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di Andrea Carancini – 16/11/2010 * Fonte: Andrea Carancini Blog

Da tempo si dice che Berlusconi rischia di fare la fine di Craxi, o di subire il “trattamento Andreotti”, ma forse si tratta di previsioni errate per difetto. Forse Berlusconi rischia di fare addirittura la fine di un Milosevic o di un Saddam. Colpirne uno (di capo di governo) per educarne cento: questa l’aria che tira in Italia, la sempiterna “Bulgaria della Nato”

Questo progetto criminoso è oggettivamente favorito da un errore di percezione tanto diffuso quanto fuorviante: quello di considerare il premier l’uomo forte del conflitto in corso. Il satrapo, il capomafia, il tiranno da abbattere a ogni costo.

La “gente” continua a non capire che Berlusconi, in realtà, è più debole dei suoi nemici, e che sta per soccombere. E questo nonostante la modestia dei suoi avversari dichiarati: di personaggi come Fini, Bersani, o Casini, che da soli non sarebbero certo in grado di impensierirlo. Nani, che però sembrano giganti perché a indebolire il presidente del Consiglio c’è la Spectre. Quella evocata dall’ex portavoce della Marcegaglia nei suoi colloqui con Porro. Quella vera, quella degli Stati Uniti d’America, che non è certo meno cattiva di quella dei film di 007.

Ve lo ricordate Blofeld? Ernst Stavro Blofeld, il capo che con pugno di ferro impartiva ai propri sottoposti le direttive dell’Organizzazione: terrorismo, ricatto, estorsione! Nella realtà, quelle direttive corrispondono tuttora alle linee-guida della politica estera americana. Certo, oggi metterle in pratica è un po’ più complicato rispetto a qualche anno fa: le crescenti difficoltà dell’Impero sono sotto gli occhi di tutti. Ma in un paese come l’Italia, segnato dal particolare servilismo della propria classe dirigente, chi fa il riottoso, chi sgarra, come Berlusconi, ancora oggi rischia di fare un brutta fine. Bruttissima.

Quelli che odiano Berlusconi per il “trattamento Boffo” – che in realtà poi è il “trattamento Feltri” – provino a considerare che sul capo di Berlusconi pende qualcosa di molto peggio. Qualcosa, appunto, come il trattamento Blofeld: pulsante, botola, piscina con i piranha. E Blofeld, a quanto pare, ha deciso. Perché? Perché Berlusconi, tra le altre cose, ha portato l’Eni – grazie ai buoni uffici di Putin – a ottenere commesse in Turkmenistan[1], in quello che gli americani – restii ad abbandonare la loro logica imperiale – considerano il loro giardino eurasiatico.

Eccola la colpa di Berlusconi: ha fatto la pipì nel giardino del capo della Spectre.

Quindi, deve morire. Ed è, sia chiaro, l’interesse nazionale – quel minimo di interesse nazionale perseguito in questi anni – ciò che non gli si perdona, non certo i suoi affari, leciti o illeciti che siano. La storia degli ultimi tre lustri, con il famoso conflitto di interessi, perennemente evocato ma mai seriamente sanzionato, ce lo insegna.

Fai quello che ti pare ma non dispiacere agli americani. E non fare loro concorrenza. E invece Berlusconi ha esagerato. Si è messo in testa, pensate un po’, di procurare all’Italia qualche vantaggioso contratto energetico con governanti che l’ipocrisia atlantista definisce “impresentabili” – Putin, Gheddafi, Chavez. Questa davvero non poteva passare.

E ecco allora la levata di scudi dell’estate scorsa, il tentativo di tagliare le unghie al riottoso. Ricordate cosa disse in agosto il finiano Carmine Briguglio?

“Ci sono rapporti troppo stretti con Putin e Gheddafi che necessitano di un chiarimento tutto politico”[2]. Traduzione: dei tuoi affari personali con Russia e Libia non ce ne frega niente, ma devi mandare a monte gli accordi energetici sgraditi agli USA.

L’ultimo avvertimento – trasversale – è stato quello del Corriere della Sera[3]:

“Nessuna decisione definitiva è stata invece ancora assunta sulla partecipazione a South Stream, tanto meno se ne è fissata la quota”.

Ma Berlusconi, a quanto pare, non se l’è sentita di rimangiarsi tutto, ed ecco pronta la soluzione finale: qualcuno prospetta per Berlusconi un’”uscita morbida”? Ormai non basta più. Sentite cosa ha dichiarato sabato scorso a il Fatto Quotidiano (p. 5), il deputato UDC Roberto Rao:

“Se Berlusconi accettasse di ragionare e di fare un passo indietro si potrebbe di certo pensare a un salvacondotto per lui”. “Però”, chiosa l’articolista, [Rao] “va oltre: “A questo punto il problema non sono solo i suoi problemi giudiziari e il conflitto di interessi ma anche le relazioni che ha intrattenuto in questi anni. Come con Putin o Gheddafi”.

Traduzione: ti avevamo avvertito ma non ci hai dato retta; ormai rimane solo la piscina coi piranha.

Come non pensare, leggendo dichiarazioni come queste, al prof. La Grassa, quando definisce la politica italiana attuale “una guerra per bande”? Detto questo, non si può non rilevare come Berlusconi sia, almeno in parte, corresponsabile del proprio destino: è anche la sua perdurante assenza di iniziativa politica che lo condanna. L’ultimo sprazzo di lucidità risale all’anno scorso, quando pensò, saggiamente, di mandare a casa Cefis-Tremonti[4] – l’uomo degli americani, quello che non solo lo ha commissariato, con la politica del “rigore”, ma anche squalificato di fronte al paese, con la politica dei tagli – salvo poi fare marcia indietro di fronte alla levata di scudi di Bossi.

A chi ancora dubita del vero ruolo di Tremonti, consiglio di leggere le considerazioni di Miguel Martinez sull’Aspen Institute – di cui il ministro dell’Economia è tuttora presidente – e su altri consimili laboratori deldominio:

“…Organismi come l’Aspen, o l’Acton Institute, sono veramente importanti, ma sono un ingranaggio fondamentale di un enorme sistema sociale. Sono un’emanazione dei miliardari che li finanziano, e a loro volta permettono ai miliardari riuniti insieme di dettare la linea alle istituzioni dello stato, ai media, al mondo militare, alla culturale, alla cosiddetta “opinione pubblica”. E di farlo con qualunque governo ci sia al potere. Che scegliamo Gianni Letta o Enrico Letta, ci troveremo sempre qualcuno del giro dell’Aspen. Un altro punto interessante è che tutti i laboratori del dominio, in Italia, fanno riferimento agli Stati Uniti, che si tratti di laboratori transnazionali come la Aspen o di laboratori indigeni, ma filoamericani, come la Fondazione Liberal. Gianni Letta ed Enrico Letta hanno uno spazio enorme in Italia, ma rendono sempre conto agli Stati Uniti. Come Fassino e l’Annunziata”[5].

Il testo di Martinez è di qualche anno fa ma la sua analisi è ancora attuale: a parte Gianni Letta che, mi sembra, in questi anni si è un po’ sganciato (se non altro perché, come sottosegretario con delega ai servizisegreti, non ha permesso finora particolari “deviazioni” di questi ultimi) il mestiere dei politici italiani è sempre quello di fare gli interessi dello Zio Sam.

A cominciare, appunto, dal protetto di Bossi che, quando taglia l’istruzione, la ricerca e la cultura non lo fa per miopia ma a ragion veduta, con il duplice scopo di sabotare il premier e di favorire, anche da un punto di vista precipuamente commerciale, gli Stati Uniti (i ricercatori che non trovano spazio nel nostro paese sono costretti ad andare in America). Ecco perché si parla così tanto di lui come “traghettatore” del dopo Berlusconi (persino, si vocifera, dal Vaticano!).

Non c’è che dire: qui da noi, non è solo l’opposizione ad essere “la più stracciacula della storia dell’umanità” (definizione di Marco Travaglio), ma la classe dirigente tutta, a cominciare dagli “intellettuali”. Cos’è infatti, per dirne una, quel “Manifesto di Ottobre”[6] firmato giorni fa da alcuni note firme dell’intellighenzia a sostegno di Gianfranco Fini se non l’ennesima manifestazione, tristissima e decrepita, dello sport preferito dagli italiani, e cioè quello di correre in soccorso del vincitore?

Insomma, se Berlusconi verrà fatto fuori, ciò sarà non per aver fatto il male dell’Italia ma per non averlo fatto abbastanza. Che paese di merda!

5 Commenti a “La Spectre ha deciso: per Berlusconi pronto il trattamento Blofeld”

  • dede:

    Eravamo, siamo e saremo sempre una misera colonia.

  • maurizio:

    golpe: per farci fare la fine dell’irlanda: cioè far passare qualche miliardo alle banche; a loro bastano pochi mesi per fare il giochino; poi chi vincerà le elezioni, avrà comunque il governo di una palude. Concordo con tutto l’articolo.

  • angelo:

    che tristezza dopo aver letto questo articolo c’è ancora chi cerca di puntellare l’uscita di berlusconi (speriamo presto..) con storie che si tengono in piedi con la gru, mi sembra di rivedere i difensori di craxi dopo la sua fuga, ipocriti e demagoghi.
    che tristezza..

    • Jacopo Castellini:

      Angelo non sia triste, rida! :) Se ha bisogno di una gru, legga l’articolo Il cerchio sovrastrutturale segnalato in alto a sinistra. Altrimenti, continui a ridere, come sto facendo io all’idea che Berlusconi sia il cancro dell’Italia :D

  • Italo:

    Il colmo è ormai superato da tempo. Ricorrere a una deficitaria, purtroppo per chi scrive, abilità dialettica per salvare ciò che non si può salvare, per dimostrare la bontà del peggiore capo di governo che l’Italia parlamentare abbia mai avuto, di colui che pensa di potersi mettere sotto i piedi non solo gli italiani ma anche quel poco che resta della loro dignità, non raggiungerà mai il risultato sperato. Solo inutili litanie, mi domando da chi foraggiate. Applicando la stessa logica del complotto, contro-complotto e contro-complotto-paccotto, non sarebbe difficile dimostrare da chi.

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