Il tuo contributo
Categorie
Archivi
VISITE
Ti ringraziamo per essere passato sul nostro blog! Torna a trovarci presto!
Contatta Stampa Libera
Problemi tecnici?
Banner StampaLibera
Preleva il logo di StampaLibera
Libertà e rispetto
Questo sito sostiene i diritti dell'uomo, dei popoli, degli animali e tutti gli organismi viventi.

In occasione della presentazione del Sereno propongo la lettura del seguente articolo.

Giorgio Andretta

JAK Bank – Ekobank

Si potrebbe avvertire un senso di desolazione nell’osservare quanto profondamente, e in modo apparentemente irreversibile, l’attuale sistema economico-finanziario mondiale stia diventando non solamente un ostacolo per una evoluzione ascendente della civiltà umana, ma addirittura una minaccia per la sopravvivenza stessa del pianeta sul quale questa evoluzione si svolge. Alle sempre piú frequenti crisi del sistema, la società moderna sembra reagire con un mero atteggiamento fatalistico di rassegnazione, quasi considerandole catastrofi naturali, del tutto paralizzata nelle proprie inefficaci manovre correttive da concetti economici completamente esausti nonché iniqui; sempre comunque irrimediabilmente lontani dalla realtà delle cose.

 

Foto: murales di Orgosolo

Certo, viviamo nell’epoca del materialismo e sappiamo che esso condizionerà ancora a lungo questo periodo della civiltà umana. Tuttavia si vorrebbero osservare sul muro apparentemente impenetrabile dell’ossessione economico-finanziaria odierna alcune crepe, attraverso le quali poter intravedere il tessere degli impulsi che, come Rudolf Steiner aveva preconizzato già negli anni ’20 del Novecento, rappresentano una necessità del nostro tempo; impulsi che, seppur in modo incerto e imperfetto nel loro primo manifestarsi, indicano il lungo cammino verso la Tripartizione dell’organismo sociale.

Modificare lo stato di cose attuale è innanzitutto un problema di consapevolezza, e di questo fatto era già profondamente persuaso Ake Mobrandt nei primi anni sessanta del secolo scorso. Mobrandt in quegli anni era, in Svezia, un affermato impresario edile poco meno che cinquantenne. Da ragazzino era stato un abile intagliatore di granito e le sue abilità manuali non erano passate inosservate, venendo quindi impiegato in una azienda per la lavorazione del legno prima di trovare la propria strada nel settore dell’edilizia.

Fu durante una vacanza in Danimarca che Mobrandt notò, presso la fattoria di un suo amico, un curioso

logo formato da due triangoli. L’amico spiegò che si trattava del simbolo di una banca che prestava senza interessi, la banca JAK danese. Mobrandt esclamò: «Ma non è possibile prestare senza interessi!».

L’amico gli rispose che non pagavano interessi ma solo una commissione una-tantum per coprire le spese amministrative del prestito. Spinto dalla curiosità, Mobrandt prese contatti con la banca JAK e, intuendo la portata delle concezioni fondanti il sodalizio danese, trascorse i due anni successivi approfondendo lo studio del meccanismo JAK di credito-prestito e avviando una fitta collaborazione con i responsabili della banca danese. Concluso questo periodo di studio e gestazione, Mobrandt, assieme ad una ventina di altri soci, diede vita nel 1965 ad una associazione per l’emancipazione economica, in seguito denominata Associazione Nazionale JAK. Scopo dell’associazione era quello di liberare il sistema economico-finanziario dall’interesse, per realizzare una economia “dal volto umano”, piú fraterna e non basata sul profitto.

Negli anni successivi l’associazione JAK vide aumentare lentamente, ma costantemente, i propri soci.

Soprattutto grazie alla diffusione sul territorio svedese di sezioni locali che, animate da “Informatori Ideali”, provvidero a procurare ulteriori adesioni, fino agli attuali 34.000 soci.

Nel 1998 l’Associazione culturale JAK è diventata, in ottemperanza ad una nuova legge svedese in materia finanziaria, JAK Medlemsbank (Banca Cooperativa JAK). JAK è l’acronimo di Jord, Arbete, Kapital, ovvero Terra, Lavoro e Capitale.

Con “Terra” si vogliono indicare le coltivazioni, le acque, i fiumi, le foreste ecc., le risorse naturali in genere, con distinguo delle risorse che sono rinnovabili da quelle che non lo sono. Rientrano nel concetto di Terra le condizioni e i presupposti per la vita, come ad esempio aria pulita,

coltivazioni rispettose degli equilibri naturali e cosí via.

Il “Lavoro” rappresenta invece tutto ciò che l’uomo applica sull’elemento Terra per trasformarlo, quindi non solo la mera forza lavoro ma l’insieme delle capacità spirituali umane che consentono di trasformare i prodotti della Terra.

Con “Capitale” infine si intende il frutto della trasformazione della Terra per mezzo del Lavoro e quindi fabbriche, infrastrutture, merci in genere, tutte le “cose utili”.

Sono questi i capisaldi reali e concreti sui quali fondare una sana economia intesa etimologicamente

come “governo economico della casa”, ovvero quella sfera il cui compito consiste nella soddisfazione dei bisogni umani in modo equo, assennato ed eco-sostenibile. Nel corso degli anni i sostenitori di JAK hanno elaborato una sorta di manifesto con il quale divulgare gli aspetti salienti dello JAK-pensiero che si declina attraverso i cinque temi principali riportati qui di seguito.

1. L’interesse sui prestiti è dannoso per l’economia

Prestare con interessi significa innescare una vera e propria reazione a catena negativa nei processi

economici. Secondo Margrit Kennedy, fondatrice delle reti delle monete alternative locali tedesche e divulgatrice del pensiero interest-free, dobbiamo fare i conti con gli interessi non solo nel momento in cui banalmente ci accingiamo a pagare la rata del mutuo, ma anche quando facciamo la spesa, andiamo a cena fuori, paghiamo le tasse, in una misura a dir poco sorprendente (fino al 50% in Germania per certi settori merceologici per i quali è stato possibile ricostruire l’intera filiera produttiva).

Non vale qui l’obiezione che l’intermediazione bancaria vale tanto quanto qualsiasi altro tipo di intermediazione nel processo produttivo (ammesso che le altre applichino un ricarico equo), perché se è anche vero che attualmente i tassi sono relativamente bassi, si tratta di una situazione contingente: non appena si presenteranno le condizioni necessarie, un sistema economico-finanziario che ha per obiettivo la massimizzazione dei profitti non tarderà di certo ad alzarli fin dove gli sarà consentito.

Da un altro punto di vista, l’interesse può essere visto come una sorta di “pompa economica” che sposta denaro dai poveri ai ricchi: chi ha disponibilità le sfrutta per prestare a chi ha bisogno di credito, aumentando la forbice tra abbienti e indigenti.

Il problema del debito pubblico della quasi totalità dei Paesi del mondo, e le conseguenze che esso comporta, sono sotto gli occhi di tutti e non c’è molto da aggiungere. Ancor piú grave poi è la situazione dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, che risultano impediti nella loro crescita per il fatto di essere condannati a pagare interessi spropositati a banche e ad organizzazioni internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in primis) che di fatto hanno instaurato un vero e proprio regime coloniale di stampo economicofinanziario.

Dobbiamo riconoscere, con stupita vergogna, che i Paesi poveri hanno contribuito a mantenere

una parte del conclamato benessere materiale dell’Occidente, i suoi lussi e tutto l’effimero ritenuto erroneamente come un marchio di civiltà e frutto della sua “laboriosità”.

2. Fare soldi dai soldi è immorale

Il Capitale non può essere utilizzato per ricavarne una rendita attraverso operazioni di speculazione

finanziaria. Nessuno può vivere del lavoro altrui per il solo fatto di disporre di un patrimonio. Un giorno si guarderanno con orrore istituzioni moderne quali il mercato borsistico, in cui una minoranza di eletti cinicamente “gioca” speculando sulle sofferenze altrui. Non è noto, infatti, come si sia conseguito un dividendo azionario: è possibile che sia stato ottenuto a fronte di una delocalizzazione produttiva in un Paese in via di sviluppo che, oltre a creare disoccupazione nel paese originario, sfrutta il basso costo di manodopera di operai privi di assistenza medica, ferie, sicurezza sul posto di lavoro ecc. oppure finanziando fabbriche di armi o progetti che danneggiano l’ambiente.

3. È necessario riportare il mondo economico nei suoi giusti binari

Imperniare il sistema economico-finanziario sull’interesse comporta l’asservimento ad una logica di

crescita esponenziale dei mercati per recuperare in tempi rapidi gli investimenti effettuati. L’uomo

moderno diventa sempre di piú uno schiavo del sistema economico che lui stesso ha creato, circondandosi egoisticamente di beni superflui, che fungono da palliativo per un’esistenza piena di nevrosi e stress.

Il Capitale deve essere invece messo a disposizione di chi ha le capacità per impiegarlo in una vera economia per rispondere in modo efficiente ai bisogni umani senza crearne di illusori.

4. Una economia sana deve essere eco-sostenibile

L’ossessione del tutto moderna di una crescita economica che si vorrebbe virtualmente inarrestabile

comporta di necessità uno sfruttamento altrettanto esponenziale delle risorse della Terra senza alcun

riguardo per gli impatti ambientali o la necessità di utilizzare fonti rinnovabili di energia. Una economia basata sull’interesse alla fine spinge sempre i capitali ad ammassarsi intorno a progetti a breve termine: i ritorni devono infatti essere rapidi per poter essere nuovamente reinvestiti. Non c’è

alcun interesse a finanziare progetti i cui fruitori potrebbero essere i nostri figli o nipoti.

5. Tutti devono poter decidere autonomamente e far valere le proprie opinioni democraticamente

Le entità economiche odierne tendono ad organizzarsi in strutture sempre piú grandi e acefale in cui è difficile distinguere una azione imprenditoriale individuale. Nella banca JAK ogni socio è anche proprietario in un certo senso di una quota della banca, di cui tuttavia può possedere al massimo “una azione” ed avere diritto ad esprimere un voto indipendentemente dall’entità dei suoi crediti-debiti.

Il consiglio di amministrazione ascolta le proposte che vengono dalla base dei soci per evolvere i meccanismi di creditoprestito in accordo con la mission no-profit di JAK.

Ma in concreto che cosa bisogna fare per accedere ad un prestito JAK e in che cosa si differenzia da un prestito tradizionale? L’accesso ai prestiti è consentito ai soli soci, che devono essere cittadini svedesi. Il sistema di credito-prestito JAK introduce quindi alcuni concetti nuovi, inusuali per le banche di tipo tradizionale: parliamo di “punti-risparmio” e “post-risparmi”. Risparmiando per un certo tempo dei soldi su un conto JAK si maturano dei cosiddetti “punti-risparmio”, il cui ammontare si ottiene con un banale algoritmo che coinvolge l’entità del deposito iniziale, gli apporti di risparmio mensili, la durata complessiva dei depositi e un “fattore di risparmio” che viene deciso dalla banca.

Nel momento in cui si accede al prestito, la banca non richiede il pagamento di interessi ma solo una tassa amministrativa, che comprende tutti i costi vivi della banca

stessa (sistemi informativi, locali, impiegati ecc.) e il pagamento di una assicurazione contro il rischio di insolvenza del debitore. Tale quota prende il nome di “capitale sociale di garanzia” ed è pari al 6% dell’ammontare totale del prestito.

La banca non remunera i depositi dei propri clienti con un interesse, né paga dividendi ad alcun azionista.

Alla quota mensile di ammortamento bisogna aggiungere il pagamento della quota mensile

dei cosiddetti “post-risparmi”, ovvero la banca richiede il pagamento di una quota che verrà utilizzata per mantenere la liquidità della banca consentendole di effettuare ulteriori prestiti. L’entità totale dei post-risparmi è pari alla somma richiesta in prestito. I post-risparmi vengono però restituiti al debitore una volta estinto il prestito assieme alla quota assicurativa, se nel frattempo non è stata utilizzata per coprire l’insolvenza di qualche altro creditore (cosa molto rara per la banca JAK).

L’entità della quota mensile dei post-risparmi da pagare risulta però piú bassa, sfruttando i punti risparmio maturati con una precedente fase di risparmio, oppure perché ricevuti in dono da parenti o amici. Comparando alla fine i costi totali del prestito JAK rispetto a quelli di una banca tradizionale, per JAK si ottiene un ISC intorno al 2,5%. La rata mensile di norma risulta piú alta che

non contraendo un prestito con una banca tradizionale, specialmente nei periodi in cui i tassi sono bassi.

Bisogna tener presente però che i post-risparmi vengono restituiti alla fine del prestito, e che allungando il periodo di ammortamento (fino a 20 anni o piú) la rata diventa piú sopportabile e il sistema diventa concorrenziale rispetto alle banche tradizionali. Ad ogni modo è sempre possibile, in caso di difficoltà, prendere contatto con la banca e chiedere una sospensione dei pagamenti o un allungamento dei tempi di ammortamento per alleggerire la rata mensile.

A chi obietta che esistono dei costi nascosti per il fatto che il valore dei post-risparmi alla fine vengono erosi dall’inflazione, e che quindi bisognerebbe conteggiare anche i mancati proventi da interessi su questa parte del capitale, i sostenitori di JAK fanno rilevare che l’inflazione erode certamente i post-risparmi, ma contribuisce anche ad alleviare il peso della rata mensile, per cui alla fine c’è una certa compensazione.

Ad ogni modo, chi decide di aprire un conto presso una banca cooperativa non si cura di ricavare una rendita da interessi sulla propria quota capitale; non si maturano infatti interessi dai propri

depositi, ma solo punti-risparmio per quanto detto in precedenza. Chi aderisce a JAK non lo fa certo per ottenere dei vantaggi per il solo fatto di disporre di un capitale (peraltro gli interessi sui depositi sono praticamente nulli anche per le banche tradizionali), ma per contribuire a costruire un’idea nuova di economia.

Ad esempio, chi matura un gran numero di punti-risparmio può decidere di donarli a parenti, amici o ad aziende per finanziare progetti di cui si riconosce l’utilità sociale.

Ekobank è parimenti una banca cooperativa svedese simile a JAK e, per certi aspetti, complementare, sebbene entrambe desiderino il raggiungimento di un futuro finanziario etico e sostenibile.

Molto piú giovane, nata poco piú di dieci anni fa proprio con l’aiuto di JAK, Ekobank dichiara apertamente di voler realizzare l’etica finanziaria antroposofica senza rigettare completamente il concetto di interesse.

Ekobank ritiene infatti che sia dannoso l’interesse elevato per il solo scopo di massimizzare i profitti e non tanto il concetto in sé. Quelli di Ekobank sono infatti molto bassi e tuttavia possono essere eliminati dal prestito qualora il richiedente ne faccia esplicita richiesta. A differenza di JAK, Ekobank è meno indirizzata tuttavia a prestare a privati, mirando invece a finanziare progetti socialmente utili di aziende e associazioni, utilizzando soprattutto le ampie disponibilità di denaro di alcuni soci intenzionati a metterli a disposizione della comunità.

Si possono certamente ritenere ancora imperfette, parziali, acerbe e non destinate ad avere vita lunga le soluzioni specifiche per il credito adottate dalle due banche che abbiamo brevemente esaminato, soprattutto la seconda.

Sull’imperfezione e la parzialità si può anche essere d’accordo ma, di fatto, l’ideologia JAK

si rivolge ad un ben determinato aspetto della vita economica, senza dare chiare risposte o soluzioni per i problemi legati al contesto in cui quest’ambito risulta inserito. In realtà, gli stessi sostenitori di JAK ed Ekobank sanno perfettamente che molto dovrà esser fatto affinché queste realtà possano affermarsi in misura sempre maggiore ed efficiente. La loro maturazione ottimale non potrà che avvenire all’interno di un sistema concettuale piú vasto, quale è quello della Tripartizione dell’organismo sociale.

In esso il sistema JAK rappresenterebbe una possibile soluzione al problema del credito-prestito che un organismo economico in sé indipendente potrebbe sviluppare in accordo con i limiti stabiliti da un organismo giuridico indipendente, che a sua volta traduce sotto forma di leggi le indicazioni e gli orientamenti formulati da una sfera spirituale in sé indipendente.

Ma per quanto riguarda l’obiezione di una “prevedibile” vita breve di questi fenomeni, gioverà osservare la modalità con cui si presentano sulla scena del nostro tempo.

Prima ancora che a banche, ci troviamo davanti innanzitutto a movimenti culturali che intendono promuovere la consapevolezza che le cosiddette “leggi economiche” alla base del nostro sistema economico-finanziario, che si reputano immutabili, non possono essere considerate alla stregua delle leggi di natura, come sostiene abilmente l’establishment economico e culturale imperante.

Tali “leggi” non sono altro che una sorta di fotografia di regole che alcuni uomini si sono dati in un certo momento e che altri uomini possono modificare.

Fra tutti gli atteggiamenti possibili da opporre alla situazione attuale, di certo il fatalismo è quello piú “falso”.

Le cause dell’indigenza umana sono esclusivamente umane, invariabilmente riconducibili ai concetti che l’uomo elabora e che ingenuamente proietta all’esterno, in questo caso come immutabili “leggi dell’economia”. Per una semplice verifica di come “non sia stato sempre cosí”, basta guardare all’Europa medievale: l’interesse sui prestiti certamente esisteva, ma clandestinamente, essendo la pratica dell’usura moralmente condannata e severamente perseguita. In tempi ancora piú lontani gli Ebrei usavano, a intervalli regolari di tempo, indire un “giubileo” con il quale annullare crediti e debiti, ridistribuendo le terre per evitare ammassamenti nocivi di beni e proprietà.

Oppure basti considerare come le banche islamiche provvedano anch’esse a prestare senza interessi in accordo con i precetti impartiti dal Corano.

Creare questa consapevolezza è il compito principale delle iniziative locali per l’informazione della

banca JAK. Non si tratta di marketing, l’obiettivo non è banalmente di aumentare i volumi dei depositi e dei prestiti, ma di diffondere una nuova cultura, una nuova concezione dell’economia, creando le condizioni affinché, in totale libertà, l’individuo che si accosta all’ideologia JAK possa metabolizzare una idea della quale si sia persuaso, per dirla con Michelstaedter.

La “formula” JAK Bank oltre che in Svezia oggi è attiva, sebbene in forme diverse, anche in altri Paesi, e dal 2008, per il momento come sola associazione culturale, anche in Italia, con lo scopo di approfondire maggiormente lo studio del caso svedese e cercare di attrarre al contempo la partecipazione di chiunque si riconosca nel progetto e possa un domani costituire il corpo societario della futura banca JAK italiana.

Non possiamo che augurarci che tale iniziativa possa crescere e affermarsi, in modo da potersi presentare come una delle prime tessere del mosaico di un rinnovato pensiero economico, poiché il problema sociale, come dice Rudolf Steiner, è innanzitutto un problema di consapevolezza.

Aurelio Riccioli

2 Commenti a “Ecobanca o Sereno? Alternativa o parallelismo?”

  • Lino Bottaro:

    Giorgio, il Sereno sarà come da sua definizione “di Mutuo Soccorso” quindi in linea con i principi etici sopra esposti. Come si svilupperà e maturerà non lo so, ma ad oggi basterebbe che un pò di gente ci credesse e lo facesse partire. Poi sarebbe una valanga.
    Non dimentichiamo che il Sereno nasce anche per fare da ruota di scorta nel caso il carretto dell’economia forasse…
    Abbiamo sempre davanti a noi il disastro dell’Argentina, cioè di quella che era la terra più ricca del nuovo mondo e che è stata strozzata dai criminali del FMI e del WTO con la complicità dei politici argentini corrotti ad arte. ECCO LA BELLEZZA DELLA GLOBALIZZAZIONE FINANZIARIA!
    Le cose si fanno a piccoli passi con grandi ideali.
    Lino

    • Giorgio Andretta:

      Egr. Lino,
      capisco che lei possa essere “innamorato” del SERENO, specialmente se l’ha assunto prima di conoscere l’antropocrazia, ma ciò è fonte di fraintendimenti, veda, in proposito, il commento di giuseppina a me indirizzato.
      Lei mi obbliga, come al solito, scendere in metafora.
      Che senso ha imbellettare un moribondo emaciato? “Il medico pietoso rende la piaga puzzolente”.
      E’ doveroso raccogliere il coraggio a piene mani ed incidere alla radice, perchè nella morte di qlco riposa la vita di molti, pensi alla spiga di grano. Ma, come ho già dichiarato, lungi da me qlsi intendimento di tarpatura, ogni altra sua osservazione la ritengo pretestuosa e tendenziosa.
      In effetti anche il “Beppun” nazionale mi è simpatico, nonostante mi abbia cassato dai suoi forum, perchè è spinto dalla volontà di fare e non di criticare. Quelli che esercitano quest’ultima azione li sottoporrei all’attenzione di Erode. In ciò non sono esaudito altrimenti il suo ostello, e non solo, rimarrebbe pressochè vuoto.
      Ultima ma non ultima raccomandazione: ritengo doveroso da parte sua il ritiro del post su S.Pertini, offensivo dell’intelligenza e sensibilità non solo mia!
      Grazie per quanto riterrà realizzare.
      Le auguro una massiccia presenza alla presentazione della sua “creatura”, non per contraddirmi, ma come segnale di una rinnovata coscientizzazione.
      Buona giornata.

Lascia un Commento

FREEPC
FREEPC
Nuove Opportunità
FREEPC
Vacanze nel Chianti
SCIE CHIMICHE
  • Siria: forte preoccupazione di Israele per fornitura armi russe
    Gerusalemme occupata - Una forte preoccupazione per la fornitura di armi russe alla Siria e' stata manifestata dal ministro della Giustizia israeliano Tzipi Livni. Si tratta di "un elemento non positivo e che non contribuisce alla stabilita' della regione, anzi al contrario". Livni ha anche ribadito il diritto di Israele all'autodife […]
  • Israele, Peres: no a compromessi con Iran
    Gerusalemme occupata - Il presidente israeliano Shimon Peres dice di no ad un eventuale "compromesso" con l'Iran nel corso dei negoziati con le sei potenze mondiali del cosiddetto '5+1'. L'ha detto durante l'incontro ad est di Gerusalemme (al-Quds) con il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle- il cui Paese e' […]
  • Iran, pres. Ahmadinejad visitera' in luglio la Russia
    Mosca - L’uno e due luglio il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad visitera' la Russia come previsto. Lo ha comunicato l’ambasciatore dell’Iran a Mosca, Mahmud Reza Sajjadi. Sabato, durante un incontro con i giornalisti russi, il diplomatico ha spiegato che “In Russia il l’uno e due luglio ci sara' un forum degli stati esportatori di gas ed il pr […]
  • Iran, giustiziate due spie di Cia e Mossad
    Teheran - Due cittadini iraniani condannati per aver compiuti attivita' di spionaggio in favore dei servizi segreti di Usa e Israele sono stati impiccati a Teheran. Lo riferisce l'agenzia Isna. Il primo, Mohammad Heidari, era condannato per aver raccolto informazioni segrete e di intelligence sull'Iran passandole al Mossad in cambio di denaro. […]
  • Siria: Germania, serve soluzione diplomatica
    Ramallah - Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha ribadito che la soluzione al conflitto siriano puo' essere solo negoziata. "Alla luce dei fatti, una soluzione politica e' l'unica che a lungo termine e in maniera duratura puo' portare pace e stabilita' in Siria, e anche un processo democratico". L'ha […]
Antonella Randazzo
  • Scontro tra Epifani e la Fiom "Piazza? Non risolve i problemi"
    (AGI) - Avellino, 19 mag. - "Non siamo mica una caserma" Guglielmo Epifani risponde cosi' alle domande dei giornalisti sulla partecipazione a titolo personale di alcuni esponenti del Pd alla manifestazione della Fiom di ieri. "Alle manifestazioni si va - prosegue il segretario del Pd a margine di una manifestazione elettorale ad Avellino […]
  • Epifani a Grillo, "la democrazia non funziona cosi'"
    (AGI) - Avellino, 19 mag. - "Non funziona cosi' la democrazia, io non mi permetterei mai di dire ad un grillino 'strappa la tessera'". Guglielmo Epifani, ad Avellino per una manifestazione elettorale, replica cosi' a Beppe Grillo, che ieri aveva invitato i giovani del partito Democratico ad aderire al suo movimento e a strappare […]
  • Governo: Alfano, ora non lasciar aumentare l'Iva
    (AGI) - Roma, 19 mag. - Il governo e' frutto di unmatrimonio di interesse, quindi "non vive della solidarieta' dei partiti, ma della comune volonta' di realizzare il programma". Lo dice in un'intervista al Corriere della Sera il vicepremier Angelino Alfano. "La sorte dell'esecutivo non e' legata ai processi di Ber […]
CONTANTE LIBERO!
ContanteLibero.it