Vorrei con questo articolo rispondere all’amico Anonimo Veneto padre di famiglia, di qualche giorno fa.
Sono poche argomentazioni, frutto di pensieri rimuginati per anni che hanno trovato spazio degno e sono emersi nella mia mente solo dopo aver portato il televisore in soffitta; ne tratterò schematicamente e in modo semplice alcune di basilari.
Ritengo, partendo apparentemente da lontano, che il problema dei problemi sia la cosidetta globalizzazione.
Il mondo stava benissimo in piedi con dei governi autonomi, sovrani, con una cultura altrettanto sovrana, locale. Questi compartimenti stagni che dovevano proteggere popoli ed etnie e permettevano livelli diversi e appropriati di sviluppo, sono caduti con l’avvento della globalizzazione.
Le famiglie dei potenti della terra a cui si assoggettano i governi indebitati e quindi non più liberi, sono così riuscite a scardinare le nostre società nel profondo. Siamo stati condotti al mercato globale, dove miliardi di schiavi sono privati dei piaceri della vita per sottostare a vincoli e desideri degli sfruttatori, cioè di quanti vogliono e cercano il potere per il potere; cioè il dominio sugli altri esseri umani.
Questi monopolisti dei commerci impongono i prezzi di tutti i prodotti attraverso semplici ed al tempo stesso complesse manovre di speculazione sui mercati finanziari e le borse merci sulle quali costruiscono le loro ricchezze. Le nazioni assistono attonite all’intromissione di questi potentati, ufficialmente anonimi, in tutte le economie del mondo.
Scardinare le economie locali ha significato portare la società allo scontro fra individui di nazionalità diverse.
Con conflitti crescenti prodotti dalla competitività sono nate malattie di ogni tipo, che, come abbiamo potuto conoscere attraverso le leggi biologiche di Hamer, hanno creato popoli di ammalati cronici e quindi governabili con la paura. Le malattie ci hanno privato di libertà, i farmaci ci hanno allungato la durata delle malattie. Le patologie, ribadisco, derivano come ormai appurato, dai conflitti e dalla paura, senza virus, nè batteri, nè funghi, sostanze e organismi questi, che si sono rivelati essere sempre esistiti. Anzi sono elementi utili e simbionti del nostro organismo. E’ stata instillata nel popolo la paura, di perdere il lavoro, di perdere la ricchezza, di perdere la salute, di perdere i privilegi, di perdere le posizioni di vantaggio, di perdere la supremazia economica, di perdere il superfluo contrabbandandolo per essenziale.
Siamo stati indotti a ricercare nel diverso il nostro nemico, mentre era un diverso come noi, privato anche lui di tutto quanto di buono aveva, anzi questo diverso era un miserabile e questo miserabile è diventato il nostro nemico in un titanico scontro di civiltà. In questo scontro vi sono, da una parte utili idioti che promuovono l’integrazione razziale, la dissoluzione delle nostre civiltà, favorendo al tempo stesso la dissoluzione delle socieà da cui provengono questi poveretti, dall’altra impediscono agli immigrati di avere la possibilità di ricongiungersi con i loro cari, i loro connazionali. Sappiamo che non è una scelta il loro migrare, ma una necessità di sopravvivenza. Sarà ugulmente una necessità di sopravvivenza per loro, tornare per far rivivere le loro comunità, realizzando così il sogno di ogni migrante.
E’ il diabolico gioco della globalizzazione quello di distruggere le civiltà attraverso un forte processo di integrazione razziale. La società americana ne è l’esempio più sconfortante. Una forzata integrazione razziale ha portato all’isolamento culturale e sociale dell’individuo non più rappresentato da una coesa e identitaria società antica di appartenenza, ma da una società apparentemente multirazziale in realtà governata da una razza “superiore” la razza detentrice del potere economico e di conseguenza politico.
Può sembrare un discorso generico e logico, in realtà e una considerazione dalla quale non si può prescindere. Oggi ogni popolo che si è fatto permeare dalla globalizzazione, è caduto preda di un potere finanziario globalista che lo ha letteralmente soggiogato ed indotto a comportamenti controproducenti per la sua stessa vita. All’uopo sono stati creati per lui dei nemici inesistenti, come gli islamici e i cattolici. E’ bastato ad esempio ai dominanti organizzare un bell’attentato, in seguito al quale, invocando pieni e più forti poteri, ridurre la basilari libertà dell’idividuo.
“Mogli e buoi dei paesi tuoi” è un proverbio che dovrebbe essere riconsiderato nella grande saggezza che contiene. Infatti, dopo aver analizzato tanti casi, ho scoperto che se in una coppia non vi è un forte legame di appartenenza ad un modello sociale, culturale, comportamentale, ben condiviso, i casi di separazione aumentano enormemente.
La dissoluzione della prima cellula sociale, la famiglia, è dunque l’obiettivo dei dominanti. In quest’ottica si comprende la ostentazione dell’omosessualità e della vita da singoli, promuovendo edonismo, libertarismo sessuale esasperato ed esigenza di appagamento di vizi mascherati da diritti.
Con l’isolamento dell’uomo il Potere può portare alla dissoluzione le fondamenta della società, le comunità e le famiglie. L’uomo isolato al pari degli altri animali sociali diventa estremamente vulnerabile. Vulnerabile significa
facilmente governabile al limite della schiavizzazione.
L’ipocrisia imperante dei politici servi che lottano contro l’autodeterminazione dell’uomo e dei popoli, adducendo motivi di necessaria integrazione, favoriscono la dissoluzione delle società brandendo l’arma o il bastone della globalizzazione, fatto percepire in questo caso come carota.
Non saranno servite a niente a questo punto le ricchezze di conoscenza, storia, civiltà millenaria tramandata da generazioni fra le le popolazioni e la loro mirabile, incredibile evoluzione. La loro storia ad un certo punto sarà cancellata da uomini senza scrupoli. Costoro hanno fatto del dogma del diritto autoconcessosi tautologicamente in un delirio di onnipotenza, l’argomento per giustificare una presunta superiorità razziale. La nazione dominante ha adottato questa logica di superiorità razziale.
Popoli invasori si sono accreditati di essere superiori ad altri, di essere più intelligenti, tecnologici, capaci, colti. Non sapevano i poverini che questa guerra di aggressione ai danni dei diversi, dei poveri, avrebbe comportato per loro il caro prezzo di una malattia terribile che si chiama egoismo e che è alla base di ogni fenomeno di dissesto sociale oggi in atto. E’ una malattia che non risparmia nessuno, nemmeno quanti l’hanno generata, i dominanti.
Alcune di queste famiglie di potenti invocano la loro presunta discendenza dalla razza eletta per giustificare, previa opportuna interpretazione di antichi testi sacri a sostegno ed alibi, la loro aggressività nei confronti degli altri popoli del mondo.
Quanto sopra descritto, questa logica di vita globalizzata, vale non solo per l’uomo ma anche per la natura. La commistione di specie vegetali provenienti da ogni parte del mondo ha prodotto un autentico sconvolgimento planetario producendo disasti ambientali con alterazioni delle biocenosi, la scomparsa di specie animali e vegetali, un autentico dissesto biologico. L’introduzione di specie esotiche anche se appartenenti allo stesso genere, ha portato ad una drammatica riduzione della ricchezza faunistica e floristica nell’intero pianeta. Potrebbe bastare questo esempio per indurci a pensare che siamo in una cattiva strada.
E’ evidente il parallelo con la specie umana.
Sono argomenti appassionanti quanto sconsolanti che meriterebbero molte pagine e che un giorno descriverò. Adesso mi preme dare una risposta al nostro Anonimo lettore ed amico.
Avendo individuata la primaria strategia dei dominanti sfruttatori ed opportunisti ecco che comprendiamo anche quali misure di sicurezza dobbiamo mettere in atto. Prima evidenzio però che da sempre la società si è difesa in gruppi etnici al fine di garantirsi coesione sociale, mutuo sostegno, condivisione di una cultura locale che si evidenzia nella ripetitività di riti; gesti e tradizioni che garantiscono un sereno svolgimento di ogni attività della vita quotidiana.
Oggi lottare contro la globalizzazione imperante è, e deve, essere lo sforzo di ogni uomo che voglia fregiarsi di questo nome. La nostra società si difende solo così dall’estinzione. Rifiutare lo scontro è oggi imperativo. Proteggersi e non invadere lasciando ai cretini la teoria dell’esportazione della sicurezza preventiva e della democrazia.
In Veneto, regione metafora della globalizzazione selvaggia, distrutta dal globalismo terminale avanzato, stiamo assistendo alla distruzione definitiva del tessuto sociale, alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Subiamo la colonizzazione anglosassone e cerchiamo di colonizzare integrandoli gli extracomunitari che resistono come possono fra mille umiliazioni per conservare la loro cultura millenaria.
Presi fra colonizzatori e colonizzati i veneti si dimenticano di esistere come comunità e si perdono dietro i miraggi del dio denaro. In una tale dissestata situazione sociale, carica di tensioni, la natalità dal ’95 ad oggi ha conosciuto un calo del 20%. Oggi su 1000 abitanti nascono solo 4 bambini. Se prendiamo un paese di 2500 abitanti avremo nella prima classe scolastica 10 bambini, di cui circa 5 saranno di nazionalità, lingua, abitudini, cultura, diverse dalla nostra. Immaginate un paesotto con una classe scolastica di 5-6 bimbi parlanti la stessa lingua, tre per sesso. Essi dovranno andare in un paese vicino per formare una classe scolastica e saranno già pronti per sentirsi isolati a casa loro.
Senza nemmeno la quantità minima di individui per trovare un amico, questi bambini soli saranno preda dei mostri globali che entreranno nelle loro case con l’ipod, il videogioco, la TV, internet. Mentre i loro genitori con occhiali fumè ingombranti, suv nere dai finestrini bruniti, con il cellulare all’orecchio, andranno ad affrontare la loro partita globale con competitori lontani di altre civiltà, famiglie e culture; anch’essi spronati a loro volta dalla fame e dal desiderio di rivalsa.
A battaglia vinta il condottiero del suv si accorgerà che avrà perso la possibilità di insegnare a vivere al figlio e da questo ne perderà il rispetto. Preso nella sua ossessiva guerra, avrà vinto la battaglia del lavoro nel libero mercato globale ma sarà rimasto senza truppa. Non vi sarà futuro.
Spiegherà poi al ragazzo che ogni padre lavora per il figlio. Questi non comprenderà il motivo per cui se lui ha bisogno d’affetto il padre gli vuole dare denaro, come spesso avviene. Debole il ragazzo si rivolgerà ad amici diversi, di altre civiltà che non condividono i suoi valori e che come lui soffrono. Non riuscirà a raggiungere una condivisione di valori su cui costruire la sua cellula famigliare, il primo mattone che sostiene una civiltà. Non nasceranno bambini in queste condizioni. Le feste, le tradizioni, il ritrovo, il divertimento collettivo nelle svariate comunità locali hanno sempre costituito il collante, l’aggregante delle società.
Il finto pietismo dei politici che invocano integrazioni per motivi presunti umanistici dovrebbero comprendere che l’unico modo per far del bene agli individui è quello di conservare la loro integrità culturale, sociale, di comunità. La distruzione delle comunità è e resta il delitto più grande di una società che invoca la priorità economica a danno della dignità umana.
Ecco quindi come la globalizzazione sia da ritenersi la prima causa di devastazione sociale. Devastazione che diviene in seguito economica, per poi arrivare all’annientamento culturale dell’individuo; annientamento che si concretizza nella predazione non già dei beni, come potrebbe fare un esercito invasore, ma del tesoro suo più prezioso, quello che lo rende irresistibilmente interessante per uno o una compagna di vita e cioè: la sua sovrana autenticità di persona, il suo orgoglio di appartenenza, la sua autonomia di pensiero, la sua divinità di essere vivente libero e indipendente.
“Belle parole” direte a questo punto “ma in pratica cosa possiamo fare?”
Facciamo tutto quanto può convenire in ordine prioritario: alla nostra persona, famiglia, comunità o paese, regione, nazione.
Dobbiamo ascoltarci bene e fuggire dalle lusinghe del mercato mondiale della globalizzazione.
Conosco un amico ingeniere che ha studiato quasi 20 anni per uno straccio di laurea ma è un disoccupato. La sua specializzazione è richiesta in altre nazioni e lui ha scoperto di non essere disposto a buttare gli affetti, l’amore per la sua ragazza, la bellezza del vivere in un paesino a misura d’uomo, per andare in una di quelle insulse università americane che fanno ricerca su cose che alla fine interessano solo a chi ne sfrutta economicamente i risultati e che ti danno tutto quello che non ti serve a partire da un basilare, buon piatto di cibo quotidiano.
Essere noi stessi, fra persone che si esprimono nello stesso idioma, ci fa percepire il sottile piacere della vita, fatta di cose piccole ma che scaldano il cuore ogni giorno. Ogni momento che senti qualcuno che recupera la sua lingua antica, e si esprime nella bellezza di un dialetto, che ti fa sorridere e che fa riemergere con una parola, una frase, una sfumatura dell’accento, in un attimo, la cultura dei nostri padri e madri, dei nostri avi antichi, e con loro le loro fatiche e sofferenze e le loro gioie autentiche di una vita circondata a loro volta dagli affetti.
Sono questi affetti accumulati in noi, che portano con se il calore e l’amore ricevuto dai nostri porogenitori, a donarci quella serenità di un mesto, sereno e appagante vivere quotidiano, rifuggendo dalla devastante logica della soppraffazione globalizzata. Solo la conoscenza può ambire ad uscire dal locale ma le radici devono rimanere la dove la pianta è nata. Il salmone deve poter tornare la dove la madre lo ha generato.
Amore locale, cibo locale, cultura locale, bellezza locale, sentire locale, solidarietà locale, lavoro locale, ambiente locale, divertimento locale, amici locali, perchè l’anima vuole restare laddove si è alimentata. L’anima non vuole essere migrante.
Lino Bottaro





























Parole semplici e toccanti …
Come semplice sarebbe la soluzione a tutto ciò, se cominciassimo ad imparare ed usare davvero l’ arma più potente in nostro possesso: l’ EMPATIA verso il basso, e il CORAGGIO verso l’ alto.
“Chi si fa pecora, il lupo se la mangia”, dice il proverbio … se poi è la pecora stessa ad attaccare le altre pecore, risparmia al lupo anche lo sforzo di inseguirle.
Si può cominciare anche solo cercando di rendere un po’ più difficili le cose per il lupo.
Tutto vero, carissimo Lino. Ma come combattere quella falsa cultura che si insinua come un serpe venefico strisciando tra noi attraverso gli onnipresenti media del sistema? Come lottare contro la manipolazione della pervadente pubblicità? Come si può avversare il lavaggio e nel profondo di ogni animo che giornalmente si attua tramite la scatola magica maledetta, la TV che ci rimbecillisce e ci alletta con false promesse che hanno il colore nero e luccicante degli inutili SUV dai vetri oscurati? Come contrastare il modello umano globalizzante e avulso da quella che era la nostra sana cultura di paese, anch’egli nerovestito e dagli occhiali neri griffati, che ci viene imposto nel nome della modernità, di una eleganza anodina e massificata, di una falsa universalità che è solo anomia?
Siamo stati noi stessi ad avvelenarci acquistandola e accendendola e non ci siamo mai accorti che così facendo abbiamo aperto un varco nelle nostre difese, che lentamente, inesorabilmente, il messaggio che essa trasmetteva stava distruggendo in noi modelli vecchi di millenni, valori eterni tramandati da generazioni, solide tradizioni, le stesse basi del nostro essere e credere e vivere. E questo per più di mezzo secolo… Ora è troppo tardi e il danno è stato fatto ed è irreparabile… La verità è che fa più danni una soap opera della bomba atomica che sganciarono su Hiroshima! Mi dirai che basta spegnerla. Si, io che sono vecchio l’ho fatto molti anni fa. Ma come si fa a non averla in casa quando figli, nipoti, i bambini implorando te la chiedono perché i loro compagni ed amici se ne abbeverano giornalmente per ore? Quando TUTTI ce l’hanno? E a che serve rifugiarsi nelle valli più isolate, tra i monti, nelle isole più sperdute, lontano dalla follia delle città, se è poi presente una TV? In realtà il Grande Fratello di orwelliana memoria ci ha avvinghiato e ci possiede tutti e tu, io e una manciata d’altri siamo solo dei folli, dei cani che ululano alla luna…
Concordo pienamente con la tua analisi. In famiglia, come primo passo, abbiamo deciso di non collegarci al digitale per cui ora siamo senza TV (usiamo solo il dvd).
Vedo E MI ACCORGO che al signor Lino non riesce proprio di porsi in una maniera che non sia sempre ed esasperamentamente OMOFOBA nelle sue -pur lucide- analisi e argomentazioni.
Le famiglie sono in crisi per un 2% di popolazione omosessuale mondiale che è sempre esistita dalla notte dei tempi signor Bottaro?? Ma lei ha letto ‘gli scritti Corsari’ di P.P.Pasolini?..nei quali il poeta friulano parlava della globalizzazione dei sensi e del ‘sesso’, dell’edonismo sfrenato..in una maniera micidiale, cinica (MA MAI OMOFOBA) da far rabbrividire?
Lino Bottaro quando parla di omosessualità (a differenza di altri argomenti che tratta con delizia e sapienza..) non si esprime meglio di un Bonifacio VIII o un Neo-Con alla Sarah Palin.
Sono dispiaciuto caro Antonio che venga percepita dell’omofobia nella mia considerazione circa la promozione di tutto quanto ostacola la famiglia e la procreazione. Ho parlato di ostentazione non già di negazione o mancata accettazione. Questa ostentazione pubblica ha niente a che fare con la comprensione del fenomeno dell’omosessualità. Ho già chiarito che intende essere una valutazione sull’operato dei burattinai della nostra società e non assolutamente sulla figura dell’omosessuale che rispetto in maniera assoluta senza se ne ma.
A presto
mi sento di difendere il sign. Lino in quanto essere omosessuali non presenta un problema in senso stretto, ma la presentazione dell’omosessualità come valore sociale è un ATTO CRIMINALE realmente finalizzato alla distruzione della cellula familiare, come ha giustamente fatto notare senza usare toni omofobi di alcun tipo: in questo caso chi si sente aggredito è in mala fede. mi dispiace apprendere che qualcuno ancora non abbia capito l’ormai poco sottile giochino che certe persone stanno portando avanti. con buona pace per gli omosessuali.
secondo passo: uscire di casa il più possibile.
Noi italiani abbiamo una smisurata fortuna da cui è ancora possibile attingere: la Nostra Storia per lo più ancora intatta mattone su mattone li di fronte a noi.
Perdersi a piedi nei propri centri storici, musei comunali, borghi, zone agricole, aree protette il tutto a costo zero e il più delle volte colmi di persone che dopo decenni passati a custodire questi immensi tesori in completa solitudine sapranno come farvi collegare nell’ esatto ordine tutti i puntini che vi servono per sapere veramente chi voi siate, da dove venite e cosa vi serve per proseguire.
La bella stagione è in arrivo, smettiamola con i soliti insulsi week-end al mare o le inutili domeniche in piscina, la città è nostra ed è li che risiede il sapere che tanto si adoperano a tenerci nascosto (dalla prima elementare in poi) è li che stà scritta la Nostra Storia.
Semplici ed allo stesso tempo ottime osservazioni le tue caro Lino, una società che perde l’identità è come per il mero singolo avere un nome senza più un cognome, ci siamo ma allo stesso tempo non siamo nessuno, se poi ci togliamo anche di torno chi ci conosce siamo dei perfetti sconosciuti senza più identità, la musica senza note fa solo rumore e così l’uomo che gioca con la sua esistenza è più facile che perda anche quel poco che ha, piuttosto che avere un qual’cosa in più domani.
Stessa cosa avviene per la sessualità, oggi, il tanto sbandierato ottenimento della libertà sessuale che vorrebbe permettere a l’omosessuale di essere uguale all’etero, non è altro che un incudine che forza la società a far apparire normale una depravazione, per far fare poi il porco comodo a smidollati miliardari, che dopo aver ottenuto nella vita quello che hanno negato ad altri, premono perché la società accetti la loro depravazione con la scusante che loro da libertini l’approvano, coscienti che se questo non accadesse, il loro riempire i momenti di noia, li porterebbe diritti in carcere e loro con tutti i soldi in “sovrappiù” non possono permetterselo e ci obbligano ad applaudire note stonate, mentre l’unica nota stonata per un mondo dato a tutti, gli unici stonati sono loro che vogliono tutto per se, negandolo agli altri.
E pensare che il FAKE DISINFO Estulin dice che bisogna colonizzare Marte:
http://informarexresistere.fr/daniel-estulin-il-discorso-a-praga.html
Estulin è un altro FAKE, così come lo è David Icke.
Che ci vada lui su marte con un razzo di sola andata insieme ai banchieri che lo finanziano
@icecube: un omosessuale comune sarebbe un depravato secondo lei?
Io sarei ‘depravato’ perchè sono una persona omosessuale?
BABBO NATALE e COCA COLA.
Un esempio semplice-semplice di come ci si possa impadronire dell’ immaginario collettivo e farlo diventare una REALTA’ utilizzabile a scopi commerciali e di dominio, è quello dell’ abbinamento “storico” della figura di Babbo Natale alla Coca Cola.
CREDETE IN BABBO NATALE ? Tutti saranno pronti a giurare di no, eppure ci crediamo tutti almeno quel tanto che basta per “renderlo vivo” un mese all’ anno circa … purtroppo questa energia positiva viene dirottata negativamente dal potere, che la rivolge verso i propri scopi.
IL VEICOLO attraverso cui riesce a fare questo è la banalissima pubblicità, la propaganda insomma … ( una pubblicità ETICA dovrebbe infatti limitarsi a suggerire un prodotto commerciale: CAROSELLO, per intenderci, era un esempio di pubblicità etica )
… l’ accostamento dell’ ARCHETIPO di Babbo Natale alla Coca Cola fa invece qualcosa di MOLTO PIU’ DISTRUTTIVO, perchè propaganda un’ idea, un sentimento di positività riconvogliandolo su una stupidissima bottiglietta di acqua zuccherata.
COSA RAPPRESENTA INFATTI l’ ICONA DI BABBO NATALE NEL NOSTRO IMMAGINARIO ?
Il Nonno, lo zio, insomma la parte “perfetta e bonaria” della figura paterna … e poi la festa, la famiglia, la gioia di stare insieme, il dono, la gioia del donare, l’ amore, lo scambio spontaneo, il calore del camino contrapposto al gelo dell’ inverno, e via dicendo, le associazioni sono molteplici, ma sempre rivestite di una forte carica emozionale “buona”.
E’ ESATTAMENTE QUESTA CARICA, questa emozionalità positiva che la bottiglietta di Coca Cola ( di per sè asettica ed impersonale ) LETTERALMENTE RUBA alla figura di Babbo Natale, nel momento stesso in cui io vado a raffigurarle insieme.
Qualcuno disse che la “pubblicità” è l’ arte di rendere persone gli oggetti, e oggetti le persone: mai affermazione fu più veritiera, infatti tutto il calore, la positività, la bontà di Babbo Natale SI TRASFERISCONO sulla bibita che si caricherà di quella stessa emozionalità, favorendone enormemente la sua incondizionata accettazione a noi, che non opporremo più nessuna difesa, nè conscia nè tantomeno inconscia.
E’ un piccolo esempio, ma che serve magistralmente a capire in che modo vi fregano, anche su cose di ben altra portata: la globalizzazione, l’ odio razziale, le guerre vi vengono vendute esattamente allo stesso modo.
( Mondart ).
Onestamente anche io ho un po’ di fastidio verso l’ostentazione.
Ma tutta, da ogni direzione provenga.
Mi infastidisce quella femminile, quella delle oche ridancine dal sorrisino ebete, l’occhio cerbiattoso e dall’andatura da geisha su tacchi di 13cm. Talmente artefatte da non riuscire a far nulla per seri impedimenti fisici dovuti ad idiote autotrasformazioni.
Vedere ragazze di 20 anni avere problemi a mangiare un semplice gelato da una coppettina con un cucchiaino per via delle unghie posticce, le labbra giganti di cui non hanno percezione o altro, fa proprio pensare.
Mi infastidisce l’ostentazione del carattere maschile. L’uomo pronto a sfondare i muri col “pacco” (ma sempre meno pronto e capace ad ussarlo quando servirebbe)…sempre d’impaccio tanto da essere spesso costretto a sistemarselo o controllare che ci sia.
Dall’andamento “spalloso”. Dal tono saccente. Dalle veloci capacità radiografiche sulle vite altrui. Dalle balle riguardo alle proprie prestazioni, di qualunque settore siano (quasi sempre sesso, lavoro, soldi e sport). Dal mito del suv o della bmw (temporanei bruciatori di petrolio peraltro comprati senza essere costretti)…surrogati di peni sempre più ostentati e sempre meno usati per vere e travolgenti passioni.
Mi infastidisce l’ostentazione del carattere omosessuale. Frocette sempre pronte a diventare macchiette di se stesse, ma al contempo pronte a sbranarti se non usi il più stupido dei termini che li riguardi: gay. I movimenti esasperati ed innaturali compiuti solo per mettersi al centro dell’attenzione, per sentirsi “cool” (appunto!).
Però e anche vero che non credo in 2 soli generi sessuali. Credo nei generi della mente. In sfumature che vanno dal maschile al femminile come in uno spettro continuo.
Io maschio etero sento ed accetto quella parte di sentire femminile, spero essa mi consenta di capire il più possibile i bellissimi profumi del carattere della mia dolce e femminile fidanzata, bella così com’è senza il bisogno di apparecchiarsi il viso ed il corpo…lei con la sua predominanza non esclusiva di genere.
Questo siano…e questa è la nostra natura.
Per i creazionisti credenti questo si spiega col fatto che eva sia una costola dell’uomo. Adamo doveva avere del femminile perchè si potesse realizzare, come Eva essendo della stessa materia di Adamo…
Per gli evoluzionisti classici questo si spiega con la necessità della sopravvivenza. Per non sentirsi diversi al 100% e sterminarsi nel giro di una generazione, in tutte le specie i due generi devono potersi comprendere sia con l’istento che col inconscio/conscio.
Per le altre teorie (alieni, malanghiani ecc) penso che il discorso sia un misto dei 2 precedenti.
Tutto questo, quindi, non ha bisogno di stupide sopravvalutate fastiose inutili e controproducenti ostentazioni.
Quello sono la depravazione. L’ostentazione del proprio genere, qualunque esso sia, in qualunque poszione dello spettro si collochi. La propria sfera sessuale andrebbe protetta e vissuta intimamente…per permettere che le parti più profonde e delicate delle 2 persone possano trovare il più bell’ambiente per il loro incontro ed unione. Un luogo caldo e sicuro.
Per il resto dei temi dell’aricolo non ho tempo, ma su alcuni ci sarebbe molto da discutere…
Leggendo l’articolo e i commenti allo stesso e ricordando l’appello anonimo, mi sono fatto questa domanda, che giro a tutti voi,:
Data l’enorme confusione su ogni argomento e gli infiniti punti di vista, fermarsi tutti per chiarirci le idee, confrontandole tutte, mi sembra l’unica idea sensata. Se non c’è co-scienza delle cose come possiamo andare avanti?
Ciao a tutti.
Ho avuto modo di riflettere un po’ su alcune delle mie letture e, negli ultimi due giorni, ho messo giù qualcosa di mio che penso possa esserci utile.
“Econofia”.
Scritto da Antonio.
Premessa.
In un mondo che “vibra”, trasmettendo segnali fra i più svariati e indecifrabili che il genere umano abbia mai conosciuto, si percepisce, in modo netto, un disperato “bisogno di risposte”.
Le domande sono molteplici, almeno quanto le conoscenze utili al fine di “trovare “soddisfazione”.
La mia idea personale è quella di mettere in contatto diverse percezioni e diversi mondi, così da tentare di aiutare tutti a capire meglio ciò che sta accadendo.
Quando nel mondo economico ci sarà il “Crack Up Boom” (CUB) sarà dura, durissima.
Il “dopo” presenta un’infinità di scenari, che spaziano da un “tenero” rimboccarsi le maniche ad un tragico “uccidere per un tozzo di pane”.
Nel mezzo, secondo me, c’è l’indispensabile necessità che ognuno di noi si dia da fare per acquisire/testare, sin d’ora, conoscenze primarie, arti e mestieri.
Aggiungo che senza una discreta infarinatura in questo senso si potrà fare troppo poco, per non “subire in modo importante”.
Scelte associative (preventive) potrebbero essere d’aiuto in questo senso.
E’ possibile ritrovare questo concetto, capovolto, nel libro “Cosa è il denaro”, di Gary North, in particolare nel passaggio in cui afferma che: “nella società moderna dipendiamo strettamente dalla specializzazione anche per nutrirci” (pag.97).
Nel mondo “post CUB”, dopo un disastro socio – economico, le specializzazioni verranno “resettate”, da qui il bisogno di avere “nelle mani e nella testa” qualcosa in più, magari da trasformare in cibo.
Data la mia idea di un approccio multidisciplinare verso qualunque situazione possa riguardarmi/ci, ho pensato di collegare alcune riflessioni umanistico – filosofiche con altre di carattere socio – economico.
Siamo immersi in un mondo “polarizzato” ad arte, come ho detto altre volte, dove è vero tutto e il contrario di tutto.
E allora perché non provare a “miscelare” tanto del buono che ci circonda?
Potrebbe essere un’occasione per “suonare la sveglia”, o no?
E’ interessante unire i concetti a sfondo socio – filosofico con quelli economico – sociali citati dall’economista e docente universitario Prof. Huerta De Soto.
In particolare si tratta della 15^ lezione del suo Corso di Economia: “Fondamenti della libertà: la legge e i decreti”.
L’argomento trattato attiene alla definizione ed esame delle differenze fra i due riferimenti normativi, con particolare attenzione alla loro incidenza nell’economia, ovviamente.
Fonte: http://www.usemlab.com
Nel sistema basato sulla Legge l’intervento dei gruppi di interesse è limitato e impedito.
Non si possono imporre privilegi tramite lo stato.
Il sistema è libero dall’influenza perversa dei gruppi di interesse.
E’ quindi l’unico sistema (nel senso più ampio del termine n.d.r.) che alimenta e stimola il bene comune, dove il bene comune si definisce come l’ordine spontaneo del mercato in un quadro di Legge in senso materiale.
Nel secondo caso (con i decreti n.d.r.) si prostituisce il concetto di bene comune.
Questo diventa il bene di quelli che (co)mandano, che influenzano, dei gruppi di pressione che preponderano in ciascun momento.
Quando il bene comune va imposto tramite i mandati siamo perduti.
Ognuno ha una idea distinta del bene comune, e cerca di imporlo trasformando in tal modo la cooperazione sociale in conflitto e lotta.
(Infatti ogni volta che vi è la c.d. “alternanza politica” si assiste allo sconvolgimento delle disposizioni normative emanate, in precedenza, da coloro che “escono di scena”, n.d.r.).
Il bene comune diventa quello che riescono a imporre i gruppi di pressione che legano con il potere politico.
E’ solo attraverso quest’ultimo, infatti, che diventa possibile imporre i fini prestabiliti con la forza.
(Eccolo, nella sua incredibile perfezione, il collegamento mortale fra decreto, dittatura o “democratura” e globalizzazione; riuscite a immaginare adesso l’elite globale che governa emettendo decreti/dictat globali? Orwell docet, n.d.r.)
Punto finale e ricapitolazione.
La Legge genera quell’ordine spontaneo e astratto che ha reso possibile lo sviluppo della civilizzazione benchè spesso questo processo sia avvenuto a fasi alterne, con un colpo al cerchio e uno alla botte, tra l’egoismo e l’avidità dei gruppi privilegiati che in fasi particolari dell’evoluzione sono riusciti a produrre enormi danni alla stessa.
Aiutare concretamente il prossimo fa bene al beneficiario dell’azione altruistica, ma il processo migliore per aiutare il prossimo è quello che lo aiuta in maniera indiretta, e questo sistema è quello che viene chiamato la società aperta, l’ordine spontaneo, l’aiuto non deliberato attraverso il mercato, l’uguaglianza davanti alla Legge, la lealtà di fronte alla Legge.
Tutto questo genera un ordine universale pacifico.
Il sistema per decreti dà luogo invece alla società chiusa. (Dove a comandare sono solo i più forti, n.d.r.).
Resuscita l’atavismo, gli impulsi emozionali della società tribale. (Anche a livello globale, ovviamente, n.d.r.)
Nella tribù ci si basa su parametri distinti di ordine gerarchico, c’è il capo o lo stregone che decidono per tutti (i capi e gli stregoni, n.d.r.).
L’atavismo dell’epoca tribale vuole trasferire gli stessi concetti alla società moderna in cui vengono prestati aiuti specifici e concreti all’interno della stessa tribù. (In questo caso la tribù degli eletti, o dell’elite, n.d.r.).
La lealtà è sempre verso la stessa tribù, ed essa genera fenomeni di patriottismo e nazionalismo che possono essere pericolosi.
(Questo concetto trova una sua differenziazione sostanziale, quando volgiamo lo sguardo al mondo globalizzato. Infatti, in realtà, patriottismo e nazionalismo sono attaccati e sottomessi. Sono in avanzata fase di neutralizzazione da parte dell’elite che li “soffoca” con le regole globali che tendono a uniformare e “macinare tutto assieme”, n.d.r.).
Digressione di Hayek: l’essere umano ha cominciato a entrare in contatto con la società aperta solo di recente, negli ultimi 100 anni, grazie alla rivoluzione industriale.
La storia è sempre stata storia di lotta, violenza, di ordine gerarchici.
Il fatto di essere parte di un ordine astratto ci permette di cooperare con tutti quanti e di farlo in un mondo globalizzato. (Purchè ci si trovi nell’ordine astratto della legge e non dei decreti, ovviamente, n.d.r.).
La famiglia è un intorno gerarchico, con conoscenza di prima mano, dove c’è re-distribuzione e aiuto diretto.
Si tratta di un gruppo primario che mantiene la continuità con la società tribale e gli istinti atavici.
(Interessante qui richiamare il concetto espresso più su da Lino Bottaro: “Facciamo tutto quanto può convenire in ordine prioritario: alla nostra persona, famiglia, comunità o paese, regione, nazione” n.d.r.).
Ci sono poi fenomeni e situazioni come lo sport, le partite di calcio, che rappresentano importanti valvole di sfogo.
Poi però quando si esce dal nucleo di base, dai fenomeni in cui si sfogano gli istinti atavici, gli individui tendono verso quella cooperazione sociale tipica della società aperta.
Fonte: http://www.usemlab.com
– Conclusioni.
L’ultima frase sottende, ancora una volta, al formidabile, pregiato, consiglio di Lino Bottaro, cioè intraprendere la seguente strada:_ persona, famiglia, comunità o paese, regione, nazione… e ci fermiamo qui!
Non bisogna dimenticare, inoltre, una sana rispolverata al diritto alla proprietà privata e alla sua tutela.
Tutto questo, unito ad una valida scuola del pensiero economico, “capace di integrare coerentemente la teoria monetaria con la teoria economica generale” (Gary North).
La Scuola Austriaca di economia?
Grazie per la vostra attenzione.
Antonio.
Grazie Antonio per l’approfondimento
Come Studentessa di Scienza Naturali mi ha colpito molto il paragone fra l’introduzione di culture allocntone (immigrazione) e l’introduzione di specie vegetali e animal alloctone in un ecosistema; So per certo che introdurre un qualsiasi vegetale o animale alloctono in un ecosistema (inserire un animale o un vegetale proveniente da un diverso ecosistema, ad es un gruppo di conigli in Australia) vuol dire, nella maggioranza dei casi (a meno di non inserire animali o piante incompatibili x l’ecosistema in cui sono immessi, che quindi muoiono senza riprodursi x vari motivi; notate che la maggior parte degli inserimenti sono accidentali) provocare squilibri devastanti nell’ecosistema ospite, in cui la flora e la fauna di tale ecosistema rischiano di esse in parte (o anche in gran parte) distrutte x sempre x via della competizione con l’organismo estraneo immesso (che generalmente non avrà + i fattori biologici di contenimento che aveva in patria, e qualora si importino alcuni di quei fattori spesso essi sfuggono al controllo aumentando il danno, come le volpi portare x far diminuire i conigli che stavano distruggendo l’ecosistema Australiano rubando cibo ai canguri: le volpi trovarono che cacciare piccoli canguri era + facile che cacciare conigli e peggiorarono la situazione..e di questo fenomeno esistono decine di esempi nel mondo).
Visto che le leggi di natura sono almeno IN PARTE simili anche x le popolazioni e gli organismi umani, appare chiaro che propagandare FRAUDOLENTAMENTE l’immigrazione (a chi decide di immigrare in europa viene fatto credere che trovare lavori buoni è facilissimo mentre una volta arrivati e indebitati finiranno x abitare in 8 in 25 mq e fare lavori in nero con paghe da schiavi: conoscevo 2 ragazzi sudafricani laureati a pini voti in economia nel loro paese che arrivati qui pensando di spendere la laurea x non finire a fare la fame e x dare soldi alle famiglie finirono x fare gli spacciatori e x vivere i 12 in 40 mq con letti a turno e non avevano il coraggio di raccontare il fallimento ai genitori che si erano indebitati pesantemente x fargli fare il viaggio) lo fa ai livelli + bassi x lucrare su sta povera gente, ma ai livelli alti x distruggere sia la società e le famiglie dei popoli che emigrano (che non lo fanno x scelta, ma sia x disperazione poichè le multinazionali occidentali depredano le loro ricche terre non lasciandogli nulla, sia perchè ingannati da chi li vuole far migrare x destabilizzare l’Europa) sia x distruggere l’economia e la classe media dei paesi in cui avviene l’immigrazione., come l’Europa, dove la concorrenza fra i morti di fame immigrati che si svendono come schiavi e gli italiani/europei che vorrebbero mantenere quel poco di diritti sul lavoro (guadagnati spesso con il sangue in decenni di lotte) fa in modo di creare una concorrenza sleale che erode i diritti di lavoro degli europei e distrugge quindi la classe media, ma distrugge pure la società di chi immigra trasformandolo in schiavo e staccandolo x anni dalla sua famiglia.
Vorrei argomentare un attimo sulla globalizzazione…
In questo articolo viene descritta come la cosa peggiore che possa succedere, ognuno deve rimanere attaccato alla sua terra, alle sue tradizioni…
Certo, condivisibile, ma come tutte le cose positive o negative anche la globalizzazione ha le sue due faccie, ha il suo bianco e nero, fà parte della dualità intrinseca in tutte le cose….
Globalizzazione è nero, è male
quando c’è un punto di controllo generale che impone un pensiero e tutti lo devono condividere,
quando una scatola nera ha il potere di influenzare i pensieri, i discorsi , le azioni della popolazione,
quando si costruisce intorno alla popolazione, intorno ad ogni individuo un schema di potere piramidale dove il vertice decide il brutto e il cattivo tempo a discapito di tutti coloro che se ne stanno al di sotto,
quando si divide la popolazione fino a isolare ogni individuo, fino a rendere ogni individuo chiuso in se stesso, accomunato agli altri solo dal comune padrone,
quando globalizzazzione significa dividere tutti, annullare tutti per poi riprogrammarli secondo un unico progetto di potere teso a rendere tutto l’umanità schiava…
Ma globalizzazione può essere bene
quando smettiamo di considerare il diverso, colui che non conosciamo, colui che non fa parte del nostro gruppo per forza inferiore,
quando iniziamo a condividere i nostri successi con chi ci circonda
quando sotteriamo i pregiudizi e iniziamo ad amare ogni persona del mondo per quello che è: non un arabo o un americano , non un cattolico o un induista, non un bianco o un nero ma un uomo, esattammente uguale a noi, con le sue paure, le sue gioie e i suoi dolori
quando iniziamo ad unirci nella diversità, non per imporre la nostra cultura o per sottometterci ad un altra ma per scoprire che nella diversità siamo uguali, per scoprire che la percezione della diversità che tante guerre ha scatenato in passato è sempre e solo stato un modo per controllarci meglio attraverso il dividi et impera
Quando scopriamo che globalizzazione può essere la cura al dividi et impera, non certo la globalizzazione che vediamo oggi intorno a noi che è basata sul dividi et impera, ma una globalizzazione sana dove non esiste un punto di controllo centrale e la mente delle persone è libera dai pregiudizi del diverso inseriti nei millenni nella nostra psiche più profonda.
Globalizzazione può essere bianco e può essere nero, fissarci solo sul nero ci limita e ci occlude la possiblità del bianco, al momento è molto evidente il lato nero della globalizzazione come descrive l’articolo, ma la soluzione non credo stia nell’eliminare il fenomeno della globalizzazione cadendo così comunque in una forma di divisione nei confronti delle comunità intorno alla nostra (divisione sempre e comunque utile al potere), ma trasformare il lato nero nel lato bianco, iniziare a lavorare per alimentare questo lato della globalizzazione!
In qualche modo si parla di questo anche nella bibbia nel libro della genesi quando si parla della torre di babele si dice che l’umanità era unita, e in quelle condizioni avrebbe potuto raggiungere qualsiasi obbiettivo (globalizzazione bianca), ma questo dico io rendeva l’umanità troppo pericolosa, troppo ingestibile, per questo dice la bibbia il signore dio decise di scendere in mezzo a loro e confondere loro le lingue (dividi et impera) in modo che risultassero divisi e non fossero quindi più pericolosi…
Concludendo
Globalizzazione nera = New world order, umanità schiava, divisa e impotente
Globalizzazione bianca = Umanità unita con uno scopo comune e un potere inarrestabile!
Stesso procedimento, due traguardi diversi, stà a noi scegliere!
Caro Amos, condivido le sue osservazioni. Ribadisco che vi deve essere una autonomia locale ed una libertà di rapporto alla pari con altre civiltà. Civiltà che sono ovviamente un contributo a quella enorme ricchezza che è la diversità. Purtroppo la globalizzazione si traduce in pensiero unico, che si traduce a sua volta in tirannia.
Grazie per le sue osservazioni.
concordo pienamente con amos, é la nostra attitudine agli eventi che ci dá la strada per affrontare la vita,le diversitá,le debolezze…..,dobbiamo accettarli nella loro totalità tutti insieme come uomini……
sono capitato per puro caso mel vostro sito e nell argomento globalizazione. condivido in pieno le analisi del sig bottaro. la globalizazione non e la sintesi delle culture dei popoli .ma la totale distruzione di esse. e solo invasione di culture che mai si intergreranno ,di persone che mai abbandoneranno le loro tradizioni ,e continueranno a vivere in ghetti nelle nostre citta , e usano la parola di intergazione solo per avere stipendi e benefici ecc ecc.. vedi come investono i loro soldi li spediscono nelle loro nazioni di origine per assicurare a se stessi un futuro. si ma casa loro . stiamo diventando una nazione di sfruttati da tutti e da tutto. no ne forse ora di finirla veramente ? rimandando al mittente la globalizaione ! iniziamo ad uscire dall europa e ad insegnare ad altri che siamo stufi di passare sempre per i soliti teppisti ,quando non lo siamo affatto. smettiamola di farci sempre e solo intimorire dai tedesci e francesi. mandiamoli al diavolo tiriamoci su le maniche in nome della nostra storia e diventiamo i migliori di sempre..