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Dal blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/

Ricevo da un lettore e pubblico:

Il 29 giugno, a seguito di un incidente di volo del giorno prima avvenuto sull’aviosuperficie di Terni, moriva Pietro Taricone, ex concorrente del Grande Fratello e attore. Era la terza vittima in 4 mesi. Un record, se si pensa che in tutta Italia i paracadutisti morti in tutte le aviosuperfici sono stati in totale 7.
Grande cordoglio nazionalpopolare su tutti i media italiani con trasmissioni dove sono state versate in diretta o in differita fiumi di lacrime.
Sulle cause di quell’incidente si è invece detto ben poco.
Sul perché un paracadutista con 500 lanci, quindi considerato esperto, con materiali costosi a disposizione, abbia compiuto una vera e propria manovra suicida che lo ha condotto alla morte.
A “Matrix” l’amico e proprietario della scuola di paracadutismo “The Zoo” – di cui Taricone era assiduo frequentatore – Riccardo Paganelli, testimone oculare, ha spiegato tecnicamente come si sono svolti i fatti fermandosi al medesimo interrogativo: il perché sia stata effettuata quella folle manovra a 30 metri dal suolo.

Noi abbiamo provato a dare alcune spiegazioni raccogliendo informazioni e pareri qualificati sul web e cercando di ricostruire le cause di questa tragedia, che, a quanto ci risulta, era annunciata. Queste cause coinvolgono diversi fatti concorrenti tra loro che possiamo organizzare in diverse categorie: Riassumo qui le opinioni concordanti di alcuni paracadutisti esperti che abbiamo raccolto sul nostro forum “Poteri occulti”:

1. I materiali
Taricone era un paracadutista esperto, ma forse non abbastanza per utilizzare quei materiali. Utilizzava infatti una vela a profilo alare Crossfire 109, sottodimensionata rispetto al suo peso. Il 109 si riferisce ai piedi quadrati della superficie della vela.
In sintesi più la vela è piccola, meno portanza ha, più si scende velocemente e i movimenti sono repentini.
Il rapporto standard per la sicurezza tra peso e superficie della vela è di 1 piede quadrato ogni libbra di peso. Una persona di 80-85 kg (180 libbre)+materiali dovrebbe utilizzare un paracadute di almeno 180 piedi. In base poi all’esperienza e ai lanci la superficie può essere anche ridotta. L’uso comunque della Crossfire 109 (vela che anche alcuni paracadutisti esperti non si azzardano a utilizzare) è consigliata per esperienze di 700 lanci. Quindi utilizzava una vela forse superiore alle sue capacità caricata a 1,7 in luogo dei 2,2 (vedi forum). Possibile che nessuno lo abbia redarguito di ciò?

2. Condizioni climatiche
Pare che al momento della disgrazia il vento soffiasse a 18 nodi traversale da NNO. Un vento a 18 nodi, a detta di un pilota civile, è in grado di spostare un aereo di linea in atterraggio. Il pilota del Cessna avrebbe dovuto informarlo del fatto.

3. La filosofia di “gruppo”
Pietro Taricone, che era non solo assiduo della scuola, ma vero e proprio creatore/organizzatore del gruppo di Terni assieme a Paganelli, è forse rimasto vittima di un tipo di filosofia, che è molto esaltata da alcuni, ma molto contestata da altri nel mondo dei paracadutisti: quella del coraggio dimostrato con l’ardimento. Una filosofia antica, ma mortale. Taricone era stato padrino nella nascita di un gruppo chiamato “Istinto rapace” che faceva capo ai movimenti di destra (niente da eccepire sugli ideali s’intende). Ma il desiderio di essere leader e il dover dimostrare qualcosa lo può aver spinto all’irreparabile. Alcuni parà esperti contestano questa mentalità in voga in questo sport di ritenere un “pollo” chi non si prende rischi da uomo: una vela più piccola e più veloce, una virata di più al limite. Un parà esperto riferisce anche una frase dello stesso Paganelli: “oggi se non hai un katana sei un coglione”; lo stiletto è una vela da “allievo”. Tanto da considerare un paracadutista di 90 kg con poco meno di 1000 salti, che si lancia con un S2 170 piedi, scherzosamente (ma nemmeno troppo) una sorta di ritardato… (dal forum paracadutismoitalia.net).
Sul modo di lanciarsi spericolato del gruppo di Terni vi è la testimonianza dei video da loro stessi girati, pubblicati su youtube in occasione della festa “Animal house”, conclusasi tragicamente il 1 maggio con un morto.
All’interrogativo iniziale sul perché di quella manovra si può quindi rispondere con un concorso di concause. Un concorso di concause con molti colpevoli ognuno dei quali, se non davanti alla legge, dovrà fare i conti con la propria coscienza.
Quanto ai media, si è persa nuovamente l’occasione di fare del vero servizio pubblico: nel gettare la tragedia di Taricone nel tritacarne del gossip si è nuovamente fatto mercato della sofferenza piuttosto che farne una occasione di dibattito perché tragedie di questo tipo non si verifichino più. E questo rende la morte di Pietro Taricone ancora più inutile.

Gli approfondimenti sul forum: http://poteriocculti.mastertopforum.biz/la-morte-di-pietro-taricone-davvero-un-incidente-vt2152.html

Aggiunta personale.

Io, andando anche oltre quello che dice il nostro lettore, propendo per la tesi dell’omicidio rituale, per i seguenti motivi:

- Nella stessa aviosuperficie ci sono stati tre morti in tre mesi.

- L’autopsia non è stata fatta e si è dato troppo velocemente l’ordine di crematura del corpo.

- La mancanza dell’autopsia è tantopiù sospetta, se si considera che per le due morti precedenti il magistrato l’aveva disposta.

- Un mese prima la fidanzata aveva avuto un incidente analogo.

- Aggiungo alcune note di simbolismo. I Tg e alcuni articoli di giornali erano chiaramente dei messaggi in codice. Troppo complicato ora spiegare questa simbologia, ma mi limito segnalare quella del Tg che vi mostriamo sopra: al minuto 1,22 vengono deposte delle rose rosse (e fin qui potrebbe essere una coincidenza); la persona che le depone ha una maglietta con scritto “cuervo”, corvo, il simbolo alchemico massonico della morte rituale.

Un omicidio firmato, insomma.

Ora, come dice Eco… una buona indagine poliziesca dovrebbe provare che i colpevoli siamo noi.

Ma in qualunque scuola di polizia o di criminologia nessuno insegna il simbolismo massonico e alchemico.

Una buona indagine poliziesca dovrebbe procedere in queste direzioni: appurare se Taricone aveva detto un qualche no di troppo ai cosiddetti “poteri occulti”; verificare chi gli ha fornito il paracadute, chi c’era con lui prima del lancio (che eventualmente potrebbe avergli intorpidito i sensi con una minuscola ed impercettibile iniezione di sostanze psicotrope), appurare i suoi legami con i due morti in precedenza (uno di loro pare fosse un amico di Taricone); approfondire le modalità degli altri incidenti precedenti; dopodiché, eventualmente, chiedere al magistrato per quale motivo non ha disposto l’autopsia; analizzare meglio il simbolismo relativo all’evento (dal luogo dell’incidente, alle modalità con cui i giornali hanno pubblicato la notizia), ecc.

Fantascienza insomma, perché il potere non potrebbe mai indagare su se stesso, e nei pochi casi in cui lo fa, ovviamente, si autoassolve.

E quindi anche questa morte rimarrà senza colpevoli, e noi che diciamo queste cose veniamo presi per visionari.

La domanda non è chi ha ucciso Taricone, visto che, almeno a me, pare abbastanza chiaro; la domanda vera è: quando finirà questa strage continua ed ininterrotta di persone famose, gente comune, avvocati, magistrati, poliziotti, carabinieri, che continuano ad avere malori, incidenti strani, che si suicidano per il troppo stress, che scompaiono nel nulla?

Quando inizieremo a svegliarci?

2 Commenti a “La morte di Pietro Taricone”

  • Giorgio Andretta:

    Tanto andò la gatta al lardo chi ci lasciò lo zampino.
    Quest’articolo è ideale per il blog di Paolo Franceschetti che si è premurato di pubblicarlo, per alimentare il rivolo d’acqua che fa girare le pale del suo mulino complottista in nome della rosa rossa.

  • [...] Guarda Articolo Originale: La morte di Pietro Taricone [...]

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