Una conferma in più: urge l’economia del Mutuo Soccorso, come quella proposta dal buono locale di Mutuo Soccorso del Veneto: il Sereno.
inviato da Mirko Pizzato tratto da Wired
…L’ individualismo professato da Milton Friedman è ormai alla fine. All’astuto finanziere solitario di Oliver Stone si sostituisce lo psicodramma collettivo dei minatori cileni. Siamo ad una svolta in cui il gruppo prevale sui singoli, grazie soprattutto alla Rete. A sostenerlo è l’economista Loretta Napoleoni nell’articolo “L’economia del mutuo soccorso”, la storia di copertina di Wired Italia di dicembre.
Come nello shopping sta prendendo piede lo swapping (una sorta di baratto su Internet), così nell’attuale panorama sociale crescono sempre più comunità virtuali come eBay o Swaptree, in cui la gente scambia e vende di tutto. Fenomeni che l’individualismo degli anni ’80 non avrebbe neanche saputo spiegare.
Se swap è una parola chiave, share è sua sorella. Bike, car, house, file, tante le parole che si sono avvicinate al verbo share, condividere. Un accostamento frutto della rivoluzione dal basso nata dai millennium, i “figli dei super-egoisti baby boomers”, scrive l’economista, una generazione nata a cavallo tra gli anni Settanta-Ottanta che “all’indomani della crisi del credito ha voltato le spalle all’individualismo neo-liberista”.
Giovani che stanno coi genitori, non lavorano e vivono intaccando i risparmi della famiglia, i millennium non hanno le caratteristiche dell’ homo oeconomicus classico perché sono nati in un’economia imprevedibile per le teorie classiche. Per questo “ gli manca l’egoismo, il bisogno di possesso e l’individualismo dei genitori”.
La Rete occupa un posto centrale in questa nuova economia, figlia di uno strano mix tra gli ideali degli hippy americani e le nuove tecnologie. Il web 2.0 è l’unico posto in cui gli utenti possono riunirsi e scambiarsi oggetti e opinioni smettendo di essere quei soggetti passivi che sono i meri consumatori.
Certo, ammette Napoleoni, è presto per cantare e vittoria e tutto potrebbe andare in fumo come la fallita rivoluzione degli hippy. Però ci sono anche dei fatti: Tripadvisor è una delle guide di viaggio più consultate, Netflix ha spinto al tracollo Blockbuster nella distribuzione di film a noleggio, Couchsurfing è per molti l’unico modo per viaggiare.
L’economia partecipativa dopotutto è a scopo di lucro. Netflix lo scorso anno ha fatturato 116 milioni di dollari di profitti, il carsharing permette di abbattere i costi per assicurazione e manutenzione dell’auto, prestare parte dell’orto al vicino col pollice verde ma senza giardino abbellisce la casa e fa risparmiare sul giardiniere.
“Le oligarchie industriali vorrebbero farci credere che questo comportamento distruggerebbe l’intero sistema economico. Ma non è così!” sottolinea con forza l’economista. È ora di iniziare ad allocare le risorse in modo più efficiente evitando quindi i monopoli del passato. Lasciare Microsoft per Linux, farsi prestare un iPad solo per i giorni in cui lo si utilizza, scambiarsi i vestiti per bambini: il servizio è uguale ma si evita di creare un’insostenibile accumulazione di capitale.
Insomma, Loretta Napoleoni non ha dubbi, se fosse stato vivo, oggi Karl Marx avrebbe scritto il Manifesto del Partito Partecipativo.





























Mi dispiace, caro Lino, ma oggi Marx l’avrebbe mandata affanculo la Napoleoni e pure la sua economia da casalinga persa nel mercatino rionale, inutile e funzionale al Sistema.
Per quanto lodevole ed interessante sia l’idea, personalmente ritengo che ciò non sia sufficente per cambiare le cose: fino a che il denaro rimarrà l’unica cosa importante l’umanità non potrà mai evolvere e continuerà ad usare il suo cervello “rettiliano”.
Ma il partito comunista non era già “in teoria” un partito partecipativo degli operai? Marx era un massone e non penso che il suo pensiero fosse effettivamente indirizzato solo al fine di aiutare i “poveri operai” che infatti poveri lo sono ancora.
Dobbiamo avere il coreggio di andare oltre agli schemi che ci hanno insegnato se vogliamo veramente liberarci: in fin dei conti il denaro è una convenzione umana non una cosa naturale. Infatti l’aria è fondamentale per la nostra esistenza mentre il denaro no però, mentre facciamo di tutto per difendere i nostri soldi, lasciamo che l’aria venga inquinata oltre ogni limite … solo liberandoci del dio denaro possiamo sperare in un fututo migliore per i nostri figli.
grazie di linkare la fonte