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Il sistema di denaro-debito, introdotto da Martin sull’Isola dei Naufraghi portava la piccola comunità ad indebitarsi finanziariamente a misura che, per il suo lavoro, essa sviluppava ed arricchiva l’Isola. Non è esattamente questo che avviene nei nostri paesi civilizzati?

Louis Even: sistema di denaro-debito

Il Canadà attuale è certamente più ricco, di ricchezze reali, che 50 o 100 anni fa o che dai tempi dei pionieri. Ora, comparate il debito pubblico, la somma di tutti i debiti pubblici del Canadà di oggi con quella che era questa somma 50 anni fa, 100 anni fa, tre secoli fa!

È però la popolazione canadese stessa che, nel corso degli anni, ha prodotto l’arricchimento. Perché dunque tenerla indebitata per il risultato del suo lavoro?

Considerate, per esempio, il caso delle scuole, degli acquedotti municipali, dei ponti, delle strade, ed altre. costruzioni di carattere pubblico. Chi le costruisce? Dei costruttori del paese. Chi fornisce i materiali? Dei manifatturieri del paese. E perché essi possono cosi impiegarsi a dei lavori pubblici? Perché ci sono altri lavoratori che, essi, producono alimenti, vestiti, scarpe, o forniscono dei servizi che possono utilizzare i costruttori ed i fabbricanti di materiali.

È dunque la popolazione, nel suo insieme, che per il suo lavoro di tutti i tipi, produce tutte queste ricchezze. Se essa fa venire prodotti dall’estero, è per contropartita per prodotti che essa stessa fornisce all’estero.

Ora, cosa si constata? Dappertutto, si tassa i cittadini per pagare queste scuole, questi ospedali, questi ponti, queste strade ed altri lavori pubblici. Si fa dunque pagare alla popolazione, collettivamente, quello che la popolazione, collettivamente, essa stessa ha prodotto.

Pagare più del prezzo

E questo non si ferma là. Si fa pagare la popolazione più del prezzo di quello che essa stessa ha prodotto. La sua produzione, arricchimento reale, diviene per essa un debito caricato di interessi. Con gli anni, la somma degli interessi può uguagliare, o anche superare, l’importo del debito imposto dal sistema. Avviene cosi che si fa pagare la popolazione due volte, tre volte, il prezzo di quello che essa stessa ha prodotto.

Oltre i debiti pubblici, vi sono anche i debiti industriali, anche questi caricati di interessi. Essi forzano l’industriale, l’imprenditore, ad aumentare i suoi prezzi al di là del costo di produzione, alfine di poter rimborsare capitale ed interessi, altrimenti farebbe bancarotta.

Debiti pubblici o debiti industriali, è sempre la popolazione che deve pagare tutto questo al sistema finanziario. Pagare in tasse quando si tratta di debiti pubblici, pagare in prezzi quando si tratta di debiti industriali. I prezzi gonfiano mentre le tasse schiacciano il portamonete.

Sistema tirannico

Tutto questo e molte altre cose indicano bene un sistema di denaro, un sistema di finanza, che comanda invece di servire e che tiene la popolazione sotto la sua dominazione, come Martin Golden manteneva gli uomini dell’Isola sotto la sua dominazione prima che essi si rivoltassero.

E se i controllori del denaro rifiutano di prestare, o se ci mettono delle condizioni troppo difficili per gli Enti pubblici o per gli industriali, cosa succede? Succede che gli Enti pubblici rinunciano a dei progetti che sono però urgenti; succede che gli industriali rinunciano a degli sviluppi o delle produzioni che risponderebbero però a dei bisogni. E ciò è causa di disoccupazione. E per impedire i disoccupati di morire addirittura, bisogna tassare quelli che hanno ancora qualcosa o che guadagnano ancora un salario.

Si può immaginare un sistema più tirannico, di cui i malefici si fanno sentire fra tutta la popolazione?

Ostacolo alla distribuzione

E questo non è tutto. A parte di indebitare la produzione che finanzia, di paralizzare quella che rifiuta di finanziare, il sistema monetario è un cattivo strumento finanziario di distribuzione dei prodotti.

È bello avere dei negozi e dei depositi pieni, è bello avere tutto ciò che bisogna per una produzione anche più abbondante, la distribuzione dei prodotti è razionata.

Per ottenere i prodotti, in effetto, è necessario pagarli. Dinanzi ai prodotti abbondanti, bisognerebbe un’abbondanza di denaro nei portamonete. Ma questo non è il caso. Il sistema mette sempre più incremento di prezzi sui prodotti che di denaro nei portamonete del pubblico che ha bisogno di questi prodotti.

La capacità di pagare non è equivalente alla capacità di produrre. La finanza non è in accordo con la realtà. La realtà, questa è un’abbondanza di prodotti facili a fare. La finanza, questa è la moneta razionata e difficile ad ottenere.

Correggere ciò che è vizioso

Il sistema monetario attuale è dunque veramente un sistema punitivo, invece di essere un sistema di servizio.

Questo non vuol dire che, bisogna sopprimerlo, ma correggerlo. È questo che farebbe magnificamente l’applicazione dei principi finanziari conosciuti sotto il nome di CREDITO SOCIALE. (Da non confondere col partito politico che prende falsamente lo stesso nome.)

Il Credito Sociale

Il denaro conforme al reale

Il denaro di Martin, sull’Isola dei Naufraghi, non avrebbe avuto alcun valore se non vi fosse stato alcun prodotto sull’Isola. Anche se il suo barile fosse stato realmente pieno d’oro, che cosa quest’oro avrebbe potuto comprare in un’Isola senza prodotti? Oro, o denaro di carta, o qualsiasi importi di cifre nel libro di conto di Martin non avrebbero potuto nutrire nessuno, se non vi fossero stato dei prodotti alimentari. La stessa cosa per i vestiti. E cosi per tutto il resto.

Ma c’erano dei prodotti sull’Isola. Questi prodotti provenivano dalle risorse naturali dell’Isola e dal lavoro della piccola comunità. Questa ricchezza reale, che da sola dava valore al denaro, era la proprietà degli abitanti dell’Isola e non la proprietà esclusiva del banchiere Martin.

Martin li indebitava per ciò che ad essi apparteneva. Essi l’hanno compreso quando hanno conosciuto il Credito Sociale. Essi hanno compreso che ogni denaro, ogni credito finanziario, è basato sul credito della società essa stessa e non sull’operazione del banchiere. Hanno compreso che il denaro doveva dunque essere di loro proprietà al momento che esso nasceva; dunque, essere consegnato a loro, diviso tra loro, pronto a passare in seguito dagli uni agli altri secondo il va e viene della produzione degli uni e degli altri.

La questione del denaro diventava da quel momento per loro quello che è essenzialmente: una questione di contabilità.

La prima cosa che si esige di una contabilità è di essere esatta, conforme alla cose che essa esprime., Il denaro deve essere conforme alla produzione o alla distruzione di ricchezza. Seguire il movimento della ricchezza: produzione abbondante, denaro abbondante; produzione facile, denaro facile; produzione automatica, denaro automatico; gratuite nella produzione, gratuite nel denaro.

Il denaro per la produzione

Il denaro deve essere al servizio dei produttori, a misura che ne hanno bisogno per rinnovare i mezzi di produzione.

Questo è possibile, poiché si è già fatto, da oggi a domani, non appena che fu dichiarata la guerra. Il denaro, che mancava dappertutto da dieci anni è venuto tutto ad un tratto; e durante i sei anni di guerra, non vi è più stato alcun problema di denaro per finanziare tutta la produzione possibile e richiesta.

Il denaro può dunque essere, e deve essere, al servizio della produzione pubblica e della produzione privata, con la stessa fedeltà che fu al servizio della produzione di guerra. Tutto ciò che è fisicamente possibile per rispondere ai bisogni legittimi della popolazione deve essere reso finanziariamente possibile.

Ciò sarebbe la fine degli incubi deglii Enti pubblici. E sarebbe la fine della disoccupazione e delle sue privazioni, finché restano delle cose a fare per rispondere ai bisogni, pubblici o privati, della popolazione.

Tutti capitalisti — Dividendi ad ognuno

Il Credito Sociale preconizza la distribuzione di un dividendo periodico a tutti. Una somma di denaro che, diciamo, sarà versata ogni mese ad ogni persona, indipendentemente del suo impiego — tutto come il dividendo versato al capitalista, anche quando egli non lavora personalmente.

Si ammette che il capitalista dai dollari, colui che investe denaro in una impresa, ha diritto ad un reddito sul suo capitale, reddito che si chiama dividendo. Ci sono altri individui che mettono il suo capitale in opera, e questi altri sono ricompensati per questo, in salari. Ma il capitalista tira un reddito dalla sola presenza del suo capitale nell’impresa. Se vi lavora personalmente, tira allora due redditi: un salario per il suo lavoro ed un dividendo per il suo capitale.

Ebbene, il Credito Sociale considera che tutti i membri della società sono capitalisti. Tutti possiedono in comune un capitale reale che concorre molto di più alla produzione moderna che il capitale-dollari o che il lavoro individuale dei impiegati.

Quale è questo capitale comunitario?

Dapprima vi sono le risorse naturali del paese, che non sono state prodotte da nessuno, che sono un dono di Dio a quelli che abitano questo paese.

Poi, vi è la somma delle conoscenze, delle invenzioni, delle scoperte, dei perfezionamenti nelle tecniche di produzione, di tutto questo progresso, acquisito, accumulato, ingrandito e trasmesso da una generazione all’altra. Questa è una eredità comune, guadagnata dalle generazioni passate, che la nostra generazione utilizza ed ingrandisce ancora per passarla alla seguente. Questa non è la proprietà esclusiva di nessuno, ma un bene comunitario per eccellenza.

E questo è bene il più grande fattore della produzione moderna. Eliminate solamente la forza motrice del vapore, dell’elettricità, del petrolio — invenzioni degli ultimi tre secoli — e dite cosa sarebbe la produzione totale, anche con molto più lavoro, e ben più lunghe ore, con tutti i lavoratori del paese.

Senza dubbio, bisogna ancora dei produttori per mettere questo capitale in rendimento, ed essi ne sono ricompensati dal loro salari. Ma, il capitale lui stesso deve valere dei dividendi ai suoi proprietari, dunque a tutti i cittadini, tutti ugualmente co-eredi delle generazioni passate.

Poiché questo capitale comunitario è il più grande fattore di produzione moderna, il dividendo dovrebbe essere capace di procurare ad ognuno almeno quello che occorre per provvedere ai bisogni essenziali dell’esistenza. Poi a misura che la meccanizzazione, la motorizzazione, l’automazione, prendono una parte sempre più grande nella produzione, con sempre meno lavoro umano, la parte distribuita dal dividendo dovrebbe diventare sempre più grande.

Ecco tutta un’altra maniera di concepire la distribuzione della ricchezza che la maniera di oggi. Invece di lasciare delle persone e delle famiglie nella grande miseria o di tassare quelli che guadagnano per venire al soccorso di quelli che non sono più necessari alla produzione, si vedrebbe tutte le persone assicurati d’un reddito di base dal dividendo. Migliore ripartizione alla sorgente.

Sarebbe nello stesso tempo, un mezzo, ben appropriato alle grandi possibilità produttrici moderne, di realizzare nella pratica il diritto di ogni essere umano all’uso dei beni materiali. Diritto che ogni persona tira dal solo fatto della sua esistenza. Diritto fondamentale e imprescrittibile che Pio XII rammentava nel suo storico radio messaggio del 1 giugno 1941:

“I beni creati da Dio lo sono stati per tutti gli uomini e devono essere a disposizione di tutti, secondo i principi della giustizia e della carità. Ogni uomo, come essere dotato di ragione, tiene in fatto dalla natura il diritto fondamentale di usare dei beni materiali della terra… Un tale diritto individuale, non sarebbe essere soppresso in alcuna maniera, nemmeno dall’esercizio d’altri diritti sicuri e riconosciuti su dei beni materiali.”

Un dividendo a tutti ed a ognuno: ecco bene la formula economica e sociale la più radiosa che sia mai stata proposta ad un mondo di cui il problema non è produrre, ma di distribuire i prodotti.

Non da un partito politico

Numerosi, in parecchi paesi, quelli che vedono nel Credito Sociale di Douglas, quello che è stato proposto di più perfetto per servire l’economia moderna d’abbondanza, e per mettere i prodotti al servizio di tutti.

Resta a far prevalere questa concezione dell’economia, affinché divenga un’attuazione nella. pratica.

Sfortunatamente, in. Canadà, dei politicanti hanno disonorato le due parole: “Credito Sociale” prendendole per designare un partito politico. Questo è il più grande torto, che mai è stato fatto alla comprensione ed a l’espansione della dottrina di Douglas. Questa è diventata una sorgente di confusione ed una causa di diffidenza. Molta gente rifiuta a priori di sentire parlare del Credito Sociale, perché ci vedono un partito politico, ed essi hanno già dato la loro. adesione ad un altro partito.

Pertanto, il Credito Sociale, autenticamente compreso, non è del tutto un partito politico. È esattamente il contrario. Il fondatore stesso della scuola creditista: C.H. Douglas, conosceva certamente meglio che quelle piccole teste gonfiate che vogliono servirsi dell’idea superficiale che ne hanno per cercare di soddisfare le loro ambizioni politiche. Ora, Douglas, ha dichiarato nettamente che c’è incompatibilità tra Credito Sociale e politica elettorale. Partito politico e Credito Sociale sono due termini che si escludono l’uno l’altro, per la loro stessa natura, per il loro scopo, il loro motore, il loro spirito.

I principi del Credito Sociale si fonda su una filosofia. E questa filosofia dà la precedenza alla persona sul gruppo, sulle istituzioni, sul governo esso stesso. Tutta l’attività, fatta in nome del Credito Sociale autentico deve essere un’attività al servizio delle persone.

È tutto un altro motore che anima e orienta le attività di un partito politico.

Ogni partito politico, antico o nuovo, ha come primo scopo di conquistare o di conservare il potere, di diventare o di restare il gruppo che governerà il paese. E la ricerca del potere per un gruppo.

Il Credito Sociale, al contrario, concepisce il potere ridistribuito a tutti: il potere economico, dà un dividendo periodico permettendo ad ogni individuo di dare dei comandi alla produzione del suo paese; il potere politico, facendo dello Stato, dei governi da tutti i gradi, la cosa della persona, e non le persone la cosa dello Stato.

È il governo che interessa i partiti politici. Mentre è la persona, lo sboccio della persona che interessa il vero creditista.

La politica di partito incita i cittadini ad abdicare la loro responsabilità personale, il partito mettendo tutta l’importanza sul voto, su un atto di qualche secondo che il cittadino compie nascosto dietro uno schermo, dopo essere stato servito di stufato elettorale in tutte le salse durante quattro settimane.

Il Credito Sociale, al contrario, insegna ai cittadini a prendere essi stessi le loro responsabilità, in politica come nelle altre cose, ed in ogni tempo, facendosi sorveglianza e coscienza dei governi, gridando la verità e denunciando le ingiustizie senza tregua dovunque si trovino.

Ogni partito politico contribuisce a dividere il popolo, i partiti lottano gli uni contro gli altri, alla ricerca del potere. Ora, ogni divisione indebolisce. Un popolo diviso, indebolito, si fa mal servire.

La dottrina del Credito Sociale, al contrario, rende i cittadini coscienti delle aspirazioni fondamentali comuni ad ogni persona. Un movimento creditista autentico insegna ai cittadini ad unirsi per delle domande sulle quali tutti si accordano, a fare se necessario le pressioni concertate sui governanti, qualunque sia il gruppo al potere. È per questo che il giornale: “Vers Demain” da cui queste pagine sono tratte, raccomanda in politica: la pressione del popolo raggruppato fuori dei parlamenti, ma operando sui governi, al fine da costringere gli eletti del popolo a legiferare nel senso del Credito Sociale.

Per fare prevalere delle grandi idee, come la bella concezione creditista dell’economia, si ha bisogno, non di politicanti avidi di vanagloria e di denaro ma degli apostoli che si danno senza calcolo, non avendo in vista che il trionfo della verità ed un mondo migliore per tutti; degli apostoli distaccati da ogni ricompensa terrena, facendo tutto il loro possibile per la causa abbracciata e, per il resto, rimettendosi nelle mani di Dio. Il giornale “Vers Demain” lavora per formare di questi apostoli. Il giornale “Vers Demain” presenta i loro obiettivi, le loro attività e le loro attuazioni.

Louis EVEN

3 Commenti a “Dalla parabola alla realtà”

  • SILVIO:

    Louis EVEN ( e Lino Bottaro) sfondano una porta aperta (per quel che mi riguarda).
    Debbo però precisare che “chi non capisce di economia” non capisce nè la storia nè la realtà che lo circonda.
    E’ vitale informare i cittadini (con concetti chiari ed accessibili a tutti) sulla sovranità monetaria in mano alle Banche centrali private, sulla moneta-debito, sulla riserva frazionaria nonchè sugli effetti da esse conseguenti.
    E’ da lì che deriverà (in noi tutti)l’acquisizione di una piena consapevolezza delle iniquità del sistema attuale.

  • icecube:

    La questione è talmente elementare, che stupisce come venga ancora promulgata per favorire qualcuno e non per tutti.

    Se è lo Stato a produrre denaro, questi diventa ricchezza comune.

    Se è il privato a produrre denaro, questi diventa debito comune e ricchezza per il solo privato.

    Basta questo semplice confronto, per scoprire che il privato ruba la richezza di tutti; quello che invece sgomenta, è che non possimo imputare ai soli politici la questione morale della gestione della moneta, perché è evidente, che dentro una Nazione, una qualsiasi Nazione, la Magistratura che detiene le redini della legalità, in quanto esiste solo per questo, da quando la politica ha delegato a banchieri privati la gestione delle risorse comuni, mai e poi mai ha avuto niente da dire, tantomeno dubitare.

    A questo punto, vista l’osservazione, da il mio punto di vista, gli imputati della truffa nei confronti delle popolazioni non sono due ma tre, ed è giunta l’ora del riscatto dall’inganno, chiedendo non solo la restituzione del maltolto, ma aggiungervi gli interessi del prestito che si sono fatti a nostre spese.

    P.s.: Lino – nuova mail e link corretti.

  • maurizio:

    la scuola e le università non spiegano nulla di tutto ciò. Parlo con studenti di economia che non hanno la piu pallida idea di cosa sia tutto questo. Impressionante manipolazione strutturata e continua. Non è un complotto, è proprio il dominio di Mammona su questa terra. Tempo due anni, coscienze nuove, mondo nuovo.

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