Articolo di Linh Dinh dal sito Counterpunch * Traduzione di Gianluca Freda * blogghete.blog.dada.net
Tranquillizzato, rinvigorito ed esplicitamente legittimato dalle festanti effusioni che annunciano la fine della recessione, sono uscito sabato mattina per fare una passeggiata. Basta con i profeti di sventura, respingerò, salvo tortura col taser, tutti gli antipatriottici guastafeste che mi additano le fabbriche in rovina, i supermercati vuoti e i mutui bloccati come prove che resteremo al palo per sempre. I nostri ascensori salgono e scendono ancora come yo-yo, grazie, tranne quelli delle fabbriche summenzionate. A proposito di pali, non sembra un piede quello che sporge da quella pozzanghera ghiacciata?
All’angolo tra la 9ª e Washington, c’è un bizzarro cartello: “EVITATE IL FALLIMENTO – 215 543-4941”. All’angolo tra la 7ª e Washington, “ACQUISTIAMO CASE IN CONTANTI – NO BANCHE”. Mentre incedo verso lo Sugar House, il nuovissimo casinò di Philadelphia, passo davanti a un tabellone che promette, a me, personalmente, 23 milioni di verdoni, se solo avrò il magico potere e l’ardire di superare in astuzia la Lotteria della Pennsylvania, Gesù e Satana. La fortuna aiuta i giusti, e noi lo siamo, dopotutto. Ben presto ogni barbone desideroso di sistemarsi con la truffa, da una costa all’altra di questo splendente paese, aprirà il suo casinò personale. Ci saranno più sale da gioco autorizzate che giocatori.
A proposito di barboni, in giro si vedono più fannulloni che mai. Che sta succedendo? Secondo gli ilari esperti, la recessione dovrebbe essere finita fin dal giugno scorso, eppure in tutta la città, anzi, in tutto il paese, continuano a spuntare vagabondi abbacinati. Datevi un’occhiata in giro. I nuovi senzatetto sono facilmente identificabili da tutta la roba a cui tentano di aggrapparsi. Si tirano dietro valigie a rotelle, spingono carrelli con dentro troppe cose. Sono relativamente puliti, per adesso. Presto si lasceranno andare del tutto. A metà di Delaware Avenue, un uomo passeggia avanti e dietro con il classico cartello “SONO SENZA CASA E HO FAME. AIUTATEMI. DIO VI BENEDICA”. La povertà non è mai molto originale, vero? Ma ho visto anche: “AVVISO GRATUITO: SI ACCETTANO DONAZIONI”, “AIUTATEMI A SOSTENERE LA MIA DIPENDENZA DALLA MARIJUANA” e “HO BISOGNO DI DENARO PER UBRIACARMI COSI’ 2 DONNE POTRANNO PORTARMI A CASA E MOLESTARMI”. Non è bello che gli spiritosoni si mescolino con i mendicanti autentici, ma del resto noi non abbiamo mendicanti. Sarebbe così da Terzo Mondo. Noi abbiamo solo questuanti.
Un paio di mesi fa, a Detroit, un uomo visibilmente provato mi disse: “Mi servono 9,50$ per le medicine, signore. La prego”, ma non era un mendicante. Sarebbe così da Terzo Mondo. Anzi, non era nemmeno un questuante. Ero stato io a iniziare la conversazione. Sulle rampe dell’autostrada che vanno verso downtown si vedono persone con cartelli, ritte in piedi a chiedere la carità, come fanno in tutta America. Datevi un’occhiata in giro. A Richmond parlai con un certo Vincent, che era cresciuto a Syracuse e poi aveva studiato alla Penn State. Divorziato, con tre figli di 22, 16 e 12 anni, aveva lavorato come infermiere professionale per gran parte della sua vita. Il suo ultimo lavoro era stato quello di cameriere al Red Lobster. Ma gli affari andavano male, così prima gli ridussero l’orario e poi lo licenziarono. Non potendo più far fronte ai debiti, perse prima la macchina e poi l’appartamento. Vincent era sulla strada da sei settimane. Suo figlio più grande era al college, i suoi due figli più piccoli avevano vissuto con lui finché non era andato tutto in malora e avevano dovuto trasferirsi dalla madre. Quest’ultimo fatto lo aveva umiliato più di qualunque altra cosa, mi disse.
Mi sono trovato molte volte in miseria, ma non sono mai stato un senzatetto. In più di un’occasione sono andato al supermercato con 26 penny contati, il prezzo esatto di una confezione di spaghetti istantanei. Aspettavo che non ci fosse la fila, per affrontare la cassiera da solo. Una volta, volendo fare una follia, contai 159 penny e presi una lattina di SPAM. Mentre contavo, dietro di me si era formata la fila. Un’altra volta volli arrivare a due dollari e comprai un filone di pane e un panetto di burro con cui sopravvissi diversi giorni. Mi facevo la zuppa di ketchup. Grazie al cielo, quei giorni sono finiti. Ora ho raggiunto i livelli più alti della povertà. Mai dire mai, comunque, come dice, incidentalmente, anche un nuovo slogan della General Motors. Adesivo su un auto di Detroit: “ANCORA DISOCCUPATO? CONTINUA A COMPRARE MERCE ESTERA”. E sulla targa della stessa macchina: “IO LAVORO PER LA FORD. IO GUIDO UNA FORD”.
Dopo tre miglia di autostop, eccomi finalmente nello Sugar House. Smilze cameriere servono drink e scollature aprendosi il varco tra una folla lardeggiante, resa gelatinosa da decenni di grassi transgenici e sciroppi gassati. Vengono dal baby boom, molti di loro. A giudicare dal peso dei fondoschiena, non siamo ancora un paese povero. Nella semioscurità, i giocatori fissano, come mocciosi instupiditi, i personaggi animati che lampeggiano di luci e colori vivaci dalle slot machines. GOLD RUSH. AFRICAN DIAMOND. FORTUNE COOKIES. CASH FEVER. CASH FOR LIFE. CASH INFERNO. Chi si stanca di farsi rapinare, può prendersi un momento di respiro dando un’occhiata a una partita di football in TV. Da un angolo fuori dalla visuale, una band suona dal vivo musica rock classica, evocando la nostalgia di tempi meno disperati.
Le pubblicità dei casinò sono sempre piene di sorrisi con dentature perfette. Bianchi, neri o beige, essi appaiono inebetiti ed esilarati da vincite seriali. Con pochi spiccioli riescono a raggiungere l’orgasmo, in continuazione, fino al Giorno del Giudizio, si direbbe. Per contrasto, le persone reali sono uniformemente tetre. I poveri idioti ridono soltanto quando entrano, se pure lo fanno. Annoiato da questo spettacolo, mi dirigo di nuovo verso downtown. Lungo la strada, passo accanto a un gruppo di “Israeliti” che strepitano che l’uomo bianco è il demonio e che Dio odia i froci. Vicino a loro, un ragazzo bianco regge un cartello che recita: “‘FANCULO A QUESTI STRONZI”. Mi interrogo su un uomo che evacua su Market Street, una delle due principali arterie cittadine. Al City Hall, vedo una donna tossire in modo così violento che probabilmente non sopravviverà all’inverno, se resta sulla strada.
Questa è la tua America, America, ma non preoccuparti, la recessione è finita.
Linh Dinh è autore di due libri di racconti, cinque di poesie e del recente romanzo Love Like Hate. Documenta il nostro panorama sociale in decomposizione nel suo blog fotografico State of the Union, che viene periodicamente aggiornato.
































SCHIAVI SENZA CATENE
Lo spettro della povertà e la paura di perdere il posto di lavoro, costringe gli individui delle moderne società, ad obbedire, senza discutere, agli ordini del padrone che mira, esclusivamente, al suo profitto personale (sempre maggiore), eludendo ogni regola di mercato e principio etico. L’arma di ricatto di un possibile allontanamento dal lavoro, fa precipitare l’individuo in uno stato di prostrazione e frustrazione, alimentato da una totale perdita di dignità e di quel minimo di autonomia che gli consentirebbe la possibilità di una scelta più consona ai suoi bisogni reali, e alla sua morale.
L’individuo della società industriale, ha svenduto, anno dopo anno e pezzo dopo pezzo, la sua autonomia fino all’azzeramento, delegando al Sistema tale incombenza e illudendosi che questi (il Sistema), avrebbe tutelato il suo diritto ad esistere, il suo stato sociale, e ogni suo legittimo bisogno.
Le cose, in verità, stanno diversamente. Il Sistema, consapevole di questo, impone le sue logiche liberticide, relegando gli individui delle società moderne dentro una nuova e rivoluzionaria forma di schiavitù, senza catene: la schiavitù dalla dipendenza e dal bisogno.
Gli individui moderni, figli della rivoluzione industriale, abbagliati dai presunti miracoli economici, dall’illusione di un’esistenza più degna e, stregati dalle chimere di una propaganda becera (che esaltava le opportunità del nuovo mondo tecnologico e mortificava il lavoro della terra e di tutte le sue ragioni), hanno ceduto al Sistema ogni loro capacità di autosufficienza, in cambio di una vita svuotata da ogni vera gioia, motivo, e futuro.
Il mercato ci ha “suggerito” di acquistare azioni, obbligazioni, titoli americani e altro, ma noi dobbiamo investire in terra, in campi di patate, in uliveti e pecore.
Lo scollamento radicale dell’uomo dalla terra, è la sola e vera causa della tragedia umana, morale e di civiltà che, presto, esploderà in tutta la sua potenza con tutte le conseguenze del caso.
Quello che chiamano, “il mercato”, in natura non esiste. E’ solo una costruzione giuridica, un’invenzione, e la politica ha la funzione e il dovere, di essere garante e controllore delle sue regole, e intervenire in maniera pragmatica qualora, queste regole, venissero eluse o violate.
Oggi, in Italia, il Mercato occupa gran parte del nostro parlamento, che controlla, legifera e detta regole in funzione del barbaro interesse dei soliti noti a scapito degli individui, ignoti e ignorati.
Ci vuole, come priorità assoluta, una legge che vieti tassativamente agli imprenditori, di qualsiasi razza e specie, di entrare in politica, e così spazzare via tutta quella corte di servi e ruffiani scodinzolanti che delegittimano il nostro parlamento e screditano la sacralità della nostra costituzione.
Una nuova alba, sorgerebbe sul nostro destino, e anche l’ambiente, forse, comincerebbe a respirare.
Gianni Tirelli
IL MALE AL POTERE
I nuovi baroni dell’ultra liberismo al potere, legati a doppio nodo con le alte gerarchie ecclesiastiche, hanno fatto della menzogna, del servilismo, illegalità e populismo, il loro stile di vita.
Sono i cattolici divorziati e xenofobi, imprenditori senza scrupoli e prelati pedofili.
Sono gli stessi poi, che demonizzano la morte e sbandierano il diritto alla vita, macabro vessillo teso ad esorcizzare la paura di una esistenza vuota e priva di alcun contenuto che, nella promessa di immortalità, elude ogni più remoto barlume di consapevolezza, di volontà e di verità. Sono quelli che in forma di proseliti promettono la vita eterna fra le braccia del creatore ed esaltano la sofferenza catartica di questa miserabile vita terrena e della sua provvisorietà – sono i ricchi gerarchi del clero pagano e idolatra che, nel sempre più rari interventi rubati all’ozio e ad una vanità femminea, gridano a gran voce “beati gli ultimi, che loro sarà il regno dei cieli”. Sono quelli che esaltano il primato dello spirito, per poi accanirsi su corpi inermi (cavie umane) con le macchine assemblate da satana, e prolungare così all’infinito una tortura lacerante in un esaltato accanimento, sperimentale, degno del più spietato aguzzino nazista. Sono quelli che non accettano la sconfitta di una scienza effimera e miope, che ha anteposto il profitto e il potere, al buon senso, alla carità cristiana e al principio etico. Sono loro le anime infernali di questo secolo, loro, terrorizzate dal più ineludibile atto di giustizia: la morte.
Gianni Tirelli
tirare sempre in ballo la Chiesa in ogni argomento è semplicemente ridicolo…ma probaboilmenmte fa parte del disegno (di quelli che si crede di combattere..sempreché la complicità non sia ancora piò profonda).
Trovo condivisibile il primo commento di Gianni Tirelli e del secondo ne condivido una parte, usando parole diverse: i famosi cristiani della domenica devoti più agli equilibri socio politico economici del paese locale, ti salutano, ti chiedono come stai, ti sorridono come uno fra i migliori fratelli, per poi il lunedi rimettersi la pelle degli squali per piantarti alle spalle la pugnalata in nome del: gli affari sono affari, e poi ripresentarsi alla domenica successiva in chiesa per ascoltare un vangelo che non c’è e guardarti come se nulla fosse accaduto; davvero per tutto ciò credo che i conti non tornano, chi sta sbagliando? Chi occupa uno spazio che in verità non gli appartiene?
un articolo di economia (tra l’altro riferito agli USA…) non si può trasformare in un attacco ai cattolici, alla Chiesa od ai Cristiani in genere.
S’evidente la strumentalizzazione (da 4 soldi).
Mi spiace marco io non ho attaccato nè i cattolici (quelli seri e veri) nè i Cristiani (convinti) nè la Chiesa (quella con la C maiuscola) solamente chi strumentalizza e si serve della chiesa perseguendo i propi fini (soprattutto eonomici), mi auguro di essere stato per te più chiaro, con serenità.
Ok, ma, anche a rileggerlo, il commento “IL MALE AL POTERE” non è da me condivisibile perché appare come un attacco alla Chiesa (con la C maiuscola come dici te).
Io credo che la vita, ad esempio, vada difesa sempre e credo anche in un Dio trascendente (non immanente nella natura del mondo…stile new age) . La Chiesa attuale ha mille difetti ma se non ci fosse forse staremmo tutti peggio. Cordialità.
http://www.stampalibera.com/?p=14282
SILVIO BERLUSCONI: UN TUMORE DA ESTIRPARE ADESSO.
L’ultima carneficina dei quattro alpini italiani in Afghanistan, è l’ultima di una serie di tragedie relative agli effetti collaterali gravi, della politica Silvio Berlusconi, irresponsabilmente avallata da una corte di servi, unica nel suo genere per codardia, vigliaccheria e mistificazione della realtà .
Come dimenticare, poi, i morti di Nassirya, vittime sacrificali di una guerra infame e insensata, tragico epilogo, risultato della vanità, della sudditanza, dell’ansia e sete di protagonismo di un Primo Ministro, che ha trasfigurato il suo impegno politico, in un fatto personale!!
Un uomo che, da oltre quindici anni, ha spaccato il paese dentro una continua contrapposizione e scontro ideologico e, nel significato etimologico della locuzione “dividi et imperat”, ha suggellato e confermato il suo potere, e il diritto ad una speciale impunità.
Un filibustiere a capo del governo, che persegue il suo progetto eversivo, fatto di dossieraggi, spionaggio, intimidazione, delegittimazione, ricatto e ritorsioni e, in virtù di una sistematica corruzione, si accredita orde di figuri, pronti a espletare ogni suo ordine e nefandezza.
Un paese, il nostro, ingessato, incancrenito e, da troppo tempo, appiattito sugli umori, i capricci e gli interessi di un piccolo despota di provincia che, in maniera irriverente e blasfema, sponsorizza il suo piano eversivo, mercificando e strumentalizzando il più alto e nobile dei valori e dei diritti: la libertà.
Le persistenti campagne diffamatorie e accusatorie, contro giudici e magistratura e, di chiunque (a buon diritto, dall’una o dall’alta parte), critichi l’azione di questo infausto governo, sono le armi improprie brandite come regola comportamentale, dai cecchini e cani da guardia al soldo di Silvio Berlusconi, che ubbidiscono all’ordine di sparare a vista e di non lasciare vivi sul campo.
L’atteggiamento volto ad indagare su tali fatti e circostanze, sui loro probabili o ipotetici responsabili; la nostra indignazione, la contestazione di piazza, ed altro, non hanno prodotto alcun reale risultato. Solo uno sterile e inconcludente chiacchiericcio mediatico, di distrazione di massa, che intende (diversamente dalla verità), mascherare il fallimento politico di una maggioranza mercenaria e servile.
C’è poco da girarci in giro!! E’ arrivato il momento di dire basta; per sempre.
Le cause, relative alla deriva di questo paese, non solo economica, ma di valori, di principi etici, sociale e ambientale, fanno tutte capo ad una sola persona e hanno un solo nome: Silvio Berlusconi.
Gianni Tirelli
Caro Gianni ritengo diversamente da lei che il Berlusca sia stato solo la testa d’ariete di un potere ben più consistente di quello che lei paventa.
L’uomo ha prodotto un autentico disastro culturale, ambientale, di costume. E’ stato realmente un modello nefasto per la nostra società, da quando è stato coptato dai poteri forti in seguito al golpe bianco di mani pulite., Le sue televisioni hanno imputtanito la società e lobotizzato milioni di cervelli senza ipocrisia e con diabolica determinazione. Quelli che gli danno contro adesso però, lungi dall’essere degli agnelli (semmai sono solo pecore) si comportano come servi del potere incuranti del destino in questa fase economica dell’Italia; anzi sono sempre più proni e pronti a venderla e nemmeno al miglior offerente. Invito quindi a valutare, a questo punto, a buoi scappati dalla stalla, se sia meglio riprenderci i buoi stessi con un sano nazionalismo o chiudere definitivamente la porta alle bestie e aprirre quella del macello del mercato globale.
LA PERCICOLOSA INDIGESTIONE DEL SISTEMA
Per gli stessi motivi e con gli stessi strumenti, attraverso i quali, il Sistema Liberista Relativista si é imposto e insediato, così si spegnerà.
Quando questo accadrà, i territori industrializzati, che hanno fatto del progresso tecnologico, la loro bandiera (noncuranti delle conseguenze e controindicazioni di una tale scelta insensata), pagheranno il prezzo della loro ignoranza e stupidità.
Gli individui ancora integri, non contaminati (per ragioni di circostanze e di opportunità), diversamente, approfitteranno della loro condizione (un tempo derisa e vilipesa) per mettere a frutto la loro conoscenza, terreno di cultura di una nuova rinascita.
Oggi il Sistema è saturo; bloccato. Ogni tentativo di rianimarlo, immettendo sul mercato nuova mercanzia, non fa che peggiorare il suo stato. Sarebbe come se un medico, per curare una pericolosa indigestione, costringesse il suo paziente ad una solenne abbuffata.
Il Sistema, come il paziente indigesto, in preda a crampi, conati e nausee, sarà più propenso a vomitare, per liberarsi dalla schiavitù di un disagio non più sopportabile, e dal rischio di collassare.
L’indigestione, in questo caso, è simbolica di un consumismo selvaggio e senza regole che ha congestionato ogni settore della nostra società. Nel bisogno di espellere per liberarsi, possiamo individuare l’ineludibile necessità del ritorno ad un passato, regolato dall’impianto etico originario, dalla consapevolezza e ragionevolezza.
Quando, oggi, sento ancora parlare di sviluppo e crescita, come i soli strumenti idonei per combattere la crisi del capitalismo, mi vengono i brividi e, ancora di più, prendo coscienza di quanto, le conquiste di questo secolo, siano state nefaste per tutta l’umanità.
Gianni Tirelli
LA VITA NELLA NON RISPOSTA
Le stucchevoli domande, sul senso della vita, della morte, o sull’origine dell’universo, fanno presupporre che, di fatto, ci sia qualcuno o qualcosa nell’infinito spazio, in grado di rispondere a questi interrogativi. Diversamente, una domanda, per la quale non esiste una risposta, rientra nel campo, delle congetture filosofiche, e delle stramberie intellettualoidi. In verità, non c’è alcuna risposta a tutto ciò ne, una particolare circostanza, causa primaria dell’origine dell’universo, essendo, lo stesso, sempre stato; e ciò che è sempre stato, lo sarà all’infinito. È la domanda priva di risposta, che genera la vita che noi conosciamo e, quindi, la coscienza. Se per astratto, avessimo la risposta, cesseremmo di essere la domanda e quindi, di esistere, perché privati della coscienza. È nella non risposta che si evince il senso stesso della vita e, nella domanda, infinitamente disattesa, prende forza lo spirito di auto conservazione. Se sapessimo del dopo e del domani, potrebbe mai esistere la vita che noi conosciamo? No, e dirò di più. Nessun tipo di vita, potrebbe mai esistere in una tale ipotetica, paradossale dimensione: solo il nulla. È in virtù di questo stratagemma dell’assoluto, che l’umanità si adopra, pensa, e respira. Non c’è alcun mistero da palesare; chi mai sarebbe il depositario di un tale mistero, e chi l’artefice? È nell’accettazione del ” così com’è” che, la forma diventa uomo, credente, e servo del mistero. È nella solidarietà, che ci si sente partecipi di un tutto, che accomuna, a se, ogni ragione, e prescinde da ogni mistero e passione. L’uomo relativo del ventunesimo secolo, narciso e opportunista, ha sfidato e umiliato, le logiche di un disegno perfetto e immutabile (proprio perché mai determinato, e sempre stato) ma, a tempo debito, senza sconti e, in forza delle sue infinite ragioni, il disegno, riporterà dentro l’alveo dell’originario equilibrio, ogni anomalia. È nella risposta negata che tutto prende senso. Se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale empirico motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, della solidarietà, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida. Le nostre moderne società occidentali, senza un futuro, vanno in questa direzione, sovvertendo ogni regola e prevaricando ogni limite. Il prezzo da pagare sarà altissimo. In verità, tutti noi, nel nostro cuore, crediamo e speriamo, in una nuova dimensione oltre la vita. I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, in realtà, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità. Nell’interrogativo dell’uomo, convive il suo timore e, nel timore, la sua speranza. Solo la filosofia di una coscienza pura, può cimentarsi nell’arte di spiegare l’infinito, e di comprenderlo, e la scienza e la tecnologia, mortificarlo.
Gianni Tirelli
LA CADUTA DELL’IMPERO LIBERISTA D’OCCIDENTE
Un sistema che ha fondato la sua esistenza, sullo spreco, sul degrado e sulla commercializzazione di beni superflui e di infima qualità, era destinato a implodere. Questa, del mondo occidentale, non è una semplice crisi, ma la fine di un’epoca. Il gran numero di disoccupati e di precari in continuo aumento, è il logico risultato di un tipo di lavoro, privo di fondamentali e, quindi di regole certe. Per usare una metafora, paragonerei il Sistema Liberista Relativista, ad una fabbrica di bolle di sapone.
La gente, ingannata per decenni e, abbindolata dalla seduzione della modernità, da una massiccia propaganda mediatica totalitaria (che ha speculato sulla loro fragilità e sulla paura), troppo tardi, ha compreso il valore effimero delle bolle di sapone. L’inganno è stato totale, e ha prodotto un becero relativismo, che ha fatto piazza pulita di ogni valore etico e morale, omologando gli individui e, codificandoli come semplici consumatori. Piano, piano, il grande imbroglio, sta venendo a galla, e così, la rabbia dei truffati, che esploderà in tutta la sua potenza, quando, quella che, oggi, é definita una crisi, assumerà le sembianze dell’apocalisse. L’avvelenamento delle acque e dell’aria, erano parametri sufficienti per rendersi conto di quale cammino era stato intrapreso, e indicatori della loro potenzialità distruttiva. Con quale spudoratezza, tutto questo, è stato definito progresso e benessere? La fantasia umana, non conosce limiti di sorta. Avremmo dovuto investire le nostre energie in un prudente dialogo con la madre terra, e non escluderla a priori, dai nostri intendimenti, e metterla in disparte come cosa obsoleta, provinciale e d’altri tempi. Abbiamo voluto sfidarla, come alieni venuti da un’altra galassia, ma presto, ci ripagherà con la stessa moneta, per averla infamata e violentata. Solo, con un ritorno alla ragione, potremo intravedere un futuro fra le nere nubi che si addensano all’orizzonte, ma il prezzo da pagare, sarà di sangue di paura e di follia.
BERLUSCONISMO: MERITO MORALITA’ LIBERTA’ E LIBERISMO
A volte mi domando con quale spudoratezza e coraggio questa maggioranza politica, parli di promuovere il merito, quando, la stessa (unico caso nella storia repubblicana), è un caravanserraglio di servi, di raccomandati, di corrotti e corruttori, di traditori, ruffiani e lacché. Una corte dei miracoli, unica nel suo genere, per incompetenza, approssimazione, volgarità, codardia e tracotanza.
Emblematico, poi, é il cosiddetto “mercato delle vacche”. Una vergogna che si sta consumando, in questi giorni di crisi politica dove, lo scandaloso mercimonio dei parlamentari, ha tradito ogni illuminante concetto di merito e di fedeltà. Senza dimenticare, inoltre, una delle affermazioni più sconcertanti del presidente Berlusconi quando, alcuni mesi fa, in maniera indecente, osò dichiarare; “Un’altra cosa ha fatto questo governo! Abbiamo introdotto la moralità.” Se non conoscessimo il dicitore di una tale castroneria, ci sarebbe da piangere! Questo uso sistematico della menzogna, adottata come pratica relazionale e supremo comandamento da tutta la cricca dei cortigiani, è la perversa strategia populista, che mira e si prefigge di fare leva sui lati peggiori degli individui, le loro debolezze e bisogni.
“Forza Italia, la casa delle libertà, i circoli della libertà, il popolo delle libertà”, i paladini della libertà, un quotidiano dal nome “libero” e, non ultimo, i team della libertà, fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli al potere. Che ci azzeccano questi con la libertà, commenterebbe Tonino? Loro, che della libertà hanno fatto licenza e, dell’uguaglianza, omologazione e propaganda. Una libertà, servita su di un piatto d’argento, risultato della lotta e del sacrificio di quei tanti italiani che, alla codardia, hanno anteposto l’onore e la dignità e tutti quei valori etici e morali, fondamentali, di una società libera e civile. Una maggioranza, di cui, l’unico dato politico certo, è relativo all’emolumento percepito alla fine del mese. Dei farabutti, papponi, puttanieri, cattolici e pluri-divorziati che si ergono, a dispetto di ogni coerenza e senso del pudore, a paladini della famiglia e difensori della vita. Assertori di un liberismo ad personam fatto di consorterie, corporazioni, cricche, logge e monopoli.
La disinvoltura, poi, con la quale, questa brutta gente, tende alla mistificazione della verità e alla contraffazione della realtà, ha dell’incredibile, e appartiene a quella sfera di comportamenti, ascrivibili all’ambito della psicopatia di natura paranoide; drammatici effetti di una frustrazione lancinante e di vari complessi di inferiorità – mai risolti e coltivati nel tempo. Questi individui, versano in uno stato di eterno infantilismo regressivo e, alla stregua di bambini, negano ogni loro addebito e oggettiva responsabilità addossando, ad altri, le proprie mancanze e deficienze. Il berlusconismo, sarà in seguito ricordato, come il momento più buio, incomprensibile e inspiegabile, della storia politica italiana. Una congrega caratterizzata da trame, da complotti, clientele, impunità, baccanali, corruzione, e da soggetti inclini al tradimento, alla menzogna e al servilismo.
Gianni Tirelli
UNA SINISTRA SENZA SPINA DORSALE
E poi ci domandiamo per quale motivo, di fronte all’implosione del modello berlusconiano, questa sinistra (inverosimilmente), non guadagni consensi! Ci indigniamo tanto (e a ragione), della vergognosa sudditanza di questa cricca al governo verso il re taumaturgo e, quando lo stesso, irrompe in uno dei programmi televisivi della sua personale lista di proscrizione, tutti ammutoliscono o, al più, ostentano poco convinti sorrisetti di finto sarcasmo e meraviglia. Ma come pensiamo di potere detronizzare il Nano malefico e corte, se oltre al suo potere mediatico, può contare sulla codardia e il buonismo mieloso di una opposizione senza spina dorsale?
Di quali altre vergogne, soprusi e crimini, si dovrebbe ancora macchiare, un Primo Ministro, piduista e in odore di mafia, dalle frequentazioni agghiaccianti (Gelli, Dell’Utri, Mangano, Cosentino, ecc), e consumato da uno stile di vita degno solo di un pappone di quart’ordine, perché questa maledetta sinistra, pusillanime e smarrita, trovi la forza, il coraggio e la dignità, necessari per abbattere quel muro di omertà e apatia, innalzato a mascherare la sua pachidermica immobilità da prepensionamento? Noi elettori delusi e, oramai, sfiancati sostenitori di una coalizione trasfigurata in orpello, nella quale abbiamo riposto tutte le nostre speranze, siamo arrivati allo stremo. Consumati da una frustrazione repressa e costante che, da oltre quindici anni, ci umilia e ci ferisce. E’ tempo di suonare la carica. Una chiamata alle armi convinta e responsabile che risvegli gli animi dormienti, l’orgoglio ferito e quella passione sociale e politica che, da sempre, fa vibrare le corde del nostro cuore.
Gianni Tirelli