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“http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=804&lg_pp=it”>

Jérôme Duval Tradotto da  Raffaella Selmi

L’opinione pubblica deve imparare a tollerare la disuguaglianza come mezzo per raggiungere una maggiore prosperità per tutti.”
Lord Griffiths, vicepresidente della Goldman Sachs, The Guardian, 21 ottobre 2009 |. 1 |

I rimedi anti-crisi del capitalismo provocano disequilibri che generano altre crisi. Le vediamo ripetersi puntualmente, con frequenza sempre maggiore, in tutti i continenti: in Messico nel 1982 e alla fine del 1994; nel Sudest asiatico nel 1997-1998; in Russia nel 1998; in Brasile nel 1999; in Turchia nel 2000; In Argentina nel 1999 – 2001; negli Stati Uniti nel 2000-2001, e così via. Queste crisi che si susseguono non sono capaci di stimolare cambiamenti strutturali che permetterebbero soluzioni diverse. Spesso, i grandi capitali hanno avuto giusto il tempo di mettersi al riparo oltreconfine, per tornare poi in patria una volta calmate le acque. Così i possessori di queste fortune profittano della crisi, che travolge invece in pieno le fasce meno protette della popolazione.

Nell’estate del 2007, la nave sta affondando … scoppia una nuova crisi, i cui effetti perdurano. È una crisi diversa dalle altre, sotto molti aspetti.

In primo luogo, la posizione geografica: non è un caso che si sia verificata negli Stati Uniti. E’ qui che Istituzioni come la Banca Mondiale e il FMI (Fondo Monetario Internazionale), che risiedono a Washington, definiscono le politiche economiche mondiali. Vacilla il “centro” della finanza (in opposizione a “periferia” o “Terzo Mondo”), il punto nevralgico nel quale il principale mercato azionario decide ogni giorno l’andamento del resto del mondo.

In secondo luogo, è una crisi del sistema, strutturale e diffusa | 2 |: la sovrapproduzione nel mercato dell’edilizia residenziale negli Stati Uniti è sfociata nella crisi dei mutui subprime.  Iniziata come una crisi del mercato statunitense si è propagata al sistema finanziario mondiale, coinvolgendo la produzione nella maggior parte dei paesi industrializzati. Ne è seguito il declino più drammatico che sia stato registrato dopo la seconda guerra mondiale. Le economie del terzo mondo, anche se non direttamente interessate, hanno risentito degli effetti di questo terremoto finanziario. L’Europa, travolta in pieno, si trova in una fase di crisi senza precedenti. I governi di tutti i paesi interessati hanno salvato le banche, aumentando il debito pubblico. In piena crisi economica, anche la situazione del clima e il problema dello stato del pianeta confermano l’incapacità del capitalismo di costruire un sistema vivibile; e questo non solo per il futuro, ma ormai anche per la generazione presente. Il grande fallimento della politica, incapace di affrontare le sfide più importanti quali l’eliminazione della povertà, la soluzione di problemi dell’ambiente, dell’energia e dell’esaurimento delle risorse naturali, si rispecchia nella totale sfiducia in questo sistema.

Assieme alla struttura economica della società ,sono state scosse le fondamenta stesse del vivere civile: possiamo quindi parlare di una crisi di civiltà.


Il famoso toro di Wall Street

Questo nuovo “genere” di crisi ha ripercussioni enormi: la disoccupazione crescente, i licenziamenti di massa, lo smantellamento delle politiche sociali, dei salari, delle pensioni, l’esplosione del debito. In Europa, la risposta delle popolazioni non si è fatta attendere, e gli scioperi e le dimostrazioni sono scoppiati un po’ dovunque: in Grecia, Romania, Spagna, Francia, in Portogallo. Questi movimenti, a volte esasperati, mancano di unità e coordinamento a livello europeo e nazionale, come in Romania e in Grecia. Sarebbe invece indispensabile una concertazione unitaria per rispondere alle politiche aggressive d’istituzioni sovranazionali come il FMI e la Commissione europea. Solo un movimento sociale risoluto e coeso su scala europea potrebbe dare una svolta decisiva a eventi così critici | 3 |.

Nemmeno un impero, costruito su menzogne che approvano le guerre in nome della libertà, può resistere alle popolazioni che si ribellano all’ingiustizia del capitalismo. Il totalitarismo delle multinazionali, struttura sulla quale si reggono i dogmi del profitto e della crescita, non sta più in piedi. Anche dipinto di verde, il capitalismo è distruttivo. Cominciamo a prendere le cose sul serio estirpando il male dalla radice, (radicale deriva dal latino “radix” e la radice “rhiza” in greco) e ripensando l’economia a servizio dell’uomo e non del mercato .


Il FMI sulla Grecia, di Carlos Latuff

Excursus sulle origini e sull’evoluzione della crisi in corso (2007-2010)

La crisi attuale è lo strascico di una serie che ha avuto  origine ed epicentro negli Stati Uniti: Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve fino al 2006, aumenta il tasso d’interesse della Fed (Banca centrale degli Stati Uniti) dall’1%, il 25 giugno  2003, al 4,5%, il 31 gennaio 2006, giorno della sua partenza- (il tetto massimo raggiungerà il 5,25% il 29 giugno 2006)- | 4 |. Le famiglie, incoraggiate da politiche bancarie senza scrupoli (che erogavano mutui senza valutare l’effettiva capacità di rimborso N.d.T.) si sono indebitate per l’acquisto della casa, ma (con l’aumento progressivo dei tassi d’interesse) si sono trovate poi nell’impossibilità di rifinanziare il proprio mutuo ipotecario. La situazione è esplosa nell’agosto 2007 con la speculazione immobiliare e i mutui subprime, migliaia di famiglie ,divenute insolventi, sono state messe sulla strada.  Si calcola che, nel 2009, negli Stati Uniti tre milioni di famiglie hanno subito il pignoramento della loro abitazione | 5 |.


Il Piano TARP e Lloyd Blankfein, CEO di Goldman Sachs , visti da  Ingram Pinn

Quando il contribuente salva la banca, il debito privato diventa pubblico

Sulla scia della crisi del settore immobiliare statunitense, vacilla anche il sistema bancario ,che aveva in gran parte investito in questi mutui  ad alto rischio (subprime) ed in altri fondi speculativi . Il piano Paulson (piano di salvataggio delle Banche, N.d.T.) conosciuto anche come TARP (Troubled Asset Relief Program), di 700 miliardi di dollari, è stato approvato dal Congresso nell’ottobre 2008. E’ servito principalmente a finanziare il capitale delle banche, a salvare l’American International Group (AIG), e a rafforzare il settore auto.  A fine novembre 2009, (con efficacia prolungata a ottobre   2010), erano stati messi  a disposizione dal TARP 560 miliardi di dollari. In Europa, per tamponare il collasso delle banche dell’eurozona, l’Unione europea ha promesso 1700miliardi di euro e il Regno Unito 500 miliardi di sterline. I governi si succedono in una gara di solidarietà, per venire in aiuto alle banche con denaro pubblico. Il 13 ottobre 2008 la Francia approva un finanziamento di 360 miliardi di euro, 21 dei quali a sei grandi banche private | 6 |.

Federico Lordon fa notare che, ” L’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE) calcola una somma di 11400 miliardi di dollari in totale per questi finanziamenti, cioè 1.676 dollari per ogni essere umano… “| 7 |. In pratica, abbiamo assistito al trasferimento dal debito privato a quello pubblico per salvare il sistema bancario, a spese del contribuente. Non era sufficiente, per i più poveri, che già sono penalizzati da un sistema fiscale iniquo, (IVA, tasse,) e che per primi risentono della diminuzione dei salari, della perdita del lavoro e della disoccupazione ; bisognava anche chiedere ,perché di questo si tratta alla fine, di pagare di tasca loro per tirare fuori dai guai un sistema che fa acqua da tutte le parti?

Contrariamente ai propositi delle Istituzioni, il debito pubblico continua ad aumentare e i soldi spesi per rimborsarlo aggravano il deficit. I regali alle banche, che sono invece spesso la causa diretta della crisi, sono un perso enorme per il bilancio pubblico. A riprova di ciò, secondo dati Eurostat del 22 APRILE 2010, il debito pubblico dei 27 paesi dell’eurozona è salito da 7300 a 8700 miliardi di euro nel biennio 2007-2009: il che significa che è passato dal 58,8% al 73,6% del PIL | 8 |. Quest’aumento enorme, 1400 miliardi di euro in 2 anni, è pari al debito pubblico dei cosiddetti paesi emergenti (1 500 miliardi di dollari Usa) nei quali vivono i tre quarti della popolazione mondiale ,ed è vicino all’ammontare di quello francese di circa 1500 miliardi di euro.

Ancor più decisivo è il ruolo delle istituzioni finanziarie. Gli Stati subiscono le conseguenze di un mercato che specula sul debito pubblico. Dopo aver provocato immani carestie ,speculando al rialzo sul prezzo dei cereali nel 2008, (in quest’anno è stata superata la soglia di 1 miliardo di persone con problemi di malnutrizione e sono scoppiate rivolte in tutto il pianeta), il mercato degli speculatori, disposto a minare le fondamenta di uno Stato, si è rivolto al settore che offre premi fruttuosi sugli investimenti: quello del debito “sovrano” .Quest’oligarchia capitalista, che già gode di favori fiscali, può continuare la sua corsa al profitto nel pieno di una crisi che la sfiora soltanto, e della quale comunque non sopporterà i costi:le politiche di austerità sono destinate infatti in primo luogo alle classi medie e a quelle più deboli.


L’American International Group allo Zio Sam che lo sta rimpinguando : “Attento, stai spruzzando acqua nella mia piña colada”

In tempo di crisi, banche e assicurazioni, salvate dal contribuente, si concedono profitti scandalosi

La crisi del mercato dei mutui “subprime”, iniziata nell’estate del 2007, ha travolto rapidamente istituzioni note, quali la Northern Rock (nazionalizzata all’ultimo minuto per poter di nuovo in futuro privatizzare i profitti), Bear Sterns (che ha perso 17 miliardi di dollari in meno di 48 ore), e qualche altra. Ma non colpisce tutti allo stesso modo, e ci sono multinazionali che stanno realizzando profitti enormi. Sopra tutte l’Exxon Mobil, che nel 2007 ha battuto il record, registrando un utile netto di 41 miliardi dollari ,il più grande mai realizzato da una società | 9 |.

Le banche d’affari, si sono trovate esposte a causa di meccanismi finanziari totalmente privi di trasparenza (sulla reale entità e distribuzione dei rischi di credito N.d.T.) (si parla di “titoli tossici “ e “junk bonds”, obbligazioni spazzatura). Ma nonostante questa situazione di crisi, che ha colpito soprattutto le famiglie  (incapaci di far fronte all’aumento delle rate del muto), hanno offerto bonus astronomici e altri benefici ai loro dirigenti.

Nel mese di ottobre 2007, quando è al culmine il numero delle insolvenze dei titolari dei muti subprime, Merrill Lynch (la terza banca d’affari di Wall Street) ha accettato le dimissioni del suo amministratore delegato Stan O’ Neal, che comunque se n’è andato con circa 160 milioni di dollari, fra azioni (129 milioni) e benefit (circa 30 milioni). È così che Merrill Lynch dà l’esempio, ringraziando il dirigente per essersi assunto la responsabilità delle perdite legate alla crisi dei mutui a rischio (subprime). Pochi giorni dopo, nel novembre 2007, è la volta di Chuck Prince, amministratore delegato di Citigroup, che viene  ringraziato con un bonus di 12,5 milioni di dollari. Quanto a Lloyd Blankfein, dal 2006 amministratore delegato di Goldman Sachs, ha polverizzato il record dei bonus percepiti da un dirigente, con il suo premio di 68 milioni di dollari nel 2007!

Due anni dopo, nel 2009, dopo aver portato la società sull’orlo del fallimento (perdita record di 99 miliardi di dollari nel 2008), alcuni dirigenti di AIG (American International Group) hanno ricevuto 165 milioni dollari di premi, e il suo salvataggio ha rastrellato più di 182 miliardi dollari di fondi pubblici. La storia si può riassumere così: la maggior parte del denaro pubblico, quindi versato dai contribuenti, sborsato per tenere a galla il gruppo, è stata convertita in bonus per i dirigenti responsabili del fallimento della società. Edward Liddy, presidente di AIG, in occasione dello scandalo sollevato a proposito di questi compensi, ne ha naturalmente difeso la legittimità. I patron si sono serviti prima che il governo federale rilevasse l’80% della società in fallimento.


Bonus, di Matson

Bonus ai becchini di Wall Street

Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, nel 2007 le grandi istituzioni finanziarie americane si sarebbero riservate 130 miliardi di dollari a titolo di remunerazione (stipendio e bonus). Calcolando solo la parte di bonus, nel 2007, i banchieri e brokers di Wall Street, hanno guadagnato 33 miliardi di dollari;una cifra astronomica se si pensa all’entità  della crisi che i  paesi industrializzati stanno attraversando,e dalla quale non escono. E’ una somma di poco inferiore al record del 2006, quando la cifra ha superato i 34 i miliardi di dollari, poco prima dello scoppio della crisi. Le autorità dello Stato di New York hanno riferito che le istituzioni di Wall Street, nel 2008, hanno eliminato 19.200 posti (quindi un calo del 10,3% di dipendenti del settore finanziario),ed hanno assegnato 18,4 miliardi dollari in bonus ai propri manager  lo stesso anno: nonostante il calo del 44% rispetto all’anno precedente (33 miliardi), i licenziamenti sono stati finalizzati alla  salvaguardia delle retribuzioni  di qualche  dirigente. [Vedi tabella sotto]

Bonus e retribuzione complessiva (stipendio e bonus) di Wall Street nel periodo 2006-2010:

2006
2007
2008
2009
2010
Bonus Wall Street
34,3 Mds $
33 Mds $
18,4 Mds $
20,3 Mds $
Variazione %
34 %
- 4 %
- 44 %
+ 17 %
Totale remunerazioni
130 Mds $
117 Mds $
139 Mds $
144 Mds $ stima

Schema a cura di Jérôme Duval, 2010. Fonti: : New York City Securities Industry Bonus Pool, Thomas P. DiNapoli’s Office estimates State Comptroller ; Wall Street Journal

La pratica (dell’elevato livello delle retribuzioni manageriali) continua  quindi anche dopo aver beneficiato delle sovvenzioni  dello stato, in piena crisi,quando    la disoccupazione e il  precariato sono ai massimi livelli. La crisi della disoccupazione è impressionante soprattutto negli Stati Uniti, in Lettonia e Spagna (che hanno il tasso più alto dell’Unione europea) in  Estonia e Lituania.

Secondo uno studio dell’OCSE: Prospettive OCSE 2010 sull’occupazione,Oltre la crisi occupazionale, Sintesi in italiano , “la percentuale di disoccupati nella zona dell’OCSE è aumentata dal 5,6% del 2007, il suo punto più basso in 25 anni, all’8,3% nel giugno 2009; una percentuale così alta non si era più verificata dal dopoguerra :il numero dei disoccupati è aumentato di quasi 15 milioni.” L’anno seguente, il rapporto OCSE 2010 parla di un “numero crescente di disoccupati, 17 milioni di persone dall’inizio della crisi nel 2007” |10 |
Negli Stati Uniti, il tasso ufficiale di disoccupazione è raddoppiato in due anni, con una percentuale che è passata dal 4,6% del 2007 al 10% della popolazione attiva, nel quarto trimestre del 2009 (OCSE). Secondo Eurostat, circa il 20% dei giovani sotto i 25 anni era disoccupato nel 2010 (19,6% in aprile); inoltre , dal dicembre 2007, il paese ha perso oltre 8,5 milioni di posti di lavoro. I 55,8 milioni di americani che percepiscono una pensione dalla previdenza sociale, se la vedranno congelare nel 2010 per il secondo anno consecutivo, senza possibilità di rivalutazione.
Intanto, secondo il Wall Street Journal dell’11 ottobre 2010 | 11 |, i compensi dei dirigenti di Wall Street si  avviano verso il nuovo record di 144 miliardi di dollari per il 2010; e il più grande esportatore di armi del mondo vede crescere il suo volume di affari : nel periodo 1998-2008 la spesa militare mondiale è aumentata del 66,9% , assestandosi a oltre 607 miliardi dollari nel 2008 | 12. |. L’amministrazione Obama -nonostante le speranze inizialmente suscitate e a dispetto della crisi finanziaria –non ha invertito la tendenza guerrafondaia del suo predecessore (George W. Bush, presidente dal 2000 al 2008, durante il suo mandato aveva fatto aumentare il budget per la difesa del 63% | 13 |).
Appena nominata, l’amministrazione Obama ha approvato un budget militare di 661 miliardi di dollari, 65 dei quali  sono stati stanziati per la guerra in Afghanistan, dove il Pentagono ha raddoppiato il numero delle truppe. E si prevede che per il 2010 e 2011 il bilancio sarà rispettivamente di 719 e 739 miliardi.
Sotto l’attuale amministrazione, queste spese nel 2009 hanno raggiunto il 43% del budget militare mondiale, contro il 41,5% dell’anno precedente. Il bilancio militare del 2009 ha superato i 2000 dollari pro capite, passando dai 1994 ai 2100 dollari di spesa (per ogni cittadino degli Stati Uniti). Tutto questo, oltre che essere una manna per le multinazionali del settore, fomenta l’odio e annulla qualsiasi speranza di un equilibrio pacifico; oltre al fatto di contribuire all’impennata del deficit di bilancio degli Stati Uniti. Si ritiene che nel 2009 la spesa militare dell’intero pianeta  sia stata di 1.531 miliardi di dollari  |. 14 |

I governi sanno solo parlare

Il neo presidente  degli Stati Uniti, il 29 gennaio 2009, si era dichiarato contrario ai premi versati dai gruppi finanziari ai loro dipendenti nel 2008: ” E’ inoltre necessario che gli operatori di Wall Street, che chiedono aiuto, diano prova di moderazione, disciplina e maggiore senso di responsabilità “. Nonostante il richiamo alla ” moderazione”, Obama non si è dilungato in discorsi a proposito dei 118 milioni di dollari, tra stipendio, bonus e azioni, percepiti tra il 1999 e il 2008 da Robert Rubin , ex capo di Citigroup, e tra i suoi principali consiglieri | 15 |. Non è stato di molte parole neanche quando Timothy Geithner, da lui voluto come segretario al Tesoro, avrebbe “frodato il fisco, per contributi percepiti dal FMI” | 16 |. Insomma, la retorica serve a placare l’opinione pubblica e a distogliere l’attenzione quando è necessario.
In Europa, Nicolas Sarkozy si è ugualmente infervorato durante il suo discorso a Tolone, il 25 settembre 2008, senza effetto sulle sperequazioni. Riferendosi al trader della Société Générale , Jerome Kerviel, accusato di una frode spettacolare di 5 miliardi di euro, lo deplorava  , parafrasando – piuttosto male – Georges Marchais, ” troppi abusi, troppi scandali “: Questo sistema in cui al responsabile di una catastrofe viene  offerto un paracadute d’oro,in cui  un semplice trader di banca  può creare un buco di  cinque miliardi di euro senza che nessuno se ne accorga; che impone alle società profitti  tre o quattro volte superiori alla crescita dell’economia reale, questo sistema ha allargato le disuguaglianze, ha demoralizzato le classi medie e alimentato la speculazione.” A proposito di disuguaglianza , c’era di che  gridare allo“scandalo” poiché, senza arrivare al paracadute d’oro, secondo il Consiglio per l’occupazione, il reddito e la solidarietà  sociale (CERC), in Francia il reddito mediano annuale nel 2007 era di 15 780 € a persona e di € 23.664 per una coppia, mentre il reddito medio dei manager delle maggiori società quotate sul CAC40 era pari a circa 5 milioni di euro.
Nicolas Sarkozy non ha però esitato a ” allargare le disuguaglianze e demoralizzare” i francesi, classi medie comprese, aumentandosi lo stipendio del 172% nel 2007. Ed è rimasto forse scandalizzato  quando Patrick Kron, direttore di Alsthom ha intascato € 12,2 milioni di euro di plusvalenze grazie ad una vendita di azioni tra il 1° gennaio 2008 e 25 marzo 2009? Sia come sia,i bei discorsi non hanno impedito a costui di  beneficiare, pochi mesi dopo, di ulteriori 4 milioni di euro sulla vendita di azioni di Alsthom nel novembre 2009. Il discorso politico “passato” dai media rivela una sorprendente maestria: dall’abolizione dei paradisi fiscali, alla tassazione del sistema finanziario, non è mai stato è stato così facile arrivare all’austerità budgetaria. Riusciranno i francesi a ingoiare la pillola?

Il dibattito pubblico sull’avidità capitalistica

In un momento in cui esplodono la disoccupazione e la precarietà, l’opinione pubblica s’indigna per i bonus esorbitanti pagati a dirigenti di aziende salvate con  i soldi dei contribuenti. John Mack, amministratore delegato della banca statunitense Morgan Stanley, avrebbe temporaneamente rinunciato al proprio bonus messo sotto pressione dai media; anche Alex Miller, ex amministratore delegato della banca franco-belga Dexia,ha rinunciato , nel mese di ottobre 2008, al bonus iniziale di 3,7 milioni di euro. Allo stesso modo Josef Ackermann, dirigente della Deutsche Bank, dopo aver guadagnato quasi 14 milioni di euro nel 2007, quando la crisi era al culmine, ha  rinunciato “per solidarietà” al bonus che gli sarebbe spettato nel 2008 ; quell’anno ha così percepito  uno stipendio di “soli “1,4 milioni di euro. Ciò detto, l’austerity “di solidarietà” ha avuto vita breve,poiché nel 2009 ha intascato 8,2 milioni di euro, il che , sommato allo stipendio di 1,3 milioni, da’ un totale di 9,55 milioni di euro di compensi. L’ex amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, Fred Goodwin, costato alla Banca 27 miliardi di euro per perdite nel 2008 (24.137 milioni di sterline), più i 22 miliardi di ausilio del governo britannico per evitare il fallimento ,si è ridotto di quasi la metà la  “retraite chapeau” (forma di pensione supplementare) che gli era stata accordata  , 703.000 sterline l’anno ,oltre 800.000 euro. Già pensionato a 50 anni, aveva rifiutato di ridurre  la pensione che percepiva da quando aveva lasciato l’incarico nell’ottobre 2008. La vicenda dell’ex banchiere RBS ha suscitato una rivolta e, nel marzo 2009  alcuni vandali hanno danneggiato la sua lussuosa residenza, che si trova nel tradizionale quartiere di Morningside a Edimburgo. Lo Stato, ha salvato Royal Bank of Scotland di fatto nazionalizzandola  all’84%; da allora sono venuti meno  27.000 posti di lavoro ,per la maggior parte in Gran Bretagna, e  RBS  ha annunciato la soppressione di ulteriori  500 i posti di lavoro a Londra. (Les Echos, 29 settembre 2010)
Sarebbe troppo lungo elencare gli stipendi, le indennità di buonuscita, i bonus riservati a pochi privilegiati in tempi di crisi; ma, non appena svanita l’attenzione dei media per le scandalose retribuzioni dei manager,rieccoli che si affrettano a ripristinare le buone vecchie abitudini. Nella sua relazione: Placer la reprise et la croissance sous le signe du travail décent, (ripresa economica e crescita  attraverso  un lavoro dignitoso), giugno 2010, pag 3, il cileno Juan Somavia, Direttore Generale dell’ILO (International Labour Organisation) chiarisce: ” Nel 2009, I governi hanno salvato le istituzioni finanziarie che sono state la causa del  rischio sistemico – le  famose banche “troppo grandi per fallire”. Da allora queste si sono riprese: le notazioni, i premi e gli utili sono in aumento, e dovunque regna  la sensazione che nei mercati borsistici è tornata la normalità.”
E quando, temendo uno scandalo, non possono percepire bonus troppo esosi, le istituzioni finanziarie compensano il “mancato guadagno” dei loro banchieri aumentando in maniera considerevole gli stipendi fissi. Con il movente di una concorrenza sfrenata, cercano di tenersi i ” migliori”, aumentando il reddito, variabile o fisso secondo le leggi e le direttive in vigore nel paese. “Se il clima fosse stato una banca, lo avrebbero già salvato “
Questo desiderio di salvare le banche è davvero spettacolare. Si è avvertita molto meno frenesia, da parte dei politici, durante la crisi alimentare del 2007-2008, che ha visto aumentare di 150 milioni d’individui il numero delle persone che soffrono la fame sulla terra, e che ha portato almeno venti paesi  sull’orlo della rivolta nel 2008. Come contrasta, questa frenesia “salvifica” con l’apatia del vertice di Copenaghen di dicembre 2009, dove, sui muri della città e sui cartelloni dei dimostranti,si poteva leggere questa  spaventosa verità  ” Se il clima fosse stato una banca, lo avrebbero già salvato “| 17 |.

Note :

| 1 | The Guardian, 21 ottobre 2009,  Il pubblico deve imparare a ‘tollerare  le disuguaglianze’ dei profitti dice il vice-presidente Goldman Sachs, http://www.guardian.co.uk/business/ .

| 2 | Si legga:  Damien Millet ed Eric Toussaint, La crise, quelles crises, Aden, 2010.

| 3 | Vedere le proposte di CADTM: La dette, une manne pour les créanciers, un drame pour les peuples !, tradotto in spagnolo, greco, tedesco, inglese e polacco,: http://www.cadtm.org / IMG / pdf / Tract_ .

| 4 | Gilles Bonafi, Crise systémique : les USA au bord du gouffre, http://www.mondialisation.ca/index .

| 5 | Stephanie Treillet, De la crise des subprime à la crise bancaire, http://www.npa2009.org/content/de-l.

| 6 | « Il prestito è così composto: 40 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche. Una prima tranche, di 10,5 miliardi, è stata versata in ottobre 2008 alle 6 maggiori banche private per i loro fondi. Normalmente, lo Stato presta  a un tasso di interesse dell’ 8 %, e le banche rimborsano il prestito a mano a mano che si riprendono.   Per questi 40 miliardi è diverso, poiché graveranno sul debito pubblico :  lo Stato infatti deve chiedere un prestito a sua volta,senza garanzie di rimborso  ;in secondo luogo il prestito consiste in un impegno  di  320 miliardi di euro  per garantire  liquidità alle banche, perché possano concedere prestiti a loro volta: questi 320 miliardi saranno restituiti  secondo un piano di rimborso a scadenze stabilite . » http://www.gouvernement.fr/gouverne…

| 7 | Frédéric Lordon, Et si on fermait la bourse, Le Monde Diplomatique, febbraio 2010. http://www.monde-diplomatique.fr/20.

| 8 | Eurostat, 22 aprile 2010, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/ca .

| 9 | Les Echos, 2-3 maggio 2008.

| 10 | Prospettive OCSE 2010 sull’occupazione. Oltre la crisi occupazionale. Sintesi in italiano © OECD 2010
” Nel corso degli ultimi due anni, fino al primo trimestre del 2010, l’occupazione è calata del 2,1 % nell’area OCSE e il tasso di disoccupazione è aumentato di poco più del 50% fino a raggiungere l’8,5%, ossia 17 milioni di nuovi disoccupati.”.

| 11 | Wall Street Pay: A Record $144 Billion, Wall Street Journal, 11 ottobre 2010.
http://online.wsj.com/article/SB100 .

| 12 |  Dépenses militaires, production et transferts d’armes, Compendio 2010, Gruppo di ricerca e informazione sulla pace e la sicurezza, GRIP 2010.

| 13 | Si legga :Media Background—Military expenditure, SIPRI Yearbook 2010, p.2: “US military expenditure rose by 63% in real terms between 2000, just before George W. Bush took office as president, to 2008, his last full year in office”

| 14 | Istituto per la Ricerca sulla Pace di Stoccolma, SIPRI Yearbook 2010, Stoccolma, giugno 2010. Internazionale http://www.sipri.org/yearbook/yearb.

| 15 | Damien Millet ed Eric Toussaint, La crise, quelles crises ?, Aden, 2010, pag. 59.

| 16 | Ibidem, P.62.

| 17 | Questo slogan sarà poi ripreso in vari discorsi da Hugo Chávez e pubblicato sulla stampa.

3 Commenti a “Austerità e prosperità in tempo di crisi”

  • Lawrence:

    Quando nell’Ottobre 2008 si decise di salvare le banche trasferendo gli oneri del default sui bilanci pubblici tirai anche io un sospiro di sollievo per non aver visto la fine ingloriosa dei miei risparmi. Presumo che sarebbe stato molto complicato gestire il fallimento contemporaneo di numerose banche e la corsa agli sportelli che ne sarebbe conseguita. Adesso dopo aver molto letto e studiato non so se sia stata la scelta giusta. In qualche modo si dovra’ arrivare alla distruzione salvifica di consistenti debiti e crediti in contemporanea (il “picco del denaro” l’hanno chiamato) che hanno una esistenza soltanto virtuale ma con conseguenze nefaste sulla nostra realta’ di austerita’ e disoccupazione. Sarebbe comunque interessante dare i numeri di quanto sarebbe stato sufficiente per salvare i risparmi veri di noi affezionati correntisti rispetto alle cifre che leggo e che sono determinate dall’universo speculativo-virtuale. Quelli di Movisol sostengono da tempo una ristrutturazione mondiale dei debiti per colpire solo l’economia di carta salvando l’economia reale. Sara’…

  • gabry:

    Tempo al tempo, poi banchieri, capitalisti, politici, sfruttattori, faranno una fine assai tragica, simile a quella degli ebrei nei campi di concentramento tedeschi del 1944. La storia si ripete sempre ma nessuno impara mai niente.

  • carmen:

    Salvare le banche poteva anche essere necessario, ma nazionalizzandole. Se si socializzavano le perdite, sarebbe stato necessario socializzare anche i profitti….

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    WASHINGTON - Dopo 28 anni passati dietro le sbarre, e' tornata in liberta' Paula Cooper, la piu' giovane condannata a morte della storia degli Stati Uniti, la cui vicenda divenne un caso internazionale che spinse tutte le associazioni dei diritti umani e perfino papa Giovanni Paolo II a chiederne la grazia. Lo riferisce il sito di Sky News, pr […]
  • Siria: Hollanda apre a Rohani a Ginevra2
    LOUGH ERNE - Il nuovo presidente iraniano Hassan Rohani sara' ''il benvenuto'' al tavolo della conferenza di pace per la Siria (Ginevra 2. Lo ha detto Francois Hollande al termine di G8. ''Aspettiamo le dichiarazioni del nuovo presidente, ma la mia posizione e' che se puo' essere utile sara' il benvenuto […]
  • Pedofilia: associazione vittime, Onu chiami a risponderne il Vaticano
    ROMA - Le Nazioni Unite dovrebbero chiamare il Vaticano a rispondere degli abusi commessi dai preti pedofili, avendo fatto ben poco per impedirli. A sostenerlo e' David Clohessy, direttore del Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), associazione di vittime della pedofilia, il quale ha detto di avere poche speranze che il nuovo papa Francesc […]
  • Turchia, arresti di massa
    ANKARA - Gli agenti dei servizi di sicurezza di Istanbul, Ankara e Eskişehir il 18 giugno hanno eseguito una retata fermando persone accusate di provocare scontri tra manifestanti e polizia. Oltre 100 persone sono state arrestate. La maggior parte degli arresti è avvenuta ad Istanbul dove si tengono manifestazioni antigovernative di massa. Si comunica che so […]
Antonella Randazzo
  • M5S: Paola Pinna accusa, "troppi talebani!"; verso l'espulsione - VIDEO
    (AGI) - Roma, 18 giu. - Aria di terrore (quello del '93 francese, con tanto di Robespierre e ghigliottina) tra i grillini. Vietato criticare, vietato dissentire. Il giorno dopo il via libera dell'assemblea 5 stelle all'espulsione di Adele Gambaro (su cui la Rete deve ancora esprimersi per la ratifica definitiva), in M5S il clima si fa sempre p […]
  • M5S: intervista choc di Paola Pinna, "sono talebani"; chiesta l'espulsione
    (AGI) - Roma, 18 giu. - Aria di terrore (quello del '93 francese, con tanto di Robespierre e ghigliottina) tra i grillini. Vietato criticare, vietato dissentire. Il giorno dopo il via libera dell'assemblea 5 stelle all'espulsione di Adele Gambaro (su cui la Rete deve ancora esprimersi per la ratifica definitiva), in M5S il clima si fa sempre p […]
  • Dl Imu: via libera Camera a decreto, ora passa al Senato
    (AGI) - Roma, 18 giu. - La Camera ha approvato il decreto sull'Imu e la Cassa integrazione. Favorevoli 447, nessun voto contrario, 21 invece gli astenuti. Il provvedimento prevede norme sulla sospensione della prima rata Imu per le prime case, il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, la proroga al 30 dicembre per i lavoratori precari nelle […]
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