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Fonte: http://www.ruralpini.it/Inforegioni10.09.10.htm

(11.09.10) Per capire quali sono le conseguenze della comparsa dei predatori, e della politica della loro diffusione imposta dai verdi, bisogna andare a vedere cosa è successo dove il problema non è nuovo

 La lezione di Bellino (CN):  ”convivenza” con il lupo significa che pastori e pecore devono sparire

 Il giorno 9 sono stato con Marzia Verona a Bellino/Blins per capire cosa è successo da quando è comparso il lupo e cosa si può fare per evitare la completa sparizione di pastori e ovicaprini

 di Michele Corti – Fonte: http://www.ruralpini.it/Inforegioni10.09.10.htm

Bellino è un comune sparso, con il municipio a 1.600 m. Il territorio è costituito da una vallata laterale dell’alta Val Varaita (CN). E’ delle località delle Alpi che meglio hanno conservato il patrimonio di architettura tradizionale. Gli abitanti, però, sono ormai solo 150 (100 in inverno). Erano 1.078 nel 1871, 922 nel 1901, 778 nel 1931, 549 nel 1961, 234 nel 1991.

 da: Nosto Modo. Testimonianza di civiltà alpina a Blins

L’abbandono è stato, come dimostrano le statistiche, graduale e mai totale e la vita ruralpina tradizionale si è protratta qui molto più a lungo che altrove. Gli emigranti (per lo più verso la Provenza) hanno mantenuto legami abbastanza stretti con il paese tanto che la maggior parte delle splendide abitazioni tradizionali sono in tutt’ora in buone condizioni. Il turismo, fortunatamente, si è interessato solo da non molto tempo di questo gioiello e non ha fatto in tempo a distruggerlo.

 

E oggi non c’è più nessun folle disposto a sostenere progetti di ‘valorizzazione’ sciistica ma si è consapevoli che l’attrattiva del luogo è legata alle escursioni, al patrimonio culturale, all’artigianato, alla gastronomia.

La presenza del bestiame elemento chiave della ‘vitalità di Bellino

Nella prefazione alla prima edizione (1974) dell’opera di Jean-Luc. Bernard su Bellino (L.L. Bernard, Nosto Modo. Testimonianza di civiltà alpina a Blins,  ed. Coumboscuro Centre Prouvençal, 1974, 1981, 1992) Sergio Arneodo sosteneva che: “A Blins il tempo si è fermato”. Ancora nel 1980 Arneodo poteva scrivere che: “

“Blins per fortuna ha tenuto all’assalto del tempo, ma anche al suo orizzonte qualcosa è venuto oscurandosi… Anche lassù i fenomeni di logoramento umano, comuni alle alte quote abitate premono insistenti: invecchiamento della popolazione, diradamento dei bambini, chiusa una delle due scuole elementari, pulmini che convogliano gli alunni dalle ‘ruha’ [contrade] sparse a San Pèire [il capoluogo della Val Varaita a 17 km da Blins] anziché concentrarli a Les Cèlles, nella sopravvivente scuola della comunità, fuga di braccia giovani senza occupazione, confusione di proposte economiche poco decifrabili …”

 

E’ nella prefazione del 1992 che Arneodo è costretto a constatare come non esistesse più quella:

“vita che scorreva ancora sanguigna nel vicoli, sulle aie. sotto i passaggi ad arcata, una vita che si affacciava dagli usci e dai ‘courrehòurs’ (loggiati) delle case, che nella stagione giusta debordava e si moltiplicava per prati e campi e, se era autunno, le bestie in pastura ti riempivano l’orecchio del don-don-don delle ‘sounaies’ (campani)”.

 

da: Nosto Modo. Testimonianza di civiltà alpina a Blins

Nonostante tutto ciò rimanevano elementi di quella vita pulsante che si esprime nella rimicità stagionale dei cicli della vita agropastorale. Sono proprio gli animali al pascoli l’elemento caratterizzante di questa vitalità:

“Certo, neanche oggi i campani tacciono, Se risali la strada da Chasteldelfin ed è l’autunno, una volta superata la ‘Poustèrlo’ la porta della comba [piccola valle] di Blins, te li senti addosso come un concerto da brivido, i battacchi sugli ottoni, e le bestie le ritrovi chine a brucare i pendii come una volta. Qui, nonostante tutto, c’è sempre vita più che in altri angoli della montagna alta, C’è ancora gente sui fienili e sui ‘lindals’ (soglie), ci sono panni stesi ad asciugare sui  ’courrehòurs’, le porte non sono tutte chiuse. Anzichè lo zoccolare del mulo, ora puoi sentirti alle calcagna il pulsare del trattore: niente di male, anzi, buon segno, se è vero che da sempre la storia cammina ed ha le sue leggi, ed il prima non è mai come il dopo”.

 

foto M. Corti

E oggi? La foto sopra con l’emblematica trattrice dimostra che i prati sono ancor oggi ben tenuti (non solo quelli in piani, anche quelli dove si sfalcia ancora con la bcs o a mano). Da qualche anno a questa parte però, quello che sembra un equilibrio ritrovato, con la presenza di giovani allevatori motivati a restare tutto l’anno quassù si è incrinato ed è subentrata una nuova crisi.

 

foto M. Corti

Lupo mangia (e scaccia) pecora

E’ nel 2004/2005 che il lupo fa la sua comparsa stabile a Bellino. Prima sparivano ogni tanto degli agnelli (sin dagli ultimi anni ’90) ma non ci si faceva caso più di tanto. A posteriori si è capito che queste perdite erano legate all’affacciarsi di singoli lupi in dispersione o alla presenza di lupi ‘frontalieri’. Dal 2005 è invece presente in Val Varaita un branco stabile che si muove su entrambi i versanti della valle. I ‘lupisti’ parlano di un branco di 5 esemplari ma i pastori sono convinti che i lupi siano di più (sulla base della contemporaneità degli attacchi).

Prima di riferire della situazione attuale, così come da informazione fornite a me e a Marzia nel corso dell’incontro di due giorni fa mi pare opportuno premettere un po’ di cronaca di questi ultimi anni a Bellino

 Tanti incontri, persino convegni con gli assessori, ma il risultato è che pecore e pastori sono quasi spariti

 Il 18 aprile 2007 Marzia si occupava dei pastori di Bellino nel suo blog (‘Pastorizia stanzaile a rischio’). Dopo aver osservato come a Bellino vi siano pastori giovani (‘una rarità’) che restano in montagna tutto l’anno Marzia presentava la situazione della pastorizia locale, con le pecore da tempo abituate a pascolare libere su pascoli a quote molto elevate, sulle cime inaccesibili ai bovini. Intanto i pastori giù in paese si dedicano alla fienagione, alla coltivazione delle patate ecc.

 

(dal blog pascolovagante di Marzia Verona)

 Ma dal 2006 tutto è cambiato e gli ‘esperti’ sentenziavano che “Non si possono lasciare gli animali su da soli, dovete tornare a fare i pastori, stare con loro 24 ore su 24″. Più facile a dirsi che a farsi, con pascoli distanti, impervi. Belli per la ‘pastura’ ma poco accessibili, dove portare su le reti è una gran fatica, dove quando sei su solo senza riparo in una tenda hai paura non solo per le pecore ma anche per te stesso. Di fronte a questa situazione che aveva visto anche i proprietari delle pecore ‘di fuori’ che le danno ‘a guardia’ subire pesanti perdite, Marzia si chiedeva:

 

“Ma… i pastori di Blins, che faranno? Smetteranno? A chi devono chiedere aiuto? Stanno cercando di far sentire la loro voce, è così che io e Silvana ci siamo conosciute.

 dal blog pascolovagante di Marzia Verona

 Una nuova estate è alle porte, il lupo è là che aspetta. Gli piacciono, le pecore. Sono più facili da catturare che non i camosci o i caprioli. Stanno lì, tutte in gruppo, è un vero invito a cena, per lui! Forse torniamo al discorso di partenza: protezione degli animali oppure preferiamo proteggere delle persone e dei mestieri che sono a rischio di estinzione???? Vogliamo che il vallone di Rui, Traversagna, il Buondormir, i pianori che si estendono sotto la Colletta di Bellino ed il Monte Maniglia restino deserti, in estate? Non più una campanella, non più un belato, un muggito. Sentieri abbandonati, arbusti che occupano i pascoli, erba non utilizzata che ingiallisce e si piega sotto il peso della prima neve, in autunno. No, ma non è solo questo! Se Silvana e gli altri smetteranno, saranno poi anche deserti Chiesa, Prafauchier, Celle, Chiazale, Sant’Anna e tutte le borgate che compongono Bellino. Loro diventeranno dei pendolari verso la pianura? Oppure si trasferiranno per sempre? Non voglio nemmeno immaginare un futuro del genere!! Temo maggiormente l’estinzione di questa gente che l’estinzione del lupo.

 Marzia si è poi occupata di Bellino ne maggio dello stesso anno (Pastori Val Varaita2) per riferire che, in vista della stagione d’alpeggio i pastori erano riusciti quantomeno a ottenere che venisse indotta una riunione in Municipio insieme al Sindaco, ad assessori comunali, della Comunità Montana, della Provincia e pure l’Assessore alla Montagna della Regione Piemonte. Anche se poi Marzia, chiamata dai pastori come ‘amica’ e dagli enti come ‘tecnico’ doveva constatare amaramente come le istituzioni non riescano a fare altro che dichiarare la loro impotenza:

“Il lupo è specie protetta, a protezione assoluta, in Europa. Non si può nemmeno pensare di porre dei limiti (di numero) o delle soglie (capi uccisi) dopodichè pensare ad un abbattimento (o contenimento, che politicamente suona meglio), così come avviene in Svizzera. La Francia, che l’ha fatto, poi ha dovuto pagare delle multe”.

Di fronte a ciò Marzia non mancava di commentare:

“Ci sarebbe da ragionare su quanto costa pagare rimborsi, progetti di studio sul lupo, reti, recinti, ricoveri per i pastori e tutto il resto… in confronto con queste multe, ma non sono io la persona che può permettersi di fare questi calcoli. Mi sono commossa quando i pastori hanno tirato in ballo la passione. Non possono convertire la loro attività, allevano QUELLE BESTIE perchè… perchè… perchè A LORO piacciono. E’ un discorso che va oltre il reddito, le politiche di valorizzazione, qualsiasi altra cosa. Un discorso così non regge davanti ad un politico, un economista, un tecnico. Ma io non riesco a dal loro torto, perchè so com’è la loro vita e, se non la fai perchè ci credi… non la fai e basta. Forse a Bellino non vedremo più le pecore. Soluzioni non se ne sono trovate, solo delle proposte su dei palliativi. Ma loro non vogliono che vengano messe delle pezze e si dimentichi il problema VERO. Perc non puoi lavorare se c’è il lupo! Convivere? Molto faticosamente e pagando un duro prezzo. Se loro smetteranno, (anche Cristiano, che si sposa tra pochi giorni e fa il pastore), avanzerà il bosco, i cespugli nei prati di fondovalle dove le pecore pascolano in primavera e tardo autunno. I lupi avranno più spazio per loro, magari attaccheranno i vitelli, se non ci saranno più pecore? Oppure si sposteranno, andranno in altre valli ad attaccare altri pastori. Non ci saranno nemmeno più quei cento abitanti, a Bellino. Perchè, per fare altri lavori, bisognerà scendere giù, nella valle o nella pianura”.

Parole dettate dal cuore. E per questo non solo sincere ma che colgono anche nel segno.

 

All’incontro in Municipio seguì un’assemblea il 22 maggio con la presenza di ass. di categoria, assessori regionale e provinciale, presidente dell’Uncem Piemonte ecc. Le parole di Silvana Peyraque, portavoce dei colleghi, vennero riportate dal sito occitanista Paratge (il sito non è più online). Il laboratorio politico Paratge in vista dell’incontro aveva stilato dopo una riunione tenutasi il giorno 8 maggio, un comunicato congiunto con la stessa portavoce dei pastori  (in fondo alla pagina)

Leggi il resto: http://www.ruralpini.it/Inforegioni10.09.10.htm

24 Commenti a “Mondo lupo”

  • FILIPPO:

    meglio il lupo che l’uomo

  • Luca:

    Basterebbe che gli enti preposti ripagassero i danni.
    Mi sembrano molto più diffusi i pastori dei lupi sulle alpi, quindi dal discorso sopra si intende che in tutte le alpi non si riesce a trovare dei piccoli angoli dove conservare una fauna il più possibile simile a quella che era preesistente anche alla pastorizia.
    Non mi trova d’accordo questo ragionameto: ci siamo presi tutto e tutto deve rimanere all’uomo, costi quel che costi.

    Ciao.

  • Mario:

    Anche nella verde Umbria ci sono non pochi problemi con i lupi, ma la cosa che mi ha fatto rimanere di stucco è stato la mala fede con cui i nostri amministratori hanno deciso di ripopolare le colline con i lupi. Parlo di mala fede perchè mi è stato riferito che in regione o provincia (Non ricordo bene) “…non aspettano altro che i piccoli allevatori chiudano!”

    Capito?! Quegli amministratori che NOI abbiamo messo là stanno distruggendo volontariamente piccole imprese per favorire altri (Forse con più interessi e potere).

  • Lupo nella Notte:

    Articolo ridicolo e patetico. “Per capire le conseguenze della comparsa (sic!) dei predatori e la politica della loro diffusione imposta (ri-sic!) dai verdi”. Per norma e regola del redattore di questo delirante articolo, i predatori sono comparsi sulla faccia della Terra ben prima dell’animale politico umano, il quale poi ne ha causato l’indiscriminata scomparsa con tutti i mezzi che il suo inarrivabile sadismo è riuscito a escogitare. L’articolo trasuda un sentimentalismo d’accatto da latte alle ginocchia, la cui consequenziale sebbene ipocritamente taciuta parola d’ordine è: “(ri-)sterminiamo il lupo – che è appena tornato dopo decenni di assenza dopo essere stato perseguitato, demonizzato e massacrato fino all’inverosimile – perché sennò spariscono le caciotte!” E allora, parafrasando lo stesso articolo, io dico che preferisco di gran lunga che spariscano le caciotte, o i tanto decantati “mestieri”, piuttosto che ri-sparisca il Lupo! Abbiamo già stuprato questo pianeta piú che abbastanza, vogliamo subito di nuovo distruggere alla radice ciò che tanto faticosamente è stato recuperato dall’oblío del passato? Dall’articolo poi traspare la neanche troppo sottile, ma subliminale convinzione che sia indispensabile la presenza dell’uomo perché la Natura non vada in malora, quando semmai è l’esatto contrario! Chi non comprende che tutto il Male che l’uomo sta sperimentando in quest’Epoca Oscura discende direttamente dal tradimento e dal rinnegamento della Natura – che qui non vuol essere intesa quale divinità a sé stante come piacerebbe agli sprovveduti e “paganeggianti” epigoni di “Avatar”, ma come manifestazione piú vicina al Divino che sia possibile trovare oggi in Terra – non può che continuare a propalare la concezione stolidamente utilitaristica della Natura al servizio della Bestia Umana, che ne abusa senza ritegno. Quindi ammazziamo tutti i lupi, perché a quei quattro pastori PIACE (sic!) allevare le pecore! Questo surrogato dell’autentica Natura selvaggia spacciato per codino “amore per la natura” è paradossale e grottesco. Per l’uomo contemporaneo la natura è concepibile solo all’interno dell’angusto recinto della sua arrogante e proterva presunzione. Il colmo è che sono proprio questi montanari ottusi a sproloquiare di “contatto con la natura” e amore verso di essa, quando l’unica “natura” che sono capaci di concepire – e lo dimostrano nei fatti e nelle parole – è quella delle loro povere pecore e vacche inerti irreggimentate in mandrie e greggi, e completamente snaturate e dipendenti dall’uomo. Nel momento in cui la Vera Natura Selvaggia – in questo caso incarnata dal Lupo – che vivaddio dell’uomo SE NE FREGA, irrompe nelle loro ipocrite esistenze mortiferamente cristallizzate, eccoli strepitare e frignare a piú non posso sulle “tradizioni”, i “mestieri”, gli “alpeggi” e via via surrogando l’essenza di ciò che veramente la Natura è – e di cui, evidentemente, a dispetto dell’ambiente in cui si trovano a vivere, non hanno piú il benché minimo sentore interiore ma solo una concezione esteriore estetizzante e decadente – che rischierebbero di sparire. Che spariscano, se cosí dev’essere! Questa gente pretende di cristallizzare indefinitamente il proprio muffito “piccolo mondo antico” artificiale, a spese della Natura Reale e senza accettare il minimo cambiamento o compromesso, con il disperato e rigido attaccamento alle cose tipico di una società ormai completamente svuotata da dentro – emblematico il fatto che secondo quanto riportato nell’articolo il rumoroso e inquinante trattore si può accettare perché fa parte del “progresso”, il lupo no! Questo sí che è amore per la “natura”! Ugualmente, non gli passa neanche lontanamente per la testa che il suggestivo, struggente ululato del lupo possa essere infinitamente piú emozionante dell’inquinamento acustico propagato dal monotono e piatto scampanío delle loro vacche, che nell’articolo si esalta fino a farlo assurgere a emblema della natura stessa! – Si mettano in testa che il rispetto verso la Natura non dev’essere simulato solo quando fa comodo all’uomo, ma dev’essere autentico, se l’uomo vuole ritrovare la via per riscoprire sé stesso. Se amassero veramente la Natura e cercassero l’armonia con essa, come falsamente affermano, accetterebbero anche – e soprattutto – la presenza del lupo affrontando ciò che questa comporta, come facevano i popoli dei primordî, invece di dipingerlo come un mostro sanguinario che metterebbe a repentaglio – oggi! – la stessa vita umana e pretendere semplicemente che cessi di esistere perché a loro rovina l’edificante quanto artefatta “cartolina” che si sono andati costruendo a loro esclusivo uso e consumo. Ma da gente che, come la blogger montanara di cui si parla, si mostra capace di tanta ipocrisia, come quando afferma: “ci sarebbe da ragionare su quanto costa pagare rimborsi, progetti di studio sul lupo, reti, recinti, ricoveri per i pastori e tutto il resto… in confronto con queste multe, ma non sono io la persona che può permettersi di fare questi calcoli…” Che tradotto significa: “fateci sparare ai lupi e paghiamo le multe, ché ci costa meno!” Peccato che non abbia il coraggio di dirlo chiaro e tondo e si nasconda dietro goffe quanto vuote circonlocuzioni. E se si parla di costi, perché non parlare dei finanziamenti pubblici statali che le cosiddette e sparute “comunità montane” hanno ricevuto ogni anno fino a quest’anno, quando l’erogazione è – finalmente, verrebbe di dire, a leggere di simile povertà interiore – cessata, continuando però a beneficiare di quelli regionali, pur sempre pubblici? Su quei costi sostenuti con i soldi di tutti non pare abbia qualcosa da obiettare… Un tempo la presenza del lupo e di ogni altro predatore veniva accettata perché facente parte del novero delle cose, perché l’uomo non è il padrone della Creazione – semmai dovrebbe esserne il Guardiano, se ne fosse degno, ma ha largamente dimostrato il contrario – e non può arrogarsi – cosa che ha già fatto fin troppo – il diritto di stabilire cosa può o non può esistere a seconda dei proprî capricci e convenienze meramente materiali ed economiche. I Pellerossa americani e gli Inuit, prima di venir pervertiti dall’uomo bianco – quello “civile”! – con l’alcool, i fucili automatici e le motoslitte, accettavano persino che i lupi, a volte, uccidessero gli uomini per cibarsene – checché ne dicano gli ambientalisti all’acqua di rose gonfiati di insopportabile buonismo peloso secondo cui è un cagnolone con gli occhi languidi che mai si è sognato di assaggiare la carne umana. Falso!, e sono proprio i popoli che piú lo rispettano a dircelo, i quali non hanno l’ipocrita esigenza di falsarne la reale natura deformandola secondo le esigenze di quella molesta affezione del pensiero dei giorni nostri che è la “political correctness” per poterlo amare e rispettare veramente! Impariamo tutti questa sacrosanta lezione! – e non per questo li odiavano, e men che meno li demonizzavano perseguitandoli, ma, appunto, tributavano loro un autentico, profondo rispetto, cercando – e riuscendovi, “persino”! – di entrarvi in contatto e far proprio il loro Spirito. Questa è reale “comunione con la Natura”, non i piagnistei strumentali di questa gente arida e gretta.

    ONORE E LUNGA VITA A SHANKMANITU TANKA*!

    *”Lupo” in Lakota Sioux: “l’animale che somiglia a un cane, ma che è uno Spirito Potente”.

    P.S. In bocca al Lupo, montanari… e VIVA IL LUPO!

    • Giorgio Andretta:

      Lupo nella Notte,
      la ringrazio d’avermi clonato il pensiero.
      Non mi sono permesso prima di manifestare il mio sentire, spesso vengo frainteso e quindi costretto a mordermi la lingua (virtuale), sarà questione di età anagrafica.
      E’ trendy mettersi in coda per acquistare l’ultima diavoleria elettronica, non certo soffermarsi a riflettere sull’impronta biologica.
      Non posso tollerare nemmeno il barbaro augurio: “In bocca al lupo. Crepi il lupo!”.
      Fortunatamente, cmq ho i miei dubbi, l’enfiteuta della civiltà è l’uomo.
      LnN gliene sarò grato per l’eternità.
      I miei rispetti!

  • Lupo nella Notte:

    Egregio Sig. Andretta,

    so a cosa allude, perché ho già avuto modo e piacere di poter leggere i suoi acuti e profondissimi interventi su queste pagine. Condivido in pieno anche l’idiosincrasia per l’augurio da Lei citato che concordo nel definire “barbaro”. Quando ne vengo, diciamo cosí, “gratificato”, a volte rispondo “viva!”, ma a onor del vero piú spesso anch’io mi sento costretto a mordermi la lingua… ripiegando su un neutro “grazie”, per, lo ammetto, quello che si può tristemente – e scioccamente – definire “quieto vivere”. Ma dopo questo Suo incoraggiamento, mi sentirò di gran lunga piú motivato a rispondere con un sonoro “Viva!” a tale augurio meccanicamente distribuito a ogni piè sospinto, e di questo La ringrazio sentitamente. Condivido infine anche la sua chiosa sull’uomo, e mi sento di aggiungere che, per fortuna del Creato tutto, l’enfiteusi cosmica sta per scadere…

    La ricambio con massima stima.

    • Giorgio Andretta:

      LnN,
      non deve “imbrodarmi” in cotal misura!
      Già mi accusano di coartare il blog, adducendo, come motivazione e giustificazione, che ho un ego smisurato.
      Figurarsi se m’imbatto in uno come lei!
      Conosce qlc che può condividere circa la scadenza?
      Contraccambio.

  • Lupo nella Notte:

    Semplicemente confido che l’Età Oscura stia volgendo al termine. I Segni dei Tempi mi sembrano a volte fin troppo evidenti. Certo, parlando in termini cosmici, si può dire che “ci siamo”, ma in termini di una singola, trascurabile esistenza terrena, convengo che i tempi si dilatano alquanto. Tuttavia, credo che si avrà modo di constatare come i tempi possano accelerare, nei pochi anni a venire. Come si dice, “ha da passà ‘o Kali Yuga…”

    Cordialmente

  • nicoletta forcheri:

    Benvengano i lupi, ma non l’introduzione forzata di branchi di lupi per distruggere premeditatamente la pastorizia a vantaggio dei lager dei capi di bestiame farciti di farine animali, ormoni, vaccini e OGM!

  • Lupo nella Notte:

    Per Nicoletta Forcheri: ovviamente con il mio commento “militante” non intendevo incoraggiare un uso “doloso” della reintroduzione del lupo o di qualunque altra specie animale o vegetale con il deliberato intento di danneggiare determinate categorie umane, né tantomeno elogiarne la messa in atto, ma – in modo anche aspro e palesemente polemico – ho voluto mettere in risalto e criticare la mentalità rigida e integralmente antropocentrica che dall’articolo traspare. Quanto alle eventuali reintroduzioni strumentali e potenzialmente dannose non si tratta comunque del caso descritto dall’articolo in questione, poiché in esso si parla espressamente di “singoli lupi in dispersione” e di “lupi frontalieri”, cioè provenienti spontaneamente dai territorî contermini. Anche riguardo al “branco stabile” cui si accenna nell’articolo non si fa menzione né viene in alcun modo adombrato che possa essere stato reintrodotto artificialmente a scapito delle comunità locali. Fermo restando che, anche in caso di reintroduzioni di lupi realizzate con lo scopo di infliggere danni a terzi all’interno del consesso umano, il “conto” dei danni non dovrebbe essere certo fatto pagare al lupo, che sarebbe solo – e per l’ennesima volta – la prima vittima degli ordinarî abusi umani sulla Natura.

    Cordialmente

  • nicoletta forcheri:

    NO, E’ UNA QUESTIONE DI SOSTANZA

  • Lupo nella Notte:

    Potrebbe essere cosí gentile da sviluppare meglio la sua lapidaria, “maiuscola” ma autoreferenziale affermazione? Sono abituato a discutere sulla base di argomentazioni circostanziate.

    Saluti

  • lolle:

    Sostenere che il lupo venga utilizzato, cito testualmente, per distruggere premeditatamente la pastorizia a vantaggio dei lager dei capi di bestiame farciti di farine animali, ormoni, vaccini e OGM, mi sembra assai pretestuoso. Semmai sono le nostre abitudini a determinare la comparsa sul mercato di un determinato prodotto. Chi non vuole mangiare carne all’ormone proveniente dagli allevamenti lager industriali, ha solo da non mangiarla.
    Pretestuosa anche perché, già oggi la maggior parte della carne che mangiate, proviene proprio da allevamenti che utilizzano farine animali, ormoni e antibiotici a gogò. E non mi sembra che qualcuno abbia protestato per questo!! Per non parlare degli OGM e cibi transgenici. Lo sapevate che il 90% delle colture di grano in Italia è transgenico? Provate a far una ricerca sul grano Creso, quello utilizzato per fare la pasta che vi pappate, scoprirete un mondo (transgenico per l’appunto). Neanche per questo mi risulta che qualcuno abbia protestato.
    E non fraintendetemi, io non sono certo a favore di questi alimenti, sono vegetariana e mangio bio a km0.

    La reintroduzione del lupo nel suo habitat naturale, non può che giovare all’ecosistema. La ricomparsa di questi predatori, ristabilisce quell’equilibrio ecologico spezzato dalle sistematiche uccisioni da parte dell’uomo. La selezione naturale per anni è stata compromessa, causando così l’aumento della popolazione degli ungulati selvatici e di altri animali predati. Un aumento significativo tanto da dover operare “abbattimenti selettivi” per mano dell’uomo.
    L’avversione nei confronti dei lupi, e degli altri predatori, è determinata da una mancanza di cultura faunistica. Ahimè questo ci distruggerà!

  • Lupo nella Notte:

    Sottoscrivo in toto il suo intervento, lolle, che ha anche il merito di aver messo in risalto l’inaccettabile e assurda equazione: piú Lupi = piú OGM, su cui – pur notandola – avevo omesso di soffermarmi. Condivido e pratico anch’io un’alimentazione vegano-fruttariana biologica, anche se sono perfettamente consapevole che, in tempi di scie chimiche, la “semplice” alimentazione biologica può rivelarsi insufficiente. Come nota anche lei, la catarsi è vicina, ma questa è la sorte che – a livello collettivo, anche se probabilmente con qualche “aiuto” esterno… – abbiamo scelto per noi.

    Un saluto

  • nicoletta forcheri:

    I lupi attaccano la pastorizia, già di per sé attaccata da ogni dove, a partire dai pascoli sempre pià inaccessibili, dalle spese sempre più elevate, e dulcis in fundo dalla grande distribuzione. Io dico che la reintroduzione di branchi troppo numerosi di lupi è incoraggiata dalla grande distribuzione e dall’industria dell’allevamento intensivo così come il taglio degli alberi, in primis il pinus pinea, incoraggiato da multinazionali come la Monsanto che stanno preparando la commercializzazione con il brevetto dei semi biodiversi (e scomparsi)

  • Lupo nella Notte:

    Dire che il lupo “attacchi la pastorizia” come se ne costituisse la peggiore minaccia in un paese che conta svariate migliaia di cani rinselvatichiti che hanno il bestiame domestico quale unico “target” predatorio, essendo incapaci di predazione sui grandi ungulati selvatici, e solo 5-600 lupi, per i quali il ricorso al bestiame domestico è occasionale, è quantomeno esagerato. Inoltre, non risulta da nessuna parte che in Italia siano state praticate queste fantomatiche “reintroduzioni” di “branchi troppi numerosi” di lupi di cui parla. Ho svolto un’approfondita ricerca in merito, e ho trovato solo confutazioni di queste autentiche “leggende agresti”, diffuse solo da cacciatori, agricoltori e pastori, senza mai uno straccio di prova. Perciò se lei ha dati incontrovertibili provenienti da fonti ufficiali o da innegabili evidenze che attestano le asserite reintroduzioni, allora dovrebbe fornirne dettagli verificabili, altrimenti sta solo prestando – sicuramente in buona fede, ma di fatto legittimandole – questo prezioso luogo di libero dibattito a tesi diffuse da chi ha evidentemente interessi contrastanti la tutela dell’ambiente. Il lupo ha negli ultimi anni espanso la sua presenza lungo tutto l’arco appenninico solo in virtú delle leggi varate per la sua protezione, e della sua capacità di riappropriarsi di un habitat da cui era stato fatto sparire a suon di fucilate, trappole e bocconi avvelenati. Non c’è mai stata alcuna reintroduzione sul territorio italiano, o vogliamo dar credito a quelli che raccontano di aver visto i lupi calati di notte col paracadute? Cito testualmente dal documento “Evoluzione demografica del Lupo (Canis Lupus) in Italia: cause storiche del declino e della ripresa, nuove problematiche indotte e possibili soluzioni”, dall’Annuario della Facoltà Medica Veterinaria di Parma (Vol. XXIV, 2004). A pag. 7 si può leggere: “È innanzitutto necessario ricordare che in Italia (così come in Europa) NON SONO MAI STATI EFFETTUATI INTERVENTI DI REINTRODUZIONE, RIPOPOLAMENTO OD INTRODUZIONE DI LUPI IN AMBIENTE SELVATICO, così come è invece avvenuto, in tempi recenti in Nordamerica. Il recente processo di espansione della specie in Italia è il risultato di una serie di fattori di natura storica, ecologica, ambientale e legale”. Le maiuscole sono mie.

  • aldo:

    salve mi aggiungo alla discussione sul lupo,non capisco tutti questi deliranti fanatismi sul tema lupo ,faccio solo una riflessione , generalmente in quasi tutti i paesi di montagna vi e posta all ingresso del paese una chiesa o un pilone dedicato a san rocco codesto santo e considerato il protettore del paese da 2 grandi mali che potevano assalire lo stesso, uno era la peste l altro i lupi, i pastori hanno le loro giuste ragioni ad incarognirsi se il lupo gli distrugge parte del loro reddito dopo tanti sacrifici vedere andare tutto in bocca al lupo. loro sono gente che sacrifica parte consistente della loro esistenza x portare avanti una loro passione che e anche un lavoro cosa che pochi riescono a fare nella vita,e molto spesso sono derisi ma sopratutto invidiati da persone frustrate dal loro lavoro dietro una scrivania. d altro canto anche illupo ha diritto ad esistere ce sempre stato in svariate vesti , predatore e preda..adesso sta ritornando in veste di predatore protetto,mi senbra una cosa logica ma verra di nuovo il momento in cui diventera preda, non appena il lupo attacchera l uomo tornera’ ad essere preda , questa secondo me e la giusta catena .
    aldo

  • ….Scusate se m’intrometto in queste caldissime discussioni: guardate bene che se il lupo non troverà più di che nutrirsi in “quota”, scenderà e allora piangerete la sua morte lungo le strade. E’ più “energeticamente conveniente” predare un animale d’allevamento piuttosto che un selvatico. Questo è uno dei tanti punti di vista né pro, né contro i pastori, né pro e né contro il mio cugino lupo.
    Il problema vero è che nel nostro paese le cose vengono fatte male e a metà. Non c’è spazio per tutti in abbondanza anzi, forse non c’è proprio spazio per tutti; ma proprio per questo non è concesso nessun errore di valutazione a chi ricopre ruoli importanti. Ed invece le cose vengono fatte a caso, un tanto al braccio, spesso incuranti delle conseguenze. L’importante è l’opinione pubblica che spesso, si sa, è all’oscuro della realtà dei fatti, ma QUELLI VERI. Qua certe professioni, vengono rese protagoniste fi farse teatrali su cui c’è sempre qualcuno che s’intasca i benefici; e chi ci rimette? quel povero “sfigato” – passatemi il termine – che con quella professione ci dovrebbe mangiare.
    I progetti non possono essere fine a se stessi, devono avere una impostazione logico-evolutiva pensata nel tempo.

  • Lupo nella Notte:

    Da quando esistono le armi da fuoco il lupo non ha quasi mai piú attaccato l’uomo. E non è mai stato “preda” dell’uomo nel vero senso del termine, in quanto l’uomo non ha mai cacciato il lupo a scopo alimentare ma solo per presunta difesa e soprattutto per soddisfare il suo sadismo, quello sí “fanatico”, folle ed insensato.

  • frank:

    Io sono un montanaro che in montagna ci vive, ci lavora e ha deciso di continuare a starci. La terra va sempre in discesa: se non c’è qualcuno che la tira su il mondo sarebbe tutto in piano. I nostri grandi vecchi montanari hanno tenuto su le montagne, quelle montagne dove adesso ci vanno tutti i giocare e divertirsi. Di sicuro le istituzioni, gli ambientalisti, gli invasati (qui qualcuno l’ho trovato) hanno rovinato il paesaggio più dei pastori e più dei lupi in questi ultimi anni: pensate alle alluvioni che hanno ridotto le aree accanto ai torrenti a delle pietraie solo perchè i montanari hanno smesso di abitare la montagna e le istituzioni, gli ambientalisti e gli invasati non hanno saputo prenderne il posto. Io, montanaro, di loro non mi fido nè quando dicono che volgiono le aree protette, ne quando vogliono riportare il lupo, ne quando dicono di dare dei rimborsi ai pastori. Lasciate la montagna ai montanari se volete limitare i danni. Comandate a casa vostra: e se la casa, intesa come radici, cultura, storia, lingua, tradizione non ce l’avete più perchè ve la siete fatta portare via e ne volete una nuova fatta su misura per voi andate a cercarla da un’altra parte: chi tra gli inuit, chi tra i siuox – il mondo è così grande… Se invece pensate che la montagna possa essere la vostra casa bussate prima di entrare e prima di parlare, ascoltate cosa abbiamo da dire.
    ciao a tutti

  • Lupo nella Notte:

    Si continua a ignorare volutamente la questione di fondo; qui nessuno ha “riportato” il lupo con fantomatici “ripopolamenti”. Se è tornato è perché si è smesso di perseguitarlo, e ora questo non va giú ai troppi che dietro alle belle parole sulla natura, le tradizioni, ecc. ecc., celano solo la gretta salvaguardia del loro piccolo “particulare”. Il resto sono solo chiacchiere da benpensanti con la coda di paglia.

  • Josè:

    Sono un fervido sostenitore della natura “vera” e ritengo che un valido strumento per arginare le asserite predazioni del lupo sul bestiame domestico, possa essere l’impiego di cani da difesa del gregge come il mastino abruzzese; il cane da montagnia dei pirenei; il pastore del caucaso ed altri, appositamente selezionati da millenni per questo proposito. In particolare il nostro maremmano-abruzzese viene importato all’estero per questo proposito, con ottimi risultati.
    I pastori, che stimo moltissimo, devono capire che il loro mestiere si svolge in un ambiente selvaggio e devono avvalersi delle loro “armi” naturali come i cani da guardia che peraltro sono molto equilibrati e selezionati da millenni per questo ruolo, con risultati soddisfacenti.
    Gli amici pastori costatteranno che i cani rappresentano un ottimo deterrente per i lupi che, essendo degli animali intelligenti ed opportunisti, difficilmente ingaggiano combattimenti rischiando di ferite che spesso portano al decesso (un lupo ferito non viene accudito come il suo fratello cane).
    Saluti, Josè

  • Lupo nella Notte:

    Pur trovandomi in parte d’accordo con la soluzione prospettata e suggerita da Josè sull’impiego dei cani da pastore – che peraltro dovrebbe risultare piú che ovvia in determinati contesti purché scevri da posizioni preconcette, e non mi pare questo il caso – faccio altresí notare che l’ultima affermazione nel suo intervento è parzialmente non rispondente al vero: esistono casi documentati che indicano invece come i vincoli di solidarietà all’interno di un branco di lupi contemplino l’accudimento di esemplari feriti, fino alla nutrizione a mezzo di rigurgito del cibo ingerito da un esemplare sano nutritosi sul luogo dell’abbattimento della preda, a beneficio di quello infermo, rimasto nei pressi della tana, cosí come avviene nei confronti dei cuccioli. Questo, ovviamente, non rende i lupi dei “kamikaze” naturali. Inoltre i cani da pastore diventano una ragionevole garanzia nei confronti diretti con i lupi solo se muniti di collare chiodato, del resto immancabile un tempo intorno al collo dei pastori maremmano-abruzzesi.

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