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di Riccardo Di Giuseppe – 09/07/2010

1 – Ora lo scontro tra Stati Uniti e Vaticano risulta in tutta la sua chiarezza.

2 – Quando qualche settimana fa, questo aspetto della politica internazionale ed interna italiana è stato messo in evidenza, abbiamo avuto chi, tra i “commentatori”, lo ha trovato “risibile”. Non discutibile si badi bene, ma “risibile”, cioè non solo sbagliato, ma talmente fuori misura da essere considerato ridicolo. Come tutti noi purtroppo ben sappiamo, la madre dei cretini è sempre incinta. Ma non basta: capita a volte che essa si accoppi con qualcuno dei suoi stessi figli, dando luogo a quella sorta di tipi umani (?) che appunto, passano la loro esistenza ad “irridere” qualunque tipo di idea di analisi o di ragionamento, non facente parte del sistema di aria fritta e stantia, circolante nel loro cervello semivuoto. Sono personaggi odiosi nel migliore dei casi, pericolosi in molti altri. Albergano ed infettano soprattutto a sinistra, ma se ne possono trovare esempi anche corposi pure a destra. Quando eccedono in numero, come nella nostra epoca, possono provocare la morte per asfissia di qualunque tentativo di rinnovamento. In questo senso rappresentano il più sicuro baluardo della reazione e dell’immobilismo borbonico (non ci si lasci ingannare dal teatrino quotidiano), tipico dell’attuale fase della (non) politica italiana.

3 – Tentiamo ora di riprendere il filo del discorso. Lo scontro tra interessi vaticani e statunitensi, vede in primo piano lo scenario italiano, semplicemente perchè questo è il luogo centrale dell’azione politica dello Stato cattolico.

4 – La recentissima sentenza della Corte Suprema americana, stabilisce senza equivoco che gli USA non riconoscono (più) al Vaticano la condizione (ed ovviamente i privilegi) di Stato Sovrano. La reazione vaticana è stata, almeno finora, sostanzialmente inesistente. A mio avviso questo è segno di un serio logoramento, sia politico che psicologico. Inoltre, anche dall’interno della Chiesa cominciano a levarsi sempre più numerose le voci ostili alla conduzione politica della Curia romana. Il quasi contemporaneo episodio belga, anch’esso seguito da blandissime proteste (in paragone alla sua inaudita ed inedita gravità) chiarisce che la caduta di autorevolezza e prestigio della Chiesa cattolica non è solo affare di oltre atlantico.

5 – Sono dell’idea che questa offensiva contro il Vaticano, sia anche parte del gravoso sforzo che il governo USA sta compiendo per portare sotto un più rigido controllo politico, il proprio apparato finanziario, compresi i suoi vari addentellati esterni sparsi per il mondo ed a cui la finanza vaticana non deve essere estranea. Si tratta di uno sforzo non lineare, solcato da profondi conflitti e divisioni interne. Tali conflitti, coinvolgono in modo significativo anche gli apparati statuali più elevati, quelli che, per intenderci, come la Corte Suprema, costituiscono il crinale tra decisione (capacità di azione) politica e forma (capacità di interdizione) giuridica. Qualcosa di molto simile, anche se su scala decisamente maggiore, a quanto siamo abituati a vedere in Italia da quasi due decenni.

6 – E’ bene chiarire che ciò che, secondo me, a noi deve davvero interessare, non sono le sorti più o meno declinanti dello Stato cattolico, bensì il sistema ed i rapporti di forze che incidono sui nostri destini di cittadini italiani e più in generale di cittadini del mondo.

7 – Sono assolutamente convinto della validità dei concetti che ci portano a leggere l’epoca attuale come l’inizio di una fase “multipolare”. Ritengo che oggi, solo attraverso questa chiave d’analisi, sia possibile tentare delle letture “d’anticipo” fondate scientificamente e non semplici proiezioni desideranti tipo “il Mulino che vorrei”, per di più formulate spesso con interessata malafede.

8 – Il lascito del lunghissimo ciclo di lotte che abbiamo alle spalle, consiste propriamente nella nostra profonda percezione di essere “cittadini” e non semplicemente sudditi o consumatori. Nella nostra condizione di subalterni (o non decisori), questo elemento costituisce un punto di forza e di identità. A patto però che esso venga considerato nei suoi termini concreti e non banalizzato come aspetto psicologico o peggio ancora moralistico. Ciò che credo debba interessarci sono i cittadini concreti, nel loro concreto vivere, non l’astratto concetto di “cittadinanza”. In questo vivere concreto, quotidiano, in modo solo apparentemente paradossale, è la profondità che conta e non gli eventi di superficie. Per dirla con GLG, sono i movimenti profondi delle masse tettoniche, in continuo cozzare tra loro che ci interessano e non i terremoti della crosta esterna, loro mero risultato. Certo, la crisi economica, con suoi effetti spesso devastanti, può apparire come il più immediato dei problemi. Tuttavia, in realtà, rispetto a questo fenomeno di superficie, i subordinati non possono assolutamente nulla. Le rivolte, le ribellioni che pure sovente esplodono, finiscono invariabilmente nel nulla, o peggio ancora, trovano uno sbocco apertamente reazionario. Sono i ragionamenti in profondità che permettono di cogliere, attraverso appunto un’azione anticipatrice, ma non casuale, le brevi finestre, le rare occasioni di un radicale rovesciamento di forze.

9 – Allo stato attuale, un rovesciamento delle condizioni di forza che riporti in primo piano lo scontro tra subalterni e dominanti, non è pensabile, né prevedibile. Soprattutto, anche laddove un tale conflitto dovesse tornare ad esprimersi in forma aperta, esso non potrebbe in nessun caso presupporre da parte dei subalterni (o non decisori), l’avvento di una società priva di diseguaglianze, di asimmetrie, di raggruppamenti in classi. In breve di una qualsiasi forma di comunismo. Tuttavia, proprio la non attualità di questa prospettiva, ci pone nella necessità di capire come una tale possibilità venga a formarsi e quali siano i momenti storici nei quali esistono maggiori potenzialità di una sua emersione. Ecco dunque il perchè è decisivo, oggi, tentare la ricostruzione di un ragionamento strategico fuori da schemi dal passato glorioso, ma ormai del tutto sclerotizzati. L’impostazione di un ragionamento sul/i conflitto/i permanente/i tra dominanti a me pare, al momento, quella che maggiormente è capace di leggere i movimenti profondi della realtà in cui concretamente viviamo.

10 – L’individuazione nello scenario italiano di due (pre)dominanti esterni, in competizione tra loro per l’egemonia sui gruppi (sub)dominanti interni: Stati Uniti e Vaticano, ha seguito la logica di questo percorso di ragionamento. Potrebbe risultare errato (ma i fatti di questi giorni sembrano invece confermarlo), ma certamente non “risibile”. Irridere ciò che di nuovo con fatica si cerca di ri-costruire, è un atto ostile da combattere.

11 – Da ciò che è possibile vedere, sembra ormai che lo scontro volga a netto vantaggio dei dominanti nord – americani. Quali saranno gli effetti sulla situazione interna ed internazionale del Paese? Quali possibili scenari vanno profilandosi? Ribadisco la mia idea di un legame importante tra il gruppo di forze legato a Berlusconi e gli interessi vaticani. Da questo punto di vista appare logico pensare che ad un indebolimento dello Stato della Chiesa, corrisponda un parallelo indebolimento del gruppo berlusconiano. A mio modo di vedere, tale indebolimento è effettivamente in atto. Numerosi personaggi nominalmente ancora legati alla maggioranza berlusconiana, sono chiaramente alla ricerca di nuove parti in commedia da recitare. Lo stesso Berlusconi ed alcuni dei suoi più stretti collaboratori sembrano ondivagare tra posizioni a volte molto differenziate, alla ricerca di nuovi spazi di movimento. Si va dall’appoggio senza riserve dato ad Israele in occasione dell’attacco alla flottiglia pro – Gaza, alle posizioni filo – americane ed anti – tedesche, nel braccio di ferro sulle politiche di controllo degli apparati finanziari internazionali durante il G20, fino all’avallo dato, sia pure “obtorto collo”, a politiche restrittive interne assai dolorose ed impopolari. In queste condizioni, gli attacchi sia interni che esterni al governo, si sono fatti sempre più serrati e profondi. Tuttavia ciò non vuol dire che esso sia necessariamente destinato a cadere. Possiamo solo dire che certamente gli equilibri di forza dentro di esso non resteranno immutati. L’attenzione agli interessi statunitensi aumenterà in misura esponenziale. Il mantenimento in vita di un’alleanza di governo con una leadership fortemente indebolita e solcato da continui contrasti, potrebbe essere ritenuto sufficiente, senza dover necessariamente ricorrere a cambi in corsa, dall’esito tuttora incerto e potenzialmente pericolosi per la stabilità del Paese. Ciò in particolare se il governo Berlusconi, già a partire dalle prossime settimane, dovesse accentuare la sua già storica propensione anti – tedesca, cioè anti – Unione Europea, per ciò che di pericoloso quest’ultima può rappresentare per gli interessi strategici americani. Anche se nulla ancora si dice, i rapporti tra USA e Gran Bretagna, in questo momento non dovrebbero essere dei migliori, visto l’incidente petrolifero del Golfo del Messico, i cui costi giganteschi finiranno certamente per ricadere in parte assai cospicua sull’economia e sulla politica britannica. L’Italia in questo caso potrebbe rinverdire e potenziare il suo ruolo di cane da guardia americano all’interno della UE. Un ruolo assai più disinvoltamente gestito da Berlusconi che non dal centro-sinistra. Altro ruolo meglio gestito da Berlusconi è sicuramente quello dell’appoggio alla politica israeliana nell’area mediterranea. Si tratta di una svolta recente, dal forte sapore di opportunismo tattico. Tuttavia c’è da sottolineare che l’influenza israeliana su settori politici del centro-destra, in questi ultimissimi anni, si è incrementata in misura notevole e che essa segue molto da vicino il progressivo ridursi dell’influenza vaticana (che resta però, tuttora enorme). Va anche adeguatamente sottolineato che l’attuale politica israeliana non è pienamente sovrapponibile all’esercizio degli interessi strategici americani, tanto nell’area mediterranea che in quella mediorientale. Inoltre quella stessa politica si sviluppa nei modi tradizionalmente aggressivi che ben conosciamo, una modalità che se seguita troppo da vicino, potrebbe esporre l’Italia a rischi per la sua sicurezza, troppo elevati. Resta per ora sullo sfondo la questione più dirimente per gli interessi nazionali italiani di medio e lungo periodo: quello della (almeno relativa) autonomia energetica del nostro paese dalle politiche statunitensi, costruita attorno all’accordo “South Stream”, tra ENI e Gazprom (cioè la Federazione Russa) e potenziata, almeno in apparenza, dai “rapporti personali” intessuti da Berlusconi con Putin. A mio parere, l’inserimento francese, sia pure in misura per adesso minima, non va assolutamente sottovalutato. Il gemello del “South Stream”, il “North Stream” e gestito direttamente da russi e tedeschi e nulla lascia pensare che debba subire battute d’arresto. Esso avrà certamente ripercussioni importanti sul rinsaldarsi dei legami politico – strategici tra i due paesi. La presenza francese sul fronte sud dei due progetti, potrebbe avere in prospettiva, il valore di una carta di riserva da giocare da parte russa, in caso di un allentamento della presa italiano.

12 – Come si vede, ben al di là della crisi economica, l’Italia si trova nella prospettiva, assai preoccupante, di un conflitto reale tra gli interessi delle sue classi (sub)dominanti, pesantemente sottomesse alle indicazioni, quando non alle direttive, statunitensi ed i suoi effettivi interessi nazionali strategici di medio – lungo periodo, praticamente non difesi da nessuno.

13 – Quando parlo di immobilismo borbonico, faccio riferimento proprio a questo. Aldilà di tutto l’agitarsi del teatrino politico, tutti gli attori in parte, perseguono solo e sempre un unico obiettivo: trovare un tutore forte da servire e dal quale ricevere in cambio sostegno e potere. Nessuna autonomia, nessuna progettualità strategica, nessuna prospettiva di largo respiro. In confronto a questi, i politici della prima Repubblica, anche i meno valenti, sembrano astri rifulgenti nel firmamento. Ma forse più realisticamente, questi non sono altro che i figli e i figliocci di quelli. La povertà (certo non economica) dell’attuale classe politica, deriva in larga parte dall’assenza di un pensiero e di un’azione profondi che viene da lontano e che in fondo corrisponde all’effettiva condizione del Paese. Il vecchio detto “Franza o Spagna purchè se magna” è ancora largamente attuale e non solo presso le varie “Caste” politiche o economiche che siano.

14 – Certo, mutamenti importanti cominciano ad essere visibili, il conflitto che sta opponendo istituzioni locali e governo centrale, segnala un processo di trasformazione strutturale nella costituzione materiale del paese, inedito, anche se non necessariamente positivo. Il problema resta però l’assenza, almeno per ciò che è possibile vedere, di un progetto politico “autoctono”, in grado di esprimere nel breve – medio periodo, una classe politica all’altezza della situazione.

Un Commento a “Qualche piccola puntualizzazione: lo scontro tra Stati Uniti e Vaticano”

  • AlessandroV:

    Una sola osservazione:
    è ancora opportuno parlare di stati nazionali (USA, Germania, Gran Bretagna, Italia ecc.) come di elementi dello scachciere geo-politico?

    Non è forse più opportuno parlare di Gruppi Finanziari (Goldman-Sacs, British Petroleum, IOR, ecc) e di Lobby?
    Lo dico perchè questi gruppi, con i loro fatturati superiori agli stessi stati, sono le vere potenze moderne.
    E’ qui che dobbiamo cercare i confini, gli interessi e le opportunità.

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