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17 novembre 2010 (fonte:MoviSol)

Paolo Savona, ex ministro e presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha proposto che l’Italia si liberi del “cappio europeo che si va stringendo al collo”, considerando la convenienza di uscire dall’Euro o dall’Unione. Si tratta della prima figura autorevole, rappresentativa di una parte dell’establishment politico-economico, a rompere il tabù imposto negli ultimi vent’anni, e a mettere in discussione una scelta che per l’Italia si sta rivelando sempre più disastrosa.

In una lettera al direttore de Il Foglio, Savona ha scritto il 10 novembre che entrando nell’Euro fin dalla sua nascita, l’Italia ha accettato “il vincolo esterno nella promessa di un futuro migliore che non si è realizzato; anzi stringe la corda attorno al collo che si è volontariamente posta”.

Ben presto si è capito che una moneta senza governo non avrebbe funzionato; data l’impossibilità di governare la moneta con un organismo politico, fu introdotta una “governance delle regole”, e cioè i parametri di Maastricht e il Patto di Stabilità. Però, il meccanismo è fallito e ora si cerca di riformarlo senza passare per i Parlamenti, come prevede il Trattato, e farlo approvare direttamente dai capi di stato. “Dal governo delle regole si passa al governo del loro aggiramento. L’Italia si troverà di fronte a uno di quei momenti storici che richiedono una scelta importante (…)

“Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell’Italia. È giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l’opportunità di restare o meno nell’Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio. Se l’Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una gravi crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore attraverso il re impossessamento della sovranità di esercitare scelte economiche autonome, comprese quelle riguardanti le alleanze globali”.

Mentre Savona ha auspicato un dibattito nazionale su questo tema, nessuno dei vari Giavazzi, Boeri ecc. ha avuto il coraggio di rispondere. Lo ha fatto Giorgio La Malfa, antico collega e amico di Savona, il quale ha scritto che “un Paese governato seriamente potrebbe scegliere la strada che oggi suggerisce Savona”. Ma teme che “il problema della partecipazione/esclusione dall’euro possa essere il detonatore della divisione del Paese fra una parte che si sente in condizioni di condividere le politiche della Germania e una parte che non è in condizioni di farlo”. Per cui, “non abbiamo alternative, oggi come oggi, alla partecipazione all’euro”.

L’argomento di La Malfa è in realtà stato confezionato da ambienti filo-separatisti come l’Economist e la Commissione EU di Barroso, ed è il contrario della realtà. L’Euro ha provocato un decennio di declino economico che ha aumentato il divario nord-sud; se cerchiamo un detonatore della spaccatura finale del paese va cercata proprio nella permanenza nell’Eurozona. La stretta deflazionistica che si preannuncia, blindata dalla riforma del Patto denunciata da Savona, non farà che esasperare il divario nord-sud e far crollare la capacità di sostenere gli squilibri nazionali.

Ironicamente, il vantaggio supremo dell’uscita dall’Euro non è affrontato nemmeno da Savona: si tratta del ripristino del credito pubblico sovrano, e quindi della capacità di finanziare investimenti su larga scala per garantire la ripresa.

24 Commenti a “Paolo Savona chiede l’uscita dell’Italia dall’euro”

  • SILVIO:

    Finalmente un bravo economista che si espone!
    Se ne sentiva davvero il bisogno.
    Ora Giuseppe Guarino (il decano dei costituzionalisti italiani) non è più solo col suo isolato coraggio contro il Trattato di Lisbona.
    Mi compiaccio con lei , prof. Savona.

  • excito:

    Concordo. Il Prof. Savona dovrebbe sapere comunque che non è il solo a pensarla così… ci sono moltissimi italiani che tornerebbero anche oggi alla lira… o una qualsivoglia moneta (SCEC….. da buono a moneta vera e propria!!! la fine delle banche) cosa irrealizzabile con questa classe dirigente. Ma dove sta scritto io “Italia” per aiutare il mio popolo devo chiedere il permesso e i soldi ad un istituzione in mano a dei banchieri controllati da “privati”.

  • marco:

    Norvegia: rischio default più basso al mondo. E niente deficit da PIIGS: surplus del 10%
    http://secure.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1039466

  • icecube:

    Presenterei ben volentieri la tesi esposta dal Dott. Savona a small brain Prodi.

    Come non essere d’accordo che, una moneta che ci è stata presentata come la risolutrice per un futuro migliore e di cui ci è stata negata la produzione statale, ora a dieci anni di uso, ci accorgiamo inequivocabilmente nostro malgrado, che questa moneta avente il valore del marco, non è ne può essere quel miracolo che ci è stato presentato, ma la corda al collo che sta’ portando al tracollo tutte quelle economie di Stati, a cui viene precluso di stampare per proprio conto la moneta. Grande!

    Un economista del genere lo vedo bene al posto di Tremonti.

  • maurizio:

    i risultati son davanti agli occhi di tutti: il no all’euro è forte, e non ci sono tanti italiani ancora favorevoli; il cavallo di battaglia per rimanere nell’euro sarà solo lo spauracchio falso del “e che ne sai poi che succede? meglio la merda conosciuta, che un salto nel buio”…

  • marco:

    In arrivo il governo dei banchieri?

    Dietro allo scontro politico italiano lo spettro della “cura greca” chiesta dalla finanza internazionale
    http://www.movisol.org/10news232.htm

  • zakkardik:

    Il mondo è governato dai banchieri!

  • andrea'65:

    Scusate ma vivete tutti di design – moda – alimentari dop – insomma di export? Nel caso noi imprenditori di prodotti hi-tech costretti ad importare perchè le uniche aziende italiane costruttrici sopravvivono grazie a forniture in regime di monopolio da 50anni,aziende che sul mercato vero verrebbero alienate, con il ritorno alla Lira delle svalutazioni, ci diamo al narco-traffico? Quindi dopo non aver rispettato nessuna direttiva UE e dissipato gli investimenti elargiti torniamo a fare i magliari? Savona ennesimo economista di chiara matrice etnica.

  • clodoveo:

    ottimo articolo. Sopratutto libero dai mainstreams dei mass media, lacchèes dei politici-maggiordomi dei banchieri.

  • piero:

    Scusate non ha mai pensato nessuno a fare un referendum per uscire dall’euro? ….tanto qualche milione in più di debito a questo punto che cosa ci fà …..almeno il nostro futuro nel bene o nel male saremo quasi liberi di potercelo creare….o no!

  • lorenzo:

    Tanto oramai tutto era già stato scritto ed è inutile ritornarvi sopra. Vedremo il tracollo delle monete, poi sarà la volta di una nuova moneta unica!

  • gabry:

    Tò un economista illuminato.
    Quanto tempo che lo sostengo senza essere laureato in economia, ricordiamoci che il salto và fatto, se veniva fatto qualche anno fà era molto meglio, più andiamo avanti più il trapasso sarà doloroso.

  • Anzi tutto occorre chiarire che l’Euro ha rappresentato per l’Italia il salvataggio dalla bancarotta. Ci ricordiamo tutti (almeno io si e bene) gli anni tra il 1998 e il 2000 nei quali la lira era sottoposta ad un moto speculativo senza precedenti con Ciampi che, incauamente, bruciò 30.000 miliardi del vecchio conio nel vano tentativo di salvarla. Il vero problema fù accettare un cambio Lira/Euro assurdo e non corrispondente alla realtà economica del Paese e quì torna in campo Ciampi (e poi Visco) che per paura di essere estromesso diede l’assenso a quella scellerata operazione. In realtà la zona euro (e la stessa UE) non avrebbe potuto mai nascere senza l’Italia e anche la tassa per l’ingresso in Europa, imposta all’epoca da Visco, non fu altro che un mettersi a 90 gradi e dire ai partner euopei di fare ciò che volevano con il nostro Culo (e loro l’hanno fatto spingendocelo dentro tutti e 12).
    Malgrado la nostra particolare situazione, era chiarissimo fin da allora a tutti gli analisti, perfino a Demichelis, che anni prima aveva firmato il patto di Mastricht, che una moneta senza una banca e un governo centrale non avrebbe avuto alcun senso. La banca centrale è stata fatta (in modo un pò rocambolesco) il Governo centrale no inoltre la UE e la zona euro si sono allargate fino a divenire incontrollabili e l’Euro è stato inevitabilmente travolto dai problemi economici di alcuni stati federati.
    Fin quì il tarscorso. Ora: all’Italia conviene uscire dall’Unione o anche solo dalla zona Euro?? Farlo ora con l’attuale depressione economica darebbe un disastro ma potrebbe essere anche conveniente nel medio periodo (come sostiene Savona) a condizione di avere un Governo Nazionale (e una Politica) competente e responsabile e questa oggi è una BARZELLETTA.Consideriamo anche che l’Italia ha una bilancia dei pagamenti fortemente condizionata dall’esportazione e quindi agevolata in seno alla UE dalla libera circolazione delle merci. L’uscita dall’Unione ci porrebbe alla stregua di extracomunitari creando notevoli difficoltà alla nostra impresa manifatturiera (è ciò che è accaduto alle imprese Svizzere prima di siglare specifici accordi bilaterali).
    Che dire poi di come verrebbe accolto dai mercati il ritorno alla Lira ??? Con una economia debole come la nostra è facile prevedere attacchi speculativi violenti e una rapida forte svalutazione della moneta accompagnata da una fortissima ripresa dell’inflazione. Penso seriamente che una simile operazione in Europa la potrebbe sostenere solo la Germania e avrebbe comunque le sue belle difficoltà.
    L’Europa è un carrozzone dal quale nessuno ormai può sottrarsi e non sarà mai uno Stato vero e proprio quindi dovrà convivere con le sue difficoltà, una sorta di peccato originale.
    Io penso che era molto interessante invece la stada alternativa che aveva indicato 2 anni fa il Presidente Sarkozy che ipotizzava la creazione di una sorta di federazione degli stati del mediterraneo, comprendente il Marocco, la Libia, l’algeria, la Tunisia oltre a tutti i Paesi Europei che si affacciano sul mediterraneo. questa federazione aveva finalità esclusivamente di sviluppo economico e non si poneva in contrasto con la UE ma nel contempo restituiva una certa autonomia ai Paesi mediterranei, che avrebbero potuto contare su materie prime africane a condizioni privilegiate (un po’ come ha fatto l’Inghilterra con il Commonwealth). Questo progetto spaventò molto i partner europei ed in particolar modo la Germania che si affrettò a cementare un’asse Berlino/Parigi proprio per scongiurarlo. Peccato perchè era una bella soluzione e noi, con un Premier diverso, forse ne avremmo potuto approfittare. La stessa crisi Greca, appartenendo contemporaneamente a 2 sistemi economici distinti e regolati da norme diverse, avrebbe probabilmente avuto minori ripercussioni sull’economia comunitaria.

  • luc de clapiers:

    finalmente ,anche se per teoria, cominciamo a far sentire
    l’assenso, non proprio per uscire dall’euro, ma, per riacquistare
    l’indipendenza operativa che e’ alla base delle sovranita’popolari e non oligarchiche.

  • Gatti:

    Torniamo alla lira!Torniamo alla finanza guidata da Cirino Pomicino. Torniamo alle svalutazioni competitive tanto rimpiante dai leghisti del veneto. Torniamo al Caf che ha portato il debito al 120%. Batteremo il Giappone come %uale del debito che schizzerà al 250% del Pil. E’ vero i parametri di Maastricht sono “stupidi” ma almeno obbligano i nostri governanti a stare attenti alle spese. Ma ve lo vedete Berlusconi senza vincoli alla spesa? Altro che cappio al collo, sarà una corsa sfrenata alle orgie della spesa, tanto poi a pagare saranno i salari reali. Entrare in Europa vuol dire salire sul ring, non significa vincere il match. Se le nostre imprese vincono solo barando con la svalutazione competitiva licenziamo gli imprenditori. Non inventiamoci scorciatoie monetaristiche. L’Irlanda è stat messa in ginocchio dalla bolla edilizia finanziata da banchieri degni di fucilazione, ed oggi pagano i lavoratori irlandesi. Mi vergogno per tutti voi.

    • Jacopo Castellini:

      @ Gatti, la BCE è un ente privato e, oltre ciò, sovranazionale. Significa che l’Ue e gli Stati europei, la cui sovranità monetaria è stata affidata alla BCE, sono al servizio degli azionisti privati di quest’ultima. Per sapere chi sono gli azionisti di Bankitalia, a sua volta azionista di BCE, le basta una ricerca nel web. Mi scusi se è poco, ma significa che ognuno di noi lavora per la BCE, non per sè !!!
      Riguardo l’Irlanda: tagli x evitare la bancarotta onde ricevere un prestito impagabile, che porterà all’aumento del debito, dunque ad altri tagli x evitare bancarotta, crollo dell’economia reale e così avanti in un circolo vizioso verso il baratro…!
      e la Francia, con il suo welfare state esemplare distrutto proprio per le imposizioni dell’UE?
      Ha ragione: i banchieri sono da fucilare…..non da promuovere all’interno delle istituzioni UE come fatto finora!
      PS: chi scrive era stato plagiato dalla propaganda europeista e qlk anno fa avrebbe affermato qnt scritto da Gatti…

  • Gatti:

    La BCE, credo come la Banca d’Italia, deve vigilare sulla tenuta dell’€. Le scelte hooveriane di non stimolare, compatibilmente con il controllo dei conti, l’economia è dei governi conservatori d’europa. Obama, per esempio sta stampando dollari a tuttandare. Le condizioni all’Irlanda le ha fissate la Merkel. Forse che con i socialisti in Europa non si sarebbe presa un’altra strada? Coniugando rigore e sviluppo? Consolidando gli extra deficit creati dalla crisi in un debito europeo? Sfrondando le banche too big to fail? Obama quel poco che gli han lasciato fare l’ha fatto. Ora dopo il mid term ha chiuso. I problemi sono nell’economia reale: produttività, programmazione, equilibrio nei costi del lavoro. Le fughe monetaristiche sono illusorie. Bene al tavolo della Marcegaglia, brava la Camusso che ci sta da protagonista, viva il nuovo patto sociale (senza gli errori del ’93)

  • luc de clapiers:

    ricordiamo che le realta’ produttive, democratiche, sociali dei 27
    (che calderone!!!!) paesi che costituiscono questa simpatica accozzaglia, sono talmente diverse che il buon Prodi avrebbe fatto bene a pensarci due,tre volte prima di farci il sermone sulla grandezza dell’euro. ora ci troviamo immerci in una melma tale che l’unica giustificazione saliente e’ quella della mera consolazione: se non fossimo entrati sarebbe stata la catasfrofe!
    di chi? dei grandi gruppi economici.forse.

  • Silvio, perche’ Guarino e non anche De Martino da ministro che scoppio’ con un urlo per il cambio alto riscontrabile nella teca dei TG?

  • Ezio:

    A tutti i signori favorevoli all’unione europea consiglio di leggere il libro di Mario Giordano “L’unione fa la truffa” edito da Mondadori . Apro il libro a caso, pag.171, e leggo “L’unione europea nel 2001 ci è costata 177mila miliardi di lire.” Seguono spiegazioni dove e come sono reperiti questi soldi. Per quanto riguarda la vecchia Italia, dal ’44 al ’94 e la gestione del denaro pubblico consiglio un altro libro”Come si manda in rovina un Paese”-50 anni di mala economia- di Sergio Ricossa edito da Rizzoli. Entrambi i libri riportano quasi esclusivamente DATI, CIFRE, NOMI e non fanno sterili discorsi politici, ricordo che il debito pubblico italiano è salito alle stelle (dati facilmente verificabili) con l’avvento del defunto socialista Bettino Craxi, chissà perchè? Per quanto riguarda l’euro pongo un semplice quesito :se una banca presta 100 euro ad una nazione con l’obbligo di restituzione dopo un anno con il modico interesse del 5% , a fine anno dove si trovano i 5 euro se la banca ne ha dati (stampati sic!) solo 100 ?

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