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E’ chiaro che c’è chi utilizza lo scandalo della mancata ricostruzione dell’Aquila per ulteriormente danneggiare l’immagine di Berlusconi e il suo governo. Come se…. con un altro governo sarebbe stato diverso….

Ed è chiaro che quello che sta succedendo all’Aquila e dintorni è il nervo scoperto del sistema usuraio bancario, il quale dietro  le quinte sta negoziando con uno Stato mutato a qualcosa di poco più di un semplice soggetto privato, alienabile, insolvibile, contribuente fiscale,  consumatore, le condizioni della sua resa sotto forma di clausole capestro – di cessione degli asset – in cambio della concessione dei dovuti finanziamenti, leggi “mutui”.

Ed è chiaro che oramai la logica che prevale è quella bancario assicurativa. Quella in virtù della quale ti chiudono l’accesso alle spiagge di notte, per mancanza del bagnino, o quella per cui ti sradicano i pini, non sia mai cadessero in testa a qualcuno o dovesse inciampare qualcuno nelle sue radici – giustificazioni penose per l’appropriazione di tutto quel che rimane: il demanio, da fare a brandelli, i semi, da brevettare, e noi tutti da MARCHIARE.

Salta quindi anche chiara, limpida, agli occhi la soluzione, per l’Abruzzo terremotato: se noi tutti italiani  in quanto paese vogliamo aiutare i terremotati dell’Aquila come è giusto che sia, allora come mai non si ricorre alla soluzione più semplice, lineare, risolutiva, e cioé quella di emettere obbligazioni di Stato a zero interessi che valgano moneta, con le quali noi popolo italiano ci  “obblighiamo” a pagare la ricostruzione con il nostro lavoro e ricchezze future? Si tratta in fondo di un nostro “asset”, L’Aquila fa parte del NOSTRO patrimonio, prima ancora che di qualche ipocrita istituzione internazionale, tipo l’ONU.. Si tratterebbe quindi di un investimento produttivo per il futuro, per il benessere dei nostri concittadini, per la futura ricchezza che essa può produrre con turismo, agricoltura biologica, monumenti e intelligenza umana…

Un indebitamento di noi stessi con noi stessi, attraverso la cassa neutra di redistribuzione che dovrebbe essere lo Stato.

Perché non si fa? Non si fa a causa dell’idelogismo del “mercato”, che non è nient’altro che  la legge dell’anglosassone “agency” e del “contratto” di SM, da quando abbiamo subito una ventata peggiore della privatizzazione della thatcher, che per lo meno, in britannico spirito nazionalista, era riuscita a ottenere la MONEY BACK dall’Europa…con uno sconto dei contributi europei.

Noi no, perché nazionalismo, per noi e per il mondo, significherebbe lo stigmatizzato fascismo. Eppure il tanto vituperato regime sarebbe riuscito a ricostruire l’Aquila e l’Abruzzo con il sistema descritto sopra.

Con la parola “mercato” infatti si designano tutti quegli intermediari, dalle banche dealer alle banche di investimento e le loro società partecipate o clienti, che avendo le prime il monopolio della stampa della moneta, e della compravendita dei titoli del debito pubblici, sono diventati i nostri ubiquitari creditori mentre le seconde sono le uniche, assieme alle loro complici organizzazioni mafiose, detentrici dei crediti necessari per l’impresa. Sarà proprio quel tipo di mercato che Mussolini volle buttare fuori dalla finestra (e che rientrò dalla porta principale alla fine della guerra?).

E’ stata ficcata in tutte le salse questa parola “mercato”, storpiandola a dismisura, perché se da una parte il “mercato” è diventato quel luogo dove si consuma l’abuso e il sopruso del monopolio/oligopolio sulla società e il suo Stato, dall’altra il vero “mercato”, quello che dovrebbe essere una piazza di libero scambio di beni e servizi, è diventata una prigione dove regna la legge del terzo incomodo, quello appunto che si è appropriato  persino il nome, l’intermediario, l’agency, insomma… il “mercato”…tanto più incomodo quanto totalmente INUTILE.

Riapproprimoci dei nostri concetti di diritto e ridefiniamo le nostre parole, senza usarle a vanvera. Solo allora  riusciremo a fare combaciare legge, parole e realtà. E diremo chiaramente che quello che sta succedendo in Abruzzo è uno scippo strozzino del territorio, organizzato, pianificato, voluto dalle banche che si sono già appropriate di alcuni monumenti di quella città, in cambio di una graziosa ricostruzione con i nostri “debiti”, visto che è cosi che lavorano le banche. Lo scippo strozzino andrà avanti in tutto il resto del paese, come in Argentina: era iniziato in Sardegna, con i contadini lasciati pignorare  per le colpe della Regione. Continuerà con i continui soprusi, gli “errori” sistematici dell’inps che ha già cartolarizzato i crediti – in qualità di brava socia della bankitalia – e poi fatti addebitare ai poveri pensionati, correntisti messi in centrale rischi senza ragioni, contribuenti ipotecati a loro insaputa da Equitalia, richieste di pagameno illecite cui bisogna continuamente rispondere…

Andrà avanti fino a quando non ci sarà un golpe bianco per controbilanciare quello in atto, quello che dal 92 in poi ci ha costretto a privatizzare tutto, a separare Tesoro e BC, e ad aderire a Maastricht.

Meglio un controgolpe bianco che una guerra, o una macelleria sociale, no?

NF

2 Commenti a “Terremotati manifestazione 7 luglio: presi a manganellate, lo scippo strozzino parte 2,”

  • andrea'65:

    meglio una guerra civile, sia perche’ mi aumenterebbe il fatturato,sia perche’ una grossa % di menomalechesilvioc’e', oltre ai vari fans dell’opposizione(si fa per dire), smetterebbero di inquinare il BelPaese.
    Un altro Governo avrebbe comprato i ponteggi per tenere l’Aquila inchiodata,noi no li abbiamo noleggiati per un costo giornaliero che dopo 15mesi li pagavamo 2 volte.
    Colpa dei poteri forti anglosassoni anche sugli sprechi e le ruberie aquilane.

    • Nicoletta Forcheri:

      tutte le ruberie nostrane sono conseguenza del sistema pirlamidale basato sull’inganno e il furto generalizzato
      ad esempio il credit crunch
      ho sempre detto che le nostre mafie sono la manovalanza o servono ai poteri forti internazionali per rastrellare il territorio
      a chi sono stati noleggiati i ponteggi?
      e comunque, caro pirla, non hai risposto al quesito dell’articolo: come mai lo stato non stampa le obbligazioni con valore di moneta per ricostruire l’Aquila (e comprare i ponteggi?)

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