“http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=804&lg_pp=it”>
Jérôme Duval Tradotto da Raffaella Selmi
“L’opinione pubblica deve imparare a tollerare la disuguaglianza come mezzo per raggiungere una maggiore prosperità per tutti.”
Lord Griffiths, vicepresidente della Goldman Sachs, The Guardian, 21 ottobre 2009 |. 1 |
I rimedi anti-crisi del capitalismo provocano disequilibri che generano altre crisi. Le vediamo ripetersi puntualmente, con frequenza sempre maggiore, in tutti i continenti: in Messico nel 1982 e alla fine del 1994; nel Sudest asiatico nel 1997-1998; in Russia nel 1998; in Brasile nel 1999; in Turchia nel 2000; In Argentina nel 1999 – 2001; negli Stati Uniti nel 2000-2001, e così via. Queste crisi che si susseguono non sono capaci di stimolare cambiamenti strutturali che permetterebbero soluzioni diverse. Spesso, i grandi capitali hanno avuto giusto il tempo di mettersi al riparo oltreconfine, per tornare poi in patria una volta calmate le acque. Così i possessori di queste fortune profittano della crisi, che travolge invece in pieno le fasce meno protette della popolazione.
Nell’estate del 2007, la nave sta affondando … scoppia una nuova crisi, i cui effetti perdurano. È una crisi diversa dalle altre, sotto molti aspetti.
In primo luogo, la posizione geografica: non è un caso che si sia verificata negli Stati Uniti. E’ qui che Istituzioni come la Banca Mondiale e il FMI (Fondo Monetario Internazionale), che risiedono a Washington, definiscono le politiche economiche mondiali. Vacilla il “centro” della finanza (in opposizione a “periferia” o “Terzo Mondo”), il punto nevralgico nel quale il principale mercato azionario decide ogni giorno l’andamento del resto del mondo.
In secondo luogo, è una crisi del sistema, strutturale e diffusa | 2 |: la sovrapproduzione nel mercato dell’edilizia residenziale negli Stati Uniti è sfociata nella crisi dei mutui subprime. Iniziata come una crisi del mercato statunitense si è propagata al sistema finanziario mondiale, coinvolgendo la produzione nella maggior parte dei paesi industrializzati. Ne è seguito il declino più drammatico che sia stato registrato dopo la seconda guerra mondiale. Le economie del terzo mondo, anche se non direttamente interessate, hanno risentito degli effetti di questo terremoto finanziario. L’Europa, travolta in pieno, si trova in una fase di crisi senza precedenti. I governi di tutti i paesi interessati hanno salvato le banche, aumentando il debito pubblico. In piena crisi economica, anche la situazione del clima e il problema dello stato del pianeta confermano l’incapacità del capitalismo di costruire un sistema vivibile; e questo non solo per il futuro, ma ormai anche per la generazione presente. Il grande fallimento della politica, incapace di affrontare le sfide più importanti quali l’eliminazione della povertà, la soluzione di problemi dell’ambiente, dell’energia e dell’esaurimento delle risorse naturali, si rispecchia nella totale sfiducia in questo sistema.
Assieme alla struttura economica della società ,sono state scosse le fondamenta stesse del vivere civile: possiamo quindi parlare di una crisi di civiltà.

Il famoso toro di Wall Street
Questo nuovo “genere” di crisi ha ripercussioni enormi: la disoccupazione crescente, i licenziamenti di massa, lo smantellamento delle politiche sociali, dei salari, delle pensioni, l’esplosione del debito. In Europa, la risposta delle popolazioni non si è fatta attendere, e gli scioperi e le dimostrazioni sono scoppiati un po’ dovunque: in Grecia, Romania, Spagna, Francia, in Portogallo. Questi movimenti, a volte esasperati, mancano di unità e coordinamento a livello europeo e nazionale, come in Romania e in Grecia. Sarebbe invece indispensabile una concertazione unitaria per rispondere alle politiche aggressive d’istituzioni sovranazionali come il FMI e la Commissione europea. Solo un movimento sociale risoluto e coeso su scala europea potrebbe dare una svolta decisiva a eventi così critici | 3 |.
Nemmeno un impero, costruito su menzogne che approvano le guerre in nome della libertà, può resistere alle popolazioni che si ribellano all’ingiustizia del capitalismo. Il totalitarismo delle multinazionali, struttura sulla quale si reggono i dogmi del profitto e della crescita, non sta più in piedi. Anche dipinto di verde, il capitalismo è distruttivo. Cominciamo a prendere le cose sul serio estirpando il male dalla radice, (radicale deriva dal latino “radix” e la radice “rhiza” in greco) e ripensando l’economia a servizio dell’uomo e non del mercato .

Il FMI sulla Grecia, di Carlos Latuff
Excursus sulle origini e sull’evoluzione della crisi in corso (2007-2010)
La crisi attuale è lo strascico di una serie che ha avuto origine ed epicentro negli Stati Uniti: Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve fino al 2006, aumenta il tasso d’interesse della Fed (Banca centrale degli Stati Uniti) dall’1%, il 25 giugno 2003, al 4,5%, il 31 gennaio 2006, giorno della sua partenza- (il tetto massimo raggiungerà il 5,25% il 29 giugno 2006)- | 4 |. Le famiglie, incoraggiate da politiche bancarie senza scrupoli (che erogavano mutui senza valutare l’effettiva capacità di rimborso N.d.T.) si sono indebitate per l’acquisto della casa, ma (con l’aumento progressivo dei tassi d’interesse) si sono trovate poi nell’impossibilità di rifinanziare il proprio mutuo ipotecario. La situazione è esplosa nell’agosto 2007 con la speculazione immobiliare e i mutui subprime, migliaia di famiglie ,divenute insolventi, sono state messe sulla strada. Si calcola che, nel 2009, negli Stati Uniti tre milioni di famiglie hanno subito il pignoramento della loro abitazione | 5 |.

Il Piano TARP e Lloyd Blankfein, CEO di Goldman Sachs , visti da Ingram Pinn
Quando il contribuente salva la banca, il debito privato diventa pubblico
Sulla scia della crisi del settore immobiliare statunitense, vacilla anche il sistema bancario ,che aveva in gran parte investito in questi mutui ad alto rischio (subprime) ed in altri fondi speculativi . Il piano Paulson (piano di salvataggio delle Banche, N.d.T.) conosciuto anche come TARP (Troubled Asset Relief Program), di 700 miliardi di dollari, è stato approvato dal Congresso nell’ottobre 2008. E’ servito principalmente a finanziare il capitale delle banche, a salvare l’American International Group (AIG), e a rafforzare il settore auto. A fine novembre 2009, (con efficacia prolungata a ottobre 2010), erano stati messi a disposizione dal TARP 560 miliardi di dollari. In Europa, per tamponare il collasso delle banche dell’eurozona, l’Unione europea ha promesso 1700miliardi di euro e il Regno Unito 500 miliardi di sterline. I governi si succedono in una gara di solidarietà, per venire in aiuto alle banche con denaro pubblico. Il 13 ottobre 2008 la Francia approva un finanziamento di 360 miliardi di euro, 21 dei quali a sei grandi banche private | 6 |.
Federico Lordon fa notare che, ” L’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE) calcola una somma di 11400 miliardi di dollari in totale per questi finanziamenti, cioè 1.676 dollari per ogni essere umano… “| 7 |. In pratica, abbiamo assistito al trasferimento dal debito privato a quello pubblico per salvare il sistema bancario, a spese del contribuente. Non era sufficiente, per i più poveri, che già sono penalizzati da un sistema fiscale iniquo, (IVA, tasse,) e che per primi risentono della diminuzione dei salari, della perdita del lavoro e della disoccupazione ; bisognava anche chiedere ,perché di questo si tratta alla fine, di pagare di tasca loro per tirare fuori dai guai un sistema che fa acqua da tutte le parti?
Contrariamente ai propositi delle Istituzioni, il debito pubblico continua ad aumentare e i soldi spesi per rimborsarlo aggravano il deficit. I regali alle banche, che sono invece spesso la causa diretta della crisi, sono un perso enorme per il bilancio pubblico. A riprova di ciò, secondo dati Eurostat del 22 APRILE 2010, il debito pubblico dei 27 paesi dell’eurozona è salito da 7300 a 8700 miliardi di euro nel biennio 2007-2009: il che significa che è passato dal 58,8% al 73,6% del PIL | 8 |. Quest’aumento enorme, 1400 miliardi di euro in 2 anni, è pari al debito pubblico dei cosiddetti paesi emergenti (1 500 miliardi di dollari Usa) nei quali vivono i tre quarti della popolazione mondiale ,ed è vicino all’ammontare di quello francese di circa 1500 miliardi di euro.
Ancor più decisivo è il ruolo delle istituzioni finanziarie. Gli Stati subiscono le conseguenze di un mercato che specula sul debito pubblico. Dopo aver provocato immani carestie ,speculando al rialzo sul prezzo dei cereali nel 2008, (in quest’anno è stata superata la soglia di 1 miliardo di persone con problemi di malnutrizione e sono scoppiate rivolte in tutto il pianeta), il mercato degli speculatori, disposto a minare le fondamenta di uno Stato, si è rivolto al settore che offre premi fruttuosi sugli investimenti: quello del debito “sovrano” .Quest’oligarchia capitalista, che già gode di favori fiscali, può continuare la sua corsa al profitto nel pieno di una crisi che la sfiora soltanto, e della quale comunque non sopporterà i costi:le politiche di austerità sono destinate infatti in primo luogo alle classi medie e a quelle più deboli.

L’American International Group allo Zio Sam che lo sta rimpinguando : “Attento, stai spruzzando acqua nella mia piña colada”
In tempo di crisi, banche e assicurazioni, salvate dal contribuente, si concedono profitti scandalosi
La crisi del mercato dei mutui “subprime”, iniziata nell’estate del 2007, ha travolto rapidamente istituzioni note, quali la Northern Rock (nazionalizzata all’ultimo minuto per poter di nuovo in futuro privatizzare i profitti), Bear Sterns (che ha perso 17 miliardi di dollari in meno di 48 ore), e qualche altra. Ma non colpisce tutti allo stesso modo, e ci sono multinazionali che stanno realizzando profitti enormi. Sopra tutte l’Exxon Mobil, che nel 2007 ha battuto il record, registrando un utile netto di 41 miliardi dollari ,il più grande mai realizzato da una società | 9 |.
Le banche d’affari, si sono trovate esposte a causa di meccanismi finanziari totalmente privi di trasparenza (sulla reale entità e distribuzione dei rischi di credito N.d.T.) (si parla di “titoli tossici “ e “junk bonds”, obbligazioni spazzatura). Ma nonostante questa situazione di crisi, che ha colpito soprattutto le famiglie (incapaci di far fronte all’aumento delle rate del muto), hanno offerto bonus astronomici e altri benefici ai loro dirigenti.
Nel mese di ottobre 2007, quando è al culmine il numero delle insolvenze dei titolari dei muti subprime, Merrill Lynch (la terza banca d’affari di Wall Street) ha accettato le dimissioni del suo amministratore delegato Stan O’ Neal, che comunque se n’è andato con circa 160 milioni di dollari, fra azioni (129 milioni) e benefit (circa 30 milioni). È così che Merrill Lynch dà l’esempio, ringraziando il dirigente per essersi assunto la responsabilità delle perdite legate alla crisi dei mutui a rischio (subprime). Pochi giorni dopo, nel novembre 2007, è la volta di Chuck Prince, amministratore delegato di Citigroup, che viene ringraziato con un bonus di 12,5 milioni di dollari. Quanto a Lloyd Blankfein, dal 2006 amministratore delegato di Goldman Sachs, ha polverizzato il record dei bonus percepiti da un dirigente, con il suo premio di 68 milioni di dollari nel 2007!
Due anni dopo, nel 2009, dopo aver portato la società sull’orlo del fallimento (perdita record di 99 miliardi di dollari nel 2008), alcuni dirigenti di AIG (American International Group) hanno ricevuto 165 milioni dollari di premi, e il suo salvataggio ha rastrellato più di 182 miliardi dollari di fondi pubblici. La storia si può riassumere così: la maggior parte del denaro pubblico, quindi versato dai contribuenti, sborsato per tenere a galla il gruppo, è stata convertita in bonus per i dirigenti responsabili del fallimento della società. Edward Liddy, presidente di AIG, in occasione dello scandalo sollevato a proposito di questi compensi, ne ha naturalmente difeso la legittimità. I patron si sono serviti prima che il governo federale rilevasse l’80% della società in fallimento.

Bonus, di Matson
Bonus ai becchini di Wall Street
Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, nel 2007 le grandi istituzioni finanziarie americane si sarebbero riservate 130 miliardi di dollari a titolo di remunerazione (stipendio e bonus). Calcolando solo la parte di bonus, nel 2007, i banchieri e brokers di Wall Street, hanno guadagnato 33 miliardi di dollari;una cifra astronomica se si pensa all’entità della crisi che i paesi industrializzati stanno attraversando,e dalla quale non escono. E’ una somma di poco inferiore al record del 2006, quando la cifra ha superato i 34 i miliardi di dollari, poco prima dello scoppio della crisi. Le autorità dello Stato di New York hanno riferito che le istituzioni di Wall Street, nel 2008, hanno eliminato 19.200 posti (quindi un calo del 10,3% di dipendenti del settore finanziario),ed hanno assegnato 18,4 miliardi dollari in bonus ai propri manager lo stesso anno: nonostante il calo del 44% rispetto all’anno precedente (33 miliardi), i licenziamenti sono stati finalizzati alla salvaguardia delle retribuzioni di qualche dirigente. [Vedi tabella sotto]
Bonus e retribuzione complessiva (stipendio e bonus) di Wall Street nel periodo 2006-2010:
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Schema a cura di Jérôme Duval, 2010. Fonti: : New York City Securities Industry Bonus Pool, Thomas P. DiNapoli’s Office estimates State Comptroller ; Wall Street Journal
La pratica (dell’elevato livello delle retribuzioni manageriali) continua quindi anche dopo aver beneficiato delle sovvenzioni dello stato, in piena crisi,quando la disoccupazione e il precariato sono ai massimi livelli. La crisi della disoccupazione è impressionante soprattutto negli Stati Uniti, in Lettonia e Spagna (che hanno il tasso più alto dell’Unione europea) in Estonia e Lituania.
I governi sanno solo parlare
Il dibattito pubblico sull’avidità capitalistica
Note :
| 1 | The Guardian, 21 ottobre 2009, Il pubblico deve imparare a ‘tollerare le disuguaglianze’ dei profitti dice il vice-presidente Goldman Sachs, http://www.guardian.co.uk/business/ .
| 2 | Si legga: Damien Millet ed Eric Toussaint, La crise, quelles crises, Aden, 2010.
| 3 | Vedere le proposte di CADTM: La dette, une manne pour les créanciers, un drame pour les peuples !, tradotto in spagnolo, greco, tedesco, inglese e polacco,: http://www.cadtm.org / IMG / pdf / Tract_ .
| 4 | Gilles Bonafi, Crise systémique : les USA au bord du gouffre, http://www.mondialisation.ca/index .
| 5 | Stephanie Treillet, De la crise des subprime à la crise bancaire, http://www.npa2009.org/content/de-l.
| 6 | « Il prestito è così composto: 40 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche. Una prima tranche, di 10,5 miliardi, è stata versata in ottobre 2008 alle 6 maggiori banche private per i loro fondi. Normalmente, lo Stato presta a un tasso di interesse dell’ 8 %, e le banche rimborsano il prestito a mano a mano che si riprendono. Per questi 40 miliardi è diverso, poiché graveranno sul debito pubblico : lo Stato infatti deve chiedere un prestito a sua volta,senza garanzie di rimborso ;in secondo luogo il prestito consiste in un impegno di 320 miliardi di euro per garantire liquidità alle banche, perché possano concedere prestiti a loro volta: questi 320 miliardi saranno restituiti secondo un piano di rimborso a scadenze stabilite . » http://www.gouvernement.fr/gouverne…
| 7 | Frédéric Lordon, Et si on fermait la bourse, Le Monde Diplomatique, febbraio 2010. http://www.monde-diplomatique.fr/20.
| 8 | Eurostat, 22 aprile 2010, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/ca .
| 9 | Les Echos, 2-3 maggio 2008.
| 10 | Prospettive OCSE 2010 sull’occupazione. Oltre la crisi occupazionale. Sintesi in italiano © OECD 2010
” Nel corso degli ultimi due anni, fino al primo trimestre del 2010, l’occupazione è calata del 2,1 % nell’area OCSE e il tasso di disoccupazione è aumentato di poco più del 50% fino a raggiungere l’8,5%, ossia 17 milioni di nuovi disoccupati.”.
| 11 | Wall Street Pay: A Record $144 Billion, Wall Street Journal, 11 ottobre 2010.
http://online.wsj.com/article/SB100 .
| 12 | Dépenses militaires, production et transferts d’armes, Compendio 2010, Gruppo di ricerca e informazione sulla pace e la sicurezza, GRIP 2010.
| 13 | Si legga :Media Background—Military expenditure, SIPRI Yearbook 2010, p.2: “US military expenditure rose by 63% in real terms between 2000, just before George W. Bush took office as president, to 2008, his last full year in office”
| 14 | Istituto per la Ricerca sulla Pace di Stoccolma, SIPRI Yearbook 2010, Stoccolma, giugno 2010. Internazionale http://www.sipri.org/yearbook/yearb.
| 15 | Damien Millet ed Eric Toussaint, La crise, quelles crises ?, Aden, 2010, pag. 59.
| 16 | Ibidem, P.62.
| 17 | Questo slogan sarà poi ripreso in vari discorsi da Hugo Chávez e pubblicato sulla stampa.
































Quando nell’Ottobre 2008 si decise di salvare le banche trasferendo gli oneri del default sui bilanci pubblici tirai anche io un sospiro di sollievo per non aver visto la fine ingloriosa dei miei risparmi. Presumo che sarebbe stato molto complicato gestire il fallimento contemporaneo di numerose banche e la corsa agli sportelli che ne sarebbe conseguita. Adesso dopo aver molto letto e studiato non so se sia stata la scelta giusta. In qualche modo si dovra’ arrivare alla distruzione salvifica di consistenti debiti e crediti in contemporanea (il “picco del denaro” l’hanno chiamato) che hanno una esistenza soltanto virtuale ma con conseguenze nefaste sulla nostra realta’ di austerita’ e disoccupazione. Sarebbe comunque interessante dare i numeri di quanto sarebbe stato sufficiente per salvare i risparmi veri di noi affezionati correntisti rispetto alle cifre che leggo e che sono determinate dall’universo speculativo-virtuale. Quelli di Movisol sostengono da tempo una ristrutturazione mondiale dei debiti per colpire solo l’economia di carta salvando l’economia reale. Sara’…
Tempo al tempo, poi banchieri, capitalisti, politici, sfruttattori, faranno una fine assai tragica, simile a quella degli ebrei nei campi di concentramento tedeschi del 1944. La storia si ripete sempre ma nessuno impara mai niente.
Salvare le banche poteva anche essere necessario, ma nazionalizzandole. Se si socializzavano le perdite, sarebbe stato necessario socializzare anche i profitti….