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Libertà e rispetto
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Tutte quelle che insistono con il definire conquiste (che siano sociali o tecnologiche), sponsorizzate nei decenni come traguardi fondamentali e scelte ineludibili, si sono rivelate oggi, alla luce dei risultati, delle autentiche bufale, ma non solo; hanno peggiorato la condizione umana, azzerando ogni barlume di autentica felicità.

Questo mio, è un dato di fatto incontrovertibile (sicuramente impopolare), che misura la felicità, usando come parametri assoluti, la qualità della vita e l’integrità dell’ambiente.

Il mito dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione obbligatoria, ad esempio, sdoganato dal Sistema come riscatto ad una condizione di ignoranza, accesso alla società civile e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così il lavoro della terra, vera conoscenza, tradizioni, principi e valori), è miseramente defunto.

La perdita di autonomia e autosufficienza (un tempo, valore fondamentale dell’illuminata società contadina), ci ha relegato dentro una schiavitù senza catene, omologando gli individui e privandoli dei personalismi, immaginazione e slanci rivoluzionari. Per il Sistema una vera pacchia!!

Quella che oggi, impropriamente, definiamo “la cultura”, si è rivelato arido apprendimento; improduttivo e inconcludente. Nelle società del passato, la cultura rappresentava l’insieme della conoscenza di un popolo, delle sue infinite diversità e peculiarità individuali – un perfetto meccanismo logico di interazione positiva e di simbiosi mutualistica, fuori da ogni settarismo socio-culturale e politico.

L’analfabeta, proprio in virtù del suo stato, ha sviluppato particolari e sofisticate caratteristiche, diverse ma complementari a quelle di un qualsiasi acculturato. Così, come il non vedente, amplifica il tatto, l’udito e la sfera della percezione.

Se interrompiamo la catena del reciproco bisogno, tutto perde il suo senso.

Ogni essere umano, ha un suo ruolo ben definito, come le caselle di un mosaico che, in virtù della loro corretta collocazione, conseguono a completare nella sua integrità il “Disegno” originario. In una società funzionale e felice, ogni individuo è portatore di ricchezza. Il potere ha bisogno del popolo nella misura in cui, il popolo, ha bisogno del potere.

La diversità, come tale, è il presupposto fondamentale e valore ineludibile, senza la quale, nulla potrebbe esistere – baluardo di libertà e giustizia, solidarietà e pietas.

Il Sistema Liberista Relativista, oggi, intende scardinare le logiche imperiture della convivenza, per dare corso ad un progetto di distruzione e di schiavitù, che neppure il peggiore comunismo, sarebbe mai stato in grado di immaginare. Dunque, prima di sapere scrivere e leggere, avremmo dovuto imparare a pensare, ad ascoltare e a vedere.

Le vere tragedie dell’umanità, si sono concentrate e consumate in questi ultimi cento anni di storia del mondo; prima e seconda guerra mondiale, nazismo, bomba atomica, catastrofe ambientale, biotecnologie, deriva etica e morale e la più devastante (che incorpora al suo interno tutte le altre): il relativismo liberista. L’orrore di tutto questo, non si rifà alla conta, delle vittime sul campo ma, alle modalità, scopi e finalità, che le hanno prodotte, e alla velocità e livello di crudeltà in cui si sono susseguite. Uno sterminio perpetrato contro la diversità e le sue ragioni.

Un olocausto dello spirito e della speranza che, sulla paura, ha edificato il suo potere perverso, e resa inutile, improduttiva e illogica, la nostra esistenza sul pianeta.

Alfabetizzazione e omologazione, procedono allo stesso passo, e sono le due facce di una stessa medaglia. Spingono gli individui a uniformarsi alle tendenze dell’idea dominante. Un opera di condizionamento e di plagio senza precedenti che, in pochi decenni, ha scardinato ogni preesistente regola e personalismo, e costretto l’individuo a tradire la sua vera natura, per sottomettersi all’egemonia dell’industrialesimo idolatra e alle seducenti sirene del consumismo. Un’aberrazione umana, che va ben oltre il significato etimologico di barbarie, ma sconfina, fuori da ogni dubbio, nella sfera del maligno.

Per gli stessi motivi e con gli stessi strumenti, attraverso i quali, il Sistema Liberista Relativista si é imposto e insediato, così si spegnerà.

Quando questo accadrà, i territori industrializzati che, del progresso tecnologico hanno fatto la loro bandiera (noncuranti delle conseguenze e controindicazioni di una tale scelta insensata), pagheranno il prezzo della loro ignoranza e stupidità.

Gli individui ancora integri, non contaminati (per ragioni di circostanze e di opportunità), diversamente, approfitteranno della loro condizione (un tempo derisa e vilipesa) per mettere a frutto la loro conoscenza, terreno di cultura di una nuova rinascita.

Oggi il Sistema è saturo; bloccato. Ogni tentativo di rianimarlo, immettendo sul mercato nuova mercanzia, non fa che peggiorare il suo stato. Sarebbe come se un medico, per curare una pericolosa indigestione, costringesse il suo paziente ad una solenne abbuffata.

Il Sistema, come il paziente indigesto, in preda a crampi, conati e nausee, sarà più propenso a vomitare, per liberarsi dalla schiavitù di un disagio non più sopportabile, e dal rischio di collassare.

L’indigestione, in questo caso, è simbolica di un consumismo selvaggio e senza regole che ha congestionato ogni settore della nostra società. Nel bisogno di espellere per liberarsi, possiamo individuare l’ineludibile necessità del ritorno ad un passato, regolato dall’impianto etico originario, dalla consapevolezza e ragionevolezza.

Quando, oggi, sento ancora parlare di sviluppo e crescita, come i soli strumenti idonei per combattere la crisi del capitalismo, mi vengono i brividi e, ancora di più, prendo coscienza di quanto, le conquiste di questo secolo (alfabetizzazione in primis), siano state nefaste per tutta l’umanità.

Quanti giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui banchi di scuola, dentro atenei caotici, fra master e improbabili specializzazioni?

Quanti hanno rinunciato a vivere, per rincorrere, il mito di una laurea, svuotata di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione dei loro padri? Quante energie e sudati risparmi, è costato tutto questo?

Meglio sarebbe stato per loro zappare un campo e coltivare patate – raccogliere i frutti della fatica, dando alla propria esistenza, un senso, una dignità e una vera libertà.

Che futuro avranno mai questi ragazzi, quando oggi, il Sistema li ha derubati dalla capacità di volare, da soli e liberi, incatenandoli all’illusione e alla paura?

Meglio sarebbe stato per loro impastare cemento. Costruire una casa di pietra, sulla collina, fra i sugheri le querce. E poi al tramonto, rincasare, e perdersi nella magia dei sorrisi e garriti di gioia, di marmocchi analfabeti, gonfi d’amore, di magia e di sincera meraviglia. E prima di abbandonarsi fra le braccia di Morfeo, ringraziare Dio per tanta felicità, aspettando il nuovo giorno, ricco di promesse e di speranza.

Comprendo l’impossibilità, per molti, nel condividere con me una tale analisi, fino a ritenerla inaccettabile. Ma se con uno scatto di orgoglio e di volontà (che solo la passione per la conoscenza ci può imprimere), fossimo in grado di immaginare una realtà diversa e opposta da quella che, oggi (al presente), siamo costretti a vivere e che, contro ogni logica, ci ostiniamo ad accettare, e potessimo, virtualmente, personalizzarla con i nostri veri bisogni e necessità, epurandola da paure e dipendenze e falsi bisogni, allora, se fossimo capaci di tutto questo, potremmo insieme, cambiare le sorti del mondo.

Gianni Tirelli

6 Commenti a “DIVERSITA’: PRESUPPOSTO DELLA FELICITA’ E DI UN RECIPROCO BISOGNO”

  • andrea:

    mi trovo in pieno accordo con le tue parole, il problema è realizzare la nuova realtà che immaginiamo; è come se le forze contrarie a ciò siano troppe e insopprimibili…

  • Ezio:

    Condivido quanto Lei afferma anche se a riguardo di un minimo di alfabetizzazione generale uguale per tutti la penso diversamente. Personalmente ho conosciuto umili artigiani e contadini (quinta elementare) che nel loro mestiere erano artisti e profondi conoscitori, sicuramente migliori di tanti somari laureati, aggiungo d’aver conosciuto nel lontano passato (anni 60)un dirigente industriale in possesso di “licenza elementare”, il figlio con tanto di laurea ha combinato solo pasticci per i dipendenti dell’azienda in cui lavorava, i suoi affari personali però ha saputo gestirli molto bene. A proposito delle diversità personali un famoso italiano allevatore di cavalli Federico Tesio, il creatore del cavallo del secolo, secolo scorso chiaramente, l’indimenticato RIBOT, affermava che all’atto della nascita il Padreterno ci dà uno strumento musicale personale con cui noi possiamo suonare benissimo qualunque motivo musicale ma se noi invece cambiamo strumento siamo solo capaci di fare fracasso. Il significato simbolico del concetto espresso dal grande Tesio è chiaro, basta vedere quello che sta succedendo attualmente nel mondo, tutti vogliono fare tutto e non si rendono conto neanche del male che fanno, chi non sa,non sa di non sapere.

  • gabry:

    In perfetta sintonia con Gianni.
    proprio vero più uno studia più viene indottrinato, in più non impara la pratica che è quella che ti serve nella vita.

  • Lawrence:

    Visto che leggo e sento parlare spesso di “picco” e “picchi” vari (petrolio, acqua, terre rare, minerali, oro…) questo scritto mi porta a pensare che esista anche una sorta di “picco del cervello”. Una recente notizia in Google news salute ha reso noto che lo sviluppo della lettura e della alfabetizzazione determina un fenomeno di competizione fra diverse aree cerebrali facendo perdere ad esempio l’abilita visiva di ricoscere i volti. Abbiamo sviluppato molte abilita’ e sappiamo far funzionare numerosi aggeggi elettronici ma le risorse del cervello sono limitate ed inevitabilmente si perde intelligenza emotiva, empatia, capacita’ sociali e altre abilita’ piu’ note ai nostri genitori. Non so se sia un bene o un male. Ogni generazione sviluppa l’adattamento possibile alla sua epoca: ma abbiamo veramente liberta’ di scegliere e quanto pesano i condizionamenti non graditi?

  • gianni tirelli:

    @ ben detto Lawrence!

  • SDEI:

    @LAWRENCE,
    è stato più volte ribadito dalla SCIENZA; che l’ UOMO utilizza solo una minima parte delle sue facoltà cerebrali(dal 5% al 7%), quindi l’ affermazione che fai che le risorse del CERVELLO sono limitate NON corrisponde alla realtà dei fatti e della ricerca !!!

    Se poi a quello che si conosce e si può provare, si somma quello che scientificamente NON si può ancora dimostrare; come es. la TELEPATIA, la CHIARO-VEGGENZA, il TELE-TRASPORTO etc. capirai che il numero delle FACOLTA’ “umane” è molto alto, sta a NOI farne poi l’ uso “individuale” e “collettivo” più UTILE ed ETICO possibile !!!

    HASTA SIEMPRE

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