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http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2010/09/07/news/investire-in-terreni-i-gruppi-d-acquisto-ora-battono-moneta-2334319

QUISTELLO. I Gat vanno a gonfie vele: dalla Maremma e da Roma sono arrivate due richieste per replicare l’esperienza di Quistello. Intanto il Ministero ha mostrato interesse per l’iniziativa e ha chiesto un incontro agli ideatori. Ma non solo. Al gruppo di acquisto per i terreni, potrebbe essere affiancato lo Scec, una moneta integrativa che mira a far scendere il prezzo dei beni. Semplice utopia? Ma che cosa sono gli Scec? «Sono il simbolo concreto di un patto, stretto fra persone comuni, imprese commerciali, artigiane ed agricole, fra professionisti ed enti locali – spiega l’associazione Arcipelago Scec Lombardia – al fine di promuovere localmente lo scambio di beni e servizi accettando una riduzione percentuale del prezzo rappresentata dagli Scec».Un passo indietro del singolo a beneficio dell’intera comunità locale.  L’idea è questa: un bene che costa 10 euro, viene pagato otto, a cui si aggiungono 2 Scec. Insomma, dopo la fuga dalla banca che ha dato vita ai Gat, ora Rosanna Montecchi, la capofila di quei medi risparmiatori che hanno investito nei terreni comuni, lancia a Mantova la moneta alternativa. «Gli Scec – spiega l’avvocato Montecchi – si usano solo insieme agli euro; rappresentando una diminuzione della spesa, aumentano di fatto il potere di acquisto delle famiglie che partecipano al circuito di Arcipelago, ma soprattutto agganciano gli euro al territorio arginando l’emorragia di ricchezza e innescando circuiti economicamente e socialmente virtuosi».  A Mantova e provincia l’iniziativa non ha ancora preso piede, ma la speranza della Montecchi è che lo Scec abbia la stessa fortuna dei Gat. I gruppi di acquisto dei terreni hanno attirato anche l’attenzione del Ministero che ha chiesto informazioni sull’iniziativa. Ma non solo. Il sito del progetto Gat ha visitatori da tutto il mondo e l’interesse attorno agli imprenditori dei terreni comuni è in continuo aumento.  Proprio in questi giorni alcuni soci mantovani saranno nel Lazio e in Toscana per rispondere alle richieste di un centinaio di persone che vorrebbe unirsi per dare vita a due Gat, uno a Roma e l’altro in Maremma. Proprio con l’acquisto dei prodotti dei terreni comuni dovrebbe partire la diffusione degli Scec. Per informazioni: mercatoliberogat. blogspot.com o www.aricipelagoscec.org. 7 settembre 2010

8 Commenti a “Investire in terreni. I gruppi di acquisto ora battono moneta”

  • Giorgio Andretta:

    Nicoletta,
    ha mai provato a lavorare a maglia?
    (Lino, non me ne voglia!)
    Come sempre, come tutti.
    Se posto un articolo, minimo lo devo ritenere interessante se non di qualche utilità, diversamente sforo nell’edonismo reaganiano.
    Siamo affogati in rete di elaborati che esigono dimostrare che il denaro è carta straccia se non debito (chiedere a Katerina), ciò nonostante lei insiste sulla bufala dei GAT e delle monete locali.
    L’agricoltura, non in Italia ma nell’intero pianeta, è fallimentare, sopravvive solo grazie agli aiuti di stato, lo affermo con cognizione di causa, dal momento che la esercito, e poi il sig. Vittorio Soldaini mi raggiunge con il tono delle sue osservazioni!
    Ma fatemi il piacere! Continuando a citare i “giganti” della sceneggiata napoletana, nel caso specifico Pappagone: “Ma siamo vincoli o sparpagliati”!
    Due sono le possibilità: chi appartiene ai GAT è totalmente inconsapevole o sta per accedere a quell’arto dell’organismo fisico del venditore all’uopo destinato alle supposte.
    Tutte-due da bandire.
    Ad majora.

  • TK:

    Giorgio : siccome tu( se preferisci— “Lei la esercita” ) la eserciti….ci puoi dire come si potrebbe migliorare l’agricoltura per valorizzare di più i prodotti di buona qualità e sfuggire alla schifezza delle enormi coltivazioni buttate per dar cibo agli animali ??

  • luca martinelli:

    @Nicoletta. Bell’articolo. Credo che i Gat, i terreni comuni e altre cose siano la strada giusta. Soprattutto l’idea alternativa della moneta locale è vincente. conosco personalmente delle persone che aderiscono ad un gruppo simile le quali affermano che i vantaggi di quaste iniziative sono notevoli. Torno un attimo alla moneta locale. E’ l’uovo di Colombo. Sganciarsi in qualche modo dalla moneta a debito è la prima cosa da fare se si vuole uscire da un circolo vizioso di usura. Per quanto possa sembrare incredibile, nella Svizzera tedesca (perdonatemi, non ricordo il Cantone)da anni esiste una moneta locale, il cui concetto è lo stesso dello Scec, e l’economia locale ne è stata avvantaggiata. Il prof. Auriti aveva visto giusto. Chi fosse interessato puo’ scaricare dal web il suo libro: “Il paese dell’utopia”. Buona lettura e buona giornata.

  • Lino Bottaro:

    Caro Giorgio forse é bene che ci dia ulteriori ragguagli circa la presunta inutilità dei buoni locali. Sa i lettori sono sempre nuovi ed anche ripetere i concetti fa bene. Senza ironia alcuna ovviamente.

    Per quanto riguarda l’agricoltura e l’acquisto terreni penso che il suo commento possa essere condiviso ma anche l’articolo di Nicoletta trova conferma.
    OK, l’aderire ai Gat oggi come oggi permette di fare un investimento al riparo da una ipotetica svalutazione o inflazione selvaggia ed é meglio che lasciare i soldi in bano alla Banca Bassotti di turno.

    Di certo però l’agricoltura italiana oggi é allo stremo ed i contadini riescono a malapena a recuperare le spese sostenute con i contributi comunitari. E’ di conseguenza impensabile che si possa avere dei terreni e farli lavorare a terzi pretendendo di guadagnare, anche se associati in un Gat. A meno che non siano gli stessi proprietari i fruitori e consumatori dei prodotti della terra cresciuti nei terreni del Gat che dovrebbero ovviamente essere valutati con criteri economici che si basino su concetti di equità.
    Colgo l’occasione per ringraziare Nicoletta e Giorgio per la loro grande e tollerante disponibilità.
    LB

    • Giorgio Andretta:

      Lino,
      invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, questo per quanto riguarda lo stato attuale dell’agricoltura, sempre pronto a discuterne con le gambe sotto un tavolo e guardandoci “sue balote dei oci”.
      Certo che prima di permettersi di consigliare qlcosa a qlcuno si deve essere conoscitori della materia che si sta trattando, perchè modi per allocare se non parcheggiare il denaro ce ne sono tanti, investirli è un’altra cosa.
      E’ diabolico far credere alle persone che con la moneta se ne crea dell’altra, esiste una valanga di letteratura, anche in rete, che avvalora questa mia affermazione.
      Nel 2013 gli aiuti in agricoltura dovrebbero terminare, in quella data si constaterà che tipo d’investimento potrà essere stato o sarà l’acquisto di cesure agricole.

      Per quanto riguarda i buoni locali ripetere giova sempre.
      Questi pezzi di carta si concretizzano in sconti d’acquisto locali, cioè il pizzaiolo mi farà il 10% di sconto sul conto finale, il calzolaio il 5% sui mezzi-tacchi e via di seguito; è come appartenere ad un club privato e fin qui niente da ridire.
      Ma se desidero trasferire l’ammontare di sconti, nel frattempo ottenuta grazie ai miei acquisti, all’esterno sorgono i problemi. Se la cosa assume veste pubblica è in essere l’obbligo di depositare il listino prezzi comprensivo di sconto alla C.C.I.A.A. della provincia di residenza e qui nascono i primi dolori. Forse, Lino, si è dimenticato che il pasticciere che si è mangiato uno dei suoi prodotti è stato multato dalla G.d.F. perchè non si è emesso un auto-scontrino.
      L’elenco di analoghi accadimenti sarebbe molto lungo, ma per non tediare oltre mi fermo qui.
      E’ difficile, se non arduo, trattare una materia così vasta in un sito in rete, come suggerito anche da altri lettori, specialmente se si tratta di un blog, soprattutto perchè il dialogo deve essere discorsivo e non squisitamente tecnico.
      Se desidera, posso sempre farle visionare il verbale che l’agenzia delle entrate ha emesso a mio carico nel lontano 1989. Ciò mi ha fatto maturare di chiudere ogni attività imprenditoriale, perchè, in tale specifico frangente, non mi son sentito un cittadino ma un pollo da spennare in modo organizzato e sistemico. Non vorrei che succedesse ad altri, in buona fede, quello che è capitato a me.
      A fronte di un omaggio dichiarato in fattura di un importo di 60.000 lire (era la valuta in vigore a quel tempo) ho dovuto pagare, dopo tutti i tre gradi di giudizio, 21.987.587 lire. Attualmente l’importo massimo donabile, sempre cmq dichiarato preventivamente alla competente agenzia è all’incirca 25,82 euro. A lei le conclusioni circa il buono sconto!
      Per il ministero competente, sconto o non sconto, omaggio o non omaggio sempre di traffico di valuta si tratta.
      Cmq nel commento rivolto alla signora Forcheri ho parlato di monete locali, altra cosa!
      Non si possono e non si devono confondere fischi per fiaschi, solo perchè si è coinvolti personalmente.
      E’ una marchiana tendenziosità e soprattutto non si deve assestare un colpo al cerchio ed uno alla botte.
      Cercando di tenere il piede in due staffe si è facilmente soggetti a rovinose cadute.
      E’ sempre doveroso schierarsi a difesa dei propri convincimenti, senza mai giungere al fondamentalismo o all’estremizzazione, anzi, è indice di maturità riconoscere validità ad eventuali dimostrate obiezioni alle proprie tesi.
      Spesso in rete, invece di adottare detto comportamento, si scade subito nelle volgarità ed offese alla persona.
      Poche ore fa ho risposto ad un altro internauta che all’incirca mi aveva posto lo stesso quesito e che probabilmente a lei sarà sfuggito, dove sostenevo di essere per il baratto. Infatti non vedo perchè il mio lavoro debba essere valutato da terzi e non dal fruitore del momento e che cmq lo stesso lavoro compiuto da un mio concorrente venga considerato come il mio.
      Questa è una visione meramente meccanicistica, squalifica completamente l’evoluzione umana riducendola a quella di una macchina o alla interpretazione marxista.
      Chissà quanti scalpellini saranno transitati nelle cave di marmo di Carrara, e avranno posato i loro sguardi sul blocco usato successivamente da Michelangelo per ricavarne La Pietà, ma solo lui l’ha vista, per tutti gli altri si poteva ricavarne degli ottimi vespasiani!
      Il marchese del Grillo era solito dichiarare: “Io sono io e voi non siete un cazzo!”.
      Non posso chiudere questo commento senza proporle l’immancabile esempio.
      Il compenso di un rogito notarile di un immobile in Italia, è quantificato dall’ordine e non dal cliente, pur sostanziandosi in alcune migliaia di euro, la stessa operazione ripetuta nei vari stati che compongono la comunità europea è quantificabile 10 ad 1 come massimo, cioè se in Italia mi costa 4.000 euro spendo 400 euro, mediamente, in un’altra nazione.
      Cosa faccio, gli chiedo lo sconto di pari importo?
      A disposizione.

  • maurizio:

    In Svizzera ci sono i Wir, da 75 anni; ora ci sono due problemi: -primo: li gestisce una BANCA, quindi è moneta solo per chi ha un conto corrente presso di loro; -secondo: non vengono stampati su carta, quindi sono costretto ad usare una carta di credito o assegni, ma solo con chi fa parte del circuito, quindi chi ha un conto corrente….peccato. Ma si sa, siamo nel regno delle banche, credo che di meglio non si potesse fare.

    • Giorgio Andretta:

      Egr. maurizio,
      mi auguro che i sostenitori delle monete locali leggano il suo commento, anche quelli dei buoni sconto locali.
      Tempo addietro i soloni delle banche si erano inventati anche i mini-assegni per escamotare il conio delle monete metalliche da parte degli stati nazionali.
      Buona giornata.

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