di Helena Norberg-Hodge – 11/08/2010 – Fonte: ariannaeditrice
Con il crollo del comunismo è opinione comune che al mondo rimanga un’unica opzione: un mercato globale non regolamentato e dominato dalle grandi corporation.
Molti ritengono che la liberalizzazione consenta alle grandi corporation transnazionali di fornire ai consumatori una gamma di prodotti provenienti da ogni parte del globo che non ha precedenti. Grazie all’economia globale possiamo riempire il carrello del supermercato con mele del Kenya, burro a basso prezzo della Nuova Zelanda, e con tutti i cibi esotici che desideriamo. Se questi prodotti sono più a buon prezzo dei loro corrispettivi locali, è perché i fornitori operano su scala più larga ed efficiente. Abili PR e sofisticate campagne pubblicitarie ci convincono che più grande è l’impresa, più sicuri sono i suoi prodotti alimentari.
Oltre a questi benefici in casa dei consumatori, molti sembrano pensare che la crescente diffusione del modello economico occidentale sarà accompagnata da un’esportazione della democrazia occidentale. La globalizzazione ha prodotto tariffe aeree più basse e una comunicazione ravvicinata tra le diverse culture, nella speranza che questo fenomeno annunci la nascita di un pacifico che metta fine alle guerre tra le nazioni.
Poiché i problemi ambientali, dai cambiamenti climatici all’estinzione di specie animali, trascendono ovviamente allo stesso modo i confini nazionali, la globalizzazione viene vista anche come un passo indispensabile verso la collaborazione internazionale per la soluzione di problemi globali.
Al di là di questi presunti effetti benefici l’economia globale è presentata come inevitabile e destinata a crescere, che lo vogliamo no. È la conseguenza di una cultura consumistica insaziabile. È quello che le grandi corporation vogliono o, per essere più esatti, è ciò che nessuno ha il potere di fermare. Nella sua analisi finale, la globalizzazione è spesso indicata come un economico dettato da che si sottraggono all’intervento umano. Queste leggi favoriscono in modo naturale i grandi produttori rispetto ai piccoli, e la produzione globale centralizzata rispetto alla produzione locale parcellizzata. Si scopre che grande è conveniente, grande è efficiente, grande è meglio! Come abbiamo cercato di dimostrare in questa ricerca, la verità è che l’efficienza è un mito; grande non significa automaticamente o
.
Se guardiamo al di là delle affermazioni e dei confini ristretti di questa visione convenzionale, appare chiaro che le grandi corporation sono il prodotto del supporto governativo attraverso tutta una gamma di sovvenzioni dirette e indirette.
RIBALTARE IL CAMPO DI GIOCO
Per generazioni il denaro delle nostre tasse è stato usato per creare una struttura economica che favorisce il grande rispetto al piccolo. Il risultato è che tutte le nostre scelte, dall’educazione alle scelte energetiche, ai trasporti e alla comunicazione, vengono distorte e manipolate a favore di un’economia sempre più centralizzata e sempre più globalizzata. Assieme, questi sussidi e investimenti dispendiosi contribuiscono a creare un sistema estremamente inefficiente. L’apparenza di efficienza viene mantenuta solo perché le nostre tasse coprono molti dei costi, a spese dei piccoli produttori locali che, disponendo solo delle loro risorse, sono fatti sembrare in paragone inefficienti.
Le grandi TNC (le corporation transnazionali) sfruttano inoltre la loro capacità di esercitare pressioni sui governi per ottenere l’approvazione di leggi che favoriscono i grandi produttori, spesso allo scopo deliberato di distruggere i concorrenti più piccoli. Un altro fattore che finisce paradossalmente per favorire il grande rispetto al piccolo è che la produzione intensiva su larga scala è spesso automaticamente più inquinante.
Prendiamo ad esempio il caso degli allevamenti automatizzati. Dove popolazioni concentrate di animali vengono fatte vivere in spazi limitati ci sono tutte le condizioni per lo scoppio di epidemie. In queste situazioni sono necessarie più norme e più controlli che non nel caso dei piccoli allevatori. Ma questi ultimi sono costretti a osservare le stesse norme rigorose, e per loro inutili, a costi che ben pochi si possono permettere di affrontare.
L’appoggio governativo ai trasporti e alle comunicazioni ad alta tecnologia mette in grado le multinazionali di distruggere i piccoli concorrenti locali. Un negozio locale in una cittadina inglese che acquista la maggior parte dei prodotti sul mercato locale non ha bisogno di comunicazioni satellitari, computer centralizzati, infrastrutture per i trasporti su larga scala, navi portacontainer, carburante per i trasporti aerei a forti sovvenzioni statali, e così via. Al contrario, un grande ipermercato non può fare a meno di tutto ciò.
Dal punto di vista del consumatore può sembrare che prodotti che provengono dall’altro capo del mondo siano più a buon prezzo, a patto che tutte queste sovvenzioni restano invisibili. Ma dobbiamo iniziare a considerare non solo il denaro nelle nostre tasche, ma anche il modo in cui le nostre tasse vengono usate contro di noi. Sempre più consumatori sono messi nelle condizioni di acquistare alimenti conservati, e con data di scadenza, che provengono da luoghi lontani solo perché costano meno. Il consiste nel fatto che non possono permettersi cibo locale fresco.
Al cuore della moderna economia industriale c’è il principio del , secondo il quale è sempre nell’interesse di un paese specializzare la produzione per l’esportazione invece di promuovere una produzione diversificata per il bisogno locale e nazionale. Come conseguenza, le politiche economiche a favore degli scambi commerciali hanno appoggiato le imprese che attraverso le fusioni sono diventate le grandi società multinazionali che oggi conosciamo. Attualmente tutte le merci principali del mercato mondiale (caffè, cacao, cotone) sono controllate da una manciata di corporation.
Questo supporto al commercio internazionale ha dato agli operatori globali un vantaggio sleale nei confronti dei produttori e dei commercianti locali. Il risultato è un campo di gioco ribaltato a favore dei monopoli che diventano ogni giorno sempre più grandi e potenti. In anni recenti il loro potere è stato enormemente aumentato da una serie di
come il NAFTA, Maastricht, il GATT e il MAI (Multilateral Agreement on Investment – Accordo Multilaterale di Investimenti). Noto come la , il MAI antepone i diritti delle compagnie a quelli delle nazioni e dei cittadini. Questo fatto dà alle grandi compagnie il potere di fare causa ai governi se le legislazioni interne interferiscono con il commercio. Questi accordi non riguardano gli accordi commerciali tra nazioni, ma i diritti delle corporation transnazionali di agire liberamente su qualunque mercato nazionale.
Negoziati in segreto, avvolti in un linguaggio tecnico enormemente complesso, questi trattati vengono raramente letti, e ancora meno compresi, dagli organi preposti. Firmandoli, i governi minano, spesso involontariamente, il proprio potere. Ciò che in realtà fanno è appoggiare le corporation globali estremamente attive a detrimento della più piccola economia nazionale e locale, impoverendo in questo modo se stessi.
Mentre le imprese più piccole che operano sul mercato nazionale continuano a pagare le tasse, le corporation transnazionali possono cambiare le loro attività in un attimo per evadere le imposte. Il potere dei governi diminuisce quindi sempre di più, perché vedono diminuire le entrate fiscali. Gli stati nazionali diventano così sempre più poveri e i governi si vedono costretti a ridurre la spesa pubblica per la sanità, il welfare, l’istruzione e altri servizi pubblici.
Poiché le politiche economiche spingono le grandi corporation a setacciare il mondo intero alla ricerca di risorse e di mano d’opera più economiche, gli standard socio-ambientali sono stati progressivamente abbassati per attirare gli investimenti di capitali.
Il risultato è che siamo bloccati in una corsa al ribasso in cui tutti perdono: il diritto al lavoro, la coesione sociale, l’ambiente e gli standard più basilari della democrazia e della libertà, tutti sono minacciati. L’ironia è che pagando le tasse sosteniamo le stesse forze responsabili di mettere a rischio le nostre comunità, la sicurezza del lavoro e la protezione dell’ambiente.
Il lavoro sta diventando sempre meno sicuro e siamo costretti a fare rapidi cambiamenti in cerca di occupazione, in termini di spostamenti fisici e di riqualificazione professionale. Chi conserva il lavoro viene sottoposto a uno stress sempre maggiore, con sempre meno tempo per se stesso, per i figli e per i piaceri della vita. Persino nei paesi nordici più ricchi, come la Svezia, la Norvegia e il Canada, in cui fino a poco tempo fa i senza tetto e la povertà dichiarata erano fenomeni sconosciuti, iniziano a comparire segni di gravi problemi sociali.
In quanto fattore del processo di globalizzazione, la produzione viene spostata nelle aree a basso costo del terzo mondo e dell’Europa dell’Est. L’aumento di investimenti incontrollati in queste aree ha causato un caos finanziario e tracolli economici come quelli verificatisi in Messico, Estremo Oriente, America Latina e Russia.
L’aumento della povertà nel sud del mondo è enorme: milioni di persone vengono cacciate dalle campagne nella speranza di trovare nelle città migliori condizioni di vita. La televisione, la pubblicità e il turismo dipingono la vita nelle città occidentali e la cultura consumistica come più desiderabili. I giovani sono molto vulnerabili a questi messaggi dei media e vengono convinti a rifiutare la loro cultura, soprattutto il lavoro nelle campagne: la pesca e l’allevamento sono oggi considerate occupazioni sporche e primitive.
Delle masse che si inurbano alla ricerca di un lavoro, solo una piccola percentuale ha successo, trovando in genere lavori faticosi nella produzione di beni di consumo di massa per un mercato occidentale instabile. Il quotidiano The Times of India (26.8.1998) descrive bene questo processo:
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venduto sul mercato del lavoro, mentre la rapida globalizzazione spinge sempre più persone a trasferirsi dai villaggi in lontane città alla ricerca di un lavoro. Ma la maggior parte diventa mano d’opera sottopagata o finisce sul mercato del sesso>>.
Oltre alla sofferenza umana, la spostamento della produzione dal nord al sud del mondo annuncia un forte aumento dell’inquinamento locale, dei rifiuti tossici e di altri danni ambientali, ad esempio in città come New Delhi, Bangkok e Città del Messico.
A dispetto delle attrattive superficiali di un’economia globale dominata dalle grandi corporation, il prezzo da pagare è alto: un ambiente sempre più deteriorato, un aumento della povertà, maggiore incertezza e maggiore disuguaglianza. A livello mondiale, la globalizzazione conduce a una diminuzione del controllo tanto economico che politico. Questa perdita di potere porta inevitabilmente a rabbia e frustrazione, e a un aumento dei conflitti etnici.
PERCHé L’INIZIATIVA POLITICA è ASSENTE?
Perché, a fronte della perdita di potere politico, del dissesto socio-ambientale e della crescente opposizione, la maggior parte dei responsabili delle decisioni politiche aderisce al fatalismo economico che circonda la globalizzazione?
Una risposta è che considerano l’innovazione tecnologica tanto vantaggiosa quanto inevitabile. Ritengono che la creazione di una globale è stata resa possibile dallo sviluppo dell’alta velocità delle comunicazioni. Questi sviluppi hanno contribuito a rendere la molto difficile da controllare, monitorare e regolamentare. Poiché l’innovazione tecnologica è considerata un
, il consenso politico afferma che non abbiamo altra scelta che appoggiarla accettandone anche le conseguenze economiche.
Questa visione del mondo deriva da varie cause, prima fra tutte un sistema scolastico creato per adattarsi a questo stesso sviluppo tecnologico/economico e che trasmette una visione del mondo sempre più frammentaria e riduzionista.
Il risultato è che diventa sempre più difficile tornare indietro e vedere le connessioni che collegano l’insieme. Se è vero che la tecnologia influisce sulle scelte economiche, è la politica economica che determina la tecnologia attraverso gli investimenti, ad esempio per la ricerca e lo sviluppo. Questi rapporti reciproci sono il risultato delle scelte politiche degli uomini, e non hanno una qualità di inevitabilità in senso deterministico. Una volta che questi rapporti sono chiari, diventa altrettanto chiaro che gli stati potrebbero riprendere il controllo della macchina economica.
SEMI DI SPERANZA
Uno dei maggiori segni di speranza attuali è la volontà di un piccolo ma crescente numero di influenti decision-maker economici e politici di considerare il quadro nel suo insieme e di ripensare alcuni assiomi fondamentali riguardanti la globalizzazione. Motivati dalla crescente instabilità e dal drammatico crollo dei mercati, finanzieri come il defunto Sir James Goldsmith, George Soros e addirittura il portavoce della Federal Reserve Bank degli Stati Uniti, Alan Greenspan, hanno avvertito dei pericoli dei mercati deregolamentati e surriscaldati.
George Soros ha recentemente affermato al Congresso USA che il <>.
Anche politici come Paul Hellyer, ex-primo ministro canadese, ha sostenuto con forza che l’economia globale non è affatto un sistema di libero scambio:
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Altrettanto, se non più, incoraggianti sono i recenti segnali di dissenso popolare. Alla base c’è il crescente interesse per l’economia locale come contrappeso alla globalizzazione. In tutto il mondo le comunità locali iniziano a reclamare il controllo della propria vita.
Uno dei punti principali riguarda i prodotti alimentari. Oggi, il nostro normale pranzo ha viaggiato letteralmente per migliaia di chilometri. Incoraggiando la produzione locale al consumo locale, le comunità stanno indebolendo la stretta dell’economia globale. Prodotti alimentari locali significano non solo una salute migliore e meno spreco di imballi e costi di trasporto; significano anche che il denaro rimane nella comunità, un aumento della diversità biologica e la ripresa della vita rurale. La crescente tendenza verso un’agricoltura sostenuta dalle comunità in tutto il mondo fornisce un collegamento diretto tra contadini e consumatori. Più di 40.000 famiglie nel Regno Unito acquistano regolarmente la loro da una fattoria locale. Negli USA esistono attualmente 2.400 mercati agricoli registrati, con un fatturato complessivo di milioni di dollari.
In molte località sono state create casse di risparmio e fondi per il prestito, aumentando così il capitale a disposizione dei membri della comunità e delle imprese locali, consentendo di investire nella propria comunità e in quelle vicine invece che in lontane corporation.
Contemporaneamente la creazione di una moneta locale consente alle comunità di ridurre la dipendenza dall’economia nazionale (e internazionale). Nella cittadina di Ithaca (N.Y.), una valuta locale è accettata da più di 250 commercianti.
I nuovi sistemi di baratto locale (Local Exchange Trading Systems – LETS), presenti in oltre una dozzina di paesi, consentono lo scambio di beni e di servizi senza bisogno di denaro. Nel solo Regno Unito esistono ormai oltre 400 LETS.
Le campagne consentono a piccole imprese di sopravvivere anche in competizione con corporation pesantemente sovvenzionate. Queste campagne non evitano soltanto che il denaro esca dall’economia locale, ma informano i consumatori sui costi nascosti (per l’ambiente e la comunità) nell’acquisto di beni meno cari, ma prodotti in luoghi remoti.
Norme locali e regionali sull’utilizzo del territorio stanno venendo emendate per proteggere aree naturali e terreni agricoli dallo sfruttamento. Negli USA sono sorti consorzi che proteggono oltre 2,7 milioni di acri di terra. In alcuni casi le amministrazioni locali hanno usato il denaro pubblico per comperare i diritti di ampliamento dei terreni agricoli, proteggendo nello stesso tempo il territorio dallo sviluppo edilizio incontrollato e riducendo la pressione finanziaria.
Inoltre, le scuole gestite dalle comunità incoraggiano bambini e genitori a sentire di più l’appartenenza alla comunità, rafforzando l’economia di cittadine e piccoli centri, e creando posti di lavoro a livello locale.
SCELTE POLITICHE
Ma queste iniziative locali non bastano certo. È essenziale che avvengano dei cambiamenti anche a livello nazionale e internazionale. In caso contrario, gli sforzi per ritornare al localismo in un’epoca di grandi società monopolistiche rischiano di rendere le comunità molto vulnerabili e in ultima analisi più impotenti. Purtroppo, molti attuali gruppi di dissenso popolare dimenticano le enormi concentrazioni di potere nelle mani delle TNC e delle istituzioni sovranazionali. Così, molti Verdi europei sono d’accordo nello smantellare gli stati nazionali a favore di Bruxelles, nell’idea sbagliata che il potere verrà in questo modo decentralizzato alle regioni.
Ma un numero sempre maggiore di questi gruppi di dissenso inizia a riconoscere che è virtualmente impossibile riportare il potere a livello locale senza l’aiuto dei governi nazionali. Molti stanno quindi facendo opera di sensibilizzazione sull’impatto dei trattati di
e sono riusciti a portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle implicazioni della moneta unica europea, sulle politiche americane troppo concorrenziali e sul MAI, con il risultato che molti di questi punti sono stati rinviati o congelati.
Nello stesso tempo, gli elettori stanno prendendo coscienza dell’impatto distruttivo dell’economia globale sulla loro vita quotidiana e sulla mancata risposta dei raggruppamenti politici dominanti ai loro problemi. Il risultato è che inizia a nascere un nuovo programma politico.
Questo nuovo programma riconosce la necessità di eleggere dei rappresentanti governativi decisi a contrapporsi al potere dei mercati finanziari e delle TNC. Vuole anche che i leader politici ritornino al tavolo delle trattative per convincere i loro corrispettivi di altre nazioni della necessità di redigere nuovi trattati che li mettano in grado di smettere di sovvenzionare le società monopolistiche. Un raggruppamento di stati sovrani può avere il potere di creare un campo di gioco di un’economia globale che non solo vieta i monopoli, ma che protegge i diritti umani e dell’ambiente a livello internazionale. Le voci di questi trattati dovrebbero venire ovviamente formulate con la partecipazione della società civile.
Più le economie del collassano, più la disoccupazione continua a crescere e l’impatto sulla biosfera diventa più evidente, e più cresce la consapevolezza di questi problemi. È possibile prevedere che tra non molto un gruppo di nazioni farà i primi passi per formare un’alleanza fondata sulla protezione delle rispettive economie, invece di creare gruppi commerciali per cercare di rimanere internazionalmente competitivi, come avviene attualmente.
Forse i necessari cambiamenti verranno favoriti dalla comprensione di ciò che sta accadendo dall’altra parte del mondo.
Il 50% della popolazione mondiale non è ancora stata inghiottita dall’economia industriale. Questa metà della specie umana, che vive in maggioranza nei villaggi del sud del mondo, è spesso ignorata dai responsabili delle politiche del nord del mondo che ci dicono che rallentare o invertire il processo di globalizzazione è e . A loro parere, l’economia globale è .
Ma se pensiamo che una percentuale dell’umanità altrettanto grande è libera di scegliere una diversa infrastruttura, un modello economico diverso, allora le soluzioni decentralizzate proposte in questo studio appaiono più realistiche. È essenziale guardare alle possibilità future da una prospettiva meno ristretta e più ampia. È possibile rifiutare il centralismo sia delle economie sovvenzionate dallo stato che delle grandi società capitalistiche.
Decentralizzazione significa ritorno a un equilibrio tra l’economia locale e la dipendenza dagli scambi internazionali, un equilibrio tra campagna e città, un equilibrio tra il potere delle comunità e quello delle istituzioni anonime e lontane.
Cambiare la destinazione del denaro delle nostre tasse per restituire il potere economico, e quindi quello politico, alle comunità e ai loro rappresentanti eletti, ricostituirà la vera democrazia. Questa decentralizzazione economica è forse l’unica via per creare strutture capaci di proteggere le diversità culturali e la ricchezza dei sistemi biologici.





























Concordo appieno con quanto ho letto, infatti non darei per scontato che la globalizzazione sarà il modello del futuro già negli stati uniti qualcosa sta cambiando i super iper mercati segnalano le prime crepe in favore della ricomparsa del “piccolo”, in veneto si parla sempre più di prodotti a km zero, come fattore distinguente e ricercato, e pensare che 30/40 anni da noi era la normalità (uova, latte, ortaggi dalla fattoria sotto casa: prodotti genuini e che costavano poco), direi che il ritorno al locale è già cominciato a piè sospinto. Invece a livello nazionale non vedo in prospettiva (soprattutto a livello politico) lo stesso movimento anzi accadrà il contrario, infatti col trattato di lisbona l’europa avrà sempre l’ultima parola anche in ambito nazionale, ad es. quando l’europa accellererà sugli ogm anche noi saremo obbligati dalla normativa europea ad accettarli controvoglia. La sfida quindi per l’ambito economico, sociale, industriale diviene quello europeo, cosi le vere elezioni che più di altre andranno ad influenzare la vita di ogni giorno saranno quelle per il parlamento europeo, ecco che dovremo eleggere i nostri importanti rappresentanti non certo tra veline o personaggi di comodo ma persone che avranno a cuore il nostro futuro olre a quello dell’intera europa. Fabrizio
@ Fabrizio
… Peccato che il Parlamento Europeo è un altro di quegli apparati scenografici che però non decidono effettivamente un cazzo.
” … Motivati dalla crescente instabilità e dal drammatico crollo dei mercati, finanzieri come il defunto Sir James Goldsmith, George Soros e addirittura il portavoce della Federal Reserve Bank degli Stati Uniti, Alan Greenspan, hanno avvertito dei pericoli dei mercati deregolamentati e surriscaldati….”
Ce n’è abbastanza per toccarsi i maroni !!!!!!!!!!!
Articolo strumentale atto a propagandare la famigerata “Green Economy” ( che però guardacaso, sarà guidata sempre dagli stessi delinquenti … ) …. Piano già ampiamente previsto nell’ ambito della cosiddetta “Agenda 21″
… Ora, c’è da fare anche due conticini su chi stia sponsorizzando e per chi faccia veramente il tifo la casa editrice Arianna ….!!!
Ottimo articolo!
Cito:
“” Cambiare la destinazione del denaro delle nostre tasse per restituire il potere economico, e quindi quello politico, alle comunità e ai loro rappresentanti eletti, ricostituirà la vera democrazia. Questa decentralizzazione economica è forse l’unica via per creare strutture capaci di proteggere le diversità culturali e la ricchezza dei sistemi biologici “”
Sono totalmente d’accordo.
Inoltre su una cosa sono d’accordo con Grillo: è nei comuni che si fa la politica vera, perchè la tutela del territorio, la sensibilizzazione dei cittadini sulle tematiche ambientali, le monete locali sono iniziative che danno molti più frutti che non l’elezione per delega di un parlamento, a maggior ragione se sovranazionale. Puntare sull’UE (come suggerisce Fabrizio) sarebbe come per Cappuccetto Rosso affidarsi al Lupo! Inoltre, nel territorio locale si possono verificare con mano direttamente i risultati delle proprie scelte politiche, cosa che a livello più ampio avviene solo indirettamente attraverso i media, dunque chi li controlla può far credere qualsiasi cosa…
Infatti, è proprio per qst che tutto il mondo politico (da Berlusconi a Di Pietro e Grillo pure!) vuole l’eliminazione delle province, delle comunità montane, dei piccoli comuni e i comuni sono abbandonati a loro stessi xkè senza soldi!
Aggiungo: proprio x qst la Casaleggio spinge Grillo ad entrare nei comuni prima ancora che nelle istituzioni nazionali, pensate a quanta linfa tolta a movimenti spontanei e liste civiche vere…!
@ Mondart
è naturale che il “sistema” cavalchi il comunitarismo e idem x la cosiddetta “green economy”, ciò non toglie che spetti a noi filtrare…
@ Jacopo
Ecco bravo …. “filtrare” senza lasciarsi infinocchiare … perchè è ovvio che il sistema si vestirà da agnello per gestire il cambiamento di quanto EGLI STESSO sta mandando in malora ( chi provoca le crisi globali, e perchè ? ) …
E, lupo vestito da agnello, verrà a proporci le “soluzioni” preconfezionate …
E’ sempre il solito gioco, di cui la gente generalmente si avvede troppo tardi, a cose fatte …
il “Capitalismo” sarà criticato dal sistema stesso ( a che gli serve, in un nuovo ordine di tipo feudale ??? ), invocando una “decrescita globale”, “economie verdi” e altre cazzate di questo tipo ( insomma, un po’ la storia dell’ esportazione di “democrazia” )…. chi può dirsi contrario a parole ????? … Peccato che il sottinteso sia ben altro !
Quindi occhio: si tratta, di volta in volta, di saper leggere oltre le righe, di fare il pelo alle intenzioni.
Per Mondart e Jacopo a quanto pare nel mio commento mi sono spiegato molto male (chiedo scusa) non ho mai suggerito di puntare all’UE tanto è vero che prima ho scritto dei prodotti km 0, delle risorse sul territorio locale, del piccolo è meglio degli iper e super mercati: dicevo esattamente il contrario, ovvero il parlamento europeo con il trattato di lisbona rattificato da tutti alla chetichella prevede nei suoi paragrafi (che probabilemnte conoscerete meglio di me) la possibilità indiscussa di decidere su ogni materia anche e soprattutto contro i localismi, faccio un banale esempio: la malga di montagna che produce i buoni e genuini formaggi non potrà più farlo artigianalmente ma dovrà farlo secondo direttive europee che di genuino non hanno niente, ed ovviamente la malga del caso non potrà ribellarsi pena la chiusura.
Spero che sia più chiaro, il fatto che un giorno le elezioni europee saranno più importanti di quelle nazionali è dovuto proprio al trattato di lisbona, ovvero non ci resterà che contrastare le assurdità europee direttamente in europa, come dire essere costretti a cambiare ambito di confronto, non certo puntare volontariamente all’europa che solamente nel migliore dei casi non decide niente, invece quando decide qualcosa fa danni e a discapito di tutti, es. ogm, es la cioccolata, che stando ad una decisione europea potrà benissimo non contenere cacao ma altre sostanze tra cui alcune dannose per il nostro organismo, tanto nell’etichetta sarà comunque scritto cioccolata e l’ignaro consumatore non saprà nulla. Poi un paio di appunti su quanto detto da Jacopo, meno male che c’è qualcosa di grillo che è positivo, infine non mi trovi d’accordo sul fatto che le parti politiche vogliano eliminare le province e le comunità montane nonchè i piccoli comuni, lo fanno esclusivamente in campagna elettorale (perchè sanno che è buon senso chiudere le province che a niente servono se non a mangiar soldi pubblici), mentre ti assicuro che questo (l’eliminazione) non accadrà mai, come non accadrà mai che l’immenso e costosissimo apparato statale (3.500.000 dipendenti) verrà minimamente scalfitto, piuttosto i politici e la pubblica amministrazione preferirannp la bancarotta, ma non che venga messa in discussione in alcun modo la spesa pubblica, al contrario della germania e della francia dove hanno cominciato a lienziare i dipendenti pubblici come fanno del resto nelle aziende private quando sono in crisi: nelle aziende si licenzia e nello stato no (anche se è in profondo rosso) anzi la tendenza sarà di aumentarsi gli stipendi (vedi utlima manovra per gli insegnanti) e di assumere ancora (vero segno di pazzia), grazie a voi per la possibilità di confrontarsi, fabrizio
@ Fabrizio:
Certo, perfetto, ora ho capito cosa intendevi e ti dò perfettamente ragione …. Per questo dico che i millantati progetti di “decrescita” e “green economy” sono una bufala … semplicemente perchè sono giuridicamente e fattivamente inapplicabili !!! ( Te lo vedi il piccolo contadino nella sua fattoria alle prese con la normativa Cee, le scie chimiche, le sementi OGM e quant’ altro …!!! ) …
Se questo fosse il “desiderata” non si affannerebbero tanto a renderlo PREVENTIVAMENTE IMPOSSIBILE …
No: il “desiderata” è un modello feudale di povertà e controllo, senza possibilità di autonomie …. per questo porranno fine anche al modello “consumista capitalista”, perchè sarà obsoleto, e perchè potrebbe generare nuove oligarchie, nuovi pretendenti al potere ….
Quindi immagino un futuro sistema “verde” ma estremamente controllato e senza alcuna indipendenza, stile latifondo, basato su povertà diffusa, schiavizzazione del lavoro, e controllo esteso all’ inverosimile.
Come opporsi ??? Opponendosi, centimetro per centimetro, e basta.
Ho postato quest’articolo perchè rappresenta un tassello importante del mosaico antropocratico, noto con soddisfazione la positiva condivisione da parte dei commentatori che, esprimendosi in modi diversi, hanno trovato delle conclusioni comuni, rilevabili in molti altri articoli di questo sito.
Ad majora.
@ Fabrizio,
avevo capito cosa intendevi e non condivido. Aggiungo alcune cose importanti. Primo: il debito pubblico NON è la spesa pubblica, come hai potuto capire visionando il video di Grillo che parla del Signoraggio, a cui hai postato dei commenti. Secondo: le province non sono affatto inutili e i loro sprechi sono minori (in proporzione) a quelli delle regioni (molto più inutili), inoltre dal loro taglio si guadagnerebbero 5 mld all’anno, mentre il debito pubblico aumenta di centinaia di mld! E i costi di trasferimento delle loro competenze alle regioni aumenterebbe il debito pubblico..o no? Idem per le comunità montane e i piccoli comuni: senza province e comunità montane, quale attenzione sarà riservata ai piccoli comuni dai presidenti di regione? inoltre, le comunità montane hanno spesso agito per la tutela del proprio territorio (vedi Val di Susa) quindi sospetto che sia proprio x qst che le si voglia abolire…
per il resto, vale qnt scritto nel mio primo commento: solo NEL territorio si può tutelare il territorio, non con un governo sovranazionale. Contro gli ogm tu che faresti, eviteresti di comprarli (informandoti al riguardo) o aspetteresti che a Bruxelles li ritirassero (dando la zappa sui piedi ai loro burattinai)?
Tanto ti dovevo. Buona serata.
Caro Jacopo possiamo stare tranquilli che in ogni caso i nostri politici ed il sitema non si sogneranno mai di toccare o eliminare le realtà locali anche se piccole (comuni, comunità, province) proprio perchè con le loro persone giuste al loro posto giusto potranno esercitare il controllo totale del territorio, es. se la mafia vuole fare una discarica più o meno abusiva o ripulire i loro sporchi soldi sarà sufficiente che si accordi con la giunta provinciale del momento, e quindi se non ci fosse la provincia, allora con chi dovrebbero inciuciare? Con la giunta regionale direbbe qualcuno, ma è già più difficile. Per non parlare dei costi assurdi delle piccole realtà, comuni con 600 abitanti che pagano strutture comunali di 40 persone da mantenere, e chi li paga? Si tratta solamente di usare il buon senso, perchè il resto del mondo non ha la struttura elefantiaca statale che abbiamo noi? perchè abbiamo 3.500.000 dipendenti statali pari agli stati uniti? Sarà un caso che il nostro debito pubblico è secondo solo agli stati uniti? Poi hai ragione quando dici: debito pubblico NON è la spesa pubblica, ma la spesa pubblica ne fa parte e sta aumentando sempre di più; perchè dobbiamo sostenere spese per 624000 auto blu e 600000 autisti che leggono ogni giorno 600000 giornali perchè ti posso assicurare che non si ammazzano di lavoro, perchè nel mio comune con 70 dipendenti stanno seduti sulla scrivania perchè non sanno cosa fare? E per fortuna che alle 14 vanno a casa, ci sono tante cose che non tornano, la corruzione dilagante negli ambienti pubblici è tale e quale come sistema sia negli ambienti locali del proprio territorio sia negli ambienti nazionali che sovranazionali; c’è una cultura dell’etica che va restaurata, politica e lavoro statale come servizio e non come accaparramento personale. Mi auguro che almeno in questo tu sia d’accordo con me, se cosi non fosse, va bene lo stesso. Ti farò un esempio concreto un mio amico artigiano che già di suo guadagnava col lavoro quotidiano ha vinto un concorso fatto 8 anni fa per divenire dipendente del comune, gaudente come uno che ha vinto al totocalcio si è lasciato scappar fuori la seguente esultanza: finalmente ho finito di lavorare, faccio presente che ha appena 38 anni. Con sincera cordialità, fabrizio.
Jacopo,
le chiedo soccorso.
Che senso ha la diatriba sulla frammentazione nell’amministrazione della cosa pubblica, mi sfugge?
Conosce sufficientemente il funzionamento del maneggio della macchina statale, per stabilire se sia opportuno o meno lasciare in essere tutti gli enti intermedi tra il sindaco ed il presidente del consiglio?
La mia professione non ha mancato occasione d’impartirmi sonore lezioni quando ho dovuto impattarmi con dette organizzazioni.
Crede che l’antropocrazia sia solamente uno specioso progetto, trovato sotto una foglia di cavolo nell’orto famigliare?
O che contenga e proponga qualcosa di diverso e di migliorativo?
Non le balena l’idea che sia frutto di tante esperienze affastellate, magari pagate a caro prezzo?
Un esempio su tutti, semplificando al massimo perchè ci sarebbero mille rivoli; lo strumento urbanistico di un comune, dopo essere stato licenziato dalla relativa amministrazione deve passare il vaglio della regione, ma il controllo è demandato all’agenzia del territorio, che fa riferimento a quella delle entrate e il contemporaneo innesto di altre innumerevoli sopravvisioni di diversi ministeri.
Alla fine, per concludere, su chi ricade la responsabilità se s’inceppa qlc in tutto questo itinere?
Forse sull’oliatore?
Attendo lumi in proposito.
Jacopo,
cosa ha prodotto il ministero della semplificazione, fino ad oggi?
Un falò di scatole di cartone?
D’altronde, più che pagliacciate, cosa sono in grado di realizzare quelli che si trasportano su di un carro tirato da buoi, affettati in armature che servono d’impaccio, se pur tinte di verde?
Un risultato, ad onor del vero, l’hanno ottenuto, sono riusciti a diminuire la disoccupazione giovanile. Si, hanno collocato il “Trota”.
La macchina delle stato non si è accorta del passare del tempo, ed è rimasta all’epoca della clava, nel frattempo la società è riuscita ad inventare la manopola, per renderne più agevole l’impugnatura.
Mi perdoni per la mia fuga in avanti.
Fabrizio e Giorgio,
non sono solito chiedere la testa del cameriere se il cuoco cucina male. Il problema dello spreco deve essere risolto alla base, cioè nella moneta-debito che ne è la causa.
Fine della “diatriba”.
Arrivederci.
Jacopo,
i quesiti che le ho posto non gli può far ricadere all’interno della “diatriba”, se pur ritengo che una qualche responsabilità il cameriere la custodi ed in proposito potrei raccontarle un aneddoto vissuto personalmente, ci sarà l’occasione opportuna.
Sono minimo 40 anni che il problema della moneta-debito l’avrei risolto alla base, cioè al momento della stesura del primo progetto antropocratico, ma per dirla tutta non sarebbe mai sorto.
La ringrazio del potere che mi attribuisce, ma in realtà conto come un granello di sabbia depositato nel deserto del Gobbi.
Inoltre al momento della fondazione della banca d’Inghilterra non ero ancora incarnato, altrimenti “qlc” avrei potuto fare.
A rileggerla.
PEr Giorgio e Jacopo, per me non c’è alcuna diatriba ma solamente un confronto su alcune riflessioni poste su dei dati di fatto, inoltre abbiamo anche una testimonianza diretta di Giorgio che lavora all’interno della cosa pubblica e che conferma che la stessa è rimasta in un altra era che non c’è più, io direi con mie parole che la cosa elefantiaca pubblica è di un altro pianeta tanto è oramai distante dalla realtà quotidiana; anch’io potrei fare un es. su una pratica urbanisitica ferma da 20 anni in quanto palleggiata senza vie di uscita tra comune, provincia, regione ed altri enti (detti di compentenza), penso che senza la inutile provincia almeno si sarebbe risparmiato qualche anno di perdita di tempo, soldi e nervi. Perchè caro Jacopo sottovalutare o ignorare questa evidenza, questo apparato mangiasoldi, mangiaenergie, che blocca il vero sviluppo del paese, che vive di corruzione, che fa scappare i cervelli in altri stati dell’europa e degli stati uniti soltanto perchè non è meritocratico ma nepotista o assume su raccomandazioni a tappetto (vedi qualche università dove all’interno ci sono veri e prorpi alberi genealogici assunti). Ripeto purtroppo che solo da noi funziona cosi, nel resto del mondo vi sono più opportunità reali, basta dimostrare le proprie capacità, cosa che da noi non solo non basta ma se non sei figlio di.. l’unica possibilità che ha un neolaureto capace in italia è quella di friggere le patatine da mcdonlds, per finire mi posso anche sbagliare ma non credo che la causa della dilagante corruzione (vero cancro dell’amministrazione pubblica) sia la moneta-debito, lo vedo troppo semplicistico e solamente una scusa, Con sincera cordialità, fabrizio.