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di Valerio Pignatta – 10/11/2010

Fonte: il consapevole

Nella situazione di avanzato degrado ambientale, economico e sociale che stiamo vivendo, le buone notizie, che pure ci sono, stentano a circolare. Così rischia di passare sotto silenzio l’interessante e riuscito esperimento dell’egiziano Ibrahim Abuleish, il cui progetto nel 2003 gli ha valso il Right Livelihood Award, noto anche come premio Nobel Alternativo. Merito di Abuleish è l’aver dato vita a Sekem, una comunità di più di 2000 persone nel cuore del deserto del Sahara.

Sekem, nella cultura dell’Antico Egitto, era il nome attribuito alla forza vitale del sole, così determinante, nel bene e nel male, per le popolazioni di quei territori, e nell’idea originaria di questo allora giovane avventuriero dello spirito era proprio il deserto il luogo in cui avrebbe voluto edificare il suo progetto di comunità armonica di uomini, animali e vegetazione, comunità che ventisette anni dopo è divenuta realtà.

Il sogno di Ibrahim: il riscatto dell’Egitto

Il giovane Ibrahim era figlio di un industriale egiziano del Cairo. Sin da ragazzo manifestò l’interesse per compiere gli studi universitari in Europa e nonostante l’iniziale opposizione dei genitori riuscì a emigrare in Austria dove in pochi anni si costruì una carriera decisamente promettente come ricercatore scientifico nonché una famiglia amorevole. Durante il suo soggiorno in Austria Abuleish entrò in contatto con gli antroposofi e iniziò a scoprire il pensiero di Rudolf Steiner, leggendo le sue opere.

Nel 1975, un viaggio culturale e di ritorno ai propri affetti nel suo paese d’origine lo destò brutalmente rispetto alla situazione tragica in cui versava il suo popolo. Le condizioni erano disastrose da vari punti di vista: assenza di istruzione, agricoltura devastata dal sovraconsumo di concimi chimici che andavano esaurendo la fertilità dei suoli, non corrispondenza tra sentire etico-religioso e azione nel quotidiano dell’élite dirigente, problemi di irrigazione dopo la costruzione della diga di Assuan, lotta nazionalista contro Israele che negava in effetti da ambo le parti l’appartenenza a una comune umanità ecc.
Colpito profondamente da questa situazione, due anni dopo Abuleish prese la decisione di ritornare con la sua famiglia in Egitto dove intendeva costruire un’oasi verde e coltivata in pieno deserto che costituisse un fulgido esempio e uno sprone al riscatto dei singoli individui, della popolazione nel suo insieme e delle istituzioni politiche, economiche e sociali dell’Egitto.
Le difficoltà che sono state affrontate e superate da questo pioniere dell’antroposofia in Africa e che si leggono nel libro di cui sopra sembrano davvero infinite e quasi impossibili da spianare per un essere umano. Eppure oggi Sekem è una realtà molto concreta, lussureggiante e che alimenta una vera comunità locale e internazionale al tempo stesso.

Dal deserto nasce l’oasi

Dopo l’acquisto di settanta ettari di deserto del demanio a circa 80 chilometri dalla capitale egiziana, il primo passo è stato la costruzione dei pozzi per l’acqua. La zona scelta da Abuleish era, se possibile, particolarmente desertica e gli ingegneri che lo assistettero nel sopralluogo gliela sconsigliarono fortemente. Ma egli la scelse appositamente per dimostrare che se fosse riuscito a insediare la vita in quell’angolo inospitale di territorio allora ciò sarebbe stato possibile in ogni luogo del suo paese. Paese che voleva veder rinascere a partire dalle classi più povere che vivevano in uno stato di abbrutimento.

Nel suo percorso a ostacoli Abuleish ha dovuto lottare contro le diffidenze dei beduini e i loro costumi ancestrali. Ha dovuto far capire la complessa programmazione di un piano audace di rivitalizzazione dei suoli ai suoi interlocutori anche istituzionali con grandi difficoltà. (sconosciute ai burocrati egiziani), i mass media, Difficoltà ancora più grandi nella gestione dei rapporti con le banche locali, le squadre di operai edili, i permessi per questioni di vario tipo come il compostaggiogli sceicchi e gli imam che lo accusavano di essere antislamico e adoratore del sole (sulla base di propensioni e concetti antroposofici diffusi nella comunità).
Nonostante tutti questi impedimenti e avversità la visione negli anni è andata realizzandosi e ciò grazie anche al contributo di numerosi scienziati e uomini di cultura provenienti da ogni parte del pianeta che a Sekem hanno dato il loro contributo.

Progettare il futuro

Oggi Sekem costituisce un esempio forse unico al mondo di unità tra economia, cultura e vita sociale, fondato sulla visione steineriana e un concetto di evoluzione olistica. In quest’oasi fiorita e sotto il cappello della “Comunità Sekem” le duemila persone residenti lavorano nell’ambito di sei imprese economiche che comprendono orticoltura, produzione di cotone, agricoltura, trasformazione di prodotti alimentari, industria tessile e produzione farmaceutica.
Il tutto precisamente inserito in un percorso di produzione biologica e biodinamica. Col metodo biologico vengono anche coltivate erbe officinali che sono poi trasformate in fitopreparati. I profitti delle imprese sono in parte accantonati in un fondo pensione e in parte investiti nei settori dell’educazione e della cultura. A Sekem ci sono scuole materne ed elementari e una di formazione professionale che prepara operai specializzati. Vengono anche organizzati tirocini aziendali nelle diverse professioni e istituzioni socio-culturali per i collaboratori. Il principio che domina a Sekem nella selezione degli educatori è stato espresso chiaramente proprio da Abuleish: «Ho sempre considerato le doti intellettuali dei nuovi insegnanti meno importanti delle qualità del loro carattere, perché sono queste ultime a influenzare i bambini aiutandoli a diventare uomini» afferma in Sekem. Un’iniziativa biodinamica cambia il volto del deserto egiziano in cui racconta la sua testimonianza. E non è un particolare di poca rilevanza, ma un fattore di notevole divario tra la realtà di Sekem e le nostre scuole fondate sulla meritocrazia mnemonica e sul nozionismo.
La vita culturale di questa comunità si è arricchita negli ultimi anni anche della costruzione di un grande teatro dove vengono vissuti dall’intera collettività spettacoli che vedono la partecipazione di tutti. Infine, da diversi anni, sono operativi l’Accademia Sekem per le arti e le scienze e un Centro medico che esplica anche una funzione e dei servizi sul territorio come le visite mediche alla popolazione e il suo monitoraggio o l’organizzazione di corsi di aggiornamento sanitario come quello alle ostetriche, sull’igiene, che riscuote molto successo e incide poi abbassando la morbosità e la mortalità dei parti in zona.

Un modello di comunità perfetta
Il fondamento dell’associazionismo presente a Sekem è quello della reciproca fiducia, ossia, come afferma Abuleish, è «un’economia basata sulla fratellanza» (p. 135).
Un passaggio evolutivo senz’altro epocale se paragonato alle leggi selvagge ed egoiche del liberismo economico dominante. L’istituzione-modello Sekem si è infatti conquistata rispetto e ammirazione a livello internazionale.

Scorrere il libro e vedere le foto a colori del deserto pietroso trasformato in giardino lussureggiante, con le abitazioni, la scuola, il teatro, i laboratori ecc. fa veramente riflettere. Idem se ci si ferma a considerare l’insolita commistione tra antroposofia e Islam che si sprigiona dai principi regolatori della comunità e della sua vita sociale ed economica. Forse l’uomo ha ancora possibilità di riuscita se si concentra su ciò che unisce anziché su ciò che divide. Ci sono principi universali e valori etici e morali che possono essere condivisi anche partendo dalla propria identità culturale e religiosa.

E un altro messaggio esce forte e chiaro da questa esperienza: niente è impossibile per degli esseri umani determinati ed elevati sul piano ideale. Il desiderio di avventura
insito nell’uomo potrebbe forse avere buone possibilità di realizzazione e soddisfazione proprio nella progettazione e materializzazione di esperienze collettive finalizzate al benessere dell’umanità e del mondo. Iniziare un percorso di questo tipo può costituire una vera svolta nell’esistenza di molte persone e di intere società. E un nuovo cammino è sempre un’avventura emozionante e fondante. Come dice il poeta: «…in ogni inizio vive una magia che ci protegge e ci aiuta a vivere» (Hermann Hesse).

Un Commento a “La biodinamica cambia il volto del deserto egiziano”

  • flavio6806:

    Interessante, molto interessante. Forse l’umanità dovrebbe guardare e spero, vedere, quante infinite parti ha in comune con gli altri individui, e, non sottrarsi all’umana spiritualità solo per piccoli dettagli a volte inesistenti di presunte differenze. Buon lavoro.

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