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“La Città” // 11 ottobre 2010
Pubblichiamo  il fatto accaduto in ottobre. Qui si ripete esattamente l’iter di un’altra accusa infamante di un docente libero, Antonio Caracciolo, della Sapienza di Roma ad opera di Repubblica.
Su la Republica passa una informazione inventata? E’ da considerarsi un atto criminale come ha urlato Oscar Giannino? Tutto ciò avviene nella più completa impunità e nell’indifferenza della stampa di regime. Perchè ? Sentiamo aria di persecuzione. ndr
La scomoda verità sul caso Moffa

Ecco come “Repubblica” ha costruito il falso del “negazionista antisemita” Claudio Moffa: attribuendo una frase dello storico ebreo Leon Poliakov [nella foto] – circa l’inesistenza di documenti di Hitler attestanti un intento sterminazionista – al docente che quella frase aveva letto in aula. Un errore consimile a quello di Carlo Bertani che in un articolo apparso sul suo sito ha attribuito a sua volta a Moffa – senza aver visto la lezione, ma seguendo la scia diffamatoria e demonizzatrice del quotidiano di Mauro – una citazione dello storico ebreo americano Norman Finkelstein, figlio di deportati ad Auschwitz.

Quella iniziata il 7 ottobre – in coincidenza non casuale con l’Israel Day di Roma, due settimane dopo il caricamento della lezione in rete – si rivela dunque, alla prova dei fatti, una vicenda allucinante, ennesima dimostrazione della disinvoltura con cui la catena De Benedetti cerca di volta in volta di annientare i suoi veri o presunti nemici, fino alla manipolazione e all’invenzione della realtà. Disinvoltura che conoscono non soltanto gli intellettuali dissidenti e i giornalisti non addomesticati, ma anche il ceto politico e il funzionariato di Stato, sottoposti al quotidiano ricatto mediatico (o per meglio dire mediatico-giudiziario) di /Repubblica/ e delle testate regionali ad essa affiliate.

Col passare delle ore, il “caso Moffa” non sembra destinato a rientrare nei canoni della normale vita accademica, ma continuano a rimbalzare, da più parti, commenti negativi sull’operato del docente teramano, ormai apertamente considerato un “negazionista” dell’Olocausto.

Il tutto verte su una frase, in particolare, alla quale Repubblica ha dedicato l’onore dell’incipit di un articolo richiamato in prima pagina, sulla base del quale poi si sono scatenate le reazioni di ogni tipo, fino ad arrivare a quella del Ministro Gelmini.

Insomma, una vera e propria pubblica condanna per il professore che avrebbe negato la Shoà dicendo: “…mai è risultato fino ad oggi un documento di Hitler che dicesse “sterminate tutti gli Ebrei”.

Il problema, perché di problema vero si tratta, che investe non solo il mondo accademico, ma anche e soprattutto quello giornalistico e, di riflesso, quello politico per la diffusa tendenza a commentare senza conoscere, limitandosi magari alla battuta riferita da un giornalista, sfocia in questo caso in una verità clamorosa: la frase attribuita a Moffa, che lo rende pubblicamente un “negazionista”, non solo non è di Moffa, ma la scrive nel libro “Il Nazismo e lo Sterminio degli Ebrei” il filofoso francese, di famiglia ebrea russa, Leon Poliakov, famoso per i suoi studi sul genocidio ebraico e sull’antisemitismo.

Nato da una famiglia ebrea a San Pietroburgo nell’impero Russo, visse in Italia, Germania e Francia. Al processo di Norimberga sedeva sui banchi dell’accusa. Non propriamente un negazionista.

Nell’attesa che la Gelmini, i politici, mezzo mondo accademico teramano e tutti quelli che l’hanno fatto parlando di Moffa, si indignino anche contro Poliakov (che però non potrà difendersi, visto che è morto nel 1977), pubblichiamo a beneficio dei nostri lettori la trascrizione del frammento della lezione di Moffa, tratto dall’integrale e non dal video di Repubblica, nel quale si legge la frase “incriminata”. Moffa sta parlando dello storico ebreo Della Seta: «…..scrive dunque Della Sete: ”Non sembra quasi in nessun momento che la psicopatia nazista abbia cessato di essere strumento consapevole di politica e di repressione, quantomeno in nessun momento le classi dirigenti tedesche si fecero scrupolo di valersi per i loro propri fini della lucida follia di Hitler e dei suoi seguaci, conclusione dopotutto comporta non è mai esistito, cioè non è mai stato trovato un documento ufficiale di un dirigente nazista, alto dirigente”, se non qualche discorso trascritto da testimoni che erano in realtà spie interne al Reich e che riferivano di questi discorsi, al di fuori del Reich, ai servizi segreti occidentali, di Paesi come la Francia, l’Inghilterra o gli Stati Uniti, appunto dice questo Leon Poliakov in “Il Nazismo e lo Sterminio degli Ebrei”, riconosce che “non esistono mai è risultato fino ad oggi un documento di Hitler che dicesse sterminate tutti gli Ebrei”, fino a Philippe Burrin nel 1989…».

L’altro autore citato da Moffa è Burrin, altro non negazionista, che è un intellettuale francese, accademico di Francia, che ebbe tra l’altro grande ruolo nel processo all’ex ministro Papon per crimini contro l’umanità. Questo è quello che è accaduto. Niente di meno. Niente di più.

Ad’a

***

Studenti del Master solidali con Moffa

Solidarietà al Professor Claudio Moffa per il “linciaggio mediatico” subito dopo la pubblicazione dello spezzone di video da parte di Repubblica.it.

Gli studenti frequentanti del Master “Enrico Mattei” unanimemente esprimono la loro solidarietà al Professor Claudio Moffa:

1) E’ impensabile che mass media, politici e magistrati neghino la libertà di ricerca, di divulgazione scientifica e di espressione. Il master si è sempre caratterizzato per lo sguardo critico verso tutte le realtà precostituite ed è importante che le coscienze di cittadini e studiosi mantengano questa indipendenza di giudizio su fatti storici e di attualità.

2) E’ odioso il modo denigratorio con il quale certi tg e certi giornali hanno attaccato il Prof. Moffa, senza possibilità di contraddittorio e dando per scontato ciò di cui la ricerca deve e non deve occuparsi. Il prof. Moffa è stato presentato come un invasato che trasmette messaggi di odio, cosa che non è mai avvenuta in nessuna circostanza.

3)Nel merito, dobbiamo rilevare come ogni critica storica sia essenzialmente revisione. Non negazione, come si è erroneamente detto, ma revisione. Le foibe, la vicenda delle fosse di Katyn, ecc. non sarebbero mai emerse se qualcuno non si fosse posto fuori dalla vulgata approvata e benedetta della storia della seconda guerra mondiale. Quando la politica si occupa di storia emergono preoccupanti contraddizioni: in Turchia oggi è proibito affermare l’olocausto armeno e in Francia negarlo, pena l’incarcerazione.

Fonte: “La Città”, quotidiano di Teramo e provincia

Un Commento a “La scomoda verità sul caso Moffa”

  • archimede:

    Quei parassiti di Direttori di giornali come la Repubblica /Corriere della Sera & Co non hanno alcuna idea del perchè la maggiorparte dei Sionisti portano un nome che alla fine finisce con “stein” che vuol dire “pietra”, sarebbe meglio che preparassero le loro valigie e andrebbero a vivere là..dove ci sono tante “stein” ovvero pietre

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