianco rosso e verde: Purg. XXX).
Ma quanti dal sud al nord in tutti i secoli diedero lustro internazionale alla lingua, non più volgare, ma eletta, al di là dei tanti dialetti e dei tanti caratteri che hanno fatto del Bel Paese (ancora Dante: Inf. XXXIII ) o come  qualcuno ha detto proprio in questi giorni: una Patria costruita dalle tante Patrie. E poi come sostituire il sempre verde e vincente ‘Made in Italy’ ?
Fonte: Beppe Dalla Massara: ‘Piccole Patrie per una Italia Unita’ sul Corriere d/Sera/Veneto il 12 Agosto 2009, aggiornato il 2 maggio 2010


Dibattito aperto   Italia/ Veneto

Bello il pezzo d’antan di Beppe da Vicenza. Sproniamolo a tener sott’occhio delle prossime inaugurazioni dei monumenti a Garibaldi di Milazzo, Genova e Bolzano (se ne occupa l’arch. Filippi della soprintendenza veneta). Perchè c’è sempre da dire qualcosa. Quest’Italia che si può festeggiare ma che al solito si mangia i soldi con corruzioni, abusivismi e malaffare. Non siamo Inglesi e nemmeno Svizzeri. Qui ormai da caso singolo si è al fenomeno. L’ultimo caso del ministro ligure Scajola che si aggiudica un appartamento+doppi garage con vista Colosseo di 180 mq e lo paga nel 2004-5 appena meno della metà del suo valore commerciale. Il nero che gira ma che il solito notaio può far finta di non vedere (il catasto è fermo!). Questa sì che è “Identità Italiana”! I capannuni ne sanno qualcosa nel Veneto che sono numericamente cinque volte maggiori rispetto al fabbisogno. Questa sì che è “Identità Veneta”!
Vivere a Vicenza, oppure venirci anche per una giornata, si ha la sensazione, in certi giorni, che la città non sia così “muerta”. Ci sono le frange estremiste, quelle anti Usa e quelle ipercattoliche lefreviane che vedono miracoli dietro l’angolo, poi ci sono i lighisti anti napoleonici che distillano la memoria con un contagocce. A volte si mescolano con i ragazzi della curva sud (quelli che se potessero strangolerrebbero l’arbitro). Ma a Vicenza ci sono anche tanti bravi cittadini onesti, zelanti e rispettosi. La città vive la sua provincialità con dignità, ha il suo ritmo, i suoi rumori, i suoi odori. Quando si svuota i palazzi sono degli incontestabili padroni con le loro facciate possenti, dialogano tra loro.
Ma siamo Italiani o ancora polentoni? Per bellezza non riuscirei a vedere un’unica Identità Veneta, anche perchè il Sommo architetto è andato ad affrancarsi a Roma. E così la Madonna di Monte Berico è nata in Anatolia (oggi Turchia). Poi il tricolore ce l’abbiamo nella Pala di Castelfranco dipinta da Giorgione: la prima Madonna Repubblicana del 1500 su un trono di marmo bianco, stile Sacro Romano Impero. I lighisti-leghisti non lo sanno. Borghezio è troppo grasso.
Se guardiamo le statistiche di morti sulla strada, siamo ai primi posti in Europa. Il Veneto sta battendo il rekord (parola entrata nel vocabolario italiano solo alla fine dell’800) di: luganega più lunga, la polenta più grande, l’ombra longa (Treviso), la tavolata più lunga (Sant Artemio di Treviso), il gnocco più grosso (Verona), la fritola d’oro (frittella di Casteo), e avanti di questo passo. Identità Veneta o Pro Loco?
Quello che interessa è di capire se con il nuovo Statuto regionale (votato prima della fine della legislatura galaniana)tutto questo c’entra con “Identità Veneta”, essendo dopo il Lazio, le sole regioni d’Italia che possono giustificare spese di bilancio a scopo culturale che promuovino l’ “IV” (Identità Veneta). Vuol dire avere il naso grosso, le mani coriacee, la brillantina, i fianchi pronunciati, il seno ben pomposo, oppure sale e pepe nella zucca?
Il neo assessore alla Cultura e all’Identità Veneta è Marino Zorzato, con un passato veramente glorioso da amministratore: consigliere, assessore, sindaco, presidente di provincia, deputato, presidente di Veneto Strade, oltre ad essere affermato professionista per costruzioni edili ad uso abitativo, commerciale e capannuni, riuscirà a far distinguere tra folklore e cultura? O tutto passerà attraverso “non gavemo schei, la cultura è una cenerentola”.
Ora lo vedremo molto spesso sulla scena a presenziare gli eventi di eccellenza: Arena, Fenice, Mostra del Cinema, grandi mostre, Palladio, Premio Campiello, Fondazione Cini, Guggenheim, Biennali….Palazzo Grassi (postnapoleonici), dunque sarà dopo il governatore di Refrontolo (Zaia), il più mediaticamente esposto ma anche il più vulnerabile. Per dirla in breve: l’assessore alla sanità avendo uno o due miliardi da “seguire” ha molto più potere, anche se non è tanto piacevole scoprire che ogni tanto qualche cosa non funziona nel suo settore.
C’è una regione (non stato) al mondo come il Veneto, per la sua posizione geo-strategica, le sue ricchezze naturali (iodio, terme, acqua sorgiva, sole e vino) e la sua gente, un po’ retro, possa avere tante primizie culturali e nello stesso tempo la più alta concentrazione di capannuni, di cui molti sfitti od obsoleti?
Siamo Italiani così è se vipare. (Angelo Miatello, 4 maggio 2010, ore 18.10)

Un Commento a “QUALE ITALIA UNITA CI ASPETTIAMO”

  • Corrado:

    ma cosa mai ci sarà da festeggiare nell’Italia unita….
    i costi di chi si accapparrerà la gestione della “festa”,cioè i soliti ig…noti?

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Antonella Randazzo
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