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Libertà e rispetto
Questo sito sostiene i diritti dell'uomo, dei popoli, degli animali e tutti gli organismi viventi.

Fonte: www.liberidicapire.it

Questo progetto nasce con il chiaro intento di creare delle linee guida attraverso le quali raggruppare le forze sane della Terra. In questo modo, il nostro pianeta, potrà essere sostenuto in questo difficile momento dove il degrado sembra prevalere ad ogni livello. Se siamo qui ad interrogarci sulle sue reali possibilità di rinascita è perché crediamo nel genere umano e nella sua illimitata capacità di rigenerarsi. La logica del profitto, di una umanità alienata, deve cedere il passo a valori etici che mirino all’innocuità, fiduciosi che il Buono, il Bello e il Vero, possano rimanere i capisaldi della nostra esistenza.

SALUTE

La propensione a prendersi cura dei più deboli, a mettere a disposizione le conoscenze per garantire la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita dei propri cari è insita nella natura più profonda dell’essere umano. Nella famiglia, la più elementare e naturale tra le strutture sociali, tutto ciò si applica in maniera automatica ed istintiva. Fin dalle comunità primitive esistevano però figure incaricate di curare le malattie e ristabilire la salute: gli sciamani. Potremmo dire che in fin dei conti questi, pur connotandosi in maniera mistico-religiosa, non si distanziavano molto dal medico di paese, che fino alla fine del secolo scorso era l’unica figura che si occupava di salute in una organizzazione sociale di tipo comunitario. Le nascenti società industriali, caratterizzate dalla divisione del lavoro spinta all’estremo e la specializzazione dei ruoli tipica delle società moderne, hanno portato alla nascita di nuove istituzioni accanto alla famiglia ed al compito per gli stati nazionali di tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività (*).

AMBIENTE

Ad uno sguardo attento e sensibile non può certo sfuggire lo stato di degrado generale che coinvolge ogni aspetto della vita manifesta nella quale viviamo e siamo: l’uomo sembra proprio avere imboccato una strada a senso unico! Di fronte all’acutizzarsi dei problemi relativi all’inquinamento, alla scarsità delle risorse e all’emergenza idrica c’è forse chi non si preoccupa più di tanto, la vita comunque va avanti, ma, ci chiediamo noi: come? E per quanto ancora? E questo non per cadere nella facile illusione nostalgica di un passato dove tutto era buono a dispetto di un presente malato, ma semplicemente per riflettere su: come siamo arrivati a tutto questo? E, soprattutto: cosa possiamo fare ora?
Eppure in un tempo neanche troppo lontano, il cielo era azzurro… il mare possedeva ancora una discreta capacità autodepurativa… e nelle nostre campagne la vita animale pullulava ovunque con grande ricchezza e varietà di forme. Ma ora la capacità della natura di autorigenerarsi sembra crollare sotto i colpi di uno sfruttamento e di un consumismo sempre più sfrenati. L’avvento dell’agricoltura intensiva sostenuta dalla genetica, dalla meccanizzazione e dalla chimica ha indotto un cambiamento radicale. La monocultura ha soppiantato la biodiversità, allontanandosi fino all’estremo da un mondo ecosostenibile e tendendo ad estendere su aree sempre più vaste ecosistemi assurdi con una sola specie produttrice, quella coltivata, ed una sola consumatrice, l’uomo. Un solo prodotto per un solo consumatore: e il resto della vita?

Ma, si potrebbe obiettare, la biodiversità non è forse l’espressione della creazione nelle sue infinite forme che insieme nutrono e si nutrono di quella vita una di cui fanno parte e in cui noi siamo parte integrante e rivestiamo un ruolo assai rilevante? Peccato che l’uomo se lo sia dimenticato confondendo il progresso con il dominio!
Occorre passare dalla logica del dominio (e del profitto) al principio della solidarietà su tutti i fronti e coniugare il soddisfacimento dei bisogni individuali con il perseguimento e il raggiungimento di obiettivi comuni nel rispetto delle diverse identità culturali nonché degli ecosistemi specifici. In fondo, l’uomo comunica con tutta la sua vita: il suo stile, i suoi comportamenti, le sue scelte. Gli effetti sono tangibili. C’è chi alza le spalle manifestando la propria impotenza, ma è solo un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità. È più che mai indispensabile divenire consapevoli delle conseguenze che le azioni di ognuno hanno sull’intera comunità, come sul pianeta che ci ospita. Non basta parlarne, occorre creare coesione sociale attorno alle grandi questioni che riguardano tutti e tutto e investire sull’educazione del cambiamento.

Occorre escogitare nuove strategie, poiché quelle attuali, basate sull’accaparramento o inadeguate, sono destinate a fallire e partire da una valutazione iniziale globale obiettiva dei punti di debolezza e dei punti di forza; incontrarsi, confrontarsi e proporre progetti, coinvolgendo persone nuove, associazioni e comitati, cooperative e consorzi, enti e amministrazioni, quindi governi. Dal basso verso l’alto o dall’alto verso il basso, tutto diviene utile per riconvertire un processo di progressiva autodistruzione.

Occorre incentivare politiche economiche che si distinguano per il rispetto dell’ambiente e che promuovano un’equa distribuzione della ricchezza, ponendo le persone e la natura al centro dell’agire. Un’economia che proponga un diverso modello di sviluppo, alternativo a quello sinora percorso e che mostri oggi in modo evidente tutti i suoi limiti e tutte le sue ingiustizie. Un’economia altra, che tra l’altro già esiste e cresce, grazie all’impegno di alcune amministrazioni, molte associazioni, organizzazioni ed imprese, ma che necessita di una capillare diffusione e di un radicamento.

Occorre che una vita non contaminata fluisca fra i vari regni di natura di cui l’uomo è il vertice e quindi, non per ultimo, anche nel rispetto per tutto il mondo animale.

POLITICA

Per tornare alla politica e crederci, con onestà e sensibilità, tornare a sentirsi cittadini di questo paese e cittadini del mondo, smettere di delegare passivamente ad altri la gestione del bene comune e soppiantare in questo modo l’attuale logica di profitto che troppo spesso sottostà alle scelte politiche ed economiche.

A questo scopo sono indirizzati questo articolo e quelli che seguiranno: serviranno ad approfondire, confrontarci e comprendere i grandi temi dei quali si sta dibattendo, considerando che finalità della politica è il bene comune e questo può essere ottenuto o “tentato” solo con onestà e sensibilità ponendo al centro l’uomo e la sua vita, privilegiando l’interesse generale rispetto all’interesse particolare.
I temi di oggi ci chiedono di essere affrontati con comprensione ed intelligenza, ci chiedono il meglio di noi: non possiamo continuare a delegare passivamente ad altri la cura del bene comune, dato che questo arriva a riguardare la nostra stessa sopravvivenza.
Ognuno di noi può iniziare a riprendere il proprio posto di cittadino di questo paese e cittadino del mondo attraverso un’opera individuale di attenzione al bene comune con i mezzi che ha a disposizione, che non sono di poco valore se usati con discernimento, impedendo così a pochi di decidere le sorti di molti e del pianeta stesso, spesso in base a motivazioni di solo profitto.
Per riprendere completamente il proprio posto nel mondo occorre esprimere ciò che si è, passando dalla potenzialità all’attività, dal pensiero alla sua espressione, non ci si può accontentare, come sovente facciamo, di ciò che arriva dalla televisione, essere informati non è sufficiente, è necessario comprendere e poi esprimersi e scegliere in modo consapevole. In questo senso ciò che è scritto (giornale, libro, blog) serve: amplia l’informazione, ci aiuta a guardare e vedere ciò che non è di prima percezione e dà tempo alla riflessione e al pensiero.

Continuamente nei paesi industrializzati, al centro dell’attenzione di politica ed economia c’è il profitto inteso non come benessere di tutti, ma quale prerogativa di pochi, è l’obiettivo di schemi decisionali che privilegiano forme di approvvigionamento, produzione, specializzazione e scambio piuttosto che altre.
Dietro le decisioni politiche dei paesi ci sono spesso fortissime spinte generate da logiche di profitto che nemmeno lontanamente immaginiamo, dobbiamo imparare a leggere ciò che sta dietro le notizie e le motivazioni ufficiali, è uno sforzo necessario che va fatto, considerando che gli interessi economici sono trasversali ai poteri politici nei paesi e più forti di questi. Pensiamo in questo senso al potere delle “Sette Sorelle” che muovono il petrolio nel mondo.
Questa logica economica si è affermata già dalla fine del diciannovesimo secolo, quando le potenze industrializzate, spinte da ritmi di produzione sempre più elevati, iniziarono a spartirsi il mondo in domini coloniali e zone di intervento diretto, soprattutto per garantirsi l’approvvigionamento di materie prime.
In quegli anni sterminate aree della terra entrarono in contatto con la civiltà moderna, ma vennero tenute in una condizione di assoggettamento economico e politico.
Successivamente per garantire il mantenimento degli investimenti fatti in quelle aree geografiche, parve naturale che le nazioni colonizzatrici favorissero l’instaurarsi in queste terre di domini politici che garantissero il permanere di quanto era stato realizzato.
Dopo la seconda guerra mondiale, dietro gli impulsi dei movimenti anti-imperialistici e per una mancanza di reale convenienza, le potenze colonizzatrici lentamente si sono ritirate e le colonie hanno riacquistato la loro indipendenza politica, ma la situazione reale non è molto cambiata perché i governi locali subentrati hanno continuato a garantire gli interessi degli ex colonizzatori.
I processi di concentramento economici e finanziari, formatisi a livello mondiale, hanno prodotto una nuova forma di sfruttamento che ha trovato espressione nell’opera delle multinazionali: queste continuano a gestire, seppur indirettamente, l’economia e la politica di molte zone del mondo, considerandole semplicemente aree subordinate ai propri interessi.
Su queste basi, non ci si può meravigliare del fatto che non vi sia pace sul Pianeta, la pace potrà fondarsi solo sulla giustizia: economica e sociale. Se moltissima parte dell’umanità è costretta al di sotto della soglia di sopravvivenza, mentre una parte decisamente più esigua si arricchisce e depaupera le risorse che sarebbero di tutti, è normale e perfino giusto che non vi sia pace.
Politica deve essere promozione del bene di tutti; politica è “prendersi cura dell’umanità” e l’umanità deve essere recuperata, rivalutata in tutto ciò che facciamo e desideriamo per noi stessi e tutti coloro che abbiamo intorno. Che sia considerato da un punto di vista internazionale, regionale o comunale, l’uomo non deve spostarsi dal centro delle nostre valutazioni.

Anche l’Italia, pur in una dimensione diversa tende in questi anni a privilegiare le ragioni dell’economia e dell’imprenditoria, ma un paese è un mix di popolazione, variabili e necessità, è speranza di qualità di vita; un paese deve promuovere tutto ciò che serve perchè tutti ci vivano meglio. Oggi è forte la tentazione di assimilare tutto all’economia, all’impresa ed all’efficienza, ma questo non può essere fatto con il bilancio di un paese, anche se ci dobbiamo confrontare con i parametri e le penalità europee, se non ci dobbiamo portare oltre il livello di indebitamento, se c’è crisi ed indubbiamente i vincoli sono tanti.
Per fare un esempio più esplicito, il nostro sistema sanitario costa effettivamente moltissimo ed è giusto migliorarlo per renderlo più efficiente, ma è giusto essere orgogliosi di un sistema così, perché i nostri ospedali ti curano fino in fondo e non ti chiedono niente e moltissimi ti curano bene. Ed è auspicabile che i medici, prima di guardare come stiamo, non debbano chiedersi se abbiamo l’assicurazione sanitaria privata, o i requisiti per stare in ospedale o per stare legittimamente in Italia: quelli non sono problemi loro né devono diventarlo.

La politica deve coinvolgere ciascuno di noi, la domanda di John Kennedy ad ogni cittadino americano:”Chiediti cosa puoi fare per il tuo paese” rimane di grandissima attualità, ma questo impone che lo stato e le sue istituzioni siano un faro, una guida di massima al comportamento dei suoi cittadini, impone che “lo stato sia più avanti dei suoi cittadini”, questi subiscono una sorta di effetto traino, che deve essere positivo.
Se il nostro Stato è tollerante ed umano, noi singoli ci sentiremo invogliati ad esserlo o almeno ci sentiremo “fuori posto” se ci muoveremo controcorrente, ma se lo Stato è duro ed intollerante potremmo sentirci legittimati ad essere anche peggio. Ciò che informa l’operato del governo, del “potere centrale”, e l’interpretazione che ne viene suggerita o avallata, discende in cascata fino ai piccoli poteri quotidiani di ciascuno di noi.
C’è una grande responsabilità nel prendere decisioni “forti” dettate da ciò che si definisce urgenza, emergenza o sicurezza: lascia che si faccia strada ad esempio l’idea dell’intolleranza, del respingimento dei barconi dalle nostre coste ed oltre al danno diretto ed immediato provocherai una serie di vessazioni minori e quotidiane a carico di moltissimi soggetti deboli.
All’opposto se vengono indebitamente tollerate la corruzione e la falsità se, come ultimamente accade , si tende ad accettare che questi siano “mali connaturati” agli affari ed alla finanza, allora questi usi distorti si insedieranno sempre più stabilmente, fino a legittimarsi, entro l’intero sistema economico ad ogni livello.

Servono sempre maggiore consapevolezza e responsabilità per “essere cittadini del mondo” servono onestà e cuore, lo sanno bene i tantissimi uomini di buona volontà. Nel piccolo come nel grande, nei comportamenti dei singoli e in quelli delle nazioni dovrà radicarsi un modo di vivere e scegliere improntato all’innocuità: un modo non distruttivo, non lesivo, non prevaricante, fondato sul rispetto di tutti, rispetto reale ,vero, non solo dichiarato e formale.
Contando sul “sentire” di tutti gli uomini di buona volontà ci auguriamo che l’innocuità diventi il comportamento prevalente tra gli uomini: di questo scriveremo e per questo lavoreremo in questo spazio. C’è potere e la possibilità di esercitarlo nelle vite di ognuno di noi: sta sempre ai singoli decidere quale uso farne ed è politica; vale a cominciare dalla gentilezza che usiamo con chi incontriamo, vale nel nostro modo di lavorare ed adempiere tutti i nostri doveri, vale per come ci rapportiamo con uno straniero o una persona in difficoltà, sono tutte scelte personali e politiche insieme.

Buona permanenza e buon lavoro di cuore a tutti i cittadini del mondo e a tutti gli uomini di buona volontà.

2 Commenti a “Riprendiamoci il Pianeta”

  • SDEI:

    SOLO la sensibilità LUNARE di una “grande” DONNA, poteva portare prima a PENSARE e poi a COMUNICARE un DECALOGO(questo POST) così “profondo” di un “vivere” CIVICO-ETICO-SOCIALE-POLITICO-SPIRITUALE; in modo sintetico vengono “suggerite” con il BUON SENSO, le REGOLE e i VALORI che SEMPRE caratterizzano una VITA dignitosa dove le parole COM-PASSIONE e SOLIDARIETA’ assumono un contenuto ed una concreta ENERGIA “luminosa” !!!

    Chi desidera cambiare in meglio il MONDO, DEVE mettere in pratica quanto QUI sta scritto; così da proporre un ESEMPIO positivo sopratutto ai GIOVANI, ORA è giunto il TEMPO da che parte stare!!!

  • Giorgio Andretta:

    Mi sembra un generale tazebao contro la crematistica ed il disfacimento dei valori morali, un tantino superficiale e con poca cognizione di causa.
    Ci sono presenti, in questo sito, molti articoli più mirati in ogni singolo tema trattato, è sufficiente produrre eco.
    Ad majora.

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