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Quando a subire la guerra e le bombe dei ‘liberatori’ eravamo noi

La mattina di quel 20 ottobre del 1944 a Milano c’era il sole. Un sole tiepido, quasi primaverile, che splendeva in un cielo limpido, senza una nuvola. Proprio come oggi.
Nessuno immaginava che quella bella giornata sarebbe presto diventata una delle peggiori della storia della città e dell’intera nazione.

La guerra sembrava volgere al termine. L’avanzata delle forze alleate verso nord era rapida e il momento della liberazione sembrava ormai vicino. Per questo, centinaia di migliaia di sfollati avevano deciso di tornare in città, ancora sotto controllo nazi-fascista, ma da mesi risparmiata dai bombardamenti aerei alleati, nonostante le sirene continuassero a suonare quasi ogni giorno tenendo in allarme la popolazione.

Quel luminoso venerdì mattina di 66 anni fa i bambini del quartiere popolare di Gorla, periferia nord di Milano,

erano nelle loro classi alla scuola elementare ‘Franco Crispi’, quando la sirena si mise a suonare. Come al solito, le maestre e i bidelli iniziarono a guidare gli scolari giù per le scale, verso il rifugio sotterraneo. I bambini rimasero a bocca aperta nel vedere attraverso le finestre un grande stormo di aerei che avanzava nel cielo azzurro, scaricando tanti ‘palloncini luccicanti’.

Si trattava di una formazione di cento quadrimotore americani B-24 decollati dalla Puglia per venire a bombardare le vicine fabbriche Breda, Alfa Romeo e Isotta Fraschini, sospettate di produrre armi per le truppe nazi-fasciste. Per motivi ignoti, una delle quattro squadre della formazione deviò dalla rotta di attacco finendo sul quartiere di Gorla e sganciando là il suo carico di 342 ‘palloncini luccicanti’ da 500 libbre l’uno.

Le esplosioni iniziarono a risuonare sempre più forti, sempre più vicine alla scuola. Gli alunni della ‘Crispi’ stavano ancora scendendo verso il rifugio quando una bomba centrò la scuola infilandosi proprio nella tromba delle scale, che venne sventrata dallo scoppio insieme a un’intera ala dell’edificio.
Negli stessi momenti, le bombe caddero su tutto il quartiere, scatenando un inferno di fuoco che durò infiniti minuti.

Quando il polverone dei crolli si posò, agli occhi dei superstiti si presentarono scene agghiaccianti: edifici rasi al suolo, sventrati e in fiamme, montagne di macerie fumanti, ovunque cadaveri e pezzi di corpi, tram ribaltati pieni di morti, binari divelti, alberi abbattuti, cavalli senza vita ancora attaccati ai carretti.

Il surreale silenzio seguito alle esplosioni lasciò presto il posto a uno straziante frastuono di pianti e grida disumane. Nonostante la devastazione generale, tutto il quartiere si ritrovò attorno alla scuola crollata, perché lì c’erano i figli di tutti. Scavando disperatamente tra le rovine della ‘Crispi’, con le mani e con le vanghe, vennero recuperati i corpi straziati e senza vita di quasi duecento bambini. Di alcuni non rimaneva più nulla. Pochi miracolati furono estratti ancora vivi.

Nelle ore e nei giorni successivi, vennero estratte da sotto le macerie degli altri edifici bombardati nel quartiere altre centinaia di cadaveri, tutti civili. In quel tragico 20 ottobre di 66 anni fa, Gorla perse altri cinquecento abitanti, oltre ai duecento bambini della ‘Crispi’.

Nessun militare americano venne mai chiamato a rispondere di questo crimine di guerra davanti a un tribunale.
Nessun rappresentante del governo degli Stati Uniti ha mai chiesto scusa per quanto accaduto, né ha mai inviato un messaggio o una corona di fiori alle annuali celebrazioni pubbliche di commemorazione.

I ‘piccoli martiri di Gorla’ oggi riposano sotto un monumento-ossario eretto nel 1947 per volere dei loro genitori sul luogo in cui sorgeva la scuola. Sopra la statua di una madre piangente che sorregge il cadavere del suo bambino tra le sagome di due bombardieri, campeggia il monito ‘Ecco la guerra’.
Un monito di doloroso ripudio che la nostra Costituzione ha eretto a principio fondamentale, oggi ignorato e calpestato da una classe politica che ha dimenticato cos’è la guerra, cosa significa viverla dalla parte delle vittime, cosa vuol dire subire un bombardamento aereo, a Milano come a Belgrado, a Baghdad come a Kabul o in un qualsiasi villaggio afgano.

5 Commenti a “Ecco la guerra!”

  • luca:

    grazie ricordiamocelo

  • andrea'65:

    Fu un atto di terrorismo ma essendo anglo-americano non rientra nelle commemorazioni come Marzabotto – Stazzema.Popolo di servi

  • lino (l'altro):

    http://cronologia.leonardo.it/mondo35c.htm

    Ho abitato quasi tutto il 1974 nel residence Concorde a due passi dalla ex-scuola Crispi di Gorla e allora non ne sapevo niente.
    Il bombardamento durò due ore, non fu un errore, perchè lo scopo era di piegare il morale della popolazione e le mamme accorse coi lattanti al seno furono anch’esse massacrate. Si vedono i loro nomi e l’età nella straziante lista.
    Come durò più di due ore il bombardamento del centro storico di Treviso che causò 7000 morti quel venerdì santo 7 aprile 1944.

    Il duce fu messo in minoranza dal Gran Consiglio il 25 luglio 1943 perchè dopo Napoli Roma era stata bombardata il 19 luglio con un barbaro assalto aereo. Hitler evacuò le truppe tedesche da Firenze affinchè gli americani non avessero la scusa di distruggerla.
    Hitler cinse d’assedio Leningrado per 900 giorni quando avrebbe potuto raderla al suolo in poche ore, risparmiare tempo, sforzi bellici e vite di soldati nonchè … vincere la guerra sul fronte orientale.
    L’Europa e la civiltà europea sono morte nel 1945.

  • icecube:

    conosco lino (l’altro) il link che hai esposto lo lessi anni fa, finendolo di leggere con l’amaro in bocca e tante lacrime negli occhi, in compenso compresi che non fummo liberati, l’America non fa gli uomini liberi, l’America massacra e poi saccheggia come il peggiore degli Unni, ma non puoi aspettarti di meglio da un popolo originato nel DNA dalla peggiore feccia europea, banditi e prostitute non più legali in patria, sbarcarono in una America, che che se ne dica, ormai già spogliata dei suoi beni negli anni prima dal Vaticano e dalle famiglie reali, che ne avevano privato il suolo e le popolazioni dell’oro con cui fabbricavano guerre.

    Bastardi generano bastardi ed è storia questa, come tutto questo, è il naturale evolversi della discendenza americana, un popolo di incivili fanatici, che si arroga il diritto di attribuire agli altri ciò che loro stessi sono.

    Ma la cattiveria si sa è cavalcata da altrettanta cattiveria, non per niente israele cavalca il mostro americano.

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