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Quel fanatismo che è in noi 24 dic 2010

Cari amici, vorremmo proporvi con questo post (pubblicato in gemellaggio con il blog http://associazioneperankh.wordpress.com) un piccolo ma serissimo gioco. Qui di seguito troverete una più o meno nota lettera lasciata in testamento da una madre al figlio; in essa sono stati da noi volutamente cancellati alcuni nomi che la renderebbero facilmente riconoscibile.

« Mio figlio adorato! Siamo nel […] già da sei giorni – papà, i tuoi sei fratellini e sorelline ed io – nell’intento di dare alle nostre vite […] l’unica possibile onorevole conclusione… sappi che sono rimasta qui contro la volontà di papà, e che anche domenica scorsa il […] voleva aiutarmi ad andarmene. Tu conosci tua madre – abbiamo lo stesso sangue – non ho avuto alcuna esitazione. Il nostro glorioso ideale è andato in rovina e con esso tutto ciò che di bello e meraviglioso ho conosciuto nella mia vita. Il mondo che verrà dopo il […] e il […] non è più degno di essere vissuto e quindi porterò i bambini con me, perché sono troppo buoni per la vita che li attenderebbe, e un Dio misericordioso mi capirà quando darò loro la salvezza… I bambini sono meravigliosi… mai una parola per lamentarsi o una lacrima. Le bombe scuotono il […]. I bambini più grandi proteggono quelli più piccoli, la loro presenza è una benedizione e riescono a far sorridere il […] di tanto in tanto. Possa Dio aiutarmi a trovare la forza di superare la prova finale e più difficile. Ci resta un solo obiettivo: la lealtà verso il […] anche nella morte. […], mio caro figlio – voglio trasmetterti quello che ho imparato nella vita: sii leale! Leale verso te stesso, leale verso le persone e leale verso il tuo paese… Sii orgoglioso di noi e cerca di tenerci tra i ricordi più cari…»


L’esperimento che vi proponiamo ora è di riprovare a leggere questa lettera – di indubbia profondità d’animo –immaginando nelle parti mancanti i nomi di un qualsiasi leader o movimento religioso, spirituale, filosofico, politico o, perché no, scientifico. Ad esempio:

« Mio figlio adorato! Siamo nell’ashram (o nella sede del partito o nella parrocchia) già da sei giorni – papà, i tuoi sei fratellini e sorelline ed io – nell’intento di dare alle nostre vite induiste (o comuniste o cristiane) l’unica possibile onorevole conclusione… sappi che sono rimasta qui contro la volontà di papà, e che anche domenica scorsa il guru (o il rappresentante del partito o il prete) voleva aiutarmi ad andarmene… eccetera…»

Ciò che colpisce è proprio il fatto che sembrano non esservi limiti di nessun genere. Si può sicuramente intuire la difficile situazione in cui si ritrova l’autrice, la quale manifesta una rara fermezza e lealtà verso i suoi valori di vita. Non è escluso che le sue parole abbiano suscitato nel lettore un certo moto di compassione od anche ammirazione, proprio per una scelta difficile che sembra aver preso in virtù di un bene più grande.

Beh, possiamo ora svelarvi i dettagli mancanti, e rivelare il fatto che l’autrice di questa lettera è Magda Goebbels, moglie di colui che ricoprì il ruolo di ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Le parole che ritroverete in forma completa qui di seguito sono state scritte di suo pugno pochi attimi prima di uccidere i suoi sette figli e poi suicidarsi insieme al marito nel bunker di Hitler.

« Mio figlio adorato! Siamo nel Führerbunker già da sei giorni – papà, i tuoi sei fratellini e sorelline ed io – nell’intento di dare alle nostre vite nazionalsocialiste l’unica possibile onorevole conclusione… sappi che sono rimasta qui contro la volontà di papà, e che anche domenica scorsa il Führer voleva aiutarmi ad andarmene. Tu conosci tua madre – abbiamo lo stesso sangue – non ho avuto alcuna esitazione. Il nostro glorioso ideale è andato in rovina e con esso tutto ciò che di bello e meraviglioso ho conosciuto nella mia vita. Il mondo che verrà dopo il Führer e il nazionalsocialismo non è più degno di essere vissuto e quindi porterò i bambini con me, perché sono troppo buoni per la vita che li attenderebbe, e un Dio misericordioso mi capirà quando darò loro la salvezza… I bambini sono meravigliosi… mai una parola per lamentarsi o una lacrima. Le bombe scuotono il bunker. I bambini più grandi proteggono quelli più piccoli, la loro presenza è una benedizione e riescono a far sorridere il Führer di tanto in tanto. Possa Dio aiutarmi a trovare la forza di superare la prova finale e più difficile. Ci resta un solo obiettivo: la lealtà verso il Führer anche nella morte. Harald, mio caro figlio – voglio trasmetterti quello che ho imparato nella vita: sii leale! Leale verso te stesso, leale verso le persone e leale verso il tuo paese… Sii orgoglioso di noi e cerca di tenerci tra i ricordi più cari…»

Vi starete a questo punto chiedendo a quale conclusione vogliamo arrivare. Certamente il nostro intento non è quello di compiere moralismi in merito alla storia nazista, ma abbiamo semplicemente voluto mettere in risalto con un esempio esplicativo tra i tanti possibili come in realtà sia sottilissimo ed impercettibile il limite di demarcazione che separa la pura lealtà verso i propri ideali dal completo fanatismo.

E se questo confine non esistesse? Se il nostro biologico bisogno di certezze ci portasse a coprire sotto le bandiere di splendidi ideali questa fragilissima necessità? Se fosse questo l’unico modo – per quanto infantile – per farci sentire comunque vivi, speciali, utili a qualcosa?

D’altronde, molto spesso sono le convenzioni del momento a determinare virtuoso o meno il comportamento di una persona in base alle condizioni socio-storiche in atto. Se il nazionalsocialismo tedesco avesse vinto la guerra all’ultimo minuto, con molta probabilità la stessa Magda Goebbels sarebbe ora un eroe nazionale con tanto di statue nelle piazze europee. La stessa cosa di potrebbe pensare per i sostenitori dei moti carbonari in Italia durante la dominazione austriaca: fanatici guerriglieri per gli austriaci dell’epoca, eroi della patria per gli italiani di oggi. E ancora, il devoto di una minoranza religiosa è spesso un invasato settario, mentre quello della religione dominante è un pio. Gli esempi potrebbero continuare per pagine e pagine.

Giunti a questo punto nasce spontanea una domanda: è possibile vivere liberi da questi delicatissimi meccanismi che inconsapevolmente dominano la nostra esistenza? È possibile smascherarli per restituirci quell’unico e puro ideale: il rispetto e l’amore per la vita?

Ponendoci noi stessi queste domande a voce alta insieme a voi nel presente post, siamo tutt’ora in cerca di risposte. Certamente, una prima riflessione ci ha condotti verso la consapevolezza che ogni qual volta, in nome di un ideale più alto, le nostre azioni conducono verso il ledere la vita e la libertà altrui, allora quell’altezza non è nient’altro che un pozzo in cui stiamo precipitando.

Esiste un famoso proverbio che dice: la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Mantenere quindi sempre viva in noi una sorta di autocritica dei propri ideali (siano essi religiosi, spirituali, politici, e così via) mettendoli sempre in relazione ai nostri effettivi atti quotidiani, potrà forse renderci meno encomiabili agli occhi della “storia”, ma di sicuro dignitosamente più umani ed onesti di fronte a noi stessi.

PS: Per chi volesse approfondire questo tipo di tematiche, consigliamo vivamente quelle che a nostro avviso rimangono ancora oggi le analisi più complete e dettagliate di questo tipo di dinamiche psicologiche che coinvolgono potenzialmente ciascuno di noi in prima persona: Psicologia di massa del fascismo di Wilhelm Reich e L’assassinio di Cristo, sempre di Wilhelm Reich.

5 Commenti a “Un piccolo ma serissimo gioco!”

  • Giochino serio e piuttosto pesante, mi ci sono gettato subito incuriosito dal titolo. Dopo le prime righe ho capito quanto fosse serio e dopo poche altre parole quanto fosse pesante. Anche con i tagli il messaggio passa chiaro e tagliente come un rasoio.
    Comunque il “gioco” non c’è, è una illusione che nasce proprio dall’estrapolare un singolo dettaglio e nel darlo in pasto all’immaginazione di un estraneo che lo completa con i propri ricordi ed esperienze (in questo caso però non mi è nemmeno stato possibile per la distanza tra la mia e quel tipo di esperienza). Se paragoniamo la convinzione che ci mette un marines in missione con quella di un prete missionario o di uno scoiattolo che cerca di raggiungere la propria nocciolina probabilmente troveremo ancora “sconvolgenti” analogie…

  • Alessio:

    Ho fatto spesso “giochini” analoghi in passato nell’intimità dei miei pensieri.. Sono giunto alla conclusione che trattasi solo di questione genetica, di complessi meccanismi celebrali innati, probabilmente legati all’autoconservazione, diversi in ogni individuo, i quali sovrapposti all’offerta di ideali in circolazione portano verso la “simpatia” per un modo di essere piuttosto che per l’altro, la paura e l’autoesaltazione fanno poi il lavoro utile per generare grandi squarci sociali, lotte, guerre. E’ una questione di gusto ( permettetemi la parola così poco profonda ) e poco altro. Ovviamente la mia non può essere una analisi definitiva e tantomeno autorevole, è solo un punto di vista che a seconda dei vostri gusti, potrà piacere o meno..

  • cristiano:

    Molto, molto bello e profondo. A mio modesto parere solo uscendo dal “sistema” si può capire il “gioco” ma, purtroppo, non ho ancora trovato il modo completo di uscirne … le ha inventate tutte per legarci ad esso fino al punto da renderci suoi complici.
    Ognuno di noi, che stia al di qua ol da li là del muro, sa nel suo intimo cosa è giusto e cosa è sbagliato ma il problema resta nel fatto che la stragande maggioranza di noi crede in un unica vita per cui cerca solo di sopravivere come meglio può appongiandosi a quello (uomo, donna, fede, partito, filosofia, scienza, presunta conoscenza o puro e semplice instinto di conservazione)che concretamente gli porta vantaggi nella vita materiale o che gli promette la “vita eterna” in un modo e nell’altro. Sarebbe ora che i “buoni” smettessero di parlare e cominciassero ad agire se non vogliono rimanere “coglioni” (categoria a cui ritengo purtroppo di appartenere, spero ancora per poco anche se la strada è parecchio in salita e la discesa è a volte invitante)

  • Lino Bottaro:

    bella Pino, era ora che ti facessi sentire. Ti auguro belle cose

  • icecube:

    E’ nella natura umana prodigarsi perché esistano solo vittorie, mentre per chi ha da rispondere alla propria coscienza, valuta nella giusta proporsione tutti atti della vita, accettando oltre quelli che esprime per se stesso, anche quelli che esprimono i suoi simili, per questo sa accettare le sue sonfitte riconoscendo il fatto, che queste non avranno alcuna evoluzione e con dignità si ritira.

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