di Gianluca Freda da byebyeunclesam
Durante il discorso di Ahmadinejad all’ONU ho provato una terribile invidia per gli iraniani. E non perché siano iraniani o perché la loro società e la loro cultura mi sembrino preferibili alla mia. Conosco troppo poco il loro Paese per poter dire se si viva meglio qui o da loro. Di una cosa, però, adesso sono sicuro: loro sono un Paese. E questo è molto di più di quanto si possa dire di qualsiasi entità politico-territoriale esistente in Europa. L’Iran è uno Stato nazionale che può esercitare ed esercita, nel bene e nel male, tutte le prerogative della propria sovranità. Possiede una cultura autoctona, di cui va fiero. Talmente fiero che non ha neppure bisogno di spiegarla al resto del mondo. Nel corso della perdurante campagna di criminalizzazione della Repubblica Islamica, l’occidente ha raccontato sugli usi e i costumi dell’Iran tali e tante frottole che non basterebbe un saggio per elencarle tutte. Solo sul caso Sakineh sono state dette tante assurdità da riempire un capitolo di una quarantina di pagine. Si è parlato di lapidazioni, che in Iran non esistono più dal 2002, senza dire che il periodo d’oro delle lapidazioni in Iran è stato quello dello Scià, cioè il periodo in cui in Iran comandavano gli americani. Si è parlato di processi per adulterio, che in Iran sono, di fatto, inesistenti. Si è blaterato a vanvera sulla condizione della donna nel matrimonio, senza dire che nell’Iran sciita il divorzio esiste da 1400 anni, cioè da quando esiste l’Islam. E no, il diritto di chiedere la separazione non spetta affatto soltanto al marito, come hanno farneticato i nostri organi di stampa. In Iran divorzia, in media, una coppia su sette. A Teheran, la media è di una su quattro. Di fronte a tutte queste menzogne, le autorità iraniane sono intervenute con smentite puramente sporadiche, mostrandosi – giustamente – più divertite che indignate dall’immagine puerile che i media occidentali forniscono sul loro Paese. La loro cultura e i loro costumi sono solidi, condivisi e contribuiscono a dare un senso profondo al vivere sociale. Non hanno il minimo bisogno dell’apprezzamento estero e se all’occidente certi aspetti della cultura sciita non piacciono, i problemi sono tutti nostri. E pure grossi.
Si ha la netta impressione che nel delirante starnazzare dei media nostrani, oltre al consueto servilismo verso i dominanti statunitensi, vi sia una robusta componente d’invidia. L’Iran è oggi ciò che gli Stati europei erano fino a 65 anni fa e hanno poi cessato di essere dopo la conquista da parte degli americani: una nazione con una forte identità nazionale, che si manifesta nelle leggi, nella politica interna ed estera, nella produzione letteraria, nella musica, nel cinema, nella religione. Potremmo semplicemente dire: l’Iran è una nazione. Punto. E “nazione” è un concetto di cui a noi è rimasta soltanto una vaga e dolorosa reminiscenza. E’ per questo che l’Iran ci fa rabbia, spingendoci, non di rado, a strepitare bugie e stupidaggini come galline impazzite. Ci fa rabbia la sua coesione culturale e nazionale, che neppure le “rivoluzioni colorate” organizzate in grande stile dai suoi nemici riescono a scalfire. Ci rammenta di quando anche noi avevamo una nostra letteratura, un nostro cinema, una nostra identità nazionale. Ci fa pensare a quando e a come abbiamo perduto tutto questo, il che è molto pericoloso per chi ce ne ha privato. La memoria è sempre pericolosa per chi fonda il proprio potere sull’oblio, come Orwell ci aveva ben insegnato. E’ importante che si dimentichi anche lui. Gli strepiti sguaiati dei media servono anche a questo: a non farci riflettere troppo. Se riflettessimo, potremmo renderci conto che abbiamo gettato alle ortiche una cultura millenaria per sostituirla con quella imposta con la violenza delle armi e del sopruso dallo straniero occupante.
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L’Iran è una nazione che può permettersi di abbandonare la sala conferenze del palazzo dell’ONU quando lo ritiene opportuno, non quando lo ordina il padrone.
L’Iran può permettersi, per bocca del suo presidente, di demolire con un sogghigno le fanfaluche del decano dei giornalisti americani, ricordandogli che l’occidente non è mai stato “il mondo”, come ama definirsi nei momenti di esaltazione lisergica, ma solo una piccola componente di esso. Una componente che ha irrimediabilmente perduto la supremazia militare e culturale che le consentiva di imporre agli altri popoli la propria definizione di “civiltà”.
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L’Iran possiede non solo le capacità militari e strategiche, ma anche la preparazione sociale per proteggersi dai propri nemici. I suoi cittadini sono soldati o figli di soldati che hanno combattuto contro l’Iraq una guerra spaventosa e sanguinosa in difesa della propria repubblica. Non giovinastri cialtroni con il piercing al sopracciglio, rimbecilliti da Facebook e da Lady Gaga. L’Iran non deve elemosinare da nessuno, neppure dai russi, la protezione territoriale della nazione. E’ una nazione pacifica, che non ha mai aggredito militarmente nessun altro paese nel corso della sua storia, ma che non esita a difendersi quando viene attaccata e a sfruttare l’incapacità militare altrui per rafforzarsi ed espandersi. Come ha saputo fare, con grande abilità, sfruttando la debolezza dell’esercito invasore americano in Iraq. Fabbrica da sè le armi, ormai altamente sofisticate, che servono alla difesa del proprio territorio, senza dover sopportare la presenza di basi straniere nemiche nelle proprie città, senza doversi porre sotto l’egida di organizzazioni militari internazionali che vanificano e umiliano ogni speranza di indipendenza politica, senza dover tollerare la corruzione e l’incapacità di politicanti-marionetta insediati ai vertici delle istituzioni dai conquistatori al solo scopo di mantenere in permanenza il paese nella condizione mortificante di possedimento coloniale.
L’Iran è tutto ciò che noi avremmo potuto essere senza il 25 aprile, quando, per vigliaccheria, abbiamo iniziato a chiamare “liberazione” ciò che era in realtà la disfatta più completa e umiliante che il nostro Paese avesse mai subìto in tutta la sua storia. Per questo brucio d’invidia per gli iraniani e per il mondo, ricco di futuro, in cui si trovano a vivere. Se 65 anni fa avessimo avuto un briciolo della loro fierezza, oggi avremmo ancora il diritto di chiamarci italiani e di dare un senso a questa definizione. Siamo invece un buco nero di paura, di annebbiamento morale, di servilismo ormai congenito e costantemente corroborato per via mediatica, dal quale nessun Ahmadinejad potrebbe più farci uscire. Neppure se un Ahmadinejad, qui tra le mura della nostra prigione, fosse anche solo lontanamente immaginabile.
Da Come eravamo, di Gianluca Freda.





























I MEDIA VOGLIONO FARCI VEDERE L IRAN COME UN BRUTTO PAESE PERCHE DEVONO FARCI LA GUERRA
Basta guardare su youtube le interviste di Ahmadinejad , quell’uomo ha due palle enormi, i nostri politici al suo confronto sembrano dei nani mentali.
Ringrazio STAMPA LIBERA perchè mi permette di non essere in tutto o in parte d’accordo con quanto scritto e venire ugualmente rispettato. Da un po’ di tempo vi sono diversi articoli in cui si prendono le difese di un paese e in particolare modo del suo presidente Ahmadinejad senza quasi mai parlare o denunciare il rovescio della medaglia, per farla breve è come se si lodasse la cina senza mai menzionare la strage di tiennamen oppure esaltare il loro boom economico con annesso expo senza mai ricordare la pena di morte devastante soprattutto tra i giovani. Sull’Iran ci si dimentica del potere fortemente repressivo dei vari ayatollah, della repressione delle manifestazioni pacifiche, della violenta repressione dei dimostranti con la loro conseguente tortura e prigione, per non parlare dei morti che non sapremo mai. Tra un Ahmadinejad neo hitler e un Ahmadinejad santo subito, può darsi che la verità stia nel mezzo. Non posso per nulla condividere che Gianluca Freda bruci di invidia per il regime iraniano, preferisco se proprio devo invidiare, paese, persone, situazioni reali in cui la libertà delle persone siano davvero al primo posto.
Perchè neo Hitler? Gli Hitler in miniatura li abbiamo in Europa e li trovi in America come in Israele, se in Iran c’è questa situazione stanne ben certo che non è colpa del Governo Iraniano, chi finanzia le sommosse e le Dimostrazioni in quel paese si sà bene che è la CIA in collaborazione con il Mossad, sotto lo Scià le esecuzioni erano per 10 volte superiori al giorno d’oggi, il vero problema stà nel fatto che l’America vuole portare le sua Disgraziata Democrazia come ha fatto in tutta l’Europa, nei Balcani, in Iraq,in Afganistan e adesso in Iran, i giovani iraniani sono convinti che in Occidente si stà bene..col cavolo…coloro che diffondono queste notizie di benessere in Occidente hanno incassato belle sommette di denaro dai Governi leccafondelli di Israele(anche minacciati da Israele), l’Iran è uno Stato Sovrano con le sue leggi che sono 100.000 volte meglio di quelle che abbiamo in Europa e di certo dà fastidio ai Dittatori piccoli Hitler che abbiamo in Europa, da questi dobbiamo guardarci le spalle e non da Ahmadinejad, ….credi che Berlusconi…La Russa…Maroni..Frattini & Co. siano degli angeli?
L’ETICA DE PINOCCHIO
Oggi, la bugia, trionfa nelle società moderne e democratiche, come una nuova e rivoluzionaria, regola relazionale. Menzogna e relativismo camminano a braccetto, lungo il viale della fine, e niente e nessuno potrà contrastare l’inevitabile. La pubblicità, mente in maniera sfacciata, e più mente, più vende. Allo stesso modo la politica, noncurante dei reali bisogni della gente, promette tutto ciò che non potrà mai, e non vorrà mai mantenere. La menzogna paga, e tutti mentono, in barba al buon senso, a ogni principio etico e valore morale. Primo comandamento: “ Affinare la menzogna affinché sembri una verità” La scienza mente, la Chiesa mente, il Capo del Governo mente; i padri mentono ai figli, e i figli, predicheranno ai propri la menzogna ereditata. Tutti mentono a tutti, in una sorta di girone infernale e di torre di Babele, dove la verità, la somma eresia, é evitata come un virus mortale. L’inquinamento dell’acqua, dell’aria, dell’ecosistema tutto, sono alcune delle infinite conseguenze prodotte dalla menzogna globale. Oggi, i commercianti al potere, hanno sdoganato l’ignoranza, per vendere la loro effimera mercanzia a sempre più individui, relegando gli uomini intelligenti, sensibili e sinceri, in un angolo buio della società, al pari di pericolosi criminali e rivoluzionari sanguinari. Il vero dramma però, sta nel fatto che gli uomini mentono a loro stessi, e da qui non si scappa. Questa perversione, produce gravissime patologie negli individui, che vanno da un costante senso di angoscia, ad attacchi di panico, depressione, turbe di ogni genere, frustrazione, repressione, raptus di follia, schizofrenia e morte (suicidio). Lo scollamento dalla natura, poi, fa il resto. E’ in questo bordello, che prosperano gli psichiatri, gli psicologi, gli psicoterapeuti. Loro sono più malati delle persone che intendono curare, ma questo non è di nessuna rilevanza.
Gianni Tirelli
Concordo pienamente con le sue parole, Gianni Tirelli, di una lucidità e sincerità penetranti. Grazie, di cuore.
Io invece non brucio di invidia per gli iraniani.Un paese in cui se dichiari di essere gay vieni lapidato in piazza bendato e a dorso nudo davanti a tutti(Report,rai 3).Alla faccia della democrazia…
LO SLOGAN DELLA LIBERTA’ La libertà, non può prescindere mai dalla giustizia e viceversa; sono inseparabili e complementari, e condividono un solo cuore e una sola anima. Nel nostro paese, lo slogan della libertà, è l’ultimo rifugio del populismo e della demagogia di politici malfattori, legati a doppio nodo con potere economico e criminal. “La casa delle libertà, il polpolo delle libertà, i circoli della libertà, i paladini della libertà, e ultimo, il tim delle libertà”, fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli, al potere. Sono gli squallidi personaggi del sottobosco culturale, assurti al rango di “grandi diseducatori”. Sono i commercianti della comunicazione, che hanno dispensato alla società italiana, ignoranza, qualunquismo e miseria morale. Uno tra tutti, è il nostro primo ministro. Il professor Mancia, autorevole psicanalista, traccia di lui, in maniera sintetica, un profilo perfetto: “ è un uomo piccolo, con poco charme, che veste come un manichino di un negozio di provincia. Ha un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui la bugia costituisce una regola relazionale e la sua introiezione proiettiva lo porta ad attribuire agli avversari tutti i suoi difetti, a cominciare dalla menzogna. C’è da augurarsi che senta il bisogno di farsi curare”. Una vera sentenza.
Gianni Tirelli
“CESARE” E LO SPORCO IMBROGLIO DELLA TASSA SULLA SPAZZATURA.
Uno dei tre problemi più inquietanti dell’umanità (dopo l’omologazione e la contraffazione della realtà, che ne mettono a serio rischio la sua stessa sopravvivenza), è quello della produzione dei rifiuti e del loro smaltimento.
E’ arrivato il momento che i consumatori aprano gli occhi e inseriscano il cervello, per dare a Cesare le responsabilità di Cesare e, ai cittadini, le loro.
Vi siete mai chiesti, per quale empirico motivo e singolare logica, ci viene addebitato l’onere relativo alla tassa sulla spazzatura? La risposta va ricercata nella nostra stupidità.
Siamo stati ingannati per decenni e, come nel gioco delle tre carte, ci hanno fatto credere di essere gli autori di una tale sciagura, e colpevolizzato dei disastri biblici, che la stessa ha causato, causa e che, in futuro, provocherà.
Alla luce della verità, è “Cesare” (l’industria), e non noi, a doversi addossare i costi di tutta la filiera dei rifiuti; dalla produzione al loro smaltimento.
E’ sconcertante, poi, osservare, come il consumatore, accetti, senza obiettare, il pagamento dell’onere, relativo alla tassa sulla “monnezza”, ritenendolo giustificato e doveroso.
Questa, è una dimostrazione di illusionismo, applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata che ha il consumatore, di ritenersi responsabile (in prima persona), del problema dei rifiuti, per avere soddisfatto il suo bisogno di acquisto e le sue necessità. Il contenitore che, in seguito, trasfigurerà la sua originale funzione in quella di rifiuto, é il paradigma della colpa e, l’onere di pagarne lo smaltimento, interviene come elemento di espiazione catartica.
E se il contenitore fosse gratuito? Allora, in questo caso, la teoria dell’illusionismo si ribalterebbe, passando di mano a “Cesare” che, si dovrà fare carico (come è giusto), dei costi relativi al suo smaltimento, avendolo prodotto a sue spese.
I costi, relativi al problema della spazzatura, dunque, sono a carico di chi la produce e non di chi acquista il prodotto. E su questo, non si discute.
La tassa sulla spazzatura, é la più grande, truffa del secolo. Siamo, inoltre, costretti a subire (senza battere ciglio) la peste vergognosa della pubblicità e il potere invasivo e destabilizzante dello Sponsor, che devasta quotidianamente la nostra esistenza e quella dei nostri figli, attraverso l’opera di plagio e di mistificazione della verità.
Il contenitore, la tassa per lo smaltimento, i costi di bonifica dei territori, di depurazione delle acque, il trasporto, la realizzazione di discariche e inceneritori, sono tutti oneri a carico dell’industria, la solo e unica responsabile di questo disastro senza precedenti. Come se non bastasse, siamo costretti a consumare prodotti di infima qualità, costosi, schifosi e dannosi. E’ ora di dire basta!
Attraverso un referendum popolare, mettiamo fine a questa ipocrisia e a un disastro ambientale dalle dimensioni apocalittiche.
Deve essere chiaro a tutti! Noi consumatori, non produciamo, ne contenitori, ne imballaggi, ne sacchetti, ne scorie o affini. Questo è un dato di fatto, incontrovertibile. Noi acquistiamo il semplice contenuto ma, il contenitore, appartiene “Cesare”. Il fatto di averlo acquistato, non esime, “Cesare” (che lo produce), dalla responsabilità, per averlo prodotto e, in seguito, distribuito; consapevole, fra l’altro, di tutti i danni economici e ambientali che provocherà. Se poi, “Cesare”, non è in grado di smaltire, riciclare e ripulire, chiuda i battenti e cambi lavoro, senza addossarne ad altri, gli oneri, gli obblighi e i sacrosanti doveri.
L’industria che produce tutta questa montagna “merda sintetica” (per una sua libera scelta e di propria iniziativa), non può, un attimo dopo avere buttato il sasso, ritrarre la mano, delegando ai consumatori (con il via libera dello stato), tutti i problemi e i costi, relativi alla raccolta, smaltimento, trasporto e bonifica.
L’industria, si deve attenere a tre regole fondamentali e ineludibili, che rientrano nelle logiche di un mercato etico e responsabile:
a) Produrre contenitori biodegradabili.
b) Diversamente, farsi carico, dei costi, relativi alla produzione, dei contenitori, imballaggi e affini e del loro smaltimento.
c) La realizzazione di Inceneritori, discariche, trasporto dei rifiuti, bonifica del territorio e tutto l’indotto, sono di esclusiva competenza di “Cesare”.
Gianni Tirelli
LE ANIME INFERNALI DI QUESTO SECOLO
C’è ancora troppa gente che, per ignoranza, approssimazione, malafede, interesse di parte, interpreta la figura dell’’uomo di potere, come requisito di intelligenza, sacrificio, conoscenza e buon senso. Oggi, questa equazione, da un risultato diametralmente opposto, coniugando il potere con l’infamità, la menzogna, il populismo e la schiavitù. Il potere mediatico di questi nuovi baroni dell’ultra liberismo, sponsorizza una vocazione confessionale e autoritaria, al solo scopo di riempire i vuoti di coscienza degli individui amorfi, e finalizzata all’opportunismo e al raggiro. Gli amorfi, momentaneamente coccolati dalle lusinghe di un tale potere, ubbidiscono ad ogni nuovo ordine del padrone, sostenendo ad oltranza ogni sua tesi e assimilandola come propria – nella loro veste di missionari della verità e della libertà ma, in realtà, privi di qualsiasi tipo di iniziativa, oltre alla continua pratica svolta ad acclamare, Chiesa e potere economico. Per semplice logica, Chiesa e potere economico (di opposto segno) dovrebbero naturalmente respingersi ma, nella realtà, si attraggono. Alla luce dei fatti, nessun segno distintivo li caratterizza, ma tendono ad inglobare (fagocitare) tutto ciò che sostenga menzogna e profitto. Questa convergenza ideologica di principi apparentemente inconciliabili, contribuisce al consolidamento di un tale potere, capace di condizionare, con risultati sorprendenti, le scelte politiche etiche e di valori della società amorfa. Se artisti e intellettuali, quelli che la cultura la producono e la praticano (per fare un esempio), si oppongono all’accanimento terapeutico, la società degli amorfi in virtù della sindrome, del “bastian contrario”, si schierano dalla parte opposta, affermando così una nuova cultura: quella dell’acqua sporca. Sulla base di quanto sopra esposto, questi personaggi al potere, che hanno fatto della menzogna, del servilismo, illegalità e criminalità, il loro stile di vita, in realtà sono mandanti delle stragi dei civili iracheni e responsabili dei morti di Nassirya.
Sono quelli della castrazione chimica e della xenofobia. Sono i cattolici divorziati e abortisti – imprenditori inquinatori, prelati pedofili, espiantatori di organi di contrabbando. Sono gli stessi poi che demonizzano la morte e sbandierano il diritto alla vita, macabro vessillo teso ad esorcizzare la paura di una esistenza vuota e priva di alcun contenuto che, nella promessa di immortalità, elude ogni più remoto barlume di consapevolezza, di volontà e di verità. Sono quelli che in forma di proseliti promettono la vita eterna fra le braccia del creatore ed esaltano la sofferenza catartica di questa miserabile vita terrena e della sua provvisorietà. Sono i ricchi gerarchi del clero pagano e idolatra che, nei sempre più rari interventi rubati all’ozio e a una vanità femminea, gridano a gran voce “beai gli ultimi, che loro sarà il regno dei cieli”. Sono quelli che esaltano il primato dello spirito, per poi accanirsi su corpi inermi (cavie umane) con le macchine assemblate da satana, e prolungare così all’infinito una tortura lacerante in un esaltato accanimento, sperimentale, degno del più spietato aguzzino nazista. Sono quelli che non accettano la sconfitta di una scienza effimera e miope, che ha anteposto il profitto e il potere, al buon senso, alla carità cristiana e al principio etico. Sono loro le anime infernali di questo secolo, loro, terrorizzate dal più ineludibile atto di giustizia: la morte.
Gianni Tirelli