Ndr – L’articolo che segue è l’ultima parte della trilogia sul mito del Picco del Petrolio (Peak Oil), contrapposto all’origine abiotica di quest’ultimo: una tesi sostenuta dai geologi russi sin dai tempi dell’URSS e che ha trovato effettivo riscontro empirico in diverse occasioni (clicca qui per articoli 1° e 2°). Questo vuole essere un’ulteriore approfondimento, utile a far comprendere che la scarsità esiste solo nelle menti di chi ci crede e l’abbondanza non solo è naturale, ma è realizzabile persino con le risorse energetiche attuali, nonostante i loro difetti. E’ solo una questione di scelta, tra la scarsità (artificiale) e l’abbondanza (reale): tu di quale forma-pensiero vuoi renderti partecipe? P.S. Ringrazio Alessandro Lattanzio, di Aurora, senza le cui ottime ed utili traduzioni queste informazioni non avrebbero potuto essere diffuse! J.C.
07/01/2011 – Fonte: Aurora
F. William Engdahl, 14 Settembre 2007
La buona notizia è che gli scenari di panico per il mondo a corto di petrolio nel breve tempo, sono sbagliate. La cattiva notizia è che il prezzo del petrolio è destinato a continuare a crescere. Il picco del petrolio non è un problema nostro. Lo è la politica. Big Oil vuole mantenere elevati i prezzi del petrolio. Dick Cheney e amici sono tutti troppo disposti ad aiutare.
Nota personale, ho studiato le questioni del petrolio dal primo shock petrolifero degli anni ‘70. Sono stato incuriosito, nel 2003, da qualcosa chiamato teoria del Peak Oil. Sembrava che spiegasse la d’altronde inspiegabile decisione di Washington di rischiare il tutto per tutto in una mossa militare contro l’Iraq.
I sostenitori del Peak Oil, guidati dall’ex geologo della BP, Colin Campbell, e dal banchiere texano Matt Simmons, sostengono che il mondo affronta una nuova crisi, la fine del petrolio a buon mercato, o il picco del petrolio assoluto, forse entro il 2012, forse entro il 2007. Il petrolio era presumibilmente alle sue ultime gocce. Hanno indicato nella impennata dei nostri prezzi della benzina e del petrolio, il calo della produzione del Mare del Nord, in Alaska e in altri campi, come la prova che avevano ragione.
Secondo Campbell, il fatto che nessun nuovo grande giacimento del Mare del Nord sia stato scoperto dalla fine degli anni ‘60, ne era una prova. Secondo quanto da lui riferito, riuscì a convincere di ciò l’Agenzia Internazionale dell’Energia e il governo svedese. Ciò, tuttavia, non prova che abbia ragione .
Fossili Intellettuali?
La scuola del Peak Oil poggia la sua teoria sui convenzionali manuali di geologia occidentali, la maggior parte dei geologi britannici o statunitensi, che dichiarano che il petrolio è un ‘combustibile fossile’, un residuo o detrito biologico dei resti fossili di dinosauri o forse di alghe, e quindi un prodotto dall’offerta finita. L’origine biologica è fondamentale per la teoria del Peak Oil, utilizzata per spiegare perché il petrolio si trova solo in alcune parti del mondo, dove s’è geologicamente intrappolato milioni di anni fa. Ciò significherebbe che, per esempio, i resti di un dinosauro morto vengono compressi e per decine di milioni di anni, fossilizzati e intrappolati in giacimenti sotterranei a, forse, 4-6000 metri sotto la superficie della terra. In rari casi, così gira la teoria, enormi quantità di materiale biologico sarebbero state intrappolate in formazioni rocciose al largo di mari poco profondi, come il Golfo del Messico o il Mare del Nord o il Golfo di Guinea. La geologia dovrebbe solo cercare di capire dove siano queste sacche negli strati della terra, chiamati giacimenti, che si trovano all’interno di alcuni bacini sedimentari.
Una teoria interamente alternativa sulla formazione del petrolio esiste dai primi anni ‘50 in Russia, quasi sconosciuto in Occidente. Essa sostiene che la convenzionale teoria dell’origine biologica statunitense è un assurdo scientifico, e che non è dimostrabile. Essi sottolineano il fatto che i geologi occidentali hanno predetto più volte che il petrolio sarebbe finito nel secolo scorso, solo per scoprire, poi, di più, molto di più.
Non solo questa spiegazione alternativa sulle origini del petrolio e del gas esiste in teoria. L’emergere della Russia e prima dell’URSS, come il più grande produttore mondiale di petrolio e gas naturale, si è basata sull’applicazione della teoria nella pratica. Questo ha conseguenze geopolitiche di grandezza impressionante.
Necessità: la madre dell’invenzione
Negli anni ‘50 l’Unione Sovietica affrontava l’”isolamento” della cortina di ferro da parte dell’Occidente. La guerra fredda era al culmine. La Russia aveva poco petrolio per alimentare la sua economia. Trovare sufficiente petrolio indigeno, era una priorità della sicurezza nazionale di prim’ordine.
Gli scienziati dell’Istituto di Fisica della Terra dell’Accademia Russa delle Scienze e l’Istituto di Scienze Geologiche dell’Accademia Ucraina delle Scienze iniziarono un’indagine fondamentale nei tardi anni ‘40: da dove proviene il petrolio?
Nel 1956, il Prof. Vladimir Porfir’yev annunciò le loro conclusioni: ‘Il petrolio greggio e il gas naturale non hanno alcun legame intrinseco con la materia biologica proveniente dai pressi della superficie della Terra. Sono materiali primordiali che sono stati eruttati da grandi profondità.’ I geologi sovietici avevano capovolto la geologia ortodossa occidentale. Hanno chiamato la loro teoria dell’origine del petrolio teoria ‘a-biotica’ -non-biologica- per distinguerla dalla teoria occidentale delle origini biologiche.
Se avessero ragione, la fornitura di petrolio sulla terra sarebbe limitata solo dalla quantità di costituenti idrocarburici presenti nelle viscere della Terra, al momento della formazione della Terra. La disponibilità del petrolio dipenderebbe unicamente sulla tecnologia per perforare pozzi ultra-profondi e esplorare le regioni interne della terra. Hanno anche realizzato che vecchi campi potevano essere ricuperati per continuare a produrre, chiamandoli così campi che si auto-alimentano. Essi hanno affermato che il petrolio si forma nelle viscere della terra, si forma in condizioni di temperatura molto alta e pressione molto alta, come quella richiesta per formare i diamanti. ‘Il petrolio è un materiale primordiale di origine profonda, che viene trasportato tramite ‘freddi’ processi eruttivi ad alta pressione, nella crosta della terra’, aveva dichiarato Porfir’yev. La sua squadra aveva respinto l’idea che il petrolio sia un residuo biologico di resti fossili di origine animale e vegetale, come una bufala destinata a perpetuare il mito dell’approvvigionamento limitato.
Sfidando la geologia convenzionale
Talee approccio scientifico radicalmente diverso russo e ucraino portò alla scoperta del petrolio, che ha permesso all’URSS di sviluppare le enorme scoperte di petrolio e gas nelle regioni precedentemente giudicate inadatte alla presenza di petrolio, secondo le teorie occidentali dell’esplorazione geologica. La teoria del petrolio è stata utilizzata nei primi anni ‘90, ben dopo la dissoluzione dell’URSS, per trivellare gas e petrolio in una regione creduta, per più di 45 anni, geologicamente sterile, il Bacino Dniepr-Donets della regione tra Russia e Ucraina.
A seguito della loro teoria abiotica o non-fossile delle origini profonde del petrolio, i geofisici del petrolio e i chimici ucraini e russi, iniziarono con una analisi dettagliata della storia tettonica e della struttura geologica del basamento cristallino del bacino del Dniepr-Donets. Dopo una profonda analisi tettonica e strutturale della zona, fecero delle indagini geofisiche e geochimiche.
Un totale di sessantuno pozzi perforati, dei quali trentasette erano commercialmente produttivi, un tasso estremamente impressionante di successi dell’esplorazione di quasi il sessanta per cento. La dimensione del campo scoperto va comparato col North Slope in Alaska. Al contrario, la perforazione a gatto selvatico degli statunitensi, era considerato riuscito con un tasso di successi del dieci per cento. Nove dei dieci pozzi sono in genere dei “buchi secchi”.
Questa esperienza geofisica russa nel ritrovamento di petrolio e gas, è stato avvolto dall’abituale velo sovietico di sicurezza dello stato, durante la Guerra Fredda, e rimase in gran parte sconosciuto ai geofisici occidentali, che hanno continuato ad insegnare le origini fossili e, di conseguenza, i gravi limiti fisici del petrolio. Lentamente cominciò a crescere l’idea, in alcuni strateghi dentro e intorno al Pentagono, ben dopo la guerra all’Iraq del 2003, che i geofisici russi potessero avere qualcosa di profonda importanza strategica.
Se la Russia avesse il know how e la geologia occidentale no, la Russia possederebbe una carta strategica vincente dal dirompente effetto geopolitico. Non sorprende che Washington abbia iniziato a erigere un “muro d’acciaio“, una rete di basi militari e di scudi anti-missili balistici intorno alla Russia, per tagliare le sue pipeline e porti di collegamento con l’Europa occidentale, la Cina e il resto dell’Eurasia. È il peggior incubo di Halford Mackinder – una convergenza cooperativa di interessi reciproci dei principali stati dell’Eurasia, nata per necessità e bisogno del petrolio, per alimentare la crescita economica – sta emergendo. Ironia della sorte, sono stati i palesi arraffi statunitensi delle vaste ricchezze petrolifere dell’Iraq e, potenzialmente, dell’Iran, che ha catalizzato una più stretta cooperazione tra dei tradizionali nemici eurasiatici, Cina e Russia, e una crescente consapevolezza in Europa occidentale, che le loro opzioni sono troppo esigue.
Il Re del Picco
La teoria del Peak Oil è basata su un documento del 1956 di Marion King Hubbert, un geologo del Texas che lavorava per la Shell Oil. Egli ha sostenuto che i pozzi di petrolio seguono una curva di produzione a campana, e una volta che il loro “picco” è raggiunto, segue un declino inevitabile. Ha previsto che la produzione di petrolio negli Stati Uniti avrebbe raggiunto il picco nel 1970. Un uomo modesto, che ha chiamato la curva di produzione che ha inventato, curva di Hubbert, e il picco Hubbert’s Peak. Quando la produzione di petrolio degli Stati Uniti ha cominciato a declinare intorno al 1970, Hubbert guadagnò una certa fama.
L’unico problema era che non aveva raggiunto il picco a causa dell’esaurimento delle risorse nei campi degli Stati Uniti. Esso “ha raggiunto il picco“, perché Shell, Mobil, Texaco e gli altri partner della Saudita Aramco stavano inondando il mercato statunitense con importazioni di greggio a buon mercato del Medio Oriente, tariffe libere, a prezzi così bassi che molti produttori del Texas e della California non potevano competere, e furono costretti a chiudere i pozzi.
Il Successo del Vietnam
Mentre le multinazionali petrolifere statunitensi erano impegnate a controllare i grandi campi facilmente accessibili di Arabia Saudita, Kuwait, Iran e altre aree a basso costo, durante l’abbondante petrolio nel corso degli anni ‘60, i Russi erano impegnati a verificare la loro teoria alternativa. Hanno iniziato la perforazione in una regione apparentemente arida della Siberia. Vi svilupparono undici campi di petrolio e un campo gigante sulla base delle loro stime geologiche ‘a-biotiche’ in profondità. Perforarono il basamento di roccia cristallina e scovarono l’oro nero a una scala paragonabile a quella del North Slope dell’Alaska.
Poi andarono in Vietnam negli anni ‘80 e si offrirono di finanziare i costi di perforazione per mostrare come funzionava la loro nuova teoria geologica. La società russa Petrosov perforò la roccia basaltica del giacimento offshore White Tiger del Vietnam per circa 17.000 metri di profondità ed estrassero 6.000 barili di petrolio al giorno per nutrire l’economia affamata di energia del Vietnam. In URSS, i geologi russi addestrati alla teoria a-biotica, perfezionarono le loro conoscenze e l’URSS emerse come il più grande produttore mondiale di petrolio dalla metà degli anni ‘80. Pochi, in Occidente, ne capirono il perché, o si presero la briga di chiederselo.
Il Dr. JF Kenney è uno dei pochi geofisici occidentali che hanno insegnato e lavorato in Russia, studiando con Vladilen Krayushkin, che ha sviluppato l’enorme bacino del Dnieper-Donets. Kenney mi ha detto, in una recente intervista, che “solo per produrre la quantità di petrolio che ha prodotto fino ad oggi il giacimento di Ghawar (Arabia Saudita) sarebbe stato necessario un cubo di resti di dinosauri fossilizzati, assumendo una efficienza di conversione del 100%, misurante 19 miglia in profondità, larghezza ed altezza“. In breve, una assurdità.
I geologi occidentali non si preoccupano di offrire un seria prova scientifica dell’origine fossile. Esse si limitano ad affermarla come una santa verità. I Russi hanno prodotto volumi di documenti scientifici, la maggior parte in russo. I giornali occidentali dominanti non hanno alcun interesse a pubblicare una tale visione rivoluzionaria. Opportunità di lavoro, intere professioni accademiche sono in gioco, dopo tutto.
Chiusura della porta
L’arresto del russo Mikhail Khodorkovsky della Jukos Oil, nel 2003, è avvenuto poco prima di riuscire a vendere la quota maggioritaria di Jukos alla ExxonMobil, dopo un incontro privato con Dick Cheney. Exxon aveva ottenuto il diritto con cui avrebbe assunto il controllo della più grande risorsa del mondo che i geologi e gli ingegneri esperti nelle tecniche a-biotiche di perforazione profonda, avevano creato.
Dal 2003 la condivisione scientifica russa della loro conoscenza è notevolmente diminuita. Offerte nei primi anni ‘90 per condividere le loro conoscenze con gli Stati Uniti e altri geofisici del petrolio, avevano incontrato un freddo rifiuto secondo i geofisici statunitensi coinvolti.
Perché allora l’alto rischio della guerra per controllare l’Iraq? Per un secolo i giganti petroliferi occidentali, statunitensi e alleati, hanno controllato mondialmente il petrolio attraverso il controllo dell’Arabia Saudita o del Kuwait o della Nigeria. Oggi, mentre molti giacimenti giganti sono in declino, le società vedono i giacimenti petroliferi statali dell’Iraq e dell’Iran come la restante più grande base di petrolio economico e di facile accesso. Con l’enorme domanda di petrolio dalla Cina e dall’India, ora, diventa un imperativo geopolitico per gli Stati Uniti prendere direttamente il controllo militare di quelle riserve in Medio Oriente, il più velocemente possibile. Il vice presidente Dick Cheney, proviene dalla Halliburton Corp., la più grande compagnia di servizi geofisici petroliferi del mondo. L’unico potenziale che minaccia il controllo degli Stati Uniti del petrolio sembra che si trovi solo all’interno della Russia, e dai giganti dell’energia oggi controllati dallo stato russo. Hmmmm.
Secondo Kenney, i geofisici russi utilizzano le teorie del brillante scienziato tedesco Alfred Wegener, da 30 anni prima che i geologi occidentali “scoprissero” Wegener negli anni ‘60. Nel 1915 Wegener pubblicò il suo testo fondamentale, ‘L’origine dei continenti e degli oceani’, che suggeriva che una massa di terra originale o unificata, “Pangea“, più di 200 milioni di anni fa si divise negli attuali continenti, in quello che lui chiamava ’spostamento dei continenti’.
Fino agli anni ‘60, si suppone che scienziati statunitensi come il dottor Frank Press, consigliere scientifico della Casa Bianca, definisse Wegener un “lunatico“. I geologi, alla fine degli anni ‘60, furono costretti a rimangiarsi le loro parole, mentre Wegener offriva la sola interpretazione che gli ha permesso di scoprire le vaste risorse petrolifere del Mare del Nord. Forse in alcuni decenni, i geologi occidentali ripenseranno la loro mitologia delle origini fossili e realizzeranno ciò che ai russi è noto fin dagli anni ‘50. Nel frattempo Mosca ha una grande carta energetica vincente.
Traduzione Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru





























La questione in termini di “credere” o meno è assai mal posta dall’inizio. Le teorie non sono credibili o no, non siamo in chiesa o nella moschea, anche se tanti vorrebbero che il mondo funzionasse a messaggi univoci e a fedeli asini.
L’abbondanza reale c’è, c’è una gestione malefica della risorsa, ma c’è anche il picco (di produzione istantanea mondiale) e c’è una quantità finita di estraibile, che varia al variare di progresso economico e delle tecniche industriali.
Non sia presa come un’offesa la mia, ma la teoria della scarsità artificiosa è un grave abbaglio che fa dispiacere leggere in pagine di “stampa libera”. Se in questo o quel paese non si produce più, non è certo perchè artificiosamente si è spento perchè conveniva aprire i rubinetti da altra parte. Sempre si è estratto il più possibile, con mezzi e tecniche ed a prezzi di mercato del momento, quindi prima o poi finirà la risorsa che ha una velocità NULLA di riproduzione nel sottosuolo rispetto alla velocità elevatissima con cui la si è estratta. E’ tutto molto semplice, se si analizza il problema senza i complottismi, che pure esistono e scalfiscono la possibilità di comprendere dei più.
Particolare non da poco e` che gli idrocarburi sono presenti anche su altri corpi celesti .
Finchè parliamo di prese in giro a sfondi economici siamo tutti d’accordo che la cosa sia riprovevole.
purtroppo però rirovevole è anche continare a credere in questa risorsa ,anche se ce ne dovesse essere in abbondanza.
E’ ormai da tempo giunto il momento di abbandonare questa fonte di energia,considerando poi che le tecnologie per questa conversione ci sono da tempo anche se, per colpa di Lobby o non si sa benequali poteri, ci sono tuttora celate o scoraggiate.
grazie Jacopo
@ medo, ho pubblicato quest’articolo su “stampa libera” come argine alla propaganda della scarsità, che spinge al senso di colpa (un’ottimo strumento per mantenere il controllo sulla società e frenare l’evoluzione individuale). Ammettendo che, come scrivi, la velocità di riproduzione nel sottosuolo sia enormemente inferiore rispetto alla velocità estrattiva, ciò non toglie che l’ottimizzazione delle tecniche di estrazione, la riduzione all’essenziale della produzione di plastica ed imballaggi, l’utilizzo complementare di energia prodotta con il solare termodinamico (senza i vincoli UE) permetterebbero una maggior disponbilità di petrolio, salvaguardando nello stesso tempo l’ambiente. Non è mia intenzione impostare fideisticamente l’argomento, ma ricordare che (consciamente o meno) le nostre convinzioni e le nostre aspettative sul futuro indirizzano il collasso della funzione d’onda verso una realtà collettiva, tra le infinite possibili. Inoltre, a propagandare la teoria del Peak Oil sono gli stessi che finanziano l’IPCC, Al Gore (petroliere) e quel 50% di scienziati che sostiene la teoria del Global Warming e della sua origine antropica. Personalmente questa notizia letta mesi fa mi ha fatto nutrire + di un dubbio:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=31644
Complottismo? Forse, chi vivrà vedrà…
Buona giornata!
@ Paolo, potresti precisare il tuo commento?
Ti ringrazio sin d’ora per la risposta.
@ Cristiano, sono d’accordo sull’abbandono del petrolio a favore della Free Energy, come l’energia dall’Etere di Tesla o l’energia da magneti permanenti. Un’alternativa vera, in sostanza, libera, non centralizzata, ecologica, inesauribile. Le alternative deleterie proposteci finora, invece, come nucleare, eolico, idrogeno sono soltanto complementari e necessitano di petrolio. Il solare garantisce + autonomia, ma i vincoli UE ne ostacolano la produzione, mentre i petrolieri investono sull’eolico.. evidentemente tale alternativa non disturba affatto il loro monopolio. Queste alternative si fondano sulla scarsità.. ma come può esserci scarsità di energia se tutto è energia?
Buona domenica!
Iacopo
mi dispiace dissentire perchè credo che in fondo tu sia in buona fede, ma è necessaria un’analisi basata su aspetti del problema che non hai potuto o voluto valutare. Il vero guaio non è se c’è o no un mare di petrolio da estrarre, se c’è o non c’è un monopolio dell’energia tout court e nemmeno se questo monopolio e in mano a Tizio piuttosto che a Caio : il problema è tutto nel secondo principio della termodinamica e nella conseguente impossibilità per chiunque di trasformare energia a costo energetico vicino all’energia usata. Come dire la marmellata mi piace ma mi fa male, oppure d’altro verso è “colpa” di chi ci guadagna(con lo status quo) se non facciamo passi verso un mondo migliore.
un saluto
Dell’origine a-biotica del petrolio si può avere prova dal fatto che alcuni giacimenti considerati esauriti (in Messico ad es.)dopo una decina di anni hanno ricostituito le riserve con petrolio che esaminato aveva caretteristiche geologiche differenti da quello estratto precedentemente.
In quanto all’Iraq, a prescindere dai piani israeliani per abbattere Saddam ispiratore di un panarabismo laico pericoloso per Zion e i Saud, fu la scelta datata 2000 di esigere Euro al posto di Dollari per il petrolio iraqeno, a firmarne la condanna.
@Jacopo
Complimenti,non c’è altro da aggiungere a quello che hai detto.
@ Jacopo
Mi riferisco al fatto che su altri corpi celesti siano stati scoperti laghi di metano allo stato solido o idrocarburi presenti in comete. Parrebbe che tali elementi non siano esclusivamente prerogativa terrestre e` dunque da ritenere la teoria a-biotica piuttosto credibile
Non capisco il significato di riciclare un articolo del 2007 nel 2011.
Se fosse vero che gli USA non hanno raggiunto il picco, perchè allora non hanno ripreso la produzione durante le crisi mediorientali del 1973 (guerra del kippur) e del 1979 (Iran)?
E’ difficile spiegare che cos’è il picco del petrolio, soprattutto a chi non vuole capire…
Il petrolio non è agli sgoccioli, ma il petrolio facile è finito, ora bisogna fare ricorso a giacimenti più piccoli, più remoti, con petrolio di peggiore qualità, cosa che rende impossibile mantenere costante il flusso di produzione, per non parlare poi della crescita.
I dati sono pubblici: dal 2005 la produzione mondiale non aumenta, ed ora sembra mostrare una timidissima ripresa solo perchè nelle statistiche vengono inclusio i biofuel!
Il picco non è più un problema? Dopo il negazionismo del global warming, iniziano a sguinzagliarsi i negazionisti del picco? Il picco è un problema, credo che l’impennata dei prezzi del 2008 lo abbia dimostrato, e lo sarà sempre di più in futuro.
Se non imbocchiamo una strada di decrescita sostenibile, il futuro non potrà che riservarci dolori.