Fonti:
AGI, Agenzia Giornalistica Iitaliana www.haaretz.com giornale israeliano
www.Effedieffe.com, giornale italiano on line
Segnali inquietanti di una società malata.
15:20 16 OTT 2010
(AGI) – Palermo, 16 ott. -
Vendevano le tre figliolette per pochi euro.
Terribile il dramma su cui hanno fatto luce i poliziotti della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura per i minorenni di Palermo che, in collaborazione con gli agenti del commissariato di Porto Empedocle (Agrigento), hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del padre di tre bambine e alla misura degli arresti domiciliari a carico della madre e di un altro uomo di 78 anni, conoscente della coppia, con l’accusa per tutti di aver costretto con minaccia e violenza le tre minori a compiere e subire atti sessuali, con l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di persona minore di 14 anni.
Gli episodi sono avvenuti a Lampedusa. Per i genitori e’ scattata anche l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: infatti, lasciavano che il 78 enne arrestato abusasse delle figlie nella loro casa dietro il pagamento di danaro e le accompagnavano nei pressi del parco giochi o della scuola di Lampedusa facendole prostituire.
Le ordinanze sono state adottate dal gip di Palermo su richiesta del pm. Il padre e’ stato rinchiuso all’Ucciardone, mentre la madre e l’altro uomo sono stati condotti presso le rispettive abitazioni di Porto Empedocle e Lampedusa. Gia’ dal 2007 il nucleo familiare era sotto la lente dei servizi sociali, tanto che la forte situazione di degrado aveva indotto il Tribunale per i minorenni a provvedere all’inserimento dei minori presso una comunita’. E proprio nel corso di alcuni colloqui nella struttura, una delle ragazzine aveva raccontato raccapriccianti episodi di abusi sessuali compiuti da minorenni e maggiorenni a Lampedusa. Alle bambine venivano regalate delle somme di denaro che variavano dai 3 ai 10 euro. Soldi che poi davano ai genitori. La procura per i minorenni di Palermo, informata dei fatti, ha cosi’ dato incarico a dei consulenti tecnici di procedere all’audizione delle vittime che hanno confermato il drammatico scenario di violenze e di maltrattamenti. Genitori non solo sfruttatori della prostituzione delle loro figlie, ma anche responsabili di ricorrenti violenze sessuali (anche di gruppo) in un contesto di sistematici maltrattamenti fisici e di dolorosa omerta’ di cui portavano addosso i segni; infatti le bimbe venivano picchiate con bastoni e prese a morsi nelle gambe. Un padre seviziatore delle proprie figlie, con il consenso, la complicita’ e la divertita partecipazione della madre. Le bimbe hanno chiesto ai loro ‘salvatori’ di potere cambiare famiglia. (AGI) .
Welfare Ministry statistics reveal that one in seven women and one in 11 men are victims of sexual assault.
Da questi dati credo traspaia terribile il reale malessere di un popolo divorato dall’odio e dal non rispetto, che fatica non poco a riconoscere i diritti umani degli altri, dei deboli, anche se della loro stessa razza e famiglia.
Secondo il ministro del Welfare, Yitzhak Herzog, è importante sensibilizzare l’opinione pubblica per il segreto “meglio custodito”, e che la consapevolezza è fondamentale per identificare il problema e prevenire gli effetti psicologici a lungo termine in futuro. “Invito i cittadini ad essere vigili e segnalare qualsiasi sospetto alle autorità,” ha detto.
“sto anche sollecitando gli assistenti sociali al lavoro per identificare il punto di svolta che ci aiuterà a decifrare il codice di silenzio e di esporre questi atti terribili”, ha aggiunto.
Dai dati del ministero emerge che una donna su sette è stata abusata sessualmente da un familiare, e un uomo su undici è soggetto a violenza sessuale da un familiare ad un certo punto durante la sua vita.
Il ministero del Welfare ha di recente avviato la creazione di un programma volto a curare i bambini vittime di violenza sessuale. I costi del programma NIS 10 milioni e opererà in 12 centri in tutto il paese.
- Published 00:00 27.03.08
- Latest update 00:00 27.03.08
421 children report having been victims of incest in 2007
Welfare Ministry statistics reveal that one in seven women and one in 11 men are victims of sexual assault.
By Haaretz Service
A Welfare Ministry report released on Thursday revealed that in 2007, 421 children under the age of 14 reported having been a victim of incest and sexual harassment within their families.
According to Welfare Minister Yitzhak Herzog, it is important to raise awareness among the public for the “best kept secret”, and that awareness is critical in identifying the problem and preventing long-term psychological effects in the future. “I call upon the public to be vigilant and report any suspicion to the authorities,” he said.
“In tandem, I am also urging the social workers to work toward identifying the turning point that will help us crack the code of silence and expose these terrible acts,” he added.
The ministry data reveals that one of every seven women has been sexually abused by a family member, and one of 11 men is subject to sexual assault by a family member at one point during his lifetime. 2,400 children were sexually abused in 2007 and 511 people are currently in prison serving sentences for sexual abuse, the report said.
The Welfare Ministry has recently begun setting up a program aimed at treating child victims of sexual assault. The program costs NIS 10 million and will operate in 12 centers across the country.
PEDOFILI KOSHER
di Maurizio Blondet
Insabbiato lo scandalo del traffico d’organi condotto da un rabbino di Brooklyn, la comunità di New York sta cercando di mettere il coperchio su un altro suo orrido segreto: le violenze omosessuali e pedofile, nonchè gli incesti, commessi dai pii rabbini delle più fanatiche yeshivot (scuole talmudiche) nella metropoli.
L’innesco dello scandalo (da spegnere con tutte le forze) viene da Michael Dowd, un avvocato ebreo che è diventato famoso per aver intentato cause miliardarie alla Chiesa cattolica come legale delle vittime di abusi di preti (1). Attratti dalla sua fama, sei uomini ora adulti gli hanno chiesto di querelare per abusi sessuali, commessi su di loro quando erano ragazzini, il piissimo rabbino Yehuda Kolko, docente alla Yeshiva Torah Temimah di Brooklyn.
E’ stato un mezzo insuccesso: protetto dalla comunità haredi e dalla omertà chabad, rabbi Kolko ha patteggiato per un reato minore e se l’è cavata licenziandosi dalla scuola. Niente risarcimenti miliardari.
Ma l’avvocato Dowd non demorde. Vuol dimostrare che gli abusi sessuali sono «un fatto comune nelle yeshivot e che vengono sistematicamente coperti dalle scuole rabbiniche», ed ha citato a comparire Dov Hikind, perchè dica quello che sa.
Chi è Dov Hikind?
E’ un membro del parlamento locale di New York, ebreo fanatico di estrema destra, che fra l’altro ha portato torme di seguaci a protestare alla prima di «La Passione di Cristo» di Mel Gibson («Un’arma letale contro gli ebrei»), ha proposto la perquisizione delle borse di tutti coloro che entrano nel metrò di New York avendo una faccia da arabi, ed è stato pure incriminato da varie organizzazioni ebraiche di essersi intascato fondi federali per centinaia di migliaia di dollari destinati ai poveri bimbi giudei: come risulta da documenti, Hikind ha usato questi fondi per i suoi viaggi privati in Israele e per pagare le rette scolastiche di sua figlia. Nonostante ciò, è stato assolto e rieletto a furor
di rabbini riccioluti (2).
Fra queste sue benemerite attività civiche, Hikind trova il tempo di condurre un programma per gli ebrei in una radio cittadina ebraica, WMCA. Una sera di un anno fa, ha invitato gli ascoltatori a discutere con lui il più tabù degli argomenti fra gli haredim: l’abuso sessuale di bambini, non solo scolari ma anche figli e figlie, che avvengono nelle pie case degli ortodossi.
E’ stato un passo falso: in mezz’ora, Hikind ha ricevuto oltre mille telefonate, in cui le vittime di abusi accusavano con nomi e cognomi 60 predatori sessuali nelle yeshivot. Anzi, come ha ammesso Hikind, «un fiume di vittime sono venute nel mio ufficio a raccontarmi le loro storie. La grandezza del problema mi ha sconvolto. Rabbini violentatori nelle scuole. Pedofili nelle strade. Incesti nelle case».
Però, ora che l’avvocato Dowd ha ottenuto una citazione che ingiunge ad Hikind di comparire in giudizio e a testimoniare sulla misura del fenomeno, Hikind risponde:
«Piuttosto che parlare mi faccio dieci anni di galera. C’è un tabù culturale su queste cose, specialmente sull’andare a denunciarle alle autorità secolari», ossia ai goym.
Nella comunità «haredim» i panni sporchi si sporcano in famiglia. L’omertà del gruppo si è chiusa a riccio, fino alla persecuzione dei pochi che vogliono curare l’orribile segreto.
In settembre rabbi Benzion Twerski, uno psichiatra che aveva formato un gruppo d’ascolto per affrontare il problema delle famiglie incestuose, si è dimesso dopo una settimana. E in una lettera a un settimanale ebraico, ha spiegato che erano stati i suoi figli a costringerlo alle dimissioni, perchè «si vergognavano» di lui: condivideva il giudizio dei goym contro le relazioni sessuali kosher fra genitori e figli.
Il fatto è che questi uomini dai cappelloni neri, sotto ai quali escono riccioloni unti, che circolano con aria arrogante ed esibiscono la loro «pietà» con atti esterni esagerati, a New York hanno il potere vero. Sono più potenti di Wall Street: perchè a Wall Street si smerciano debiti, mentri gli haredim dispongono dei contanti. Pacchi, valigie di contanti con cui conducono il loro genere d’affari, sia il traffico di diamanti sia il traffico di organi, degli alimenti «kosher» o il business della pornografia (una specialità ebraica in USA, come un giorno o l’altro documenteremo), tutti affari che si trattano con denaro fisico, sottratto ad ogni controllo legale.
Sicchè i media di New York rispettano le omertà del gruppo sui suoi affarucci sessuali di yeshivah e di casa. Quasi nulla trapela sulla stampa, a cominciare dal serissimo New York Times.
Tanto discreto silenzio ha spinto l’arcivescovo cattolico di New York, monsignor Timothy M. Dolan, a spedire ai giornali una lettera aperta sul diverso trattamento che i media riservano agli scandali di preti pedofili (3).
«Il 14 ottobre», ha scritto monsignor Dolan, «sulle pagine del New York Times, il reporter Paul Vitello ha rivelato l’estensione degli abusi sessuali su bambini nella comunità ebraica ortodossa di Brooklyn. Secondo l’articolo, solo l’anno scorso si sono verificati 40 casi di abusi in quella piccola comunità. Eppure il Times non ha chiesto ciò che pretende incessantemente quando si occupa dello stesso genere di abusi commessi da una minoranza minima di sacerdoti: che siano resi pubblici i nomi dei violentatori, che non siano rispettati i limiti delle istituzioni religiose, che siano fatte inchieste esterne, che siano rese pubbliche tutte le testimonianze, che sia totale la trasparenza. Anzi, si cita un procuratore il quale invita gli agenti investigativi a rispettare “le sensibilità religiose”, e nessuno ha protestato quando il procuratore distrettuale ha consentito ai rabbini ortodossi di sistemare quei casi “internamente”. Data la recente orribile esperienza della Chiesa cattolica, non ho nessuna volontà di criticare i nostri vicini ebrei. Ma posso criticare questo tipo di “sdegno selettivo” (…). Nessun altro chierico di religione diversa dalla cattolica merita, per la stampa, una pari attenzione».
«Non esagero», continua l’arcivescovo, «se chiamo questo un tenace pregiudizio contro la Chiesa cattolica… “l’antisemitismo dei progressisti”, come lo ha definito Paul Viereck, o “l’ultimo pregiudizio accettabile” e politicamente corretto».
Poteva dire di più, l’arcivescovo. Poteva ricordare che mentre Gesù e la Chiesa condannano atti scandalosi contro i piccoli, il Talmud li giustifica e li condona.
Così per esempio si legge nella Gemara, trattato Sanhedrin 52b:
«I nostri rabbi hanno insegnato: ‘… e l’uomo che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo, anche colui che ha commesso adulterio… sarà messo a morte’. Ma “l’uomo” esclude un minore; “che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo”, esclude la moglie di un minore; “che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo” esclude la moglie di un goy»
(i non ebrei non sono uomini per il Talmud).
E il trattato Yebamoth (55b):
«Se uno ha coabitato con parenti proibiti col membro rilassato, è esonerato».
La circostanza alquanto inverosimile del «membro rilassato» nel papà kosher a letto con la figlioletta kosher (deve essere sotto i 9 anni, o secondo altri passi del Talund, sotto i 3) è vivacemente discussa nei passi seguenti (Yebamoth 56° e 56b), dove sottilissimi rabbini pieni di fervore religioso disputano sul tema. L’opinione prevalente è la seguente:
«Il primo stadio (della coabitazione) è l’inserzione del glande, lo stadio finale la consumazione effettiva. Al di là di questa, l’atto non è altro che un contatto superficiale e si è esonerati a questo riguardo».
Alcuni saggi risolvono la questione del «membro rilassato» in modo radicale: basta che l’organo venga ritirato dall’inserzione prima del raggiungimento dell’orgasmo.
Il Kerithot (11a e 11b) spiega come si può godere in modo kosher di «una schiava designata», ossia di una servetta a cui il padrone ebreo ha scelto un fidanzato, futuro marito. Obbligata da questo favore, la servetta può essere violata: solo se fidanzata, e solo se dorme. O anche se la cosa viene fatta attraverso il sesso orale o anale. La dormiente è «innocente», e comunica la sua innocenza al violatore.
«… Nel caso, anche quella sveglio è esente (da colpa), perchè essi dipendono l’una dall’altro».
Nel Deuteronomio (23, 18) Mosè vieta di offrire al Tempio denaro che sia «la mercede di una prostituta o il prezzo di un cane»: quest’ultima è un’allusione ad una pratica orrenda, per cui in certi templi pagani babilonesi gli eunuchi tenevano cani addestrati per usi sessuali, e li fornivano a pagamento.
Una nota al Sanhedrin 55a però precisa:
«Il riferimento è alla bestialità. Se una donna vi si assoggetta, in modo naturale o no, essa è colpevole. Ma se un uomo commette bestialità, egli è colpevole solo se la congiunzione avviene in maniera naturale (sic), ma non altrimenti».
Insomma, si può usare un cane, anche se non una cagna.
E infatti, il trattato Yebamoth 59b esemplifica:
«Avvenne una volta ad Haitalu che una giovane donna lavava il pavimento, e un cane randagio la coprì da dietro (dunque in modo “innaturale”), e rabbi Judah Hanasi consentì che sposasse un sacerdote».
Questo per eludere l’ingiunzione biblica (Levitico 21,7) per cui i sacerdoti ebraici non dovevano «prendere una moglie che sia prostituta o profana».
A maggior ragione, il Sanhedrin 69b insegna:
«I nostri maestri insegnano: se una donna s’è comportata lussuriosamente con il suo figlio giovane (un minore) e ha commesso il primo stadio della coabitazione con lei (l’inserimento del glande, ndr) Beth Shammai dice che per questo essa è inabile a (diventare moglie di un) sacerdote. Beth Hillel la dichiara adatta».
Shammai ed Hillel erano i celebri, piissimi capi di due scuole farisaiche rivali nella Palestina dei primi anni dell’era cristiana. Non certo a caso Cristo chiamò i farisei «una generazione adultera» (Matteo 12.39).
Il trattato Sota 26b:
«…I rabbi decisero che non c’è adulterio nella congiunzione con un animale, perchè è scritto: ‘Tu non porterai (al Tempio) il reddito di una prostituta o il salario di un cane» (Deuteronomio 23,19) ed è stato insegnato che il prezzo di un cane e il compenso di una prostituta sono permessi».
Perchè? Perchè il trattato Yebamoth 59b conferma:
«La prostituzione non è applicabile al rapporto bestiale… abbiamo appreso che il compenso di un cane e il compenso di una prostituta sono permessi».
Il permesso è confermato ancora da Abodah Zarah 62b.
Dunque, nessuno scandalo per gli incesti e gli abusi omofili nelle yeshivot: proprio gli ebrei più pii, gli haredim con i riccioloni sotto il cappello e i filatteri che escono dai pantaloni, «studiano incessantemente la Torah» e soprattutto i suoi commenti autorizzati, contenuti nel Talmud. Sono «fatti interni» della loro «religione». I goym non si impiccino, e i media facciano silenzio.
Per chi non riuscisse a credere a ciò che insegna il Talmud, riproduciamo qui sotto i passi tratti dall’edizione Soncino:

Un uomo (ebreo) può avere rapporto con una bestia, purchè «innaturale», ossia sodomitico

L’adulterio è permesso a un gentile, purchè «in vase innaturali»

La donna che commette adulterio puà sposare un sacerdote


La congiunzione con una servetta è permessa, purchè lei dorma
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1) Paul Vitello, »Sexual Abuse Complaints Subpoenaed», New York Times, 12 novembre 2009.
2) Per le idee di questo personaggio, vedere la voce «Dov Hikind» su Wikipedia.
3) «Haredim, Archbishop says, get a free pass from the press», FailedMessiah.com, 6 novembre 2009. Il sito FailedeMessiah è tenuto da Shmarya Rosenberg, che è stato membro attivo dei Lubavitcher e se ne è allontanato con disgusto; per questo è stato perseguitato e danneggiato economicamente. Il suo sito è una miniera di informazioni sui delitti kosher commessi dalla setta, che ovviamente i media tacciono.
ISRAELE PARADISO PER I PEDOFILI
di Domenico Savino
Mi ero ripromesso di non parlarne, ma la misura è colma. Scusate, ma rieccomi. A scanso di equivoci faccio una premessa. La pedofilia è un reato e va perseguita penalmente, senza se né ma. La pedofilia è un peccato gravissimo ed un cristiano, che se ne sia macchiato, non potrà che risponderne in primo luogo a Dio, oltrechè ai giudici della terra. Ma di questo ne parleremo in un prossimo articolo.
Intanto ricordiamo quel dato, già pubblicato anche sul nostro sito: la percentuale di abusi su minori ad opera di membri della Chiesa Cattolica in America è dello 0,03%. Per capirci 3 casi su 10.000 (1). Fatto grave, certo incommensurabilmente grave, ma ridotto, ridottissimo, frutto di deviazioni psicotiche di personalità probabilmente atrofizzate, mai, assolutamente mai imputabile all’insegnamento della Chiesa. Per capirci la Chiesa, come non ha mai predicato la pedofilia, non ha mai insegnato a rubare: eppure, come ci sono preti pedofili (pochi, grazie a Dio), ci sono pure preti che hanno rubato. Non è colpa della Chiesa, è colpa loro.
Invece si tenta di far passare queste deviazioni come una normalità, si dipingono i preti come maniaci sessuali repressi che sfogano le proprie voglie con i bambini, si tende ad incutere nelle persone l’idea che mandare i figli a catechismo sia pericoloso, che i sacerdoti siano orchi, pronti a divorare in lascive carezze i piccoli loro affidati nelle oscure stanze di vecchie canoniche e questo
al riparo della protezione di vescovi conniventi.
E’ il ribaltamento totale della realtà e se fenomeni di questo tipo sono accaduti (e sono accaduti!) questo non è imputabile alla Chiesa, non al Papa, non ai vescovi in generale, ma a questo o quel sacerdote, a questo o quel vescovo, a questo o quel superiore di ordine, a questo o quel rettore di seminario. Casi numerosi, ma – ripeto – percentualmente bassissimi, inferiori a quelli di altre confessioni religiose. E anche questo vorrà pur dire qualcosa.
Già si è detto da parte del Direttore di certi perversi insegnamenti talmudici. Olavo de Carvalho su O Globo del 27 aprile 2002 (2) ha scritto un articolo ripreso in questi giorni su diversi siti cattolici.
Ne riporto l’inizio, rimandando i lettori al testo integrale:
«In Grecia e nell’Impero Romano, l’uso di minori per la gratificazione sessuale degli adulti era una pratica tollerata e persino apprezzata. In Cina, i bambini castrati erano venduti a ricchi pedofili e questo è stato un commercio legittimo per millenni. Nel mondo islamico, la morale rigida che regola i rapporti tra uomini e donne è spesso compensata dalla tolleranza circa la pedofilia omosessuale. In alcuni Paesi si è protratta almeno fino all’inizio del XX secolo, rendendo l’Algeria, per esempio, un giardino di delizie per i viaggiatori depravati (leggere le memorie di André Gide, Si le grain ne meurt). In tutti quei luoghi dove la pratica della pedofilia decadde, fu per l’influenza del cristianesimo – e praticamente solo per essa –- che ha liberato i bambini da quel terribile giogo. Ma che ha pagato un pedaggio. E’ stata come una corrente sotterranea di odio e di risentimento che ha attraversato due millenni di storia, aspettando il momento della vendetta. Quel momento è arrivato».
E’ proprio così: gli Adelphi della dissoluzione (il capolavoro di Blondet) sono al lavoro per coinvolgere tramite il peccato osceno di pochi preti caduti nelle spire dell’Avversario la Santa Chiesa di Dio, trascinandola nel vortice della «prostituzione universale». Anche qui è bastato creare l’esprit d’etat per fare sì che, nella Chiesa aggiornata dall’antropologia trascendentale, le debolezze umane divenissero lo strumento di Satana e che i «marcatori» del peccato macchiassero irrimediabilmente la Santità della sposa di Cristo.
Le parole di Gesù nel capitolo 17 del Vangelo di Luca sono lì ad accusare la presunzione tutta pelagiana e tutta modernista di poter fare a meno dei tradizionali strumenti di grazia, modestia, prudenza, penitenza per resistere al male: «Disse ancora ai suoi discepoli: E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. E’ meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!».
La vigilanza su se stessi, la presunzione di poter derubricare la tentazione all’interno delle semplici categorie sociologiche, psicologiche e mondane ha spalancato al demonio le porte per la conquista delle anime, travolte dal turbine della sua depravazione. Olavo de Carvalho concludeva l’articolo sopra menzionato, affermando che «se la Chiesa, invece di denunciare i suoi aggressori preferisce piegarsi dinnanzi a loro in un grottesco atto di contrizione, sacrificando pro forma qualche prete pedofilo per evitare di dover affrontare le forze che ve li hanno iniettati come un virus, farà la sua scelta più disastrosa negli ultimi due millenni».
Concordiamo, dunque, è il momento di reagire, di combattere, di pregare, di purificarsi e di capire.
Capire anzitutto che questa è un’occasione ghiottissima per tutti i nemici della Chiesa per gettare sulla sua Santità la più orrenda e inemendabile delle colpe: ed è chiaro che la campagna è stata preparata (e finanziata!) con estrema cura e pianificata con lucida determinazione. E che la battaglia sia partita dal New York Times non fa meraviglia. In un vecchio articolo ricordavo che all’indomani del discorso di Ratisbona, il giornale dell’intellighentija liberal di Manhattan, dopo aver definito Benedetto XVI «conservatore dottrinario, il (cui) più grande timore sembra essere quello della perdita di un’identità uniforme cattolica, non esattamente il miglior punto di partenza per la tolleranza o il dialogo interreligioso», aveva usato parole di inaudita arroganza: «Il mondo ascolta con attenzione le parole di ogni Papa . Ed è tragico e pericoloso quando un Papa sparge dolore, sia deliberatamente che senza farlo apposta».
Un avvertimento che suonava chiarissimo: invertire la rotta, riprendere l’immagine e la linea dell’era woityliana, tornare a parlare il linguaggio del dialogo ecumenico, interreligioso e vagamente sincretista, tornare a far soffiare «lo spirito di Assisi», far progredire l’aggiornamento ecclesiale.
Invece il Papa, dopo aver messo il silenziatore allo «spirito conciliare» con l’«ermeneutica della continuità», ha continuato a recitare il copione che si era prefisso ed ha fatto altri passi che non gli sono stati perdonati: il ripristino del rito antico della Messa, la remissione della scomunica ai lefebvriani, l’inizio della canonizzazione di Pio XII. E ha pagato per questo.
Basta leggere i giornali: questo in filigrana si rimprovera al Papa! Solo la dabbenaggine dell’ambiguo padre Cantalamessa, il predicatore carismatico ammiratore di Gioacchino da Fiore (3), poteva improvvisare il più servile e sconclusionato dei contrattacchi: «L’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo».
Solo uno spirito debole ed un intelletto opacizzato potevano sperare di trovare rifugio all’ombra dei persecutori, guaendo misericordia in nome dell’antisemitismo. Un autogol perlomeno clamoroso, che tuttavia ha avuto almeno il merito di far parlare i sottili accusatori con la grossolana sovrabbondanza di un cuore carico di millenario livore.
Che c’entra infatti la questione della pedofilia, con la preghiera del Venerdì santo sulla conversione degli ebrei e con tutto l’armamentario del dialogo ebraico-cristiano che è stato tirato in ballo nei giorni a seguire? Che c’entra con la pedofilia la richiesta di Renzo Gattegna, presidente dell’Unione Ebrei Italiani: «La Chiesa rinunci a chiederci la conversione»? Che c’entra Pio XII?
Nulla, ma poiché questo è venuto fuori, il messaggio è chiaro, chiarissimo. L’attacco sulla pedofilia è in realtà un attacco contro la linea ratzingeriana di moderata restaurazione della Tradizione. Se così non fosse, visto che Pontefice all’epoca dei fatti incriminati era Woityla, si chiederebbe di sospenderne la canonizzazione del Papa polacco. Invece no: Woityla non si tocca (per ora, badate, per ora!). Woityla, infatti, è andato in sinagoga, ha pregato al Muro del pianto. Si protesta invece per l’inizio del processo di canonizzazione di Pacelli e si tenta di costringere Ratzinger alle dimissioni.
Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli parla chiaro: «Stanno cercando di attaccare il Papa per arrivare alle sue dimissioni. Ma questo non è solo un attacco legato ad episodi, è legato alla massoneria e a correnti che ci sono anche all’interno della Chiesa stessa a cui probabilmente un Papa che pensa secondo il Vangelo non sta troppo bene. Noi resistiamo e siamo al loro fianco. Credo che dietro tutte queste polemiche non ci sia il fenomeno della pedofilia ma un attacco nei confronti della Chiesa e di una parte di essa che, in questo momento, è rappresentata dal Papa. Qualcuno cerca di tirar fuori ‘scheletri dagli armadi’ che non riguardano neppure quello che dovrebbe essere il loro oggetto dell’attacco. Io credo che questo Papa rappresenti veramente la Chiesa di Gesù Cristo».
Calderoli esprime un’idea diffusissima in tutti gli ambienti ecclesiali. Chi ci sia dietro l’attacco al Papa lo sanno bene a Roma, se perfino la prudentissima Radio Vaticana ha dichiarato: «Ci sono lobby economiche dietro l’attacco al Papa».
E’ toccato all’arcivescovo di New York, Dolan, nel criticare il New York Times che ha aperto la campagna di stampa, esplicitare, accusando il quotidiano di «pregiudizio anticattolico»: «Il New York Times usa due pesi e due misure nel caso della pedofilia, quando nel banco degli accusati finisce un prete o un rabbino newyorchese» (4).
Molti sono i prelati che hanno capito e per prudenza tacciono. Alcuni come monsignor Michele De Rosa, vescovo di Cerreto Sannita e membro della Commissione CEI per l’ecumenismo, si rammarica perché gli ebrei «potrebbero essere più fraterni»: «Anche nella mia esperienza di dialogo ecumenico – spiega il vescovo – ho scoperto che ogni cosa che si tocca con loro è terribile. Capisco che abbiano sofferto con l’Olocausto, ma non possono farne una bandiera, potrebbero essere più umili. Quando si parla con loro bisogna sempre parlare conoscendo quello che vogliono sapere. Anche cose dette senza malizia provocano subito una reazione, subito parlano contro la Chiesa».
Monsignor De Rosa ripercorre le polemiche degli ultimi anni tra la Chiesa cattolica e la comunità ebraica internazionale e si capisce dove sta il vero problema: «Preghiamo perchè si convertano e non va bene, abbiamo tolto l’espressione ‘perfidi giudei’, e non va bene, Papa Benedetto XVI ha cambiato la preghiera del Venerdì Santo nella messa tridentina, e non va bene. Bisogna sempre chiedere scusa ogni volta, mi sembra ci sia una reazione esagerata» (5).
Al vescovo emerito di Grosseto monsignor Giacomo Babini, sono invece scappati i cavalli. In una dichiarazione alla domanda «Ma chi orchestra questa manovra?» la risposta è stata lapidaria: «I nemici di sempre del cattolicesmo, ovvero massoni ed ebrei e l’intreccio tra di loro a volte é poco facile da capire».
La precipitosa smentita di poche ore dopo appare la classica ritrattazione di chi si è reso conto di essersi lasciato un po’ prendere la mano: «In ordine ad alcune agenzie che mi attribuiscono dichiarazioni sui fratelli ebrei da me mai pronunciate, preciso che in alcun modo ho espresso simili valutazioni e giudizi da cui prendo nettamente le distanze. Rinnovo ai nostri fratelli maggiori nella fede la mia fraterna stima e piena vicinanza, in sintonia con il Magistero della Chiesa costantemente riaffermato dal Concilio Vaticano II in poi» (6).
Peraltro monsignor Babini non la pensa affatto così. Il 25 gennaio scorso affermava con coraggio: «Gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori, lo sono stati sino all’Antico Testamento e all’arrivo di Cristo, poi hanno scelto di non essere i nostri fratelli maggiori» e il 27 gennaio in intervista mai smentita dichiarava: «Gli ebrei usano la shoa come una clava» (7). Chi ha raccolto la dichiarazione comunica di avere la registrazione della telefonata e di essere in grado di produrla (8).
La «pia incazzatura» di molti monsignori è giustificata: del New York Times, il giornale che ha acceso la miccia di un fuoco che durerà mesi, è publisher Arthur Sulzberger jr, discendente del facoltoso editore ebreo. Subito i giornali del mondo hanno fatto risuonare il tam-tam, fino alla richiesta di dimissioni del Pontefice e alla minaccia di condurlo davanti ad una corte internazionale. Se l’accusa non fosse ridicola, bisognerebbe tirare fuori i forconi.
L’altro grande giornale americano che sta campando sullo scandalo, il Washington Post (proprietà anche qui giudaica: Salomon Brothers e Lazard) ha paragonato lo scandalo sulla pedofilia al Watergate che nel 1972 portò alle dimissioni di Richard Nixon per impeachment, scrivendo «che questo è il Watergate del Vaticano» (9).
Potremmo continuare. E’ chiaro che qui la questione è tutta politica e legata al potere. Dei bambini violati poco importa in realtà ai nuovi farisei della morale. Se gliene importasse davvero dei bambini, le denunce sarebbero fioccata anzitutto nei confronti dei paradisi del turismo sessuale, di quegli Stati cioè che lucrano o tollerano la pedofilia! Questi Paesi e non la Chiesa cattolica andrebbero trascinati e condannati davanti ad un corte di giustizia internazionale!
Se i legislatori e gli organi di repressione di quei Paesi usassero almeno un po’ del rigore che la Chiesa sta usando verso i «preti deviati» che, stuprando anzitutto il loro Ministero sacerdotale ed il corpo mistico di Cristo, commettono abusi, saremmo un po’ più avanti in questa battaglia.
E quando parlo di «Stati pedofili» non sto pensando solo ai Paesi del sud est asiatico, dove a migliaia i viziosi libertari e libertini dell’Occidente progressista anticattolico soddisfano le proprie perversione con ragazzine e ragazzini svenduti dai propri genitori per pochi dollari; non sto pensando solo a ciò che accade nelle mille «favelas» del Sud America o alle prostitute bambine dell’illuminata cultura indiana.
No, sto parlando anche di Israele: sissignore, avete capito bene. Israele, lo Stato di Israele!
«Israele è un paradiso per i pedofili»: non lo dico io, ci mancherebbe e non me lo ha suggerito nemmeno il Direttore. No, cito il quotidiano israeliano Haaretz ed il presidente del National Council for the Child, l’avvocato Yitzhak Kadman, il quale afferma testualmente:
«Da molto tempo stiamo dicendo che Israele è un paradiso per i pedofili, ma ci dicono che stiamo esagerando. Tuttavia vediamo che questi fatti si ripetono di continuo e che la rete di sicurezza per i bambini ha più buchi di una rete» (10).
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Avinoam Braverman
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In effetti il caso di Avinoam Braverman, il pedofilo arrestato per aver abusato di migliaia di bambini e di cui si è parlato anche sul nostro sito, è solo la punta dell’iceberg. I casi sono molti, moltissimi e non è un caso. E’ Dan Izenberg sul The Jerusalem Post del 3 gennaio 2010 ad ammettere che l’unica «democrazia del Medio Oriente» ha una legislazione molto permissiva nei confronti della pedofilia.
Una ricerca ha dimostrato – scrive Izenberg «una stretta connessione tra coloro che raccolgono pornografia pedofilia su internet e aggressioni pedofile. Eppure navigare in internet raccogliendo materiale pornografico o fare offerte oscene via computer a bambini non è considerato reato sessuale. Quindi, anche se queste persone sono colpevoli di violazioni della legge penale, le violazioni non sono considerate reati sessuali e una legge che è entrata in vigore due anni fa, prevedendo una vigilanza di pericolosi criminali sessuali dopo che costoro sono stati rilasciati dal carcere, non si applica loro (…). Dana Pugach, capo del Centro Noga al Collegio Accademico Ono, ha affermato che i giudici israeliani sono troppo indulgenti sulla pedofilia giovanile, che spesso non puniscono abbastanza severamente i colpevoli, i quali dovrebbero essere sottoposti ad un trattamento medico e psicologico e che le famiglie delle vittime dei pedofili dovrebbero avere voce in capitolo sulla necessità o meno di imporre restrizioni ai pedofili una volta che hanno lasciato il carcere». (11)
Il fatto è che invece la negligenza della Polizia israeliana è stata tale che, per esempio, ha cancellato parte della prove a carico di Haim Atar, descritto come il pedofilo più pericoloso in Israele. Durante il trasferimento di dati dal computer del pedofilo a quello della Polizia, una parte dei dati è andato perso, sicchè oggi solo tre reati sessuali da lui commessi con minorenni possono essergli addebitati. (12)
E dove si era rifugiato secondo voi Donald Edward Nelson, condannato l’anno scorso in un tribunale della California con 52 imputazioni per abuso sessuale su minori e condannato a 110 anni di carcere? A Gerusalemme, ovviamente, sperando di farla franca, ma l’Interpol lo ha scovato lì. (13)
E che dire di Arthur Samuel Silverman, pedofilo che dopo la condanna del 1997 a sei anni si era rifugiato in Israele, da dove è stato estradato solo lo scorso anno? O del diplomatico israeliano Yosef Sagiv, arrestao nel 2006 ad Atlanta per avere utilizzato il computer per adescare bambini via web? (14)
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Rabbi Mordechai Elon
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Ma potremmo parlare anche di Rabbi Mordechai Elon, uno dei leader più importante del movimento rabbinico israeliano ortodosso accusato di abusi sessuali da Takana, un forum rabbinico fondata nel 2003 per la repressione degli abusi sessuali da parte di educatori ultraortodossi, che il 15 febbraio scorso hanno rese pubbliche le accuse secondo cui Mordechai «Moti» Elon aveva approfittato della sua influenza, abusando di studenti di sesso maschile ed eseguito «atti in contrasto con i valori sacri e morali». In sua difesa il Rabbino Shalom Aviner, capo della yeshiva di Ateret Cohanim, una delle yeshivot più estremiste, ha sì chiesto a tutti gli ebrei ortodossi di segnalare qualsiasi abuso sessuale (e questo è già un bel passo avanti rispetto all’approccio ultra-ortodosso), ma ha aggiunto che se l’autore dell’abuso è consapevole del suo problema ed è disposta a ricevere una terapia adeguata cui decide di sottoporsi, non vi è bisogno di denuncia! (15)
Il crescente potere degli ultra-ortodossi in Israele, rende improbabile che muti davvero l’atteggiamento di indulgenza della pedofilia in Israele, sicchè qualcuno comincia a farsi giustizia da sé e all’orrore si risponde col terrore: i casi di pedofilia sono vendicati dalle «Squadre della modestia», vere e proprie bande di fanatici giustizieri ultra-ortodossi, che puniscono con spietata brutalità ogni comportamento considerato immorale:
«Nei frequenti casi di stupro o pedofilia nei quartieri ultra-ortodossi, la Polizia non riesce mai a venirne a capo, scontrandosi ogni volta con la reticenza impenetrabile della comunità, che manda a vuoto qualsiasi tentativo d’indagine. E’ dunque plausibile che le autorità decidano di ‘chiudere un occhio’ e tollerare la presenza di questa sorta di polizia parallela» (16).
Chissà quando la yeshiva del New York Times racconterà di ciò che accade in Eretz Israel, «paradiso per i pedofili»…
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1) http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali
2) http://www.segnideitempi.biz/chiesa/cento-anni-di-pedofilia-la-chiesa-e-la-prima-vittima-della-pedofilia/
3) http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1336393
4) http://rampini.blogautore.repubblica.it/2010/04/07/contro-il-papa-la-lobby-ebraica/
5) http://www.asca.it/news-PEDOFILIA__MONS_DE_ROSA__CANTALAMESSA
6) http://www.americaoggi.info/2010/04/12/18087-frasi-shock-sulla-shoah-gli-ebrei-usa-insorgono-contro-il-vescovo
7) http://palestinanews.blogspot.com/2010/04/il-vescovo-emerito-di-grosseto-lo.html
8) http://palestinanews.blogspot.com/2010/04/il-vescovo-emerito-di-grosseto-lo.html
9) http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/panelists/sally_quinn/2010/04/time_for_the_church_to_clean_house.html
10) http://www.haaretz.com/hasen/spages/1146900.html
11) http://survivorsforjustice.org/index.php?option=com_content&view=article&id=235:israel-lags-behind-west-in-pedophile-legislation&catid
12) http://www.nowpublic.com/world/israeli-police-erase-evidence-pedophile-haim-atars-case
13) http://www.huffingtonpost.com/2009/10/21/donald-edward-nelson-amer_n_328273.html
14) http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3298274,00.html
15) http://www.eutimes.net/2010/03/rabbi-shlomo-aviner-leading-orthodox-authority-on-child-sex-abuse-himself-charged-with-child-sex-abuse/
16) http://ebreipergesu.blogspot.com/2008/11/le-squadre-della-modestia-ultra.html

































Quando leggo questo genere di notizie rimango sconcertato, deluso, amareggiato, livido di rabbia ed un solo pensiero mi si incanala per la testa, ovvero la morte brutale che dovrebbe colpire questi soggetti con ogni forma di sadismo conosciuto e sconosciuto.
Come si può a 78 anni profanare una bimba, ma di quale istinto andiamo parlando? non ditemi che la fu verga di questo ignobile pulsa come quella di un ventenne e che non può farne a meno, non ci credo ne ci crederò mai, è solo il male che vuoi e male ti faccio, figlio di donna che si riscalda al crepitio di gomme accese.
Quando sei grosso come me, anche gli infami si acquattano e prego ogni giorno che ne possa trovare uno, uno solo e farlo pagare per tutti quelli che non ho raggiunti, giuro che neanche il DNA saprà dargli un nome e un indirizzo, a meno che anche la polpa ne abbia uno, il che significa che del prossimo neanche la polpa vi faccio trovare. Stramaledeti maiali io vi odio.
Lino scusami se puoi e perdono lo chiedo ai lettori di questo sito vero, ma sono arrivato al punto che mi farei carcerare per poterne abbattere uno.
Non posso permettermi una famiglia con quanto guadagno e di conseguenza un figlio che amerei più e oltre me stesso, i bimbi sono bellissimi per ciò che sono e quando sento di chi per denaro, perché dispone di quel denaro che a me manca per realizzare il mio sogno di essere padre, allora tu capisci che non può esservi tolleranza, tantomeno perdono per esseri che non sono ne ritengo tali.
Caro Ice ho postato questo articolo dopo averci riflettuto a lungo.
Ero incerto se fosse utile far sapere a tutti cosa stà succedendo nella nostra società malata.
Poi quando ho letto il caso italiano la pentola a pressione è scoppiata e non ho più potuto trattenere la mia indignazione.
Mi scuso io con te e i lettori tutti se l’aver postato questi articoli provoca tanta giustificata rabbia. …Ma non si può sempre far finta di niente. Chi cerca la verità trova purtroppo un sacco di schifezze.
http://merylho43.wordpress.com/2010/06/04/ci-fu-unera-di-ermafroditi/
Sono anche io del parere che occorre il coraggio di scoperchiare le pentole per lasciare ai giovani un futuro dignitoso basato sulle verità anche se le piu scomode.
Il link di cui sopra vuole essere una piccolo contributo a riflettere sull’origine dell’omosessualità, pedofilia,incesto.
Le religioni monoteiste,basate sulla repressione sessuale, se da una parte hanno contribuito a evitare pratiche sessuali che generavano malattie, dall’altra hanno instaurato a livello inconscio una sorta di frenesia e morbosità sessuale che col tempo si scatena in maniera distora. ed assassina.
Invierò il seguito della favola che come ben si capisce è tutt’altro che una favola.
http://srsessoeamore.wordpress.com/2010/05/22/separarli-per-sublimarli-in-un-unico-atto/
Liberare il sesso dai tabù contribuirà a vivere la sessualità dalle pratiche distorte e squalificanti che inibiscono a una nuova razza di uomini liberi.
Grazie Lino per lo spunto coraggioso.
Sono cresciuta in Belgio, piattaforma mondiale della pedofilia, che l’elite dell’Europa globalista e della sua armata, la NATO, ha eletto come domicilio, ragione per cui trovo questo articolo parzialmente sbilanciato contro Israele mentre è verissimo che esistono realtà radicate di questo tipo più vicine, ad esempio quel partito olandese che rivendica chiaramente il diritto all’”amore per i bambini” come se potesse esistere “sesso consenziente” di un bambino con un adulto. A questo arriva la logica conclusione di quella religione della libertà oltranzista di cui gli olandesi, pirati e predatori nell’anima, sono arrivati.
E’ vero che la pedofilia è utilizzata come strumento da certa elite per rendere leggermente psicotiche, manipolabili e DISSOCIATE alcune persone cresciute in quegli ambienti, come testimonia David Icke in alcuni libri, e tante altre vittime, anche di presidenti USA di cui la Clinton, che ne sono uscite.
In quel di Bruxelles si mormorava tanto dei “ballets rose” in alcuni castelli spersi per la campagna, e ho conosciuto personalmente alcune vittime cresciute di tali festini orgiastici. Il problema è che le vittime non parlano o non si addentrano nei dettagli perché si portano dietro la onta della colpa, o la ferita che vogliono solo rimarginare al più presto senza andare a rivangare.
Cara Nicoletta è vero che l’articolo è sbilanciato su Israele del quale si hanno dei dati, ed è anche vero che Haaretz si è comportata con etica e coraggio nel pubblicare le terribili statistiche sugli incesti.
Da amici americani sono venuto a saper che in città come New York queste disgustose pratiche sono molto diffuse ed esiste addirittura una mappa in internet dove tu prima di portare il figlio a scuola ti vai ad informare se nella stessa via non vi abitino dei pedofili che potrebbero costituire un pericolo.
Trovo invece molto strano che statistiche su incesti e pedofilia non appaiono in alcun giornale occidentale.
Vien da dire che la democrazia interna in Israele funziona meglio che da noi dove regna da sempre l’ipocrisia e l’insabbiamento. Dove i panni sporchi si lavano in casa.
Credo che la pubblica denuncia, di qualsiasi abuso ai danni di chi non può difendersi, in questo caso i bambini, sia l’arma più efficace ed incruenta per intimorire i praticanti ed aiutare i deboli a ribellarsi.
Occorre denunciare con spirito nobile, finalizzato a combattere con armi intellettuali il pedofilo che per quanto aberrante sia il danno che reca al minore, è a sua volte vittima di una castrazione psicofisica che lo rende contemporaneamente carnefice e vittima.
Denunciare e portare alla luce gli abusi al fine di far conoscere ai minori che la sessualità è una energia che va conosciuta ed usata prima con se stessi e senza vergogna.
Proteggere i bambini non vuol dire criminalizzare i pedofili ,che a seguito di denincia saranno giudicati e puniti dalle leggi, ma educarli all’autoconoscenza della sessualità e uso corretto a seconda delle pulsioni individuali.
Smantellare il tabù sul sesso penso sia la giusta strada per combattere indirettamente la pratica della pedofilia, l’incesto, la sodomia, e l’omossessualità.
Io penso che ci dovrebbe essere la pena di morte per i pedofili,violentatori e anche per quelli che fanno combattere i cani.
non si può uccidere l’anima di un innocente che non è in grado di difendersi.