di Francesco Lamendola * www.ariannaeditrice.it
Mentre si avvicinano le solenni celebrazioni per il centocinquantennale dell’unità d’Italia, il nostro Paese sta attraversando la crisi più grave della sua storia, dopo quelle del 24 novembre 1917 (Caporetto) e dell’8 settembre 1943 (annuncio dell’armistizio di Cassibile).
Anzi, sicuramente più grave della prima di queste ultime due: perché allora la disfatta militare fu accompagnata, sì, da un collasso morale dell’esercito e della nazione, ma questo fu estremamente breve e tanto l’esercito quanto la popolazione civile si risollevarono con straordinaria vitalità, come mai si era visto e come mai gli altri, amici e nemici, avrebbero immaginato.
Il paragone è, semmai, più pertinente con i fatti dell’8 settembre; perché, anche se in quel caso si trattò di un tracollo clamoroso e, per certi versi, perfino spettacolare, mentre oggi si assiste a un lento sfilacciamento e ad una disgregazione strisciante, tuttavia allora come oggi si verificò qualche cosa di molto simile alla “morte della Patria” (con buona pace della retorica resistenziale che vorrebbe vedere nell’8 settembre, addirittura, i prodromi della rinascita).
La crisi che stiamo vivendo è complessa e strutturale: investe l’economia e la finanza, ma anche le istituzioni, la cultura, la società, la stessa convivenza civile. È una crisi trasversale: attraversa tutti i partiti, tutte le ideologie, tutte le generazioni; ed è strutturale: rispecchia, cioè, i mali congeniti ed i nodi irrisolti della nazione, così come si sono venuti configurando sin da quel lontano 17 marzo 1861 in cui venne proclamato il neonato Regno d’Italia, sotto la dinastia dei Savoia.
Una classe politica corrotta e screditata, assolutamente inadeguata sia sotto il profilo tecnico e professionale, sia sotto il profilo morale e civile, ma, in compenso, straordinariamente vorace e incredibilmente becera e arrogante; una finanza irresponsabile, dominata da un sistema creditizio e assicurativo pensato per prestare denaro a chi ne ha già tanto e per vanificare i sacrifici del piccolo risparmiatore; una industria del pari inadeguata e irresponsabile, che sa solo batter cassa dallo Stato quando si trova in difficoltà e scaricare sulla collettività i costi sociali del lavoro, salvo trasferire i capitali nei paradisi fiscali e le fabbriche nei paesi ove il costo della manodopera è due o tre volte inferiore a quello italiano; una classe di amministratori inefficienti, incapaci e intrallazzatori, che non sanno neppure smaltire i rifiuti dei centri urbani; una stampa e una televisione asservite al potere oltre ogni limite della decenza, che disinformano sistematicamente il cittadino e lo trattano ogni giorno da perfetto imbecille; una scuola fatiscente e priva di risorse, una università asfittica e in predicato di smantellamento, una sanità pubblica allo sbando, un sistema di trasporti obsoleto, intasato e altamente inquinante; una cittadinanza sempre più intontita da un conformismo edonistico e svuotata di senso civico, dilaniata da campanilismi feroci, da faziosità incorreggibili, da partigianerie localistiche e ideologiche, capace di mobilitarsi solo per la difesa d interessi strettamente particolari o addirittura corporativi, di solito all’insegna del: «Fate quel che volete davanti alla casa del mio vicino, ma non davanti alla mia»; una sistematica mortificazione del merito, del talento, dell’inventiva e della buona volontà, a favore di una altrettanto sistematica premiazione della obbedienza mediocre, della furbizia da quattro soldi, del nepotismo, del familismo, dell’omertà e del menefreghismo eretto a sistema.
Un territorio che cade a pezzi, disboscato in maniera selvaggia, cementificato in maniera irresponsabile, lottizzato oltre ogni limite dell’immaginazione; una montagna che si disgrega, una collina che frana, una rete fluviale tormentata da mesi di siccità e poi da piene improvvise e catastrofiche; una edilizia pubblica e privata da Terzo Mondo, con palazzi dalle fondamenta di sabbia in zone ad alto rischio sismico; un abusivismo sfrenato, un proliferare di discariche abusive, un ricorso sempre più massiccio alla chimica nell’agricoltura, con l’inquinamento delle falde acquifere e l’avvelenamento della verdure e della carne destinate alle nostre tavole; una assoluta mancanza di controlli; la quasi certezza dell’impunità per chi viola le norme e per chi calpesta le regole del vivere civile.
A tutto ciò si aggiunga una rete sinistra di servizi segreti deviati, in tutto affaccendati fuorché nella difesa dell’interesse nazionale; un impiego a dir poco discutibile delle nostre forze armate, all’ombra di «missioni di pace» che, spesso, sono solo una forma di manovalanza al servizio di interessi strategici dell’arrogante “alleato” americano; una giustizia che non funziona, che fa sentire il cittadino onesto perpetuamente debole e indifeso, mentre fa crescere a dismisura la tracotanza dei disonesti; uno scontro istituzionale a tutto campo fra i poteri dello Stato, quotidianamente impegnati in un gioco al massacro di delegittimazione reciproca; una polizia che è cronicamente al di sotto degli organici quando deve affrontare le potentissime cosche della criminalità organizzata, padrona di quattro intere regioni, ma che è sempre agguerrita quando si tratta di prendere a manganellate pastori che manifestano per la propria sopravvivenza, come a Cagliari, o madri di famiglia con i figli in braccio, come a Terzigno: il tutto mentre il Parlamento è indaffaratissimo a discutere l’ennesima legge «ad personam» a tutela dei pezzi grossi dello Stato.
E ancora: i cittadini di Vattelapesca che scendono in strada perché non vogliono ricevere, nel proprio territorio comunale, i rifiuti del paese di Chissadove; il governatore della Lombardia che chiude le porte in faccia ai camion con la monnezza della Campania; il governatore del Piemonte che è stato eletto, ma forse non doveva governare; il partito di maggioranza relativa che presenta le liste in ritardo per le elezioni amministrative nella capitale, ma ottiene la deroga cui nessun privato cittadino avrebbe avuto diritto, si presenta ugualmente e vince; ministri inquisiti che non si dimettono e lanciano insinuazioni velenose contro i giudici, dicendosi perseguitati; assessori che, per protesta contro le difficoltà finanziarie dei rispettivi comuni, salgono sui tetti e dicono che terranno lassù le riunioni di lavoro; Marchionne che afferma che l’Italia è un peso morto per la F.I.A.T., dopo che quest’ultima ha pescato a piene mani, per decenni, nelle casse del pubblico denaro; Gheddafi che gioca a Roma come fosse a Disneyland, tra cavalcate di beduini e sfilate di belle ragazze che sventolano il Corano con la mano; alpini che muoiono in Afghanistan non si sa bene perché…
Ancora: calciatori strapagati che scendono in sciopero, e disoccupati disperati che minacciano di buttarsi dalle gru; la più alta percentuale di incidenti sul lavoro in tutta Europa; frotte di immigrati clandestini, che vengono assunti a lavorare in nero, e intere generazioni di giovani italiani – molti dei quali laureati – che, a trent’anni, non trovano uno straccio di lavoro e devono andare all’estero; giornali che, invece di informare l’opinione pubblica, la stordiscono con interminabili tormentoni su un singolo appartamento di Montecarlo o sguazzano con toni da Grand Guignol nell’ultimo, truculento fattaccio di cronaca nera; manager che percepiscono una paga superiore di oltre quattrocento volte a quella dei loro operai, ma che predicano la necessità del rigore, dei sacrifici, della mobilità e minacciano di trasferire gli stabilimenti in Serbia o in Romania ogni qualvolta si trovano davanti a una minima contestazione dal basso; improbabili attentati all’incolumità di giornalisti che non danno fastidio a nessuno, anzi, che sono fin troppo solerti nel lavare i panni sporchi di coloro che li pagano e nel ricoprire di fango gli avversari dei loro padroni…
E ancora: cittadini che si credono furbi perché non pagano le tasse, perché non pagano il ticket sanitario o il canone di abbonamento della Rai, perché riescono a procurarsi la pensione di grandi invalidi anche se stanno benissimo; che scaricano i rifiuti puzzolenti nella pubblica via, mentre si vantano della perfetta pulizia che regna nelle loro case. Pluriassassini che se ne vano in giro per le strade a testa alta dopo aver scontato pochi anni di galera, e guardano con aria di sfida i parenti delle loro vittime; e poveracci che per aver rubato due polli, come si usa dire, vengono chiusi in carcere come pericolosi delinquenti, mentre la giustizia butta via le chiavi delle loro celle. Pompose nullità, assolutamente innocue per la malavita o per il terrorismo, che vivono sotto scorta a spese dei contribuenti, e magistrati o tutori dell’ordine che corrono ogni giorno pericolo di vita, ma che non hanno alcun genere di scorta e che sono un facile bersaglio per chiunque voglia metterli a tacere per sempre.
E poi la retorica insulsa, le pomposità ufficiali, le cerimonie senza senso, i fiumi di parole in libertà, il politichese furbesco e compiaciuto di chi non vuol farsi capire o, peggio, di chi mente deliberatamente e prende in giro gli elettori, i contribuenti, i cittadini.
Si aggiunga, infine, a tutto questo un Paese sempre più spaccato in due metà, che centocinquant’anni di Stato unitario non hanno saputo avvicinare, anzi, che hanno visto allontanarsi sempre più: un Nord che potrebbe fare concorrenza alla Germania o alla Svizzera e un Sud che somiglia sempre più all’Albania o al Marocco.
E poi la Massoneria deviata, le logge senza scrupoli, i faccendieri senza etica, gli avventurieri senza coscienza, le lobbies senza pudore e senza rispetto per nessuno, tranne che per i loro interessi inconfessabili e per quelli dei loro amici e degli amici degli amici…
Ecco, questo è il quadro; e vi sarebbe molto altro ancora, che forse è il caso di tacere per amor di Patria: come quelle infrastrutture stradali che gli Americani, bontà loro, offriranno ai cittadini di Vicenza, in cambio di un esercito d’occupazione di 5.000 soldati stranieri, con licenza di uccidere e garanzia di assoluta impunità, come nel caso del Cermis…
L’Italia sta per implodere.
I migliori sono attoniti, scoraggiati, mortificati; i peggiori trionfano e celebrano sguaiatamente i loro osceni saturnali.
Una classe dirigente sempre più vecchia, anagraficamente e spiritualmente, rimane attaccata alle poltrone fino all’ultimo respiro: senza fantasia, senza coraggio, senza audacia intellettuale: vivacchiando di ricette vecchie e stravecchie: per esempio, tagliando ulteriormente il costo del lavoro per ridare fiato all’industria, stile cinese, invece di puntare sulla ricerca avanzata e sui prodotti di alta qualità.
Una scuola che non forma la mente dei giovani; una università che distribuisce diplomi di laurea sempre più simili a carta straccia; una fuga di cervelli che sta assumendo le proporzioni di una inarrestabile emorragia…
Uno Stato che, invece di tutelare il risparmio e di proteggere il lavoro, ipnotizza il cittadino col miraggio della vincita favolosa a qualche lotteria nazionale: proprio come descritto, più di cento anni fa, da Matilde Serao ne «Il paese di Cuccagna»…
E mentre gli onorevoli si aumentano regolarmente lo stipendio, i degenti delle corsie sono pregati di farsi portare da casa le stoviglie, perché gli ospedali ne sono privi; così come le scuole sono prive di carta igienica: mentre gli onorevoli vanno a vedere la partita di calcio con gli aerei delle Forze Armate. E tutto questo avviene a dispetto dell’altissima incidenza del prelievo fiscale, senza pari in Europa, in confronto ai servizi pubblici erogati…
Ma la crisi più grave è, senza dubbio, quella morale.
Quando i sostenitori del partito che governa il Piemonte dicevano che, se la riconta dei voti avesse dato loro torto, avrebbero chiamato a intervenire i caschi blu dell’O.N.U: allora vuol dire che la Patria è morta.
Quando la gente di Terzigno brucia il tricolore come fosse la bandiera del nemico e, insieme ad esso, brucia tonnellate di rifiuti, facendo sprigionare la diossina ed altri gas velenosi e danneggiando platealmente se stessa, allora vuol dire che la Patria è morta.
E quando le forze dell’ordine prendono a manganellate dei pastori, disperati perché il taglio delle quote latte rende loro impossibile la sopravvivenza, mandandone più di qualcuno all’ospedale: allora vuol dire che la Patria è morta.
La Patria è morta e non è detto che saprà rinascere dalle proprie ceneri: centocinquant’anni di vita nazionale non hanno saputo fare gli Italiani. Gli stati e le stesse civiltà, come diceva Spengler, sono organismi che nascono e muoiono, per non più risorgere.
Ci vorrebbe uno scatto di orgoglio, ma da dove incominciare?
Siamo un circolo vizioso: ci lamentiamo di avere una pessima classe dirigente; ma la classe dirigente, in un sistema democratico, è il riflesso della società medesima. Non può essere né peggiore né migliore del cittadino medio.
Dunque, il problema è che siamo Italiani?
Oppure che non siamo Italiani, perché l’Italia – come sosteneva Metternich – non è altro che una espressione geografica?
Bisogna sperare nei giovani: ma non in quelli allevati e cresciuti a giochi elettronici e Grande Fratello.
Non in quelli che, dagli adulti, hanno ricevuto solo il cattivo esempio dell’egoismo, della grettezza, del disprezzo della legalità, della coscienza, del senso dell’onore.
In quali giovani, allora?
In quale domani?





























La vedo proprio brutta !!!
LA PATRIA è MORTA…ASPETTIAMO CON ANSIA IL NUOVO ORDINE MONDIALE
“la classe dirigente, in un sistema democratico, è il riflesso della società medesima”
…LA CLASSE DIRIGENTE è IL RIFLESSO DEI BANCHIERI,SE LA GENTE LA SMETTESSE CON LE SOLITE PIAGNUCCOLATE QUALUNQUISTE E SI DECIDESSE A VEDERE DA DOVE ARRIVANO GLI ORDINI DI SMANTELLARE GLI STATI, ALLORA FORSE LE LORO PROTESTE SERVIREBBERO A QUALCOSA; MA SE NON SI INDIVIDUANO I BANCHIERI QUALE OBIETTIVO DELLE LOTTE SOCIALI POSSIAMO ANDARE AVANTI CON BEPPE GRILLO ANCORA PER 50 ANNI CHE NON CAMBIERà MAI UN SEGA!!!
E allora non “speriamo” nei giovani. Comincino gli adulti a muoversi e a dare un esempio a quei giovani. In fondo questo mondo di merda non l’hanno mica inventato loro, i giovani. Sono gli adulti che lo hanno tollerato (e anche costruito) per anni ed e’ loro dovere ora che tutto crolla rimboccarsi le maniche e agire per il bene di tutti. I giovani seguiranno a ruota.
Ma cosa pretendete da un paese dove un ministro dice al telefono di aver assunto tale carica facendo come la Lewinsky e rimane al suo posto poichè si tratta della sua vita privata e non ha commesso nessun reato (sic) ? Immaginatevo quali meriti professionali hanno gli altri signori , signore e signorine………….
Ma che balle come promuovere l’innovazione altre fregnacce, tutta la tecnologia del mondo viene dall’Europa e dagli USA ed è stato tutto graziosamente trasferito dal capitale (ergo chi ha i soldi) per riempirsi le tasche alla barba dei nostri interessi, con un sistema democratico posticcio , mass media asserviti, classe dirigente comprata e lecchina , sindacati leccac….. etc etc.
Ma chi l’ha detto che dobbiamo sacrificarci ? Rimettiamo le frontiere, le quote , i dazi, riprendiamoci la moneta togliendo il signoraggio, rimandiamo al suo paese chi non ci rispetta o ci parassita (anche se hanno i bocia , chi se ne frega, basta ipocrisia moralistica) , facciamoci rispettare altro che dobbiamo darci da fare, ci siamo già dati da fare , a voi risulta che prendiamo l’aereo o comunchiamo con il computer per qualche invenzione indiana o cinese ? Aooooo, io son stato 30 anni all’estero , 10 nei paesi arabi , e la nazionalità non me l’ha mai data nessuno di loro e appena finiva un lavoro mi ritiravano la carta di residenza e fuori dalle palle, e sentivo parlar male dei ghoffar (infedeli, noi) dalla mattina alla sera, salvo poi per venir qui a mangiarci addosso attirati da qualcuno che vuol far scendere il costo del lavoro sempre a spese nostre.
Condivido quanto affermato da “Gianfranco” completamente, riguardo al vostro articolo alcune cose,a mio modesto parere, non riflettono la realtà attuale ma sono frutto di una certa ideologia politica.Traduco : l’imprenditore che “frega” fisco e dipendenti è colpevole quanto il dipendente che si mette in “mutua” per farsi i cavoli propri pagato dalla collettività.Attualmente sono un piccolo pensionato ma nella mia vita lavorativa sono stato dipendente privato, dipendente pubblico e ho anche avuto una partita IVA per cui parlo per conoscenza diretta.Termino con una affermazione mia:il governo che abbiamo forse è migliore di quello che tutti quanti insieme ci meritiamo.
Ogni singola persona dovrebbe con un piccolo sforzo, fare il proprio esame di coscienza per cercare di migliorarsi tagliando fuori le cattive abitudini e i luridi esempi iniettati in continuazione dai media, staccarsi dalla tv e carta stampata è prioritario, iniziare quindi ad usare il proprio cervello (più si usa e meno si arrugginisce) sarebbe a parer mio l’inizio della svolta epocale tanto cercata.
La buona educazione i buon esempi si devono dare in special modo in presenza dei propri figli, sono loro che un domani avranno cura di noi, ricordarsi quindi che in base all’educazione e all’insegnamento ricevuto, essi si comporteranno un domani con noi e con il resto del mondo.
Quindi se piazziamo i nostri figli davanti alla tv per farli star buoni perchè se no rompono, quando le parti si saranno invertite e noi saremo anziani da accudire, verremo pagati con la stessa moneta, perchè è l’esempio che gli abbiamo dato quando essi erano bambini.
Un antico proverbio dice che ognuno raccoglie quello che semina.
L’EDITORIALE
Il bunga bunga che segna la fine di un regno
di EUGENIO SCALFARI
Le recenti cronache dell’Italia berlusconiana che raccontano l’ennesimo scandalo ormai generalmente etichettato “bunga bunga” mi hanno lasciato al tempo stesso indifferente e stupefatto. L’indifferenza deriva dal fatto che conosco da trent’anni Silvio Berlusconi e sono da tempo arrivato alla conclusione che il nostro presidente del Consiglio rappresenta per molti aspetti il prototipo dei vizi italiani, latenti nel carattere nazionale insieme alle virtù che certamente non mancano. Siamo laboriosi, pazienti, adattabili, ospitali. Ma anche furbi, vittimisti, millantatori, anarcoidi, insofferenti di regole, commedianti. Egoismo e generosità si fronteggiano e così pure trasformismo e coerenza, disprezzo delle istituzioni e sentimenti di patriottismo. Berlusconi possiede l’indubbia e perversa capacità di aver evocato gli istinti peggiori del paese. I vizi latenti sono emersi in superficie ed hanno inquinato l’intera società nazionale ricacciando nel fondo la nostra parte migliore. È stato messo in moto un vero e proprio processo di diseducazione di massa che dura da trent’anni avvalendosi delle moderne tecnologie della comunicazione e deturpando la mentalità delle persone e il funzionamento delle istituzioni. Lo scandalo “bunga bunga” non è che l’ennesima conferma di questa pedagogia al rovescio. Perciò non ha ai miei occhi nulla di sorprendente. Da quando avviò la sua attività immobiliare con denari di misteriosa provenienza, a quando con l’appoggio di Craxi costruì il suo impero televisivo ignorando le ripetute sentenze della Corte costituzionale, a quando organizzò il partito-azienda sulle ceneri della Prima Repubblica logorata dalla corruzione diventata sistema di governo. A sua volta, su quelle ceneri, il berlusconismo è diventato sistema o regime che dir si voglia: un potere che aveva promesso di modernizzare il paese, sburocratizzarlo, far funzionare liberamente il mercato, diminuire equamente il peso fiscale, sbaraccare le confraternite e rifondare lo Stato. Il programma era ambizioso ma fu attuato in minima parte negli otto anni di governo della destra ai quali di fatto se ne debbono aggiungere i due dell’ultimo governo Prodi durante i quali il peso dell’opposizione sul paese fu preponderante. Ma non solo il programma rimase di fatto lettera morta, accadde di peggio. Accadde che il programma fu contraddetto. Il sistema-regime è stato tutto fuorché una modernizzazione liberale, tutto fuorché una visione coerente del bene comune. Per dieci anni l’istituzione “governo” ha perseguito il solo scopo di difendere la persona di Berlusconi dalle misure di giustizia per i molti reati commessi da lui e dalle sue aziende prima e durante il suo ingresso in politica. Nel frattempo l’istituzione “Parlamento” è stata asservita al potere esecutivo mentre il potere giudiziario è stato quotidianamente bombardato di insulti, pressioni e minacce che si sono anche abbattute sulla Corte costituzionale, sul Csm, sulle Autorità di garanzia e sul Capo dello Stato. Il “Capo” e i suoi vassalli hanno tentato e tentano di costruire una costituzione materiale incardinata sul presupposto che il Capo deriva la sua autorità dal voto del popolo ed è pertanto sovra-ordinato rispetto ad ogni potere di controllo e di garanzia. Questa situazione ha avuto il sostegno di quell’Italia che la diseducazione di massa aveva privato d’ogni discernimento critico e che vedeva nel Capo l’esempio da imitare e sostenere. Il cortocircuito che questa situazione ha determinato nel carattere di una certa Italia ha fatto sì che Berlusconi esibisca i propri vizi, la propria ricchezza, la sistematica violazione delle regole istituzionali e perfino del buongusto e della buona educazione come altrettanti pregi. Non passa giorno che non si vanti di quei comportamenti, di quella ricchezza, del numero delle sue ville, del suo amore per le donne giovani e belle, dei festini che organizza “per rilassarsi”, degli insulti e delle minacce che lancia a chi non inalbera la sua bandiera. E non c’è giorno in cui quell’Italia da lui evocata e imposta non lo ricopra di applausi e non gli rinnovi la sua fiducia. Lo scandalo “bunga bunga” è stato l’ennesima riprova di tutto questo. La magistratura sta indagando sugli aspetti tuttora oscuri di questa incredibile vicenda della quale tuttavia due punti risultano ormai chiari e ammessi dallo stesso Berlusconi: la sua telefonata al capo gabinetto del Questore di Milano nella quale chiedeva il pronto rilascio della minorenne marocchina sua amica nelle mani “sicure” di un’altra sua amica da lui fatta inserire da Formigoni nel Consiglio della Regione lombarda, e l’informazione da lui data alla Questura che la minorenne in questione era la nipote del presidente egiziano Mubarak. Queste circostanze ormai acclarate superano ogni immaginazione e troverebbero adeguato posto nell’ultimo romanzo di Umberto Eco dove il protagonista ricalca per alcuni aspetti “mister B” per le sue capacità d’inventare il non inventabile facendolo diventare realtà. La cosa sorprendente e stupefacente non è nella pervicacia con la quale Berlusconi resta aggrappato alla sua poltrona e neppure la solidarietà di tutto il gruppo dirigente del suo partito e della sua Corte, che fa quadrato attorno a lui ben sapendo che la sua uscita di scena sarebbe la rovina per tutti loro. La cosa sorprendente è che - sia pure con segnali di logoramento e di sfaldamento - ci sia ancora quella certa Italia il cui consenso nei suoi confronti resiste di fronte alla grottesca evidenza di quanto accade. Questo è l’aspetto sorprendente, anzi sconvolgente, che ci dà la misura del male che è stato iniettato e coltivato nelle vene della società e questo è il lascito, il solo lascito, di Silvio Berlusconi. Sua moglie Veronica, in una lettera pubblicata un anno e mezzo fa, lo scolpì in poche righe, stigmatizzò l’uso che il marito faceva del potere e delle istituzioni, i criteri di reclutamento della “sua” classe politica imbottita di “veline” e di attricette che avevano “ceduto i loro corpi al drago” e concluse scrivendo: “Mio marito è ammalato e i suoi amici dovrebbero aiutarlo a curarsi seriamente”. Quello che sta accadendo lo dimostra e lo conferma: quest’uomo è gravemente ammalato, l’attrazione verso donne giovani e giovanissime è diventata una dipendenza che gli altera la mente e manda a pezzi i suoi freni inibitori. Dovrebbe esser seguito da medici e da psico-terapeuti che lo aiutassero a riprendersi; ma sembra di capire che sia seguito da persone reclutate con tutt’altro criterio: quello di immortalare le apparenze della sua giovinezza in tutti i sensi. Ma così non fanno che aggravare il male. * * * È ormai evidente agli italiani normali e normalmente raziocinanti, il cui numero sta fortunatamente aumentando, che questa situazione non può continuare. In qualunque altro paese dell’Occidente democratico sarebbe terminata da un pezzo per decisione dello stesso interessato e del gruppo dirigente che lo attornia. Ma qui le cose vanno in un altro modo e sappiamo perché. Tra lui e i suoi accoliti, uomini e donne che siano, esistono vincoli che non si possono sciogliere perché ciascuno di loro (quelli che contano veramente) ha le sue carte sul Capo e lui ha le sue carte su tutti gli altri. Così per Previti, così per Dell’Utri, così per Scajola, così per Verdini, così per Brambilla ed altri ancora. A questo punto tocca a tutti coloro che ritengono necessario ed urgente porre fine al “bunga bunga” politico, costituzionale e istituzionale, staccare la spina. Presentare una mozione di sfiducia che vada da Bersani a Fini e da Casini a Di Pietro, che abbia la funzione che in Germania si chiamerebbe “sfiducia costruttiva”. Esponga cioè il programma che quell’arco di forze vuole attuare subito dopo che la sfiducia sia stata approvata e che si può riassumere così: 1. Indicare al Presidente della Repubblica l’esistenza di una maggioranza alternativa che gli consenta di nominare un nuovo governo, come la Costituzione prevede. 2. Elencare alcuni temi programmatici a cominciare dal restauro costituzionale, indispensabile dopo la devastazione compiuta in questi anni e, a seguire, alcune urgenti misure economiche e sociali, un federalismo serio che rafforzi l’unità nazionale e la modernizzazione della società articolandola secondo un disegno federale, una riforma della giustizia che sia utile ai cittadini, una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti nei vari modi con i quali quest’obiettivo può essere realizzato. Uno sbocco di questo genere sarebbe estremamente positivo per il paese e dovrebbe essere guidato da qui alla fine naturale della legislatura da un “Mister X” che abbia le caratteristiche e la competenza necessaria al recupero dei valori etici e politici che la Costituzione contiene nella sua prima parte, ammodernandola nella seconda in conformità alle esigenze che una società moderna richiede. Noi riteniamo che questo percorso vada intrapreso al più presto anche per riconciliare con le istituzioni un paese stanco e disilluso dal tristissimo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di utilizzare lo scandalo della minorenne marocchina strumentalizzandolo per fini politici. Si tratta invece di metter fine ad una rovinosa gestione governativa del “non fare” e del “malfare”, che non è riuscito ad aprire un cantiere, a sostenere i consumi e il potere d’acquisto, a recuperare un centesimo di avanzo nel bilancio delle partite correnti, ad invertire il trend negativo dell’occupazione, a fare un solo passo avanti nella buona riforma della giustizia e del federalismo. Infine a smantellare la “cricca” che da quindici anni non fa che rafforzarsi prendendo in giro i gonzi con il racconto d’una improbabile favola a lieto fine. La storia italiana ha visto più volte analoghe “cricche” al vertice del paese. Quando ciò è accaduto, la favola è sempre terminata male o malissimo. L’esperienza dovrebbe aiutarci ad interrompere questo percorso in fondo al quale c’è inevitabilmente la rovina sociale e il degrado morale.