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Fonte: saigon2k.altervista.org
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Il Rabbino Ovadia Yosef, la guida spirituale di Shas.

Un’importante figura religiosa Ebraica in Israele ha paragonato i non-Ebrei agli asini e a bestie da soma, dicendo che il motivo principale della loro esistenza è di servire gli Ebrei.

Il Rabbino Ovadia Yosef, la guida spirituale di Shas, un partito fondamentalista religioso che rappresenta gli Ebrei del Medio Oriente, la scorsa settimana ha detto durante un’omelia del Sabbath che “l’unico scopo dei non-Ebrei è di servire gli Ebrei”.  Yosef viene considerato come un importante leader religioso in Israele, e gode della fedeltà di centinaia di migliaia di seguaci.  Shas è un’importante coalizione nell’attuale governo Israeliano.

Yosef, che è anche un ex Capo Rabbino di Israele, è stato citato dal giornale di destra Jerusalem Post, sostenendo che la funzione base di un goy, termine derogatorio usato per descrivere un gentile, è di servire gli Ebrei.“I non-Ebrei sono nati solo per servire noi. Senza questa funzione, non hanno motivo di essere al mondo – esistono solo per servire il Popolo di Israele”, ha detto Yosef nel suo settimanale sermone il Sabato sera, che era dedicato alle leggi riguardanti le azioni che i non-Ebrei possono fare durante il Sabbath.

Yosef ha anche detto che le vite dei non-Ebrei in Israele sono preservate da Dio per evitare perdite agli Ebrei.

Yosef, ampiamente considerato come un importante conoscitore della Torah e un’autorità nell’interpretazione del Talmud, un fondamentale testo sacro Ebraico, ha fatto il paragone fra gli animali da soma e i non-Ebrei.

“In Israele, la morte non ha potere su di loro… Con i gentili, sarà come con ogni altra persona. Devono morire, ma Dio da loro una lunga vita. Perchè ? Immaginate se l’asino di una persona morisse, questa perderebbe i suoi soldi.”

“Questo è il suo servo… Ecco perchè vive una lunga vita, per lavorare bene per questo Ebreo.”

Yosef ha poi spiegato meglio le sue idee sulla servitù dei gentili verso gli Ebrei, chiedendo “perchè c’è bisogno dei gentili ? Questi lavoreranno, areranno la terra, mieteranno; e noi staremo seduti come dei signori e mangeremo”.

“Ecco perchè sono stati creati i gentili”.

Il concetto secondo cui i gentili sarebbero esseri infra-umani o quasi-animali è ben radicato nell’Ebraismo Ortodosso.

Ad esempio, i rabbini affiliati con il movimento Chabad, una setta Ebraica suprematista ma nonostante ciò influente, insegna apertamente che a livello spirituale, i non-Ebrei hanno lo status delle bestie.

Abraham Kook, la guida religiosa del movimento dei coloni, disse una volta che la differenza fra un Ebreo e un gentile è più grande e più profonda rispetto a quella che esiste tra gli umani e gli animali.

“La differenza fra un’anima Ebraica e l’anima dei non-Ebrei -tutti loro ad ogni livello- è più grande e profonda della differenza che c’è fra un’anima umana e le anime del bestiame”.

Alcune delle esplicite idee razzistie di Kook vengono insegnate nel college Talmudico Markaz H’arav, a Gerusalemme. Al college è stato dato il nome di Kook.

Nel suo libro, la “Storia Ebraica, la Religione Ebraica: Il Peso di Tremila Anni”, il defunto scrittore e intellettuale Israeliano Israel Shahak sostiene che ogni volta che dei rabbini Ortodossi usano la parola “umano”, normalmente non si riferiscono a tutti gli umani, ma solo agli Ebrei, dato che i non-Ebrei non vengono considerati umani secondo la Halacha della Legge Ebraica.

Alcuni anni fa, un membro della Knesset Israeliana, rimproverò i soldati Israeliani per aver “trattato degli esseri umani come se fossero Arabi”. Il membro della Knesset, Aryeh Eldad, stava commentando sull’evacuazione da parte dell’esercito Israeliano di un avamposto di coloni nella West Bank.

Di fronte all’effetto negativo di certi insegnamenti Biblici e Talmudici nelle loro relazioni interreligiose, alcuni leaders Cristiani in Europa hanno chiesto all’establishment religioso Ebraico di riformare le tradizionali percezioni dell’Halacha riguardanti i non-Ebrei.

Tuttavia, mentre le sette Riformiste e Conservatrici dell’Ebraismo hanno risposto in modo positivo a queste richieste, la maggior parte degli Ebrei Ortodossi ha completamente respinto gli appelli, sostenendo che la Bibbia è la parola di Dio e che quindi non può venir modificata sotto alcuna circostanza.

La Bibbia dice che i non-Ebrei che vivono sotto il governo Ebraico devono servire come “portatori d’acqua e taglialegna” per la razza padrona.

In Giosuè (9:27), leggiamo: “In quel giorno Giosuè destinò i Gibeoniti ad essere spaccalegna e portatori d’acqua per l’assemblea e per l’altare dell’Eterno, nel luogo che egli avrebbe scelto, fino al giorno d’oggi”.

Altrove nella Bibbia viene richiesto con forza agli Israeliti di trattare “gli stranieri che vivono fra di voi” umanamente “perchè voi stessi eravate stranieri in Egitto”.

18 Commenti a “Importante rabbino dice che i non-Ebrei sono asini, creati per servire gli Ebrei”

  • archimede:

    …ma qualcuno con un accendino nelle vicinanze non c’è?….la barba farebbe un bel “Puff” -

  • Prova con i tuoi specchi…….Archimede.
    Perdona la confidenza ma battuta simpatica la tua e di getto mi viene di rispondere con un’altra battuta.
    E’ comunque vero che nel profono di moltissimi ebrei alberga un profondo ma ben mascherato snobbismo verso gli altri uomini. Il giorno che accetteranno di aver conquistato il pianeta e ammetteranno che per essere superiori non basta arricchirsi e possederlo forse troveranno pace e lasceranno in pace.
    Si dice che non fanno proselitismo….. ma non per rispetto verso il credo di altre fedi, la verità è che chi non nasce ebreo non può diventare ebreo.
    http://merylho43.wordpress.com/2010/05/09/abramo-aveva-ragione/

  • Giuliano:

    ma ‘sto tizio si è mai letto il Mein Kampf? se lo avesse fatto avrebbe capito il perchè del furto di stato che ha portato all’olocausto e, secondo me, si risparmierebbe sparate del genere.
    questi pensano che il tempo abbia fatto dimenticare e ci stanno riprovando a conquistare il mondo economicamente.
    Secondo me non hanno capito ed imparato nulla e prevedo tempi abbastanza bui.
    Giuliano

  • Jacopo Castellini:

    Credo che le parole del rabbino siano comprensibili solo nell’ottica dell’articolo Fratelli coltelli qui pubblicato:
    http://www.stampalibera.com/?p=14747

  • Cristiani per servire
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    Il Presidente
    Salute e patologia psichica.

    Dopo ben 32 anni dalla chiusura dei “manicomi” le modalità gestionali per questo delicato settore dove si deve promuovere la cura della salute dei portatori di handicap psichici e ,“… di fronte all’aumento dei casi di disagio e anche di vera patologia psichica “( dalla Prolusione del Card.Camillo Ruini nella 55° Assemblea Generale della CEI 14-18 novembre 2005 Assisi ) , ancora una volta la politica è assente!

    In Vaticano il 18 e 19 Novembre 2010 promossa dal “Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari” si svolgerà la 26° Conferenza Internazionale sul tema “Per una cura della salute equa ed umana alla luce della Caritas in Veritate”, segnando una nuova tappa nel lungo cammino di ricerca sui temi di fondamentale importanza riguardanti la sacralità della vita, uno dei pilastri dell’antropologia cristiana, della dignità della persona umana e nella cura sia sul corpo che nella mente.

    Significativa e trainante, come sempre, la Chiesa Cattolica mantiene la capacità nei suoi Pastori di evidenziare, considerare e valutare in nome dell’uomo e della morale tutte le storture che si verificano nella società.

    Scaraventare migliaia di migliaia di famiglie nella disperazione e nell’angoscia, a seguito della chiusura degli Ospedali Psichiatrici, costringendole a vivere giorno e notte direttamente il rischio ed il dramma conseguente con la presenza in essa di un malato di mente e costringere le stesse in alternativa ad accollarsi costi di ricovero, è stato un rimedio peggiore del male per la carenza di progettualità.

    La vergogna da stigmatizzare, è nelle leggi di riforma 180 e 833 del 1978 e nei vari “Progetti-Obiettivi”che non hanno saputo garantire assistenza, strutture adeguate, finanziamenti programmati alla prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale dei “malati” , non prevedendo l’obbligo di cura se non quando quest’ultimi diventano pericolosi per sé e per gli altri. (TSO).

    Nonostante che la chiusura dei manicomi prevista dalle leggi sopra descritte e la presa in carico, parziale, sul territorio dei pazienti psichiatrici, il cammino è stato lento per le difficoltà delle Regioni a reperire personale e strutture atte alla bisogna.

    La vergogna, comunque, da stigmatizzare, è l’insistenza sul territorio di 7 ospedali psichiatrici privati convenzionati con 940 pazienti ( dalla Relazione al Parlamento del Ministro della Salute 21.1.2005 ); inoltre di 6 ospedali psichiatrici giudiziari con 1282 pazienti ( periodo marzo 2001 Dipartimento Amministrazione Penitenziaria ); di 31.548 “pazienti” ricoverati nelle carceri italiane ( dati da Giulio Stagnini Presidente della Società di medicina e sanità penitenziaria ( Quotidiano “Il Tempo” di Roma del 27.9.2004 pag.8 ) per un totale di 33.370 persone ricoverate in strutture definibili manicomiali.( senza contare i residui malati ancora presenti nelle strutture protette ).

    Questi dati sono solo quelli su cui contare, anche se recentemente persone assistite in strutture sanitarie ( 117 al S.Maria, 158 al Don Uva in Puglia e 18 a Palermo–Villa Stagno, sono stati trasferiti in strutture residenziali interne agli Istituti. ( da Affari Italiani 12.11.2010).

    L’analisi è troppo lunga in quanto per curare questi pazienti sono rimasti solo i Servizi di diagnosi ed assistenza in funzione presso gli Enti Ospedalieri Generali, dove a volte non esistono Reparti di accettazione, dove i “ non troppo pazienti” vengono riempiti di psicofarmaci od altre terapie sufficienti a farli ritornare a casa dopo 7 giorni. Un po’ poco nel sistema di cure preventive !
    !
    La famiglia non è garantita in alcun modo, perché per quella che ha un “malato” di questo tipo non trova il posto adeguato dove curare il proprio congiunto, né si può tenerlo in casa, per difendersi da un nemico invisibile e pertanto incontrollabile.

    Perché, chiediamo per l’ennesima volta, nel “Piano di Stabilità 2011” ( la Finanziaria 2011 ), vista la “negligenza”dei passati Governi e Parlamenti, non sono stati inclusi provvedimenti per i malati psichici, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri ?

    Ma perché non aggiungere finanziamenti a sostegno dei “malati “ psico-fisici che “vivono , anzi “sopravvivono” con misere pensioni e dotare un Fondo Finanziario “Dopodinoi” , autentico cruccio delle famiglie di costoro ?

    Il “Piano di Stabilità 2011” che la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura se da una angolazione ha affrontato punti essenziali realistici, non per questo avviso ha rimandato alla politica l’eventuale risoluzione di temi sociali come quelli fin’ora trattati?

    Il Governo dovrebbe fare una legge-quadro di riforma, Signor Presidente del Consiglio da inserire nel settore sicurezza nei 5 Punti Programmatici, augurabile, nel proseguo del Suo Governo!

    Questo perché la giustizia è uguale per tutti!

    Nella riflessione sui temi della salute di quel Convegno sulla salute che avverrà in Vaticano e della Pastorale Sanitaria, l’Assemblea Generale dei Vescovi Italiani ha ribadito, in maniera ineccepibile, l’esigenza che il federalismo in itinere preveda meccanismi perequativi in favore di quelle Regioni che sono svantaggiate ! Sarà la prospettiva federalista a risolvere questa “patata bollente” , dove “fortunati” saranno coloro che abiteranno in quella Regione che provvederà senza indugio a risolvere questa autentica piaga sociale?

    Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, ci auguriamo di tutto cuore che questo “problema” venga comunque risolto, per non continuare a vedere morti annunciati! Non ci deluda!
    Previte.
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  • Cristiani per servire
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    Il Presidente
    E’ considerata licenza di uccidere l’eutanasia ?

    Tutti sappiamo che il diritto alla salute, così come sancisce l’art.32 della n/s Costituzione “nel rispetto della persona umana”, ha una sua priorità e come tale esige interventi di tutela in maniera coordinata e coerente.

    Conoscendo vicende umane, queste ci inducono a pensare che da molto tempo siamo di fronte ad una superficiale cultura che sottrae alla ragione il perché si soffre e si muore, per cui pare necessario quasi impellente affrontare il ricorso alla eutanasia.

    Il “caso di Eluana Englaro, in questi giorni ricordato da alcuni mass media, riportato vistosamente alla ribalta dalla Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte d’Appello di Milano con la motivazione di concessione della morte mediante fame e sete, per l’ennesima volta è stato portato con notevole incisione alla “luce” il 15 novembre 2010 dalla trasmissione televisiva “Vieni via con me”, una vergognosa campagna pro eutanasia.

    Quella Sentenza, sulla quale si dovrebbe stendere un pietoso velo, voleva “imporre” ulteriormente al popolo italiano un prevalere verso l’istituto terribile dell’eutanasia, una licenza di uccidere”, una omissione di soccorso.

    Il “caso Eluana Englaro ed “altri”, interessante la medicina e la morale portato all’attenzione generale, certamente è da accogliere con umana comprensione e considerazione, mentre il diritto a far valere l’affermazione del consenso all’eutanasia è in contrasto con la volontà dell’opinione pubblica e del Parlamento fin’ora l’unico delegato a legiferare.

    La vita umana è un valore che va difeso, se viene indifesa si può andare incontro a discriminazioni inique o distruttive, come nel caso in esame.

    Ma tornando al caso di staccare la “spina” non condivisibile, fin’ora, da parte generale della pubblica opinione, riguarda non solo per il fatto in se stesso, ma anche perché ci porta ad una complessa ed ampia riflessione che ci vorrebbe indurre a considerare senza valore la vita umana in nome della così detta “pietà”, che potrebbe coinvolgere persone anziane, disabili non autosufficienti, malati psichici, tutti uniti in un unico abbraccio della sofferenza.

    A questo proposito fin dal 30 ottobre 2009 ho giacente in Parlamento ( 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica col n.911 e 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati col n. 787) una mia Petizione in difesa della vita per la sua assoluta e suprema dignità.

    Infatti pare vada affermandosi, anche nel campo della disabilità in genere, il “budget del ricoverato” che considerando superato l’intervento finanziario proposto dal Servizio Sanitario Nazionale il “paziente” in qualsiasi condizione di salute si trova verrebbe dimesso dalle corsie ospedaliere, ancor più grave se agonizzante, in fase terminale ed in età avanzata. Un vero crimine, al quale il Parlamento Italiano non mi ha ancora risposto e che ritengo una mascherata eutanasia!

    Il problema morale è chiarire il concetto ed il contenuto della eutanasia, ma di fronte ad atteggiamenti di rifiuto dell’accanimento terapeutico, del dolore non necessario o testamento biologico (cioè autodeterminazione del paziente, provvedimento ancora in discussione nel Parlamento Italiano), si corre il grave rischio che dal considerare la così detta pietà per le sofferenze insopportabili si possa passare alla legalizzazione della vita senza valore , “considerazione”, ripeto, che potrebbe coinvolgere disabili psico-fisici, malati terminali, anziani non autosufficienti.

    La “Raccomandazione” n.776/1976, una delle ultime “raccomandazioni” dell’Assemblea del Consiglio d’Europa afferma “ che il medico deve placare le sofferenze e che non ha diritto di accelerare il processo di morte”.

    A fronte di questa ed altre posizioni internazionali, si pone :
    1.) il cristiano alla luce della fede dove la dignità umana va rispettata dalla nascita al suo naturale declino,
    2.) l’uomo della strada che ha voglia e volontà di vivere,
    3.) la società che attende condizioni umane capaci di assicurare l’assenso ad ogni vita anche la più inutile e senza valore.

    Nel rispetto dei valori etici che una quasi giornaliera diffusa psicopatia anche “reclamizzata” da fantasiose trasmissioni televisive vuole distruggere il concetto della vita svincolata da ogni rapporto umano e sociale, resta imperativo il tenere alta la coscienza della grandezza del carattere sacro e del valore della vita umana in ogni momento ed in ogni occasione, mentre il mondo civile, la ragione, la logica non chiedono di morire, ma di vivere.

    http://digilander.libero.it/cristianiperservire Previte

  • Cristiani per servire
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    Il Presidente
    La famiglia resta quella della morale cristiana e ( almeno per il momento) quella sancita dalla Costituzione Italiana.

    L’insigne Magister Aristotele, il più dotto dei filosofi greci e dell’antichità, “ipse dixit” che l’uomo “è un animale politico” perché riesce a vivere in maniera umana con altri.

    Il fondatore del realismo nella filosofia reputava, quindi, la giustizia quale virtù sociale nel riconoscere il diritto degli altri, delle persone umane che formano la convivenza nell’etica naturale.

    Trasportata in questi n/s tempi potrebbe essere la sintesi anticipata di riflessione sul concetto di libertà, di giustizia, di azione, di proposizione della convivenza civile, sul senso della vita, nel rispetto della dignità umana, nella aggregazione della famiglia fulcro indispensabile e centrale della vita della società.

    I rapporti nella comunità civile sono regolati, quindi, dal riconoscere la libertà dell’altro, cosa che avviene con grande difficoltà in questa civiltà folle, dell’individualismo, dell’indifferenza e del relativismo.

    Rapporti statistici ci portano a conoscere che su 10 omicidi avvenuti nell’ambito familiare , 6 sono stati consumati tra le mura domestiche, mentre altri consentono di rilevare una progressiva erosione del concetto famiglia in favore di convivenze diverse.

    Noi ci vogliamo soffermare, in breve, sul concetto famiglia.

    La famiglia italiana, trasformata dalla conversione dell’Italia da paese agricolo a quello industriale, che quei rilevamenti statistici, forse, vogliono affermare lo sviluppo di una cultura troppo spesso indirizzata contro ogni forma di vita sociale e di vincolo matrimoniale in favore di nuove modalità dell’essere famiglia, resta ancora oggi salda e di continuazione tradizionale.

    Pur tra crescenti difficoltà, possibile frammentazione delle forme familiari, crisi, stress, capacità di “tenuta” che si fa sempre più labile e debole unitamente ad altre “anomalie”, la famiglia resiste ancora in questo contesto culturale malgrado, ripetiamo, i segnali di intensa fragilità.

    Comunque,“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29) , ciò significa che l’ordinamento familiare si considera come infatti è, preesistente allo Stato, quindi l’espressione della Costituzione Italiana, “riconosce i diritti di famiglia”, li considera e riconosce come diritti primordiali, naturali conseguendo la concezione famiglia come “società naturale”, affermazione che va intesa nel senso che la famiglia deve essere considerata come un vincolo razionale ed etico che trova le sue leggi ed i suoi diritti nella natura stessa.

    I diritti della famiglia riconosciuti, senza escludere quella della morale cristiana, sono tali in quanto questa è “fondata sul matrimonio” “ ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi”, cioè di continuazione dell’umanità.

    La famiglia italiana, comunque è seriamente ammalata e non necessita di semplici farmaci da banco, ma di una costante valutazione della crescita individuale dei suoi componenti nelle diverse espressioni e nel riconoscimento all’unisono della dignità dei suoi componenti.

    Vogliamo sottolineare e considerare tale:
    la famiglia che “tiene”, perché continua a mantenere la promessa di fedeltà reciproca dei coniugi,
    la famiglia che continua a farsi “carico” dei propri figli,
    la famiglia che continua ad “aiutare”i propri genitori anziani
    la famiglia che continua a “curare” i propri membri disabili.

    Questi sono i problemi, che necessitano di priorità assoluta se vogliamo essere una civiltà della filosofia realistica e della non discriminazione verso persone disabili che è contro ogni ideale dell’Unione Europea della quale ne facciamo ampiamente parte.

    Una parola di speranza resta che si restauri per il bene comune quella istituzione naturale e compatta che è la famiglia, verso la quale la stessa riflessione dell’antica Roma non esitava a definire “Principium urbis est quasi seminarium rei pubbliche” , nucleo primo della città e semenzaio dello Stato .

    Previte
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  • archimede:

    Grazie per il consiglio Marisa, ma purtroppo mi hanno tolto i finanziamenti per comprare altri specchi dopo che qualche reginetta della RAI me li ha rubati(scherzo), -
    Per Giuliano: il libro Mein Kampf non lo scrisse Hitler, a lui fu dato l’onore di appropriarsi del diritto e la pubblicazione, ancora oggi non si è stati capaci di trovare la persona che ha scritto quel Libro..ma corrono voci che sia stato un Ebreo/Sionista fcente parte della cricca di coloro che collaboravano con le SA per la pianificazione di sgombero degli Ebrei dalla Germania, è saputo e risaputo che gli accordi per la creazione di uno Stato Ebraico in Palestina venne deciso proprio dai Sionisti ..con le conseguenze che ne derivarono allora, ieri come oggi ..tutto era stato programmato in grande stile in America e Inghilterra- “La Dimora di Satana si trova in Israele”

  • Cristiani per servire
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    Il Presidente
    Il dissolversi dei valori etici distrugge la convivenza civile?
    10 dicembre 2010 : 62°Anno della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo” voluta dalle Nazioni Unite.

    Il 10 dicembre 2010 ricorre il 62° anniversario della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo”, Giornata dedicata al ricordo e per la difesa, soprattutto, di due diritti d’importanza fondamentale nazionale ed internazionale :
    a.) La famiglia (art.16).
    b.) La vita ( art.3);

    Intorno a queste norme si discute ancora oggi in Europa, malgrado il trend, la direzione e la vibrante “raccomandazione”, all’osservanza del 10 dicembre 1948 da parte dell’ONU.

    Codice etico di principi fondamentali sui diritti umani ed individuali, ( fra i quali, il diritto alla vita, alla libertà, ad una esistenza dignitosa, alla sicurezza individuale, prevalenti nella n/s Costituzione ) , la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo è stata emessa dopo i drammatici eventi verificatesi nella seconda guerra mondiale.

    Il pilastro centrale della politica pubblica deve essere la persona, soprattutto, la famiglia “soggetto” delle politiche sociali e malgrado i segnali di intensa fragilità e pur tra crescenti difficoltà di capacità, di tenuta sempre più labile e debole, la famiglia italiana resiste ancora in questo contesto culturale, a dispetto di quanti “dicono a parole” di difendere!

    Da un certo periodo di tempo sui mass media e da parte di una certa spericolata politica, con una certa insistenza si vuole introdurre l’eutanasia, che con l’altra sorella l’eugenetica, costituiscono una delle norme del diritto alla vita ed alla morte, argomenti molto inquietanti che violano quei principi fondamentali dei Trattati Internazionali e della n/s Costituzione e che costituiscono un presunto “diritto di licenza di uccidere”.

    Il principio dell’intangibilità della vita umana è logico corollario della concezione cristiana della vita, ripetutamente confermato nel nostro tempo dal Magistero Pontificio e dai Documenti Conciliari ed Episcopali.

    L’eutanasia, intesa nell’antichità quale morte dolce cioè senza sofferenze, oggi viene definita nel bene e nel male intervento della medicina diretta ad attenuare i dolori della malattia e dell’agonia.

    In senso pratico significa procurare la morte, anche per pietà, allo scopo di eliminare le sofferenze per bambini anormali, malati terminali, malati cronici, disabili, “azioni” dirette a non prolungare una vita infelice.

    Nella n/s vita quotidiana, pare, che si vada uniformando nelle strutture ospedaliere, quello che ho chiamato il “budget del ricoverato”, una “forma di risparmio” che restringerebbe i tempi di degenza del paziente, ancor più grave se applicata a persone disabili, in tarda età od in agonia.

    Questo “sistema”, se vero, è una significativa indicazione drammatica di piena eutanasia una omissione di soccorso “fuori” dall’ordinamento giuridico italiano, una ”forma pratica di risparmio”, la cui eventuale applicazione il Parlamento la deve chiarire all’opinione pubblica ed in risposta ad una mia precisa Petizione del 30 ottobre 2009 !

    L’eugenetica, corrente di pensiero molto antica consistente in studi per il miglioramento della razza umana, ha arrecato conseguenze significative sulla vita di molti popoli ed é una pratica biomedica prepotente ed arrogante che spianò la strada alle terribili selezioni della purezza della razza e del genere umano tentate dai nazisti, sostenendo che la specie umana vada migliorata con qualsiasi mezzo, dagli aborti per eliminare i “figli imperfetti”, all’eutanasia per eliminare la vita “senza senso” .

    Gli eugenisti di oggi :
    a.) sono quelli che in nome di una sorte di pietà, per nulla a che vedere con la “pietas cristiana”, dichiarano che la vita attaccata al respiratore va eliminata per non soffrire la malattia, come vanno “dicendo” alcuni mass media e trasmissioni televisive di Stato;
    b.) sono quelli che, forse, si ispirano al Malthus, un economista inglese che attribuiva alla sovrappopolazione il male e le miserie sociali ;
    c.) sono quelli che riconoscono più il valore degli animali, quest’ultimi che rispettiamo e che pongono l’uomo allo stesso livello se non sotto, mentre è molto più importante valorizzare il genere umano.

    La vita e la famiglia sono i beni più preziosi che l’uomo possiede. Non li distruggiamo !

    Anche la ricorrenza del 20 dicembre, adottata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, ha voluto tutelare ulteriormente i diritti anche dei disabili, come gli handicappati psichici, affermando che “L’handicappato mentale deve godere in tutta la misura possibile degli stessi diritti degli altri esseri umani, tematiche di profonda attualità.

    Fra questi diritti, vengono nuovamente compresi il diritto alla vita, il diritto ad essere riconosciuto come persona e trattato come individuo prima che come categoria, il diritto ad avere una famiglia, il diritto alla migliore assistenza possibile ( medica, riabilitativa, re-introduttiva in ambito sociale se possibile), il diritto alla scuola, al lavoro ed altrettanti civici diritti.

    Quelli citati sono anniversari poco ricordati dalle nostre Istituzioni, ( occupate come sono in inutili e dannose litigiosità davvero sorprendenti e di poca statura morale !), perché nessuno si interessa alla situazione dei cittadini “disabili”, del mondo della sofferenza, in quanto è una “situazione” che non interessa nessuno e nessuno si interessa della “situazione” .

    Dobbiamo considerare che in Italia insiste una esaltazione di un “relativismo senza limiti”, un “feroce disinteresse”, inerenti anche la sicurezza dei cittadini, ( perché non bisogna dimenticare i folli gesti quasi quotidiani compiuti da menti psichicamente instabili),“condizione” che non abbiamo visto nei 5 Punti Programmatici del Governo Berlusconi. E’ augurabile che quest’ultimo possa continuare nella legislatura e ritenere prioritari questi gravi ed urgenti disagi sociali, adottando le misure legislative carenti da ben 32 anni !

    In Italia persiste vergognosamente una lacuna legislativa ! Una legge-quadro di riordino dell’assistenza psichiatrica, il cui provvedimento legislativo, ultimo, era racchiuso nel Testo Unificato “Burani-Procaccini”, sparito dall’Agenda Parlamentare fin dall’aprile 2005 e ce lo dovrebbe spiegare l’allora Presidente della Camera dei Deputati Onorevole Pier Ferdinando Casini “difensore” della famiglia, dimentico, che esiste, anche, la famiglia del disabile!

    Nel dibattito sul “Piano di Stabilità 2011”di recente discussione parlamentare, nessuno ha riconosciuta l’urgenza di interventi legislativi e finanziari nei confronti di cittadini italiani affetti da disturbi psichiatrici, delle loro famiglie e per la sicurezza di tutti i cittadini !

    Non posso terminare questo mio dire con la classica sinfonia : “Nessun dorma” (Turandot di Giacomo Puccini ) !

    Ancora una volta l’opinione pubblica, il mondo della sofferenza e quello cattolico, vogliono ricordare quelle norme di difesa, ampiamente disattese dalla politica e dai Governi, per una più equa ripartizione delle priorità tutelando sempre più i diritti morali e sociali dell’uomo rievocandoli in questo “62° Anno della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo” e “39°Anno della Dichiarazione dell’handicappato mentale”, sia prima e sia dopo la nascita dell’uomo, fino al suo naturale declino.

    Previte
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    Il Presidente
    Prevenzione, disability, handicap, riabilitazione, dopodinoi, sono tematiche che riguardano i soggetti deboli e svantaggiati.
    Come sono considerati dall’Ente Pubblico ?

    I termini :
    a.) “ prevenzione” , significa azione atta a prevenire il manifestarsi di danni fisici o psichici ;
    b.) “disability” , in generale significa condizione di persona che presenta menomazioni e gravità nella sfera motoria od anche parziale forza fisica funzionale od infermità, dove in quel corpo sofferente è possibile riconoscere un segno che incarna il dolore, evoca fragilità che denuncia il limite di condizione umana ;
    c.) “handicap”, si riferisce a persona che ha ricevuto uno svantaggio iniziale, una manifesta inferiorità, un ostacolo interno od esterno che impedisce di manifestare il massimo della potenzialità;
    d.) “riabilitazione”, è una successione di procedimenti, fatti od operazioni di reintegrazione in un diritto od in una funzione;
    e.) “dopodinoi”, l’incertezza del dopo la morte di colui/ei che sostiene il peso dell’assistenza ;

    sono quanto modestamente ed in breve ho cercato di esporre nell’ interpretare queste tematiche, che riguardano soggetti ritenuti deboli e svantaggiati, fra cui “spicca” il malato psichico, spesso all’ordine del giorno della cronaca dei mass media.

    Le molte promesse alla solidarietà sociale, in special modo psichica, da parte delle Istituzioni non hanno data una opportuna risposta alle necessità prioritarie degli stessi e delle loro famiglie. Solo parole, parole, parole!

    La politica, campione assoluto dell’ipocrisia, che al mattino “dice” ed alla sera “disdice”, deve in concreto tramutare con i fatti quella pseudo solidarietà, di cui sopra, che spesso “conclama”, mentre le Istituzioni devono uscire “fuori dall’ombra”!

    La “vicinanza” alla disabilità, quale termine solidaristico di tutti i Governi, non deve essere, ripeto, di sole “parole” che riguardano l’aspetto dei problemi di vita sociale delle persone, ma anche quella della difesa della dignità umana, dell’uomo sofferente, dell’individuo in difficoltà, del più debole, del più bisognoso e dei più svantaggiati come vengono descritti nel Preambolo della Costituzione Europea e non considerare sempre queste persone “morti sociali od inutili pesi “.

    Non basta più de-istituzionalizzare ad esempio il mondo della sofferenza psichica, patologia largamente diffusa fra i giovani e gli adolescenti per una pseudo integrazione nella società civile, ma necessita restituire il rispetto del diritto non come “malato”, ma come “persona” da beneficiare di quelle norme, anche giuridiche, che da tempo aspettano invano.

    Ricordo che un Governo passato,”incapace”di prendere provvedimenti per queste “persone”, ha inserito tra i farmaci gratuiti gli antidepressivi.

    Un po’ poco per i sofferenti e soprattutto per le famiglie di questi diversamente abili!

    Al di là delle barriere architettoniche, ben più dure a cadere, sono le barriere intellettive che offendono tutti, abili e disabili, ritorcendosi contro chi le continua a porre in atto, mentre la comunità civile e le Istituzioni possono trovare su questo terreno argomenti di interesse comune, specie laddove le famiglie provate dalla disabilità in qualche suo componente, fatica a stare al passo con un mondo che sembra sfuggire.

    E’ fuori da ogni ragionevole dubbio che la fondamentale istituzione assistenziale è la famiglia, fulcro indispensabile e centrale della vita della società.

    Ma uno dei problemi più scottanti, più difficili e di maggior rilievo di questi n/s ultimi tempi che affliggono le famiglie di tutti i diversamente abili é l’incertezza del “dopo”, cioè del dopo la morte di colui/ei che sostiene il peso dell’assistenza, soprattutto per non avere ancora una ragionevole certezza e sicurezza sui vari tempi assistenziali che il proprio familiare malato dovrà affrontare.

    Ancora una volta desidero ricordare alle Istituzioni il “DOPODINOI”, molto importante ed atteso dalle famiglie dei diversamente abili. Si tratta di quell’eventuale costituzione di un Fondo Speciale Economico nel quale confluire quelle parti di patrimonio, risparmi o beni che in eredità andrebbero ai disabili superstiti, che un giorno resteranno soli, o provvedere con interventi economico-legislativi in favore di coloro che non possiedono niente ! E’ vero che la legislazione italiana prevede il curatore, il tutore, l’amministratore di sostegno che si assumono l’onere di amministrare i beni degli handicappati psico-fisici, ma se amministrati da un Ente Pubblico, quest’ultimo sarà sempre operante ed attivo garantendo una naturale continuità che la persona fisica non è in grado di farlo.

    Gentili Signori della Politica :questa è la vera drammatica situazione, necessaria, prioritaria e non più procastinabile !

    Ritornando al quotidiano, i farmaci non sono per certi versi una cura, perché a volte non intervengono nelle cause della “malattia” che non solo rimane inalterata, ma rischia di cronicizzare se non diagnosticata per tempo nelle sue forme più gravi . Ecco l’esigenza della ricerca scientifica( art.9 Costituzione Italiana) anche sulle malattie mentali, “argomento” assolutamente disatteso e fortemente ignorato dalla politica.

    Non facciamo politica per nessun e con nessuno! Ma siamo per la verità e per la giustizia!

    Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, è’ necessaria una legge-quadro nazionale di riforma per la malattia mentale, adeguata, efficace, chiara e libera da ogni ipocrisia inerente questo grave disagio sociale, che sosteniamo con le n/s Petizioni in Parlamento.

    Ancora una volta ci domandiamo e domandiamo: ma per i malati mentali dopo ben 32 anni di silenzi e disinteresse, perché nessun provvedimento legislativo è stato adottato per tutelare chi soffre di queste patologie ?

    Bene ha fatto il Governo con il Piano di Stabilità 2011 di verificare certi “finanziamenti” inutili ed inefficaci, ma dovrebbe avviare provvedimenti utili a “cose” concrete, specie quelle che dovrebbero facilitare il compito sempre più impegnativo di chi assume le responsabilità e le cure in quelle famiglie dove insistono questi diversamente abili !

    Ma la famiglia, che tutte le parti politiche si affannano di difendere, bene prezioso, risorsa insostituibile in un modello sociale che vogliamo vedere ancora con valori etici, è anche quella ( lo ricordo all’Onorevole Pier Ferdinando Casini) che continua a curare i membri disabili o svantaggiati, comunque quella che costituisce una barriera al dilagare di una cultura sterilmente individualistica, relativistica, silenziosa e sorda e che ci infonde in maniera eroica un grande largo immenso esempio di civiltà e di solidarietà cristiana e sociale !

    Ora nel contesto della regionalizzazione, la auspicata ed invocata legge-quadro nazionale, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri è intesa in modo che le singole Regioni possano indirizzarsi in maniera omogenea all’emanazione di norme legislative a quelle modalità sancite dall’art.117 della Costituzione Italiana in materia assistenza sanitaria, tra cui la salute mentale per quelli che necessitano ed abbisognano, più di altri, di promozione della loro dignità e dei loro diritti, e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità dei servizi uguali in tutte le Regioni, garantendo sicurezza ai cittadini.

    Non posso non ricordare le finalità pastorali ed etiche sociali che ci pervengono dai Vescovi, dalla Sede Apostolica con il Santo Padre Giovanni Paolo II° e Papa Ratzingher, con richiamo all’incremento d’intervento verso questa grave ed urgente patologia affinché “non venga meno lo spirito di solidarietà” e ”dove in molti Paesi non esiste ancora una legislazione in materia ed in altri manca una politica definita per la salute mentale”(Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la XIV° Giornata Mondiale del Malato).

    Una parola di riconoscimento per il lavoro compiuto, và dato agli Istituti Religiosi Cattolici quali l’Opera don Orione, don Guanella, Fatebenefratelli ed altri, per la generosa ospitalità, peraltro essenziale, concessa da tempi remoti data la scarsità ricettiva pubblica.

    Ed altra citazione di gratitudine và data ai NAS dei Carabinieri, che con profonda professionalità e dedizione tesa ad una maggiore garanzia umanitaria e giuridica, sorvegliano le strutture e l’andamento gestionale nei centri ove sono ospitati anziani, disabili fisici, handicappati psichici.

    “Est modus in rebus” (c’è una misura nelle cose) : questo famoso detto di Orazio, insigne poeta latino, esprime l’ideale classico del giusto mezzo perché tutti, in special modo i giovani e gli adolescenti possano ottenere esempi di insegnamenti di vita dai “grandi”, dato che per il momento quella misura quel giusto equilibrio resta alquanto precario !

    Signor Presidente del Consiglio dei Ministri : la vogliamo chiamare disabilità, handicap, riabilitazione, ma è tematica sottovalutata dal mondo politico malgrado espressioni di pseudo solidarietà sociale, che poco garantisce coloro che possono difendersi di meno o che addirittura non possono affatto difendersi.

    Il mondo cattolico ( quello vero) e della sofferenza ( quello dei disabilitati) osserva con molta attenzione anche la urgentissima applicazione del DOPODINOI !

    Previte
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    Il Presidente
    Santo Natale 2010.
    Capo d’Anno 2011.

    La politica “guardi” al Paese reale.

    Da qualche tempo assistiamo al ricorrere della parola “famiglia”, dove tutti vogliono difendere a parole o con pseudo interventi a sostegno, ma tutti hanno notato il grande silenzio e disinteresse nel non richiedere, fra altri, quei provvedimenti sulle famiglie dove insistono i diversamente abili.

    Questo tipo di famiglie, seriamente e socialmente ammalate, non necessitano di semplici parole consolatrici, ma di interventi legislativi ad alta protezione sociale.

    La famiglia italiana che si vuole affermare quale sviluppo di una cultura troppo spesso indirizzata contro ogni forma di vita sociale in favore di una nuova modalità dell’essere famiglia, resta ancora oggi salda e di continuazione tradizionale.

    E’ FAMIGLIA : quella che continua a mantenere oltre che la promessa di fedeltà dei coniugi, che si fa carico dei figli, che aiuta i propri genitori anziani, è anche FAMIGLIA quella dove vengono curati i propri membri disabili e dove gravano i problemi più scottanti e più difficili quali principalmente :

    a) il dopodinoi : a causa dell’ansia del domani dopo la morte di colui/colei che sostengono il peso dell’assistenza e che non possono avere una ragionevole certezza e sicurezza sui vari tempi assistenziali che il proprio familiare disabile dovrà affrontare;
    b) il deterioramento del potere di acquisto quotidiano, non certo salvabile mediamente con euro 256,67, importo mensile dell’assegno di assistenza, collegato con gli indicatori dell’inflazione costo-vita.

    Questi sono i problemi che necessitano priorità assoluta, se vogliamo essere una civiltà della filosofia realistica e della non discriminazione verso persone disabili che è contro ogni idealità.

    Purtroppo la famiglia nel suo insieme, oggi, è una risorsa ignorata dalla società , ma le Istituzioni devono far riemergere il ruolo fondamentale che ha nella comunità per il bene comune.

    Alle Istituzioni ed agli uomini di buona volontà : occorre dare una straordinaria e forte testimonianza del valore della famiglia, dimostrando di “capire” una realtà viva, vitale, con la capacità di “mobilitarsi” nel richiedere e dare il riconoscimento che compete ad una identità culturale e sociale della crescita individuale dei suoi componenti, nelle diverse espressioni e nel valorizzare all’unisono la loro dignità.

    Auguri fervidi di Buon Santo Natale e Felice Anno Nuovo.

    Previte.
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    Il Presidente
    Malattia mentale : disagio molto negativo nel Bilancio 2010.

    In Italia solo il 3,4% del budget totale dedicato alla Sanità è utilizzato per la cura dei disturbi mentali, mentre in Tanzania è del 7%, il 10% in Australia e circa il 12% in Inghilterra. Da questi sommari dati statistici si rileva un grande squilibrio tra bisogni e risposte che deve far riflettere la politica italiana molto disinteressata alle necessità di risorse insufficienti per nuovi e migliori servizi dopo il fallimento del modello manicomiale !

    Sono passati 11 anni da quel 16/18 dicembre dalla indizione della “1° Conferenza Nazionale sull’handicap” del “Programma di Azione del Governo per le politiche dell’handicap 2000-2003” ( Testo approvato dal Consiglio dei Ministri – Governo Prodi il 28 luglio 2000 ).

    Sono passati sei anni da quel celebre 5 dicembre 2004 con il quale è stato dato il via alla “1° Giornata Nazionale per la salute mentale” con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri On.Silvio Berlusconi del 25 giugno 2004 (G.U. n.174 del 27 luglio 2004), e come dice la Direttiva “considerato che le Associazioni del volontariato più rappresentative a livello nazionale hanno fatto pervenire formale richiesta per l’indizione”.

    Sono passati 5 anni dalla “Giornata sulla depressione” avvenuta il 17 marzo 2005 nella Sala Verde di Palazzo Chigi dove ho esposto al Governo Berlusconi in 9 punti ( grazie al dottor Gianni Letta che mi ha assecondato), quanto di urgente vigeva e vige tutt’ora nel mondo della sofferenza psico-fisica.

    Dunque in queste “Giornate” nessun Governo, nessuna Amministrazione Pubblica, nessun organismo di volontariato si sono impegnati a promuovere, attraverso idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, la creazione e la diffusione di una cultura di accettazione della situazione in cui ”vivono” i soggetti con patologie psichiatriche. Solo parole!

    Dopo di ché, per tutte le “ipotesi”, il nulla! , come il nulla nel recente “ Piano di Stabilità 2011” !

    Non vogliamo certamente criticare quelle “ipotesi” sia del Governo Prodi come quello del Governo Berlusconi,( non siamo legittimati per una vocazione politica), tuttavia quelle proposte di mutare la malattia mentale con “Conferenze” “Giornate” o “Campagne pubblicitarie” ancor più “suggerite” da quanti dicono di difendere questi “malati”, non è stato e non è tutt’ora il modo per vincere pregiudizi, combattere lo stigma sociale, l’esclusione, la discriminazione e via dicendo e risolvere il “problema”.

    Per superare tutto ciò contro la follia, bisogna rispondere alle necessità dei “malati” e di quanti sono materialmente loro vicini.

    Le aride statistiche ci propongono che a livello mondiale i disturbi neurospichiatrici sono causa di morte per un milione e passa di persone, senza contare quell’altissima percentuale di vittime di traumi psicologici per un “numero impressionante di morti” di persone che convivono con guerre, terrorismo, torture ed altre forme di violenze causate da ”traumi psichici talora difficilmente recuperabili”, come ha denunciato con coraggio il Santo Padre Benedetto XVI° nel Messaggio della XIV° Giornata Mondiale del Malato che si è celebrato nel lontano 11 febbraio 2007 a Seul.

    Lottare contro l’emarginazione di chi soffre di disturbi psichici e sostenere cure e prevenzione con risorse umane adeguate, questo in sintesi l’invito del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moom per la recente “Giornata Mondiale della salute mentale” dedicata quest’anno al rapporto tra benessere psichico e malattie croniche.

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 450 milioni di persone che soffrono disordini mentali e nella metà dei casi iniziano prima dei 14 anni. Schizofrenia e bipolarismo sono le patologie più diffuse dall’ONU. Quindi di fatto disturbi emotivi in giovane età sarebbe un fattore di rischio per contrarli in età adulta.

    Ecco l’importanza della prevenzione che ho auspicato nelle n/s Petizioni giacenti in Parlamento, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri ! Signori Presidenti dei Consessi Parlamentari!

    A livello Censis il 20 % della popolazione italiana accusa disturbi psichici, il 4% di disturbi mentali, il 16% di varie forme di disagio mentale, il 30 % assume psicofarmaci ed il 15 % delle famiglie sono colpite nei loro familiari da disturbi neuropsichiatrici, mentre per l’ISTAT il 15 % uomini e il 25% donne sono colpiti da disturbi psichici.

    Molto spesso le strutture pubbliche sono insufficienti e le persone sono colpite da doppia diagnosi di malattia mentale e dipendenza da droghe od altro, come negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari gli internati non possono essere dimessi perché mancano le strutture di accoglienza, “situazione” rilevata per l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa (NA) anche dall’ex-“Commissario per i Diritti Umani della Unione Europea” Gil-Robles nella Relazione per la sua visita in Italia il 10/17 giugno 2005. ( vedi n/s sito internet ) .

    Per non parlare degli Ospedali Psichiatrici Convenzionati tutt’ora in auge, alla faccia della legge 180 e 833 !

    Ogni attenzione rivolta alla promozione della vita umana fisica o mentale, sia della singola persona che dal contesto familiare merita certamente un riconoscimento al proponente “a quivis de populo”, tuttavia non possiamo non rilevare che situazioni reali e concrete non si risolvono con “Conferenze”, “Campagne pubblicitarie” o “handicap-day”, perché ciò che il mondo dell’handicap vuole sono soluzioni concrete che riguardano alcune necessità, quali in breve:

    1. il settore economico – 256,67 euro mensili di provvidenze economiche a favore degli invalidi civili sono solo sufficienti a sopravvivere;
    2. il settore normativo.legislativo che tutelino i loro diritti in un unico Testo Unificato ;
    3. la carenza di una legge-quadro sulla tematica malattia mentale.

    Ecco, per le complesse problematiche attinenti alla cura della salute dei cittadini con disagio psichico e per il superiore principio della centralità della persona-malata, ancora una volta nel Rendiconto 2010 dobbiamo constatare il disinteresse delle Istituzioni. TUTTE !

    A riguardo riporto, per una grande attenzione, una preziosa riflessione di un nostro contemporaneo Poeta a parziale commento dell’opera letteraria del .Macchiavelli “Il Principe” : dove “Il fine giustifica i mezzi “.

    E continua testualmente il saggio Poeta, “Ma è stato frainteso. Egli intendeva spiegare al volgo, che il Principe, inteso come il detentore del potere, ( come la politica dei n/s giorni) giustifica per se stesso qualsiasi mezzo pur di ottenere il suo tornaconto, e non era una espressione per incentivare qualsiasi bassezza da parte di chiunque che prescindesse dai propri meriti, pur di volere forzosamente ottenere il meglio per se a demerito del rispetto e delle necessità altrui”.( da il Cav.Uff.le Renato Piccioni Poeta e Presidente dell’Accademia Culturale Sammarinese “ Le tre Castella”).

    Sono parole, quelle del Poeta, che meritano una meditazione molto profonda per il contenuto, esposto con coraggio ed esprimono un senso ed una valutazione del presente, dove alla fine la morale è sacrificata all’interesse, difetto assai diffuso in quei tempi, ma non certamente trascurabile nei nostri giorni !.

    Ribadisco, ancora una volta, l’ascolto delle istanze è la condizione essenziale che deve presiedere ogni azione per tradurre in concreto la tanto conclamata pseudo solidarietà ed integrazione del disabile, più, ancora una volta ripeto, che “Giornate” o “vane parole”. Serve l’impegno concreto delle Istituzioni considerando che la sede naturale per una risoluzione definitiva di questo “bubbone sociale” è il Parlamento.

    Per dare voce a coloro che non possono esprimerla, per promuovere la cultura dell’accoglienza della disabilità, per difendere il malato dal silenzio e dal disinteresse da parte delle Istituzioni per le condizioni di ciascuna persona nello stato sociale.

    DOBBIAMO AVERE MOTIVI DI SPERANZA che non vediamo, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signori Presidenti dei Consessi Parlamentari !

    Previte

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    Il Presidente
    Salvaguardare i diritti umani. Le “mattanze umane” di Genova, Quartu Sant’Elena e Perugia non insegnano nulla?

    Sovente si sentono, da parte di chi “conta”, dichiarazioni od esternazioni d’occasione, non ultima quella di un Capo Partito sulla violazione di diritti umani nella ex-Repubblica Sovietica, senza alcuna valutazione su fatti od episodi di una certa rilevanza che stanno succedendo in Italia, come quelli riguardanti la salute pubblica, ”bersagliata” in questi ultimi tempi.

    La gente non trova un logico riscontro nella vita pratica e le belle parole, anche se provenienti da quel Capo Partito, che dice di essere cattolico e difensore della famiglia, restano soltanto una valanga e poco convincenti inutili parole.

    Ma quanti passi indietro la politica deve fare per il bene dell’Italia ?

    Abbiamo ancora nelle orecchie le allarmanti notizie delle “mattanze umane” avvenute recentemente a Genova, a Quartu Sant’Elena, raccapricciante, poi, quella avvenuta a Perugia dove il figlio ha massacrato e sezionato il corpo del proprio padre per mettere mano sull’eredità, sono tristi, ma purtroppo non ultime vicende, che attestano la deviazione di menti non certamente sane, che ci hanno lasciati annichiliti per tanta violenza e prodotto morte, desolazione, sconforto, sbigottimento!

    Ma cosa sta succedendo in Italia ?

    A questo punto bisogna considerare che è difficile abituarsi e soprattutto spiegarsi perché rispetto ad altre patologie, viene”accantonata” quella psichiatrica che batte in breccia sulla pelle di ignari cittadini, o dei “malati” raramente menzionati, salvo casi eclatanti, forse perché pazienti “scomodi”, volutamente “dimenticati”, o nella migliore delle ipotesi con “problemi” demandati ad una teoria astratta delle leggi ?.

    La malattia mentale, qualunque sia la manifestazione, è il calvario dei familiari che hanno un loro congiunto soggetto a disturbi nella sfera neuropsichica e non trovano una chiara risposta in una psichiatria moderna e funzionale.

    La malattia mentale, Signori della Politica, “impera” da ben 33 anni sul territorio, cioé dalla chiusura dei “manicomi” !

    E’ materia molto delicata che va affrontata con urgenza, in concreto, libera da proposizioni burocratiche e con una serena valutazione e seri provvedimenti, come avevoprospettato al Governo Berlusconi nella Sala Verde di Palazzo Chigi il 17 marzo 2005 nella “Giornata sulla depressione”.

    E’ una constatazione di fatti, perché, ripeto, dopo 33 anni dall’emanazione della chiusura degli ex-Ospedali Psichiatrici, mancano servizi specifici in strutture adeguate, perché per la psichiatria si continua ad investire poco o niente, malgrado la evidenza di una situazione critica in aumento dall’infanzia alla senescenza.

    Oggi si calcola che il 40% di tutte le richieste di visita al medico di famiglia ed il 20% di ricoveri siano conseguenti a patologie psichiche e che i servizi pubblici affrontano l’attacco di panico-depressione e di schizofrenia con una metodologia inadeguata e costosissima, come è emerso nell’IX Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia ( Roma dal 24 28 febbraio 2004).

    Ci si chiede :
    come sono gestiti i disturbati mentali in aumento vertiginoso;
    quante persone ( erano circa 25.000) hanno lasciato quei vituperati “ospedali psichiatrici” e che fine hanno fatto;
    quanti sono i “residui manicomiali” tutt’ora “residenti” negli ex-manicomi;
    quante famiglie vivono nel terrore di sobbarcarsi oneri ed onori nel tenere in casa questi “malati”;
    quali percorsi riabilitativi hanno seguito quelli ex-residui manicomiali;
    che tipo di abbandono o di violenza hanno conosciuto;
    quali innovazioni sono state apportate;
    quali nuove terapie;
    quali ricollocazioni sociali;
    quanti inserimenti familiari affettivi o lavorativi;
    dove sono finiti i redditi dei dimessi dagli ex-OP Pubblici valutati in forti somme di denaro giacenti nei depositi bancari o postali;
    quale fine faranno gli “ospiti” dei Manicomi Giudiziari ;
    perché sussistono ancora gli Ospedali Psichiatrici Privati;
    quando finiranno le sterilizzazioni clandestine offensive della dignità di quelle persone;
    quali controlli sono effettuati nelle poche strutture esistenti ;
    e chi controlla quelli che controllano i controllori ecc. ecc. ?

    Queste ed altre domande assillano l’opinione pubblica che attende risposte onde conoscere la verità! Bisogna avere il coraggio di affrontare la realtà e quanti vogliono dare un volto umano a questa “malattia”, non si devono fermare ad una “pitturata di facciata” trasferendo, poi in pratica, il “manicomio” in tanti piccoli “manicomi”.

    Nel Bel Paese del diritto positivo, il nostro, bisogna parlare di giustizia e fare giustizia, di umanità e dare umanità, di solidarietà ed applicare effettiva solidarietà e non chiacchiere od inutili parole !

    Non si deve aspettare per denunciare vergognose situazioni la “spinta” che viene da una qualsiasi protesta popolare, ma alle parole, Signori della Politica, alla morale, alla logica perché non “salvaguardare i diritti umani “ e coniugare la realtà con fatti concreti ?

    Previte
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    Il Presidente
    Per il bene dell’Italia, per il bene della famiglia, per il bene comune.

    Ecco queste parole stanno invadendo il nostro quotidiano vivere e forse non ci resta che l’ironia, quale magra consolazione e via possibile contro l’imperare dei luoghi comuni e per cercare di frantumare il muro di silenzio e disinteresse di tutti, specie della politica verso la pseudo solidarietà.

    Ma cosa é il bene ? Cosa è il bene comune? Il bene si presume essere una condizione necessaria per lo sviluppo delle relazioni fra i popoli nel campo della questione sociale, del diritto, soprattutto dell’etica ed è un impegno che interpella ciascuno di noi su cui si gioca il destino del n/s Paese. Ma è il bene comune molto importante per riconoscere il n/s prossimo.

    Il n/s prossimo sono quelle persone che ci stanno accanto nel nostro vivere quotidiano, o che incontriamo nelle strade delle nostre città, dei nostri paesi, delle nostre borgate, ma lo sono soprattutto quanti sono “lontani” ed “emarginati”, specie quelli sofferenti e tutti coloro che una azione sociale e politica molto spesso dimentica quale palese ingiustizia.

    Ormai è invalsa la parola : per il bene dell’Italia, per il bene della famiglia, per il bene comune !

    Il vero nodo del problema, è la disattenzione, il disinteresse, il silenzio “rumoroso” delle n/s Istituzioni ed il profilo sociale del n/s Stato, che si definisce civile e democratico, ma non applica il principio sancito dall’art.32 della Costituzione nel quale tutti, in quanto esseri umani, abbiamo il diritto “al rispetto della persona umana”, ad una”vita dignitosa”.

    La solidarietà, parola magica usata a proposito o ad altra simile allocuzione, è fatta di azioni, non di sole parole ed il bene per il nostro prossimo ed il bene comune devono essere indirizzati verso la società, verso la gente e principalmente verso la famiglia, la quale non è considerata nell’insieme dei suoi componenti, specie quella che “vive” situazioni di abbandono.

    E’ famiglia, e lo ripeto fino alla noia, quella che continua a mantenere la promessa di fedeltà reciproca dei coniugi, quella che continua a farsi carico dei propri figli, quella che continua ad aiutare i propri genitori anziani, ma è anche famiglia quella che continua a curare i propri membri malati sia nel corpo che nella psiche.

    Per la persona-sofferente, a volte, si può notare in genere che il rispetto per gli animali (verso cui abbiamo la massima comprensione e benevolenza) supera l’interesse verso l’uomo, collocando i primi nella serie A ed il secondo nella serie B della considerazione e dell’etica sociale. Insistiamo affinché la politica consideri la dignità umana, anzi, che il bene verso ogni persona malata o non sia una priorità, come abbiamo insistito in una nota a margine della “Conferenza Nazionale sulla famiglia”svoltasi a Milano a Novembre 2010 voluta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le politiche della famiglia.

    La “vicinanza” nei confronti dei cittadini non deve solo soffermarsi nell’evidenziare l’aspetto dei problemi di vita, ma anche la difesa della dignità dell’uomo, anche di quello sofferente, della persona bisognosa, dove le iniziative non coordinate sono totalmente inefficaci e dove insiste la logica gattopardesca del cambiare tutto purché nulla muti.

    Guardando il volto affranto non di una sola madre, ma di molteplici madri, padri, figli, irradiate spesso dalla TV vittime delle irresponsabili folli vicende quotidiane, pensiamo di dover dire e ripetere la carenza di visualità della vita del prossimo e quella di ogni persona.

    Siamo nella civiltà che si dice figlia del progresso, figlia di una cultura illuminista, figlia del diritto positivo, figlia della democrazia che esalta la ragione slegata e libera dal giogo della dittatura, ma nel frattempo siamo nell’era della presunzione.

    Devo ricordare che spesso la Chiesa ed i suoi Vescovi sollevano la tematica del dolore umano, specie sul senso del dovere dei cristiani di farsene carico in qualunque situazione esso si presenti.

    Queste nostre modeste considerazioni, fuori da ogni riferimento politico, vorrebbero aprire un dialogo con chiarezza con le Istituzioni, con la politica, con il Governo affinché nessuno si senta offeso, ma chieda alla propria coscienza se ha dato risposte sbagliate a problemi veri, se per il bene dell’Italia, della famiglia. del bene comune è coerente con quanto dice e lo confessi a tutti, specie a quel mondo cattolico ( vero! e non politico), a quel mondo della sofferenza che è silenziosa, poiché tutti insieme possiamo portare il bene comune a tutti, senza sventolare la bandiera dell’ipocrisia, certi come noi che ci riteniamo fuori dal coro, ma accanto alle persone in difficoltà ed ai loro familiari.

    Previte
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    Il Presidente
    Hanno diritto alla vita le persone anziane, in fin di vita, i disabili fisici, gli handicappati psichici, i ciechi, i sordomuti, gli emarginati, il mondo cristiano e della sofferenza ?

    E’ giacente nei lavori parlamentari la legge sul “fine vita”, ma intanto, pare, che si vada uniformando un principio molto strano e preoccupante da me definito “ budget del ricoverato” riguardante il campo sanitario-ospedaliero dove persone anziane in fase terminale o con motivi di disabilità ricoverati negli Enti Ospedalieri italiani in qualsiasi condizione di salute si trovano e superato l’intervento finanziario predisposto dal Servizio Sanitario Nazionale, vengono dimessi dai nosocomi senza peraltro predisporre strutture alternative atte al proseguo delle cure fino al compimento della vita terrena.

    Mi dispiace insistere e ripetere questo “argomento”, ma si tratta di una “situazione”, che riguarda non solo il mondo della sofferenza, ma tutti i cittadini, in quanto se questa è la realtà, allora è pura eutanasia mascherata e, se tale, legalmente autorizzata !

    Questa anomala situazione l’ho condensata in una Petizione il 30 ottobre 2009 ed assegnata col n.911 alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica e col n. 787 assegnata alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, tutt’ora priva di una risposta dalle competenti Commissioni Legislative, ma anche dal Senatore Marino e dall’Onorevole Leo Luca Orlando rispettivamente Presidente della “Commissione Parlamentare sul Servizio Sanitario Nazionale” e Presidente della “Commissione Parlamentare per gli errori della Sanità”.

    Ma cosa è : indolenza, o carenza di rispetto dei sistemi democratici, di rispetto dei soggetti deboli, di mancata applicazione della Costituzione Italiana che ha voluto dare allo Stato un volto ed un valore profondamente umani ?

    La procedura della non risposta è in netto contrasto con il diritto del cittadino di “ esporre comuni necessità” ( art. 50 della Costituzione Italiana), con il diritto della “pari dignità sociale” ( art.3 Costituzione Italiana), con l’art.141 ed art.109 rispettivamente del Regolamento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati “nel rispetto della persona umana”, nonché da un elementare comportamento etico e sociale , adempimenti che sono condizioni necessarie per corrispondere alle scelte di un umanesimo costituzionale !

    I Costituenti nello stabilire l’ordinamento fondamentale della Repubblica Italiana seppero guardare lontano, molto lontano nel futuro consolidando nel Testo le condizioni dei “cittadini in situazione di inferiorità” quali gli anziani, i malati, i disabili psico-fisici, gli emarginati, cioè le persone in difficoltà rispetto alla popolazione in condizione di alto, medio, relativo stato sociale, dando allo Stato, ripeto, un volto ed un valore profondamente umani.

    Allora bisogna considerare se le politiche contro la natalità e la vita così come la manipolazione genetica e quel ” budget del ricoverato“ sono in fase di approvazione e nel contempo di esecuzione, senza alcun dubbio allora dobbiamo pensare essere una congiura a livello politico che avverrebbe nelle n/s strutture ospedaliere in nome del risparmio, della libertà, del progresso e dei diritti individuali ed umani, i quali si negano agli altri al fine di permettere l’eliminazione di esseri umani il cui diritto alla vita viene negato, una autentica eutanasia, ripeto, “fuori fin’ora”!, dall’ordinamento giuridico italiano, una omissione di soccorso.

    L’opinione pubblica e noi con essa riteniamo doveroso, essenziale, improcrastinabile che il Parlamento, il Governo, il Ministro della Salute, il Servizio Sanitario Nazionale e quant’altro ( tutti che da molto tempo avevamo con urgenza interessati) si uniformino al dovere di garantire sicurezza a qualunque persona, specie quella diversamente abile, considerando tali le persone anziane, disabili od in fini di vita, il cui diritto legale è quello che spetta a godere alle cure mediche, alla nutrizione ed all’idratazione come predisposto dall’art.25 lettera f della “Convenzione per i diritti delle persone con disabilità” dell’ONU. ( Caso Englaro docet!).

    Se poi insiste la eventuale disparità di trattamento, questo è fortemente in contrasto con la Costituzione Italiana, con la Costituzione Europea, con Trattati Internazionali e col principio etico-educativo-sociale.

    Alle volte ci pare di essere stranieri nella n/s Patria: ma ci volete far conoscere la verità?

    Se le “proposte” di quelle metodologie della già ratificata “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” dell’ONU dove ognuno si deve prendere le proprie responsabilità Signori Presidenti dei Consessi Parlamentari e Signor Presidente del Consiglio dei Ministri e membri del Governo, venissero applicate, potrebbe subentrare la possibilità che tutti i disabili, possono correre il rischio di subire “violenze”, come pare avvenga con quel “budget del ricoverato”, e se vero, questo, ripeto, stravolge i diritti umani, offende la dignità della persona e nega il diritto alla vita, valutazione che non abbiamo alcun dubbio considerare e con noi l’opinione pubblica essere eutanasia pura, una forma particolarmente crudele e di abbandono del malato, ripeto, specie se disabile, agonizzante ed in stato avanzato d’età.

    Purtroppo viviamo in un mondo in cui non ci si “trova” quasi più, in un mondo in cui ciascun “soggetto umano” trova grandi difficoltà da una sorta di educazione “pro domo mea”, da un “nichilismo” che adatta pensieri e che cancella prospettive oscurando orizzonti, da “metamorfosi” davvero riprovevoli, da una “imposizione” del relativismo che non riconosce nulla di definitivo e che lascia come ultimo obiettivo solo il proprio io, dove si va “instaurando”, a danno dell’uomo, una cultura di delirio e di idolatria verso gli animali (che rispettiamo!) che costituisce una nuova moralità che supera il centralismo dell’uomo e lo relega al di sotto del genere animale.

    Come nell’antico teatro si annunziava la fine della rappresentazione, così oggi dobbiamo ammettere “acta est fabula !” ( la commedia è finita !).

    Con l’opinione pubblica, rivolgo urgentissimo appello ai Signori Presidenti del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Governo onde chiarire quanto sopra esposto, che avevo “temuto” e “denunciato” nella mie Petizioni ancora giacenti nelle competenti Commissioni Parlamentari, e ci dicano : hanno diritto alla vita le persone anziane, in fin di vita, i disabili fisici, gli handicappati psichici, i ciechi, i sordomuti, gli emarginati, il mondo cristiano e della sofferenza?

    Previte

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  • Gentile Signor Direttore,
    non possiamo non dimenticare il progressivo dissolversi dei valori morali, della mentalità eutanasica che mina la vita e la famiglia, che oltreché distruggere le famiglie ed i singoli, amareggia ed angoscia la società.
    Va aumentando, ed é imperante, il permissivismo smodato che dilaga e modifica la dimensione etica della vita.
    A volte si trova ipocrita che a stracciarsi le vesti siano coloro che dal 1968 in poi si sono battuti per la “rivoluzione” permissiva, lotta ai tabù, libertà sessuale, pornografia, immoralità e via dicendo, mentre gli onesti cittadini, i cristiani, i cattolici in particolare, devono operare allo scoperto facendo sentire il loro sdegno morale, tenendo accesa la virtù della speranza per la verità, la giustizia e valorizzare il senso della famiglia che resta sempre la cellula primaria della società ( diffidando da quei “politici” che si definiscono “cattolici” che a parole difendono la famiglia !).
    E’ da ritenersi impellente la convinzione che i giornali, specie quelli cattolici, dovrebbero porre in maggiore evidenza sull’idea della libertà per modificare la convinzione dominante, oggi purtroppo maggioritaria, perché ha il pregiudizio della libertà o la libertà come pregiudizio, a partire da quella PAROLA che ci ricorda come a farci liberi sarà la verità !.
    Un cordiale saluto.
    previtefelice@alice.it
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    Cristiani per servire
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    Il Presidente

    E’ proprio necessaria una mobilitazione civile in favore della vita e della famiglia ?

    Quando si richiamano i fondamentali diritti umani, i principi civili, cristiani, sociali della vita e della famiglia, parte del mondo moderno innalza un “muro di opposizione”, quasi a contestare e tentare di privare il diritto di dibattito se si toccano argomenti che riguardano queste “ problematiche ” : allora è necessaria una forte mobilitazione civile in favore della vita e della famiglia.

    Quando le idee non collimano con la politica, con il mondo dei mass media o con frange di contestatori, in nome della libertà di parola e non del libertinaggio, non si deve tacere, ma difendere il versante della morale.

    In Parlamento da tempo vengono affrontati i nodi cruciali della bioetica attraverso la discussione sul provvedimento legislativo :“Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazione anticipate di trattamento”.

    Nel possibile provvedimento legislativo si confrontano due culture :

    a.) quella di ispirazione cristiana, che dà il valore alla vita : dono del Creatore;

    b.) quella laica-laicista, centrata sul principio di autodeterminazione, del negare la vita, in poche parole alla pretesa di ottenere dallo Stato l’aiuto necessario a tradurre in pratica una possibile volontà di morire, cioè : la pratica della eutanasia.

    a.) Sul valore della vita, della dignità umana, dei diritti-doveri dell’uomo, dal cristiano, da qualsiasi entità creata, l’uomo nella sua libertà e nel nome della stessa esistenza, è esplicito : si alla vita !

    b.) Sulla libertà del paziente, il diritto a non vivere per negare tutte le cure e rifiutare ogni tipo di sostegno costituente l’autodeterminazione a non vivere : ognuno è libero. Ma all’impedimento alla vita, al rifiuto della nutrizione e l’idratazione (art.25/f “Convenzione sui diritti delle Persone con disabilità” ONU) l’uomo sapiens dice : no alla morte !

    Tutti sappiamo, a norma dell’art.32 della Costituzione, che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge”( fatte salve alcune necessità urgenti quali, ad esempio, vaccinazioni impellenti, cura di malattie contagiose, o trattamenti sanitari necessari ad impedire che persone affette da turbe psichiche facciano male a sé o ad altri) e che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

    Ma è normale, fatte salve alcune eccezioni, che nessuno, instato di incoscienza o meno, vuol essere lasciato solo quando è in fin di vita !

    In tema pratico :

    1.) l’eutanasia viene presentata come una morte dolce, senza sofferenze diretta ad attenuare il dolore della malattia e dell’agonia . Il Governo Spagnolo ha dato via libera al progetto di “Legge sul fine vita” il 13 maggio 2011, quale “morte degna” con lo scopo di “mitigare il dolore”onde evitare “l’accanimento terapeutico” ( ma dietro queste ambiguità si nasconde l’eutanasia, normative già approvate nell’Andalusia ed in Aragona).

    2.) l’accanimento terapeutico è una serie di interventi medici sul malato terminale ,

    3.) Il testamento biologico, costituisce una dichiarazione anticipata di trattamento (DAT), di volontà, di consenso informato, cioè l’autodeterminazione del paziente a garanzia di cure palliative e tutte le terapie del dolore disponibili.

    Alcune norme in discussione nel n/s Parlamento, così come si presentano nella politica, potrebbero indurre a correre il rischio di considerare la cosiddetta pietà, per le sofferenze insopportabili, come strumenti che portano all’eliminazione della vita che non avrebbe più valore, mentre il medico non è un esecutore della volontà di altri, ma sempre orientato all’etica della cura onde salvare la vita del paziente. Ippocrate il più grande medico dell’antichità ha adottato il principio :” L’uomo è ministro ed interprete della natura, se ad essa non obbedisce, ad essa però non comanda”.

    Sono considerazioni molto pericolose quelle che si presentano nel Consesso Parlamentare, perché possono coinvolgere malati di Alzheimer, handicappati psichici con gravi patologie, malati cronici, bambini anormali o, come in Svizzera ( dove è ammesso il suicidio assistito) ed in Gran Bretagna dove è stato chiesto alla Suprema Corte il suicidio assistito per i depressi : un relativismo incosciente,

    In Italia, mentre è in itinere l’iter parlamentare del provvedimento legislativo sul “fine vita”, pare che si possa trovare in alcune politiche sanitarie regionali, non trovando riscontro nelle regole statutarie, il concetto della limitazione e del risparmio, e potrebbe consistere nel negare il diritto alla vita ed alla salute dei cittadini, in quanto il paziente in qualsiasi condizione di salute si trova, verrebbe dimesso dalla struttura ospedaliera disumanizzando il rapporto sociale.

    Ora nelle leggi finanziarie, nella ripartizione delle spese sostenute dalle Regioni e nelle convenzioni o protocolli stipulati con ospedali pubblici o privati, la parola d’ordine, pare, sia quella di spendere meno, restringendo i tempi di degenza perfino per fasce di età ed in qualunque condizione si trovi il paziente, quello che ho chiamato il “budget del ricoverato” ( in una Petizione al Parlamento Italiano del 30 settembre 2009 : col n.911 assegnata alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica; e col n.787 assegnata alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati), una mascherata eutanasia, una situazione antidemocratica, una non risposta da parte del Parlamento che presume l’esistenza di una silenziosa e mal celata verità !

    Certamente a rischio e maggiormente penalizzate vengono a trovarsi le persone croniche, i disabili fisici, gli handicappati psichici, i malati terminali, le persone anziane in quanto la patologia da essi subita abbisogna di prestazioni sanitarie molto costose ed in nome del superiore “ordine” del risparmio si pensa per costoro che le speranze di vita siano molto residue-

    Come dire sei vecchio, mal “combinato”, un disavanzo umano e devi essere eliminato! Questa è l’ odierna concezione della vita!

    Il Parlamento, ripeto, deve ancora rispondere ad una mia specifica Petizione dal 2009, perché per ora questa “forma di risparmio mascherata”, se vera, è una pura eutanasia, una omissione di soccorso, un reato punibile penalmente.

    Di fronte a queste “nuove realtà”, c’è da chiedersi se il Legislatore può porre fine alla vita altrui ?

    Ci meraviglia, ma non più di tanto, che tale richiesta non sia velocemente ritenuta “argomento di un confronto sensibile ed immediato”, come qualche Alta Persona Politica ha detto, quando le n/s sollecitazioni sono state e sono continue e pressanti per conoscere la verità! Ma veramente siamo in democrazia? ( lo diciamo senza alcun riferimento politico! )

    Il principio fondamentale di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, assieme a quello della solidarietà sociale, è affermato dall’art.3 della Costituzione, e sono contrarie alla stessa quelle norme che concedessero ad una categoria od a singoli individui particolari privilegi non riconosciuti alla generalità delle persone, perché ciò violerebbe il principio della uguaglianza di trattamento, della pari dignità sociale, come ben sanciscono gli artt.13, 32, 36 .38, 41 .

    Nonostante il degrado morale che ci circonda, resta molto evidente che non è una minoranza in estinzione quella che ogni giorno fa il proprio dovere di cittadini e di cattolici nell’essere accanto ai ciechi, invalidi, anziani o malati terminali !

    Restando vicino a costoro, con qualunque “azione”, cerchiamo di infondere quel coraggio solidale necessario atto alla speranza, coraggio che ci dimostrò il Beato Giovanni Paolo II° che nella sofferenza e specialmente da quella finestra del Palazzo Apostolico l’ultima volta che è apparso al mondo, ha dimostrato di essere coraggioso, senza paura di niente e di nessuno, invitandoci ad essere coraggiosi nel “Novo Millennio inuente”.

    Il valore della vita dipende per i cristiani dalla capacità di seguire il rapporto della persona indicato dalla Fede e per i non credenti dall’interpretazione dell’osservanza del rispetto della dignità e della libertà umana.

    La famiglia è nel turbinio delle contraddizioni in questi nostri tempi, ma è il trampolino di lancio della capacità di relazione sociale, perché senza famiglia non c’è socializzazione. La crisi è grave e preoccupante perché si tenta di distruggere il fondamento della famiglia, cellula primaria della società.

    Anche se si parla di aiuti alle famiglie nelle politiche sociali, continua la cultura di voler prestare cura ai problemi delle convivenze o coppie di fatto dei single o dei matrimoni omosessuali, ma si tralascia la famiglia, specie quella dove insiste un malato psico-fisico, estraniato dalle Istituzioni!

    In analisi si vuole far ritenere normale la società moderna che adotta vari tipi di famiglia e diversi modelli di matrimonio, estraniando dalla “società dei felici” tutti gli “altri”. Ma cerchiamo di usare un po’ di buon senso!

    E’ vero che esistono situazioni difficili e casi che meritano rispetto, ma una cosa è l’andare a sanare situazioni con provvedimenti amministrativi, altra è stravolgere il diritto di famiglia fondato sul matrimonio tra uomo e donna come sancisce la Costituzione Italiana ed il diritto etico.

    Non è impossibile che un matrimonio possa naufragare, ma resta pur sempre l’istituto giuridico od il vincolo religioso che dà garanzie di durata, anche se all’origine, a volte, non vi è stata una severa presa di coscienza del matrimonio con il quale sono cresciute le nostre comunità.

    Se poi vi sono bambini questi subiscono disordini psicologici ( nevrosi, turbe psichiche, asocialità ecc.) e quanto alle coppie omosessuali è ovvio che queste non possono contribuire alla procreazione, cioè alla continuazione del genere umano, o sbaglio!

    In questa società che si dibatte in serie difficoltà economiche, morali, violenze in famiglia, violenze negli stadi di calcio, disagio giovanile, droga, eutanasia, depressione, stupri ecc. ecc. ecc. mali di cui soffre la nostra società, se si distrugge la famiglia, ma come si può riconquistare quei valori morali indispensabili che si tenta e si vuole abbattere anche in Italia, come è avvenuto in alcuni Paesi ?

    Nei momenti difficili della vita non possiamo restare sul monte delle nostre congetture ed estraniarsi dal mondo, ma richiede il coraggio di prendere coscienza della nostra povertà interiore e del nostro egoismo.

    Bisogna difendere la vita affinché non si abbatte definitivamente ciò che resta della nostra società.

    La famiglia, che i rilevamenti statistici, forse, vogliono affermare lo sviluppo di una cultura troppo spesso indirizzata contro ogni forma di vita sociale e di vincolo matrimoniale in favore di nuove modalità dell’essere famiglia, deve restare ancora oggi salda e di continuazione tradizionale, perché, spesso, la libertà della persona finisce dove comincia il libertinaggio della politica.

    Questa, purtroppo, è la sintesi che insiste nelle nuove realtà, che necessita di un più moderno concetto di libertà, di azione, di proposizione, di convivenza civile costituenti il senso della vita, il rispetto della dignità umana e della libertà in questa civiltà dell’individualismo, del relativismo e dell’indifferenza che si tenta di instaurare da troppo tempo.

    Infine la “vicinanza” nei confronti dei cittadini della Costituzione, più e più volte richiamata in questi ultimi tempi e poco incarnata, non deve solo soffermarsi nell’evidenziare l’aspetto di problemi di vita politica, ma anche la difesa della dignità dell’uomo dove spesso le iniziative non coordinate sono totalmente inefficaci.

    Previte

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  • parresiaste:

    Il Talmùd
    (Citazioni)

    “Voi israeliti siete chiamati uomini, mentre le nazioni del mondo non sono da chiamarsi uomini, ma bestiame”
    (Talmùd, trattato Baba Mezia fol. 114 col. 2)

    “La progenie di uno straniero (cioe’ di un non ebreo) e’ come progenie di animali”
    (Jebamoth fol. 94 col.2)

    “Che significa Har Sinai, cioe’ monte Sinai? Vuol dire il monte dal quale si e’ irradiato Sina, cioe’ l’odio contro i popoli del mondo”
    (Schabbat , fol. 80 col. 1)

    “Dovunque gli ebrei arrivano devono farsi sovrani dei loro signori”
    (Sanhedrin , fol. 19 col. 2)

    “Il Messia dara’ agli ebrei il dominio del mondo, al quale serviranno e saranno sottoposti tutti i popoli”
    (Tal. Bat. Trattato Schabb, fol. 120 c. 1 ; Sanhedrin, fol. 88 c. 2)

    “Il migliore tra i non ebrei, uccidilo”
    (Aboda Zara, 26b Tosephoth)

    “Che cos’e’ una prostituta? Ogni donna che non sia ebrea”
    (Eben ha eser, 6, 8)

    “Un goi che studi il Talmud e un ebreo che lo aiuti in tale studio debbono essere messi a morte”
    (Sanhedrin f. 57 Aboda Zara f. 6-8 Szagica f. 13)

    Mons. Justinas Bonaventura PRANAITIS

    “I segreti della dottrina rabbinica”

    GRATIS INTEGRALE IN PDF:

    http://vho.org/aaargh/fran/livres5/pranaitisital.pdf

    CORRISPONDENTE SITO ITALIANO CON MOLTISSIMI TESTI GRATIS:

    http://www.vho.org/aaargh/ital/ital.html

  • Gentile Signor Direttore,
    in questi giorni ed in qualsiasi occasione troppo spesso si sentono ora facili, ma scarse “dichiarazioni” od “esternazioni” in conseguenza di approssimate valutazioni o da un preoccupante eccessivo protagonismo su un ”argomento” interessante la pubblica opinione.
    E’ buona norma che la capacità di ascolto e di analisi delle necessità della singola persona, soprattutto se sofferente di disagio mentale, siano tali per ottenere risposte confacenti da coloro che hanno responsabilità della res pubblica e che non hanno saputo o voluto interpretare questa “realtà” e mettere da parte ambizioni e litigiosità per dedicare con umiltà un po’ più di tempo ai problemi connessi con questo “popolo di sofferenti”.

    La società europea, in particolare quella italiana, è molto preoccupata per la carenza di interventi di natura legislativa, finanziaria e sanitaria dei servizi pubblici inerenti la salute ed in particolare il disagio mentale.

    I malati mentali che si aggirano in circa 10 milioni e le tragedie quasi quotidiane che ci fornisce la cronaca traggono le loro origini da una chiara sintesi di disagio interno e di un equilibrio mentale inesistente o quanto meno molto carente.

    Ma a quante morti dobbiamo assistere prima che le Istituzioni prendano un serio provvedimento?

    Gli eventi delittuosi ci dovrebbero far riflettere e sperare che di fronte ai duri temi della vita dovrebbe emergere sempre più il rispetto della dignità della persona, mentre una cultura falsa e trasgressiva sta cercando di svuotare il vero significato del valore della vita.

    L’opinione pubblica si domanda come viene considerata l’esistenza dell’uomo visto che per un nonnulla si uccide? Quale valore viene dato alla vita? Perché il delirio per gli animali (che rispettiamo) è intenso e per converso non c’è delirio per quella umanità handicappata e sofferente che dovrebbe essere in vetta alle buone regole etiche e civili?

    Vi è da meditare, ma molto!

    Un cortese saluto.

    previtefelice@alice.it

    Cristiani per servire
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    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente

    Alterazione della mente : un handicap incompreso sempre più travolgente.

    Sono spiacente, quasi mortificato, dover ritornare su un argomento” che “difendo” dal 1994 come la malattia mentale e le sue conseguenze, ma la mia insistenza è dovuta al disinteresse sempre più dimostrato da parte delle Istituzioni!

    E che disinteresse ! tanto che “ taluni”, ora a gran voce, si occupano di “diritti dei detenuti”che hanno lo stesso valore dei “diritti dei disabili fisici”, dei “diritti dei malati in fase terminale”, dei “diritti degli handicappati la salute mentale”, una patologia che distrugge il morale e lo spirito del sofferente, che vengono totalmente ignorati !

    Vedi anche http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione%20al%20Parlamento%Italiano.pdf

    E’ necessario mantenere alta l’iniziativa nei confronti della Politica e del Parlamento, per un principio di giustizia, perché necessita una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica nei confronti dei cittadini “malati” e misure di sicurezza per tutti i cittadini siano finalmente discusse e risolte alla radice , producendo una giustizia sociale.

    Appare opportuno, urgente e non più dilazionabile, concentrare i riflettori sulla pesante condizione complessiva della sanità e dei servizi di salute mentale in Italia, richiamare alle grandi e gravi responsabilità le Istituzioni ed il Parlamento, “argomento” totalmente “dimenticato” dalle manovre economiche in atto, anche se necessarie, ma che non riconoscono questa “priorità”.

    Era il 13 maggio 1978 quando in Italia veniva approvata la legge 180, o legge Basaglia, una legge che ha rivoluzionato il trattamento e la cura della malattia mentale, imponendo la chiusura dei “manicomi”, spesso, per non dire vergognosi, veri lager e luoghi di violenza e di degrado.

    A nulla è valso a tutt’oggi svolgere le Indagini Parlamentari ( oh! quante ne sono state effettuate senza alcun riscontro!) al fine di fotografare la situazione esistente in Italia ed individuare le criticità ed eventualmente proporre opportune modifiche.

    I Consessi Legislativi hanno si accolto le sollecitazioni provenienti dal mondo della sofferenza e dalle famiglie di malati psichici, ma non hanno inteso valutare l’attuazione della vituperata legge che ha determinato la chiusura delle strutture manicomiali e non sono stati determinanti nella concretizzazione di questa “peste bubbonica” …!

    La legge 180, detta Basaglia dal nome del suo ispiratore lo psichiatra Franco Basaglia, è divenuta punto di riferimento anche in ambito europeo e tuttavia in questi 33 anni non ha mai smesso di far discutere.

    Sono soprattutto le famiglie dei malati ad avanzare ininterrottamente le critiche più forti ed a richiedere una riforma della legge stessa, come “ribadiamo” dal 1994 con la presentazione di nostre varie Petizioni( tutt’ora esistenti e giacenti !) dirette ai due rami del Parlamento Italiano, Europeo e nel 2006 con Ricorso n. 44330/06 alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo.

    Il principio basilare del Basaglia è condensato nel concetto, da noi considerato molto valido e concreto, che il “malato psichico va curato e non segregato.”, riconoscendone la dignità, ma la “legge” è stata emanata priva del Regolamento d’Applicazione , non ha previsto strutture alternative al “manicomio”e sempre carente di un controllo politico sull’attuazione della stessa.

    Dati recenti dell’Istituto Superiore della Sanità ( oh! quanti ne circolano!), ci informano essere 5.000.000 i soli depressi a cui vanno aggiunti almeno 1.200.000 schizofrenici dei quali in cura un 10%, senza contare circa 3.800.000 quelli sconosciuti.

    La depressione, patologia “in auge” e seconda nel mondo, colpisce il 15% di uomini ed il 25% le donne.

    Secondo DATAMEDIA nella fascia tra i 15 anni ed i 17, il 27,5% dichiara di avere esperienze di depressione, il 62,5% di sentirsi depresso qualche volta, interessando sempre più gli adulti, mentre il 44,6% la considera una vera e propria malattia.

    Un italiano su cinque (18,3%) ha sofferto di disturbi mentali durante la propria vita e sulla base dello studio europeo ESEMED ad essere più colpite sono le donne.

    Secondo l’ANSA i Dipartimenti di Salute Mentale, per i diversi tipi di patologie psichiatriche, sono presenti in tutta Italia, ma con diversità nelle Regioni.

    I posti letto in strutture pubbliche sono più numerosi al nord ed hanno operatori in circa 30.700, di cui il 48% infermieri ed il 18% medici e sarebbero sufficienti in Liguria, Toscana, Trento e Bolzano, mentre sono circa 600 mila le famiglie italiane che “vivono” il dramma nel dramma con un familiare che non risponde alle cure oppure non vuol curarsi, gli psichiatri sono il 25% del fabbisogno e mancano 5000/7000 operatori psichiatrici. ( Ansa 4 dicembre 2004.):

    E’ invalso l’uso da parte dei mass media di “parlare” di mala sanità solo per interventi ospedalieri sbagliati, perché una patologia organica conta di più di cento malati mentali lasciati allo sbaraglio. Questo è un grosso errore, una enorme ingiustizia.

    Secondo EURISPES 1 adolescente su 4 fa uso di droghe ed alcool, 600 mila sono bambini autistici, circa 10 mila docenti della scuola con disturbi di natura psichica.

    Un ventaglio di diagnosi allarmanti, preoccupanti e pericolose.

    La politica fa finta di sconoscere che la legge 180 sta nel contrasto tra psichiatria farmacologia e le esigenze di una legge che richiede ai medici una vocazione totale ed una coscienza etica.

    Considerando impellenti Servizi specifici e cure in strutture adeguate, la n/s Associazione, ripeto, con Petizione al Parlamento chiede continuamente interventi legislativi :

    1.) per una legge-quadro sull’assistenza psichiatrica necessaria in modo che le singole Regioni possano indirizzarsi in maniera omogenea ed emanare norme legislative ai sensi dell’art.117 della Costituzione Italiana in materia di salute mentale non in contrasto con l’interesse nazionale e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità di servizio uguale in tutte le Regioni;

    2.) la tutela della salute per i sofferenti psichici, cittadini come gli altri, che necessitano ed abbisognano più degli altri di promozione della loro dignità e dei loro diritti,

    3.) a garanzia della sicurezza di tutti i cittadini.

    Signori della Politica : i malati sono soli, le famiglie di questi sofferenti sono in cerca d’aiuto e non possono scendere in piazza con “vocianti cortei” come è di moda per vedere compresi e tutelati i loro diritti, ma sperano nel riconoscimento giuridico-sociale dello status di cittadino-malato del loro congiunto e con esso il rispetto che gli è dovuto.

    Dio ci aiuti e ci liberi da uno Stato sensibile agli umori della piazza!

    La dimensione del “fenomeno disagio psichico” pare allargarsi in maniera allarmante, dimostrandoci l’inconfondibile e grave stato di deterioramento prodotto dal silenzio e dall’incuria delle Istituzioni, quindi sono necessari, ripeto, interventi legislativi.

    A noi poveri mortali resta solo sperare che il modus vivendi in atto della politica ( che oggi “dice” e domani il “contrario” di quello che ha detto), comporti o susciti l’interesse di qualche “Istituzione” ( che apra qualche fascicolo ! ) su una situazione paradossale, nel contempo ridicola ed offensiva, che costituisce una lesione allo spirito di solidarietà e di altruismo della pubblica opinione.

    La salute mentale è un problema serio, grave ed urgente, forse non bene recepito, è un valore che non può essere subordinato ad alcuna esigenza d’ordine personale o di Stato, è un parametro al quale devono essere subordinati tutti gli aspetti della vita personale e della collettività, condizioni di grande rilevanza in una moderna società.

    Mi permetto ricordare che uno dei problemi più scottanti e di maggior rilievo che affliggono le famiglie di questi handicappati e dell’intero mondo della disabilità, è l’incertezza del “dopo”, ( come suggerito nelle n/s Petizioni ), è dopo la morte di colui/ei che sostiene il peso dell’assistenza e del “durante” per ogni necessità, che non “vedo” in nessuna “manovra economica” !

    In Italia si fanno errori, ma quello più riprovevole fin’ora da parte dello Stato è quello di non dare una priorità assoluta alle necessità della gente, specialmente quando avvengono episodi dettati da “soggetti criminali o perversi”, ma spesso e tragicamente da “menti psichicamente malate” per le quali urgono, ripeto, servizi specifici in strutture adeguate. rinnovando l’appello al Governo Berlusconi per l’apertura di un Tavolo Tecnico al fine di avviare, finalmente dopo 33 anni, l’iter per concretizzare questo grave ed urgente disagio sociale.

    Ribadisco ancora una volta e richiedo all’Onorevole Pier Ferdinando Casini : dove è andato a finire il Testo Unificato Burani-Procaccini !

    E’ possibile attuare quanto replichiamo da tempo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri ? Attendiamo con l’opinione pubblica una risposta ! ( da anni !)

    …“E’ l’ora di una nuova fantasia della carità , che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione”. (Giovanni Paolo 2° Lettera Apostolica per il “nuovo millennio”).

    Parafrasando le parole del Beato Giovanni Paolo II° : “Andiamo avanti con speranza!”.

    Previte

    http://digilander.libero.it/cristianiperservire

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