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Notate la data dell’articolo. Lo capisco come vedendo il Cavaliere ancora in sella, gli Usa possano essere arrivati fino a Ruby. Lewinski docet.

Settembre 11, 2009

Nella foto, Paolo Guzzanti,  da Il Politico http://www.ilpolitico.it/?p=15613

Clamoroso nuovo scoop dell’ex vicedirettore de “il Giornale” per il giornale della politica italiana. Il motivo? Il premier è diventato il maggior fornitore di denaro per la Russia. Le grandi manovre sono cominciate, il partito a tre punte Fini Casini Montezemolo affila le armi e Berlusconi minaccia elezioni anticipate e il ricorso al suo popolo, che è in crescita malgrado il martellamento mediatico. La più difficile crisi della seconda Repubblica è alle porte. Ecco gli elementi per capire.

di PAOLO GUZZANTI

L’ordine è arrivato dagli Stati Uniti: Berlusconi va eliminato. Motivo: i contratti energetici che legano non solo l’Italia alla Russia, ma tutta quella parte di Europa che Berlusconi è deciso a portarsi con sé. A me già lo disse chiaro e tondo l’ambasciatore Spogli che andai a salutare quando lasciò l’ambasciata di via Veneto: “Non siamo certo noi americani che vogliamo vendere energia all’Italia, ma vogliamo un’Italia che non dipenda dalla Russia come una colonia e non vogliamo che la Russia incassi una somma di denaro di dimensioni mostruose, che poi Mosca converte direttamente in armamenti militari”. Da allora un fatto nuovo di enorme gravità si è aggiunto: l’Italia ha silurato il gasdotto Nabucco (che eliminava la fornitura russa passando per Georgia e Turchia) facendo trionfare South Stream, cioè l’oro di Putin. Contemporaneamente Berlusconi organizzava la triangolazione Roma-Tripoli-Mosca associando Gheddafi nell’affare. E’ opinione diffusa Oltreoceano (per esempio all’Istituto Aspen, Colorado) e anche di fonti georgiane che Berlusconi abbia interessi non soltanto di Stato.
L’operazione è stata preparata con cura attraverso una campagna mediatica di lavoro al corpo di Berlusconi basato sulle vicende sessuali, sulle inchieste di mafia e sulla formazione, nell’area moderata, di una alternativa politica a tre punte: Luca Cordero di Montezemolo, Perferdinando Casini e Gianfranco Fini, ciascuno a suo modo e con le sue vie, ma in una sintonia trasparente.
Il partito di Montezemolo, non ancora ufficiale, aprirà la sua convention sotto forma di manifestazione culturale il 7 Ottobre, lo stesso giorno in cui la Consulta dovrebbe decidere sul lodo Alfano.
Che cosa farà la Consulta è il nodo da sciogliere perché il risultato è incerto, ma se il lodo dovesse essere bocciato, Berlusconi si troverebbe dal giorno stesso imputato per gravi reati connessi con l’affare Mills.
Berlusconi tutto questo lo sa perfettamente, sostiene che dietro Fini ci sarebbe Paolo Mieli e altri intellettuali laici, e fa sapere che lui a dimettersi non ci pensa per niente e che, se mai lo costringessero, negherebbe con il PDL qualsiasi maggioranza a qualsiasi altro governo – Fini, si suppone – costringendo Napolitano a constatare la mancanza di una maggioranza e a convocare elezioni anticipate da accorpare a quelle regionali stabilite con enorme anticipo a marzo.
In questo caso ci troveremmo di fronte a una crisi virtuale e poi formale subito dopo la prima metà d’ottobre, già affollata per il congresso del PD. Lo scioglimento anticipato delle Camere dovrebbe precedere di 60 giorni la data delle elezioni e quindi il decreto dovrebbe arrivare subito dopo Natale.
Questa sarebbe, secondo lo scenario peggiore, l’ultima chance di Berlusconi pronto a sfidare i nemici sul piano elettorale, forte del massimo momento di popolarità nei sondaggi, malgrado gli scandali.
Ma – domanda – davvero Berlusconi avrebbe il potere di controllare tutti i deputati e senatori del PDL affinché neghino la fiducia ad un suo successore? E come si regolerebbe il Pd? Probabilmente sosterrebbe, ma in che condizioni? E’ infatti molto probabile che, in caso di vittoria ormai scontata di Bersani, i cattolici del Pd se ne andranno. Scissione a sinistra, dunque, e scissione anche a destra. Grande rivoluzione parlamentare e politica. Con Berlusconi deciso a resistere, sfidare, e se proprio deve morire, portarsi dietro tutti quanti.
Ma i suoi deputati sanno che se lui li mandasse a casa, poi sarebbero tutti sostituiti dalla nuova leva di giovanissimi già selezionati. Sarebbero allora i tacchini di Natale: davvero i tacchini di Natale accompagnerebbero il disegno natalizio? Appare improbabile.
Ma chi tiene le fila del gioco che punta al ricambio tutto questo lo sa e si è fatto i conti. Anche Berlusconi si fa i conti. Lo scontro è ravvicinato e mortale. Se Berlusconi riuscisse ad evitare la bocciatura del Lodo Alfano, alla fine uscirebbe rafforzato. Per ora si mostra sicurissimo di sé e ieri ha fatto il gradasso con i giornalisti spagnoli, si è confrontato a De Gasperi e ha detto di essere il primo ministro migliore di tutta la storia d’Italia. La grande manovra è cominciata, le artiglierie già battono il campo. La guerra arriverà, se arriverà, entro un mese.

PAOLO GUZZANTI

e ancora…

IL GASDOTTO E IL BUNGA-BUNGA

Tutto quello di cui si discute in questi giorni, le bocce della Minetti, la tristissima Ruby Rubacuori, le patologie di un vecchio primo ministro e la penosa corte di ignobili lacchè e guitti non è altro che pura e semplice sovrastruttura. Quello che è in corso in questo momento è l’ennesimo capitolo di una lotta oramai senza quartiere tra due distinti apparati di potere: quello allestito con il piglio di un monarca ottocentesco da Silvio Berlusconi e un insieme oscuro di individui che fa leva sugli apparati dello Stato, parti della magistratura, forze dell’ordine, servizi segreti, giornali e imprenditori.

Il conflitto è una conseguenza del berlusconismo e della sua funzione accentratrice e poco inclusiva delle forze che compongono la nostra traballante democrazia. Ed è stata una responsabilità del berlusconismo quella di svuotare di senso la dialettica politica, indebolendo il sistema di “pesi e misure” democratici unitamente all’aver sprecato un capitale di consensi senza essere riuscito a riformare il Paese e a stimolare la crescita, in questo brillantemente coadiuvato da una opposizione inetta.

In un simile contesto è facile ricadere nel vizio tutto italiano di spostare il conflitto dal piano istituzionale a piani più informali ed oscuri. Il tutto si riduce poi ad una guerra tra campi opposti, tra il dittatore e i liberatori, Gesù e il diavolo, il bene ed il male, a scapito di democrazia ed elettori. Gli elettori hanno tra l’altro consapevolmente eletto Berlusconi ed hanno tutto il diritto di sprofondare e farsi mal governare ad oltranza, mentre molto pericoloso è che qualcuno si erga ad arbitro di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato e decida che è giunta l’ora di sbarazzarsi di un peso morto.

L’Italia è un paese creato da una minoranza di individui durante il Risorgimento e una minoranza ne tesse e ne disfa le sorti ancora oggi, i cittadini contano poco o niente. Ed è una sadica ironia della sorte, che proprio un’escrescenza di quell’Italia delle false mitologie da Grande fratello, nelle sembianze di un tripudio di tette e culi, si sia ritorta contro chi ha contribuito a crearla, come un virus a lungo incubato.

Se fatti penalmente rilevanti ci sono stati sarà in sede di processi che verrà appurato, nel frattempo resta l’evidenza di un Paese deprimente in cui la priorità sono diventate le “perversioni” private del premier a scapito del lavoro, del precariato che soffoca le nuove generazioni, del debito, dell’università, dei nostri soldati che muoiono al fronte.

A proposito  di forze oscure, vi dice qualcosa “South stream”? Il progetto di pipeline che ridimensionerebbe Nabucco, bypassando la Turchia e segnando una colossale vittoria per la Russia ed uno scacco per gli USA, sia sul piano del controllo delle risorse energetiche che in termini di influenza in Asia Centrale, proprio quella regione che Brzezinky indicava come la chiave di volta della geopolitica americana? La chiave per un eventuale successo del progetto russo è proprio l’Italia. Anzi: Silvio Berlusconi.

di Giovanni Brunner

9 Commenti a “Il piano Usa per fare cadere Berlusconi di P. Guzzanti”

  • luca martinelli:

    inizia ad essere un po’ ripetitiva questa analisi delle disgrazie di Berlusconi, anche se esatta. Lo diciamo da tempo, anche noi amici di Stampa Libera. Allora mi permetto di usarla non per dire le solite cose ma per far capire come l’opposizione, nel nostro sistema, sia finta, un inganno per il popolo. Vedete, la finta opposizione capitanata dal massone ed esperto di spiritismo Prodi ha avuto non 1 ma 2 volte la possibilita’ di varare una legge sul conflitto di interesse. Ci avrebbero liberati dal bunga-bunga per sempre. NON l’hanno fatto e non ne hanno mai dato una spiegazione plausibile. Quindi ribadisco che la nostra è una finta democrazia, che la divisione destra-sinistra è un inganno in cui siamo cascati stupidamente. ne deriva allora che la permanenza di un premier dipenda dalla volonta’ estera e non da quella del popolo.

  • archimede:

    Concordo perfettamente, lo si sapeva dal lontano 1994.

  • SDEI:

    @LUCA,
    è proprio come scrivi tu NOI CITTADINI elettori SIAMO da SEMPRE “vittime” più o meno consapevoli di una grande FARSA “truffaldina” politica architettata dal POTERE GLOBALE; te lo confermo IO che da giovane politicamente “inesperto” ho votato il PARTITO RADICALE per le sue battaglie CIVI-LI/CHE e che si è rivelato poi apertamente anti-sindacale e sopratutto filo-americano/sionista, IO che poi da adulto ho dato per anni la mia fiducia alla cosidetta SX espressione POPOLARE(!?) rivelatasi invece essere SOLO una finta OPPOSIZIONE “virtuale” a servizio anch’ essa dell’ ELITE’ !!!

    HASTA SIEMPRE

  • Oliviero:

    Concordo con Lino e quasi totalmente con Luca, a cui vorrei ricordare, sommessamente, che noi NON abbiamo un “finta” democrazia.
    Perchè, per me, la democrazia NON esiste;
    in nessuna parte del mondo.

  • luca martinelli:

    @ Oliviero. Posso proporti una cosina piccola? se ti indico un sito, andrai a leggere? Siccome mi sembri molto pessimista a proposito di democrazia mi piacerebbe che leggessi parte della legge elettorale di un paese che a mio avviso una parvenza di democrazia ce l’ha. Fammi sapere e col prossimo commento ti diro’, anche se neghero’ di essere stato io.

    • Lino Bottaro:

      Caro Luca ti leggiamo da tanto e ci troviamo in sintonia. Pertanto se vuoi ti diamo gli accessi per postare da Autore.
      Ciao

  • luca martinelli:

    @ Lino. ti ringrazio. per me va bene.

  • paola sorrentino:

    @Luca. Sono curiosa di sapere qual’è il paese che una parvenza di democrazia ce l’ha….cmq, perdonatemi tutti la domanda forse poco competente, ma le trattative per il gasdotto con la Russia non furono intraprese da Prodi? Qual’è la novità Berlusconiana?

  • Guido:

    Prima volta che vi leggo.
    Le vostre sono intuizioni e deduzioni che mi vengono in mente
    e che preferirei fossero solo dubbi, ma ormai sembra sia come
    voi dite. In effetti qualche semplificazione è di troppo.
    Siamo certo un paese con forti vincoli esterni, i nostri
    mi sembrano dei capetti che si scannano fra loro per apparire
    più bravi agli occhi dei manovratori occulti.

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